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Gianluca Cimminiello, un albero che simboleggia la Memoria di questi 10 anni

Scritto da Ciro Iacone

Secondigliano ha omaggiato Gianluca Cimminiello, 31enne vittima innocente della camorra, nella decima ricorrenza del suo assassinio. L'evento si è svolto presso l'Istituto comprensivo "Sauro-Errico-Pascoli" dove, oltre ai consueti interventi, è stato valorizzato il tronco di un albero tagliato nel cortile della scuola. L'opera, realizzata dall'artista Maria Cammarota, ripercorre la memoria di Gianluca la cui vita, spezzata dalla mano criminale, continua nelle sue radici e, con esse, a camminare con i suoi familiari, i suoi affetti, le persone che rappresentano la parte sana della nostra società. 

Oggi, odio e rabbia in Susy non esistono più. "Tutto questo grazie anche a voi presenti che mi siete stati vicino e grazie a persone come Don Luigi Ciotti che mi ha insegnato e indicato la strada giusta" dichiara la donna.
"Ho imparato che la Memoria è importante perché i giovani hanno bisogno di racconto, di chiarezza, di storia documentata. I nostri ragazzi hanno bisogno di sapere da che parte stare per vincere e dove invece si perde sempre, prima o poi.
Ho imparato che un percorso di memoria non è giusto e non serve se non si include nel progetto anche il colpevole.
Le radici siamo noi, i suoi familiari, i suoi amici e attraverso noi Gianluca continua a vivere".

"Essere qui oggi è importante perché non si deve dimenticare la morte innocente di un ragazzo della nostra terra pieno di vita, di passioni che voleva una vita normale - ha dichiarato il sindaco di Napoli Luigi de Magistris - ma siamo qui per stare vicino a Susy che in questi anni si è tanto impegnata per la giustizia e la verità".

2 febbraio 2010, il ricordo di Susy Cimminiello

"Quel giorno ero a casa che facevo li ultimi preparativi del mio matrimonio previsto per l'11 febbraio. Avevo un dolore alla spalla insopportabile così chiamai mia madre per un aiuto. Mi fece recapitare delle medicine che non conoscevo quindi la richiamai per consigli sull'uso. Lei era vaga e agitata e, quando le chiesi cosa avesse, mi disse di far andare mio marito dai carabinieri perché la fidanzata di Gianluca era in caserma". Poco dopo sopraggiunge anche la telefonata della sorella che mette al corrente Susy della notizia, vista dal nipote, di un morto fuori al centro di tatuaggi. "Presa dal panico, decisi di andare fuori all'attività di Gianluca. Il primo pensiero fu per il litigio del giorno prima". Ovvero, degli emissari del clan locale, si diressero da Gianluca per atti intimidatori ma, essendo il ragazzo esperto di arti marziali, furono prevalsi. "Nella folla non capivo nulla! Tra i tanti, incontrai gli amici di mio fratello ma, quando gli chiedevo dove fosse mio fratello, come risposta ottenevo solo pianti. infine la consapevolezza:- ma è Gianluca l'uomo a terra?- uno di loro affermò il mio timore, per me fu' il gelo".

Fin dal primo momento Susy e la famiglia, così come la fidanzata di Gianluca, hanno collaborato con le forze dell'ordine. "Raccontammo tutto quello che era successo nei giorni precedenti, non ci saremmo mai aspettati potessero arrivare a tanto. Avevamo paura è vero, ma per amore ho imparato a gestire la paura e a non farmi frenare. Mio fratello era un bravo ragazzo ucciso dalla camorra e io ero disposta a morire per lui affinché ottenesse giustizia".

La trasformazione del dolore

Si sente fortunata Susy ad aver conosciuto le realtà associative come Libera contro le mafie e altri familiari di vittime innocenti. Nel tempo l'han portata in scuole, manifestazioni, carceri, per raccontare la sua storia. "Questo percorso mi ha aiutato tanto a maturare il dolore. Fin dall'inizio ero piena di rabbia per l'ingiustizia ricevuta, poi, quando a due mesi dall'accaduto fu' arrestato il killer di Gianluca e iniziò il processo, ero lì in aula che lo osservavo. Era un uomo come noi. Nessun segno che potesse far intuire di essere una persona che ammazza per soldi. Così mi chiesi:- cosa mai può essere successo nella sua vita per fargli prendere questa strada?- Le tante ipotesi mi fecero man mano allontanare dalla mia rabbia e avvicinarmi alla voglia di fare qualcosa per il territorio affinché nessun altro abbia quelle mancanze che lo spingano a scegliere la strada della violenza anziché quella del lavoro onesto. Ad oggi, Susy ricopre il ruolo di Assessore della seconda Municipalità e lotta anche per i "carnefici". "Se la nostra società diventa un posto migliore, queste storie non si ripeteranno. Inoltre, il più grande gesto di rivalsa verso chi ti ferisce, è quello di sostituire le parole di odio con parole d'amore. Siamo tutti parte dello stesso mondo, tutti abbiamo fatto scelte che possono sempre cambiare finché si è vivi. Se questo mio messaggio porterà a riflettere queste persone, a capire che esiste anche una giustizia riparativa".

 

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