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Angelo Riccardo

Angelo Riccardo, 21 anni

Il 21 luglio 1991 Angelo Riccardo era in auto con quattro amici: i fratelli Massimiliano e Bruno Cirillo, Ciro Tettone e Giovanni Alfiero. I giovani erano diretti alla Sala per la funzione religiosa dominicale della congrega dei testimoni di Geova a cui appartengono. Mentre Angelo è alla guida della sua "Renault 9" percorrendo via Roma, a San Cipriano d'Aversa, una seconda auto con almeno tre uomini si accostò ai ragazzi. Sembrò un semplice sorpasso, invece, in pochi attimi i ragazzi si videro trivellare di colpi. Angelo Riccardo venne colpito mortalmente al volto da 3 proiettili. Tra i ragazzi nel veicolo solo uno di loro fu ferito di striscio alla nuca mentre altri due proiettili vaganti colpirono due automobilisti di passaggio.
 
L'agguato ebbe tutte le sembianze di un regolamento di conti ma, come fu rapidamente appurato dai Carabinieri, il commando camorristico commise uno scambio di persona. Angelo Riccardo, semplice muratore incensurato, fu assassinato perché aveva l'auto simile a quella del vero obiettivo. L'episodio ebbe grande risonanza sul territorio spingendo la gente per bene del paesino, uniti a quelli di Casal di Principe (CE), tra cui don Peppe Diana, ad attuare manifestazioni contro la camorra. Nella tarda serata dello stesso giorno, perse la vita anche l'undicenne Fabio De Pandi, ucciso nel Rione Traiano da un proiettile vagante.
 
 

Storico giuridico

  • Per l'omicidio di Angelo Riccardo, è stato condannato all'ergastolo: Luigi Venosa, ritenuto l'esecutore materiale del delitto. 

 

#Memoria: eventi e intitolazioni per Angelo Riccardo

  • NR - Intitolata la biblioteca comunale di Succivo (CE).
  • NR - Intitolata una piazzetta nel Comune di San Cipriano d'Aversa (CE). 
  • 19 aprile 2012 - La storia di Angelo Riccardo è raccontata nel libro :  "L'impero", di Luigi Di Fiore. Editore Rizzoli.
  • 31 maggio 2013  - La storia di Angelo Riccardo è raccontata nel libro: "Dizionario enciclopedico delle Mafie in Italia". Curatore C. Camarca, Edito Castelvecchi.
  • 30 novembre 2018 - La storia di Fabio è raccontata nel libro: "La sedia vuota" di Raffaele Sardo. Edizioni Iod e promosso dalla Fondazione Polis.
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Salvatore Squillace

Salvatore Squillace, 28 anni

Il 10 giugno 1984 Salvatore Squillace si alzò presto per un appuntamento con gli amici fuori al solito bar in piazza Garibaldi a Marano di Napoli, a poche decine di metri da casa. Passate le 10:00 giunsero tre auto che di lì a poco iniziarono a sparare all'impazzata. Salvatore e i suoi amici erano in disparte al bar completamente estranei alla vicenda. Tutto avvenne così rapidamente che i giovani non fecero a tempo a calarsi. Salvatore, il più alto della comitiva, fu colpito da un proiettile vagante alla tempia. Gli amici lo soccorsero portandolo in auto all'Ospedale "Cardarelli" di Napoli. Purtroppo i medici non poterono fare molto, il ragazzo entrò in coma. Dopo 6 giorni, il 16 giugno, Salvatore si spense.

Il conflitto a fuoco fu la conseguenza di un agguato camorristico al boss Ciro Nuvoletta avvenuto poco prima nella sua stessa dimora. Durante la fuga, il commando di killer venne inseguito dagli uomini di quest'ultimo. Si sparavano a vicenda incuranti delle persone che, essendo pur sempre una domenica, si trovavano in strada. Tra questi Salvatore che solitamente la domenica riposava fino a tarda mattina dopo una settimana lavorativa. Il giovane faceva l'imbianchino insieme al padre Armando. Purtroppo quel giorno, divenne uno delle tante vittime innocenti della camorra.

Storico giuridico

  • Per Salvatore Squillace non ci fu un vero e proprio processo. La famiglia preferì non costituirsi parte civile anche perché, tenendo conto che erano anni di forte tensione tra i clan della camorra, si presupponeva che i killer coinvolti nell'agguato fossero stati uccisi successivamente. 

 

Il ricordo di Concetta Squillace, sorella di Salvatore

"Sono passati anni ma il ricordo di quel giorno è ancora presente nella mia vita. Quando ricevetti la telefonata ero a casa mia. Fu mia sorella, di appena 19 anni, a chiamarmi dicendomi che fosse avvenuta una tragedia. Ero incredula, mio fratello non era solito scendere la domenica mattina. Continuavo a sperare che si fosse sbagliata, invece, arrivata nella piazza del paese, la confusione che vi trovai mi portò nella realtà".

"Provai tanta rabbia, tantissima. Sapere che nei dintorni di casa nostra vi erano quel tipo di gente, i camorristi, e che per colpa loro avevo perso mio fratello, mi provocava una rabbia tremenda. Col tempo, ho imparato a calmare quest'emozione nonostante continui a provare repulsione verso film e fenomeni mediatici che trattano l'argomento".

"Passò del tempo. Verso la fine degli anni '90, quando insegnavo all'Istituto Comprensivo "Ranucci" di Marano di Napoli, conobbi Rosario D'Uonno, direttore del Marano Spot Festival. Mi coinvolse in un percorso sulla legalità. Venni intervistata da alcuni ragazzi della scuola media, raccontai la storia di Salvatore e fu realizzato un video. Quel Cd ebbe un grande riscontro e fece il giro d'Italia. Da allora non ho più smesso e, in collaborazione con le associazioni territoriali e "Libera contro le mafie", io e mia sorella siamo impegnate in diversi di questi percorsi scolastici".

È importante continuare a combattere le mafie, a non rinunciare a una vita libera dalla loro tirannia. Per questo, continuerò a dare speranza ai ragazzi.

Il ricordo di Nunzia Squillace, sorella di Salvatore

"All'epoca abitavo con mio fratello sotto lo stesso tetto. Un rapporto in simbiosi tanto che quella mattina lo aiutai ad asciugarsi i capelli. Ricordo le sue ultime parole prima di scendere «mamma vado a prendere un caffè con gli amici, è tanto che non li vedo». Salvatore scese e poco dopo, alle 10:35, non si capì più nulla. In casa nostra continuavano ad arrivare persone. Tra strilla e pianti non riuscivo a capire cosa fosse successo. Poi, finalmente mi rivolsero la parola: «hanno sparato a Salvatore». Un fulmine a ciel sereno. Corremmo all'ospedale. Lo rividi solo una volta nella sua stanza mentre era in coma, poi ci lasciò per sempre".

"Il dolore fu lancinante. Provavo tanta rabbia contro quel mondo di cui non facevamo parte, la camorra, ma che lo stesso ci ha colpiti così brutalmente. Il primo anno è stato tremendo, per fortuna siamo stati sostenuti dalla famiglia e dagli amici di mio fratello. La nostra famiglia è stata segnata per sempre da quella tragedia. Mamma si chiuse nel suo dolore, mentre, papà fu un vero combattente. Ogni giorno ripeteva che «Salvatore non doveva essere dimenticato» e ci ha trasmesso la voglia di fare memoria quando le ‹associazioni› ancora non esistevano. Le sue energie erano tutte per quel voto e oggi, che i nostri genitori non ci sono più, quel desiderio di mio padre è diventato anche il mio".

"Fare parte del Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti è una grande consolazione. Conoscere persone con le quali parliamo la ‹stessa lingua›, essere guidata in questo percorso e poter condividere le nostre esperienze senza vergogna, mi allevia da quel dolore che abbiamo vissuto per anni in casa. Un cammino iniziato quando mia sorella fu contattata da Rosario D'Uonno. Ne fui felice. All'epoca facevo le supplenze alla scuola statale “G.Siani”, a Marano di Napoli, ed era anche più semplice essere presente. Grazie a lui, abbiamo conosciuto l'Associazione Libera e siamo state coinvolte in diversi percorsi scolastici. Tutt'ora, non è facile trattenere le lacrime ma condividere la storia di Salvatore è l'unica cosa che mi fa stare bene. Da allora, io e mia sorella, non ci siamo più fermate. Parlare di legalità, raccontare di mio fratello, partecipare alle ‹Giornate della Memoria› ci fa sentire forti. Un impegno in cui abbiamo coinvolto anche i nostri figli e ne sono molto fiera".

I giovani devono strillare, farsi sentire! La partecipazione nel sociale deve essere una parte costante nelle loro vite e non solo un breve percorso scolastico.

#Memoria: Eventi e Luoghi in ricordo di Salvatore Squillace

  • NP - Albero intitolato nel "Giardino della Legalità" presso la villa comunale di Marano di Napoli.
  • 1988 - Intitolazione di Via Salvatore Squillace nel Comune di Marano di Napoli. Riconoscimento fortemente voluto dall'amministrazione dell'epoca.
  • 26 agosto 2010 - La storia di Salvatore Squillace è menzionata nel libro: "Al di là della notte. Storie di vittime innocenti di criminalità" di Raffaele Sardo. Tullio Pironti Editore. Edizioni promosse dalla Fondazione Polis.
  • 31 marzo 2016 - La storia di Salvatore Squillace è menzionata nel libro: "Mafia Republic: Cosa Nostra, camorra e 'ndrangheta dal 1946 a oggi" di John Dickie. Editori Laterza, Fabio Galimberti (Traduttore).
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8 febbraio 2020, Casal di Principe - Le porte dello stadio "Angelo Scalzone" si sono aperte per accogliere la manifestazione sportiva "Fai gol per la memoria". Una partita di calcio per ricordare Antonio Petito, vittima innocente della camorra casalese. Una rappresentanza dei familiari delle vittime innocenti della Campania e gli impiegati comunali di Casal di Principe, si sono sfidati per ricordare il ragazzo di 20 anni strappato alla vita dalla mano criminale. Presenti all'evento, per stringersi al dolore della famiglia Petito, le Istituzioni, le associazioni e una rappresentanza scolastica.

locandina Antonio Petito

Dopo i consueti saluti Istituzionali, Mario Petito, papà di Antonio, dà il calcio di inizio. L’iniziativa è stata promossa dalla stretta interazione e collaborazione di: Fondazione Polis, Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti, Comitato don Peppe Diana, Federazione Antiracket, Libera contro le mafie, Comune di Casal di Principe. Nell'intervallo tra i due tempi della partita, in un'area verde dello stadio, è stato piantato un albero di Leccio intitolato al giovane Antonio Petito. "È un albero le cui radici affondano in profondità rendendo l'albero stabile e forte, proprio come la memoria per Antonio" afferma Renato Natale, Sindaco di Casal di Principe, durante la piantumazione. La partita si conclude 7 - 5 per la squadra di casa. Presenti all'evento anche:

  • Valerio Taglione, coordinatore del Comitato don Peppe Diana. "Ricordiamo Antonio Petito, ragazzo di vent'anni ucciso in maniera atroce. In campo ci sono i familiari delle vittime che hanno deciso che il loro dolore va raccontato e vissuto in mezzo alla gente, per costruire qualcosa di diverso in queste terre".
  • Luigi Frunzio, Procuratore della Repubblica aggiunto del Tribunale di Napoli. "Queste iniziative servono a tenere viva la memoria su fatti drammatici. La criminalità è sempre più ridotta in un angolo ma, purtroppo, lo spazio per i criminali c’è sempre. Occorre uno sviluppo civile e sociale di questi territori per prosciugare il terreno di coltura della criminalità".
  • Carmen del Core, Presidentessa del Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti. "Oggi combattiamo tutti per poter fare un unico gol, quella della memoria di Antonio Petito perché la memoria non si cancella. Dobbiamo partire dalle tragedie che hanno segnato le nostre vite per fare memoria, che è anche la forza e la capacità di coniugare il passato con il futuro".

8 febbraio 2002, il ricordo di Mario Petito, papà di Antonio

Antonio era l'ultimo di sette figli e possedeva un’officina meccanica. "Gli avevo comprato un’auto nuova che teneva sempre pulita come uno specchio. Quel giorno con i tergicristalli stava pulendo delle macchie sui vetri". Uno spruzzo d’acqua colpì un ragazzo di 13 anni che iniziò ad inveire contro Antonio. A poco servirono le giustificazioni del giovane Petito che cercò di difendersi a suo modo dalle offese. Purtroppo, quel ragazzino era il figlio del boss Bidognetti che, sentitosi oltraggiato per il gesto fatto in pubblico, minacciò Antonio «Per stasera sarai morto». Verso sera, arrivarono tre killer a bordo di un’Audi A6. Furono inviati dalla mamma del ragazzino per “difendere l’onore del clan”. Antonio Petito fu ucciso con ben 12 colpi, "una morte assurda!". 

Ad oggi, dopo oltre dieci anni e dopo l’archiviazione dell’indagine, i carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta, hanno chiarito il movente dell’omicidio anche grazie alle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia. Per l’omicidio sono state emesse ordinanze di custodia cautelare nei confronti dei tre esecutori materiali.

Leggi la Storia di:  Antonio Petito

 Guarda la gallery dell'evento: "fai gol per la Memoria" - memorial Antonio Petito 2020

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Attilio Romanó

Attilio Romanó, 29 anni

24 gennaio 2005, Attilio venne ucciso nel negozio di telefonia, a Capodimonte, in cui lavorava come commesso. In un primo momento si ipotizzò ad una rapina ma, per la rapidità dell'esecuzione e l'efferata violenza, le indagini la esclusero. Romanó avrebbe addirittura tentato di mettersi al riparo ma fu inutile. I killer fecero fuoco uccidendolo all'istante. In seguito, venne fuori che il vero obiettivo dell'agguato era il co-gestore del negozio, Salvatore Luise, nipote del boss Salvatore Pariante, legato agli scissionisti.

Storico giudiziario

  • Il caso viene archiviato come rapina.
  • Dopo sette anni, grazie alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, viene riaperto collocandolo nell'ambito delle vendette trasversali durante gli scontri tra il clan Di Lauro e gli scissionisti.
  • Le indagini portano, nel giugno del 2010, a tre arresti: Cosimo e Marco Di Lauro quali mandanti dell'agguato e Mario Buono come esecutore materiale.
  • Accanto alla famiglia Romanó, nel febbraio del 2011 la Regione Campania ed il Comune di Napoli si costituiscono parte civile al processo contro i tre imputati.
  • Il 2 maggio 2012 si conclude il processo per l'omicidio Romanó: la Terza Corte d'Assise (presidente Carlo Spagna, a latere Salvatore Dovere) condanna all'ergastolo Mario Buono, ritenuto uno degli esecutori materiali del delitto, e Marco Di Lauro, latitante, figlio del capoclan Paolo Di Lauro, ritenutone il mandante. Assolto per insufficienza di prove Cosimo Di Lauro. Per i tre il PM Stefania Castaldi aveva richiesto la massima pena.
  • La sentenza dispone il rinvio del risarcimento danni in sede civile, prevedendo una provvisionale di 100 mila euro per i familiari della vittima e di 20 mila euro per la Regione Campania.
  • Del giugno 2013 arriva la notizia di una riapertura del processo in Corte d'Assise d'Appello. La Corte d'Assise di Appello del Tribunale di Napoli il 26 febbraio 2014 conferma l'ergastolo per il mandante Marco di Lauro, e per Mario Buono, che uccise Attilio Romanó.
  • Il 18 giugno 2015 la Corte di Cassazione, presso la prima sezione penale del Tribunale di Roma, conferma la condanna all'ergastolo per Mario Buono ma dispone il rinvio in giudizio in Corte d'Appello per il boss super latitante Marco di Lauro.
  • L'11 settembre 2019, la Corte d’Assise d’Appello di Napoli ha condannato alla pena dell’ergastolo Marco Di Lauro, arrestato a marzo, come mandante dell'esecuzione.

La Testimonianza di Maria Romanó, sorella di Attilio

"Parlare di mio fratello Attilio per me non è mai semplice. Mi sembra di sentire la voce di mia madre quando mi telefonò. Aveva sentito al TG che nella strada in cui lavorava Attilio c'era stata una sparatoria. Poi la corsa all'ospedale Caldarelli. Nessuno volle dirmi nulla, furono due poliziotti ad accennarmi qualcosa: una rapina al negozio di telefonia dove lavorava, forse, ma per la conferma avremmo dovuto attendere le indagini. Il sangue mi si gel all'istante. Assurdo solo pensarlo! Ho temuto per i miei figli al pensiero di dover vivere in un luogo dove dei balordi possano decidere di mettere fine alla tua vita!

"La fragilità, il dolore e la ferita che porto come un bagaglio pesante sempre con me sono diventate una forza quando si è aperta la condivisione con altri familiari delle vittime innocenti. Ascoltarli e condividere con loro il dolore mi ha dato conforto". Conosciuti grazie all'Associazione Libera di don Luigi Ciotti. "Tutto è cambiato dopo aver partecipato mio primo corteo del 21 marzo per la Giornata della Memoria organizzato dall'Associazione Libera a Roma. Insieme a mia cognata Natalina decidemmo di ascoltarli e di accettare l'invito. Era il 2005 e da allora continuo a fare memoria di Attilio e delle vittime innocenti".

#Memoria: luoghi intitolati ad Attilio Romanó

  • 2008 - presidio di Libera in Piemonte.
  • 17 settembre 2012 - Aula magna della scuola 'IC Russo-Montale di Napoli.
  • 2016 - l'ISIS di Miano, senza nome fino a quel momento, viene denominato " ISIS Attilio Romanò".

Eventi in memoria di Attilio Romanó

  • 10 marzo 2013maratona della legalità - dedicata alla memoria delle vittime: Attilio Romanò, Dario Scherillo, Andrea Nollino e Gianluca Cimminiello. Promossa dall'amministrazione comunale di Napoli in collaborazione con le associazioni sportive di Libera Sport, della Nuova cooperazione organizzata di don Peppe Diana e della Fondazione Polis. Durante l'itinerario sono stati allestiti, in ricordo delle quattro vittime, quattro gazebo della memoria, nei quali sono stati esposti foto e materiale informativo anti-clan.
  • 23 aprile 2013cerimonia finale del premio letterario "Attilio Romanó
    " presso l'auditorium dell'Ipsia di Miano. Gli studenti di diverse scuole hanno partecipato al concorso scrivendo elaborati sul tema: "Le mafie temono la cultura, divulgatrice di legalità e di giustizia".
  • 23 settembre e 4 ottobre 2014 - Attilio Romanó è tra le vittime innocenti presenti nello spettacolo "VIVI". Progetto realizzato dalla Fondazione Polis, in collaborazione con il Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità, con il supporto tecnico e scientifico di Aldo Zappalà di Village doc&film.
  • Il 26 ottobre 2015 - premiazione della V edizione del Premio Attilio Romanó - Svoltasi presso il palazzo San Giacomo con la consegna di 6 borse di studio a ragazzi delle Scuole Medie inferiori e superiori.
  • Il premio letterario viene organizzato ogni anno. Dedicati alla memoria di Attilio i libri "Buona idea", raccolta di poesie di Attilio curata dalla sorella Maria, e "L'albero della buona idea", scritto da Valeria Verolino, (immagini di Violante Varriale). Entrambi i testi sono editi da Iod.
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Antonio Petito

Antonio Petito, 20 anni - 8 febbraio 2002

Nel tardo pomeriggio del 8 febbraio del 2002, Antonio Petito venne ammazzato a Casal di Principe per vendetta diretta.

Antonio era l'ultimo di sette figli e possedeva un’officina meccanica. "Gli avevo comprato un’auto nuova che teneva sempre pulita come uno specchio. Quel giorno con i tergicristalli stava pulendo delle macchie sui vetri". Uno spruzzo d’acqua colpì un ragazzo di 13 anni che iniziò ad inveire contro Antonio. A poco servirono le giustificazioni del giovane Petito che cercò di difendersi a suo modo dalle offese. Purtroppo, quel ragazzino era il figlio del boss Bidognetti che, sentitosi oltraggiato per il gesto fatto in pubblico, minacciò Antonio lasciandolo con un: «Per stasera sarai morto». Verso sera, arrivarono tre killer a bordo di un’Audi A6. Furono inviati dalla mamma del ragazzino per "difendere l’onore del clan". Antonio Petito fu ucciso con ben 12 colpi, "una morte assurda!". 

Storico Giuridico

  • Le indagini furono presto archiviate
  • Dopo oltre dieci anni, i carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta, hanno chiarito il movente dell’omicidio anche grazie alle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia.
  • Per l’omicidio sono state emesse ordinanze di custodia cautelare nei confronti dei tre esecutori materiali.

#Memoria: eventi & intitolazioni per Antonio Petito

  • 8 febbraio 2020: "Fai gol per la Memoria" - partita di calcio presso lo stadio "Angelo Scalzone" di Casal di Principe. con intitolazione di un albero di Leccio

 

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Maurizio Estate

Maurizio Estate, 23 anni

Il 17 maggio 1993 Maurizio Estate, 23enne di Napoli, lavorava nell'autolavaggio di famiglia in via Vetreria, a Chiaia. Nella quotidianità della giornata lavorativa, due malviventi tentarono una rapina ai danni di un cliente che attendeva la fine del lavaggio dell'auto. Accortosi di quanto stesse accadendo il padre di Maurizio allarmò tutti iniziando a urlare. Seguì l'intervento del giovane ragazzo che prese le difese del cliente e inseguì gli assalitori sventando la rapina.

Sfuggiti e costretti alla ritirata, i rapinatori decisero di ritornare per vendicarsi per il mancato furto. Così, circa mezz'ora dopo, si presentarono nuovamente. Il più giovane dei due scese dal motociclo e iniziò a sparare a raffica. Un proiettile colpì Maurizio al petto. Inutile la corsa all'ospedale, il giovane morì tra le braccia del genitore.

Storico giuridico

  • Dopo una notte di latitanza, Luigi Ragosta, all'epoca 17enne, si costituisce per l'omicidio del giovane Maurizio Estate
  • Maggio 1994 - Ragosta viene condannato a 21 anni di reclusione.

 

Il ricordo di Davide Estate, nipote di Maurizio

"Nei minuti successivi all'accaduto, mio nonno iniziò a telefonare i vari familiari per avvisare che stavano portando Maurizio in ospedale. Non riuscendo a reperire mio padre a lavoro, telefonò me. All'epoca avevo 13 anni ed ero a casa con mio fratello di 8 anni. Provai a mantenere la calma per non fargli capire nulla, non volevo spaventarlo, sapevo di quanto fosse legato a Maurizio. Anche io lo ero, con lui avevo appena 10 anni di differenza e per me è sempre stato un fratello maggiore oltre che mio zio. Ovviamente la verità non tardò ad arrivare. Bastò accendere la televisione. Tutti i TG ne parlavano, non servì chiedere alla mia famiglia per sapere della sorte toccata a mio zio".

"Nei giorni a seguire cercavo di capire cosa fosse successo. Perché Maurizio, che fino a pochi giorni prima era semplicemente un meccanico, potesse essere ucciso dalla criminalità. Compresi che: esisteva una realtà violenta, che questa era organizzata, che agiva in determinati modi, che poteva uccidere anche le persone per bene. Sentivo dire dalla gente il solito «ma chi gliel'ha fatto fare» e frasi simili. Ci ho messo un po' per capire che in realtà, intervenire per difendere il prossimo è l'unica cosa ovvia da fare e che, se fosse considerata la normalità Maurizio non avrebbe agito da solo e, forse, adesso non sarebbe morto".

"Passarono anni. All'inizio dell'età universitaria sentivo una certa insoddisfazione in casa e chiesi a mio padre di spiegarmi i loro malumori. Il motivo era legato principalmente ai ritardi burocratici dell'amministrazione comunale per intitolare il luogo dell'omicidio allo zio. L'evento sarebbe dovuto avvenire anni addietro (come da delibera) ma, passati gli anni 2000, ancora non era avvenuto. Da quel giorno iniziai a far sentire la nostra voce spinto dal desiderio che mio zio Maurizio Estate non venisse dimenticato. Un percorso decisamente lungo finalmente realizzato nel 2018. Durante questo percorso sono stati realizzati tanti altri traguardi, tra cui: la nascita di realtà associative, luoghi alla memoria, collaborazioni con altre associazioni locali e di un instancabile impegno sociale promuovendo la legalità e portando la storia di Maurizio Estate ovunque possa essere da esempio".

Il gesto eroico del singolo è importante ma per vincere le mafie è altrettanto importante che ognuno di noi faccia squadra intervenendo difronte all'ingiustizia

#Memoria: Eventi e intitolazioni in nome di Maurizio Estate

  • 11 novembre 1993 – Conferimento alla memoria con la Medaglia d'Oro al Valor Civile, dal Presidente Scalfaro, con la motivazione:
    «Nonostante la giovane età ed incurante della propria incolumità, riusciva a sventare una rapina ai danni di un imprenditore, ma veniva poi barbaramente assassinato, per vendetta, da uno dei malviventi. Splendido esempio di umana solidarietà ed elette virtù civiche, spinte sino all'estremo sacrificio».
  • 2005 - Intitolazione di Piazza Maurizio Estate nel quartiere Scampia (NA)
  • 1 gennaio 2011 - La storia di Maurizio Estate è raccontata nel libro: "La giusta parte; testimoni e storie dell'antimafia" edito Caracò. 
  • 30 gennaio 2014 - Presentazione del Presidio Libera di Chiaia "Fabio De Pandi" e "Maurizio Estate" presso il PAN (Palazzo delle Arti di Napoli.
  • 10 aprile 2014 - Inaugurata l'Associazione Antiracket Vomero Arenella Maurizio Estate.
  • 17 giugno 2014 - Intitolata l'aula Consiliare dell'Auditorium di Scampia.
  • Novembre 2014 - Inaugurata "la Casa della Cultura" a Pianura. Ognuna delle 15 sale della struttura è intitolata ad una vittima innocente tra cui Maurizio Estate.
  • 15 gennaio 2018 - Intitolazione Largo "Maurizio Estate", ex Largo Vetriera del quartiere Chiaia, a Napoli.
  • 20 maggio 2019 - Istituito il Premio "Maurizio Estate" su iniziativa della 1 Municipalità e della famiglia Estate. Ogni anno viene premiato il miglior elaborato sui temi della legalità sviluppato tra gli studenti delle scuole di Chiaia.
  • Maggio 2020 - La storia di Maurizio è raccontata nel libro: "Al posto giusto al momento giusto" a cura di Gigi & Ross e Oreste Ciccariello. Rogiosi Editore. 

L'Associazione FAI Maurizio Estate Vomero-Arenella

In aprile del 2014, in seguito alla conoscenza con Tano Grasso, viene inaugurata l'associazione Antiracket "Maurizio Estate", di cui Presidente Davide Estate. Diventa così, il punto di riferimento per il quartiere Vomero-Arenella. 

Lo scopo principale è quello di non lasciare da solo l'imprenditore che denuncia.
Al fine del suo raggiungimento, i soci si prodigano a:
- tutelare chi ha denunciato;
- invitare anche altri operatori commerciali a fare lo stesso;
- accompagnare le vittime di estorsione in tutte le fasi del processo. In tal senso, fornendo: assistenza legale e psicologica gratuita, costituendosi parte civile nei processi;
- promuovere e monitorare il progetto "Consumo Critico" [PAGO CHI NON PAGA IL PIZZO]
- diffondere la cultura della legalità nelle scuole, organizzando eventi, collaborando con altre associazioni territoriali.

Vuoi Saperne di più? Visita il sito:
www.antiracket.info

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