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Mercoledì 29 gennaio, presso il centro sportivo Kodokan di Napoli si è svolto il 12° memorial Giuseppe Veropalumbo. L'Associazione Giuseppe Veropalumbo, la FAI antiracket e la Polizia Municipale si sono sfidati in un triangolare di calcio per ricordare il valore della giustizia e della memoria di Giuseppe Veropalumbo e di tutte le vittime innocenti della criminalità.

Prima del calcio di inizio, prende la parola Samuele Ciambriello, garante dei detenuti per la Regione Campania. "Speriamo di avere a breve giustizia e verità affinché si possa sanare questa cicatrice. Ringrazio Carmela e gli altri familiari per il contributo che portano nelle carceri nel raccontare le loro storie. In quei luoghi si parla di un progetto di uguaglianza, di opportunità che va aldilà della giustizia riparatoria".

Intervenuti all'evento anche:

  • Ciro Borriello, assessore allo sport comune di Napoli;
  • Ciro Esposito, comandante della polizia municipale;
  • Gianfranco Wurzburger, presidente dell'associazione "Assogioca";
  • Forcella Antonio Raio, presidente associazione commercianti;
  • Ivo Poggiani, presidente della terza Municipalità;
  • Antonio d'Amore, referente provinciale di Libera;
  • Gino Monteleone del coordinamento Lotta per il lavoro.


Presenti anche una rappresentanza dell'ASD Sanità United, del Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti e della FAI anti-racket, oltre alla partecipazione di una classe della scuola media "Ammaturo – Cacciottoli" di Napoli. Insieme, uniti per gioire della vittoria, simbolica, della squadra della Polizia Municipale, seguita dalle premiazioni e dai ringraziamenti conclusivi di Carmela: "grazie a tutti coloro i quali hanno reso possibile lo svolgersi di questa manifestazione. Gli sponsor, le associazioni, le persone. Ma un ringraziamento speciale ai padroni di casa di Kodokan sport per esserci stati vicini".

31 dicembre 2007, il ricordo di Carmela

"Verso le 23:00 ero in cucina con mia suocera a preparare il caffè. All'improvviso sentimmo il caos. All'inizio pensammo fossero i bambini che ballavano nella stanza di fianco, poi riconoscemmo che stavano spostando sedie e tavoli con forza accompagnate dalle urla di tutti". In cucina entrò la sorella di Carmela con Ludovica in braccio che agitatamente dice alle due donne di non andare dall'altra parte della casa. Il suo volto di terrore è seguito dalle grida degli altri ospiti preoccupandole. Poi si videro arrivare i fratelli delle donne con Giuseppe sottobraccio e stenderlo nel salone principale. "Alla vista di mio marito, mi gettai su di lui per soccorrerlo pensando a un malore. Il suo maglione era sporco di sangue. Accorsero tutti, anche i vicini di casa ma nessuno, nonostante il sangue, aveva capito cosa fosse successo".

La corsa verso l'ospedale di Boscotrecase era monitorata telefonicamente tra chi era rimasto a casa con Carmela e chi aveva seguito Giuseppe. Poi la rivelazione, al telefono una zia esclama: "ma allora l'hanno sparato!". Come una doccia fredda Carmela realizza la notizia. Dal racconto dei familiari: Giuseppe si alzò di colpo mettendosi una mano sul petto per poi accasciarsi sul tavolo. Nel caos dei primi botti, della musica, della confusione, nessuno aveva riconosciuto gli spari. "Così iniziammo a cercare indizi nella stanza dove avevamo cenato per capire di più e, solo allora, ci rendemmo conto che il vetro del balcone aveva un foro". L'infisso a doppio vetro non si crepò quando il proiettile lo attraversò. Un dettaglio che passò inosservato a tutti. Erano circa le 3:00 quando arrivò la notizia definitiva: Giuseppe non ce l'ha fatta.

12 anni di Memoria alla ricerca della giustizia

"Perché hanno ammazzato Giuseppe? Quale colpa ha per meritare questa morte? Cosa abbiamo sbagliato?" Più passa il tempo e più domande si aggiungono. Riflessioni che, fondamentalmente, non hanno una risposta razionale che giustifichi tutto questo. Al contempo la continua ricerca di verità e il desiderio di giustizia hanno dato a Carmela la forza di combattere in tutti questi anni. Le indagini, che più volte sono state chiuse e riaperte, ad oggi cercano di rispondere a queste domande. Inoltre, nonostante la dinamica sia ben chiara grazie alle dichiarazioni dei pentiti, per lo Stato, Giuseppe Veropalumbo ancora non viene riconosciuto come vittima innocente di camorra!. Il 31 dicembre, tre rampolli del clan Gionta decidono di sparare contro il palazzo "infame" perché, grazie alle telecamere piazzate su di esso, si riuscì ad arrestare esponenti del clan, tra cui il padre di uno dei tre.

"Da sola, da dodici anni cerco di far ricordare Peppe, di non far dimenticare la sua morte innocente e sto portando la sua storia anche nelle carceri della Campania. Ai detenuti dico che da un errore si può ripartire, rimediare. Poi c'è la mia battaglia principale: far riconoscere Peppe come vittima innocente di camorra, quale è. Per farlo, è in corso un procedimento contro il ministero dell’Interno che, invece di tutelare i familiari di vittime innocenti, li costringe ad estenuanti cause. Praticamente stanno processando me, mia figlia e mio marito, anziché tutelarci". 

 

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Attilio Romanó

Attilio Romanó, 29 anni

24 gennaio 2005, Attilio venne ucciso nel negozio di telefonia a Capodimonte, Napoli, in cui lavorava come commesso. Accadde tutto in maniera repentina. I sicari della camorra entrarono nell'attività e senza dar modo ad Attilio di mettersi al riparo, aprirono il fuoco uccidendolo all'istante. 

In un primo momento si ipotizzò ad una rapina ma per la rapidità dell'esecuzione e l'efferata violenza. In seguito, venne fuori che il vero obiettivo dell'agguato era il co-gestore del negozio, Salvatore Luise, nipote del boss Salvatore Pariante, legato agli scissionisti. Quindi Attilio fu vittima di uno scambio di persona in quanto gli assassini aprirono il fuoco senza accettarsi dell'identità del giovane.

Storico giudiziario

  • In mancanza di testimoni, il caso viene archiviato come rapina.
  • 2012 - Le indagini riprendono grazie alle dichiarazioni di collaboratori di giustizia. L'episodio viene collocato nell'ambito delle vendette trasversali durante gli scontri tra il clan Di Lauro e gli scissionisti.
  • giugno del 2010 - Le indagini portano a tre arresti: Cosimo e Marco Di Lauro quali mandanti dell'agguato e Mario Buono come esecutore materiale.
  • Febbraio del 2011 - Inizia il processo contro i tre imputati con la richiesta della massima pena dal PM Stefania Castaldi.
  • 2 maggio 2012 - La Terza Corte d'Assise, presidente Carlo Spagna, condanna;
    - ergastolo per Mario Buono ritenuto uno degli esecutori materiali del delitto;
    - ergastolo per Marco Di Lauro, latitante, figlio del capoclan Paolo Di Lauro, ritenutone il mandante;
    - Assolto per insufficienza di prove Cosimo Di Lauro.
    La sentenza dispone il rinvio del risarcimento danni in sede civile, prevedendo una provvisionale di 100 mila euro per i familiari della vittima e di 20 mila euro per la Regione Campania.
  • 26 febbraio 2014 - La Corte d'Assise di Appello del Tribunale di Napoli conferma l'ergastolo per il mandante Marco di Lauro, e per Mario Buono, che uccise Attilio Romanó.
  • 18 giugno 2015 - La Corte di Cassazione, presso la prima sezione penale del Tribunale di Roma, conferma la condanna all'ergastolo per Mario Buono ma dispone il rinvio in giudizio in Corte d'Appello per il boss super latitante Marco di Lauro.
  • 11 settembre 2019 - La Corte d’Assise d’Appello di Napoli condanna alla pena dell’ergastolo Marco Di Lauro, arrestato a marzo, come mandante dell'esecuzione.

Il ricordo di Maria Romanó, sorella di Attilio

"Parlare di mio fratello Attilio per me non è mai semplice. Mi sembra di sentire la voce di mia madre quando mi telefonò. Aveva sentito al TG che nella strada in cui lavorava Attilio c'era stata una sparatoria. Poi la corsa all'ospedale Caldarelli. Nessuno volle dirmi nulla, furono due poliziotti ad accennarmi qualcosa: una rapina al negozio di telefonia dove lavorava, forse, ma per la conferma avremmo dovuto attendere le indagini. Il sangue mi si gel all'istante. Assurdo solo pensarlo! Ho temuto per i miei figli al pensiero di dover vivere in un luogo dove dei balordi possano decidere di mettere fine alla tua vita!

"La fragilità, il dolore e la ferita che porto come un bagaglio pesante sempre con me sono diventate una forza quando si è aperta la condivisione con altri familiari delle vittime innocenti. Ascoltarli e condividere con loro il dolore mi ha dato conforto". Conosciuti grazie all'Associazione Libera di don Luigi Ciotti. "Tutto è cambiato dopo aver partecipato mio primo corteo del 21 marzo per la Giornata della Memoria organizzato dall'Associazione Libera a Roma. Insieme a mia cognata Natalina decidemmo di ascoltarli e di accettare l'invito. Era il 2005 e da allora continuo a fare memoria di Attilio e delle vittime innocenti".

#Memoria: menzioni e luoghi intitolati ad Attilio Romanó

  • 2008 - Intitolazione del Presidio di Libera in Piemonte.
  • 17 settembre 2012 - Intitolata l'Aula magna della scuola 'IC Russo-Montale di Napoli.
  • Marzo 2015 - La storia di Attilio è menzionata nel libro:"Memoria" pubblicato dall'associazione Libera, a cura di: Marcello Cozzi, Riccardo Christian Falcone, Iolanda Napolitano, Simona Ottaviani, Peppe Ruggiero. Stampato per conto delle Edizioni Gruppo Abele presso Cooperativa La Grafica Nuova.
  • 17 dicembre 2015 - La storia di Attilio è raccontata nel libro:"L'Albero della Buona Idea" di Valeria Verolino e illustrazioni di Violante Varriale. IOD Edizioni. Promosso dalla Fondazione Polis.
  • 24 gennaio 2016 - Intitolazione dell'ISIS di Miano (NA).

Eventi in ricordo di Attilio Romanó

  • 23 aprile 2010 - Cerimonia del Premio Attilio Romanò presso la località Masseria Luce, a San Pietro a Patierno.
  • 26 e 27 giugno 2010 - Dedicato lo spettacolo teatrale  "Attimi unici" della compagnia teatrale "Gli eclettici" presso la sala teatro della parrocchia "S.Maria Assunta in Cielo e Beato Ludovico" di Arzano (NA).
  • 29 marzo 2011 - Cerimonia del Premio Attilio Romanò presso la sede della VII Municipalità del Comune di Napoli.
  • 24 gennaio 2012 -  Messa in suffragio presso la Parrocchia di Maria Santissima dell'Arco a Miano.
  • 30 marzo 2012 Messa in suffragio per Dario ScherilloAttilio Romanò in occasione del loro compleanno. Il rito è stato celebrato presso il Convento di Santa Caterina a Grumo Nevano (NA)
  • 24 gennaio 2013 -  Messa in suffragio presso la parrocchia S. Maria della Provvidenza, a Napoli.
  • 10 marzo 2013maratona della legalità - dedicata alla memoria delle vittime: Attilio Romanò, Dario Scherillo, Andrea Nollino e Gianluca Cimminiello. Promossa dall'amministrazione comunale di Napoli in collaborazione con le associazioni sportive di Libera Sport, della Nuova cooperazione organizzata di don Peppe Diana e della Fondazione Polis. Durante l'itinerario sono stati allestiti, in ricordo delle quattro vittime, quattro gazebo della memoria, nei quali sono stati esposti foto e materiale informativo anti-clan.
  • 24 aprile 2013 - Cerimonia Premio Attilio Romanó presso l'auditorium dell'Ipsia di Miano. Gli studenti di diverse scuole hanno partecipato al concorso scrivendo elaborati sul tema: "Le mafie temono la cultura, divulgatrice di legalità e di giustizia".
  • 24 gennaio 2014  - Messa in suffragio presso la Parrocchia Maria Santissima dell'Arco,a Miano (NA).
  • 23 settembre e 4 ottobre 2014 - Attilio Romanó è tra le vittime innocenti presenti nello spettacolo "VIVI". Progetto realizzato dalla Fondazione Polis, in collaborazione con il Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità, con il supporto tecnico e scientifico di Aldo Zappalà di Village doc&film.
  • 24 gennaio 2015 - Manifestazione scolastica in memoria presso l'ISIS a Miano. Nel pomeriggio, una messa in suffragio presso la Parrocchia Maria Santissima dell'Arco.
  • 26 ottobre 2015 - Cerimonia del Premio Attilio Romanó presso il palazzo San Giacomo a Napoli.
  • 1 giugno 2017 - Partita di palla rilanciata giocata dagli alunni del'I.C."De Curtis" presso la nuova struttura del plesso "Matilde Serao", a Casavatore (NA). Evento in memoria di Dario ScherilloAntonio LandieriDaniele Del CoreAttilio Romanò.
  • 24 gennaio 2021 Social Mob postando un selfie con la scritta "Voglio essere un napoletano per bene come Attilio Romanò". Nel pomeriggio, un webinair promosso dai presidi di Libera.
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Ciro Rossetti

Ciro Rossetti, 31 anni.

L'11 ottobre del 1980 veniva trasmessa in TV la partita di qualificazione ai mondiali Italia-Lussemburgo. Quel sabato sera, Ciro Rossetti si recò a casa della madre, a San Giovanni a Teduccio (NA), per godersi l'evento sportivo in compagnia della famiglia dopo una settimana di lavoro come operaio presso l'"Alfasud". Poco dopo il primo gol al 32' si sentirono dei forti rumori. Ciro decise di affacciarsi incuriosito di sapere chi stesse festeggiando. Nel momento in cui si sporse verso l'esterno dell'abitazione posta al piano terra dell'edificio, si vide un "Alfasud" sfrecciare con tre uomini a bordo. L'uomo seduto al lato passeggero protese il braccio dal finestrino e, armato di pistola, innescò una sparatoria con esponenti del clan rivale che si aggiravano su quei marciapiedi. Uno dei proiettili vagante ferirono Ciro all'occhio sinistro. Il fratello Alberto, che era dietro di lui, dopo lo shock iniziale di tutta la famiglia, lo soccorse portandolo al "Loreto Mare" di Napoli. Inutile la corsa in ospedale. Il colpo fu fatale e Ciro Rossetti fu dichiarato morto di lì a poco lasciando moglie e 2 figli piccolissimi. 

In quegli anni si combatteva una vera e propria guerra tra clan di camorra per il controllo del contrabbando di sigarette. Approfittando delle strade deserte per l'evento sportivo, i banditi pensarono di mettere in atto un'agguato al boss locale Ciro Sorrentino il quale, però, venne solo ferito all'anca.

Storico giuridico

  • 1 ora dopo - Ciro Sorrentino fu arrestato all'ospedale "Loreto Mare" dove fu portato dall'ambulanza per la ferita d'arma da fuoco.
  • Fine ottobre 1980 - Le forze dell'ordine ricostruirono la dinamica della sparatoria e fermando quasi tutti i responsabili:
    - Nell'auto: Carmine Orso; Gennaro Limatola; Salvatore Piccolo;
    - In Strada: Ciro Sorrentino e Luigi D'Alessandro. Si ritiene ce ne sia stato un terzo non identificato
    Inoltre: si ritiene che il colpo ad aver ucciso Ciro Rossetti sia stato esploso da gruppo di fuoco di Sorrentino accusato di omicidio pluriaggravato.
  • 2001 - Il Ministero degli Interni riconosce Ciro Rossetti "vittima innocente della camorra".

 

#Memoria: menzioni in ricordo di Ciro Rossetti

  • 26 agosto 2010 - La storia di Ciro è raccontata nel libro: "Al di là della notte" di Raffaele Sardo. Edito Pironti, promosso dalla Fondazione Polis.
  • 31 maggio 2013 - La storia di Ciro è menzionata nel libro: "Dizionario enciclopedico delle Mafie in Italia". Curatore C. Camarca, Edito Castelvecchi.
  • Marzo 2015 - La storia di Ciro è menzionata nel libro"Memoria" pubblicato dall'associazione Libera, a cura di: Marcello Cozzi, Riccardo Christian Falcone, Iolanda Napolitano, Simona Ottaviani, Peppe Ruggiero. Stampato per conto delle Edizioni Gruppo Abele presso Cooperativa La Grafica Nuova.
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Luigi Sica

Luigi Sica, 16 anni.

Finiti gli allenamenti nel campetto di Secondigliano, Luigi Sica, soprannominato "Maradona" per la sua passione per il calcio, la sera del 16 gennaio 2007 raggiunse gli amici in via Santa Teresa degli Scalzi, punto di ritrovo dei ragazzi del quartiere Sanità, a Napoli. Luigi e la sua comitiva si radunarono in prossimità di un distributore di benzina. Poco distante la sua comitiva, vi era un altro gruppetto di ragazzi, tra cui un quindicenne, Ciro. Con quest'ultimo iniziò uno scambio di battute che deteriorò finché Luigi diede un ceffone a Ciro. Il quindicenne si allontanò in compagnia dell'amico Mariano, quattordicenne, minacciando Luigi con un esplicito:«Io ti uccido». I due percorsero pochi passi. Il tempo per Mariano di consegnare un coltello a serramanico acquistato sulle bancarelle dei cinesi all'amico incitandolo a vendicarsi dell'offesa.

Così, alle 22:00 circa, Ciro tornò sul posto per un secondo round. Impugnando l'arma, sferrò diversi colpi ferendo gravemente Luigi con tre coltellate, in particolare: alle spalle, al collo e, quella mortale, alla pericardio. Dal racconto degli amici: quando Ciro si allontanò, Luigi avrebbe preso il suo cappello da terra e, indossandolo, dopo qualche secondo lo videro svenire. Solo allora si accorsero che aveva perso molto sangue. Purtroppo, i soccorsi furono vani, il giovane perse la vita poco dopo all'ospedale "San Gennaro" di Napoli. 

Storico giuridico

  • Quando la polizia si reca a casa dell'assassino, Ciro si era rifugiato presso l'abitazione di alcuni amici. Il padre, a seguito di una telefonata, accompagnò il figlio in questura per farlo costituire. Qualche giorno dopo, anche Mariano, il complice, si costituisce.
  • 2007 - Il tribunale per i Minorenni di Napoli richiede la condanna di:
    - 15 anni di reclusione per Ciro, in quanto esecutore materiale;
    - 10 anni di reclusione per Mariano, in quanto complice.
  • 2008 - La Corte d'Appello, sezione minori, riduce le pene a 14 anni per Ciro e 9 anni e 6 mesi per Mariano essendosi avvalsi del rito abbreviato.
  • Tra sconti di pena e attenuanti, nel 2008 i due ragazzi sono già fuori dal carcere

 

Il ricordi di Anna, mamma di Luigi Sica

"Appena rientrato dalla scuola calcio mio figlio si sedette a tavola con noi per la cena finché non ricevette una telefonata. «Mamma scendo un po'» mi disse. Provai a fargli cambiare idea visto l'orario ma i miei figli sono cresciuti nel quartiere e conoscevo gli amici della zona, quindi, per non insistere lo salutai con il solito:«statt, accort e nun fa' tardi!». Poco prima delle 22:00, mio marito portò il cane fuori per i bisogni. Tardava a salire e in me sentii una sensazione come un brutto presentimento. Aprii il balcone e proprio in quel momento vidi arrivare un ragazzo sul motorino che a voce alta disse a mio marito: «Ciro corri! C'è Luigi a terra pieno di sangue!». Mi sentii gelare il sangue."

"Uscimmo tutti da casa. Nella corsa pensai di tutto: che Luigi fosse stato investito, rapinato o altro ma mai che lo avessero ucciso in quel modo. Quando arrivai sul posto c'era una grande confusione di gente. Gli amici di mio figlio mi bloccarono per impedirmi di vederlo a terra. Poi ci ritrovammo tutti in ospedale dove cercavo di sentire ogni cosa che gli amici dicessero. Volevo capire cosa fosse realmente accaduto. La mia rabbia è solo per non aver avuto la giustizia che meritavamo. Qualsiasi sia l'attenuante, i responsabili non hanno trascorso nemmeno 1 anno in carcere."

"Per 9 anni non sono uscita di casa. Non solo per il dolore ma anche perché il quartiere non ha salvato mio figlio. Molte persone, anche adulte, sono rimaste a guardare la lite come si guarda uno spettacolo invece di fermarlo. C'è voluto del tempo per dare un nuovo significato a quello che ci è accaduto. In particolare, da quando ho conosciuto la Fondazione Polis e il mondo delle associazioni. Fu la giornalista e autrice, Giovanna Covella che ce ne parlò organizzando un appuntamento. Con loro ho imparato a superare il dolore realizzando opere in nome di mio figlio. Il mio sogno è quello di poter raccogliere fondi in memoria di Luigi per aiutare i bambini in ospedale."

Gli errori dei figli sono responsabilità dei genitori, non solo quando sono minorenni. Perché quando sono soli, in strada, mettono in pratica gli insegnamenti e l'educazione ricevuta in casa.

Memoria: eventi, menzioni e luoghi intitolati a Luigi Sica

  • 2007 - Ciro Sica, papà di Luigi, costruisce una piccola cappella votiva come monito antiviolenza per i tanti giovani della zona.
    - Febbraio 2012 - il piccolo monumento è stato divelto dai vigili del Comune perché abusivo.
  • 3 giugno 2010 - La storia di Luigi è raccontata nel libro:"Otto centimetri di morte. La fine del sogno di Luigi Sica" di Giuliana Covella. Guida editori.
  • 4 >12 giugno 2011 - Messa in scena del musical:"Otto centimetri dall’anima" presso il Teatro Bolivar di Materdei. L'opera è inspirato dal libro scritto da Covella. Una rivisitazione di Annalisa Corporente, regia di Vincenzo Pirozzi.
  • 29 ottobre 2011 - Evento di beneficenza con un Triangolare di calcio: "Un goal per Luigi Sica: la legalità parte dallo sport", tra gli attori di "Un posto al Sole", "La squadra", i cantanti e giornalisti presso il campetto S.Gennaro, a Napoli. L’iniziativa, promossa dall'associazione "Prendiamoci per mano" per finanziare l'acquisto di un loculo alla Sanità.
  • 16 gennaio 2013 - Piantato un albero di mandorlo sul luogo del delitto, a Napoli, in via Santa Teresa degli Scalzi. Segue una messa in suffragio presso il Convento di San Francesco (Salita Stella). Iniziativa promossa dal Comune di Napoli e dalla Fondazione Polis.
  • 5 febbraio 2013 - Installata una lapide sotto il mandorlo a lui dedicato. 
    - 6 settembre 2013 - Una nuova lapide sostituisce la precedente vandalizzata qualche giorno prima.
  • Marzo 2015 - La storia di Luigi è menzionata nel libro:"Memoria" pubblicato dall'associazione Libera, a cura di: Marcello Cozzi, Riccardo Christian Falcone, Iolanda Napolitano, Simona Ottaviani, Peppe Ruggiero. Stampato per conto delle Edizioni Gruppo Abele presso Cooperativa La Grafica Nuova.
  • 21 luglio 2015 - La storia di Luigi è raccontata nel dossier: "La strage degli innocenti" dedicato a tutti i minorenni uccisi dalla criminalità in Campania. Evento promosso dalla Fondazione Polis in occasione del 24° anniversario dell'omicidio di Fabio De Pandi. La commemorazione continua con una Santa Messa, celebrata da don Tonino Palmese, presso la Chiesa di via Santa Lucia.
  • 17 aprile 2018 - La storia di Luigi è raccontata nella "Pillola NON INVANO" prodotto dalla Fondazione Polis della Regione Campania.
  • 16 gennaio 2019 - Inaugurata una targa in Via Santa Teresa degli Scalzi, all'altezza del civico 143, a Napoli. La cerimonia è stata organizzata dal Comune di Napoli, dalla Fondazione Polis.
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Antonio Vairo

Antonio Vairo, 68 anni

Il 23 gennaio del 2003 Antonio Vairo venne ucciso in Calata Capodichino, a Napoli, mentre s'intratteneva fuori l’associazione cattolica a cui era iscritto. Era sceso di casa per acquistare bibite quando fu sparato alle spalle. Con un solo colpo alla nuca dei balordi misero fine alla sua vita per uno scambio di persona. Nonostante fossero all'incirca le 11:00 del mattino e in una zona trafficata della città, nessuno dei passanti rilasciò una testimonianza.

A distanza di qualche anno, i familiari di Antonio, la vedova e le tre figlie, ottennero il riconoscimento di familiari di vittima innocente di criminalità organizzata. Nella determina del Ministero dell'Interno si legge che Antonio Vairo è da ritenersi tale perché:"fu ucciso per errore nell'ambito delle scommesse clandestine".

Storico giuridico

  • Giugno 2004 - In assenza di elementi per proseguire le indagini, il P.M. formulò la richiesta di archiviazione accolta dal GIP. 

Il ricordo di Concetta Vairo, figlia di Antonio

"Quella mattina ero a casa, incinta di 4 mesi. Verso orario di pranzo, mio marito e una sua zia entravano e uscivano tra le stanze. Parlavano in un modo strano dandomi delle indicazioni ma facevano dei ragionamenti un po' confusi. Insomma, capii che prendevano tempo così accesi la televisione come d'abitudine e fu così che seppi dell'accaduto. Il TG dava la notizia della sparatoria avvenuta fuori al tabacchi e quando sentii il nome di mio padre mi sentii pietrificata. Inutile la corsa all'ospedale a cui andarono mio marito e mia sorella."

"Da allora, la serenità della mia famiglia è stata stravolta. Tutt'ora, anche tra familiari, non è facile parlarne e ancor di meno accettare quanto sia accaduto. Inoltre, con un'archiviazione così rapida ci sentimmo abbandonati dalle Istituzioni e dalla comunità. Abbiamo conosciuto sulla nostra pelle il significato della parola omertà".

"Mio padre era una persona per bene e merita di avere giustizia. Prego che un giorno, anche in maniera anonima, qualcuno collabori con le autorità affinché possa essere arrestato chi ha commesso questo crimine. Non solo per mio padre ma anche per mia madre, venuta a mancare diversi anni fa. L'unico suo desiderio era conoscere chi le aveva strappato l'amore del marito. Non ha resistito al suo dolore. Ora tocca a me esaudire il suo ultimo desiderio e tenere viva la speranza".

Anche se sono passati tanti anni, noi chiediamo a gran voce: Giustizia, GIUSTIZIA giustizia!

#Memoria: eventi & intitolazioni in memoria di Antonio Vairo:

  • 23 gennaio 2013 - Decimo anniversario della morte di Antonio Vario. Momento di riflessione con la deposizione di una corona di alloro e di una targa in memoria della vittima sul luogo dell'accaduto. Evento promosso dalla terza Municipalità e dalla Fondazione Polis. A seguire, messa commemorativa presso la parrocchia di Nostra Signora di Lourdes, celebrata da don Vincenzo Ruggiero.
  • 23 gennaio 2014 - Messa commemorativa.
  • 26 ottobre 2015 - Cerimonia di svelatura della targa commemorativa deposta in Calata Capodichino presso il luogo dell'incidente. Delibera del 4 marzo 2014 approvata all'unanimità dal Consiglio della III Municipalità.
  • 23 settembre e 4 ottobre 2014 - Antonio Vairo è tra le vittime innocenti raccontate nello spettacolo:"VIVI". Progetto realizzato dalla Fondazione Polis, in collaborazione con il Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità,  con il supporto tecnico e scientifico di Aldo Zappalà di Village doc&film.
  • 5 dicembre 2019 - Intitolazione del Laboratorio Scientifico del'IPSEOA "Duca di Buonvicino" di Napoli.
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Gennaro De Angelis

Gennaro De Angelis, 37 anni

Il 15 ottobre 1982 Gennaro De Angelis, agente penitenziario presso il carcere di Poggioreale (NA), venne assassinato dalla camorra per essersi rifiutato di fare favori alla NCO. Quel giorno, nel tardo pomeriggio, s'intratteneva a giocare a carte nel consueto circolo ricreativo 'Madonna dell'Arco' nel centro di Cesa (CE). Alle 20:15 entrarono tre uomini a volto coperto e a mano armata che minacciarono i presenti. Si pensò ad una rapina, invece, i due riconobbero Gennaro ad uno dei tavoli e senza troppe esitazioni si avvicinarono a lui, gli spararono alla testa e al torace e si diedero alla fuga. Gennaro De Angelis morì sul colpo riversandosi dal tavolo. Nell'esecuzione venne ferito anche Pasquale Marino, pensionato di 70 anni, che morirà 4 giorni dopo al Cardarelli di Napoli.

Fu chiaro fin da subito che si trattasse di un'esecuzione di stampo camorristico. L'agente penitenziario era assegnato alla ricezione dei pacchi per i detenuti, mezzo attraverso il quale avvenivano scambi di messaggi o regalie. Gennaro De Angelis fu giustiziato per: la sua onestà e dedizione al lavoro, per non aver ceduto a favori o tangenti, per ogni rifiuto alle richieste della Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo.

A soli 37 anni Gennaro lascia una giovane moglie, Adele, e tre figli piccoli rispettivamente di: nove, cinque e due anni. Il Ministero dell'Interno ha riconosciuto Gennaro De Angelis  "vittima del dovere" ai sensi della legge 466/1980 e successivamente "vittima della criminalità organizzata" ai sensi della 407/1998.

Storico giuridico

  • 1985 - I carabinieri di Aversa(CE) hanno individuato 4 persone appartenenti alla NCO come autori del delitto. Tutti già in carcere per altri motivi.

 

#Memoria: eventi e intitolazioni in ricordo di Gennaro De Angelis

  • 26 agosto 2010 - La storia di Gennaro De Angelis è menzionata nel libro: "Al di là della notte" di Raffaele Sardo. Edito Pironti, promosso dalla Fondazione Polis.
  • 12 maggio 2013 - Intitolazione della sezione Anppe (Associazione Nazionale Polizia Penitenziaria) di Aversa (CE). L'evento si è svolto presso il Centro culturale "Caianiello" su iniziativa dell'amministrazione locale. 
  • 31 maggio 2013 - La storia di Gennaro De Angeli è raccontata nel libro: "Dizionario enciclopedico delle Mafie in Italia". Curatore C. Camarca, Edito Castelvecchi.
  • 13 ottobre 2013 - Convegno alla memoria sui temi della legalità presso la scuola media "F. Bagno" di Aversa (CE). All'incontro hanno partecipato diverse autorità del territorio casertano, tra cui: il magistrato Cesare Sirignano, don Luigi Ciotti e una delegazione del sindacato di Polizia COISP.
  • 19 novembre 2014 - Messa per tutte le vittime di camorra dell'agro-aversano e dell'area nord di Napoli celebrata a Casal di Principe (CE). L'iniziativa è stata sostenuta dalle associazioni tra cui: Comitato Don Peppe Diana, Associazione di volontariato "Jerry Essan Masslo", Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti di camorra.
  • 11 settembre 2020 - Intitolazione del carcere  di Arienzo (CE). 
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Pasquale Campanello

Pasquale Campanello, 33 anni 

L’8 febbraio 1993, il sovrintendente Pasquale Campanello venne ucciso con 15 colpi di pistola mentre smonta dal servizio presso la Casa Circondariale di Poggioreale. L'uomo lavorava come agente della polizia penitenziaria presso il braccio Venezia, ovvero, il reparto di massima sicurezza. Il movente più plausibile, per una così brutale esecuzione, è una probabile opposizione alle richieste di favoritismi dei boss in regime di detenzione.

Storico giuridico

  • A distanza di anni non sono stati ancora individuati e condannati i responsabili dell’omicidio.
  • Pasquale Campanello è riconosciuto come Vittima del dovere dal Ministero dell’Interno.

 

Il ricordo di Antonietta Oliva, moglie di Pasquale

"Come tutti i giorni, ero in casa con i miei figli che aspettavo il rientro di Pasquale da lavoro. Da poco erano passate le 17:00 e sentì bussare il campanello di casa. Dallo spioncino vidi un uomo dall'aspetto un po' rude che mi diceva di appartenere alla Polizia di Stato. Ricordando le raccomandazioni di mio marito non aprii subito. Chiesi a quell'uomo di aspettare giù al palazzo, che a breve sarebbe rientrato mio marito e avrebbe potuto parlare direttamente con lui. Invece, dopo circa 10 minuti, l'uomo ritorna con una donna in divisa. Quando li feci entrare, iniziarono a farmi delle domande un po' vaghe su mio marito. Nel frattempo la poliziotta inizia ad aprire a caso tra i cassetti del salone e quando trovò una foto di Pasquale disse «Però, era proprio un bel ragazzo». Lì mi sentii congelare. Mi affacciai al balcone e vidi che c'era una folla sotto al palazzo. Così capii che era successo qualcosa di grave. Prima di tutto ciò, ero convinta che una persona onesta, che svolge con impegno e umiltà il proprio lavoro, non potesse esser messo in discussione o addirittura essere ammazzato".

"I primi anni ho vissuto il mio dolore all'interno delle quattro mura con la mia famiglia. Fin da subito, per amore dei miei figli nascondevo la mia sofferenza per poter dare a loro tutto il mio sostegno. Avevano perso il papà, dovevo rassicurarli che non avrebbero perso anche me. Intanto, nonostante in casa ricordavo Pasquale raccontando di lui ai suoi figli, Silvia e Armando, iniziavo a realizzare che la comunità voleva dimenticare quanto fosse accaduto. Non potevo permetterlo ma all'epoca non sapevo come fare. Ironia della sorte, quando mio figlio Armando iniziò le scuole medie si ritrovò come professore Marco Cillo, allora referente di Libera Avellino. Dalla prima telefona, in cui mi spiegò cosa facesse l'associazione, mi coinvolse per le testimonianze nelle scuole". 

Consegno ai giovani i valori e gli ideali che ho ereditato e insegnato ai miei figli. Come una staffetta amo trasmetterli a chi incontro nelle scuole cosicché, guardando i miei occhi e ascoltando la mia storia, possano comprendere il dolore che provocano le mafie e scegliere di non farne parte.

#Memoria: menzioni e luoghi intitolati a Pasquale Campanello

  • 18 marzo 2013 - Inaugurata una targa nel "Giardino della Legalità-Falcone e Borsellino" presso l'Ateneo di Salerno.
  • Febbraio 2015 - Intitolazione del Centro sociale a Torrette di Mercogliano (AV), Via Nazionale Torrette, 143.
  • 6 luglio 2015 - Intitolazione del Presidio Libera di Atripalda (AV).
  • Marzo 2015 - La storia di Pasquale è menzionata nel libro:"Memoria" pubblicato dall'associazione Libera, a cura di: Marcello Cozzi, Riccardo Christian Falcone, Iolanda Napolitano, Simona Ottaviani, Peppe Ruggiero. Stampato per conto delle Edizioni Gruppo Abele presso Cooperativa La Grafica Nuova.
  • 20 marzo 2017 - Intitolazione di una traversa di via Annarumma (Avellino) con svelatura della targa "vittima del dovere".
  • 24 aprile 2018 - La storia di Campanello è raccontata nella "Pillola NON INVANO" prodotto dalla Fondazione Polis della Regione Campania.
  • 8 febbraio 2020 - Piantumato un albero di ulivo presso l'Istituto Agrario "Francesco De Sanctis" di Avellino.

Eventi per ricordare Pasquale Campanello

  • 8 febbraio 2013 - Fiaccolata organizzata da Libera Avellino.
  • 8 febbraio 2014 - "Una luce per chiedere verità e giustizia", una candela davanti al Tribunale di Avellino accesa dal referente del Presidio di Libera Avellino.
  • 15 novembre 2015 - Primo "Premio Pasquale Campanello - premio per l'impegno quotidiano". Consegnato a Torrette di Mercogliano presso il centro sociale intitolato al sovrintendente.
  • 07 dicembre 2016 - II Edizione del ""Premio Pasquale Campanello" presso la sala consiliare del Palazzo Civico di Atripalda.
  • 19 novembre 2017 - III edizione del "Premio Pasquale Campanello - premio per l'impegno quotidiano" presso la Chiesa di S. Nicola da Tolentino, Atripalda.
  • 16 novembre 2018IV Edizione del "Premio Pasquale Campanello” con la presentazione del docu-film: “Un giorno come tanti”, realizzato da Giovanni Centrella. Il cortometraggio è stato proiettato gratuitamente presso il Teatro D’Europa di Cesinali.
  • 8 febbraio 2020 - Torneo di pallavolo presso l' ISISS "De Luca";
    Dibattito sulle mafie presso l'Istituto Agrario "Francesco De Sanctis" con piantumazione di un ulivo con targa in memoria di Campanello;
    Incontro con gli studenti presso l' IC di Aiello del Sabato.
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Salvatore Buglione

Salvatore Buglione, 51 anni

Ogni sera, Salvatore Buglione al termine della giornata di lavoro come dipendente comunale nella squadra del dipartimento di patrimonio e logistica, raggiungeva la moglie presso l'edicola di famiglia per aiutarla nelle ultime faccende prima dell'orario di chiusura. La sera del 4 settembre 2006 Salvatore rimase da solo in edicola perché la moglie si era fatta male al piede e, per non farla affaticare, le concesse di anticiparsi a casa per poi raggiungerla una volta chiusa la bottega. Quando fu orario di chiusura, l'uomo prese con sé l'incasso della giornata per poi procedere a chiudere dell'attività. In quei frangenti giunsero quattro criminali che, aggredendolo, gli intimarono di consegnargli il danaro. Il titolare provò a fare resistenza ma quest'ultimi reagirono in malo modo, così, il brav'uomo cedette. Fece il gesto di aprire un cassetto del bancone ma, probabilmente perché sotto effetto di stupefacenti, il rapinatore s'impressionò e aggredì con un coltello l'edicolante. Gli infierì una coltellata dritta al cuore che uccise Salvatore Buglione sul colpo. Inutili i soccorsi presso l'ospedale Cardarelli di Napoli. 
 

Storico giuridico

  • 6 febbraio 2008 - dal Gup di Napoli vennero emesse le condanne per gli autori dell'omicidio:
    - Ergastolo per Domenico D'Andrea;
    - 23 anni di reclusione per Antonio Palmai,
    - 10 anni di reclusione per Diego Palma, all'epoca minorenne, fratello di Antonio.
  • 4 novembre 2009 - La seconda sezione della Corte di Assise di appello ridefinisce le condanne per Antonio Palma ridimensionando la reclusione a 18 anni.

 

Il ricordo di Anna Buglione, figlia di Salvatore

"Quel giorno ero a casa di mia nonna a farle compagnia dopo aver perso, da appena 20 giorni, anche mio nonno. All'improvviso bussarono insistentemente alla porta. Una vicina di casa ci allarmò del fatto che papà avesse avuto un malore. Mia madre e mio zio si precipitarono in edicola a vedere. Il tempo di rassicurare la nonna e li seguì anche io. Ricordo che appena misi piede fuori dal portone vidi una marea di persone che affollavano l'edicola. Avvicinandomi mi accorsi che l'attività di papà era chiusa dalle fasce bianco-rosse della polizia e che per terra c'era del sangue. Iniziai a capire ma non volevo crederci. Per la confusione mi sentivo spaesata finché una donna che mi riconobbe mi disse che papà era stato portato al Cardarelli. C'era un traffico assurdo così rifiutai i passaggi con l'auto e iniziai a correre verso l'ospedale non molto distante da noi. Giunti sul posto venimmo raggiunti da altri parenti a cui arrivò la notizia. Attendemmo finché le speranze di tutti vennero spente dall'infermiere che uscito dalla sala operatoria ci disse il fatidico: «non ce l'ha fatta»".

"I primi anni non accettavo l'accaduto. Il mio inconscio mi anestetizzava pur di non farmi affrontare il dolore. Addirittura provavo un po' di rabbia verso mio padre per essersi difeso anziché cedere subito i soldi e non rischiare la vita. Passò del tempo. Su internet iniziai a informarmi sulla nostra situazione finché giunsi sul sito della Fondazione Poli che fornisce supporto e assistenza ai familiari delle vittime. Li contattai e, iniziando a frequentare l'ambiente, conobbi altri familiari delle vittime. Da lì ho iniziato a reagire diventando partecipe agli incontri, raccontando la nostra testimonianza nelle scuole o alle manifestazioni o facendo ogni azione utile a mantenere viva la memoria di mio padre".

"Col tempo mi sono accorta che il dolore non è mai andato via ma, al contempo, prendendone consapevolezza la rabbia è svanita. Una crescita graduale grazie sia alla fede sia ad un percorso durante il quale ho approfondito diversi aspetti sia legali che burocratici sul tema. Ad oggi, infatti, ho riversato la mia energia a sostegno di tutti i familiari delle vittime innocenti affinché vengano riconosciuti eguali diritti indifferentemente dalla mano criminale che ha assassinato il proprio caro".

Nei momenti di difficoltà possiamo attingere da una forza che è nel profondo di ognuno di noi. Se ci lasciamo guidare da quest'amore, di sicuro, prenderemo le scelte giuste!

#Memoria: eventi, menzioni e intitolazione in ricordo di Salvatore Buglione

  • 1 maggio 2008 - La storia di Salvatore è raccontata nel libro: "Forcella tra inclusione ed esclusione sociale" di don Luigi Merola. Edizione Guida.
  • 20 maggio 2008 - La storia di Salvatore è menzionata nel libro: "Non rubate la speranza" del cardinale Crescenzio Sepe. Edito Mondadori.
  • 2008 - Intitolazione di un Centro di Coordinamento dei servizi per i senza fissa dimora. Il centro è ospitato in un appartamento confiscato alla camorra in via Pavia 129, a Napoli, e gestito dall'associazione "Less Onlus" in unione con "Il Camper Onlus".
  • 25 novembre 2008 - La storia di Salvatore è menzionata nel libro: "Napoli, la Città il Palazzo" di Raffaele Carotenuto. Editore La città del Sole.
  • 22 maggio 2010 - Intitolato un parco -agricolo didattico nel suo quartiere di residenza, in via Domenico Fontana- Rione Alto.. Evento promosso e presieduto dal Sindaco Rosa Russo Jervolino, l'assessore all'ambiente Rino Nasti, il Presidente, il consiglio e la giunta della Municipalità 5 Arenella-Vomero.
  • Marzo 2015 - La storia di Salvatore è raccontata nel libro:"Memoria" pubblicato dall'associazione Libera, a cura di: Marcello Cozzi, Riccardo Christian Falcone, Iolanda Napolitano, Simona Ottaviani, Peppe Ruggiero. Stampato per conto delle Edizioni Gruppo Abele presso Cooperativa La Grafica Nuova.
  • 4 settembre 2016 - Santa messa presso il parco agricolo "Salvatore Buglione" celebrato da don Tonino Palmese. Iniziativa del Comune di Napoli, della Municipalità 5 Vomero – Arenella e della Fondazione Polis della Regione Campania. Durante la celebrazione, all'interno del parco sono state allocate delle targhe commemorative e piantato un albero dedicato a Salvatore e a tutte le vittime innocenti della criminalità.
  • NR - Intitolazione del Centro Buglione: uno sportello informativo per i migranti in via Pavia, a Napoli, gestito dall'associazione "LESS Onlus".
 
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Palma Scamardella

Palma Scamardella, 35 anni

Il 12 dicembre 1994, poco dopo le 14:00, Palma Scamardella era sulla scala esterna della sua abitazione quando fu colpita alla testa da un proiettile. Il colpo fu fatale. La donna perse la vita per mano criminale pur essendo estranea agli ambienti della malavita. 

Solo dopo si venne a sapere cosa fosse successo. Palma Scamardella fu vittima di uno scambio di persona. La villetta nella quale viveva era divisa in due parti tenute tra loro da una scala centrale. Da una parte la famiglia di Palma, "persone normali", dall'altra vi erano appartenenti al clan di Lago che in quel periodo si contendeva il territorio di Pianura, quartiere di Napoli. Le scale erano ricolme di cespugli e, un clan rivale ai vicini di casa, attendevano all'esterno della villa per un agguato. Vedendo una sagoma muoversi dietro il fogliame, i sicari spararono senza preoccuparsi di chi ci fosse dall'altra parte. 

Storico giuridico

  •  

 Il ricordo di Emanuela Sannino, figlia di Palma

"All'epoca avevo circa 18 mesi. Eravamo dalla nonna che abitava al piano di sotto al mio. Quando si fece orario di pranzo, mia madre andò a casa a prendere le pappine per me. Il tempo passava ma lei non faceva ritorno. Così, mia nonna mi prese per mano per andare a veder perché ci mettesse tanto. Aperta la porta, mia madre era riversa a terra immersa nel sangue. Mia nonna per lo shock lasciò la mia mano, ed io, mi riversai su di lei. Fu il mio ultimo abbraccio. Mia mamma era una semplice casalinga, una civile, non un pubblico ufficiale che per lavoro mette a rischio la propria vita. Lei era al posto giusto e al momento giusto, a casa a farmi da madre, ed è proprio lì che è stata ammazzata. Il sol pensiero è ancor oggi un forte dolore".

"Da piccola chiedevo di mia madre, di come fosse morta. Mi fu sempre raccontato che fu una febbre a portarla via da me. La verità la conobbi quando avevo circa 10 anni. Una parente si fece scappare parte del racconto in mia presenza. Un drastico risveglio. Da quella volta non chiesi più nulla, preferivo il silenzio a quella brutta storia. Poi, di nuovo alle superiori, una professoressa fece trapelare la notizia della mia familiarità che nascondevo gelosamente. Per me fu di nuovo uno shock".

"L'inizio dell'impegno sociale non è stato dei più semplici. Ritenevo che la mia storia fosse «un problema solo mio» e non capivo l'utilità di condividerla con dei perfetti sconosciuti. Un percorso fatto di incontri e confronti con realtà simili. Poi, partecipando al campo estivo si Libera iniziai a sentirmi più sicura. Fu una bella esperienza anche se ancora un po’ bloccata dalla timidezza. La vera svolta arrivò con il confronto con altri familiari e il mondo del Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti. Il riconoscermi con dei simili, anche senza parlare, mi faceva sentire capita. Così continuai. Iniziai a frequentare una cooperativa territoriale in cui accolgono bambini provenienti da famiglie disagiate. Fu illuminante sentir dire, da quei bambini, di voler diventare poliziotti o aiutare il prossimo in qualche modo nonostante provenissero da contesti sociali dove si odia la divisa. Acquisii la consapevolezza di poter essere messaggera e testimone di cambiamento. Così, nel 2012, fondammo l'Associazione 'Palma Scamardella'. Invitiamo le persone a fare scelte coscienziose e non ai danni della giustizia. Queste alimentano il sistema criminale le cui conseguenze colpiscono tutta la comunità".

Siate responsabili! Noi siamo come gocce che messe insieme formano il mare e anche una piccola goccia contribuisce alla sua grandezza.

 #Memoria: libri e luoghi intitolati a Palma Scamardella

  • 12 dicembre 2012 - Intitolate alla memoria di Palma e di Gigi Sequino e Paolo Castaldi, le "Aiuole della Memoria" a Pianura, via Giustino Russolillo.
  • 29 aprile 2013 - La storia di Palma Scamardella è raccontata nel libro:"Fiore...come me" di Giuliana Covella. Spazio Creativo Edizioni.
  • 12 dicembre 2013 - Intitolata la "biblioteca della legalità"  presso l'istituto comprensivo "Giovanni Falcone" di Pianura.
  • Novembre 2014 - Inaugurata "la Casa della Cultura" a Pianura. Ognuna delle 15 sale della struttura è intitolata ad una vittima innocente tra cui Palma Scamardella.
  • Marzo 2015 - La storia di Palma è menzionata nel libro:"Memoria" pubblicato dall'associazione Libera, a cura di: Marcello Cozzi, Riccardo Christian Falcone, Iolanda Napolitano, Simona Ottaviani, Peppe Ruggiero. Stampato per conto delle Edizioni Gruppo Abele presso Cooperativa La Grafica Nuova.
  • Gennaio 2018 - Inaugurato e intitolato il Presidio Libera di Pianura "Gigi & Paolo e Palma Scamadella" presso la Casa del giovane.
  • 24 aprile 2018 - La vicenda di Palma è raccontata nella "Pillola NON INVANO" prodotto dalla Fondazione Polis della Regione Campania.
  • 27 maggio 2018 - Palma Scamardella è tra i volti raffigurati sul murales realizzato da Arcadio Krayon Pinto sito in Largo Sant'Eugenio, a Pavona (RM).
  • 13 giugno 2018 - Palma è tra le storie del libro:"Un giorno per la Memoria" curatrice Anna Copertino. Editore Homo Scrivens.
  • 2019 - La storia di Palma è menzionata nel libro:"Dead Silent: Life Stories of Girls and Women Killed by the Italian Mafias, 1878-2018" del University of Wisconsin Milwaukee UWM Digital Common.

Eventi in ricordo di Palma Scamardella

  • 12 dicembre 2012 - Cerimonia d'inaugurazione dell'aiuole della Memoria seguita da una messa in suffragio presso la cripta di don Giustino Russolillo.
  • 12 dicembre 2013 - Inaugurazione della "biblioteca della legalità" intitolata a Palma seguita da una messa in suffragio presso la Cripta di don Giustino, a Pianura.
  • 23 maggio 2014 - Cerimonia di consegna del Premio Palma Scamardella presso l'I.C."Giovanni Falcone" di Pianura.
  • 23 settembre e 4 ottobre 2014 - Palma Scamardella è tra le vittime innocenti presenti nello spettacolo "VIVI". Progetto realizzato dalla Fondazione Polis, in collaborazione con il Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità, con il supporto tecnico e scientifico di Aldo Zappalà di Village doc&film.
  • 12 dicembre 2014 - Momento cittadino seguito da una messa in suffragio presso la Cripta di don Giustino, a Pianura.
  • 12 dicembre 2015 - Momento cittadino seguito da una messa in suffragio presso la Cripta di don Giustino, a Pianura.
  • 12 dicembre 2016 - Momento cittadino seguito da una messa in suffragio presso la Cripta di don Giustino, a Pianura.
  • 12 dicembre 2017 - Momento cittadino seguito da una messa in suffragio presso la Cripta di don Giustino, a Pianura.
  • 12 dicembre 2018 Piantate e intitolati due alberi in memoria di Palma, Gigi & Paolo nell'aiuola posta in Via Torricelli, le scuole di Pianura. Evento promosso dal Presidio Libera locale e le scuole del territorio.
  • 12 dicembre 2019 - Una marcia commemorativa partita dal plesso Torricelli(dell'IC Russolillo) fino all'aiuola a lei intitolata sempre a Pianura.
  • 14 febbraio 2020 - Manifestazione commemorativa in occasione del compleanno di Palma presso il Teatro della Sede Centrale, a Napoli. Evento organizzato dalla direzione scolastica dell'IC "Don G.Russolillo" di Pianura.

 

L'Associazione "Palma Scamardella"

L'associazione nasce nel 2012 dalla voglia dei familiari di Palma, sostenuti da tutte le persone incontrate nel tempo, di voler ricordare Palma Scamardella. Prendono parte attivamente non solo chi l'ha conosciuta in vita ma, e soprattutto, da chi desidera che il suo Nome e la sua storia non vengano mai dimenticati.

Dal 2012, l'associazione realizza borse di studio per i ragazzi del territorio di Pianura, quartiere di Napoli.

Resta connesso con Palma Scamardella

Per rimanere informato sui prossimi eventi in memoria di Palma Scamardella segui la pagina Facebook dell'Associazione dedicata a lei! 

Associazione Palma Scamardella - Vittima innocente di camorra

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Claudio Taglialatela

Claudio Taglialatela, 22 anni

La sera del 9 dicembre 2003 Claudio Taglialatela, studente universitario di Portici (NA) tornato da poco dal periodo di leva militare come ausiliare dei carabinieri, passò a prendere un amico per una serata insieme. Mentre lo attendeva in auto sotto casa, in via Seggio del Popolo a Napoli, si accorse di due persone poco raccomandabili che lo fissavano da un po'. Così, visto che l'amico tardava ad uscire, decise di prender tempo facendo il giro dell'isolato. Avvertì il compagno con un messaggio su cellulare e mise in moto l'auto ma la sua scelta indusse i criminali ad agire. In sella al loro scooter, i rapinatori aprirono il fuoco con un solo colpo sparato in direzione dell'auto. Il proiettile colpì Claudio al torace. Il ragazzo si accasciò esanime sul sediolino mentre l'auto si fermò poco più avanti contro un semaforo.

La dinamica fu ricostruita proprio grazie agli SMS che Claudio inviò all'amico pochi attimi prima di essere ucciso: «Ci sono due tipi in motorino che non mi piacciono. Mi sembra che guardino male proprio verso di me. Faccio il giro dell'isolato e torno». Meno chiaro resta il movente. La scelta ricadeva tra due ipotesi: lo scambio di persona (i killer si sarebbero insospettiti dalla lunga sosta di un forestiero che, peraltro, smanettava col telefonino scambiandolo per uno specchiettista del clan avversario); la rapina per estorcerci soldi, oggetti valori o l'auto, ragion per cui avrebbero sparato un colpo per intimidirlo e impedirgli di scappare. Quest'ultima è la versione ritenuta più congrua con la ricostruzione dei fatti e alle intercettazioni telefoniche durante le indagini. 

Storico giuridico

  • Dicembre 2003 - I carabinieri fermano il presunto killer di Claudio Taglialatela, Arturo Raia, di 28 anni, già conosciuto negli ambienti.
  • 8 gennaio 2004 - Arturo Raia viene arrestato con l'accusa di essere il responsabile dell'omicidio, colui che ha premuto il grilletto.
  • 10 gennaio 2004 - Il pregiudicato si suicida in carcere impiccandosi con le lenzuola nella sua cella. In assenza di altri fattori, resta sconosciuto e impunito il complice.

 

#Memoria: menzioni e luoghi intitolati a Claudio Taglialatela

  • 15 maggio 2007 - Intitolata una targa sul luogo dell'omicidio in piazza Nicola Amore, a Napoli. L'opera è stata totalmente finanziata dalla famiglia Taglialatela e affisa con le autorizzazioni del Comune.
  • Febbraio 2014 - Intitolato il Presidio Libera di Portici a Teresa Buonocore e Claudio Taglialatela. Il presidio ha sede presso la dependance del bene confiscato alla camorra "Villa Fernandez", in via A.Diaz a Portici (NA). I complesso è gestito dall'associazione Collegamento Campano per la legalità e la non violenza"G.Franciosi".
  • Marzo 2015 - La storia di Claudio è menzionata nel libro:"Memoria" pubblicato dall'associazione Libera, a cura di: Marcello Cozzi, Riccardo Christian Falcone, Iolanda Napolitano, Simona Ottaviani, Peppe Ruggiero. Stampato per conto delle Edizioni Gruppo Abele presso Cooperativa La Grafica Nuova.
  • 17 aprile 2018 - La vicenda di Claudio è raccontata nella "Pillola NON INVANO" prodotto dalla Fondazione Polis della Regione Campania.
  • Giugno 2018 - Intitolato il Palazzetto dello sport di Portici (NA). Decisione promossa dal Consigliere comunale Antonio Bibiano e approvato all'unanimità con la DCC del 11 giugno 2018. 

Eventi in ricordo di Claudio Taglialatela

  • 7 giugno 2011 - Trofeo Taglialatela con un torneo di pallavolo presso il Liceo "Flacco" di Portici (NA), preceduto da un momento alla memoria.
  • 19 maggio 2012 - Premiazione del Trofeo Taglialatela con un torneo di pallavolo presso il Liceo "Flacco" di Portici (NA), seguita da un dibattito con gli studenti.
  • 9 dicembre 2013 - Messa in suffragio presso la Chiesa Maria SS. della Salute di Portici (NA) celebrata da don Tonino Palmese.
  • 9 dicembre 2014 - Messa in suffragio presso la Parrocchia di S.Maria della Speranza, a Portici (NA), celebrata da don Tonino Palmese.
  • 16 maggio 2014 - Finale del Trofeo Taglialatela con un torneo di pallavolo presso il Liceo "Flacco" di Portici (NA) in occasione del workshop sul tema: "I Giovani e la violenza".
  • 22 maggio 2015 - Trofeo Taglialatela con un torneo di pallavolo presso il Liceo "Q. Flacco" di Portici (NA).
  • 11 dicembre 2015 Concerto del coro "Note Legali" diretto dal maestro Paolo Acunzo. Evento promosso da Libera Portici
  • 15 maggio 2016 - Consegna del Premio "Claudio Taglialatela" presso l'I.C. "Adelaide Ristori", a Napoli. La cerimonia è continuata con la deposizione di fiori presso la targa intitolata in Piazza Amore.
  • 4 dicembre 2016 - Concerto dei "Euphoria Gospel Choir" diretto dal maestro Emanuele Giovanni Aprile presso Villa Fernandez, a Portici (NA). Evento promosso da Libera Portici.
  • 19 maggio 2017 - Premiazione del Trofeo Taglialatela con un torneo di pallavolo presso il Liceo "Flacco" di Portici (NA), seguita da un dibattito con gli studenti.
  • 20 dicembre 2017 - Incontro con esibizioni artistiche della Scuola di teatro del Presidio Libera Portici diretta dal maestro Mario Aterrano. Evento svoltosi a Villa Fernandez, Portici (NA).
  • 28 maggio 2018  -  Premiazione del Trofeo Taglialatela con un torneo di pallavolo presso il Liceo "Q. Flacco" di Portici (NA).
  • 18 dicembre 2018 - Incontro dibattito presso Villa Fernandez, a Portici (NA). Evento promosso dal Presidio Libera di Portici.
  • 18 maggio 2019 Torneo di calcio presso il Liceo "Flacco" di Portici (NA). L'evento è stato allietato anche con momenti musicali.
  • 9 dicembre 2019 Messa in suffragio presso la Parrocchia del Sacro cUore, a Portici (NA).
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