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Giancarlo Siani

Giancarlo Siani, 26 anni

Il 23 settembre 1985 Giancarlo Siani, giornalista del "Il Mattino", fu assassinato dalla camorra sotto casa, in via V.Romaniello, quartiere Arenella, a Napoli. Pressapoco le 20:50, Giancarlo fece ritorno e, ancora al volante della sua "Méhari" con capote in tela, venne colpito alla testa da 10 colpi di pistola sparati da almeno due sicari a bordo di una moto.

 giorno prima Giancarlo Siani aveva ultimato un volume-dossier dal titolo:"Torre Annunziata un anno dopo la strage" sugli affari camorristici dell'omonimo paese. Il documento, già composto in tipografia, non fu più ritrovato da quel giorno. A rafforzare la tesi che sia stato ammazzato per mettere a tacere le sue inchieste c'è la testimonianza di Amato Lamberti, ex-direttore dell'Osservatorio anticamorra, il quale dichiarò che, in quella giornata, ricevette una telefonata da Giancarlo che gli chiese un incontro per parlare di cose che «è meglio dire a voce». Non si è mai saputo di cosa si trattasse e se il ragazzo iniziasse a temere per la sua incolumità. Dovettero passare ben 11 anni tra indagini e processi giudiziari affinché si conoscessero le cause e i moventi che spinsero la malavita a togliere la vita a un giovane apprendista giornalista.

 

Storico giuridico

  • 15 aprile del 1997 - La seconda sezione della Corte d'Assise di Napoli condannò all'ergastolo:
    - Lorenzo Nuvoletta, suo fratello Angelo Nuvoletta e Luigi Baccante ritenuti i mandanti dell'omicidio.
    - Ciro Cappuccio e Armando Del Core individuati come esecutori materiali.
    In questa stessa condanna appare, tra i mandanti, anche il boss di Torre Annunziata: Valentino Gionta. Per quest'ultimo la Corte di Cassazione dispose il rinvio ad altra Corte di Assise di Appello.
  • 29 settembre del 2003 - Processo di appello per Valentino Gionta condannato all'ergastolo come mandante. L'uomo viene definitivamente scagionato dalla Corte di Cassazione per 'non aver commesso il fatto'.
  • Nel 2014 - Roberto Paolo, giornalista napoletano, edita un libro-inchiesta sollevando dubbi sui reali esecutori dell'omicidio e indicando altri nomi. Sulla base di queste rivelazioni, l'allora coordinatore della Direzione antimafia della Procura di Napoli, Giovanni Melillo, ha riaperto le indagini sull'omicidio Siani: il fascicolo è affidato ai sostituti procuratori Enrica ParascandoloHenry John Woodcock. (fonte wikipedia)

 

Il ricordo di Paolo Siani, fratello di Giancarlo

"Quella sera rientravo a casa dopo la fine del mio turno in ospedale. Fu così che scoprì la drammatica sorte di mio fratello. Fui la prima vettura, dopo quella della polizia, a giungere sul luogo del delitto. L'auto di Giancarlo era inconfondibile e lui lì, ancora alla guida. Lo vidi. Un dolore così cupo, forte, profondo, il vuoto assoluto."

"Solo dopo aver dato sfogo a quella disperazione iniziammo a capire cosa avesse potuto portare alla sua morte. Capimmo che di certo avesse a che fare con il suo lavoro, ne avemmo conferma anche dagli investigatori. Così, noi familiari e amici di Giancarlo iniziammo le nostre battaglie in cerca di giustizia. Un lungo periodo durato ben 11 anni prima di venirne a capo. Eravamo praticamente soli. In quel periodo non esistevano associazioni anti-camorra e il tema non veniva menzionato nemmeno dalla magistratura."

"Poi nacque l'associazione Libera. Con don Tonino Palmese e Geppino Fiorenza fummo tra i primi ad aderivi. Da lì mi sentii parte di una comunità con la quale condividere quell'immenso dolore che è sempre presente con noi familiari. Il gruppo si ingrandii fino a decidere di fondare il Coordinamento campano dei familiari. Insieme abbiamo realizzato dei risultati importanti che hanno dato voce per la prima volta alle vittime innocenti della criminalità e ai loro familiari. Il nostro impegno fu così proficuo che mi fu offerta la presidenza e la gestione della Fondazione Polis della Regione Campania dal primo anno della sua istituzione. Da allora, siamo diventati i portavoce di una parte di storia del nostro paese che non viene raccontata."

È nostro compito divulgare la storia delle vittime innocenti. Il nostro racconto è unico e può toccare le coscienze dei ragazzi in un modo unico, diretto, semplice ma tale da fargli provare ribrezzo e odio verso il mondo della criminalità.

#Memoria: luoghi intitolati a Giancarlo Siani 

"Via Giancarlo Siani" a:

  • Qualiano (NA); Marano di Napoli; Villaricca (NA); Acerra (NA); Casalnuovo di Napoli; Parete (CE);
  • Piazza Giancarlo Siani, Tavernanova, Casalnuovo di Napoli;
  • Rampe Giancarlo Siani, Napoli;
  • Piazzale Giancarlo Siani a Vico Equense (NA). All'ingresso della piazza, antistante al Municipio, una stele che raffigura il volto di Giancarlo con la bocca "cancellata".

Istituti scolastici:

  • IISS Giancarlo Siani, Via Gaudiosi, Casalnuovo di Napoli;
  • Scuola Materna G.Siani, Via Giuseppe di Vittorio, Mugnano di Napoli;
  • Scuola Media Statale, via Giacomo Leopardi, Gragnano (NA);
  • IIS Giancarlo Siani di Napoli Succursale, Corso Chiaiano, Napoli;
  • Scuola Media Statale Giancarlo Siani, Via Giacomo Leopardi, Gragnano (NA);
  • Scuola primaria a Marano di Napoli;
  • 2° Circolo Didattico G.Siani, Via Monsignor Antonio Menna, Mugnano di Napoli;
  • Scuola primaria di Battipaglia (SA) che comprende L'IC "Fiorentini";
  • Liceo Scientifico Giancarlo Siani, Viale Europa, Aversa (NA).

Edifici, opere e presidi:

  • Centro Polifunzianale e del Teatro di San Giorgio a Cremano (NA);
  • Auditorium del Cinema comunale in Via IV Novembre, Marano di Napoli;
  • WebRadio Siani Network - Corso Resina, Ercolano (NA);
  • Atrio del PAN (Palazzo delle Arti di Napoli). In seguito ribattezzata "Sala della Memoria" in cui è custodita la Mehari di Giancarlo.
  • Biblioteca comunale in via nuova caravita a Cercola (NA);
  • Presidio Libera Roma XIII, piazza Agrippa 7h Ostia, Roma;
  • Aula Consiliare della Regione Campania;
  • Murales in via Vincenzo Romaniello. Un'opera lunga 38 metri realizzata dagli "Orticanoodles" proprio davanti all'abitazione di Giancarlo Siani;
  • Murale dell'artista Jorit Agoch raffigurante Giancarlo Siani e Peppino Impastato, a Giugliano in Campania;
  • Presidio Libera Pisa, Ex convento dei Cappuccini in Via dei Cappuccini 2/B, Pisa;
  • La nuova redazione de «Il Mattino» nella sede di Torre Francesco al Centro Direzionale di Napoli.

 

Eventi in ricordo di Giancarlo Siani

  • Dal 2015 al 2016 - "Il viaggio della legalità" con la Mehari che ha fatto un tour di Italia accompagnata in ogni provincia da mostre fotografiche, flash mob, convegni e manifestazioni.
  • 19 settembre 2015 Spettacolo teatrale: "Ladri di sogni" di Peppe Celentano e Vincenzo De Falco, al Teatro Diana.
  • 20 settembre 2015 - Incontro di pallavolo presso il Palavesuvio di Ponticelli (NA). Iniziativa “Un muro contro le mafie” promossa da: Anm, Coni, Fipav e Fipav Campania.
  • 21 settembre 2015 - Evento "Torre Annunziata non dimentica, Giancarlo Siani uno di noi" voluta dall'Amministrazione comunale locale.
  • 22 settembre 2015 - Convegno nazionale e corso di formazione a cura dell’Ordine dei giornalisti della Campania “Giancarlo Siani e il giornalismo di frontiera” presso l'università "Suor Orsola Benincasa" di Napoli.
  • 23 settembre 2015 - Giornata alla memoria con la deposizione di fiori seguita dalla XII edizione del Premio Siani presso la Sala riunioni del Mattino. Continua con una messa in suffragio nella chiesa dei Salesiani al Vomero quart. di NA) celebrata da don Tonino Palmese e don Luigi Ciotti. LA giornata si conclude con l'evento d'intitolazione dell'Atrio del Pan (Palazzo delle Arti di Napoli) a Giancarlo Siani.
  • 23 settembre 2016 - Deposizione dei fiori presso le Rampe Siani, a Napoli, seguita dall'inaugurazione del murales in via Vincenzo Romaniello.
  • 15 settembre 2017 - VI Edizione di "Buon compleanno Giancà" organizzato dall'Associazione Studenti contro la camorra in sincronia con Agisco, a Roma.
  • 22 e 23 settembre 2017 - Inaugurazione e intitolazione dell'Atrio del Pan con la proiezione di diversi filmografie seguita dal Premio Siani.
  • 19 settembre 2018 - VII Edizione di "Buon compleanno Giancà" organizzato dall'Associazione Studenti contro la camorra in collaborazione con Radio Siani e il patrocinio del Il Mattino.
  • 25 settembre 2018 - Manifestazione presso il club Mediterraneo, a Torre Annunziata (NA) organizzata dal'Associazione Libera e dai referenti politici locali.
  • 26 settembre 2018 - Tavola rotonda con dibattito su Giancarlo Siani presso la biblioteca a lui intitolata a Cercola (NA). Tra gli intervenuti: Samuele Ciambriello, garante campano per i detenuti, gli scrittori Pasquale Testa, Paolo Miggiano Alessandro Campaiola.
  • 19 settembre 2019 - VIII Edizione di "Buon compleanno Giancà" organizzato dall'Associazione Studenti contro la camorra in collaborazione con Radio Siani e il patrocinio del Il Mattino.
  • 23 settembre 2019 Giornata con Giancarlo partendo dalla mattina con la deposizione dei fiori alle Rampe Siani. Segue L'inaugurazione della "Sala della Memoria" presso il PAN con diversi interventi Istituzionali e la consegna dei 16° Premio Siani e la presentazione della nuova Fondazione "Giancarlo Siani".
  • 13 dicembre 2019 - Conferimento della Cittadinanza Onoraria  dalla città di Torre Annunziata (NA).
  • 19 settembre 2020 -  IX Edizione di "Buon compleanno Giancà" organizzato dall'Associazione Studenti contro la camorra in collaborazione con Radio Siani e il patrocinio del Il Mattino.
  • 23 settembre 2020 Giornata alla Memoria dalla mattina con la deposizione dei fiori alle Rampe Giancarlo Siani seguita dalla 17ª edizione del Premio Siani con un incontro presso il Cinema Modernissimo. Nel pomeriggio un convegno presso la Fondazione Polis. La giornata si conclude con una messa in suffragio presso la Chiesa dei Salesiani in via Morghen, a Napoli.

 

Bibliografia in cui è menzionata o raccontata la storia di Giancarlo Siani

Filmografia in cui è menzionata o raccontata la storia di Giancarlo Siani

 

La Fondazione "Giancarlo Siani"

Il 23 settembre 2019 nasce la Fondazione Giancarlo Siani ONLUS. Si tratta di una nuova voce che continuerà il lungo percorso tracciato con impegno, manifestazioni e battaglie in cerca di giustizia dall'"Associazione Giancarlo Siani" fondata un anno dopo l'agguato, nel 1986.

Nel 2004 viene istituito il "Premio Giancarlo Siani" riservato agli autori di testi giornalistici, ricerche o tesi di laurea che analizzino il fenomeno mafioso e le eventuali iniziative di contrasto. Inoltre, dal 2005 viene assegnata la "borsa di studio" agli studenti delle scuole di ogni ordine e grado che abbiano prodotto elaborati sulla figura di Giancarlo Siani. (fonte e riferimenti dal sito ndr)

La Fondazione si prefissa gli obiettivi di:
  • onorare la memoria e mantenere vivo il ricordo del giovane giornalista de “II Mattino” Giancarlo Siani, barbaramente ucciso a Napoli dalla camorra il 23 settembre 1985, mentre era un bordo della sua Mehari di colore verde, per le sue coraggiose inchieste giornalistiche;
  • onorare e tenere vivo il ricordo dei giornalisti uccisi dalle mafie;
  • sostenere i giornalisti minacciati dalle mafie per aver semplicemente svolto il proprio mestiere;
  • per difendere la libertà di stampa e di espressione in ogni sua forma;
  • onorare il ricordo di tutte le vittime innocenti della criminalità, perché il loro sacrificio non sia stato vano;
  • promuovere lo sviluppo nella società di una coscienza civile, di una cittadinanza attiva per il rifiuto di qualsiasi forma di violenza e sopraffazione, anche attraverso interventi precoci sull’infanzia, a partire dai primi mille giorni di vita, soprattutto in contesti di marginalità e di disagio sociale. (fonte Statuto della Fondazione)

Vuoi saperne di più? Visita il sito:
www.fondazionegiancarlosiani.it

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Antonio Ciardullo

Antonio Ciardullo, 51 anni

Nel pomeriggio del 12 settembre 2008 Antonio Ciardullo fu ucciso a colpi di pistola assieme al suo dipendente Ernesto Fabozzi, di 43 anni. I due uomini erano intenti a riparare un furgone nell'autorimessa di proprietà di Antonio, a San Marcellino (CE). Quel giorno erano da soli, impegnati nella manutenzione dei camion quando i sicari della camorra giunsero sul posto e li uccisero seduta stante. I due brav'uomini vennero colpiti con ben 20 colpi di pistola senza neanche il tempo di comprendere quanto stesse accadendo. I due vennero ritrovati esanimi a seguito di una segnalazione alla questura di Aversa.

L'omicidio venne subito ritenuto come una vendetta di camorra dovuta a questioni di racket. Antonio Ciardullo, brav'uomo di carattere qual'era, ha sempre rifiutato di pagare il pizzo e non solo. 10 anni prima, il titolare dell'impresa denunciò il clan Guerra per le richieste estorsive portando a degli arresti. Lo stesso Giuseppe Guerra emise la condanna a morte per Antonio sia per vendicarsi del torto subito sia per mandare un segnale agli imprenditori locali. Purtroppo, quel giorno, con lui perse la vita anche Ernesto ritenuto un testimone scomodo da lasciare in vita. 

Storico giuridico

  • Marzo 2013 - Il pm Cesare Sirignano emette le seguenti condanne:
    - Ergastolo per Giuseppe Setola e Giovanni Letizia ritenuti gli esecutori dell'omicidio.
    - 13 anni di reclusione a Giuseppe Guerra individuato quale mandante della spedizione punitiva.
  • Nello stesso mese, venne fermato Salvatore Santoro, 25 anni, ritenuto lo "specchiettista" dell'operazione, ovvero, colui che pedinò la vittima segnalando ai sicari il suo arrivo nel luogo stabilito.

 

Il ricordo di Nunzia Tamburrino, moglie di Antonio

"Quel pomeriggio rientravo dalla spesa quando ricevetti la telefonata di mio fratello. Mi domandò dove fosse Antonio ed io gli risposi, anche un po' perplessa, che era al deposito dei camion come sempre. Senza troppi giri di parole mi disse: «un amico mi ha detto che ci sono due persone a terra». Inizialmente pensai che mio marito avesse avuto un incidente per strada. Poi, mio fratello continuò a descrivermi l'accaduto e capì che il luogo era proprio il deposito. Mi si fermò il cuore. Iniziai a correre verso casa, presi la mia auto e mi diressi all'autorimessa. Al mio arrivo la polizia era già sul posto e mi trattenne impedendomi di passare oltre e vedere Antonio".

"Sapevo che mio marito aveva ricevuto delle richieste estorsive e che si era sempre rifiutato di pagarle ma non pensavo, davvero, che potessero arrivare a tanto. Quel giorno sono morta con lui. Credevo che avendo fatto già una denuncia in passato 'quella gente' non si sarebbe più avvicinata. Invece hanno ucciso due uomini, due brave persone, umili lavoratori, togliendoli alle loro famiglie. Non meritano di vivere".

"Un po' di tempo dopo, un amico mi accompagnò alla Fondazione Polis della Regione Campania, in particolare nelle persone di Tiziana Apicella e Paolo Miggiano. Non sapevo bene cosa potessero fare per me ma gli raccontai ugualmente la mia storia, le mie difficoltà. Successivamente fui condotta alla FAI di Tano Grasso. Mi presentarono l'avv. Giovanni Zara, una persona squisita e molto professionale che fin da subito si è reso disponibile, al punto da diventare un amico di famiglia e che ringrazio infinitamente. Tutte queste persone furono, e sono, meravigliose nel modo in cui mi sono state vicine anche più dei nostri familiari. Poi, in seguito conobbi Alessandra Tommasini, all'epoca Presidente del Presidio Libera territoriale. Compresi cosa significa fare memoria, che la storia di Antonio può essere di esempio per i ragazzi e questa è l'unica gioia di questa brutta storia. Ad oggi, che sono diventata nonna, è importante sapere che ci sono realtà associative che danno dei sani riferimenti ai giovani".

Bisogna percorrere la retta via evitando di frequentare persone poco raccomandabili. Questi sono gli ingredienti di una vita onesta, un valore che va insegnato in ogni famiglia!

#Memoria: eventi, intitolazioni e menzioni in ricordi di Antonio Ciardullo

  • 9 novembre 2010 - La storia di Antonio Ciardullo è menzionata nel libro"La bellezza e l'inferno" di Roberto Saviano. Edizione Mondadori.
  • 31 maggio 2013 - La storia di Antonio Ciardullo è riportata nel libro: "Dizionario enciclopedico delle Mafie in Italia". Curatore C. Camarca, Edito Castelvecchi.
  • 12 settembre 2014  - Posta una lapide in memoria di Antonio ed Ernesto a pochi passi dal luogo dell'omicidio. Evento promosso dalla UCA di Trentola Ducenta (CE) e da FAI Campania. Sulla targa è incisa la frase: "instancabili lavoratori e appassionati padri di famiglia, rappresentano un punto di riferimento oggi come domani"
  • 12 settembre del 2016 - Manifestazione in memoria presso la Sala Consiliare della scuola media "Leonardo da Vinci" di San Marcellino. Evento organizzato dallo sportello FAI territoriale.
  • 12 settembre 2018 - Momento di commemorazione nel luogo in cui furono uccisi Antonio Ciardullo ed Ernesto Fabozzi, nei pressi del cimitero di San Marcellino. A seguire, presso il Palazzo Ducale di Parete (CE), si è tenuto un dibattito. Intervenuti all'evento: Domenico Cuttaia, Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura, Raffaele Ruberto, e il Prefetto di Caserta, Tano Grasso, Presidente nazionale della FAI.
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Michele Landa

Michele Landa, 62 anni

Nel primo mattino del 6 settembre 2006 Michele Landa fu ucciso a Pescopagano(CE), davanti al ripetitore della Vodafone che aveva il compito di sorvegliare. Michele ricopriva il ruolo di guardia giurata particolare presso la cooperativa "Lavoro e Giustizia" presente sul territorio. Per essersi opposto al tentativo di furto, dopo averlo assassinato, i suoi killer bruciarono il suo corpo nelle campagne limitrofe. Il suo corpo venne ritrovato carbonizzato nella sua "Fiat 600" circa una settimana dopo la sua scomparsa.
 
In quel periodo i clan della camorra avevano scoperto il redditizio "cavallo di ritorno" delle apparecchiature telefoniche. I componenti dei ripetitori sono attrezzature costose e i proprietari sono disposti a pagare somme ingenti per riaverle. Mancavano solo un paio di mesi e Michele sarebbe andato finalmente in pensione dopo una vita di lavoro come contadino.
 

Storico giuridico

  •  Le indagini non portarono ad alcun processo. Vennero archiviate in poco tempo.

 

Il ricordo di Angela Landa, figlia di Michele

"Ricordo il momento in cui stendevo i panni quando ricevetti la telefonata da mia madre che, con il tono preoccupato, mi disse: «papà non è tornato a casa». Lasciai tutto e andai da lei per tranquillizzarla. Provammo a chiamarlo a telefono ma era staccato. Avvisammo i miei fratelli e quando anche loro non ebbero notizie dall'Istituto di vigilanza, sapendo i rischi del mestiere di papà, iniziammo ad allarmarci. Feci personalmente il giro del paese passando per i luoghi che mio padre frequentava di più. Nessun segno. Né al solito bar né amici e conoscenti lo avevano visto e cosa ancora più insolita: il collega che diede il cambio turno mi disse di non averlo trovato al suo arrivo. Mio padre era una persona precisa, meticolosa, anche se avesse avuto un'emergenza avrebbe avvisato dell'allontanamento. Così, decisi di andare a sporgere denuncia ai carabinieri. Solo dopo tre giorni di vane ricerche fu ritrovata l'auto grazie alla segnalazione di un contadino".

"La prima cosa che ci dissero in caserma fu: «questo è un agguato di camorra». Una frase che venne riportata anche sui giornali etichettando mio padre come una persona che frequentava certi ambienti. Ero spaventata da quest'associazione ma di certo non ho mai dubitato sull'onesta di mio padre. Sostenevo l'ipotesi che fosse stato eliminato perché diventato un testimone o qualcosa del genere. Intanto sui giornali uscivano ogni tipo di insinuazione che alimentavano le malelingue del popolino. D'un tratto non ero più -Angela la maestra- ma -la figlia del metronotte ucciso dalla camorra-. Alla violenta perdita di un padre e per quello che ne seguì (si pensi che i resti di mio padre li raccogliemmo in una scatola di scarpe) si aggiunse anche l'essere infangati".

"Il Natale successivo lessi il libro di Sergio Nazzaro (rif.). A mia insaputa vi trovai delle pagine dedicate alla storia di mio padre. Per la prima volta piansi di gioia! Finalmente qualcuno aveva parlato di Michele Landa ricordandolo come una persona onesta senza ricami e insinuazioni. Cercai il numero dello scrittore per ringraziarlo personalmente e ne seguì un incontro da cui nacque un'amicizia e non solo. Ci presentò Alessandra Tommasino, Presidente del Presidio Libera territoriale, con la quale iniziò la collaborazione nel mondo sociale. Il suo supporto, e incontrare altri familiari delle vittime innocenti, fu un passo fondamentale per prendere coscienza della nuova realtà in cui eravamo entrati a far parte. L'illusione che non parlarne fosse una forma di protezione fu sostituita dalla credenza che raccontare la storia di papà fosse un vanto utile soprattutto a sensibilizzare la comunità".

Essere indifferenti non ci protegge dal mondo mafioso. Purtroppo loro esistono ed è per questo che è importante fare memoria. Conoscere le storie delle vittime innocenti è un modo per imparare a tutelarsi dai loro soprusi.

 

Il ricordo di Antonio Landa, figlio di Michele

"Quando la mattina seguente mia madre non si ritrovò papà a casa si allarmò. Io e mio fratello, essendo del posto, lo andammo a cercare finché, stanchi per le ricerche a vuoto, decidemmo di andare a sporgere denuncia. I carabinieri ovviamente ci dissero che la prassi prevedeva un tempo maggiore. (Tralasciamo il poco tatto nella caserma nei confronti di mia madre). Non ci restò che attendere che si attivassero. Passarono circa 4 giorni e quando finalmente trovarono mio padre, ucciso e oltraggiato in quel modo, per il paese si sentiva vociferare cose poco onorevoli sulla nostra famiglia. Non fu facile realizzare il tutto. Passarono diversi giorni prima che il risultato del test del DNA ci confermasse che quei resti appartenessero a mio padre. Fino ad allora, forse per dare forza a mia madre o per altro, speravamo ancora che papà fosse vivo".

"«Qualcosa doveva aver fatto per morire così» diventò una frase che sentivamo e leggevano spesso sui giornali. Frasi alle quali non sai cosa rispondere e se ne vale la pena farlo. Mio padre era stato ucciso come un boss della camorra, prima sparato e poi bruciato e questo era un dato di fatto. Eppure, lui era un uomo semplice, una persona che per aiutare la famiglia faceva due lavori, poteva mai essere che fingesse così bene? Le indagini non portarono a nulla ma almeno le forze dell'ordine ci rincuorarono dicendo che il modus operandi era un modo per depistarli e non l'esecuzione a un capo clan".

"Grazie a mia sorella, che è la portavoce della famiglia, abbiamo conosciuto altre realtà come la nostra. Conoscere altri familiari, sentire le loro storie mi ha dato forza non facendoci sentire ‹soli›. Per quanto non amo toccare l'argomento sono molto felice che la memoria di papà venga portata avanti e che, addirittura, sia stata menzionata in alcuni libri. Oggi faccio lo stesso lavoro di mio padre, ho la mia famiglia e con orgoglio porto avanti i valori che mi ha insegnato papà".

Il desiderio che alla propria famiglia non manchi nulla non deve portare i giovani ad inseguire facili guadagni. Il lavoro onesto è la via affinché non gli manchino le cose più importanti: i valori e l'amore di una famiglia serena.

#Memoria: eventi e intitolazioni in ricordo di Michele Landa

  • N.R. - A Casapesenna/ Cancello Arnone un bene confiscato è dedicato alla memoria di Michele Landa. Nella terra ci lavorano i ragazzi de "La Buona Terra".
  • 22 novembre 2007 - La storia di Michele è raccontata nel libro: "Io, per fortuna c'ho la Camorra" di Sergio Nazzaro. Fazi Editore.
  • 31 maggio 2013 - La storia di Michele è raccontata nel libro: "Dizionario enciclopedico delle Mafie in Italia". Curatore C. Camarca, Edito Castelvecchi.
  • 17 settembre 2015 - La storia di Michele è inoltre raccontata nel libro: "Mio padre in una scatola di scarpe" di Giulio Cavalli. Edito da Rizzoli. Nel 2016 è stato presentato al "Trame - festival dei libri sulle mafie" e realizzato un audiolibro. 
  • 2018 - Angelina Landa, figlia di Michele, assume la rappresentanza dei familiari delle vittime innocenti della criminalità organizzata per la provincia di Caserta.
  • 30 aprile 2019 - Svelata una targa presso il bene confiscato a Cancello Arnone in seguito all'evento "I beni confiscati. Riscatto di un territorio" avvenuto presso la Sala Consiliare del medesimo Comune. Evento promosso dalla Fondazione Poli e da Libera.
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Angelo Riccardo

Angelo Riccardo, 21 anni

Il 21 luglio 1991 Angelo Riccardo era in auto con quattro amici: i fratelli Massimiliano e Bruno Cirillo, Ciro Tettone e Giovanni Alfiero. I giovani erano diretti alla Sala per la funzione religiosa dominicale della congrega dei testimoni di Geova a cui appartengono. Mentre Angelo è alla guida della sua "Renault 9" percorrendo via Roma, a San Cipriano d'Aversa, una seconda auto con almeno tre uomini si accostò ai ragazzi. Sembrò un semplice sorpasso, invece, in pochi attimi i ragazzi si videro trivellare di colpi. Angelo Riccardo venne colpito mortalmente al volto da 3 proiettili. Tra i ragazzi nel veicolo solo uno di loro fu ferito di striscio alla nuca mentre altri due proiettili vaganti colpirono due automobilisti di passaggio.
 
L'agguato ebbe tutte le sembianze di un regolamento di conti ma, come fu rapidamente appurato dai Carabinieri, il commando camorristico commise uno scambio di persona. Angelo Riccardo, semplice muratore incensurato, fu assassinato perché aveva l'auto simile a quella del vero obiettivo. L'episodio ebbe grande risonanza sul territorio spingendo la gente per bene del paesino, uniti a quelli di Casal di Principe (CE), tra cui don Peppe Diana, ad attuare manifestazioni contro la camorra. Nella tarda serata dello stesso giorno, perse la vita anche l'undicenne Fabio De Pandi, ucciso nel Rione Traiano da un proiettile vagante.
 
 

Storico giuridico

  • Per l'omicidio di Angelo Riccardo, è stato condannato all'ergastolo: Luigi Venosa, ritenuto l'esecutore materiale del delitto. 

 

#Memoria: eventi e intitolazioni per Angelo Riccardo

  • NR - Intitolata la biblioteca comunale di Succivo (CE).
  • NR - Intitolata una piazzetta nel Comune di San Cipriano d'Aversa (CE). 
  • 19 aprile 2012 - La storia di Angelo Riccardo è raccontata nel libro :  "L'impero", di Luigi Di Fiore. Editore Rizzoli.
  • 31 maggio 2013  - La storia di Angelo Riccardo è raccontata nel libro: "Dizionario enciclopedico delle Mafie in Italia". Curatore C. Camarca, Edito Castelvecchi.
  • 30 novembre 2018 - La storia di Fabio è raccontata nel libro: "La sedia vuota" di Raffaele Sardo. Edizioni Iod e promosso dalla Fondazione Polis.
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Fabio De Pandi

Fabio De Pandi, 11 anni

Il 21 luglio 1991 Fabio De Pandi trascorse la domenica con la famiglia a casa di amici nel Rione Traiano, a Soccavo (quartiere di Napoli). Quando fu ora di rincasare era ormai sera inoltrata. Giunsero alla loro auto, mentre, poco lontano arrivò una "alfa 164" con tre persone a bordo che di lì a poco iniziarono a sparare. Alle spalle della vettura della famiglia De Pandi vi era una bancarella di sigarette di contrabbando verso cui erano rivolte le pallottole esplose. Questi ultimi si diedero alla fuga, mentre, un proiettile vagante colpì il piccolo Fabio trapassandogli il braccio e conficcandosi nel torace. Salendo velocemente in auto per darsi alla fuga, Fabio pronunciò le parole: «mamma, mi fa male il braccio». I genitori videro il sangue sulla camicia e capendone subito la gravita, iniziò la corsa verso l'ospedale. Purtroppo la pallottola aveva leso gli organi vitali interni, Fabio De Pandi si spense prima di poter ricevere soccorsi.
 
Fabio De Pandi è morto a soli 11 perché i clan camorristici erano, e sono, in conflitto sul dominio del business della droga. In seguito alle dichiarazioni del boss del Rione Traiano si saprà che quella sparatoria sarebbe dovuta essere solo una "avvertenza" e non un vero e proprio agguato verso i detentori della bancarella per una partita di droga non ancora pagata. Nello stesso giorno, fu assassinato anche Angelo Riccardo, 21 enne di San Cipriano d'Aversa (CE), vittima di uno scambio di persona.

Storico giuridico

  • A pochi giorni dall'accaduto, la polizia riconosce Amedeo Rey come l'uomo che sedeva di fianco all'autista. In seguito, i mandanti e il commando dell'agguato sono stati tutti condannati. Ad Amedeo Rey, appartenente al clan Puccinelli, è stata riconosciuta la responsabilità per l'omicidio di Fabio.
  • Nel 2003 viene confermata la pena all'ergastolo per Amedeo Rey riconosciuto responsabile della morte del piccolo Fabio De Pandi. L'11 dicembre 2015 l'assassino si è tolto la vita impiccandosi nel carcere di Parma.

 

Il ricordo di Gaetano De Pandi, padre di Fabio

"Quella sera ero con la mia famiglia. Passammo la domenica a casa di un mio caro amico d'infanzia, poi, fatta sera, lo salutammo per rincasare. Era quasi mezzanotte quando passò un'auto nella zona alberata, non ci badai, era molto distante da noi. Poi, spararono nella nostra direzione. Dietro di noi c'era una bancarella di sigarette di contrabbando e noi ci trovammo nel mezzo. Salimmo rapidamente sulla nostra auto. Fabio disse che gli faceva male il braccio, poi vedemmo il sangue. Solo dopo ci accorgemmo che il proiettile gli aveva trapassato il braccio entrando nel torace. Corremmo in ospedale. Durante il tragitto mi accorsi che mio figlio non si lamentava più. Intuì che fosse finito ma non lo accettai e continuai la corsa sperando che si potesse ancora salvare".

"Sono nato e cresciuto nei quartieri spagnoli, conoscevo certe dinamiche e come evitare di restare coinvolto nella guerra tra i clan che vi era in quel periodo. Proteggevo mio figlio rinunciando alle uscite, a passeggiate per il quartiere. Una premura che non è servita".

"In seguito, tramite il mio avvocato conobbi la Fondazione Polis, altri familiari come me e il mondo delle vittime innocenti della criminalità. Con loro iniziai a raccontare la storia di mio figlio nelle scuole anche se, questo episodio ha lasciato un solco profondo dentro di me. Da allora, non amo allontanarmi troppo da casa il ché mi impedisce di essere particolarmente presente a tutte le manifestazioni".

"Ricordo in particolare di quando, con una classe, sorrisi raccontando che l'assassino di mio figlio si fosse suicidato in carcere. Un ragazzino me lo fece notare pensando che ne fossi felice e mi chiese il perché. Fu allora che realizzai che il desiderio di vendetta cambia nel tempo".

All'inizio vorresti dare sfogo alla tua rabbia, poi, capisci che la miglior "vendetta" si chiama giustizia. Cosa che chi ha ucciso mio figlio non è riuscito a sopportare preferendo togliersi la vita.

#Memoria: Eventi e luoghi intitolati a Fabio De Pandi

  • 9 aprile 2011 - intitolato il Premio della "Corrinapoli" riservato alle scuole. Un circuito podistico con partenza-arrivo a Piazze Plebiscito, Napoli.
  • N.R. - Dedicato un laboratorio dell'I.C. D'Aosta-Scura di Napoli.
  • 29 febbraio 2012 - La storia di Fabio è raccontata nello spettacolo teatrale: "Dieci storie proprio così", regia e drammaturgia di Emanuela Giordano.
  • 31 maggio 2013  - La storia di Angelo Riccardo è raccontata nel libro: "Dizionario enciclopedico delle Mafie in Italia". Curatore C. Camarca, Edito Castelvecchi.
  • 30 gennaio 2014 – Presentazione del Presidio Libera a Chiaia presso il PAN (Palazzo delle arti di Napoli) intitolato a Fabio De Pandi e Maurizio Estate.
  • 21 luglio 2015 - Presentato il dossier: "La strage degli innocenti" dedicato a Fabio e a tutti i bambini uccisi dalla criminalità in Campania. Evento promosso dalla Fondazione Polis in occasione del 24° anniversario dell'omicidio di Fabio De Pandi. La commemorazione continua con una Santa Messa, celebrata da don Tonino Palmese, presso la Chiesa di via Santa Lucia.
  • 8 giugno 2018 - Intitolata l'aula "Atelier creativo" dell'istituto "Baracca – Vittorio Emanuele II" ai Quartieri Spagnoli di Napoli. Nella scuola che frequentava Fabio De Pandi ora vi è una targa sui cui è incisa la frase: «Piccolo Principe' senza più sogni».
  • 26 luglio 2018 - La storia di Fabio è menzionata nel libro: "La guerra di Dario. Vivere e morire a Napoli" di Paolo Miggiano. Argot Edizioni.
  • 30 novembre 2018 - La storia di Fabio è raccontata nel libro: "La sedia vuota" di Raffaele Sardo. Edizioni Iod e promosso dalla Fondazione Polis.
 
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Raffaele Granata

Raffaele Granata, 70 anni

La mattina dell'11 luglio 2008 Raffaele Granata era nel suo stabilimento balneare "La Fiorente", a Marina di Varcaturo (NA), come tutte le mattine. L'uomo era orgoglioso della sua attività e, nonostante l'età, continuava a prendersene cura. Pressoché le 8:00, arrivarono in moto un commando della camorra casalese. Il vero obiettivo del raid era il figlio di Raffaele, il quale non era ancora arrivato. Così, i killer decisero all'istante di cambiare bersaglio. Riconobbero l'uomo che, nel 1992, denunciò le estorsioni determinando l'arresto dei taglieggiatori. Colsero l'occasione per vendicarsi oltre a dare un messaggio di forza contro quegli imprenditori locali che volevano seguire l'orma di ribellione e di denuncia dell'imprenditore napoletano. Raffaele fu assassinato in una stanzetta adiacente lo stabilimento incuranti della gente che iniziarono ad affollare il lido.

Storico giuridico

  • Nel processo della seconda sezione della Corte di Assise, presieduto da Maria Alaia latere Orazio Rossisono, vede come imputati: Giovanni Letizia e altri componenti della batteria di fuoco dei Setoliani.
  • 22 febbraio 2013 - La Corte d'assise di Santa Maria Capua Vetere conclude il processo emettendo le seguenti condanne:
    - Ergastolo per: Giuseppe Setola, Alessandro Cirillo, Giovanni Letizia e Carlo Di Raffaele.
    - 28 anni di reclusione a Ferdinando Russo;
    - 5 anni a Loran John Perham, ritenuto l'autista del commando;
    - 12 anni a Oreste Spagnuolo, divenuto collaboratore di giustizia le cui dichiarazioni sono state determinanti per smantellare il gruppo Setola.
  • 26 giugno 2014 - La Corte di Assise del Tribunale di Napoli di S. Maria Capua Vetere conferma tutte le condanne tranne che per l'autista del commando, Loran John Perham, al quale attribuiscono 18 anni per concorso nell'omicidio.
  • Quest'ultimo processo d'appello, ai danni di Loran Perham, l'uomo che aprì i cancelli del parcheggio dove trovarono rifugio i killer, è attualmente in attesa.

 

Il ricordo di Giuseppe Granata, figlio di Raffaele

"Quella mattina ricevetti una telefona da mio cognato che, quando avvenne l'attentato, si trovava di fianco allo stabilimento e sentii tutto. Corsi al lido ricongiungendomi alla mia famiglia e trovando davanti a me lo scenario di quanto era successo. In un'ora fummo raggiunti dai carabinieri che ci condussero con loro in caserma. Fin da subito indirizzammo le indagini sul movente dato che, qualche giorno prima, avevamo respinto una richiesta estorsiva".

"Non era la prima volta che il racket bussava alle nostre porte. La camorra è una piaga del nostro territorio e per gli imprenditori. Purtroppo, quest'ultima volta sottovalutammo gli emissari. Pensavamo fossero cani sciolti venuti da fuori e non li andammo a denunciare come facemmo in precedenza. Proprio per questo, i killer non esitarono a punire mio padre per i nostri rifiuti e per vendicarsi di quanto avvenuto anni addietro. Di certo la denuncia fatta nel 1992 fu una concausa a renderlo bersaglio dei casalesi".

"In seguito venni a conoscenza del mondo delle vittime innocenti. Purtroppo ne siamo entrati a far parte per un triste episodio ma sono contento di aver conosciuto così tante brave persone. Nel tempo l'impegno sociale non mi è mancato fino ad entrar a far parte del Comitato Scientifico della Fondazione Polis della Regione Campania. Inoltre, come famiglia svolgiamo attività di memoria nelle scuole del territorio o nelle attività intitolate a mio padre".

La principale dimostrazione di riscatto è l'aver continuato e implementato l'attività di mio padre. Abbiamo dimostrato che lo Stato vince sempre e la camorra non ci ha spezzato.

#Memoria: Eventi e luoghi intitolati a Raffaele Granata

  • Novembre 2008 - La storia di Raffaele Granata è menzionata nel libro: "L'Italia del pizzo e delle mazzette" di Bruno de Stefano. Editore Newton Compton Editori.
  • 19 febbraio 2009 - L'ISIS di Casalnuovo sceglie Raffaele Granata all'interno del progetto "adotta una vittima" promosso dall'Associazione Libera.
  • 10 settembre 2010 - La storia di Raffaele Granata è menzionata nel libro: "L'impero" di Luigi di Fiore. Editore Rizzoli.
  • 12 settembre 2010 - 1° Memorial ciclistico "Raffaele Granata, pedalando per la legalità", a Calvizzano (NA). Circa 60 ciclisti, dai 7 ai 12 anni, hanno gareggiato lungo un circuito cittadino di 900 metri, ripetuto più volte. L'evento è stato organizzato dall’assessore allo sport, Pasquale Napolano, in collaborazione con il team ciclistico Balzano.
  • 5 aprile 2012 - Cerimonia di inaugurazione della strada Raffaele Granata. La strada attraversa il territorio di quattro Comuni congiungendo da via Falcone di Marano di Napoli alla Circumvallazione esterna di Villaricca.
  • 11 luglio 2014 - Giornata commemorativa presso la sala consiliare del Comune di Castel Volturno. Intervenuti all'evento: il Sindaco Dimitri Russo, Luigi Ferrucci, Presidente FAI Castel Volturno, Tano Grasso, Presidente Onorario FAI, Cesare Sirignano, magistrato della DDA di Napoli, Carmela Pagano, Prefetto di Caserta e Santi Giuffé, commissario Straordinario del Governo per il coordinamento antiracket e antiusura.
  • 11 luglio 2015 - Commemorazione presso la sede FAI di Castel Volturno. Presenti i referenti delle associazioni e i familiari delle vittime innocenti.
  • 11 luglio 2016 - Evento di commemorazione organizzato dalla FAI di Castel Volturno. Presenti diversi referenti tra le associazioni e i familiari delle vittime innocenti.
  • 11 Luglio 2017 - Evento alla memoria dal titolo:"Sempre il mare, uomo libero, amerai", presso il lido “La Fiorente” in Marina di Varcaturo. L'evento rientra nella decima edizione del festival dell'impegno civile "Le terre di don Peppe Diana" realizzato sui beni confiscati alla criminalità organizzata.
  • 11 luglio 2018 - Commemorazione presso il Lido "La Fiorente", a Castel Volturno. Evento organizzato dalla FAI, Libera e il Comitato Don Peppe Diana. Intervenuti diversi referenti della FAI.
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Nicola Nappo

Nicola Nappo, 23 anni

La sera del 9 luglio 2009, Nicola Nappo era seduto su una panchina in Piazza de Marinis, a Poggiomarino (NA), in compagnia di un'amica. Mentre i due parlavano tranquillamente, si avvicinarono 2 uomini camuffati con delle barbe finte che esplosero 7 colpi di pistola. Tutti diretti al torace e al volto di Nicola. Inutili i soccorsi, il ragazzo muore sotto gli occhi dell'amica, la quale, resta ferita alla gamba da un proiettile rimbalzato che le viene estratto poco dopo presso l'ospedale di Scafati.

Fin da subito fu dichiarata l'estraneità di Nicola al mondo della criminalità. Il giovane lavorava come fabbro ed era incensurato. A breve, la dichiarazione del collaboratore di giustizia, Carmine Amoruso, 27enne del clan Giugliano, confermò la teoria affermando: «Nicola Nappo fu ucciso al posto mio». Lo scambio di persona avvenne perché la ragazza in compagnia con Nicola era la ex fidanzata di Amoruso. In seguito si scoprì che la condanna a morte, nei confronti di quest'ultimo, era per punire una lite avuta tra Amoruso e Sebastiano Sorrentino, figlio del boss.

Storico giuridico

  • 5 novembre 2012 - Il Gup Ludovica Mancini, su richiesta del pm Gianfranco Scarfò, notificarono un'ordinanza di custodia cautelare per Antonio Cesarano, 32 anni, affiliato al clan Sorrentino o dei "Campagnoli", boss nella zona di Scafati. Incastrato dalle dichiarazioni del pentito e per detenzione di armi.
  • 22 gennaio 2014 - Si conclude il processo con rito abbreviato. Il gup Carola condanna all'ergastolo Antonio Cesarano, considerato il mandante dell'omicidio. Assolto, invece, l'imputato Giovanni Battista Matrone.
  • Settembre 2015 - La Corte di Assise d'Appello di Napoli confermato l'ergastolo inflitto a Cesarano, mandante dell'omicidio di Nicola.
  • Dicembre 2016 - la Corte Suprema di Cassazione si pronuncia con annullamento e rinvio. Annulla la sentenza impugnata e rinvia per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte di assise di appello di Napoli.

 

#Memoria: Eventi e luoghi intitolati a Nicola Nappo

  • 2013 - Inaugurato e intitolazione del Presidio Libera di Scafati.
  • 2016 - La storia di Nicola è nel libro:"Napoli - Storie sbagliate" di Tonino Scala. Presentato presso il cineteatro Minerva di Boscoreale.
  • 16 febbraio 2017 - Concorso artistico-letterario dal titolo: “fiori di memoria, colori d’impegno”, in cui gli alunni creano progetti di legalità partendo dalla storia di Nicola.
  • 10 luglio 2017 - apposizione di una targa in ricordo di Nicola Nappo presso l’aiuola di via XXV Aprile, Poggiomarino.
  • 12 luglio 2017 – Triangolare di calcio presso il campetto dalla parrocchia San Francesco di Paola a Scafati, con squadre formate da giovani di Poggiomarino e di Scafat.
  • 6 novembre 2018 - Intitolazione del terre confiscate a Scafati ribattezzate "fondo agricolo Nicola Nappo". 

 

Fondo Agricolo "Nicola Nappo"

Il Fondo Agricolo Nicola Nappo è il bene confiscato a vocazione agricola più grande dell’agro nocerino sarnese. Dall’agosto del 2018 è affidato alla A.T.S. (associazione temporanea di scopo) Terra Vi.Va.
Sito in via Nuova San Marzano, 394, Scafati (NA). 

Si tratta di un esperimento diffuso in molte località europee, non sempre inserite in percorsi di riuso sociale di beni confiscati, e che riguardano porzioni di terreni di proprietà pubblica. Gli orti hanno una serie di funzioni molto importanti per le città in cui vengono realizzati.

  • Sono uno strumento per combattere l’esclusione sociale e favorire pratiche aggregative, riescono ad essere un antidoto alla solitudine agli agglomerati di cemento urbano, senza contare che fanno bene alle tasche dei cittadini perché permettono di spendere meno grazie ad una filiera agroalimentare corta.
  • Tutela della biodiversità agricola, riduzione della produzione di rifiuti, portare a tavola prodotti sani e senza pesticidi sono gli ingredienti per immaginare un futuro più sostenibile e a misura d’uomo.
  • Al Fondo Agricolo Nicola Nappo combattiamo le mafie anche prendendoci cura del pianeta.
  • Gli orti disponibili sono circa 70 al momento, della dimensione di circa 50mq ciascuno.

Vuoi saperne di piu? Visita il sito:
www.fondonappo.it

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Mario Diana

Mario Diana, 49 anni

La mattina del 26 giugno 1985 Mario Diana si trova fuori al bar "Oreste", a Casapesenna (CE). Due uomini si avvicinarono e, chiamandolo per nome, gli spararono un colpo di fucile al torace. L'uomo si accasciò a terra, a quel punto, uno dei due killer si avvicinò finendolo con un colpo alla tempia. 

Mario Diana era un imprenditore del settore trasporti, proprio nel territorio di Casapesenna. Il suo assassinio viene subito interpretato come l'azione punitiva del clan casalese verso chi rifiutava di sottomettersi all'estorsione. 

Storico giuridico

  • 2005 - Dopo 20 anni si conoscono i nomi dei colpevoli: Giuseppe Quadrano, già in carcere per l'uccisione di don Peppe Diana, Dario de Simone, entrambi divenuti collaboratori di giustizia, e Antonio Iovine.
  • Nel 2008 la Corte di Assise di Santa Maria Capua Vetere ha condannato all'ergastolo Antonio Iovine e a 14 anni i pentiti Dario de Simone e Giuseppe Quadrano, condanna divenuta definitiva per de Simone e Quadrano, a seguito della decisione della Suprema Corte di Cassazione del 13/11/2015.
  • Per Antonio Iovine, che da pentito aveva confessato di aver ucciso Mario Diana, la condanna all'ergastolo era già divenuta definitiva per mancata impugnazione della sentenza di primo grado.  

 

#Memoria: eventi e intitolazioni in ricordo di Mario Diana

  • 1 marzo 2013 - La storia di Mario Diana è raccontata nel libro:"Come Nuvole nere" di Raffaele Sardo. Editore Melampo, promosso dalla Fondazione Polis.
  • Giugno 2013 - Istituita ufficialmente la "Fondazione Mario Diana" per volontà dei familiari.
  • 20 marzo 2014 - Primo Memorial Vittime delle Mafie. Evento organizzato dalla Fondazione Mario Diana in collaborazione alla Nuova Quarto calcio per la legalità, Libera, Diocesi di Pozzuoli e Associazione Focus.
  • Marzo 2015 - Messa celebrata dal Vescovo di Caserta, monsignor Giovanni D'Alise, nella Chiesa Cattedrale, stracolma di gente. A promuovere la giornata in ricordo di Mario Diana, la famiglia, la "Fondazione Mario Diana onlus" la "Fondazione Polis", "Libera" e il "Coordinamento Campano dei Familiari delle Vittime Innocenti della criminalità".
  • 24 giugno 2016 - La Fondazione "Mario Diana" ha promosso il progetto "Prometeo" assegnando 35 borse di studio a studenti casertani. Il progetto è stato presentato all'Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere con un monologo dell'attore Alessandro Preziosi che ha proposto una rilettura, in chiave moderna, del mito greco del titano di Eschilo. L'evento è stato organizzato in collaborazione con la Soprintendenza dei Beni Archeologici di Santa Maria Capua Vetere.
  • Luglio 2017 – Evento musicale "La bellezza esiste…poesie e suoni per l'anima" come chiusura della IX edizione di "Suggestioni all'imbrunire".

 

Fondazione Mario Diana ONLUS

Istituita ufficialmente nel giugno del 2013, dai familiari di Mario Diana, è costantemente orientata allo sviluppo di una convivenza sociale giusta, libera e fondata sui principi della Costituzione italiana con una particolare attenzione alla eco-sostenibilità, alla promozione dell’imprenditorialità sociale, alla diffusione di una cultura della partecipazione, frutto di sinergia e collaborazione tra i singoli. La Fondazione ha orientato il suo impegno verso lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnica, della tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico e con il preciso focus su: Infondere fiducia nei giovani; migliorare la qualità della vita, diffondere la cultura della conoscenza. Attraverso questi obiettivi la Fondazione intende:

  • Promuovere la valorizzazione del patrimonio culturale, storico e artistico (nazionale e locale);
  • Promuovere la ricerca tecnica e scientifica; sviluppare la sensibilità ambientale; incentivare l’innovazione;
  • Favorire l’educazione, l’istruzione e la formazione professionale dei giovani.

Vuoi saperne di più? Visita il sito:
www.fondazionediana.com 

 Resta connesso con la Fondazione Mario Diana ONLUS

Per non perdere eventi in memoria di Mario Diana o le attività della Fondazione a lui intitolata, segui la pagina facebook: 

@fondazionediana

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Silvia Ruotolo

Silvia Ruotolo, 39 anni

L'11 giugno 1997, Silvia percorreva a piedi la salita Arenella, una strada stretta e molto trafficata, dell'omonimo quartire a Napoli. Per mano teneva suo figlio Francesco, di soli 5 anni, che era andato a prendere all'ultimo giorno di scuola prima delle vacanze estive. Erano giunti sotto casa. Al balcone li guardava arrivare la figlia Alessandra, di 10 anni. Improvvisamente il traffico si bloccò. Due uomini scesero dalla loro auto e spararono oltre 40 colpi all'impazzata. Un proiettile vagante colpì mortalmente Silvia Ruotolo al volto. La donna cadde sotto gli occhi dei suoi figli. Con lei fu ferito al dorso Riccardo Valle, studente universitario di 19 anni.

Storico giuridico

  • Poco dopo l'agguato fu fermato Luigi Filippini, appartenente al clan Cimmino, obiettivo del raid in cui rimase ferito. Dopo ore di interrogatorio iniziò a collaborare e accusò Rosario Privato.
  • 24 luglio 1997 - Privato fu arrestato mentre si trovava in vacanza in Calabria. Quest'ultimo si pentì immediatamente iniziando a collaborare. A seguito alle dichiarazioni furono arrestati il boss del clan di Torretta, Giovanni Alfano, ed altri esponenti della camorra: Vincenzo Cacace, Mario Cerbone e Raffaele Rescigno.
  • 11 febbraio 2001 - La Quarta sezione della Corte d’Appello di Napoli, presieduta da Giustino Gatti, emise le seguenti condanne:
    - ergastolo per: Giovanni Alfano, Vincenzo Cacace e Mario Cerbone;
    - 26 anni di reclusione per Rosario Privato, contro i 16 chiesti dalla Procura;
    - 20 anni di reclusione per Raffaele Rescigno, l'autista del commando.
  • Nel 2011 - La Terza sezione della Corte d’Assise d’Appello, presieduta da Omero Ambrogi, condannò all'ergastolo Mario Cerbone, l’ultimo degli imputati per il quale il procedimento era ancora in corso, e confermò  le precedenti condanne, nonostante la Cassazione aveva annullato le sentenze emesse dai giudici di appello disponendo un nuovo processo.

 

Il ricordo di Francesco Clemente, figlio di Silvia

"Tornavo a casa con mamma dall’ultimo giorno di asilo. Eravamo mano nella mano e, arrivati sotto casa, si sentono dei forti rumori. Pensavamo fosse un brusco tamponamento invece erano 40 colpi sparati all’impazzata. Un colpo trafisse lo zigomo di mia mamma ammazzandola. Avevo solo 5 anni e da allora l'intera famiglia visse sotto scorta fino alla conclusione del processo che arrivò, finalmente, nel 2001. Venne fatta giustizia e i responsabili furono condannati all’ergastolo. Nel 2011 vennero confermate le condanne e ci venne riconosciuto un cospicuo risarcimento dallo Stato. Con quei fondi decidemmo di creare una realtà per riqualificare Napoli. Nacque così la fondazione “Silvia Ruotolo ONLUS – Tutto ciò che libera e tutto ciò che unisce".

#Memoria: Luoghi intitolati a Silvia Ruotolo

  • 1 giugno 2009 - Intitolato un bene confiscato in lombardia
  • 13 maggio 2011- Inaugurato il Presidio Libera di Padova "Silvia Ruotolo".
  • 25 settembre 2012 - Intitolata la Salita Arenella, denominata Salita Silvia Ruotolo. Approvato all'unanimità dal Consiglio comunale, presentato dal consigliere Carmine Attanasio.
  • 9 aprile 2014 - Il Comune di Sesto Fiorentino (FI) conferisce la cittadinanza onoraria alla famiglia di Silvia Ruotolo, Lorenzo Clemente, Alessandra e Francesco. "Per il loro impegno nella lotta contro la criminalità organizzata".
  • 8 luglio 2014 - Intitolato l'Istituto per l'infanzia "Amedeo Maiuri" nel quartiere Arenella, Napoli.
  • 30 maggio 2015 - Intitolato la spazio polivalente dell'Istituto comprensivo "Portella della Ginestra", a Vittoria (RG). L'evento è l'atto conclusivo del concorso "Chiamami ancora Amore. Un altro mondo è possibile" nel quale ad ogni scuola partecipante viene chiesto di intitolare un luogo a una donna vittima innocente delle mafie. La cerimonia è stata introdotta dal Dirigente Scolastico Angela Maria Riolo al quale hanno portato i saluti il Vice Sindaco di Vittoria e il Presidente della Commissione Scuola del Consiglio Comunale. Sono intervenuti tra gli altri, ,Alessandra Clemente, Assessore ai Giovani al Comune di Napoli e figlia della Ruotolo, Don Beniamino Sacco, il Vicepresidente nazionale di Avviso Pubblico, Piero Gurrieri.
  • 29 novembre 2015 - Intitolazione dei giardini in Piazza Medaglie D'Oro dati in affidamento alla Fondazione a lei intitolata.
  • 4 novembre 2016 - intitolazione del periodico "Informare". La targa è stata svelata dal maresciallo dei carabinieri che arrestò il suo assassino. Nel corso della cerimonia il direttore del giornale, Fabio Corsaro, ha scoperto un’opera del maestro Nicola Badia, dedicata a tutte le vittime di mafia. Presenti anche il sindaco del Comune di Casandrino e consiglieri comunali del Comune di Castel Volturno.
  • 11 marzo 2018 - Intitolato il piazzale Coop in corso Laghi 84, Comune di Avigliana (TO).
  • 4 marzo 2019 - Intitolata una traversa di via Leopardi, a Muraggio (TA). In occasione della "Giornata internazionale delle donne", l'Amm.ne comunale ha voluto intitolare 18 traverse ad alcune donne speciali tra cui le vittime di mafie.
  • 18 marzo 2019 - Intitolata un aula presso l' I.C. Carafa-Salvemini, a Napoli.
  • 11 giugno 2019 - Intitolazione del bene confiscato sede del Rainbow Center Napoli.
  • 29 luglio 2019 - Musica contro le mafie realizza una canzone a Silvia, una ninna nanna tratta dai ricordi di Francesco.
  • 24 ottobre 2019 - Inaugurato il Centro Polifunzionale in frazione Tuoro, a Caserta. Lo spazio è gestito da "Generazione Libera" di don Rosario Laudato, referente di Libera contro le mafie – Presidio di Caserta e Noi Voci di Donne guidata dalla dott.ssa Pina Farina, responsabile della pubblica istruzione di Libera contro le mafie del Presidio di Caserta.
  • Maggio 2020 - La storia di Silvia Ruotolo è raccontata nel libro: "Al posto giusto al momento giusto" a cura di Gigi & Ross e Oreste Ciccariello. Rogiosi Editore. 

Eventi in memoria di Silvia Ruotolo

  • 11 giugno 2012 - Dalle 9.30 la presentazione delle mostre fotografiche "Vive, nella memoria" di Serena Faraldo e "Il mio sguardo libero" di Fiorenza Stefani. A seguire il ricordoè affidato alle parole di don Luigi Ciotti. Tra i vari momenti della giornata, un picnic a base di prodotti di Coldiretti, Libera Terra e Nuova Cucina Organizzata, rigorosamente provenienti dai terreni confiscati ai clan, una passeggiata antiracket con il Prefetto di Napoli Andrea De Martino accompagnato dal presidente della Municipalità 5 Mario Coppeto, la degustazione dei "Sapori No Pizzo".
  • 11 giugno 2013 - Giornata dedicata al "Noi e alla corresponsabilità". Durante la giornata sono stati presentati i progetti di scuole e associazioni e il Presidio Libera Vomero/Arenella. Nel pomeriggio, una messa nella Chiesa dell'Immacolata al Vomero, celebrata da don Tonino Palmese.
  • 11 giugno 2014 - Commemorazione con una messa celebrata da don Luigi Ciotti, fondatore di Libera.
  • 11 giugno 2015 - Giornata alla memoria dal titolo "Verità illumina la giustizia". La mattinata ha visto la deposizione dei fiori presso la lapide a Piazza Medaglie D'oro seguita da diversi contributi musicali. Nel pomeriggio un messa in suffragio celebrata da don Tonino Palmese.
  • 11 giugno 2016 - Come ogni anno, i saluti istituzionali presso i Giardini Silvia Ruotolo di Piazza Medaglie d'oro. Successivamente viene inaugurata la Fontanella della legalità, resa possibile grazie alla collaborazione con Abc Napoli. Un'iniziativa a cui hanno collaborato non solo la Fondazione Silvia Ruotolo e Comune di Napoli, Ufficio Scolastico Regionale, Libera, Coordinamento Familiari Vittime Innocenti e Fondazione Polis, ma anche le scuole Silvia Ruotolo e Piscicelli, insieme al cantautore Roberto Ormanni e al Coro I Sancarlini.
  • 10 e 11 giugno 2017 - "20 anni di memoria e impegno
    - Sabato 10 - Deposizione dei fiori in Piazza Medaglie D'oro seguita da diversi contributi artistici delle scuole del territorio. Presentato "Caffè Silvia" riualificato da un bene confiscato.
    - Domenica 11 - La mattina ci si è ritrovati presso i giardini Silvia Ruotolo, con un torneo di basket e un aperitivo con i prodotti di "Libera Terra". Nel pomeriggio una messa celebrata da don Luigi Ciotti e don Tonino Palmese. In serata un concerto con la collaborazione del rapper Lucariello.
  • 11 giugno 2018 - L'intera mattinata è stata dedicata ai contributi musicali realizzati dalle scuole territoriali.celebrata da Don Luigi Ciotti, Don Tonino Palmese e Padre Lello.
  • 10 e 11 giugno 2019 - Due giornate dal titolo "Give a Voice":
    - Lunedì 10 - Primo Memorial di tennis presso il Circolo Tennis Petrarca. Nel pomeriggio, alle ore 19.00 c/o la libreria “Io ci sto” ci sarà la presentazione del fumetto “Silvia Ruotolo – tutto ciò che libera tutto ciò che unisce”, edito da BeccoGiallo, insieme all'autore Giacomo Traini.
    - Martedì 11 - Una maratona di spettacoli, interventi e contributi di scuole, istituzioni e associazioni in piazza Medaglie d’Oro per l’intera mattinata. Nel pomeriggio, una Messa in suffragio concelebrata da don Luigi Ciotti e don Tonino Palmese.
  • 13 giugno 2019 - "Passeggiata dell'Impegno e della Memoria". Nel Comune di Avigliana e stata organizzato un percorso di circa 1 ora in cui le diverse tappe sono i luoghi cittadini intitolati alle vittime innocenti delle mafie. Evento promosso dal Presidio Libera di Bassa Val Susa intitolato prorpio a Silvia.
  • 11 giugno 2020 - Deposizione dei fiori presso la lapide in Piazza Medaglie D'oro seguita, nel pomeriggio, da una messa presso la parrocchia della Beata Vergine Immacolata celebrata da don Tonino Palmese.

 

La Fondazione Silvia Ruotolo Onlus "tutto ciò che libera tutto ciò che unisce"

La Fondazione nasce dalla volontà dei figli di Silvia Ruotolo, Francesco e Alessandra e del marito, Lorenzo Clemente di destinare parte del risarcimento economico ottenuto dal Fondo di Solidarietà per le vittime di reato di tipo mafioso (legge 512 del 1999) in virtù della costituzione di parte civile nel processo penale, ad un impegno concreto contro la cultura criminale che ha ucciso Silvia.

La ONLUS persegue esclusivamente scopi di solidarietà, sviluppo culturale ed integrazione sociale quali:

  • Istruzione per contrastare la devianza della sub-cultura mafiosa e delle altre forme di illegalità e il rischio di emarginazione sociale dei giovani con iniziative, attività, pubblicazioni e percorsi didattici rivolti, a scuole carcerarie, a centri di giustizia minorile e servizi sociali connessi, con alunni di scuole di ogni ordine e grado.
  • Sviluppo di una cultura antimafia promuovendo analisi e ricerche per diffondere la conoscenza dei fenomeni mafiosi, criminali e di devianza dalla legalità, in tutte le loro manifestazioni e le azioni di contrasto sviluppate dallo Stato e dalla società.
  • Tutela dei diritti civili anche attraverso la promozione della conoscenza della Costituzione Italiana e di una cultura giuridica di base. A tal fine la Fondazione si impegnerà, in particolare, a favorire iniziative nel mondo della giustizia, della scuola e in ogni altro ambito sensibile a tali tematiche, dirette a favorire la crescita del confronto sociale, civile e culturale e a colmare situazioni di devianza e di emarginazione sociale.

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Salvatore Squillace

Salvatore Squillace, 28 anni

Il 10 giugno 1984 Salvatore Squillace si alzò presto per un appuntamento con gli amici fuori al solito bar in piazza Garibaldi a Marano di Napoli, a poche decine di metri da casa. Passate le 10:00 giunsero tre auto che di lì a poco iniziarono a sparare all'impazzata. Salvatore e i suoi amici erano in disparte al bar completamente estranei alla vicenda. Tutto avvenne così rapidamente che i giovani non fecero a tempo a calarsi. Salvatore, il più alto della comitiva, fu colpito da un proiettile vagante alla tempia. Gli amici lo soccorsero portandolo in auto all'Ospedale "Cardarelli" di Napoli. Purtroppo i medici non poterono fare molto, il ragazzo entrò in coma. Dopo 6 giorni, il 16 giugno, Salvatore si spense.

Il conflitto a fuoco fu la conseguenza di un agguato camorristico al boss Ciro Nuvoletta avvenuto poco prima nella sua stessa dimora. Durante la fuga, il commando di killer venne inseguito dagli uomini di quest'ultimo. Si sparavano a vicenda incuranti delle persone che, essendo pur sempre una domenica, si trovavano in strada. Tra questi Salvatore che solitamente la domenica riposava fino a tarda mattina dopo una settimana lavorativa. Il giovane faceva l'imbianchino insieme al padre Armando. Purtroppo quel giorno, divenne uno delle tante vittime innocenti della camorra.

Storico giuridico

  • Per Salvatore Squillace non ci fu un vero e proprio processo. La famiglia preferì non costituirsi parte civile anche perché, tenendo conto che erano anni di forte tensione tra i clan della camorra, si presupponeva che i killer coinvolti nell'agguato fossero stati uccisi successivamente. 

 

Il ricordo di Concetta Squillace, sorella di Salvatore

"Sono passati anni ma il ricordo di quel giorno è ancora presente nella mia vita. Quando ricevetti la telefonata ero a casa mia. Fu mia sorella, di appena 19 anni, a chiamarmi dicendomi che fosse avvenuta una tragedia. Ero incredula, mio fratello non era solito scendere la domenica mattina. Continuavo a sperare che si fosse sbagliata, invece, arrivata nella piazza del paese, la confusione che vi trovai mi portò nella realtà".

"Provai tanta rabbia, tantissima. Sapere che nei dintorni di casa nostra vi erano quel tipo di gente, i camorristi, e che per colpa loro avevo perso mio fratello, mi provocava una rabbia tremenda. Col tempo, ho imparato a calmare quest'emozione nonostante continui a provare repulsione verso film e fenomeni mediatici che trattano l'argomento".

"Passò del tempo. Verso la fine degli anni '90, quando insegnavo all'Istituto Comprensivo "Ranucci" di Marano di Napoli, conobbi Rosario D'Uonno, direttore del Marano Spot Festival. Mi coinvolse in un percorso sulla legalità. Venni intervistata da alcuni ragazzi della scuola media, raccontai la storia di Salvatore e fu realizzato un video. Quel Cd ebbe un grande riscontro e fece il giro d'Italia. Da allora non ho più smesso e, in collaborazione con le associazioni territoriali e "Libera contro le mafie", io e mia sorella siamo impegnate in diversi di questi percorsi scolastici".

È importante continuare a combattere le mafie, a non rinunciare a una vita libera dalla loro tirannia. Per questo, continuerò a dare speranza ai ragazzi.

Il ricordo di Nunzia Squillace, sorella di Salvatore

"All'epoca abitavo con mio fratello sotto lo stesso tetto. Un rapporto in simbiosi tanto che quella mattina lo aiutai ad asciugarsi i capelli. Ricordo le sue ultime parole prima di scendere «mamma vado a prendere un caffè con gli amici, è tanto che non li vedo». Salvatore scese e poco dopo, alle 10:35, non si capì più nulla. In casa nostra continuavano ad arrivare persone. Tra strilla e pianti non riuscivo a capire cosa fosse successo. Poi, finalmente mi rivolsero la parola: «hanno sparato a Salvatore». Un fulmine a ciel sereno. Corremmo all'ospedale. Lo rividi solo una volta nella sua stanza mentre era in coma, poi ci lasciò per sempre".

"Il dolore fu lancinante. Provavo tanta rabbia contro quel mondo di cui non facevamo parte, la camorra, ma che lo stesso ci ha colpiti così brutalmente. Il primo anno è stato tremendo, per fortuna siamo stati sostenuti dalla famiglia e dagli amici di mio fratello. La nostra famiglia è stata segnata per sempre da quella tragedia. Mamma si chiuse nel suo dolore, mentre, papà fu un vero combattente. Ogni giorno ripeteva che «Salvatore non doveva essere dimenticato» e ci ha trasmesso la voglia di fare memoria quando le ‹associazioni› ancora non esistevano. Le sue energie erano tutte per quel voto e oggi, che i nostri genitori non ci sono più, quel desiderio di mio padre è diventato anche il mio".

"Fare parte del Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti è una grande consolazione. Conoscere persone con le quali parliamo la ‹stessa lingua›, essere guidata in questo percorso e poter condividere le nostre esperienze senza vergogna, mi allevia da quel dolore che abbiamo vissuto per anni in casa. Un cammino iniziato quando mia sorella fu contattata da Rosario D'Uonno. Ne fui felice. All'epoca facevo le supplenze alla scuola statale “G.Siani”, a Marano di Napoli, ed era anche più semplice essere presente. Grazie a lui, abbiamo conosciuto l'Associazione Libera e siamo state coinvolte in diversi percorsi scolastici. Tutt'ora, non è facile trattenere le lacrime ma condividere la storia di Salvatore è l'unica cosa che mi fa stare bene. Da allora, io e mia sorella, non ci siamo più fermate. Parlare di legalità, raccontare di mio fratello, partecipare alle ‹Giornate della Memoria› ci fa sentire forti. Un impegno in cui abbiamo coinvolto anche i nostri figli e ne sono molto fiera".

I giovani devono strillare, farsi sentire! La partecipazione nel sociale deve essere una parte costante nelle loro vite e non solo un breve percorso scolastico.

#Memoria: Eventi e Luoghi in ricordo di Salvatore Squillace

  • NP - Albero intitolato nel "Giardino della Legalità" presso la villa comunale di Marano di Napoli.
  • 1988 - Intitolazione di Via Salvatore Squillace nel Comune di Marano di Napoli. Riconoscimento fortemente voluto dall'amministrazione dell'epoca.
  • 26 agosto 2010 - La storia di Salvatore Squillace è menzionata nel libro: "Al di là della notte. Storie di vittime innocenti di criminalità" di Raffaele Sardo. Tullio Pironti Editore. Edizioni promosse dalla Fondazione Polis.
  • 31 marzo 2016 - La storia di Salvatore Squillace è menzionata nel libro: "Mafia Republic: Cosa Nostra, camorra e 'ndrangheta dal 1946 a oggi" di John Dickie. Editori Laterza, Fabio Galimberti (Traduttore).
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