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Raffaele Granata

Raffaele Granata, 70 anni

La mattina dell'11 luglio 2008 Raffaele Granata era nel suo stabilimento balneare "La Fiorente", a Marina di Varcaturo (NA), come tutte le mattine. L'uomo era orgoglioso della sua attività e, nonostante l'età, continuava a prendersene cura. Pressoché le 8:00, arrivarono in moto un commando della camorra casalese. Il vero obiettivo del raid era il figlio di Raffaele, il quale non era ancora arrivato. Così, i killer decisero all'istante di cambiare bersaglio. Riconobbero l'uomo che, nel 1992, denunciò le estorsioni determinando l'arresto dei taglieggiatori. Colsero l'occasione per vendicarsi oltre a dare un messaggio di forza contro quegli imprenditori locali che volevano seguire l'orma di ribellione e di denuncia dell'imprenditore napoletano. Raffaele fu assassinato in una stanzetta adiacente lo stabilimento incuranti della gente che iniziarono ad affollare il lido.

Storico giuridico

  • Nel processo della seconda sezione della Corte di Assise, presieduto da Maria Alaia latere Orazio Rossisono, vede come imputati: Giovanni Letizia e altri componenti della batteria di fuoco dei Setoliani.
  • 22 febbraio 2013 - La Corte d'assise di Santa Maria Capua Vetere conclude il processo emettendo le seguenti condanne:
    - Ergastolo per: Giuseppe Setola, Alessandro Cirillo, Giovanni Letizia e Carlo Di Raffaele.
    - 28 anni di reclusione a Ferdinando Russo;
    - 5 anni a Loran John Perham, ritenuto l'autista del commando;
    - 12 anni a Oreste Spagnuolo, divenuto collaboratore di giustizia le cui dichiarazioni sono state determinanti per smantellare il gruppo Setola.
  • 26 giugno 2014 - La Corte di Assise del Tribunale di Napoli di S. Maria Capua Vetere conferma tutte le condanne tranne che per l'autista del commando, Loran John Perham, al quale attribuiscono 18 anni per concorso nell'omicidio.
  • Quest'ultimo processo d'appello, ai danni di Loran Perham, l'uomo che aprì i cancelli del parcheggio dove trovarono rifugio i killer, è attualmente in attesa.

 

Il ricordo di Giuseppe Granata, figlio di Raffaele

"Quella mattina ricevetti una telefona da mio cognato che, quando avvenne l'attentato, si trovava di fianco allo stabilimento e sentii tutto. Corsi al lido ricongiungendomi alla mia famiglia e trovando davanti a me lo scenario di quanto era successo. In un'ora fummo raggiunti dai carabinieri che ci condussero con loro in caserma. Fin da subito indirizzammo le indagini sul movente dato che, qualche giorno prima, avevamo respinto una richiesta estorsiva".

"Non era la prima volta che il racket bussava alle nostre porte. La camorra è una piaga del nostro territorio e per gli imprenditori. Purtroppo, quest'ultima volta sottovalutammo gli emissari. Pensavamo fossero cani sciolti venuti da fuori e non li andammo a denunciare come facemmo in precedenza. Proprio per questo, i killer non esitarono a punire mio padre per i nostri rifiuti e per vendicarsi di quanto avvenuto anni addietro. Di certo la denuncia fatta nel 1992 fu una concausa a renderlo bersaglio dei casalesi".

"In seguito venni a conoscenza del mondo delle vittime innocenti. Purtroppo ne siamo entrati a far parte per un triste episodio ma sono contento di aver conosciuto così tante brave persone. Nel tempo l'impegno sociale non mi è mancato fino ad entrar a far parte del Comitato Scientifico della Fondazione Polis della Regione Campania. Inoltre, come famiglia svolgiamo attività di memoria nelle scuole del territorio o nelle attività intitolate a mio padre".

La principale dimostrazione di riscatto è l'aver continuato e implementato l'attività di mio padre. Abbiamo dimostrato che lo Stato vince sempre e la camorra non ci ha spezzato.

#Memoria: Eventi e luoghi intitolati a Raffaele Granata

  • Novembre 2008 - La storia di Raffaele Granata è menzionata nel libro: "L'Italia del pizzo e delle mazzette" di Bruno de Stefano. Editore Newton Compton Editori.
  • 19 febbraio 2009 - L'ISIS di Casalnuovo sceglie Raffaele Granata all'interno del progetto "adotta una vittima" promosso dall'Associazione Libera.
  • 10 settembre 2010 - La storia di Raffaele Granata è menzionata nel libro: "L'impero" di Luigi di Fiore. Editore Rizzoli.
  • 12 settembre 2010 - 1° Memorial ciclistico "Raffaele Granata, pedalando per la legalità", a Calvizzano (NA). Circa 60 ciclisti, dai 7 ai 12 anni, hanno gareggiato lungo un circuito cittadino di 900 metri, ripetuto più volte. L'evento è stato organizzato dall’assessore allo sport, Pasquale Napolano, in collaborazione con il team ciclistico Balzano.
  • 5 aprile 2012 - Cerimonia di inaugurazione della strada Raffaele Granata. La strada attraversa il territorio di quattro Comuni congiungendo da via Falcone di Marano di Napoli alla Circumvallazione esterna di Villaricca.
  • 11 luglio 2014 - Giornata commemorativa presso la sala consiliare del Comune di Castel Volturno. Intervenuti all'evento: il Sindaco Dimitri Russo, Luigi Ferrucci, Presidente FAI Castel Volturno, Tano Grasso, Presidente Onorario FAI, Cesare Sirignano, magistrato della DDA di Napoli, Carmela Pagano, Prefetto di Caserta e Santi Giuffé, commissario Straordinario del Governo per il coordinamento antiracket e antiusura.
  • 11 luglio 2015 - Commemorazione presso la sede FAI di Castel Volturno. Presenti i referenti delle associazioni e i familiari delle vittime innocenti.
  • 11 luglio 2016 - Evento di commemorazione organizzato dalla FAI di Castel Volturno. Presenti diversi referenti tra le associazioni e i familiari delle vittime innocenti.
  • 11 Luglio 2017 - Evento alla memoria dal titolo:"Sempre il mare, uomo libero, amerai", presso il lido “La Fiorente” in Marina di Varcaturo. L'evento rientra nella decima edizione del festival dell'impegno civile "Le terre di don Peppe Diana" realizzato sui beni confiscati alla criminalità organizzata.
  • 11 luglio 2018 - Commemorazione presso il Lido "La Fiorente", a Castel Volturno. Evento organizzato dalla FAI, Libera e il Comitato Don Peppe Diana. Intervenuti diversi referenti della FAI.
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Nicola Nappo

Nicola Nappo, 23 anni

La sera del 9 luglio 2009, Nicola Nappo era seduto su una panchina in Piazza de Marinis, a Poggiomarino (NA), in compagnia di un'amica. Mentre i due parlavano tranquillamente, si avvicinarono 2 uomini camuffati con delle barbe finte che esplosero 7 colpi di pistola. Tutti diretti al torace e al volto di Nicola. Inutili i soccorsi, il ragazzo muore sotto gli occhi dell'amica, la quale, resta ferita alla gamba da un proiettile rimbalzato che le viene estratto poco dopo presso l'ospedale di Scafati.

Fin da subito fu dichiarata l'estraneità di Nicola al mondo della criminalità. Il giovane lavorava come fabbro ed era incensurato. A breve, la dichiarazione del collaboratore di giustizia, Carmine Amoruso, 27enne del clan Giugliano, confermò la teoria affermando: «Nicola Nappo fu ucciso al posto mio». Lo scambio di persona avvenne perché la ragazza in compagnia con Nicola era la ex fidanzata di Amoruso. In seguito si scoprì che la condanna a morte, nei confronti di quest'ultimo, era per punire una lite avuta tra Amoruso e Sebastiano Sorrentino, figlio del boss.

Storico giuridico

  • 5 novembre 2012 - Il Gup Ludovica Mancini, su richiesta del pm Gianfranco Scarfò, notificarono un'ordinanza di custodia cautelare per Antonio Cesarano, 32 anni, affiliato al clan Sorrentino o dei "Campagnoli", boss nella zona di Scafati. Incastrato dalle dichiarazioni del pentito e per detenzione di armi.
  • 22 gennaio 2014 - Si conclude il processo con rito abbreviato. Il gup Carola condanna all'ergastolo Antonio Cesarano, considerato il mandante dell'omicidio. Assolto, invece, l'imputato Giovanni Battista Matrone.
  • Settembre 2015 - La Corte di Assise d'Appello di Napoli confermato l'ergastolo inflitto a Cesarano, mandante dell'omicidio di Nicola.
  • Dicembre 2016 - la Corte Suprema di Cassazione si pronuncia con annullamento e rinvio. Annulla la sentenza impugnata e rinvia per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte di assise di appello di Napoli.

 

#Memoria: Eventi e luoghi intitolati a Nicola Nappo

  • 2013 - Inaugurato e intitolazione del Presidio Libera di Scafati.
  • 2016 - La storia di Nicola è nel libro:"Napoli - Storie sbagliate" di Tonino Scala. Presentato presso il cineteatro Minerva di Boscoreale.
  • 16 febbraio 2017 - Concorso artistico-letterario dal titolo: “fiori di memoria, colori d’impegno”, in cui gli alunni creano progetti di legalità partendo dalla storia di Nicola.
  • 10 luglio 2017 - apposizione di una targa in ricordo di Nicola Nappo presso l’aiuola di via XXV Aprile, Poggiomarino.
  • 12 luglio 2017 – Triangolare di calcio presso il campetto dalla parrocchia San Francesco di Paola a Scafati, con squadre formate da giovani di Poggiomarino e di Scafat.
  • 6 novembre 2018 - Intitolazione del terre confiscate a Scafati ribattezzate "fondo agricolo Nicola Nappo". 

 

Fondo Agricolo "Nicola Nappo"

Il Fondo Agricolo Nicola Nappo è il bene confiscato a vocazione agricola più grande dell’agro nocerino sarnese. Dall’agosto del 2018 è affidato alla A.T.S. (associazione temporanea di scopo) Terra Vi.Va.
Sito in via Nuova San Marzano, 394, Scafati (NA). 

Si tratta di un esperimento diffuso in molte località europee, non sempre inserite in percorsi di riuso sociale di beni confiscati, e che riguardano porzioni di terreni di proprietà pubblica. Gli orti hanno una serie di funzioni molto importanti per le città in cui vengono realizzati.

  • Sono uno strumento per combattere l’esclusione sociale e favorire pratiche aggregative, riescono ad essere un antidoto alla solitudine agli agglomerati di cemento urbano, senza contare che fanno bene alle tasche dei cittadini perché permettono di spendere meno grazie ad una filiera agroalimentare corta.
  • Tutela della biodiversità agricola, riduzione della produzione di rifiuti, portare a tavola prodotti sani e senza pesticidi sono gli ingredienti per immaginare un futuro più sostenibile e a misura d’uomo.
  • Al Fondo Agricolo Nicola Nappo combattiamo le mafie anche prendendoci cura del pianeta.
  • Gli orti disponibili sono circa 70 al momento, della dimensione di circa 50mq ciascuno.

Vuoi saperne di piu? Visita il sito:
www.fondonappo.it

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Mario Diana

Mario Diana, 49 anni

La mattina del 26 giugno 1985 Mario Diana si trova fuori al bar "Oreste", a Casapesenna (CE). Due uomini si avvicinarono e, chiamandolo per nome, gli spararono un colpo di fucile al torace. L'uomo si accasciò a terra, a quel punto, uno dei due killer si avvicinò finendolo con un colpo alla tempia. 

Mario Diana era un imprenditore del settore trasporti, proprio nel territorio di Casapesenna. Il suo assassinio viene subito interpretato come l'azione punitiva del clan casalese verso chi rifiutava di sottomettersi all'estorsione. 

Storico giuridico

  • 2005 - Dopo 20 anni si conoscono i nomi dei colpevoli: Giuseppe Quadrano, già in carcere per l'uccisione di don Peppe Diana, Dario de Simone, entrambi divenuti collaboratori di giustizia, e Antonio Iovine.
  • Nel 2008 la Corte di Assise di Santa Maria Capua Vetere ha condannato all'ergastolo Antonio Iovine e a 14 anni i pentiti Dario de Simone e Giuseppe Quadrano, condanna divenuta definitiva per de Simone e Quadrano, a seguito della decisione della Suprema Corte di Cassazione del 13/11/2015.
  • Per Antonio Iovine, che da pentito aveva confessato di aver ucciso Mario Diana, la condanna all'ergastolo era già divenuta definitiva per mancata impugnazione della sentenza di primo grado.  

 

#Memoria: eventi e intitolazioni in ricordo di Mario Diana

  • 1 marzo 2013 - La storia di Mario Diana è raccontata nel libro:"Come Nuvole nere" di Raffaele Sardo. Editore Melampo, promosso dalla Fondazione Polis.
  • Giugno 2013 - Istituita ufficialmente la "Fondazione Mario Diana" per volontà dei familiari.
  • 20 marzo 2014 - Primo Memorial Vittime delle Mafie. Evento organizzato dalla Fondazione Mario Diana in collaborazione alla Nuova Quarto calcio per la legalità, Libera, Diocesi di Pozzuoli e Associazione Focus.
  • Marzo 2015 - Messa celebrata dal Vescovo di Caserta, monsignor Giovanni D'Alise, nella Chiesa Cattedrale, stracolma di gente. A promuovere la giornata in ricordo di Mario Diana, la famiglia, la "Fondazione Mario Diana onlus" la "Fondazione Polis", "Libera" e il "Coordinamento Campano dei Familiari delle Vittime Innocenti della criminalità".
  • 24 giugno 2016 - La Fondazione "Mario Diana" ha promosso il progetto "Prometeo" assegnando 35 borse di studio a studenti casertani. Il progetto è stato presentato all'Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere con un monologo dell'attore Alessandro Preziosi che ha proposto una rilettura, in chiave moderna, del mito greco del titano di Eschilo. L'evento è stato organizzato in collaborazione con la Soprintendenza dei Beni Archeologici di Santa Maria Capua Vetere.
  • Luglio 2017 – Evento musicale "La bellezza esiste…poesie e suoni per l'anima" come chiusura della IX edizione di "Suggestioni all'imbrunire".

 

Fondazione Mario Diana ONLUS

Istituita ufficialmente nel giugno del 2013, dai familiari di Mario Diana, è costantemente orientata allo sviluppo di una convivenza sociale giusta, libera e fondata sui principi della Costituzione italiana con una particolare attenzione alla eco-sostenibilità, alla promozione dell’imprenditorialità sociale, alla diffusione di una cultura della partecipazione, frutto di sinergia e collaborazione tra i singoli. La Fondazione ha orientato il suo impegno verso lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnica, della tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico e con il preciso focus su: Infondere fiducia nei giovani; migliorare la qualità della vita, diffondere la cultura della conoscenza. Attraverso questi obiettivi la Fondazione intende:

  • Promuovere la valorizzazione del patrimonio culturale, storico e artistico (nazionale e locale);
  • Promuovere la ricerca tecnica e scientifica; sviluppare la sensibilità ambientale; incentivare l’innovazione;
  • Favorire l’educazione, l’istruzione e la formazione professionale dei giovani.

Vuoi saperne di più? Visita il sito:
www.fondazionediana.com 

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@fondazionediana

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Silvia Ruotolo

Silvia Ruotolo, 39 anni

L'11 giugno 1997, Silvia percorreva a piedi la salita Arenella, una strada stretta e molto trafficata, dell'omonimo quartire a Napoli. Per mano teneva suo figlio Francesco, di soli 5 anni, che era andato a prendere all'ultimo giorno di scuola prima delle vacanze estive. Erano giunti sotto casa. Al balcone li guardava arrivare la figlia Alessandra, di 10 anni. Improvvisamente il traffico si bloccò. Due uomini scesero dalla loro auto e spararono oltre 40 colpi all'impazzata. Un proiettile vagante colpì mortalmente Silvia Ruotolo al volto. La donna cadde sotto gli occhi dei suoi figli. Con lei fu ferito al dorso Riccardo Valle, studente universitario di 19 anni.

Storico giuridico

  • Poco dopo l'agguato fu fermato Luigi Filippini, appartenente al clan Cimmino, obiettivo del raid in cui rimase ferito. Dopo ore di interrogatorio iniziò a collaborare e accusò Rosario Privato.
  • 24 luglio 1997 - Privato fu arrestato mentre si trovava in vacanza in Calabria. Quest'ultimo si pentì immediatamente iniziando a collaborare. A seguito alle dichiarazioni furono arrestati il boss del clan di Torretta, Giovanni Alfano, ed altri esponenti della camorra: Vincenzo Cacace, Mario Cerbone e Raffaele Rescigno.
  • 11 febbraio 2001 - La Quarta sezione della Corte d’Appello di Napoli, presieduta da Giustino Gatti, emise le seguenti condanne:
    - ergastolo per: Giovanni Alfano, Vincenzo Cacace e Mario Cerbone;
    - 26 anni di reclusione per Rosario Privato, contro i 16 chiesti dalla Procura;
    - 20 anni di reclusione per Raffaele Rescigno, l'autista del commando.
  • Nel 2011 - La Terza sezione della Corte d’Assise d’Appello, presieduta da Omero Ambrogi, condannò all'ergastolo Mario Cerbone, l’ultimo degli imputati per il quale il procedimento era ancora in corso, e confermò  le precedenti condanne, nonostante la Cassazione aveva annullato le sentenze emesse dai giudici di appello disponendo un nuovo processo.

 

Il ricordo di Francesco Clemente, figlio di Silvia

"Tornavo a casa con mamma dall’ultimo giorno di asilo. Eravamo mano nella mano e, arrivati sotto casa, si sentono dei forti rumori. Pensavamo fosse un brusco tamponamento invece erano 40 colpi sparati all’impazzata. Un colpo trafisse lo zigomo di mia mamma ammazzandola. Avevo solo 5 anni e da allora l'intera famiglia visse sotto scorta fino alla conclusione del processo che arrivò, finalmente, nel 2001. Venne fatta giustizia e i responsabili furono condannati all’ergastolo. Nel 2011 vennero confermate le condanne e ci venne riconosciuto un cospicuo risarcimento dallo Stato. Con quei fondi decidemmo di creare una realtà per riqualificare Napoli. Nacque così la fondazione “Silvia Ruotolo ONLUS – Tutto ciò che libera e tutto ciò che unisce".

#Memoria: Luoghi intitolati a Silvia Ruotolo

  • 1 giugno 2009 - Intitolato un bene confiscato in lombardia
  • 13 maggio 2011- Inaugurato il Presidio Libera di Padova "Silvia Ruotolo".
  • 25 settembre 2012 - Intitolata la Salita Arenella, denominata Salita Silvia Ruotolo. Approvato all'unanimità dal Consiglio comunale, presentato dal consigliere Carmine Attanasio.
  • 9 aprile 2014 - Il Comune di Sesto Fiorentino (FI) conferisce la cittadinanza onoraria alla famiglia di Silvia Ruotolo, Lorenzo Clemente, Alessandra e Francesco. "Per il loro impegno nella lotta contro la criminalità organizzata".
  • 8 luglio 2014 - Intitolato l'Istituto per l'infanzia "Amedeo Maiuri" nel quartiere Arenella, Napoli.
  • 30 maggio 2015 - Intitolato la spazio polivalente dell'Istituto comprensivo "Portella della Ginestra", a Vittoria (RG). L'evento è l'atto conclusivo del concorso "Chiamami ancora Amore. Un altro mondo è possibile" nel quale ad ogni scuola partecipante viene chiesto di intitolare un luogo a una donna vittima innocente delle mafie. La cerimonia è stata introdotta dal Dirigente Scolastico Angela Maria Riolo al quale hanno portato i saluti il Vice Sindaco di Vittoria e il Presidente della Commissione Scuola del Consiglio Comunale. Sono intervenuti tra gli altri, ,Alessandra Clemente, Assessore ai Giovani al Comune di Napoli e figlia della Ruotolo, Don Beniamino Sacco, il Vicepresidente nazionale di Avviso Pubblico, Piero Gurrieri.
  • 29 novembre 2015 - Intitolazione dei giardini in Piazza Medaglie D'Oro dati in affidamento alla Fondazione a lei intitolata.
  • 4 novembre 2016 - intitolazione del periodico "Informare". La targa è stata svelata dal maresciallo dei carabinieri che arrestò il suo assassino. Nel corso della cerimonia il direttore del giornale, Fabio Corsaro, ha scoperto un’opera del maestro Nicola Badia, dedicata a tutte le vittime di mafia. Presenti anche il sindaco del Comune di Casandrino e consiglieri comunali del Comune di Castel Volturno.
  • 11 marzo 2018 - Intitolato il piazzale Coop in corso Laghi 84, Comune di Avigliana (TO).
  • 4 marzo 2019 - Intitolata una traversa di via Leopardi, a Muraggio (TA). In occasione della "Giornata internazionale delle donne", l'Amm.ne comunale ha voluto intitolare 18 traverse ad alcune donne speciali tra cui le vittime di mafie.
  • 18 marzo 2019 - Intitolata un aula presso l' I.C. Carafa-Salvemini, a Napoli.
  • 11 giugno 2019 - Intitolazione del bene confiscato sede del Rainbow Center Napoli.
  • 29 luglio 2019 - Musica contro le mafie realizza una canzone a Silvia, una ninna nanna tratta dai ricordi di Francesco.
  • 24 ottobre 2019 - Inaugurato il Centro Polifunzionale in frazione Tuoro, a Caserta. Lo spazio è gestito da "Generazione Libera" di don Rosario Laudato, referente di Libera contro le mafie – Presidio di Caserta e Noi Voci di Donne guidata dalla dott.ssa Pina Farina, responsabile della pubblica istruzione di Libera contro le mafie del Presidio di Caserta.

Eventi in memoria di Silvia Ruotolo

  • 11 giugno 2012 - Dalle 9.30 la presentazione delle mostre fotografiche "Vive, nella memoria" di Serena Faraldo e "Il mio sguardo libero" di Fiorenza Stefani. A seguire il ricordoè affidato alle parole di don Luigi Ciotti. Tra i vari momenti della giornata, un picnic a base di prodotti di Coldiretti, Libera Terra e Nuova Cucina Organizzata, rigorosamente provenienti dai terreni confiscati ai clan, una passeggiata antiracket con il Prefetto di Napoli Andrea De Martino accompagnato dal presidente della Municipalità 5 Mario Coppeto, la degustazione dei "Sapori No Pizzo".
  • 11 giugno 2013 - Giornata dedicata al "Noi e alla corresponsabilità". Durante la giornata sono stati presentati i progetti di scuole e associazioni e il Presidio Libera Vomero/Arenella. Nel pomeriggio, una messa nella Chiesa dell'Immacolata al Vomero, celebrata da don Tonino Palmese.
  • 11 giugno 2014 - Commemorazione con una messa celebrata da don Luigi Ciotti, fondatore di Libera.
  • 11 giugno 2015 - Giornata alla memoria dal titolo "Verità illumina la giustizia". La mattinata ha visto la deposizione dei fiori presso la lapide a Piazza Medaglie D'oro seguita da diversi contributi musicali. Nel pomeriggio un messa in suffragio celebrata da don Tonino Palmese.
  • 11 giugno 2016 - Come ogni anno, i saluti istituzionali presso i Giardini Silvia Ruotolo di Piazza Medaglie d'oro. Successivamente viene inaugurata la Fontanella della legalità, resa possibile grazie alla collaborazione con Abc Napoli. Un'iniziativa a cui hanno collaborato non solo la Fondazione Silvia Ruotolo e Comune di Napoli, Ufficio Scolastico Regionale, Libera, Coordinamento Familiari Vittime Innocenti e Fondazione Polis, ma anche le scuole Silvia Ruotolo e Piscicelli, insieme al cantautore Roberto Ormanni e al Coro I Sancarlini.
  • 10 e 11 giugno 2017 - "20 anni di memoria e impegno
    - Sabato 10 - Deposizione dei fiori in Piazza Medaglie D'oro seguita da diversi contributi artistici delle scuole del territorio. Presentato "Caffè Silvia" riualificato da un bene confiscato.
    - Domenica 11 - La mattina ci si è ritrovati presso i giardini Silvia Ruotolo, con un torneo di basket e un aperitivo con i prodotti di "Libera Terra". Nel pomeriggio una messa celebrata da don Luigi Ciotti e don Tonino Palmese. In serata un concerto con la collaborazione del rapper Lucariello.
  • 11 giugno 2018 - L'intera mattinata è stata dedicata ai contributi musicali realizzati dalle scuole territoriali.celebrata da Don Luigi Ciotti, Don Tonino Palmese e Padre Lello.
  • 10 e 11 giugno 2019 - Due giornate dal titolo "Give a Voice":
    - Lunedì 10 - Primo Memorial di tennis presso il Circolo Tennis Petrarca. Nel pomeriggio, alle ore 19.00 c/o la libreria “Io ci sto” ci sarà la presentazione del fumetto “Silvia Ruotolo – tutto ciò che libera tutto ciò che unisce”, edito da BeccoGiallo, insieme all'autore Giacomo Traini.
    - Martedì 11 - Una maratona di spettacoli, interventi e contributi di scuole, istituzioni e associazioni in piazza Medaglie d’Oro per l’intera mattinata. Nel pomeriggio, una Messa in suffragio concelebrata da don Luigi Ciotti e don Tonino Palmese.
  • 13 giugno 2019 - "Passeggiata dell'Impegno e della Memoria". Nel Comune di Avigliana e stata organizzato un percorso di circa 1 ora in cui le diverse tappe sono i luoghi cittadini intitolati alle vittime innocenti delle mafie. Evento promosso dal Presidio Libera di Bassa Val Susa intitolato prorpio a Silvia.
  • 11 giugno 2020 - Deposizione dei fiori presso la lapide in Piazza Medaglie D'oro seguita, nel pomeriggio, da una messa presso la parrocchia della Beata Vergine Immacolata celebrata da don Tonino Palmese.

 

La Fondazione Silvia Ruotolo Onlus "tutto ciò che libera tutto ciò che unisce"

La Fondazione nasce dalla volontà dei figli di Silvia Ruotolo, Francesco e Alessandra e del marito, Lorenzo Clemente di destinare parte del risarcimento economico ottenuto dal Fondo di Solidarietà per le vittime di reato di tipo mafioso (legge 512 del 1999) in virtù della costituzione di parte civile nel processo penale, ad un impegno concreto contro la cultura criminale che ha ucciso Silvia.

La ONLUS persegue esclusivamente scopi di solidarietà, sviluppo culturale ed integrazione sociale quali:

  • Istruzione per contrastare la devianza della sub-cultura mafiosa e delle altre forme di illegalità e il rischio di emarginazione sociale dei giovani con iniziative, attività, pubblicazioni e percorsi didattici rivolti, a scuole carcerarie, a centri di giustizia minorile e servizi sociali connessi, con alunni di scuole di ogni ordine e grado.
  • Sviluppo di una cultura antimafia promuovendo analisi e ricerche per diffondere la conoscenza dei fenomeni mafiosi, criminali e di devianza dalla legalità, in tutte le loro manifestazioni e le azioni di contrasto sviluppate dallo Stato e dalla società.
  • Tutela dei diritti civili anche attraverso la promozione della conoscenza della Costituzione Italiana e di una cultura giuridica di base. A tal fine la Fondazione si impegnerà, in particolare, a favorire iniziative nel mondo della giustizia, della scuola e in ogni altro ambito sensibile a tali tematiche, dirette a favorire la crescita del confronto sociale, civile e culturale e a colmare situazioni di devianza e di emarginazione sociale.

Vuoi saperne di più? Visita il sito:
www.fondazionesilviaruotolo.it


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Fondazione Silvia Ruotolo Onlus

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Salvatore Squillace

Salvatore Squillace, 28 anni

Il 10 giugno 1984 Salvatore Squillace si alzò presto per un appuntamento con gli amici fuori al solito bar in piazza Garibaldi a Marano di Napoli, a poche decine di metri da casa. Passate le 10:00 giunsero tre auto che di lì a poco iniziarono a sparare all'impazzata. Salvatore e i suoi amici erano in disparte al bar completamente estranei alla vicenda. Tutto avvenne così rapidamente che i giovani non fecero a tempo a calarsi. Salvatore, il più alto della comitiva, fu colpito da un proiettile vagante alla tempia. Gli amici lo soccorsero portandolo in auto all'Ospedale "Cardarelli" di Napoli. Purtroppo i medici non poterono fare molto, il ragazzo entrò in coma. Dopo 6 giorni, il 16 giugno, Salvatore si spense.

Il conflitto a fuoco fu la conseguenza di un agguato camorristico al boss Ciro Nuvoletta avvenuto poco prima nella sua stessa dimora. Durante la fuga, il commando di killer venne inseguito dagli uomini di quest'ultimo. Si sparavano a vicenda incuranti delle persone che, essendo pur sempre una domenica, si trovavano in strada. Tra questi Salvatore che solitamente la domenica riposava fino a tarda mattina dopo una settimana lavorativa. Il giovane faceva l'imbianchino insieme al padre Armando. Purtroppo quel giorno, divenne uno delle tante vittime innocenti della camorra.

Storico giuridico

  • Per Salvatore Squillace non ci fu un vero e proprio processo. La famiglia preferì non costituirsi parte civile anche perché, tenendo conto che erano anni di forte tensione tra i clan della camorra, si presupponeva che i killer coinvolti nell'agguato fossero stati uccisi successivamente. 

 

Il ricordo di Concetta Squillace, sorella di Salvatore

"Sono passati anni ma il ricordo di quel giorno è ancora presente nella mia vita. Quando ricevetti la telefonata ero a casa mia. Fu mia sorella, di appena 19 anni, a chiamarmi dicendomi che fosse avvenuta una tragedia. Ero incredula, mio fratello non era solito scendere la domenica mattina. Continuavo a sperare che si fosse sbagliata, invece, arrivata nella piazza del paese, la confusione che vi trovai mi portò nella realtà".

"Provai tanta rabbia, tantissima. Sapere che nei dintorni di casa nostra vi erano quel tipo di gente, i camorristi, e che per colpa loro avevo perso mio fratello, mi provocava una rabbia tremenda. Col tempo, ho imparato a calmare quest'emozione nonostante continui a provare repulsione verso film e fenomeni mediatici che trattano l'argomento".

"Passò del tempo. Verso la fine degli anni '90, quando insegnavo all'Istituto Comprensivo "Ranucci" di Marano di Napoli, conobbi Rosario D'Uonno, direttore del Marano Spot Festival. Mi coinvolse in un percorso sulla legalità. Venni intervistata da alcuni ragazzi della scuola media, raccontai la storia di Salvatore e fu realizzato un video. Quel Cd ebbe un grande riscontro e fece il giro d'Italia. Da allora non ho più smesso e, in collaborazione con le associazioni territoriali e "Libera contro le mafie", io e mia sorella siamo impegnate in diversi di questi percorsi scolastici".

È importante continuare a combattere le mafie, a non rinunciare a una vita libera dalla loro tirannia. Per questo, continuerò a dare speranza ai ragazzi.

Il ricordo di Nunzia Squillace, sorella di Salvatore

"All'epoca abitavo con mio fratello sotto lo stesso tetto. Un rapporto in simbiosi tanto che quella mattina lo aiutai ad asciugarsi i capelli. Ricordo le sue ultime parole prima di scendere «mamma vado a prendere un caffè con gli amici, è tanto che non li vedo». Salvatore scese e poco dopo, alle 10:35, non si capì più nulla. In casa nostra continuavano ad arrivare persone. Tra strilla e pianti non riuscivo a capire cosa fosse successo. Poi, finalmente mi rivolsero la parola: «hanno sparato a Salvatore». Un fulmine a ciel sereno. Corremmo all'ospedale. Lo rividi solo una volta nella sua stanza mentre era in coma, poi ci lasciò per sempre".

"Il dolore fu lancinante. Provavo tanta rabbia contro quel mondo di cui non facevamo parte, la camorra, ma che lo stesso ci ha colpiti così brutalmente. Il primo anno è stato tremendo, per fortuna siamo stati sostenuti dalla famiglia e dagli amici di mio fratello. La nostra famiglia è stata segnata per sempre da quella tragedia. Mamma si chiuse nel suo dolore, mentre, papà fu un vero combattente. Ogni giorno ripeteva che «Salvatore non doveva essere dimenticato» e ci ha trasmesso la voglia di fare memoria quando le ‹associazioni› ancora non esistevano. Le sue energie erano tutte per quel voto e oggi, che i nostri genitori non ci sono più, quel desiderio di mio padre è diventato anche il mio".

"Fare parte del Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti è una grande consolazione. Conoscere persone con le quali parliamo la ‹stessa lingua›, essere guidata in questo percorso e poter condividere le nostre esperienze senza vergogna, mi allevia da quel dolore che abbiamo vissuto per anni in casa. Un cammino iniziato quando mia sorella fu contattata da Rosario D'Uonno. Ne fui felice. All'epoca facevo le supplenze alla scuola statale “G.Siani”, a Marano di Napoli, ed era anche più semplice essere presente. Grazie a lui, abbiamo conosciuto l'Associazione Libera e siamo state coinvolte in diversi percorsi scolastici. Tutt'ora, non è facile trattenere le lacrime ma condividere la storia di Salvatore è l'unica cosa che mi fa stare bene. Da allora, io e mia sorella, non ci siamo più fermate. Parlare di legalità, raccontare di mio fratello, partecipare alle ‹Giornate della Memoria› ci fa sentire forti. Un impegno in cui abbiamo coinvolto anche i nostri figli e ne sono molto fiera".

I giovani devono strillare, farsi sentire! La partecipazione nel sociale deve essere una parte costante nelle loro vite e non solo un breve percorso scolastico.

#Memoria: Eventi e Luoghi in ricordo di Salvatore Squillace

  • NP - Albero intitolato nel "Giardino della Legalità" presso la villa comunale di Marano di Napoli.
  • 1988 - Intitolazione di Via Salvatore Squillace nel Comune di Marano di Napoli. Riconoscimento fortemente voluto dall'amministrazione dell'epoca.
  • 26 agosto 2010 - La storia di Salvatore Squillace è menzionata nel libro: "Al di là della notte. Storie di vittime innocenti di criminalità" di Raffaele Sardo. Tullio Pironti Editore. Edizioni promosse dalla Fondazione Polis.
  • 31 marzo 2016 - La storia di Salvatore Squillace è menzionata nel libro: "Mafia Republic: Cosa Nostra, camorra e 'ndrangheta dal 1946 a oggi" di John Dickie. Editori Laterza, Fabio Galimberti (Traduttore).
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Ciro Colonna

Ciro Colonna, 19 anni

Il 7 giugno 2016, Ciro Colonna giocava a bigliardino con gli amici del quartiere presso il circolo ricreativo del lotto O, a Ponticelli. Nello stesso circoletto, vi era anche il capoclan della banda dei "barbutos", in fuga nella Napoli Est in seguito alla liberazione per scadenza dei termini di custodia cautelare. Passate le 16:00, giunse un gruppo di sicari della camorra con l'intenzione di uccidere quest'ultimo. Partiti gli spari, i ragazzi iniziarono a scappare. Per il caos, a Ciro caddero gli occhiali. Il ragazzo si abbassò per recuperarli e continuare la fuga ma, il suo gesto, lo rese bersaglio dei killer intenzionati a non lasciare testimoni dell'agguato. Fu colpito in petto, vicino al cuore, da uno degli assalitori.

Agonizzante, il ragazzo uscì dal locale tentando di mettersi al riparo, ma la ferita fu tale che si accasciò dopo pochi passi. Riconosciuto da alcuni giovani del posto, venne trasportato, in auto, all'Ospedale “La Betania” di Ponticelli. Purtroppo il giovane perse molto sangue vanificando i soccorsi. Prima di sera, a soli 19 anni, Ciro Colonna morì

 

Storico giuridico

  • Marzo 2018 - Il GIP di Napoli, su richiesta della D.D.A., emette 8 ordinanze di custodia cautelare in carcere per mandanti ed esecutori del raid identificati nelle indagini dei militari del Reparto Operativo di Napoli, coordinati dal PM antimafia Antonella Fratello. I destinatari delle misure sono tutti legati ai gruppi Rinaldi, Minichini, De Luca Bossa e accusati di omicidio aggravato da finalità mafiose e detenzione di armi da guerra.
  • Maggio 2019 - Il PM Antonella Fratello richiede la condanna all'ergastolo per tutti gli imputati con le seguenti accuse:
    - Mandante - il boss Ciro Rinaldi;
    - Esecutori materiali - Michele Minichini e Antonio Rivieccio;
    - Concorso di reato - Giulio Ceglie, Anna De Luca Bossa, Vincenza Maione, Cira Cepollaro e Luisa De Stefano.
    Tutte gli imputati hanno ammesso la propria responsabilità favorendo il processo con il rito abbreviato.
  • Settembre 2019 - Il gup di Napoli, Luana Romano, conferma la condanna all'ergastolo per tutti e 8 gli imputati.

 

Il ricordo di Mary Colonna, sorella di Ciro

"Quel pomeriggio ero a casa con mia madre che mi apprestavo a fare la doccia approfittando che poco prima,  verso le 16:00, Ciro era sceso di casa. Passata poco più di mezz'ora bussarono al citofono. Era una nostra vicina, mamma di una mia cara amica delle elementari. Salì e senza troppe esitazioni, ancora sulla porta, disse a mia madre che avevano portato Ciro in ospedale perché era stato sparato. Mamma venne in bagno ad avvertirmi e scese con l'amica. Corsero sul luogo dell'accaduto preso d'assalto da una gran folla. Lì gli dissero che Ciro era stato portato all'Ospedale La «Betania». Accadde tutto così velocemente. Il tempo di rivestirmi e già mamma e l'amica non c'erano più, così chiesi a un mio vicino di accompagnarmi in ospedale da loro. Attendemmo fino alla sera, vanamente, purtroppo Ciro non c'era più".

"Intanto ci arrivavano notizie di cosa fosse accaduto. Mentre eravamo in sala d'attesa, avevamo ipotizzato di tutto. Qualsiasi cosa tranne che fosse stato sparato intenzionalmente. Ancora oggi mi sembra tutto così assurdo, estraneo alla nostra vita. Ci sono giorni dove realizzo che Ciro è vittima di camorra, ed altri dove non riesco a credere che sia vero e che sia capitato a noi una cosa del genere. Anche perché quando vieni sparato vieni subito etichettato come delinquente. Per fortuna mio fratello era conosciuto nel quartiere e, per quanto fu doloroso sentire e leggere cose del genere sul suo conto, le testimonianze non tardarono a difendere il suo buon nome".

"Repentinamente, in quei giorni di trambusto, venni a conoscenza dell'Associazione Libera. Alessio Viscardi, all'epoca redattore presso una nota testata giornalistica, conosceva bene mio fratello e avvertì Pasquale Leone, referente di Libera Ponticelli. Con loro ho mosso i primi passi e conosciuto altri familiari delle vittime innocenti. Parlare ai ragazzi nelle scuole, o del quartiere, mi aiuta a dare un senso a questa morte. Ho capito quanto sia importante portare speranza attraverso la storia di mio fratello. Far conoscere una Napoli diversa e migliore dove non si decide di impugnare un'arma per affrontare le difficoltà".

A Ciro è stato tolto un futuro ma, ognuno di noi ha ancora la possibilità di scegliere il proprio destino: praticando lo studio che aumenta le proprie opportunità, o praticando la violenza di cui conosciamo il finale.

#Memoria: Eventi e luoghi intitolati per ricordare Ciro Colonna

  • 14 giugno 2016 - Fiaccolata cittadina nel quartiere di Ciro Colonna. Parteciparono più di 500 persone.
  • 9 luglio 2016 - Attivismo dei cittadini del quartiere hanno ripristinato l'area verde e il campetto, al Lotto O, grazie a fondi e donazioni materiali ricevuti in seguito ad un annuncio dei promotori, le associazioni locali: "Un Popolo in Cammino", "TerradiConfine" e il Presidio Libera di Ponticelli.
  • 14 marzo 2017 - Inaugurazione dell'area giochi con campetto Ciro Colonna in via Decio Mure, Lotto O a Ponticelli. Presenti il Sindaco di Napoli Luigi De Magistris e diversi assessorati. L'area è stata consegnata alla cittadina locale a cui è affidata la manutenzione.
  • 7 giugno 2017 - I Giornata alla memoria in cui avviene la riqualificazione dell'area giochi. Promossa da: Fondazione Polis della Regione Campania, #unpopoloincammino, Libera, il Coordinamento dei familiari delle vittime innocenti della criminalità e dalla comunità parrocchiale di S. Francesco e Santa Chiara. Segue la celebrazione della messa in suffragio.
  • 28 settembre 2018 - Eretto un monumento presso l'area giochi "Ciro Colonna": una colonna grezza come simbolo di una vita spezzata troppo presto. La cerimonia di svelatura è stata anticipata dall'attività di riqualificazione dell'area giochi con piantumazione di fiori.
  • 6 e 7 giugno 2019 - III Giornata alla Memoria con:
    - Riqualificazione dell'area giochi e del campetto Ciro Colonna;
    - Torneo di calcio;
    Messa eucaristica presso la parrocchia di S Francesco e S Chiara;
    - Concerto, in serata, con i giovani artisti del territorio.
  • 19 giugno 2019 - Intitolato il Centro Educativo Polifunzionale Ciro Colonna in via Curzio Malaparte, Ponticelli. Il 12 luglio viene consegnato all'Associazione "Maestri di Strada" a cui va la gestione. Il centro accoglie anche l'Associazione "TerradiConfine".
  • 4 agosto 2019 - IV Memorial Ciro Colonna. Una partita di calcetto presso il Camping Poseidon
  • 6 e 7 giugno 2020 - IV Giornata alla Memoria con:
    - Il 6 ore 10:00 - Riqualificazione dell'area giochi Ciro Colonna;
    - Ore 18:00 - Messa in suffragio presso la Chiesa di S.Francesco e S.Chiara;
    - Segue la deposizione di una corono da fiori presso la lapide in memoria di Ciro adiacente la chiesa;
    - Il 7 - Pubblicazione di un video alla memoria realizzato dai Presidi di Libera Ponticelli e Napoli-centro storico. 

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Ciro Colonna Vive

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Pasquale Feliciello

Pasquale Feliciello, 60 anni

Erano da poco passate le 18:00 del 5 maggio 1990. Pasquale Feliciello, padre di nove figli e impiegato presso la ASL di Napoli, aspettava un nipote ai piedi del circolo ricreativo "Rinascita" di Casalnuovo. Quel giorno, anziché fermarsi a giocare a carte come ogni pomeriggio, aveva un impegno per aiutare un amico nella propaganda elettorale del periodo.

Ebbene, di lì a poco giunse una motocicletta con due killer. Al momento di estrarre l'arma, la moto scivolò finendo proprio ai piedi del povero Pasquale. Purtroppo, dietro di lui, sostava Gennaro Raimondi, pregiudicato e vero obiettivo del raid. Il killer iniziò a sparare nonostante avesse un ostacolo davanti. Colpito, in volto e alla nuca, Pasquale perse la vita mentre il criminale si diede alla fuga. Anche per lui non ci fu scampo. I delinquenti lo inseguirono uccidendolo poco più avanti, in un parco, per poi darsi alla fuga rubando una Panda ad una donna incinta, moglie di un negoziante locale. Inoltre, nella corsa i due rischiarono di investire Filomena Feliciello, figlia di Pasquale, che, presa dal momento, non riuscì a identificare le persone in auto.

Storico giuridico

  • Nel 2003 - in seguito a delle dichiarazioni dei pentiti, la prima sezione della Corte d'Assise di Napoli stabilisce le seguenti condanne:
    - Per Iorio Raccioppoli Pasquale e D'Avino Fiore, mandanti dell'agguato, una condanna all'ergastolo e una condanna a 12 anni di reclusione.
    - Per Marchesi Antonio, esecutore materiale del delitto, 11 anni di reclusione.
    - Inutili le condanne per Tanzillo Luigi e Pelliccia Giovanni, per concorso e appartenenza al gruppo criminale, giacché sono deceduti prima del processo.

  • Nel 2015 Pasquale Feliciello viene riconosciuto dal Ministero dell'Interno vittima innocente di criminalità organizzata.

Il ricordo di Carmela Feliciello, figlia di Pasquale

"Quel giorno ero appena rientrata dal cimitero e incrociai mio padre che usciva. Avevamo perso mamma da un anno e mezzo e da sorella maggiore gestivo io la casa. Mi chiese di passargli la giacca e mi salutò. Poi, passate le 18:00 iniziarono una serie di circostanze -strane- alle quali non avevo neanche il tempo di reagire perché ne seguiva un'altra: Iniziò con un vociferare forte per strada. Mi affacciai e notai che la gente mi fissava. Non gli diedi peso e rientrai. Di lì a poco bussò alla porta l'avvocato De Simone, amico e collega di mio fratello Giovanni. Per la prima volta, anziché aspettare che lo chiamassi, mi chiese di entrare e andò in camera sua. Un atteggiamento inconsueto ma, non ebbi il tempo di interpretarlo che squillò il telefono. Era una mia cugina di Castellammare. Sembrava una semplice telefonata di cortesia, eppure, continuava a chiedermi se fossi <sicura che fosse tutto a posto> e mentre cercavo di capire perché insisteva, contemporaneamente, sentivo urlare dalla stanza di mio fratello".

"Così, in mezzo a tutte queste stranezze decisi di prendere l'iniziativa. Entrai in camera di Giovanni e chiesi a tutti e due di darmi delle spiegazioni. Mi dissero che papà aveva avuto un malore e che lo avevano soccorso, poi scesero. La casa iniziò a riempirsi di gente che non voleva seguissi mio fratello. Forse era il loro modo di proteggermi evitando che, andando in strada, vedessi il corpo di mio padre. Poi arrivarono i carabinieri. Nonostante un fratello avvocato e l'altro dottore che ci spiegavano come progrediva la vicenda, l'aver subito una perquisizione coatta in casa e l'aver avuto i telefoni sotto controllo per molto tempo, fu' per tutta la mia famiglia una forte pressione emotiva".

"Passarono molti anni. Ero in fila al collocamento per degli incartamenti. Mentre ero al bancone, di fianco a me sentii parlare una persona che, tramite un'associazione, rientrava in una categoria di -familiari di vittime- perché gli avevano ucciso il fratello. Incuriosita e nella maniera più spontanea chiesi alla dipendente di che si trattasse accennandogli la mia storia. Fu' così che entrai in contatto con la Fondazione PolisLibera contro le mafie dando inizio al mio impegno nel sociale".

Sono convinta che solo quando il Governo riuscirà a garantire un lavoro a chi non ne ha, le persone non cercheranno altri modi, spesso illegali, di fare soldi. Solo allora la camorra non avrà più la manovalanza.

Frammenti di ricordi della famiglia Feliciello

Giovanni:"Quando quel pomeriggio l'Avv. De Simone entrò in camera mia, non avrei mai immaginato il motivo della sua urgenza. Mi disse che mio padre aveva avuto un infarto. Non potevo crederci. Dopo aver detto due parole anche a Carmela che era entrata in camera uscimmo rapidamente. Ricordo Casalnuovo bloccata dal traffico così decisi di proseguire a piedi fino al circolo ricreativo. Più mi avvicinavo e più la folla di persone diventava sempre più fitta. Mi feci largo nella mischia finché, arrivato sul posto dell'accaduto, incontrai mio fratello Alessandro arrivato poco prima di me. Solo lì, mi resi conto che la verità era ben altra".

Pietro:"Vivevo a Torino da un po' per lavoro. Quel pomeriggio mi telefonò un mio cugino dicendomi che «lo zio non si è sentito bene». Pensavo parlasse del padre, lo rassicurai con una battuta ma, con un tono che non faceva presagire nulla di buono, mi ripeté che mio padre era stato portato in ospedale. Contattai mio zio, un fratello di papà che lavorava anche lui a Torino per organizzarci e scendere a Napoli. In viaggio, decisi di chiamare un mio amico di Calsanuovo per farmi spiegare cosa fosse accaduto. Lì fu' il vero shock! Mi rispose la madre che mi scambiò per un'altra persona e, pensando di parlare con -Brunetto- mi disse: «Lo sai? Hanno sparato a Pasquale Feliciello. L'hanno ucciso, è su tutti i telegiornali». Di quel viaggio ricordo solo il -vai piano- dello zio e il rammarico di non poter più stare vicino a mio padre".

Patrizia:"All'epoca abitavo a Pomigliano d'Arco con la mia famiglia, fui avvisata telefonicamente. Quando mi dissero che papà ci stesse lasciando, non potevo crederci. Ho dovuto vederlo coi miei occhi. Da quel momento ebbi la sensazione che tutto non avrebbe avuto più senso. Non potevo smettere di pensare che, dopo mia madre, arrivò anche il suo turno in un modo davvero inaspettato. Una morte assurda, proprio a lui: un uomo colmo di valori, adorato da chiunque lo conoscesse o ne sentisse parlare. Amato dalla sua famiglia e in particolar modo da sua moglie. Quell'uomo non c'era più. Strappato alla vita quando non era neanche il suo momento perché altrimenti non sarebbe mai accaduto così. Tuttora, posso consolarmi solo pensando che mio padre mi protegga dall'alto e che Dio, anche se prematuramente, ha preso con sé uno degli angeli più belli che ha lasciato ricordi indimenticabili ad ognuno di noi". 

Lella:"Quel pomeriggio ero con il mio fidanzato, attuale marito, che assistevamo ad una partita di calcio tra amici. Mentre eravamo seduti a fare il tifo si avvicinò un amico che bisbigliò qualcosa al suo orecchio. Lui si girò verso di me dicendomi: «Lella dobbiamo andare, tuo padre non si è sentito bene». Corremmo a casa, ad attenderci c'era una folla di persone. Notai che tutti mi fissavano e parlavano tra di loro. Solo allora, per evitare che lo scoprissi da terzi, mio marito mi disse la verità. «Lella, tuo padre è finito» Da queste parole iniziò il nostro incubo. Oltre a dover combattere per ottenere giustizia, dovevamo fronteggiare le dicerie del popolino. Lo stesso che aveva affollato la nostra casa. Questa è stata la cosa più ingiusta! Dover difendere la memoria di mio padre, un uomo umile e amorevole, dai pregiudizi e dalle malelingue di un quartiere, in cui, lui stesso aveva aiutato tante persone".

#Memoria: eventi in ricordo di Pasquale Feliciello

  • Giugno 2016 -  Inaugurazione dell'Associazione "Pasquale Feliciello" all'interno dell'incontro: "Legalità attraverso azioni di inclusione sociale. Quali strategie possibili?" tenutasi presso il Centro polifunzionale Pierpaolo Pasolini, a Casalnuovo di Napoli. L'iniziativa è stata realizzata in collaborazione con l'associazione Libera, la Fondazione Polis, il Coordinamento campano dei familiari delle vittime di criminalità, con il patrocinio morale dell'ordine degli Avvocati di Nola, del Comune di Casalnuovo di Napoli, della Regione Campania e dell'Eurispes.
  • Giugno 2017 - Percorsi di legalità ed inclusione presso l'istituto comprensivo "Milani-Elia-Aliperti". L'incontro è stato organizzato dall'associazione "Il piccolo principe" e patrocinata dalla Commissione Anticamorra della Regione Campania.
  • 26 maggio 2018 3° memorial Pasquale Feliciello con un quadrangolare di calcio presso il campo sportivo "D.Iorio" di Casalnuovo (NA).
  • 4 maggio 2019 - Messa eucaristica presso la Chiesa S.S dell'Arcora di Casalnuovo di Napoli. A seguire una marcia per la legalità per tutto il corso Umberto I, sempre Casalnuovo. 
  • 8 giugno 2019 - 4° memorial di calcio giovanile, presso il centro sportivo Holly & Benji sito di Tavernanova (NA). Organizzato dall'Associazione in collaborazione con il centro sportivo.

L'Associazione "Pasquale Feliciello"

Nel 2016, da una forte volontà dei figli, nasce ufficialmente l'Associazione "Pasquale Feliciello", Presidente il primogenito Alessandro.

La principale finalità associativa è la promozione della legalità attraverso azioni di inclusione sociale e sociosanitaria in favore di cittadini svantaggiati anche attivando interventi di valorizzazione e assistenza professionale.

Vuoi saperne di più? Visita il sito:
www.aspasqualefeliciello.altervista.org

Resta connesso con Pasquale Feliciello e la sua associazione

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@Associazione Pasquale Feliciello Vittima Innocente di Camorra 

 

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Raffaele Sarnataro

Raffaele Sarnataro, 51 anni

Il 21 aprile del 1982, Raffaele Sarnataro viaggiava in auto con Antonio Esposito e Luigi Stelo. I primi due, erano nel settore degli ippodromi, nello specifico, Antonio gestiva l'ippodromo ad Agnano mentre Raffaele, che di professione si occupava della compra-vendita di auto usate, frequentava l'ippodromo con al mansione di far portare i cavalli  a passeggio su strade con fondo duro per rinforzare gli zoccoli.

Quel giorno, i tre si trovavano insieme, a Bellizzi (SA), per consegnare due cavalle presso la scuderia di un medico del luogo in località "Fosso Pioppo". Dopo aver lasciato gli equini al dottor Venosa raggiunsero la località Verdesca per visitare un cavallo di Lanzetta che di lì a poco avrebbe dovuto gareggiare. Dopo la visita, sebbene Lanzetta non fosse arrivato, uscirono dalla proprietà. L'auto di Sarnataro fu' assalita da un commando che trucidò tutti i passeggeri.
L'omicidio si inserisce all'interno della faida tra Nuova Camorra Organizzata e Nuova Famiglia, difatti, il vero obiettivo era il proprietario di casa ritenuto esponente del clan locale.

Storico giuridico

  • Per il triplice omicidio sono stati rinviati a giudizio dalla Procura della Repubblica di Salerno Raffaele Ascione, Clemente Perna, Giuseppe Serra, Giovanni Durantini e Gerardo Della Mura.
  • Nel 2005, il Tribunale Ordinario di Salerno emette le seguenti condanne:
    - Ergastolo per Clemente Perna;
    - Assoluzione per Gerardo Della Mura per non aver commesso il fatto
    - Sentenza di "non luogo a procedere" per Ascione Serra e Durantini.
  • Nel 2015, il Ministero dell'Interno riconosce Raffaele Sarnataro vittima innocente di criminalità organizzata.

Il ricordo di Mario Sarnataro, figlio di Raffaele

 

#Memoria: Eventi e intitolazioni a Raffaele Sarnataro

 

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Giuseppe Salvia

Giuseppe Salvia, 38 anni

Giuseppe Salvia nacque a Capri nel 1943 per poi trasferirsi a Napoli a soli 13 anni per frequentare il convitto Bianchi dove terminò gli studi classici. Conseguì l'abilitazione all'esercizio della professione di avvocato e, superato il concorso, il suo primo incarico (1973) fu' quello di vicedirettore del carcere di Poggioreale.

Nel 1980 si scontrò direttamente con Raffaele Cutolo. Quest'ultimo, determinò la sua condanna a seguito di una perquisizione fatta personalmente dal vicedirettore al boss camorristico, al rientro da un'udienza, in quanto gli agenti penitenziari, temendo ripercussioni, cedettero al rifiuto di Cutolo di essere perquisito. Erano gli anni in cui la Nuova Camorra Organizzata reclutava manovalanza all'interno del carcere stesso. Giuseppe Salvia lo sapeva e nonostante ciò non volle concedere privilegi. Il boss, trattato come tutti gli altri carcerati, reagì tentando di schiaffeggiarlo.

Il 14 aprile del 1981 Giuseppe Salvia fu ucciso in un agguato sulla tangenziale di Napoli, avvenuto all'altezza dello svincolo Arenella.

Storico giuridico

  • 30 gennaio 1986 - inizia il processo davanti alla prima sezione della Corte di Assise. Secondo l’accusa i mandanti sono Raffaele Cutolo e sua sorella Rosetta (all’epoca latitante); Roberto Cutolo, figlio del boss, Mario Iafulli, Carmine Argentato, mentre Mario Incarnato e Salvatore Imperatrice sono indicati come gli esecutori dell’imboscata sulla Tangenziale.
  • 23 febbraio 1987 - Durante l'udienza, Incarnato ricostruisce la dinamica dell’agguato stabilendone ruoli e responsabilità.
  • 6 marzo 1987 -  Il pm Claudio Rodà, con la sua requisitoria, rende ancora più chiare le ragioni che hanno portato alla morte il giovane vicedirettore del carcere.
  • 16 marzo del 1987 - Dopo una riunione di consiglio di cinque ore, i giudici emettono le seguenti pene:
    - Ergastolo per Raffaele e Rosetta Cutolo, riconosciuti colpevoli di essere i mandanti dell’omicidio Salvia, e per Carmine Argentato e Mario Iafulli come componenti del commando d'assalto.
    - 24 anni di reclusione a Mario Incarnato per aver collaborato con la giustizia.
    - 14 anni per Roberto Cutolo.
  • In seguito, per i giudici di secondo grado la ricostruzione del pentito Incarnato non è tutta la verità. Confermano a Raffaele Cutolo l’ergastolo ma assolvono per insufficienza di prove: Rosetta Cutolo, Roberto Cutolo e Carmine Argentato. Inutile il processo per Mario Iafulli, il quale, venne ammazzato il 21 marzo del 1987 mentre era in libertà vigilata.
  • Dicembre del 1988 - La prima sezione penale della Cassazione, presieduta da Corrado Carnevale, conferma l’ergastolo a Raffaele Cutolo e scagiona per sempre gli altri imputati. Anche per la Suprema Corte, quindi, Rosetta Cutolo non ha mai ordinato di uccidere Salvia, e Roberto Cutolo e Carmine Argentato non hanno mai preso parte all’omicidio.

 

Il ricordo di Claudio Salvia, figlio di Giuseppe

"All'epoca ero un bambino, avevo solo 3 anni e mio fratello Antonino 5. Non capivamo e non sapevamo nulla di quento fosse accaduto e questo fu' merito di nostra madre che seppe proteggerci da quei momenti di forte tensione. Ovviamente chiedevamo di papà. Mamma non ci ha mai nascosto che fosse morto ma, ebbe la delicatezza di dircelo a piccole pillole rapportate alla maturità dell'età del momento. La verità su chi fosse mio padre, ovvero il suo ruolo presso il carcere e il motivo del perché fu' ucciso, arrivò piano piano dopo i 10 anni."

"I primi anni furono complicati tra le sentenze e il contesto storico in cui vivevamo dove la mentalità camorristica era molto forte e presente. Nonostante tutto, il ruolo della famiglia, da ambo i lati, fu' determinante affinché crescessimo senza il timore di ritorsioni. Dalla nonna agli zii non venivamo mai lasciati soli. Sapere tutta la verità, mi rese orgoglioso di mio padre. Anche se in un modo barbaro, la sua morte fu' per me il suo più grande insegnamento che un genitore potesse dare al proprio figlio: pagare con la vita la realizzazione di un ideale!"

"Oramai più adulti e il sostegno di tante persone che ci erano vicine, volevamo trasformare in qualcosa di buono quanto ci fosse capitato. Così con la compartecipazione di tante realtà associative che trattano la tematica della legalità e la sensibilità delle Istituzioni, noi familiari abbiamo iniziato a portare la nostra testimonianza nelle scuole. Inoltre, a seguito dell'intitolazione della scuola a Capri, decidemmo di fondare una associazione in memoria di papà con la quale, solo con le nosre risorse, abbiamo consegnato dei premi agli alunni che si sono contraddistinti per meriti morali. A loro dico sempre:.."

Avremmo potuto farci invadere dall'odio, invece, noi abbiamo fatto di quella sciagura un insegnamento, per noi e per gli altri, che ci guidi verso una strada di giustizia.

#Memoria: eventi & intitolazioni a Giuseppe Salvia

  • Aprile 2010 - Intitolazione della scuola elementare e materna di Tiberio, a Capri, approvato all'unanimità dal Consiglio comunale caprese. "Affinché il sacrificio della sua vita, immolata per la difesa dei valori umani, sia di esempio per le nuove generazioni".
  • 2011 - Inaugurazione della scuola con la svelatura di una targa commemorativa apposta sulla facciata della scuola elementare di Tiberio. Evento promosso dall'amministrazione comunale dell'isola in occasione del trentennale.
  • 15 settembre 1984 - Giuseppe Salvia è stato insignito della medaglia d'oro al merito della redenzione sociale dal Ministero di Grazia e Giustizia.
  • 1985 - 1° Torneo di calcio "SALBAT" in memoria di Giuseppe Salvia. 
  • 1987 - Conferita la medaglia d'oro al valore civile dall'amministrazione di Capri (NA).
  • 28 ottobre 2010 - La storia Giuseppe Salvia è citata nel libro "101 storie di camorra che non ti hanno mai raccontato" di Bruno de Stefano. Editore Newton Compton Editori.
  • 29 gennaio 2012Targa alla memoria conferita dalla comunità del "BIANCHI".
  • 2013 - L'associazione "Giuseppe Salvia" consegna borse di studio agli alunni dell'istituto comprensivo "Ippolito Nievo" di Capri perché distintisi "nel rispetto delle regole, nella solidarietà e nell'altruismo".
  • 22 giugno 2013 - Intitolazione del carcere di Poggioreale di Napoli.
  • Settembre 2013 - Intitolazione Sala conferenze del Centro Diurno Time Out, a Somma Vesuviana (NA). Iniziativa promossa dall'Associazione Pioppo Onlus che aderisce alla Federazione Internazionale Città Sociale di Napoli.
  • 5 novembre 2015 - La storia Giuseppe Salvia è citata nel libro "Napoli Criminale" di Bruno de Stefano. Editore Newton Compton Editori.
  • Maggio 2016 - Inaugurazione di una scultura di ferro all'interno della scuola Tiberio. L'opera è stata realizzata e donata dallo scultore avellinese Alfonso Cavaiuolo. L'inaugurazione ha previsto una cerimonia ufficiale alla presenza delle istituzioni locali e dei familiari di Salvia.
  • 11 dicembre 2016 - 27° Natale del Budo, Galà internazionale Arti Marziali in memoria delle vittime innocenti della criminalità. Evento promosso dalla ACSI
  • 4 ottobre 2019 - La storia Giuseppe Salvia è citata nel libro "I grandi delitti che hanno cambiato la storia d'Italia" di Bruno de Stefano. Edizione Newton Compton Editori.
  • 11 dicembre 2019 - Attestato alla Memoria conferito dutrante il Premio Nazionale per l'Impegno Civile "Marcello Torre"

L'associazione "Giuseppe Salvia. Il coraggio della legalità"

L’Associazione nasce nel 2010 per trasmettere il testamento morale lasciato da Giuseppe Salvia.
Obiettivo generale è quello di rispondere all'esigenza di solidarietà sociale che si concretizza nella diffusione della cultura della legalità, nel recare sostegno alle persone vittime della criminalità organizzata ed ai loro familiari superstiti ed alle persone svantaggiate in ragione di condizioni fisiche, psichiche, economiche, sociali e familiari.

Tutte le attività dell’Associazione sono realizzate esclusivamente mediante autofinanziamento della famiglia Salvia, senza alcun utilizzo di sovvenzioni pubbliche o di altri soggetti terzi.

Attività:

Iniziative socio-culturali per approfondire, informare e denunciare il fenomeno della criminalità organizzata nazionale. Questi eventi sono promossi sia per essere da stimolo, nei confronti delle istituzioni nazionali di lotta e prevenzione dei fenomeni di criminalità organizzata, sia favorire la cultura della legalità mediante corsi e attività di formazione su tutti gli argomenti affini.

Realizzazione di progetti, iniziative e programmi volti al recupero dei minori a rischio o all'assistenza di familiari vittime delle criminalità.

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Giuseppe Salvia...un brav'uomo diventato Eroe

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Annalisa Durante

Annalisa Durante, 14 anni

Il 27 marzo del 2004, Annalisa si accompagnava con un'amica e una cugina sotto il portone di casa quando, Salvatore Giuliano, uno degli ultimi rampolli del clan di Forcella, passò di lì e decise di intrattenersi con loro. Proprio quella sera, un commando ingaggiato dal clan rivale decise di agire per uccidere il ragazzo. Così, quattro uomini a bordo di due scooter sopraggiunsero a Forcella, in Via Vicaria Vecchia N° 22, iniziando un conflitto a fuoco. Il giovane dei Giuliano, avvisato dal fratello, riuscì ad evitarli e rispose al fuoco. Uno dei suoi proiettili colpì Annalisa Durante alla nuca. La ragazza cadde a terra nello shock dei presenti e del quartiere che la soccorse.

La giovane fu' dapprima trasportata all'ospedale "Ascalesi" e, per mancanza di attrezzatura per questo tipo di assistenza, successivamente portata al "Loreto Mare". Purtroppo, Annalisa Durante perse moltissimo sangue e, ormai in coma irreversibile, venne accertato il decesso. I genitori autorizzarono l'espianto degli organi.

Il ricordo di un familiare di Annalisa Durante

(in attesa di un'intervista al padre o la sorella)

Storico giuridico

  • In breve tempo, Salvatore Giuliano viene arrestato, con un blitz interforze, presso l'appartamento di un parente a Pomigliano d'Arco. In seguito, l'autopsia e i controlli sulla pistola di Giuliano confermano che il proiettile che ha ucciso Annalisa è stato esploso proprio dal camorrista che fin dall'inizio negava di essere armato e aver sparato colpendo Annalisa.
  • Il 31 marzo 2006 - La corte d'Assise condanna in primo grado a 24 anni di reclusione.
  • Nel maggio del 2007 - la Corte d'Assise d'Appello riduce la pena a 18 anni.
  • Nel 2008 - La Cassazione stabilisce una pena detentiva di 20 anni

#Memoria: menzioni e intitolazioni ad Annalisa Durante

  • Settembre 2004 - Inaugurazione dell'Asilo Nido Annalisa Durante in via Vecchia Vicaria (Forcella).
  • Giugno 2005 - Inaugurazione della Biblioteca a porte aperte (attuale sede dell'associazione).
  • Dicembre 2005 - Pubblicazione del libro: "Il diario di Annalisa" a cura di Matilde Andolfo e Mario Fabbroni. Tullio Pironti Editore.
  • Nel 2006 - Menzione nel libro: "Gomorra" di Roberto Saviano.
  • Nel 2007 - Menzione nel libro: "Forcella tra inclusione ed esclusione sociale" di Luigi Merola (All'epoca dei fatti, prete di Forcella impegnato nella lotta alla camorra), edizione: Alfredo Guida Editore..
  • Giugno 2012 - Inaugurazione e intitolazione del Presidio di Libera Marcianise
  • 24 novembre 2016 - Menzione nel libro: "La camorra dalla A alla Z" di Bruno de Stefano. Editore Newton Compton Editori
  • 31 maggio 2017 - Intitolazione di due vie ad Annalisa Durante e Lea Garofalo nel Comune di Peschiera.
  • 27 marzo 2018 - Piantumazione di un ulivo presso l'I.C. Sauro Pascoli di Secondigliano (NA).
  • 6 aprile 2018 -  Inaugurazione e intitolazione della biblioteca dell'Istituto Superiore Marie Curie di Ponticelli (NA).
  • 9 febbraio 2018 - nasce la "baby song Annalisa Durante".
  • 8 marzo 2019 - Intitolazione della Sala c/o ex Scuola "Collodi", a Buttigliera Alta (TO).
  • 13 maggio 2019 - L' Associazione Marilianum ha conferito il Premio Legalità all'Associazione Annalisa Durante per l'impegno nella promozione della musica, dell'arte e della cultura come strumenti educativi per la legalità.

Eventi in ricordo di Annalisa Durante

  • 19 febbraio 2018 - "Un libro per Annalisa", festa di compleanno presso la biblioteca con letture di poesie e la raccolta di libri come regalo di compleanno.
  • 6 giugno 2018 - "Sfilata per Annalisa Durante" all'interno del progetto "giugnogiovani". Promossa dalle Municipalità 2 e 4, con la collaborazione dell'Istituto Superiore Guglielmo Marconi di Giugliano.
  • 19 febbraio 2019 - "Un libro per Annalisa", raccolta di libri come regalo di compleanno. Organizzato dall'associazione "studenti contro la camorra".
  • 16 ottobre 2019 - "Dalle ali spezzate di Annalisa Durante al diritto alla felicità". Tappa della "Meridiana Dell'incontro".
  • 25 gennaio 2020 - Cerimonia di premiazione del Concorso letterario nazionale: "EquiLibri in nome di Annalisa Durante" 2019, svoltasi a Cava dei Tirreni. 
  • 19 febbraio 2020 - I edizione del Premio Nazionale Annalisa Durante. La mattina, si è tenuto la prima parte dell'evento con un incontro presso la Biblioteca dal titolo: "INCONTRO SULLA MEMORIA. Annalisa Ieri, Annalisa Durante”.
    All'evento è avvenuta anche la premiazione del contesto foto-poetico "la cultura salva le anime" indetto dalle associazioni "studenti contro la camorra e la cooperativa sociale "Se.Po.Fa."

"Associazione Annalisa Durante" 

L’Associazione Annalisa Durante si è costituita nel 2005 ed è senza scopo di lucro. Su iniziativa di cittadini ed enti impegnati per la legalità nacque al fine di mantenere viva la memoria di Annalisa e di promuovere, in suo nome, iniziative culturali e sociali per un riscatto morale e civile che da Forcella potesse propagarsi all'intera città di Napoli, ed oltre! 

La giovane età di Annalisa invita, in particolare, a parlare al mondo dei più piccoli, proponendo loro modelli di educazione sociale e di cittadinanza attiva, che passano attraverso il gioco, la lettura e gli interessi che caratterizzavano la vita stessa di Annalisa Durante.

Le Principali attività:

La Biblioteca a porte aperte attivata nello Spazio Comunale di piazza Forcella, lo Spazio Bambini riaperto dopo la prima esperienza della Ludoteca Annalisa Durante ed il progettoZONA NTL, destinato ad attivare a Forcella un circuito virtuoso, culturale ed economico su “Napoli”, “Turismo” e “Legalità”,  rappresentano i principali ambiti di intervento in cui opera l’Associazione. Inoltre, la Biblioteca Annalisa Durante è parte attiva del Patto locale per la lettura denominato Reading Forcella, partecipato da oltre 40 enti tra istituzioni, scuole, biblioteche, musei, editori, librerie, fondazioni, associazioni e pediatri operanti nel centro storico di Napoli, nonché membro fondatore della Rete Forcella, Patto di Comunità costituito tra enti ed associazioni del territorio per coinvolgere le famiglie in percorsi educativi e di cittadinanza attiva, finalizzati alla costruzione di una comunità educante e responsabile.Le attività dell’Associazione si fondano esclusivamente sul volontariato e sui contributi di sostenitori.

Scopri di più! Visita il sito:
Associazione Annalisa Durante

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@AnnalisaDurante 

 

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