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18 febbraio 2020, ROMA - Le vittime delle mafie, e i loro familiari, possono ottenere giustizia quando gli vengono riconosciuti i diritti che gli spettano e guai a definirli semplicemente "benefici". Per incalzare la richiesta, centinaia di familiari delle vittime della criminalità sono giunti da tutta italia per protestare pacificamente davanti al Parlamento. Non sono serviti slogan, a parlare erano i nomi, foto, maglie delle tante vittime le quali ben il 75% non ha ancora avuto giustizia.

diritti vivi familiari

A Montecitorio, le parole di don Luigi Ciotti, Presidente di "Libera, associazioni, nomi e numeri contro le mafie", sono più che esplicite: «Mentre alla Camera si vota la fiducia al Mille proroghe frutto di faticosi compromessi, noi siamo qui in piazza in silenzio ad esprimere la nostra sfiducia. Non dobbiamo mai dimenticare le cose positive di questi anni, vogliamo continuare a dare fiducia alla politica seria. Però dobbiamo alzare la voce quando qualcuno sceglie il silenzio. Non possiamo stare zitti e inermi. La mafia più pericolosa è la mafia delle parole, è immobilismo, la burocrazia, il promettere e non fare. Non una protesta sterile. Non è elemosina ma diritti. Le vittime non sono un marchio da usare quando fa comodo». 

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Don Luigi Ciotti e i familiari delle vittime innocenti, accolti dal Presidente della Camera, Roberto Fico

Inoltre, una delegazione dei familiari con don Ciotti sono stati accolti dal Presidente della Camera, Roberto Fico. «Le Istituzioni hanno il dovere di ascoltare, mantenere alta l'attenzione e lavorare in modo sinergico al loro fianco, dando risposte concrete» dichiara il leader politico. La promessa è di istituire un tavolo di lavoro per affrontare i temi avanzati dal movimento. «Abbiamo speranza - annuncia soddisfatto il portavoce dei familiari - Tocca a noi essere più vivi. Facciamo parlare quelle foto. Sono il grido del nome dei vostri cari».

Diritti per le vittime di mafie, l'Appello di Libera

diritti vivi locandinaLibera promuove, fin dalla sua nascita, molteplici attività che tutelino le vittime delle mafie. In questi 25 anni in cui l'associazione ha supportato i familiari, ci si è resi conto, dai racconti degli stessi, che spesso la dignità delle vittime veniva calpestata dalla complessità delle normative e dalle tempistiche giudiziarie. È arrivato il momento di porvi maggiore attenzione. Ecco le richieste citate nel manifesto: 

  • Che sia riconosciuto lo status di Vittima di mafia anche alle persone che hanno perso la vita a causa di eventi delittuosi di stampo mafioso in data antecedente al 1 gennaio 1961 e per le quali ricorrano i presupposti per il riconoscimento medesimo;
  • Che l'equiparazione delle vittime del dovere e delle mafie alle vittime del terrorismo, al fine di evitare ulteriori disparità tra le vittime in base alla tipologia dell’evento delittuoso;
  • Che riguardo all'estraneità della vittima e dei suoi familiari fino al 4 grado, così come previsto dalle norme, sia effettuata una valutazione caso per caso, relativamente alle frequentazioni del superstite e dei familiari della vittima e non sul grado di parentela;
  • Che in materia di prescrizioni e decadenze, previste anche da una recente circolare del Ministero dell’Interno, sia fatta un’attenta ed urgente riflessione per evitare interpretazioni ingiustamente restrittive;
  • Un riordino ragionato di tutte le norme che disciplinino i diritti (benefici) previsti a favore delle vittime delle mafie, al fine di rendere effettiva la fruizione che rispetto ad alcuni punti fondamentali resta molto spesso solo sulla carta; così come chiediamo che i tempi della valutazione delle singole istanze non si dilatino a dismisura;
  • Che l’attenzione alla vittima venga posta al centro della riflessione del legislatore, al fine di rendere operative anche in Italia le direttive europee in materia di tutela della vittima e dei suoi familiari, ad essa equiparati, in particolare rispetto alla stessa posizione dei familiari delle vittime nel processo, visibilmente limitata rispetto a quella del reo, data anche la natura reocentrica del nostro sistema processuale penale;
  • Promuoviamo un sostegno alle vittime dei reati intenzionali violenti, cosiddetta criminalità comune, al fine di non lasciare sola nessuna persona resa vittima da gravi episodi di violenza.
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NAPOLI, 11 GEN 2020 - La comunità partenopea si è riunita per festeggiare il 13° anniversario dalla fondazione del Coordinamento Campano dei Familiari delle Vittime innocenti della Criminalità avvenuta il 10 gennaio del 2007. Ad oggi unica associazione in Italia a riunire, in un singolo sodalizio, i familiari di tutte le tipologie di vittime dei reati intenzionali violenti. Voluto fortemente dagli stessi familiari al fine di creare sinergia e forza tra simili. Trasformare "quel dolore" in impegno sociale è diventato il mantra del collettivo portando la propria testimonianza in quella stessa società che ha reso vittima il proprio caro. Per la ricorrenza, sono state organizzate una serie di iniziative promosse e realizzate grazie alla collaborazione con la Fondazione Polis della Regione Campania.

Il primo appuntamento della giornata è avvenuto con una messa presso la Chiesa di Santa Lucia alle 11:30. La celebrazione è stata officiata dal Presidente della Fondazione Polis, don Tonino Palmese, nonché padre spirituale da sempre vicino ai familiari delle vittime. «Oggi, se penso ai familiari delle vittime li considererei come i Magi di questo tempo - dice il vicario episcopale - La vostra regalità è la testimonianza che ognuno di voi racconta parlando dei vostri martiri. Un dono riconosciuto da Dio, ciò per cui i familiari sono stati chiamati in nome del riscatto sociale: Essere Testimoni». In quanto guida spirituale, non mancano i moniti.«Mirate a essere persone credibili, creduti e, qualora vogliate, credenti. State attenti alle tentazioni che ci portano lontano dalla nostra missione. Potere, Avere & Apparire ledono alla nostra credibilità». Il rito si conclude con l'intervento di Peppe Pagano. Una testimonianza sulla redenzione che commuove i presenti e, al contempo, dimostra quanto il potere di una storia possa influenzare positivamente le scelte di un ragazzo.

 A seguire, l'incontro si è spostato presso la Stele della Memoria (via Cesario Console). Un momento di riflessioni avvalorata dalle dichiarazioni delle rappresentanze istituzionali e associative. Modera Geppino Fiorenza, Presidente onorario della Fondazione Giancarlo Siani, che introduce Carmen Del Core, Presidentessa in carica del Coordinamento campano dei familiariOggi è una giornata importantissima che ci permette sia di fare un bilancio di questi anni insieme sia di guardare al futuro». Ringraziando chi l'ha preceduta al ruolo di presidente e tutti i familiari impegnati, ricorda quanto sia encomiabile raccontare la propria storia nelle scuole.«Ai giovani è importante spiegare in che modo il nostro dolore diventa riscatto sociale, un faro per sopravvivere alla nostra sofferenza». L'impegno a far sì che queste morti non siano vanificate si evolverà con i "Venerdì della Memoria". Appuntamenti mensili che si terranno nella Sala della Mehari al PAN (Palazzo delle Arti di Napoli), denominata sala della memoria dove è esposta la mostra "Non Invano".

All'incontro, sono intervenuti anche:

  • Il comandante provinciale dei carabinieri di Napoli Generale Canio Giuseppe La Gala che, rifacendosi all'omelia, elogia i familiari per il dono della testimonianza.«Ciò che fate aiuta anche noi delle istituzioni a svegliare le coscienze della società. Questo nostro connubio è la dimostrazione di quanto insieme possiamo dare un valido contributo a migliorare la società»;
  • Il colonnello della Guardia di Finanza Salvatore Salvo e il commissario regionale anti-racket Franco Malvano
  • I consiglieri regionali Antonio Marciano (firmatario della Legge n°54 del 2018 - per il sostegno formativo e scolastico dei familiari delle vittime) ed Enza Amato (vicepresidente della Commissione anticamorra e beni confiscati);
  • Il presidente dell'Ordine dei Giornalisti della Campania Ottavio Lucarelli;
  • In rappresentanza della Fondazione Polis: la vicepresidente Rosaria Manzo, la presidente del Comitato Scientifico Enrica Amaturo e il segretario generale Enrico Tedesco;
  • L'ex magistrato Bruno D'Urso che evoca la doverosa vicinanza della magistratura a questi ambienti per il mantenimento della memoria.«Io continuerò a stare vicino alle tante forze sane che esistono ed emergono sul territoio e che contribuiscono a contrastare la forza di repressione della criminalità».

Infine, la giornata si conclude presso la sede della Fondazione Polis con un momento di aggregazione con la degustazione dei prodotti del ristorante Nuova Cucina Organizzata, realizzati sui terreni confiscati alle mafie.

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