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Genovese Pagliuca

Genovese Pagliuca, 24 anni

La sera del 19 gennaio 1995 Genovese Pagliuca venne ucciso in via Roma (incrocio via Campanello),a Teverola (CE), a colpi di pistola e fucile dagli esponenti del clan dei casalesi che aveva affrontato per difendere la fidanzata.

Le disavventure di Genovese e Marianna iniziarono nell'estate del '93. La ragazza faceva la parrucchiera a domicilio e proprio tramite il suo lavoro conobbe Angela Barra, amante del boss Bidognetti. La donna, seppur madre di 5 figli, si invaghì della ragazza e con l'attenuante di chiamare Marianna per la professione riuscì a conquistare la fiducia della giovane ragazza. Diventarono amiche al punto che quando a settembre Marianna ebbe un litigio con la famiglia e decise di andarsene di casa, chiese ospitalità alla nuova amica in attesa di trovare un nuovo alloggio. Inizialmente tutto sembrava normale ma ben presto, però, quell'ospitalità divenne per Angela il pretesto per fare delle avances esplicite che ad ogni rifiuto della giovane divennero sempre più insistenti e violente. Allontanato dalla gelosia della donna, Genovese continuava a cercare un contatto con la fidanzata finché, a dicembre, Angela decise di sequestrare la giovane portandola in un'altra abitazione aiutata dal fratello e da un altro amico. 
 
Per circa un mese Marianna venne imbottita di sedativi e abusata da Angela e dai due complici finché, una mattina del gennaio '94, la ragazza riuscì a fuggire. Tornò a casa dove raccontò tutto al fidanzato e alla famiglia. I due giovani decisero di tenere nascosta la vicenda temendo il disonore e la vendetta della camorra. Pensarono che l'unico modo per venirne fuori fosse allontanare la ragazza da Teverola mentre il fidanzato sarebbe rimasto in paese per non destare sospetti. Da quel momento iniziarono le aggressioni e le minacce ai danni del giovane Pagliuca. Nonostante tutto, Genovese non cedette alle intimidazioni sempre intenzionato a difendere Carla senza rivelare dove alloggiava. Gli scontri continuarono quasi un anno finché ricevette la condanna definitiva da Angela: il giorno che avrebbe aperto la macelleria lui sarebbe morto. Mancavano pochi aggiusti e si avvicinava il giorno all'inaugurazione quando la vita di Genovese fu stroncata dalla camorra. Mentre si intratteneva con gli amici in piazzetta, a Teverola, fu avvicinato per l'ennesima volta dai suoi persecutori ma, questa volta, anziché arrivare alle mani estrassero le armi e inveirono al volto del ragazzo esplodendo diversi colpi di pistola e lupara. Il corpo di Genovese fu ritrovato in auto a pochi metri dalla gelateria di proprietà dei Barra.

Solo quando Marianna apprese la notizia di Genovese decise di rompere il muro dell'omertà confessando tutto alle forze dell'ordine.

Storico giuridico

  • Dalle confessioni della ragazza vengono arrestati: Angela Barra, suo fratello Carmine e il secondo complice, Luigi De Vito.
  • 2009 - La corte d'Appello emette le sentenze di condanna all'ergastolo per Aniello Bidognetti, figlio del capoclan, e Giuseppe Setola, ritenuti gli esecutori materiali dell'omicidio di Genovese Pagliuca.
  • Il Ministero dell'Interno non ha riconosciuto lo status di vittima innocente della criminalità al giovane ragazzo.
    - 2018 - Genovese Pagliuca viene definito "vittima innocente della criminalità organizzata" riconoscendo il vitalizio ai genitori.
    - Marzo 2018 - il Viminale, rappresentato dall'avvocato dello Stato Giuseppe Di Sirio, ricorre avverso tale sentenza, sostenendo che l'omicidio di Pagliuca è maturato dall' "atteggiamento provocatorio" di  Pagliuca nei confronti di Angela Barra, revocando lo status e il vitalizio per le vittime innocenti di criminalità organizzata.

 

Il ricordo di Giovanna Pagliuca, sorella di Genovese

"Quel giorno Genovese trascorse tutta la giornata dai nostri zii coi quali era molto legato e sempre ben voluto per poi venire a casa nel tardo pomeriggio. Trascorremmo dei bei momenti. Mio fratello era particolarmente giocherellone al punto da farmi delle manifestazioni d'affetto che non erano nel suo solito. Dopo un po' ci salutò, disse:«vado a fare un giro in piazzetta e quando torno ceniamo». Nel frattempo decidemmo di andare a fare gli auguri a un amico di famiglia che abitava vicino. Per tutto il tempo provavo una strana agitazione in me finché sentimmo degli spari. Io e mia sorella incrociammo gli sguardi e sentimmo il desiderio di tornare a casa. Come uscimmo dal portone del palazzo vi trovai mio cugino in auto che ci disse: «Genovese ha avuto un incidente». Rappezzava delle scuse insensate e insisteva di voler portare con sé mio padre. Appena se ne andarono, in breve, iniziarono a squillare i telefoni. Ogni parente ci chiedeva cosa fosse successo ma noi non sapevamo cosa rispondere finché, finalmente, uno di loro ci disse: «ma come niente? Dicono che Genovese è stato sparato». Ero combattuta tra il voler andare a vedere cosa fosse accaduto e dare sostegno a mia mamma e mia sorella. Dopo un po' papà fece ritorno, in lacrime, con il volto tra le mani, accompagnato da un carabiniere che esitava ad alzare lo sguardo. Non so quante volte gli avrò chiesto di mio fratello. Poi la conferma: «Genovese non c'è più»."

"Solo quando scoprimmo le vicende che aveva vissuto mio fratello con la fidanzata iniziai a collegare tanti fatti accaduti in precedenza. Come quando, già dal periodo pre-natalizio, incontravo sempre gli stessi quattro uomini fuori dal negozio o fuori casa. Misi a fuoco che era un pedinamento solo dopo quando associai le loro 'battutine' alla morte di mio fratello. Genovese invece lo sapeva. Ricordo che quando il 18 arrivarono i rivestimenti della macelleria, mia cugina, con la quale si era confidato, iniziò a piangere e ripeteva «adesso qualcosa succede». Tante volte lo vidi tornare a casa preoccupato, a volte con segni di scontro e, anche se i suoi silenzi e i 'niente' che ci dava come risposta non erano convincenti, mai avrei pensato che rischiava la vita."

"Ancora oggi mi sembra tutto così assurdo. Assurdo che mio fratello sia stato ucciso per un dispetto, una gelosia insana. Assurdo che gli amici che sapevano tutto non abbiano fatto nulla all'epoca e ancor di meno oggi per ricordarlo. Assurdo che il Governo non lo ritenga una vittima innocente della camorra e tanto altro ancora. La mia forza è alimentata dal desiderio di rendere a Genovese tutto il bene che ha fatto nella sua breve vita. Un affetto che nel momento in cui è venuto a mancare ha tolto la gioia dai volti dei miei genitori che si sono chiusi nel loro dolore. Il riscatto sociale è iniziato dopo tanto tempo quando Alessandra Tommasini, responsabile della memoria per il coordinamento provinciale casertano di Libera, mi fece visita nel mio vecchio negozio di abbigliamento presentandomi Valerio Taglione, del Comitato Don Diana. Grazie ai loro insegnamenti, al sostegno e aiuto di ogni genere, ho capito come far sì che Genovese non venga dimenticato."

Studiando e credendo nei principi morali i ragazzi potranno realizzare ogni loro obiettivo senza cedere all'inganno dei soldi facili.

#Memoria: eventi, menzioni e luoghi intitolati a Genovese Pagliuca

  • 19 gennaio 2014 Fiaccolata vicino alla lapide in villetta, a Teverola (CE). L'evento è promosso dal Comitato Don Peppe Diana, da Libera Caserta e dal Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità.
  • Marzo 2015 - La storia di Genovese è menzionata nel libro:"Memoria" pubblicato dall'associazione Libera, a cura di: Marcello Cozzi, Riccardo Christian Falcone, Iolanda Napolitano, Simona Ottaviani, Peppe Ruggiero. Stampato per conto delle Edizioni Gruppo Abele presso Cooperativa La Grafica Nuova.
  • 28 giugno 2015 - Dedicata la 9ª tappa del Festival della Memoria e dell'Impegno presso il bene confiscato in via II Dietro Corte, a Teverola (CE). Dopo l'incontro un corteo ha raggiunto la piazzetta intitolata a Genovese Pagliuca dove è stato depositato un marmo di Carrara che verrà scolpito sul posto dall'artista Lazzaro Crispino.
    - 16 gennaio 2016 - inaugurazione del megalite su cui è scolpito il volto di Genovese e la frase "una morte che profuma di vita".
  • 20 ottobre 2017 - Intitolazione del Presidio Libera del Comprensorio del Cuoio e della Calzatura, a San Romano (PI), in Via Tosco Romagnola Est 116.
  • 19 gennaio 2018 - In mattinata una manifestazione presso la sala consiliare del Comune di Teverola (CE), al quale hanno partecipato, tra gli altri, l’ex magistrato Carlo Alemi, il giornalista Rai, Geo Nocchetti.
    - In serata, una fiaccolata ha percorso Teverola (CE) da via Cavour fino al monumento in via Rome per un momento commemorativo.
  • 19 gennaio 2019 - Manifestazione in memoria presso la sala consiliare del Comune di Teverola (CE) e seguita da una fiaccolata che ha raggiunto il monumento dedicato in via Roma, per un momento di raccolta.
  • 19 gennaio 2020 - Messa in suffragio seguita da un momento alla memoria presso il monumento in via Roma a Teverola (CE).
  • 19 gennaio 2021 - Social Mob "#unacanzonedivascopergenovese": postando un video musicale di Vasco con l'hastag e una dedica. NEl pomeriggio è stato piantumato un albero di ulivo nell'area verde in via Roma, a Teverola (CE), nei pressi del cippo marmoreo.
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Mercoledì 29 gennaio, presso il centro sportivo Kodokan di Napoli si è svolto il 12° memorial Giuseppe Veropalumbo. L'Associazione Giuseppe Veropalumbo, la FAI antiracket e la Polizia Municipale si sono sfidati in un triangolare di calcio per ricordare il valore della giustizia e della memoria di Giuseppe Veropalumbo e di tutte le vittime innocenti della criminalità.

Prima del calcio di inizio, prende la parola Samuele Ciambriello, garante dei detenuti per la Regione Campania. "Speriamo di avere a breve giustizia e verità affinché si possa sanare questa cicatrice. Ringrazio Carmela e gli altri familiari per il contributo che portano nelle carceri nel raccontare le loro storie. In quei luoghi si parla di un progetto di uguaglianza, di opportunità che va aldilà della giustizia riparatoria".

Intervenuti all'evento anche:

  • Ciro Borriello, assessore allo sport comune di Napoli;
  • Ciro Esposito, comandante della polizia municipale;
  • Gianfranco Wurzburger, presidente dell'associazione "Assogioca";
  • Forcella Antonio Raio, presidente associazione commercianti;
  • Ivo Poggiani, presidente della terza Municipalità;
  • Antonio d'Amore, referente provinciale di Libera;
  • Gino Monteleone del coordinamento Lotta per il lavoro.


Presenti anche una rappresentanza dell'ASD Sanità United, del Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti e della FAI anti-racket, oltre alla partecipazione di una classe della scuola media "Ammaturo – Cacciottoli" di Napoli. Insieme, uniti per gioire della vittoria, simbolica, della squadra della Polizia Municipale, seguita dalle premiazioni e dai ringraziamenti conclusivi di Carmela: "grazie a tutti coloro i quali hanno reso possibile lo svolgersi di questa manifestazione. Gli sponsor, le associazioni, le persone. Ma un ringraziamento speciale ai padroni di casa di Kodokan sport per esserci stati vicini".

31 dicembre 2007, il ricordo di Carmela

"Verso le 23:00 ero in cucina con mia suocera a preparare il caffè. All'improvviso sentimmo il caos. All'inizio pensammo fossero i bambini che ballavano nella stanza di fianco, poi riconoscemmo che stavano spostando sedie e tavoli con forza accompagnate dalle urla di tutti". In cucina entrò la sorella di Carmela con Ludovica in braccio che agitatamente dice alle due donne di non andare dall'altra parte della casa. Il suo volto di terrore è seguito dalle grida degli altri ospiti preoccupandole. Poi si videro arrivare i fratelli delle donne con Giuseppe sottobraccio e stenderlo nel salone principale. "Alla vista di mio marito, mi gettai su di lui per soccorrerlo pensando a un malore. Il suo maglione era sporco di sangue. Accorsero tutti, anche i vicini di casa ma nessuno, nonostante il sangue, aveva capito cosa fosse successo".

La corsa verso l'ospedale di Boscotrecase era monitorata telefonicamente tra chi era rimasto a casa con Carmela e chi aveva seguito Giuseppe. Poi la rivelazione, al telefono una zia esclama: "ma allora l'hanno sparato!". Come una doccia fredda Carmela realizza la notizia. Dal racconto dei familiari: Giuseppe si alzò di colpo mettendosi una mano sul petto per poi accasciarsi sul tavolo. Nel caos dei primi botti, della musica, della confusione, nessuno aveva riconosciuto gli spari. "Così iniziammo a cercare indizi nella stanza dove avevamo cenato per capire di più e, solo allora, ci rendemmo conto che il vetro del balcone aveva un foro". L'infisso a doppio vetro non si crepò quando il proiettile lo attraversò. Un dettaglio che passò inosservato a tutti. Erano circa le 3:00 quando arrivò la notizia definitiva: Giuseppe non ce l'ha fatta.

12 anni di Memoria alla ricerca della giustizia

"Perché hanno ammazzato Giuseppe? Quale colpa ha per meritare questa morte? Cosa abbiamo sbagliato?" Più passa il tempo e più domande si aggiungono. Riflessioni che, fondamentalmente, non hanno una risposta razionale che giustifichi tutto questo. Al contempo la continua ricerca di verità e il desiderio di giustizia hanno dato a Carmela la forza di combattere in tutti questi anni. Le indagini, che più volte sono state chiuse e riaperte, ad oggi cercano di rispondere a queste domande. Inoltre, nonostante la dinamica sia ben chiara grazie alle dichiarazioni dei pentiti, per lo Stato, Giuseppe Veropalumbo ancora non viene riconosciuto come vittima innocente di camorra!. Il 31 dicembre, tre rampolli del clan Gionta decidono di sparare contro il palazzo "infame" perché, grazie alle telecamere piazzate su di esso, si riuscì ad arrestare esponenti del clan, tra cui il padre di uno dei tre.

"Da sola, da dodici anni cerco di far ricordare Peppe, di non far dimenticare la sua morte innocente e sto portando la sua storia anche nelle carceri della Campania. Ai detenuti dico che da un errore si può ripartire, rimediare. Poi c'è la mia battaglia principale: far riconoscere Peppe come vittima innocente di camorra, quale è. Per farlo, è in corso un procedimento contro il ministero dell’Interno che, invece di tutelare i familiari di vittime innocenti, li costringe ad estenuanti cause. Praticamente stanno processando me, mia figlia e mio marito, anziché tutelarci". 

 

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Attilio Romanó

Attilio Romanó, 29 anni

24 gennaio 2005, Attilio venne ucciso nel negozio di telefonia a Capodimonte, Napoli, in cui lavorava come commesso. Accadde tutto in maniera repentina. I sicari della camorra entrarono nell'attività e senza dar modo ad Attilio di mettersi al riparo, aprirono il fuoco uccidendolo all'istante. 

In un primo momento si ipotizzò ad una rapina ma per la rapidità dell'esecuzione e l'efferata violenza. In seguito, venne fuori che il vero obiettivo dell'agguato era il co-gestore del negozio, Salvatore Luise, nipote del boss Salvatore Pariante, legato agli scissionisti. Quindi Attilio fu vittima di uno scambio di persona in quanto gli assassini aprirono il fuoco senza accettarsi dell'identità del giovane.

Storico giudiziario

  • In mancanza di testimoni, il caso viene archiviato come rapina.
  • 2012 - Le indagini riprendono grazie alle dichiarazioni di collaboratori di giustizia. L'episodio viene collocato nell'ambito delle vendette trasversali durante gli scontri tra il clan Di Lauro e gli scissionisti.
  • giugno del 2010 - Le indagini portano a tre arresti: Cosimo e Marco Di Lauro quali mandanti dell'agguato e Mario Buono come esecutore materiale.
  • Febbraio del 2011 - Inizia il processo contro i tre imputati con la richiesta della massima pena dal PM Stefania Castaldi.
  • 2 maggio 2012 - La Terza Corte d'Assise, presidente Carlo Spagna, condanna;
    - ergastolo per Mario Buono ritenuto uno degli esecutori materiali del delitto;
    - ergastolo per Marco Di Lauro, latitante, figlio del capoclan Paolo Di Lauro, ritenutone il mandante;
    - Assolto per insufficienza di prove Cosimo Di Lauro.
    La sentenza dispone il rinvio del risarcimento danni in sede civile, prevedendo una provvisionale di 100 mila euro per i familiari della vittima e di 20 mila euro per la Regione Campania.
  • 26 febbraio 2014 - La Corte d'Assise di Appello del Tribunale di Napoli conferma l'ergastolo per il mandante Marco di Lauro, e per Mario Buono, che uccise Attilio Romanó.
  • 18 giugno 2015 - La Corte di Cassazione, presso la prima sezione penale del Tribunale di Roma, conferma la condanna all'ergastolo per Mario Buono ma dispone il rinvio in giudizio in Corte d'Appello per il boss super latitante Marco di Lauro.
  • 11 settembre 2019 - La Corte d’Assise d’Appello di Napoli condanna alla pena dell’ergastolo Marco Di Lauro, arrestato a marzo, come mandante dell'esecuzione.

Il ricordo di Maria Romanó, sorella di Attilio

"Parlare di mio fratello Attilio per me non è mai semplice. Mi sembra di sentire la voce di mia madre quando mi telefonò. Aveva sentito al TG che nella strada in cui lavorava Attilio c'era stata una sparatoria. Poi la corsa all'ospedale Caldarelli. Nessuno volle dirmi nulla, furono due poliziotti ad accennarmi qualcosa: una rapina al negozio di telefonia dove lavorava, forse, ma per la conferma avremmo dovuto attendere le indagini. Il sangue mi si gel all'istante. Assurdo solo pensarlo! Ho temuto per i miei figli al pensiero di dover vivere in un luogo dove dei balordi possano decidere di mettere fine alla tua vita!

"La fragilità, il dolore e la ferita che porto come un bagaglio pesante sempre con me sono diventate una forza quando si è aperta la condivisione con altri familiari delle vittime innocenti. Ascoltarli e condividere con loro il dolore mi ha dato conforto". Conosciuti grazie all'Associazione Libera di don Luigi Ciotti. "Tutto è cambiato dopo aver partecipato mio primo corteo del 21 marzo per la Giornata della Memoria organizzato dall'Associazione Libera a Roma. Insieme a mia cognata Natalina decidemmo di ascoltarli e di accettare l'invito. Era il 2005 e da allora continuo a fare memoria di Attilio e delle vittime innocenti".

#Memoria: menzioni e luoghi intitolati ad Attilio Romanó

  • 2008 - Intitolazione del Presidio di Libera in Piemonte.
  • 17 settembre 2012 - Intitolata l'Aula magna della scuola 'IC Russo-Montale di Napoli.
  • Marzo 2015 - La storia di Attilio è menzionata nel libro:"Memoria" pubblicato dall'associazione Libera, a cura di: Marcello Cozzi, Riccardo Christian Falcone, Iolanda Napolitano, Simona Ottaviani, Peppe Ruggiero. Stampato per conto delle Edizioni Gruppo Abele presso Cooperativa La Grafica Nuova.
  • 17 dicembre 2015 - La storia di Attilio è raccontata nel libro:"L'Albero della Buona Idea" di Valeria Verolino e illustrazioni di Violante Varriale. IOD Edizioni. Promosso dalla Fondazione Polis.
  • 24 gennaio 2016 - Intitolazione dell'ISIS di Miano (NA).

Eventi in ricordo di Attilio Romanó

  • 23 aprile 2010 - Cerimonia del Premio Attilio Romanò presso la località Masseria Luce, a San Pietro a Patierno.
  • 26 e 27 giugno 2010 - Dedicato lo spettacolo teatrale  "Attimi unici" della compagnia teatrale "Gli eclettici" presso la sala teatro della parrocchia "S.Maria Assunta in Cielo e Beato Ludovico" di Arzano (NA).
  • 29 marzo 2011 - Cerimonia del Premio Attilio Romanò presso la sede della VII Municipalità del Comune di Napoli.
  • 24 gennaio 2012 -  Messa in suffragio presso la Parrocchia di Maria Santissima dell'Arco a Miano.
  • 30 marzo 2012 Messa in suffragio per Dario ScherilloAttilio Romanò in occasione del loro compleanno. Il rito è stato celebrato presso il Convento di Santa Caterina a Grumo Nevano (NA)
  • 24 gennaio 2013 -  Messa in suffragio presso la parrocchia S. Maria della Provvidenza, a Napoli.
  • 10 marzo 2013maratona della legalità - dedicata alla memoria delle vittime: Attilio Romanò, Dario Scherillo, Andrea Nollino e Gianluca Cimminiello. Promossa dall'amministrazione comunale di Napoli in collaborazione con le associazioni sportive di Libera Sport, della Nuova cooperazione organizzata di don Peppe Diana e della Fondazione Polis. Durante l'itinerario sono stati allestiti, in ricordo delle quattro vittime, quattro gazebo della memoria, nei quali sono stati esposti foto e materiale informativo anti-clan.
  • 24 aprile 2013 - Cerimonia Premio Attilio Romanó presso l'auditorium dell'Ipsia di Miano. Gli studenti di diverse scuole hanno partecipato al concorso scrivendo elaborati sul tema: "Le mafie temono la cultura, divulgatrice di legalità e di giustizia".
  • 24 gennaio 2014  - Messa in suffragio presso la Parrocchia Maria Santissima dell'Arco,a Miano (NA).
  • 23 settembre e 4 ottobre 2014 - Attilio Romanó è tra le vittime innocenti presenti nello spettacolo "VIVI". Progetto realizzato dalla Fondazione Polis, in collaborazione con il Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità, con il supporto tecnico e scientifico di Aldo Zappalà di Village doc&film.
  • 24 gennaio 2015 - Manifestazione scolastica in memoria presso l'ISIS a Miano. Nel pomeriggio, una messa in suffragio presso la Parrocchia Maria Santissima dell'Arco.
  • 26 ottobre 2015 - Cerimonia del Premio Attilio Romanó presso il palazzo San Giacomo a Napoli.
  • 1 giugno 2017 - Partita di palla rilanciata giocata dagli alunni del'I.C."De Curtis" presso la nuova struttura del plesso "Matilde Serao", a Casavatore (NA). Evento in memoria di Dario ScherilloAntonio LandieriDaniele Del CoreAttilio Romanò.
  • 24 gennaio 2021 Social Mob postando un selfie con la scritta "Voglio essere un napoletano per bene come Attilio Romanò". Nel pomeriggio, un webinair promosso dai presidi di Libera.
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NAPOLI, 11 GEN 2020 - La comunità partenopea si è riunita per festeggiare il 13° anniversario dalla fondazione del Coordinamento Campano dei Familiari delle Vittime innocenti della Criminalità avvenuta il 10 gennaio del 2007. Ad oggi unica associazione in Italia a riunire, in un singolo sodalizio, i familiari di tutte le tipologie di vittime dei reati intenzionali violenti. Voluto fortemente dagli stessi familiari al fine di creare sinergia e forza tra simili. Trasformare "quel dolore" in impegno sociale è diventato il mantra del collettivo portando la propria testimonianza in quella stessa società che ha reso vittima il proprio caro. Per la ricorrenza, sono state organizzate una serie di iniziative promosse e realizzate grazie alla collaborazione con la Fondazione Polis della Regione Campania.

Il primo appuntamento della giornata è avvenuto con una messa presso la Chiesa di Santa Lucia alle 11:30. La celebrazione è stata officiata dal Presidente della Fondazione Polis, don Tonino Palmese, nonché padre spirituale da sempre vicino ai familiari delle vittime. «Oggi, se penso ai familiari delle vittime li considererei come i Magi di questo tempo - dice il vicario episcopale - La vostra regalità è la testimonianza che ognuno di voi racconta parlando dei vostri martiri. Un dono riconosciuto da Dio, ciò per cui i familiari sono stati chiamati in nome del riscatto sociale: Essere Testimoni». In quanto guida spirituale, non mancano i moniti.«Mirate a essere persone credibili, creduti e, qualora vogliate, credenti. State attenti alle tentazioni che ci portano lontano dalla nostra missione. Potere, Avere & Apparire ledono alla nostra credibilità». Il rito si conclude con l'intervento di Peppe Pagano. Una testimonianza sulla redenzione che commuove i presenti e, al contempo, dimostra quanto il potere di una storia possa influenzare positivamente le scelte di un ragazzo.

 A seguire, l'incontro si è spostato presso la Stele della Memoria (via Cesario Console). Un momento di riflessioni avvalorata dalle dichiarazioni delle rappresentanze istituzionali e associative. Modera Geppino Fiorenza, Presidente onorario della Fondazione Giancarlo Siani, che introduce Carmen Del Core, Presidentessa in carica del Coordinamento campano dei familiariOggi è una giornata importantissima che ci permette sia di fare un bilancio di questi anni insieme sia di guardare al futuro». Ringraziando chi l'ha preceduta al ruolo di presidente e tutti i familiari impegnati, ricorda quanto sia encomiabile raccontare la propria storia nelle scuole.«Ai giovani è importante spiegare in che modo il nostro dolore diventa riscatto sociale, un faro per sopravvivere alla nostra sofferenza». L'impegno a far sì che queste morti non siano vanificate si evolverà con i "Venerdì della Memoria". Appuntamenti mensili che si terranno nella Sala della Mehari al PAN (Palazzo delle Arti di Napoli), denominata sala della memoria dove è esposta la mostra "Non Invano".

All'incontro, sono intervenuti anche:

  • Il comandante provinciale dei carabinieri di Napoli Generale Canio Giuseppe La Gala che, rifacendosi all'omelia, elogia i familiari per il dono della testimonianza.«Ciò che fate aiuta anche noi delle istituzioni a svegliare le coscienze della società. Questo nostro connubio è la dimostrazione di quanto insieme possiamo dare un valido contributo a migliorare la società»;
  • Il colonnello della Guardia di Finanza Salvatore Salvo e il commissario regionale anti-racket Franco Malvano
  • I consiglieri regionali Antonio Marciano (firmatario della Legge n°54 del 2018 - per il sostegno formativo e scolastico dei familiari delle vittime) ed Enza Amato (vicepresidente della Commissione anticamorra e beni confiscati);
  • Il presidente dell'Ordine dei Giornalisti della Campania Ottavio Lucarelli;
  • In rappresentanza della Fondazione Polis: la vicepresidente Rosaria Manzo, la presidente del Comitato Scientifico Enrica Amaturo e il segretario generale Enrico Tedesco;
  • L'ex magistrato Bruno D'Urso che evoca la doverosa vicinanza della magistratura a questi ambienti per il mantenimento della memoria.«Io continuerò a stare vicino alle tante forze sane che esistono ed emergono sul territoio e che contribuiscono a contrastare la forza di repressione della criminalità».

Infine, la giornata si conclude presso la sede della Fondazione Polis con un momento di aggregazione con la degustazione dei prodotti del ristorante Nuova Cucina Organizzata, realizzati sui terreni confiscati alle mafie.

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Luigi Sica

Luigi Sica, 16 anni.

Finiti gli allenamenti nel campetto di Secondigliano, Luigi Sica, soprannominato "Maradona" per la sua passione per il calcio, la sera del 16 gennaio 2007 raggiunse gli amici in via Santa Teresa degli Scalzi, punto di ritrovo dei ragazzi del quartiere Sanità, a Napoli. Luigi e la sua comitiva si radunarono in prossimità di un distributore di benzina. Poco distante la sua comitiva, vi era un altro gruppetto di ragazzi, tra cui un quindicenne, Ciro. Con quest'ultimo iniziò uno scambio di battute che deteriorò finché Luigi diede un ceffone a Ciro. Il quindicenne si allontanò in compagnia dell'amico Mariano, quattordicenne, minacciando Luigi con un esplicito:«Io ti uccido». I due percorsero pochi passi. Il tempo per Mariano di consegnare un coltello a serramanico acquistato sulle bancarelle dei cinesi all'amico incitandolo a vendicarsi dell'offesa.

Così, alle 22:00 circa, Ciro tornò sul posto per un secondo round. Impugnando l'arma, sferrò diversi colpi ferendo gravemente Luigi con tre coltellate, in particolare: alle spalle, al collo e, quella mortale, alla pericardio. Dal racconto degli amici: quando Ciro si allontanò, Luigi avrebbe preso il suo cappello da terra e, indossandolo, dopo qualche secondo lo videro svenire. Solo allora si accorsero che aveva perso molto sangue. Purtroppo, i soccorsi furono vani, il giovane perse la vita poco dopo all'ospedale "San Gennaro" di Napoli. 

Storico giuridico

  • Quando la polizia si reca a casa dell'assassino, Ciro si era rifugiato presso l'abitazione di alcuni amici. Il padre, a seguito di una telefonata, accompagnò il figlio in questura per farlo costituire. Qualche giorno dopo, anche Mariano, il complice, si costituisce.
  • 2007 - Il tribunale per i Minorenni di Napoli richiede la condanna di:
    - 15 anni di reclusione per Ciro, in quanto esecutore materiale;
    - 10 anni di reclusione per Mariano, in quanto complice.
  • 2008 - La Corte d'Appello, sezione minori, riduce le pene a 14 anni per Ciro e 9 anni e 6 mesi per Mariano essendosi avvalsi del rito abbreviato.
  • Tra sconti di pena e attenuanti, nel 2008 i due ragazzi sono già fuori dal carcere

 

Il ricordi di Anna, mamma di Luigi Sica

"Appena rientrato dalla scuola calcio mio figlio si sedette a tavola con noi per la cena finché non ricevette una telefonata. «Mamma scendo un po'» mi disse. Provai a fargli cambiare idea visto l'orario ma i miei figli sono cresciuti nel quartiere e conoscevo gli amici della zona, quindi, per non insistere lo salutai con il solito:«statt, accort e nun fa' tardi!». Poco prima delle 22:00, mio marito portò il cane fuori per i bisogni. Tardava a salire e in me sentii una sensazione come un brutto presentimento. Aprii il balcone e proprio in quel momento vidi arrivare un ragazzo sul motorino che a voce alta disse a mio marito: «Ciro corri! C'è Luigi a terra pieno di sangue!». Mi sentii gelare il sangue."

"Uscimmo tutti da casa. Nella corsa pensai di tutto: che Luigi fosse stato investito, rapinato o altro ma mai che lo avessero ucciso in quel modo. Quando arrivai sul posto c'era una grande confusione di gente. Gli amici di mio figlio mi bloccarono per impedirmi di vederlo a terra. Poi ci ritrovammo tutti in ospedale dove cercavo di sentire ogni cosa che gli amici dicessero. Volevo capire cosa fosse realmente accaduto. La mia rabbia è solo per non aver avuto la giustizia che meritavamo. Qualsiasi sia l'attenuante, i responsabili non hanno trascorso nemmeno 1 anno in carcere."

"Per 9 anni non sono uscita di casa. Non solo per il dolore ma anche perché il quartiere non ha salvato mio figlio. Molte persone, anche adulte, sono rimaste a guardare la lite come si guarda uno spettacolo invece di fermarlo. C'è voluto del tempo per dare un nuovo significato a quello che ci è accaduto. In particolare, da quando ho conosciuto la Fondazione Polis e il mondo delle associazioni. Fu la giornalista e autrice, Giovanna Covella che ce ne parlò organizzando un appuntamento. Con loro ho imparato a superare il dolore realizzando opere in nome di mio figlio. Il mio sogno è quello di poter raccogliere fondi in memoria di Luigi per aiutare i bambini in ospedale."

Gli errori dei figli sono responsabilità dei genitori, non solo quando sono minorenni. Perché quando sono soli, in strada, mettono in pratica gli insegnamenti e l'educazione ricevuta in casa.

Memoria: eventi, menzioni e luoghi intitolati a Luigi Sica

  • 2007 - Ciro Sica, papà di Luigi, costruisce una piccola cappella votiva come monito antiviolenza per i tanti giovani della zona.
    - Febbraio 2012 - il piccolo monumento è stato divelto dai vigili del Comune perché abusivo.
  • 3 giugno 2010 - La storia di Luigi è raccontata nel libro:"Otto centimetri di morte. La fine del sogno di Luigi Sica" di Giuliana Covella. Guida editori.
  • 4 >12 giugno 2011 - Messa in scena del musical:"Otto centimetri dall’anima" presso il Teatro Bolivar di Materdei. L'opera è inspirato dal libro scritto da Covella. Una rivisitazione di Annalisa Corporente, regia di Vincenzo Pirozzi.
  • 29 ottobre 2011 - Evento di beneficenza con un Triangolare di calcio: "Un goal per Luigi Sica: la legalità parte dallo sport", tra gli attori di "Un posto al Sole", "La squadra", i cantanti e giornalisti presso il campetto S.Gennaro, a Napoli. L’iniziativa, promossa dall'associazione "Prendiamoci per mano" per finanziare l'acquisto di un loculo alla Sanità.
  • 16 gennaio 2013 - Piantato un albero di mandorlo sul luogo del delitto, a Napoli, in via Santa Teresa degli Scalzi. Segue una messa in suffragio presso il Convento di San Francesco (Salita Stella). Iniziativa promossa dal Comune di Napoli e dalla Fondazione Polis.
  • 5 febbraio 2013 - Installata una lapide sotto il mandorlo a lui dedicato. 
    - 6 settembre 2013 - Una nuova lapide sostituisce la precedente vandalizzata qualche giorno prima.
  • Marzo 2015 - La storia di Luigi è menzionata nel libro:"Memoria" pubblicato dall'associazione Libera, a cura di: Marcello Cozzi, Riccardo Christian Falcone, Iolanda Napolitano, Simona Ottaviani, Peppe Ruggiero. Stampato per conto delle Edizioni Gruppo Abele presso Cooperativa La Grafica Nuova.
  • 21 luglio 2015 - La storia di Luigi è raccontata nel dossier: "La strage degli innocenti" dedicato a tutti i minorenni uccisi dalla criminalità in Campania. Evento promosso dalla Fondazione Polis in occasione del 24° anniversario dell'omicidio di Fabio De Pandi. La commemorazione continua con una Santa Messa, celebrata da don Tonino Palmese, presso la Chiesa di via Santa Lucia.
  • 17 aprile 2018 - La storia di Luigi è raccontata nella "Pillola NON INVANO" prodotto dalla Fondazione Polis della Regione Campania.
  • 16 gennaio 2019 - Inaugurata una targa in Via Santa Teresa degli Scalzi, all'altezza del civico 143, a Napoli. La cerimonia è stata organizzata dal Comune di Napoli, dalla Fondazione Polis.
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Antonio Vairo

Antonio Vairo, 68 anni

Il 23 gennaio del 2003 Antonio Vairo venne ucciso in Calata Capodichino, a Napoli, mentre s'intratteneva fuori l’associazione cattolica a cui era iscritto. Era sceso di casa per acquistare bibite quando fu sparato alle spalle. Con un solo colpo alla nuca dei balordi misero fine alla sua vita per uno scambio di persona. Nonostante fossero all'incirca le 11:00 del mattino e in una zona trafficata della città, nessuno dei passanti rilasciò una testimonianza.

A distanza di qualche anno, i familiari di Antonio, la vedova e le tre figlie, ottennero il riconoscimento di familiari di vittima innocente di criminalità organizzata. Nella determina del Ministero dell'Interno si legge che Antonio Vairo è da ritenersi tale perché:"fu ucciso per errore nell'ambito delle scommesse clandestine".

Storico giuridico

  • Giugno 2004 - In assenza di elementi per proseguire le indagini, il P.M. formulò la richiesta di archiviazione accolta dal GIP. 

Il ricordo di Concetta Vairo, figlia di Antonio

"Quella mattina ero a casa, incinta di 4 mesi. Verso orario di pranzo, mio marito e una sua zia entravano e uscivano tra le stanze. Parlavano in un modo strano dandomi delle indicazioni ma facevano dei ragionamenti un po' confusi. Insomma, capii che prendevano tempo così accesi la televisione come d'abitudine e fu così che seppi dell'accaduto. Il TG dava la notizia della sparatoria avvenuta fuori al tabacchi e quando sentii il nome di mio padre mi sentii pietrificata. Inutile la corsa all'ospedale a cui andarono mio marito e mia sorella."

"Da allora, la serenità della mia famiglia è stata stravolta. Tutt'ora, anche tra familiari, non è facile parlarne e ancor di meno accettare quanto sia accaduto. Inoltre, con un'archiviazione così rapida ci sentimmo abbandonati dalle Istituzioni e dalla comunità. Abbiamo conosciuto sulla nostra pelle il significato della parola omertà".

"Mio padre era una persona per bene e merita di avere giustizia. Prego che un giorno, anche in maniera anonima, qualcuno collabori con le autorità affinché possa essere arrestato chi ha commesso questo crimine. Non solo per mio padre ma anche per mia madre, venuta a mancare diversi anni fa. L'unico suo desiderio era conoscere chi le aveva strappato l'amore del marito. Non ha resistito al suo dolore. Ora tocca a me esaudire il suo ultimo desiderio e tenere viva la speranza".

Anche se sono passati tanti anni, noi chiediamo a gran voce: Giustizia, GIUSTIZIA giustizia!

#Memoria: eventi & intitolazioni in memoria di Antonio Vairo:

  • 23 gennaio 2013 - Decimo anniversario della morte di Antonio Vario. Momento di riflessione con la deposizione di una corona di alloro e di una targa in memoria della vittima sul luogo dell'accaduto. Evento promosso dalla terza Municipalità e dalla Fondazione Polis. A seguire, messa commemorativa presso la parrocchia di Nostra Signora di Lourdes, celebrata da don Vincenzo Ruggiero.
  • 23 gennaio 2014 - Messa commemorativa.
  • 26 ottobre 2015 - Cerimonia di svelatura della targa commemorativa deposta in Calata Capodichino presso il luogo dell'incidente. Delibera del 4 marzo 2014 approvata all'unanimità dal Consiglio della III Municipalità.
  • 23 settembre e 4 ottobre 2014 - Antonio Vairo è tra le vittime innocenti raccontate nello spettacolo:"VIVI". Progetto realizzato dalla Fondazione Polis, in collaborazione con il Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità,  con il supporto tecnico e scientifico di Aldo Zappalà di Village doc&film.
  • 5 dicembre 2019 - Intitolazione del Laboratorio Scientifico del'IPSEOA "Duca di Buonvicino" di Napoli.
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Vincenzo Liguori

Vincenzo Liguori, 57 anni.

Il 13 gennaio 2011 Vincenzo Liguori era, come tutti i giorni, nella sua officina meccanica in via S.Giorgio Vecchio, a San Giorgio a Cremano (NA). Pressapoco le 19:00 giunsero davanti alla sua attività due killer in sella a una moto e con caschi integrali. Il loro obiettivo era Luigi Formicola, pregiudicato titolare del circolo ricreativo adiacente l'officina che in quel momento era uscito dal locale. Quando si vide arrivare la moto, l'uomo provò a mettersi al riparo entrando nell'officina meccanica ma i due killer lo trucidarono sparando a raffica. In quegli istanti, Vincenzo era impegnato nel cambio d'olio di una moto. Quando sentii gli spari si alzò di getto per capire cosa stesse accadendo. Un riflesso che gli fu fatale: fu colpito al torace da uno dei proiettili perdendo immediatamente la vita. 

Storico giuridico

  • Dicembre 2012 - I carabinieri di Torre Annunziata, coordinati dalla DDA di Napoli, arrestano 3 individui accusati di 4 omicidi a stampo camorristico compreso quello in cui è stato coinvolto Vincenzo Liguori. Imputati: Vincenzo Troia, Andrea e Giuseppe Attanasio, mentre al fermo Giovanni Gallo.
  • 2 ottobre 2014- Il pubblico ministero Claudio Siragusa richiede le condanne di:
    - Ergastolo per Vincenzo Troia, ritenuto il mandante dell'agguato;
    - Ergastoli per Andrea e Giuseppe Attanasio, ritenuti gli esecutori materiali;
    - 15 anni di reclusione per Giovanni Gallo, auto-accusato di avere fatto da specchiettista nel duplice omicidio.
  • La Corte di Assise conferma le condanne in primo grado per gli ergastoli, mentre riduce a 12 anni la pena per Giovanni Gallo con l'attenuante della collaborazione.
  • 2 febbraio 2016 - La Corte di Assise d'Appello di Napoli, Quarta Sezione, assolve Vincenzo Troia annullando l'ergastolo e i reati contestati in primo grado, escludendo l'aggravante del metodo mafioso. Conferma, invece, le altre pene.
  • Febbraio 2017 - La Cassazione conferma le sentenze emesse dalla Corte d'Assiste.

 

Il ricordo di Teresa Pirozzi, moglie di Vincenzo

"Quando mia figlia arrivò sul posto come inviata de “Il Mattino”, gli amici la fermarono prima che vedesse il corpo del padre. Fu la prima della famiglia a sapere dell'accaduto e ad avere poi il compito di avvisare tutti noi. Provai tanta rabbia per il modo ingiusto in cui ho perso mio marito. Da ambo le famiglie, siamo persone per bene che si sono costruite con le proprie forze."

"Quando ti colpiscono queste tragedie è difficile riuscire ad immaginare un futuro felice. I primi periodi mi sono abbattuta tanto ma grazie alle persone che mi sono state vicine e, soprattutto, per i miei figli ho trovato la forza di andare avanti. Vincenzo aveva un carattere meraviglioso e sono convinta che sia merito suo se la nostra famiglia è sempre stata molto unita."

"Poco dopo l'accaduto vennero a casa dei membri del Coordinamento dei familiari, in particolare Alfredo Avella, padre di Paolino che frequentava la stessa scuola con mio figlio. Persone speciali che sono entrate a far parte della mia famiglia e che, in questi anni, mi hanno dato forza e speranza per superare quel dolore che non ci abbandona mai. Grazie a loro, col tempo si è placata anche la rabbia. L'unica cosa che ancora mi infastidisce è il nostro sistema giudiziario con pene, a volte, poco severe contro chi ci ha fatto del male. Capisco il voler comprendere le situazioni disagiate che portano i giovani a commettere atti illegali, ma allora si puniscano i genitori."

Se i genitori educassero i figli al rispetto delle regole e della responsabilità, i ragazzi fuori casa non commetterebbero atti violenti

#Memoria: menzioni e luoghi intitolati a Vincenzo Liguori

  • 21 marzo 2013 - Intitolazione del foyer del teatro "Giancarlo Siani" a San Giorgio a Crem. (NA), approvata all'unanimità l'11 marzo dalla Giunta comunale.
  • Marzo 2015 - La storia di Vincenzo è menzionata nel libro:"Memoria" pubblicato dall'associazione Libera, a cura di: Marcello Cozzi, Riccardo Christian Falcone, Iolanda Napolitano, Simona Ottaviani, Peppe Ruggiero. Stampato per conto delle Edizioni Gruppo Abele presso Cooperativa La Grafica Nuova.
  • 6 maggio 2016 - Intitolazione del parco urbano "Vincenzo Liguori" in via Aldo Moro, a S.Giorgio a Crem.(NA).
  • 24 maggio 2018 - Intitolata una piazza nel rione Micillo a Pollena Trocchia (NA).

Eventi in ricordo di Vincenzo Liguori

  • 12 febbraio 2011 - Una marcia con oltre 3 mila persone hanno percorso le strade partendo da piazza Donizetti fino a piazza Amodio a  Pollena Trocchia (NA).
  • 25 settembre 2011 - 1° Memorial Motoraduno "Vincenzo Liguori" con una sfilata partita per le vie di Pollena Trocchia (NA), da piazza Amodio fino al Castello Santa Caterina. Evento organizzato dall'associazione "Liberi Pensieri".
  • 30 settembre 2012 -  Memorial Motoraduno "Vincenzo Liguori" presso l'area mercato di Pollena Trocchia (NA), introdotto da un minuto di "rombo di motori". Evento organizzato dall'associazione "Liberi Pensieri".
  • 22 settembre 2013 -  Memorial Motoraduno "Vincenzo Liguori" presso l'area mercato di Pollena Trocchia (NA), introdotto da un minuto di "rombo di motori". Evento organizzato dall'associazione "Liberi Pensieri".
  • 5 ottobre 2014 - Memorial Motoraduno d'epoca "Vincenzo Liguori" con una sfilata per le strade di Pollena Trocchia (NA), seguita da contest presso l'area mercato. Evento organizzato dall'associazione "Liberi Pensieri".
  • 4 ottobre 2015 - 5° Memorial Motoraduno "Vincenzo Liguori" presso l'area mercato di Pollena Trocchia (NA). Evento organizzato dall'associazione "Liberi Pensieri".
  • 9 ottobre 2016 - 6° Memorial Motoraduno "Vincenzo Liguori" presso l'area mercato di Pollena Trocchia (NA). Evento organizzato dall'associazione "Liberi Pensieri".
  • 24 maggio 2018 - Manifestazione con un corteo di scolaresche e referenti delle istituzioni partito dal'area mercatale di via Esperanto fino a raggiungere il Rione Micillo a Pollena Trocchia (NA). Segue la cerimonia d'intitolazione della piazza.
  • 7 ottobre 2018 - 7° Memorial Motoraduno "Vincenzo Liguori" presso l'area mercato di Pollena Trocchia (NA). Evento organizzato dall'associazione "Liberi Pensieri".

 Per rimanere aggiornato sui prossimi motoraduni, segui la pagina facebook: Motoraduno Memorial Vincenzo Liguori

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