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06.11.2020 - In occasione del 40° anniversario della barbara uccisione di Mimmo Beneventano, avvenuta il 7 novembre 1980, nel pieno rispetto del DPCM sulla prevenzione della pandemia, il consueto appuntamento è stato celebrato in diretta streaming. Diversi i referenti intervenuti nel webinar dimostrando quanto l'esempio del medico e consigliere comunale di Ottaviano venga seguito non solo dalla classe politica a cui apparteneva. Dalle 10:30 l'evento è stato trasmesso sulle pagine social delle associazioni che l'hanno promossa grazie al supporto e alla guida tecnica di "Radio Siani - webradio della legalità".

Leggi anche: Buon compleanno Mimmo Beneventano. Ottaviano incontra chi ha seguito il suo esempio

La Buona Politica: l'esempio di Mimmo Beneventano

La diretta inizia con la poesia "Io Urlo" letta da Cristina, un'alunna dell'IC Beneventano. Il titolo di questo webinar è l'eredità lasciataci dall'impegno civile e politico del Consigliere comunale di Ottaviano che ostacolò la camorra a scapito della propria vita. A mantenere viva la sua memoria sono le testimonianze di chi l'ha conosciuto ma, e soprattutto, di tutte le esperienze di vita nate in seguito al sacrificio dell'uomo."La memoria di Mimmo ci porta a capire quello che viviamo oggi e non solo una parte di storia del nostro paese" dichiara don Tonino Palmese, Presidente della Fondazione Polis della Regione Campania. Modera gli interventi, Antonio D'Amore, Ref. provinciale di Libera, dando voce ai tanti ospiti, tra cui:

  • Luca Capasso, Sindaco di Ottaviano (NA);
  • Rocchino Nardo, Sindaco di Sasso di Castalda (PZ); 
    I portavoce delle Istituzioni hanno ricordato non solo come il barbaro omicidio abbia avuto un impatto sociale sul territorio, ma anche dell'insegnamento di Mimmo per una politica fatta da chi "ci mette la faccia" al fine del raggiungimento di una società utile a tutti.
  • Stefano Domati, Direttore del Parco Nazionale del Vesuvio; "Non abbassiamo la guardia nonostante abbiamo vinto la battaglia contro l'abusivismo edilizio. Il nostro impegno è promuovere il ripristino delle aree danneggiate dagli incendi, strumento dell'intimidazione criminale".
  • Federico Cafiero de Raho, procuratore nazionale antimafia;
  • Anna Fornari. Direttrice del'I.C. Mimmo Beneventano di Ottaviano:"il ruolo della scuola è d'interpretare le esigenze dei giovani dando loro gli strumenti formativi risolutivi. La stessa educazione civica dovrebbe essere alla base della formazione dell'alunno per diventare un cittadino cooperativo per migliorare la società".
  • Daniela Marconi, Ref. Libera Memoria;
  • Stefano Ciafani, Presidente di Legambiente;
  • don Luigi Ciotti, Presidente di Libera; (con un video omaggio)

Quest'ultimi interventi portano la riflessione su quanto fosse lunga la visione di Mimmo sui disastri ambientali provocati dalla camorra. In tempi non sospetti dove la sensibilità ambientale era rara, e inesistenti le associazioni, gli ideali e la volontà si è tramandata anche oltre la morte. Ed è straordinario se si pensa che proprio nelle terre dove il suo impegno fu più presente, sono nati dei parchi nazionali.

Commossi i ringraziamenti e saluti di Rosalba Beneventano, sorella di Mimmo nonché Presidente della Fondazione a lui intitolata. "La memoria delle vittime innocenti delle mafie non si cancella. Questi momenti da un lato rinnovano il dolore che abbiamo vissuto ma dall'altro sono un'occasione per ricaricarci di un nuovo vigore per continuare in questo percorso iniziato da Mimmo Beneventano".

Per approfondire, leggi la storia di Domenico "Mimmo" Beneventano.

"Io Urlo" la poesia che ispira le opere in memoria di Mimmo Beneventano

Io lotto e mi ribello.
Mi sono votato ad un suicidio sociale.
Non nella droga, come molti,
troverò il rimedio per un
mondo più giusto. Non parlo
per me, son cosi poca cosa.
Grido per coloro che non
han più voce perché l’han
persa urlando e piangendo
o per quelli che han dimenticato di averla.
Urlo e mi strazio perché
nemmeno l’eco io sento.
Chiedo forse l’impossibile e
la grandezza di questo ideale
spegne a poco a poco
tutto il mio vigore.
Nessuno lasci il suo posto
per ascoltare il mio canto del cigno:
a nessuno voglio sottrarre tempo.
Fate solo un cenno con gli occhi:
mi sentirò più forte
e non soltanto illuso.

                     Mimmo Beneventano

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NAPOLI - Sono passati 35 anni dal barbaro omicidio di Giancarlo Siani. Dal 1985 suo fratello Paolo Siani non ha mai smesso di raccontare la storia di Giancarlo. Dalla sua morte ha intrapreso un percorso in cerca di verità, giustizia e di quel riscatto sociale che il giovane giornalista sognava raggiungere con le sue inchieste. Quest'anno, dal 19 al 23 settembre (dal giorno del compleanno a quello dell'assassinio) la cittadinanza, le associazioni e le Istituzioni hanno omaggiato il "giornalista-giornalista" al fianco della Fondazione a lui intitolata, la vittima innocente della camorra è stata vivificata con innumerevoli momenti d'incontro. A seguire tutti gli eventi in suo onore.

Conosci la storia di Giancarlo Siani? Ti consigliamo di approfondire alla pagina dedicata a lui!

35ª Giornata alla Memoria: "un giorno con Giancarlo Siani"

Il 23 settembre apre la giornata la consueta deposizione dei fiori presso le Rampe Siani, a Napoli, per poi ritrovarsi al Premio Siani presso il Cinema Modernissimo. Dopo i saluti Istituzionali viene consegnata alla famiglia di Giancarlo il "Tesserino bordeaux" alla memoria per giornalisti professionisti. Momento a cura dell'Ordine nazionale dei Giornalisti e dell'Ordine dei Giornalisti della Campania.

Nel pieno rispetto delle normative sanitarie, sono intervenuti diverse rappresentanze delle Autorità, della Stampa, della Magistratura, delle FF00 con la partecipazione di don Luigi Ciotti e del Presidente della Camera dei Deputati, On. Roberto Fico. Tra questi, ricordiamo le parole del magistrato D'Alterio, il quale, ha omaggiato i presenti con una copia del libro "La stampa addosso" da poco pubblicato. "Grazie alla pressione civica che ai tempi le associazioni, la famiglia Siani e la Stampa hanno fatto, noi operatori della giustizia siamo riusciti a non cedere mai fino a processare mandanti ed esecutori" dichiara l'uomo. 

Parole che trovano conferma e sostegno nell'affermazione del Sindaco De Magistris: "ogni anni Giancarlo riesce a seminare tanti semi ispirando le nuove generazioni di giornalisti, grazie ai quali, la Repubblica fa passi in avanti", così come nella riflessione del Procuratore Melillo: "la memoria di Giancarlo cresce perché lui aveva capito le due questioni meridionali: l'impatto socio-economico della criminalità e il suo modo di diffondere sfiducia verso la legge inculcando valori sbagliati". Concludono gli interventi la consegna delle targhe del 17° Premio Siani con il confronto tra i ragazzi di quattro scuole napoletane, in collegamento streaming, e i ringraziamenti di Paolo Siani a tutti coloro che hanno partecipato e hanno reso possibile l'incontro.

Gli appuntamenti riprendono alle ore 15:30, presso la sede della Fondazione Polis, con il convegno "Dalla carta stampata al web giornalisti sotto tiro – in Campania nasce l’Osservatorio" a cura dell’Ordine dei Giornalisti della Campania. Infine la 35ª Giornata trova la sua conclusione con una santa messa celebrata nella Chiesa dei Salesiani in via Morghen, al Vomero. 

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Buon compleanno Giancà.. IX edizione

Il 19 settembre 2020 Giancarlo avrebbe compiuto 61 anni. «Lo immaginiamo cresciuto, un uomo ed un giornalista ormai maturo, seduto alla sua scrivania a scrivere, a raccontare la realtà dei fatti». Così hanno promosso l'evento "Studenti Contro la Camorra" e "Radio Siani" che hanno organizzato una vera e propria festa di compleanno con tanto di torta. L'evento si è tenuto alle ore 16:30 davanti la sede della redazione "Il Mattino" nel Centro Direzionale di Napoli. Un modo per celebrare la vita di Giancarlo che, seppur breve, anno dopo anno riesce a inspirare tutti coloro che credono nella verità e nella legalità, perché: (cit) «Non muore mai chi si batte per la verità».

Non solo uno slogan. Gli organizzatori hanno invitato i partecipanti a partecipare al contest "Giancarlo scriverebbe di..." immedesimandosi e impegnandosi a essere giornalista-giornalista per un giorno. Ebbene, durante la manifestazione sono stati letti diversi articoli su temi di disagio e riscatto del territorio e sulle vittime innocenti della criminalità. I migliori tre di questi, sono stati pubblicati sull'edizione online de Il Mattino e su Radio Siani proprio il 23 settembre, giorno dell'anniversario dell'assassinio.

"Noi impegnati nel sociale facciamo il possibile per portare avanti la nostra missione: divulgare una buona condotta, piccoli gesti di civiltà quotidiana" dichiara Giuseppe Ruocco, presidente di Studenti Contro la Camorra. "Quello che facciamo non è minimamente paragonabile alle denunce di Giancarlo, ma, ricordarlo può inspirare altre persone a fare di più e questo ci dà la forza di non fermarci".

"Oltre i confini" e l'omaggio a Giancarlo Siani ad Assisi

Paolo Siani in collegamento streaming. (fonte foto assisinews.it))

Il 20 settembre, a partire dalle ore 15:00, Paolo e Ludovica Siani, fratello e nipote nonché vicepresidente della fondazione Giancarlo Siani, sono intervenuti in collegamento streaming alla terza giornata della manifestazione "oltre i confini" presso il Cortile di Francesco Assisi. Dal Convento, Padre Enzo Fortunato, direttore della Sala Stampa del Sacro Convento e Beppe Giulietti, Presidente della FNSI, hanno intervistato la famiglia di Giancarlo parlando della figura, del coraggio e di ciò che ancora si tramanda del giovane giornalista. Un dibattito utile a scuotere le coscienze dei ragazzi, soprattutto quelli a rischio affinché comprendano che la scelta di affiliarsi nei clan camorristi, per quanto possa essere allettante, porta sempre o alla morte o al carcere

"So che ci sono tanti ragazzi come lui, ‘abusivi’, che scarpinano in territori difficili in cerca di notizie - dichiara Paolo Siani - Ragazzi che fanno uno dei lavori più belli, raccontare quello che succede nel mondo, per pochi euro, per avere la soddisfazione di raccontare e cambiare il mondo. Spesso infatti sono giornalisti per migliorare la società, e anche se non li vedete, esistono e meno male che esistono". 

Conosci la storia di Giancarlo Siani? Ti consigliamo di approfondire alla pagina dedicata a lui! 

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Gigi & Paolo: 20 anni di memoria

10.08.2020 - PIANURA (NA) - Sono trascorsi 20 anni dalla tragica notte in cui i due giovani amici vennero brutalmente assassinati dalla camorra. Avvenne proprio sotto casa di Gigi pochi giorni alla partenza per le vacanze. È passato il tempo ma non il forte desiderio del riscatto sociale. Vicino alla stele in memoria dei giovani caduti le famiglie Castaldi e Sequino accompagnate da amici, parenti e referenti di Associazioni e Istituzioni. Insieme  per ripercorrere le tappe della memoria. Una marcia silenziosa fino all'"aiuola della legalità" in via S. Donato. "Non siamo qui perché ce lo chiede il calendario - dice don Luigi Ciotti - Troppo facili le celebrazioni commemorative. Abbiamo bisogno di una memoria viva fatta di verità, giustizia e impegno!".

Ti consigliamo di leggere qui per approfondire la memoria di Luigi Sequino e Paolo Castaldi

Gigi e Paolo

Il momento di riflessione diventa maggiormente simbolico liberando in volo due gheppi e un falco pellegrino. Forse un modo per toccare il cielo e porgere ancora un saluto ai due ragazzi la cui vita è stata stroncata troppo prematuramente o, ancora di più, per personificare il valore del riscatto sociale "liberando" animali guariti grazie al sostegno di chi è impegnato nella riqualificazione del territorio.

L'evento è proseguito alla "Casa dei Giovani", bene confiscato alla camorra e intitolato a Paolo e Luigi. Nei locali, con la partecipazione di don Luigi Ciotti e don Tonino Palmese è stata celebrata la messa in suffragio. Tutto nel rispetto delle normative anti-Covid-19. Non sono mancati momenti di dialogo e confronto tra i presenti con i referenti delle associazioni e i familiari delle vittime innocenti che hanno partecipato commossi alla manifestazione. 

Ti consigliamo di leggere qui per approfondire la memoria di Luigi Sequino e Paolo Castaldi

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8 febbraio 2020, Casal di Principe - Le porte dello stadio "Angelo Scalzone" si sono aperte per accogliere la manifestazione sportiva "Fai gol per la memoria". Una partita di calcio per ricordare Antonio Petito, vittima innocente della camorra casalese. Una rappresentanza dei familiari delle vittime innocenti della Campania e gli impiegati comunali di Casal di Principe, si sono sfidati per ricordare il ragazzo di 20 anni strappato alla vita dalla mano criminale. Presenti all'evento, per stringersi al dolore della famiglia Petito, le Istituzioni, le associazioni e una rappresentanza scolastica.

locandina Antonio Petito

Dopo i consueti saluti Istituzionali, Mario Petito, papà di Antonio, dà il calcio di inizio. L’iniziativa è stata promossa dalla stretta interazione e collaborazione di: Fondazione Polis, Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti, Comitato don Peppe Diana, Federazione Antiracket, Libera contro le mafie, Comune di Casal di Principe. Nell'intervallo tra i due tempi della partita, in un'area verde dello stadio, è stato piantato un albero di Leccio intitolato al giovane Antonio Petito. "È un albero le cui radici affondano in profondità rendendo l'albero stabile e forte, proprio come la memoria per Antonio" afferma Renato Natale, Sindaco di Casal di Principe, durante la piantumazione. La partita si conclude 7 - 5 per la squadra di casa. Presenti all'evento anche:

  • Valerio Taglione, coordinatore del Comitato don Peppe Diana. "Ricordiamo Antonio Petito, ragazzo di vent'anni ucciso in maniera atroce. In campo ci sono i familiari delle vittime che hanno deciso che il loro dolore va raccontato e vissuto in mezzo alla gente, per costruire qualcosa di diverso in queste terre".
  • Luigi Frunzio, Procuratore della Repubblica aggiunto del Tribunale di Napoli. "Queste iniziative servono a tenere viva la memoria su fatti drammatici. La criminalità è sempre più ridotta in un angolo ma, purtroppo, lo spazio per i criminali c’è sempre. Occorre uno sviluppo civile e sociale di questi territori per prosciugare il terreno di coltura della criminalità".
  • Carmen del Core, Presidentessa del Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti. "Oggi combattiamo tutti per poter fare un unico gol, quella della memoria di Antonio Petito perché la memoria non si cancella. Dobbiamo partire dalle tragedie che hanno segnato le nostre vite per fare memoria, che è anche la forza e la capacità di coniugare il passato con il futuro".

8 febbraio 2002, il ricordo di Mario Petito, papà di Antonio

Antonio era l'ultimo di sette figli e possedeva un’officina meccanica. "Gli avevo comprato un’auto nuova che teneva sempre pulita come uno specchio. Quel giorno con i tergicristalli stava pulendo delle macchie sui vetri". Uno spruzzo d’acqua colpì un ragazzo di 13 anni che iniziò ad inveire contro Antonio. A poco servirono le giustificazioni del giovane Petito che cercò di difendersi a suo modo dalle offese. Purtroppo, quel ragazzino era il figlio del boss Bidognetti che, sentitosi oltraggiato per il gesto fatto in pubblico, minacciò Antonio «Per stasera sarai morto». Verso sera, arrivarono tre killer a bordo di un’Audi A6. Furono inviati dalla mamma del ragazzino per “difendere l’onore del clan”. Antonio Petito fu ucciso con ben 12 colpi, "una morte assurda!". 

Ad oggi, dopo oltre dieci anni e dopo l’archiviazione dell’indagine, i carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta, hanno chiarito il movente dell’omicidio anche grazie alle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia. Per l’omicidio sono state emesse ordinanze di custodia cautelare nei confronti dei tre esecutori materiali.

Leggi la Storia di:  Antonio Petito

 Guarda la gallery dell'evento: "fai gol per la Memoria" - memorial Antonio Petito 2020

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Mercoledì 29 gennaio, presso il centro sportivo Kodokan di Napoli si è svolto il 12° memorial Giuseppe Veropalumbo. L'Associazione Giuseppe Veropalumbo, la FAI antiracket e la Polizia Municipale si sono sfidati in un triangolare di calcio per ricordare il valore della giustizia e della memoria di Giuseppe Veropalumbo e di tutte le vittime innocenti della criminalità.

Prima del calcio di inizio, prende la parola Samuele Ciambriello, garante dei detenuti per la Regione Campania. "Speriamo di avere a breve giustizia e verità affinché si possa sanare questa cicatrice. Ringrazio Carmela e gli altri familiari per il contributo che portano nelle carceri nel raccontare le loro storie. In quei luoghi si parla di un progetto di uguaglianza, di opportunità che va aldilà della giustizia riparatoria".

Intervenuti all'evento anche:

  • Ciro Borriello, assessore allo sport comune di Napoli;
  • Ciro Esposito, comandante della polizia municipale;
  • Gianfranco Wurzburger, presidente dell'associazione "Assogioca";
  • Forcella Antonio Raio, presidente associazione commercianti;
  • Ivo Poggiani, presidente della terza Municipalità;
  • Antonio d'Amore, referente provinciale di Libera;
  • Gino Monteleone del coordinamento Lotta per il lavoro.


Presenti anche una rappresentanza dell'ASD Sanità United, del Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti e della FAI anti-racket, oltre alla partecipazione di una classe della scuola media "Ammaturo – Cacciottoli" di Napoli. Insieme, uniti per gioire della vittoria, simbolica, della squadra della Polizia Municipale, seguita dalle premiazioni e dai ringraziamenti conclusivi di Carmela: "grazie a tutti coloro i quali hanno reso possibile lo svolgersi di questa manifestazione. Gli sponsor, le associazioni, le persone. Ma un ringraziamento speciale ai padroni di casa di Kodokan sport per esserci stati vicini".

31 dicembre 2007, il ricordo di Carmela

"Verso le 23:00 ero in cucina con mia suocera a preparare il caffè. All'improvviso sentimmo il caos. All'inizio pensammo fossero i bambini che ballavano nella stanza di fianco, poi riconoscemmo che stavano spostando sedie e tavoli con forza accompagnate dalle urla di tutti". In cucina entrò la sorella di Carmela con Ludovica in braccio che agitatamente dice alle due donne di non andare dall'altra parte della casa. Il suo volto di terrore è seguito dalle grida degli altri ospiti preoccupandole. Poi si videro arrivare i fratelli delle donne con Giuseppe sottobraccio e stenderlo nel salone principale. "Alla vista di mio marito, mi gettai su di lui per soccorrerlo pensando a un malore. Il suo maglione era sporco di sangue. Accorsero tutti, anche i vicini di casa ma nessuno, nonostante il sangue, aveva capito cosa fosse successo".

La corsa verso l'ospedale di Boscotrecase era monitorata telefonicamente tra chi era rimasto a casa con Carmela e chi aveva seguito Giuseppe. Poi la rivelazione, al telefono una zia esclama: "ma allora l'hanno sparato!". Come una doccia fredda Carmela realizza la notizia. Dal racconto dei familiari: Giuseppe si alzò di colpo mettendosi una mano sul petto per poi accasciarsi sul tavolo. Nel caos dei primi botti, della musica, della confusione, nessuno aveva riconosciuto gli spari. "Così iniziammo a cercare indizi nella stanza dove avevamo cenato per capire di più e, solo allora, ci rendemmo conto che il vetro del balcone aveva un foro". L'infisso a doppio vetro non si crepò quando il proiettile lo attraversò. Un dettaglio che passò inosservato a tutti. Erano circa le 3:00 quando arrivò la notizia definitiva: Giuseppe non ce l'ha fatta.

12 anni di Memoria alla ricerca della giustizia

"Perché hanno ammazzato Giuseppe? Quale colpa ha per meritare questa morte? Cosa abbiamo sbagliato?" Più passa il tempo e più domande si aggiungono. Riflessioni che, fondamentalmente, non hanno una risposta razionale che giustifichi tutto questo. Al contempo la continua ricerca di verità e il desiderio di giustizia hanno dato a Carmela la forza di combattere in tutti questi anni. Le indagini, che più volte sono state chiuse e riaperte, ad oggi cercano di rispondere a queste domande. Inoltre, nonostante la dinamica sia ben chiara grazie alle dichiarazioni dei pentiti, per lo Stato, Giuseppe Veropalumbo ancora non viene riconosciuto come vittima innocente di camorra!. Il 31 dicembre, tre rampolli del clan Gionta decidono di sparare contro il palazzo "infame" perché, grazie alle telecamere piazzate su di esso, si riuscì ad arrestare esponenti del clan, tra cui il padre di uno dei tre.

"Da sola, da dodici anni cerco di far ricordare Peppe, di non far dimenticare la sua morte innocente e sto portando la sua storia anche nelle carceri della Campania. Ai detenuti dico che da un errore si può ripartire, rimediare. Poi c'è la mia battaglia principale: far riconoscere Peppe come vittima innocente di camorra, quale è. Per farlo, è in corso un procedimento contro il ministero dell’Interno che, invece di tutelare i familiari di vittime innocenti, li costringe ad estenuanti cause. Praticamente stanno processando me, mia figlia e mio marito, anziché tutelarci". 

 

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