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Giuseppe Rovescio

Giuseppe Rovescio, 24 anni

Il 29 settembre 2003 a Villa Literno (CE) Giuseppe Rovescio s'intratteneva con suo fratello Simeone per strada, in via Chiesa. Di lì a poco giunsero due sicari del clan Tavoletta-Cantiello. Quest'ultimi, armati di fucile e pistola, affrontarono altri cinque ragazzi ritenuti del clan Bidognetti a cui si contrapponevano. Iniziarono a sparare seminando il panico per strada. I passanti si diedero alla fuga per mettersi al riparo, tra questi anche i fratelli Rovescio. Nella corsa, Giuseppe venne intenzionalmente colpito da uno dei pregiudicati che, per i capelli lunghi del ragazzo, lo scambiò per uno degli obiettivi. Il colpo di fucile colpì mortalmente Giuseppe e ferì Simeone. 

Storico giuridico

  • 2008 - Nicola Fiore e Massimo Ucciero vengono arrestati come responsabili della sparatoria.
  • 16 gennaio 2012 - Viene emessa la condanna all'ergastolo per entrambi gli imputati ritenuti gli esecutori materiali del delitto.

 

 

#Memoria: menzioni e luoghi intitolati a Giuseppe Rovescio

  • Dal 2004, ogni anno, in occasione del Carnevale liternese, il comitato della festa (di cui Giuseppe faceva parte) organizza il "Memorial Giuseppe Rovescio" con tornei sportivi. Di consuetudine la manifestazione viene disputata il giorno prima del martedì grasso ribattezzato: "il lunedì della memoria e della riflessione".
  • 3 dicembre 2012 - Momento alla memoria durante la fiaccolata in memoria del rifugiato politico sudafricano Jerry Essan Masslo (ucciso il 25 agosto del 1989). Il percorso tra le strade di Villa Literno si conclude al cimitero comunale dove sono state deposte 3 corone di fiori sulle tombe di J.E.Masslo, Giuseppe Rovescio e "a tutti gli invisibili". La manifestazione è stata organizzata dalla Flai Cgil nell'ambito del Premio Nazionale Jerry Masslo.
  • 31 maggio 2013 - La storia di Giuseppe Rovescio è menzionata nel libro: "Dizionario enciclopedico delle Mafie in Italia". Curatore C. Camarca, Edito Castelvecchi.
  • 1 giugno 2018 - Intitolazione di un Centro Polifunzionale a Villa Literno (CE). La struttura accoglie manifestazioni comunali e associative.
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NAPOLI - Sono passati 35 anni dal barbaro omicidio di Giancarlo Siani. Dal 1985 suo fratello Paolo Siani non ha mai smesso di raccontare la storia di Giancarlo. Dalla sua morte ha intrapreso un percorso in cerca di verità, giustizia e di quel riscatto sociale che il giovane giornalista sognava raggiungere con le sue inchieste. Quest'anno, dal 19 al 23 settembre (dal giorno del compleanno a quello dell'assassinio) la cittadinanza, le associazioni e le Istituzioni hanno omaggiato il "giornalista-giornalista" al fianco della Fondazione a lui intitolata, la vittima innocente della camorra è stata vivificata con innumerevoli momenti d'incontro. A seguire tutti gli eventi in suo onore.

Conosci la storia di Giancarlo Siani? Ti consigliamo di approfondire alla pagina dedicata a lui!

35ª Giornata alla Memoria: "un giorno con Giancarlo Siani"

Il 23 settembre apre la giornata la consueta deposizione dei fiori presso le Rampe Siani, a Napoli, per poi ritrovarsi al Premio Siani presso il Cinema Modernissimo. Dopo i saluti Istituzionali viene consegnata alla famiglia di Giancarlo il "Tesserino bordeaux" alla memoria per giornalisti professionisti. Momento a cura dell'Ordine nazionale dei Giornalisti e dell'Ordine dei Giornalisti della Campania.

Nel pieno rispetto delle normative sanitarie, sono intervenuti diverse rappresentanze delle Autorità, della Stampa, della Magistratura, delle FF00 con la partecipazione di don Luigi Ciotti e del Presidente della Camera dei Deputati, On. Roberto Fico. Tra questi, ricordiamo le parole del magistrato D'Alterio, il quale, ha omaggiato i presenti con una copia del libro "La stampa addosso" da poco pubblicato. "Grazie alla pressione civica che ai tempi le associazioni, la famiglia Siani e la Stampa hanno fatto, noi operatori della giustizia siamo riusciti a non cedere mai fino a processare mandanti ed esecutori" dichiara l'uomo. 

Parole che trovano conferma e sostegno nell'affermazione del Sindaco De Magistris: "ogni anni Giancarlo riesce a seminare tanti semi ispirando le nuove generazioni di giornalisti, grazie ai quali, la Repubblica fa passi in avanti", così come nella riflessione del Procuratore Melillo: "la memoria di Giancarlo cresce perché lui aveva capito le due questioni meridionali: l'impatto socio-economico della criminalità e il suo modo di diffondere sfiducia verso la legge inculcando valori sbagliati". Concludono gli interventi la consegna delle targhe del 17° Premio Siani con il confronto tra i ragazzi di quattro scuole napoletane, in collegamento streaming, e i ringraziamenti di Paolo Siani a tutti coloro che hanno partecipato e hanno reso possibile l'incontro.

Gli appuntamenti riprendono alle ore 15:30, presso la sede della Fondazione Polis, con il convegno "Dalla carta stampata al web giornalisti sotto tiro – in Campania nasce l’Osservatorio" a cura dell’Ordine dei Giornalisti della Campania. Infine la 35ª Giornata trova la sua conclusione con una santa messa celebrata nella Chiesa dei Salesiani in via Morghen, al Vomero. 

Conosci la storia di Giancarlo Siani? Ti consigliamo di approfondire alla pagina dedicata a lui!

Buon compleanno Giancà.. IX edizione

Il 19 settembre 2020 Giancarlo avrebbe compiuto 61 anni. «Lo immaginiamo cresciuto, un uomo ed un giornalista ormai maturo, seduto alla sua scrivania a scrivere, a raccontare la realtà dei fatti». Così hanno promosso l'evento "Studenti Contro la Camorra" e "Radio Siani" che hanno organizzato una vera e propria festa di compleanno con tanto di torta. L'evento si è tenuto alle ore 16:30 davanti la sede della redazione "Il Mattino" nel Centro Direzionale di Napoli. Un modo per celebrare la vita di Giancarlo che, seppur breve, anno dopo anno riesce a inspirare tutti coloro che credono nella verità e nella legalità, perché: (cit) «Non muore mai chi si batte per la verità».

Non solo uno slogan. Gli organizzatori hanno invitato i partecipanti a partecipare al contest "Giancarlo scriverebbe di..." immedesimandosi e impegnandosi a essere giornalista-giornalista per un giorno. Ebbene, durante la manifestazione sono stati letti diversi articoli su temi di disagio e riscatto del territorio e sulle vittime innocenti della criminalità. I migliori tre di questi, sono stati pubblicati sull'edizione online de Il Mattino e su Radio Siani proprio il 23 settembre, giorno dell'anniversario dell'assassinio.

"Noi impegnati nel sociale facciamo il possibile per portare avanti la nostra missione: divulgare una buona condotta, piccoli gesti di civiltà quotidiana" dichiara Giuseppe Ruocco, presidente di Studenti Contro la Camorra. "Quello che facciamo non è minimamente paragonabile alle denunce di Giancarlo, ma, ricordarlo può inspirare altre persone a fare di più e questo ci dà la forza di non fermarci".

"Oltre i confini" e l'omaggio a Giancarlo Siani ad Assisi

Paolo Siani in collegamento streaming. (fonte foto assisinews.it))

Il 20 settembre, a partire dalle ore 15:00, Paolo e Ludovica Siani, fratello e nipote nonché vicepresidente della fondazione Giancarlo Siani, sono intervenuti in collegamento streaming alla terza giornata della manifestazione "oltre i confini" presso il Cortile di Francesco Assisi. Dal Convento, Padre Enzo Fortunato, direttore della Sala Stampa del Sacro Convento e Beppe Giulietti, Presidente della FNSI, hanno intervistato la famiglia di Giancarlo parlando della figura, del coraggio e di ciò che ancora si tramanda del giovane giornalista. Un dibattito utile a scuotere le coscienze dei ragazzi, soprattutto quelli a rischio affinché comprendano che la scelta di affiliarsi nei clan camorristi, per quanto possa essere allettante, porta sempre o alla morte o al carcere

"So che ci sono tanti ragazzi come lui, ‘abusivi’, che scarpinano in territori difficili in cerca di notizie - dichiara Paolo Siani - Ragazzi che fanno uno dei lavori più belli, raccontare quello che succede nel mondo, per pochi euro, per avere la soddisfazione di raccontare e cambiare il mondo. Spesso infatti sono giornalisti per migliorare la società, e anche se non li vedete, esistono e meno male che esistono". 

Conosci la storia di Giancarlo Siani? Ti consigliamo di approfondire alla pagina dedicata a lui! 

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Giancarlo Siani

Giancarlo Siani, 26 anni

Il 23 settembre 1985 Giancarlo Siani, giornalista del "Il Mattino", fu assassinato dalla camorra sotto casa, in via V.Romaniello, quartiere Arenella, a Napoli. Pressapoco le 20:50, Giancarlo fece ritorno e, ancora al volante della sua "Méhari" con capote in tela, venne colpito alla testa da 10 colpi di pistola sparati da almeno due sicari a bordo di una moto.

 giorno prima Giancarlo Siani aveva ultimato un volume-dossier dal titolo:"Torre Annunziata un anno dopo la strage" sugli affari camorristici dell'omonimo paese. Il documento, già composto in tipografia, non fu più ritrovato da quel giorno. A rafforzare la tesi che sia stato ammazzato per mettere a tacere le sue inchieste c'è la testimonianza di Amato Lamberti, ex-direttore dell'Osservatorio anticamorra, il quale dichiarò che, in quella giornata, ricevette una telefonata da Giancarlo che gli chiese un incontro per parlare di cose che «è meglio dire a voce». Non si è mai saputo di cosa si trattasse e se il ragazzo iniziasse a temere per la sua incolumità. Dovettero passare ben 11 anni tra indagini e processi giudiziari affinché si conoscessero le cause e i moventi che spinsero la malavita a togliere la vita a un giovane apprendista giornalista.

 

Storico giuridico

  • 15 aprile del 1997 - La seconda sezione della Corte d'Assise di Napoli condannò all'ergastolo:
    - Lorenzo Nuvoletta, suo fratello Angelo Nuvoletta e Luigi Baccante ritenuti i mandanti dell'omicidio.
    - Ciro Cappuccio e Armando Del Core individuati come esecutori materiali.
    In questa stessa condanna appare, tra i mandanti, anche il boss di Torre Annunziata: Valentino Gionta. Per quest'ultimo la Corte di Cassazione dispose il rinvio ad altra Corte di Assise di Appello.
  • 29 settembre del 2003 - Processo di appello per Valentino Gionta condannato all'ergastolo come mandante. L'uomo viene definitivamente scagionato dalla Corte di Cassazione per 'non aver commesso il fatto'.
  • Nel 2014 - Roberto Paolo, giornalista napoletano, edita un libro-inchiesta sollevando dubbi sui reali esecutori dell'omicidio e indicando altri nomi. Sulla base di queste rivelazioni, l'allora coordinatore della Direzione antimafia della Procura di Napoli, Giovanni Melillo, ha riaperto le indagini sull'omicidio Siani: il fascicolo è affidato ai sostituti procuratori Enrica ParascandoloHenry John Woodcock. (fonte wikipedia)

 

Il ricordo di Paolo Siani, fratello di Giancarlo

"Quella sera rientravo a casa dopo la fine del mio turno in ospedale. Fu così che scoprì la drammatica sorte di mio fratello. Fui la prima vettura, dopo quella della polizia, a giungere sul luogo del delitto. L'auto di Giancarlo era inconfondibile e lui lì, ancora alla guida. Lo vidi. Un dolore così cupo, forte, profondo, il vuoto assoluto."

"Solo dopo aver dato sfogo a quella disperazione iniziammo a capire cosa avesse potuto portare alla sua morte. Capimmo che di certo avesse a che fare con il suo lavoro, ne avemmo conferma anche dagli investigatori. Così, noi familiari e amici di Giancarlo iniziammo le nostre battaglie in cerca di giustizia. Un lungo periodo durato ben 11 anni prima di venirne a capo. Eravamo praticamente soli. In quel periodo non esistevano associazioni anti-camorra e il tema non veniva menzionato nemmeno dalla magistratura."

"Poi nacque l'associazione Libera. Con don Tonino Palmese e Geppino Fiorenza fummo tra i primi ad aderivi. Da lì mi sentii parte di una comunità con la quale condividere quell'immenso dolore che è sempre presente con noi familiari. Il gruppo si ingrandii fino a decidere di fondare il Coordinamento campano dei familiari. Insieme abbiamo realizzato dei risultati importanti che hanno dato voce per la prima volta alle vittime innocenti della criminalità e ai loro familiari. Il nostro impegno fu così proficuo che mi fu offerta la presidenza e la gestione della Fondazione Polis della Regione Campania dal primo anno della sua istituzione. Da allora, siamo diventati i portavoce di una parte di storia del nostro paese che non viene raccontata."

È nostro compito divulgare la storia delle vittime innocenti. Il nostro racconto è unico e può toccare le coscienze dei ragazzi in un modo unico, diretto, semplice ma tale da fargli provare ribrezzo e odio verso il mondo della criminalità.

#Memoria: luoghi intitolati a Giancarlo Siani 

"Via Giancarlo Siani" a:

  • Qualiano (NA); Marano di Napoli; Villaricca (NA); Acerra (NA); Casalnuovo di Napoli; Parete (CE);
  • Piazza Giancarlo Siani, Tavernanova, Casalnuovo di Napoli;
  • Rampe Giancarlo Siani, Napoli;
  • Piazzale Giancarlo Siani a Vico Equense (NA). All'ingresso della piazza, antistante al Municipio, una stele che raffigura il volto di Giancarlo con la bocca "cancellata".

Istituti scolastici:

  • IISS Giancarlo Siani, Via Gaudiosi, Casalnuovo di Napoli;
  • Scuola Materna G.Siani, Via Giuseppe di Vittorio, Mugnano di Napoli;
  • Scuola Media Statale, via Giacomo Leopardi, Gragnano (NA);
  • IIS Giancarlo Siani di Napoli Succursale, Corso Chiaiano, Napoli;
  • Scuola Media Statale Giancarlo Siani, Via Giacomo Leopardi, Gragnano (NA);
  • Scuola primaria a Marano di Napoli;
  • 2° Circolo Didattico G.Siani, Via Monsignor Antonio Menna, Mugnano di Napoli;
  • Scuola primaria di Battipaglia (SA) che comprende L'IC "Fiorentini";
  • Liceo Scientifico Giancarlo Siani, Viale Europa, Aversa (NA).

Edifici, opere e presidi:

  • Centro Polifunzianale e del Teatro di San Giorgio a Cremano (NA);
  • Auditorium del Cinema comunale in Via IV Novembre, Marano di Napoli;
  • WebRadio Siani Network - Corso Resina, Ercolano (NA);
  • Atrio del PAN (Palazzo delle Arti di Napoli). In seguito ribattezzata "Sala della Memoria" in cui è custodita la Mehari di Giancarlo.
  • Biblioteca comunale in via nuova caravita a Cercola (NA);
  • Presidio Libera Roma XIII, piazza Agrippa 7h Ostia, Roma;
  • Aula Consiliare della Regione Campania;
  • Murales in via Vincenzo Romaniello. Un'opera lunga 38 metri realizzata dagli "Orticanoodles" proprio davanti all'abitazione di Giancarlo Siani;
  • Murale dell'artista Jorit Agoch raffigurante Giancarlo Siani e Peppino Impastato, a Giugliano in Campania;
  • Presidio Libera Pisa, Ex convento dei Cappuccini in Via dei Cappuccini 2/B, Pisa;
  • La nuova redazione de «Il Mattino» nella sede di Torre Francesco al Centro Direzionale di Napoli.

 

Eventi in ricordo di Giancarlo Siani

  • Dal 2015 al 2016 - "Il viaggio della legalità" con la Mehari che ha fatto un tour di Italia accompagnata in ogni provincia da mostre fotografiche, flash mob, convegni e manifestazioni.
  • 19 settembre 2015 Spettacolo teatrale: "Ladri di sogni" di Peppe Celentano e Vincenzo De Falco, al Teatro Diana.
  • 20 settembre 2015 - Incontro di pallavolo presso il Palavesuvio di Ponticelli (NA). Iniziativa “Un muro contro le mafie” promossa da: Anm, Coni, Fipav e Fipav Campania.
  • 21 settembre 2015 - Evento "Torre Annunziata non dimentica, Giancarlo Siani uno di noi" voluta dall'Amministrazione comunale locale.
  • 22 settembre 2015 - Convegno nazionale e corso di formazione a cura dell’Ordine dei giornalisti della Campania “Giancarlo Siani e il giornalismo di frontiera” presso l'università "Suor Orsola Benincasa" di Napoli.
  • 23 settembre 2015 - Giornata alla memoria con la deposizione di fiori seguita dalla XII edizione del Premio Siani presso la Sala riunioni del Mattino. Continua con una messa in suffragio nella chiesa dei Salesiani al Vomero quart. di NA) celebrata da don Tonino Palmese e don Luigi Ciotti. LA giornata si conclude con l'evento d'intitolazione dell'Atrio del Pan (Palazzo delle Arti di Napoli) a Giancarlo Siani.
  • 23 settembre 2016 - Deposizione dei fiori presso le Rampe Siani, a Napoli, seguita dall'inaugurazione del murales in via Vincenzo Romaniello.
  • 15 settembre 2017 - VI Edizione di "Buon compleanno Giancà" organizzato dall'Associazione Studenti contro la camorra in sincronia con Agisco, a Roma.
  • 22 e 23 settembre 2017 - Inaugurazione e intitolazione dell'Atrio del Pan con la proiezione di diversi filmografie seguita dal Premio Siani.
  • 19 settembre 2018 - VII Edizione di "Buon compleanno Giancà" organizzato dall'Associazione Studenti contro la camorra in collaborazione con Radio Siani e il patrocinio del Il Mattino.
  • 25 settembre 2018 - Manifestazione presso il club Mediterraneo, a Torre Annunziata (NA) organizzata dal'Associazione Libera e dai referenti politici locali.
  • 26 settembre 2018 - Tavola rotonda con dibattito su Giancarlo Siani presso la biblioteca a lui intitolata a Cercola (NA). Tra gli intervenuti: Samuele Ciambriello, garante campano per i detenuti, gli scrittori Pasquale Testa, Paolo Miggiano Alessandro Campaiola.
  • 19 settembre 2019 - VIII Edizione di "Buon compleanno Giancà" organizzato dall'Associazione Studenti contro la camorra in collaborazione con Radio Siani e il patrocinio del Il Mattino.
  • 23 settembre 2019 Giornata con Giancarlo partendo dalla mattina con la deposizione dei fiori alle Rampe Siani. Segue L'inaugurazione della "Sala della Memoria" presso il PAN con diversi interventi Istituzionali e la consegna dei 16° Premio Siani e la presentazione della nuova Fondazione "Giancarlo Siani".
  • 13 dicembre 2019 - Conferimento della Cittadinanza Onoraria  dalla città di Torre Annunziata (NA).
  • 19 settembre 2020 -  IX Edizione di "Buon compleanno Giancà" organizzato dall'Associazione Studenti contro la camorra in collaborazione con Radio Siani e il patrocinio del Il Mattino.
  • 23 settembre 2020 Giornata alla Memoria dalla mattina con la deposizione dei fiori alle Rampe Giancarlo Siani seguita dalla 17ª edizione del Premio Siani con un incontro presso il Cinema Modernissimo. Nel pomeriggio un convegno presso la Fondazione Polis. La giornata si conclude con una messa in suffragio presso la Chiesa dei Salesiani in via Morghen, a Napoli.

 

Bibliografia in cui è menzionata o raccontata la storia di Giancarlo Siani

Filmografia in cui è menzionata o raccontata la storia di Giancarlo Siani

 

La Fondazione "Giancarlo Siani"

Il 23 settembre 2019 nasce la Fondazione Giancarlo Siani ONLUS. Si tratta di una nuova voce che continuerà il lungo percorso tracciato con impegno, manifestazioni e battaglie in cerca di giustizia dall'"Associazione Giancarlo Siani" fondata un anno dopo l'agguato, nel 1986.

Nel 2004 viene istituito il "Premio Giancarlo Siani" riservato agli autori di testi giornalistici, ricerche o tesi di laurea che analizzino il fenomeno mafioso e le eventuali iniziative di contrasto. Inoltre, dal 2005 viene assegnata la "borsa di studio" agli studenti delle scuole di ogni ordine e grado che abbiano prodotto elaborati sulla figura di Giancarlo Siani. (fonte e riferimenti dal sito ndr)

La Fondazione si prefissa gli obiettivi di:
  • onorare la memoria e mantenere vivo il ricordo del giovane giornalista de “II Mattino” Giancarlo Siani, barbaramente ucciso a Napoli dalla camorra il 23 settembre 1985, mentre era un bordo della sua Mehari di colore verde, per le sue coraggiose inchieste giornalistiche;
  • onorare e tenere vivo il ricordo dei giornalisti uccisi dalle mafie;
  • sostenere i giornalisti minacciati dalle mafie per aver semplicemente svolto il proprio mestiere;
  • per difendere la libertà di stampa e di espressione in ogni sua forma;
  • onorare il ricordo di tutte le vittime innocenti della criminalità, perché il loro sacrificio non sia stato vano;
  • promuovere lo sviluppo nella società di una coscienza civile, di una cittadinanza attiva per il rifiuto di qualsiasi forma di violenza e sopraffazione, anche attraverso interventi precoci sull’infanzia, a partire dai primi mille giorni di vita, soprattutto in contesti di marginalità e di disagio sociale. (fonte Statuto della Fondazione)

Vuoi saperne di più? Visita il sito:
www.fondazionegiancarlosiani.it

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Raffaele Iorio

Raffaele Iorio, 63 anni

Nella serata del 13 settembre 2000 Raffaele Iorio fu ferito gravemente in seguito al furto della "Jaguar" che un amico imprenditore gli aveva affidato. L'uomo, ormai in pensione, svolgeva saltuariamente il ruolo di chauffeur per pochi conoscenti. Quella sera, mentre transitava in via Gianturco, a Napoli, si fermò vicino ad una cabina telefonica. Tra Raffaele e la vettura c'erano appena 2 metri, così, trattandosi di una chiamata veloce, l'uomo di buonafede lasciò l'auto incustodita. Di lì a poco dei malviventi adocchiarono il bene di lusso e, uno di loro, favorito dalla portiera non chiusa a chiave, s'intrufolò nella Jaguar. Appena Raffaele si accorse di quanto stesse accadendo corse verso di loro. Si aggrappò con forza alla portiera dell'auto nel tentativo di impedirne il furto. L'uomo venne trascinato sull'asfalto per circa 700 metri per poi essere scaraventato contro un palo della luce. Fu soccorso e trasportato presso l'ospedale "Loreto Mare" di Napoli. Purtroppo, le ferite e i traumi subiti furono molteplici. Il 14 settembre 2000, dopo ore di agonia, Raffaele si spense.

Storico giuridico

  • Maggio 2007 - Il pm Gloria Sanseverino emette la condanna di 20 anni di reclusione per Salvatore Romano Massimo Incarnato, ritenuti i responsabili del rapina con aggravante di omicidio volontario.
    - Condannati in primo grado anche altri due imputati ritenuti coinvolti nella rapina.

Il ricordo di Salvatore Iorio, figlio di Raffaele

"Fu mio cognato, marito di mia sorella, a telefonarmi per mettermi al corrente dell'accaduto. Per non farmi spaventare mi disse semplicemente: «papà ha avuto un incidente, sta bene, vieni al Loreto Mare». Quel giorno ero a lavoro presso il Centro Direzionale di Napoli, quindi, non ci misi molto a raggiungerli. Ovviamente, mai avrei pensato che la dinamica fosse molto più complessa di un 'normale' incidente stradale".

"Pochi giorni dopo i funerali di mio padre venni contattato da Vincenzo Sequino, papà di Gigi Sequino. Mi fece semplicemente le condoglianze, ne rimasi molto sorpreso. Avevo seguito la storia di Gigi e Paolo ai TG e quel gesto mi commosse. Da quella telefonata iniziai a conoscere anche altri familiari delle vittime innocenti e il loro impegno sociale. Un mondo fatto di tante belle persone con sani principi, di associazioni, di attivismo civico. In cuor mio provai vergogna a non saperne nulla e soprattutto che il desiderio di riscatto sociale lo abbia sentito solo dopo aver vissuto sulla mia pelle un'esperienza del genere".

"Da allora il mio impegno nel sociale diventò più presente. Il rapporto con i familiari delle vittime innocenti della criminalità si fortificò fino a decidere di fondare il Coordinamento campano con l'obiettivo di sostenerci come una grande famiglia e sensibilizzare anche le persone esterne. In me c'è ancora quel senso di vergogna per aver atteso a diventare un cittadino attivo per la società ed è per questo che non esito a dirlo quando tocchiamo l'argomento dentro e fuori le scuole".

Sii partecipe, sii impegnato! Non aspettare che ti capiti un'esperienza brutta come la mia per commuoverti, per sensibilizzarti alla causa legalità o per diventare un cittadino attivo nel sociale. 

#Memoria: eventi e intitolazioni in ricordo di Raffaele Iorio

  • Marzo 2015 - La storia di Salvatore Iorio è menzionata nel libro:"Memoria" pubblicato dall'associazione Libera, a cura di: Marcello Cozzi, Riccardo Christian Falcone, Iolanda Napolitano, Simona Ottaviani e Peppe Ruggiero. Stampato per conto delle Edizioni Gruppo Abele presso Cooperativa La Grafica Nuova.
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Antonio Ciardullo

Antonio Ciardullo, 51 anni

Nel pomeriggio del 12 settembre 2008 Antonio Ciardullo fu ucciso a colpi di pistola assieme al suo dipendente Ernesto Fabozzi, di 43 anni. I due uomini erano intenti a riparare un furgone nell'autorimessa di proprietà di Antonio, a San Marcellino (CE). Quel giorno erano da soli impegnati nella manutenzione dei camion quando i sicari della camorra giunsero sul posto e li uccisero seduta stante. I due brav'uomini vennero colpiti con ben 20 colpi di pistola senza neanche il tempo di comprendere quanto stesse accadendo. Vennero ritrovati esanimi a seguito di una segnalazione alla questura di Aversa.

L'omicidio venne subito ritenuto come una vendetta di camorra dovuta a questioni di racket. Antonio Ciardullo ha sempre rifiutato di pagare il pizzo e non solo. 10 anni prima, il titolare dell'impresa denunciò il clan Guerra per le richieste estorsive portando a degli arresti. Lo stesso Giuseppe Guerra emise la condanna a morte per Antonio sia per vendicarsi del torto subito sia per mandare un segnale agli imprenditori locali. Purtroppo, quel giorno, con lui perse la vita anche Ernesto ritenuto un testimone scomodo da lasciare in vita. 

Storico giuridico

  • Marzo 2013 - Il pm Cesare Sirignano emette le seguenti condanne:
    - Ergastolo per Giuseppe Setola e Giovanni Letizia ritenuti gli esecutori dell'omicidio.
    - 13 anni di reclusione a Giuseppe Guerra individuato quale mandante della spedizione punitiva.
  • Nello stesso mese, venne fermato Salvatore Santoro, 25 anni, ritenuto lo "specchiettista" dell'operazione, ovvero, colui che pedinò la vittima segnalando ai sicari il suo arrivo nel luogo stabilito.

 

Il ricordo di Nunzia Tamburrino, moglie di Antonio

"Quel pomeriggio rientravo dalla spesa quando ricevetti la telefonata di mio fratello. Mi domandò dove fosse Antonio ed io gli risposi, anche un po' perplessa, che era al deposito dei camion come sempre. Senza troppi giri di parole mi disse: «un amico mi ha detto che ci sono due persone a terra». Inizialmente pensai che mio marito avesse avuto un incidente per strada. Poi, mio fratello continuò a descrivermi l'accaduto e capì che il luogo era proprio il deposito. Mi si fermò il cuore. Iniziai a correre verso casa, presi la mia auto e mi diressi all'autorimessa. Al mio arrivo la polizia era già sul posto e mi trattenne impedendomi di passare oltre e vedere Antonio".

"Sapevo che mio marito aveva ricevuto delle richieste estorsive e che si era sempre rifiutato di pagarle ma non pensavo, davvero, che potessero arrivare a tanto. Quel giorno sono morta con lui. Credevo che avendo fatto già una denuncia in passato 'quella gente' non si sarebbe più avvicinata. Invece hanno ucciso due uomini, due brave persone, umili lavoratori, togliendoli alle loro famiglie. Non meritano di vivere".

"Un po' di tempo dopo, un amico mi accompagnò alla Fondazione Polis della Regione Campania, in particolare nelle persone di Tiziana Apicella e Paolo Miggiano. Non sapevo bene cosa potessero fare per me ma gli raccontai ugualmente la mia storia, le mie difficoltà. Successivamente fui condotta alla FAI di Tano Grasso. Mi presentarono l'avv. Giovanni Zara, una persona squisita e molto professionale che fin da subito si è reso disponibile, al punto da diventare un amico di famiglia e che ringrazio infinitamente. Tutte queste persone furono, e sono, meravigliose nel modo in cui mi sono state vicine anche più dei nostri familiari. Poi, in seguito conobbi Alessandra Tommasini, all'epoca Presidente del Presidio Libera territoriale. Compresi cosa significa fare memoria, che la storia di Antonio può essere di esempio per i ragazzi e questa è l'unica gioia di questa brutta storia. Ad oggi, che sono diventata nonna, è importante sapere che ci sono realtà associative che danno dei sani riferimenti ai giovani".

Bisogna percorrere la retta via evitando di frequentare persone poco raccomandabili. Questi sono gli ingredienti di una vita onesta, un valore che va insegnato in ogni famiglia!

#Memoria: eventi, intitolazioni e menzioni in ricordi di Antonio Ciardullo

  • 9 novembre 2010 - La storia di Antonio Ciardullo è menzionata nel libro"La bellezza e l'inferno" di Roberto Saviano. Edizione Mondadori.
  • 31 maggio 2013 - La storia di Antonio Ciardullo è riportata nel libro: "Dizionario enciclopedico delle Mafie in Italia". Curatore C. Camarca, Edito Castelvecchi.
  • 12 settembre 2014  - Posta una lapide in memoria di Antonio ed Ernesto a pochi passi dal luogo dell'omicidio. Evento promosso dalla UCA di Trentola Ducenta (CE) e da FAI Campania. Sulla targa è incisa la frase: "instancabili lavoratori e appassionati padri di famiglia, rappresentano un punto di riferimento oggi come domani".
  • Marzo 2015 - La storia di Antonio è raccontata nel libro:"Memoria" pubblicato dall'associazione Libera, a cura di: Marcello Cozzi, Riccardo Christian Falcone, Iolanda Napolitano, Simona Ottaviani, Peppe Ruggiero. Stampato per conto delle Edizioni Gruppo Abele presso Cooperativa La Grafica Nuova.
  • 12 settembre del 2016 - Manifestazione in memoria presso la Sala Consiliare della scuola media "Leonardo da Vinci" di San Marcellino. Evento organizzato dallo sportello FAI territoriale.
  • 12 settembre 2018 - Momento di commemorazione nel luogo in cui furono uccisi Antonio Ciardullo ed Ernesto Fabozzi, nei pressi del cimitero di San Marcellino. A seguire, presso il Palazzo Ducale di Parete (CE), si è tenuto un dibattito. Intervenuti all'evento: Domenico Cuttaia, Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura, Raffaele Ruberto, e il Prefetto di Caserta, Tano Grasso, Presidente nazionale della FAI.
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Michele Landa

Michele Landa, 62 anni

Nel primo mattino del 6 settembre 2006 Michele Landa fu ucciso a Pescopagano(CE), davanti al ripetitore della Vodafone che aveva il compito di sorvegliare. Michele ricopriva il ruolo di guardia giurata particolare presso la cooperativa "Lavoro e Giustizia" presente sul territorio. Per essersi opposto al tentativo di furto, dopo averlo assassinato, i suoi killer bruciarono il suo corpo nelle campagne limitrofe. Il suo corpo venne ritrovato carbonizzato nella sua "Fiat 600" circa una settimana dopo la sua scomparsa.
 
In quel periodo i clan della camorra avevano scoperto il redditizio "cavallo di ritorno" delle apparecchiature telefoniche. I componenti dei ripetitori sono attrezzature costose e i proprietari sono disposti a pagare somme ingenti per riaverle. Mancavano solo un paio di mesi e Michele sarebbe andato finalmente in pensione dopo una vita di lavoro come contadino.
 

Storico giuridico

  •  Le indagini non portarono ad alcun processo. Vennero archiviate in poco tempo.

 

Il ricordo di Angela Landa, figlia di Michele

"Ricordo il momento in cui stendevo i panni quando ricevetti la telefonata da mia madre che, con il tono preoccupato, mi disse: «papà non è tornato a casa». Lasciai tutto e andai da lei per tranquillizzarla. Provammo a chiamarlo a telefono ma era staccato. Avvisammo i miei fratelli e quando anche loro non ebbero notizie dall'Istituto di vigilanza, sapendo i rischi del mestiere di papà, iniziammo ad allarmarci. Feci personalmente il giro del paese passando per i luoghi che mio padre frequentava di più. Nessun segno. Né al solito bar né amici e conoscenti lo avevano visto e cosa ancora più insolita: il collega che diede il cambio turno mi disse di non averlo trovato al suo arrivo. Mio padre era una persona precisa, meticolosa, anche se avesse avuto un'emergenza avrebbe avvisato dell'allontanamento. Così, decisi di andare a sporgere denuncia ai carabinieri. Solo dopo tre giorni di vane ricerche fu ritrovata l'auto grazie alla segnalazione di un contadino".

"La prima cosa che ci dissero in caserma fu: «questo è un agguato di camorra». Una frase che venne riportata anche sui giornali etichettando mio padre come una persona che frequentava certi ambienti. Ero spaventata da quest'associazione ma di certo non ho mai dubitato sull'onesta di mio padre. Sostenevo l'ipotesi che fosse stato eliminato perché diventato un testimone o qualcosa del genere. Intanto sui giornali uscivano ogni tipo di insinuazione che alimentavano le malelingue del popolino. D'un tratto non ero più -Angela la maestra- ma -la figlia del metronotte ucciso dalla camorra-. Alla violenta perdita di un padre e per quello che ne seguì (si pensi che i resti di mio padre li raccogliemmo in una scatola di scarpe) si aggiunse anche l'essere infangati".

"Il Natale successivo lessi il libro di Sergio Nazzaro (rif.). A mia insaputa vi trovai delle pagine dedicate alla storia di mio padre. Per la prima volta piansi di gioia! Finalmente qualcuno aveva parlato di Michele Landa ricordandolo come una persona onesta senza ricami e insinuazioni. Cercai il numero dello scrittore per ringraziarlo personalmente e ne seguì un incontro da cui nacque un'amicizia e non solo. Ci presentò Alessandra Tommasino, Presidente del Presidio Libera territoriale, con la quale iniziò la collaborazione nel mondo sociale. Il suo supporto, e incontrare altri familiari delle vittime innocenti, fu un passo fondamentale per prendere coscienza della nuova realtà in cui eravamo entrati a far parte. L'illusione che non parlarne fosse una forma di protezione fu sostituita dalla credenza che raccontare la storia di papà fosse un vanto utile soprattutto a sensibilizzare la comunità".

Essere indifferenti non ci protegge dal mondo mafioso. Purtroppo loro esistono ed è per questo che è importante fare memoria. Conoscere le storie delle vittime innocenti è un modo per imparare a tutelarsi dai loro soprusi.

 

Il ricordo di Antonio Landa, figlio di Michele

"Quando la mattina seguente mia madre non si ritrovò papà a casa si allarmò. Io e mio fratello, essendo del posto, lo andammo a cercare finché, stanchi per le ricerche a vuoto, decidemmo di andare a sporgere denuncia. I carabinieri ovviamente ci dissero che la prassi prevedeva un tempo maggiore. (Tralasciamo il poco tatto nella caserma nei confronti di mia madre). Non ci restò che attendere che si attivassero. Passarono circa 4 giorni e quando finalmente trovarono mio padre, ucciso e oltraggiato in quel modo, per il paese si sentiva vociferare cose poco onorevoli sulla nostra famiglia. Non fu facile realizzare il tutto. Passarono diversi giorni prima che il risultato del test del DNA ci confermasse che quei resti appartenessero a mio padre. Fino ad allora, forse per dare forza a mia madre o per altro, speravamo ancora che papà fosse vivo".

"«Qualcosa doveva aver fatto per morire così» diventò una frase che sentivamo e leggevano spesso sui giornali. Frasi alle quali non sai cosa rispondere e se ne vale la pena farlo. Mio padre era stato ucciso come un boss della camorra, prima sparato e poi bruciato e questo era un dato di fatto. Eppure, lui era un uomo semplice, una persona che per aiutare la famiglia faceva due lavori, poteva mai essere che fingesse così bene? Le indagini non portarono a nulla ma almeno le forze dell'ordine ci rincuorarono dicendo che il modus operandi era un modo per depistarli e non l'esecuzione a un capo clan".

"Grazie a mia sorella, che è la portavoce della famiglia, abbiamo conosciuto altre realtà come la nostra. Conoscere altri familiari, sentire le loro storie mi ha dato forza non facendoci sentire ‹soli›. Per quanto non amo toccare l'argomento sono molto felice che la memoria di papà venga portata avanti e che, addirittura, sia stata menzionata in alcuni libri. Oggi faccio lo stesso lavoro di mio padre, ho la mia famiglia e con orgoglio porto avanti i valori che mi ha insegnato papà".

Il desiderio che alla propria famiglia non manchi nulla non deve portare i giovani ad inseguire facili guadagni. Il lavoro onesto è la via affinché non gli manchino le cose più importanti: i valori e l'amore di una famiglia serena.

#Memoria: eventi e intitolazioni in ricordo di Michele Landa

  • N.R. - A Casapesenna/ Cancello Arnone un bene confiscato è dedicato alla memoria di Michele Landa. Nella terra ci lavorano i ragazzi de "La Buona Terra".
  • 22 novembre 2007 - La storia di Michele è raccontata nel libro: "Io, per fortuna c'ho la Camorra" di Sergio Nazzaro. Fazi Editore.
  • 31 maggio 2013 - La storia di Michele è raccontata nel libro: "Dizionario enciclopedico delle Mafie in Italia". Curatore C. Camarca, Edito Castelvecchi.
  • Marzo 2015 - La storia di Michele Landa è raccontata nel libro:"Memoria" pubblicato dall'associazione Libera, a cura di: Marcello Cozzi, Riccardo Christian Falcone, Iolanda Napolitano, Simona Ottaviani, Peppe Ruggiero. Stampato per conto delle Edizioni Gruppo Abele presso Cooperativa La Grafica Nuova.
  • 17 settembre 2015 - La storia di Michele è inoltre raccontata nel libro: "Mio padre in una scatola di scarpe" di Giulio Cavalli. Edito da Rizzoli. Nel 2016 è stato presentato al "Trame - festival dei libri sulle mafie" e realizzato un audiolibro. 
  • 2018 - Angelina Landa, figlia di Michele, assume la rappresentanza dei familiari delle vittime innocenti della criminalità organizzata per la provincia di Caserta.
  • 30 aprile 2019 - Svelata una targa presso il bene confiscato a Cancello Arnone in seguito all'evento "I beni confiscati. Riscatto di un territorio" avvenuto presso la Sala Consiliare del medesimo Comune. Evento promosso dalla Fondazione Poli e da Libera.
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Stefano Ciaramella

Stefano Ciaramella, 16 anni

Il 2 settembre 2001 era una domenica sera come le altre. Stefano Ciaramella s'intratteneva con la fidanzatina accanto allo scooter del fratello, un Piaggio "Hexagon", in una stradina laterale del centro di Casoria (NA) a 500 m da casa sua. I due parlavano tra loro nell'intimità adolescenziale. Pressapoco le 23:20 giunsero quattro ragazzi a bordo di due scooter, giovanissimi anche loro. A viso scoperto e senza armi intimarono la giovane coppia con l'intento di rapinarli di tutto ciò che avesse valore. Stefano e la fidanzatina cedettero alle minacce consegnando: motorino, cellulari e soldi. La banda fece per allontanarsi ma uno dei quattro rapinatori puntò alla ragazza. Le fece delle avance anche allungando le mani fino a strattonarla strappandole la camicia. A quel gesto Stefano reagì per bloccare l'aggressore. Ci fu una breve colluttazione finché un secondo rapinatore s'intromise per spalleggiare il collega. Quest'ultimo colpì Stefano con una coltellata dritta al cuore. Il giovane cadde a terra tra le braccia della ragazza che chiese aiuto a gran voce. Li soccorsero una coppia di passanti ma Stefano perse troppo sangue vanificando la corsa in ospedale.
 

Ironia della sorte, Stefano non ha mai avuto un motorino. Lo scooter rubato era del fratello appena sposato che, dovendo partire per il viaggio di nozze, concesse al fratellino il permesso di poterlo usare per quella sera. Stefano era un ragazzo presente, allegro e sempre attento alle persone della sua vita. Con ironia e un sorriso aiutava il prossimo anche nel piccolo. Dimostrava il suo essere responsabile facendo lavoretti stagionali tra cui il meccanico. Con la prima paga si comprò una bicicletta per andare a lavorare, la stessa che, per una sera, fece a cambio con il motorino per uscire con gli amici.

 

Storico giuridico

  • Grazie alla testimonianza di D. (la ragazza) i carabinieri individuarono velocemente il gruppo criminale, di cui, solo due erano maggiorenni all'epoca dei fatti: Pietro Amadori, militare di leva, e Giuseppe D'Ascillo. Oltre all'accusa di omicidio, la banda era responsabile di ben quattro rapine (prevalentemente motorini) avvenute nelle ore precedenti sempre a Casoria.
  • Al processo, Giuseppe D'Ascillo venne condannato in primo grado a 30 anni di reclusione. La pena verrà ridotta a 15 anni in secondo grado. 

 

Il ricordo di Antonella Ciaramella, sorella di Stefano

"Il giorno prima avevamo celebrato il matrimonio di nostro fratello e i festeggiamenti si sono tenuti in una dimora in campagna. La domenica, il 2 settembre, io, Stefano e altri familiari tornammo a casa nel pomeriggio mentre i nostri genitori con mia sorella s'intrattennero ancora con gli sposi. Avvenuta l'aggressione a Stefano, dei carabinieri rintracciarono i miei genitori ancora in campagna dandogli la notizia. Con un passaparola l'accaduto arrivò ai miei zii e di seguito a me che ero a casa con mia nonna. Fu uno shock per l'intera famiglia".

"Un dolore assurdo che come una scarnificazione ha fatto emergere e conoscere ogni singolo sentimento che si possa provare nel profondo più intimo di ognuno di noi. Nonostante tutto, a casa nostra non c'è mai stato un sentimento di odio. Intanto sui giornali inventavano diverse informazioni su mio fratello, così, io e mio padre contattammo i media per rilasciare un'unica e sola intervista unicamente al fine di fare chiarezza sui fatti evitando qualsiasi forma di spettacolarizzazione o strumentalizzazione".

"Iniziò così un tour nei quartieri limitrofi accompagnati da un mio amico cronista. Da allora abbiamo e ho imparato che la ‹gente per bene› e la ‹criminalità› sono più vicine di quanto percepito e mai bisogna abbassare l'attenzione anzi, oggi è peggio di 19 anni fa'! In quei quartieri ho visto la trincea di chi vorrebbe cambiare vita e l'aberrazione di chi considera la morte più compagna della vita stessa. La vera tragedia è che ci rendiamo conto di tutto questo solo quando avviene uno ‹terremoto› come quello capitato a noi. L'amore per Stefano è stata la fiamma che in tutti questi anni ci ha permesso di non impazzire e di non trasformarci. Siamo diversi da chi odia e uccide ed è nostro compito rimanere e dimostrare che l'amore salva davvero. Non ho mai parlato di mio fratello prima di diventare Consigliere regionale per l'intimità del mio sentimento e la paura di essere messa in vetrina con quella che per alcuni è un etichetta, mentre, per me è una profonda ferita. Essere impegnata per riqualificare il territorio è il mio modo di non darla vinta agli assassini e a gridare che ci siamo anche noi: tutti quelli che non cedono. Un percorso che mi portata a far parte della Commissione Legalità della Regione Campania con la consapevolezza che la legalità si pratica non si enuncia".

"Ricordo le parole di mia madre quando, poco tempo dopo i funerali, disse ad una persona: «loro non vedranno mai la vita, l'amore e la bellezza che ha visto mio figlio in 16 anni». L'insegnamento dei nostri genitori è sempre stato un modello da seguire, infondo, il loro compito è quello di dare l'esempio e i miei non hanno mai dimenticato di farlo. Hanno continuato ad essere i nostri genitori, titolari d'impresa, parte della comunità e a credere, più che nella giustizia, negli ‹esseri umani›".

La paura di essere esclusi e il desiderio di apparire hanno creato una grande confusione nei giorni nostri. Il vero valore sta nel riconoscere e mai confondere una «persona per bene» da una «persona arricchita».

#Memoria: menzioni ed eventi in ricordo di Stefano Ciaramella

  • 5 settembre 2001 - I funerali si sono tenuti nel primo pomeriggio presso la Basilica di San Mauro a Casoria.
  • 6 settembre 2001 - Una fiaccolata commemorativa ha attraversato la cittadina di Casoria.
  • 28 marzo 2002 - Elargite 13 Borse di studio in memoria di Stefano Ciaramella e di tutte le altre giovani vittime delle violenze in Campania. Il bando è stato approvato dalla Giunta Regionale della Campania con la DLB n° 1243 per volontà del Presidente Bassolino.
  • 12 marzo 2009 - La storia di Stefano è menzionata nel libro: "Lotta civile" di Antonella Mascali. Editore Chiarelettere.
  • 21 luglio 2015 - Presentato il dossier: "La strage degli innocenti" dedicato a Stefano e a tutti i bambini uccisi dalla criminalità in Campania. Evento promosso dalla Fondazione Polis in occasione del 24° anniversario dell'omicidio di Fabio De Pandi. La commemorazione continua con una Santa Messa, celebrata da don Tonino Palmese, presso la Chiesa di via Santa Lucia.
  • 2 settembre 2016 - In occasione del 15º anniversario è stata celebrata una messa in sua memoria presso la Parrocchia di San Mauro, a Casoria. Evento organizzato e promosso dalla parrocchia stessa e dall'associazione Libera.
  • 22-23 giugno 2019 - Torneo di calcetto presso l'oratorio di S.Mauro, a Casoria (NA). Evento intitolato ad Andrea Nollino, Stefano Ciaramella, Antonio Coppola.
  • 5 maggio 2020 - La storia di Stefano è menzionata nel libro: "Assenti. Senza giustificazione" di Rosario Esposito La Rossa. Edizione Einaudi Ragazzi. Made in Scampia.
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Salvatore Buglione

Salvatore Buglione, 51 anni

Ogni sera, Salvatore Buglione al termine della giornata di lavoro come dipendente comunale nella squadra del dipartimento di patrimonio e logistica, raggiungeva la moglie presso l'edicola di famiglia per aiutarla nelle ultime faccende prima dell'orario di chiusura. La sera del 4 settembre 2006 Salvatore rimase da solo in edicola perché la moglie si era fatta male al piede e, per non farla affaticare, le concesse di anticiparsi a casa per poi raggiungerla una volta chiusa la bottega. Quando fu orario di chiusura, l'uomo prese con sé l'incasso della giornata per poi procedere a chiudere dell'attività. In quei frangenti giunsero quattro criminali che, aggredendolo, gli intimarono di consegnargli il danaro. Il titolare provò a fare resistenza ma quest'ultimi reagirono in malo modo, così, il brav'uomo cedette. Fece il gesto di aprire un cassetto del bancone ma, probabilmente perché sotto effetto di stupefacenti, il rapinatore s'impressionò e aggredì con un coltello l'edicolante. Gli infierì una coltellata dritta al cuore che uccise Salvatore Buglione sul colpo. Inutili i soccorsi presso l'ospedale Cardarelli di Napoli. 
 

Storico giuridico

  • 6 febbraio 2008 - dal Gup di Napoli vennero emesse le condanne per gli autori dell'omicidio:
    - Ergastolo per Domenico D'Andrea;
    - 23 anni di reclusione per Antonio Palmai,
    - 10 anni di reclusione per Diego Palma, all'epoca minorenne, fratello di Antonio.
  • 4 novembre 2009 - La seconda sezione della Corte di Assise di appello ridefinisce le condanne per Antonio Palma ridimensionando la reclusione a 18 anni.

 

Il ricordo di Anna Buglione, figlia di Salvatore

"Quel giorno ero a casa di mia nonna a farle compagnia dopo aver perso, da appena 20 giorni, anche mio nonno. All'improvviso bussarono insistentemente alla porta. Una vicina di casa ci allarmò del fatto che papà avesse avuto un malore. Mia madre e mio zio si precipitarono in edicola a vedere. Il tempo di rassicurare la nonna e li seguì anche io. Ricordo che appena misi piede fuori dal portone vidi una marea di persone che affollavano l'edicola. Avvicinandomi mi accorsi che l'attività di papà era chiusa dalle fasce bianco-rosse della polizia e che per terra c'era del sangue. Iniziai a capire ma non volevo crederci. Per la confusione mi sentivo spaesata finché una donna che mi riconobbe mi disse che papà era stato portato al Cardarelli. C'era un traffico assurdo così rifiutai i passaggi con l'auto e iniziai a correre verso l'ospedale non molto distante da noi. Giunti sul posto venimmo raggiunti da altri parenti a cui arrivò la notizia. Attendemmo finché le speranze di tutti vennero spente dall'infermiere che uscito dalla sala operatoria ci disse il fatidico: «non ce l'ha fatta»".

"I primi anni non accettavo l'accaduto. Il mio inconscio mi anestetizzava pur di non farmi affrontare il dolore. Addirittura provavo un po' di rabbia verso mio padre per essersi difeso anziché cedere subito i soldi e non rischiare la vita. Passò del tempo. Su internet iniziai a informarmi sulla nostra situazione finché giunsi sul sito della Fondazione Poli che fornisce supporto e assistenza ai familiari delle vittime. Li contattai e, iniziando a frequentare l'ambiente, conobbi altri familiari delle vittime. Da lì ho iniziato a reagire diventando partecipe agli incontri, raccontando la nostra testimonianza nelle scuole o alle manifestazioni o facendo ogni azione utile a mantenere viva la memoria di mio padre".

"Col tempo mi sono accorta che il dolore non è mai andato via ma, al contempo, prendendone consapevolezza la rabbia è svanita. Una crescita graduale grazie sia alla fede sia ad un percorso durante il quale ho approfondito diversi aspetti sia legali che burocratici sul tema. Ad oggi, infatti, ho riversato la mia energia a sostegno di tutti i familiari delle vittime innocenti affinché vengano riconosciuti eguali diritti indifferentemente dalla mano criminale che ha assassinato il proprio caro".

Nei momenti di difficoltà possiamo attingere da una forza che è nel profondo di ognuno di noi. Se ci lasciamo guidare da quest'amore, di sicuro, prenderemo le scelte giuste!

#Memoria: eventi, menzioni e intitolazione in ricordo di Salvatore Buglione

  • 1 maggio 2008 - La storia di Salvatore è raccontata nel libro: "Forcella tra inclusione ed esclusione sociale" di don Luigi Merola. Edizione Guida.
  • 20 maggio 2008 - La storia di Salvatore è menzionata nel libro: "Non rubate la speranza" del cardinale Crescenzio Sepe. Edito Mondadori.
  • 2008 - Intitolazione di un Centro di Coordinamento dei servizi per i senza fissa dimora. Il centro è ospitato in un appartamento confiscato alla camorra in via Pavia 129, a Napoli, e gestito dall'associazione "Less Onlus" in unione con "Il Camper Onlus".
  • 25 novembre 2008 - La storia di Salvatore è menzionata nel libro: "Napoli, la Città il Palazzo" di Raffaele Carotenuto. Editore La città del Sole.
  • 22 maggio 2010 - Intitolato un parco -agricolo didattico nel suo quartiere di residenza, in via Domenico Fontana- Rione Alto.. Evento promosso e presieduto dal Sindaco Rosa Russo Jervolino, l'assessore all'ambiente Rino Nasti, il Presidente, il consiglio e la giunta della Municipalità 5 Arenella-Vomero.
  • Marzo 2015 - La storia di Salvatore è raccontata nel libro:"Memoria" pubblicato dall'associazione Libera, a cura di: Marcello Cozzi, Riccardo Christian Falcone, Iolanda Napolitano, Simona Ottaviani, Peppe Ruggiero. Stampato per conto delle Edizioni Gruppo Abele presso Cooperativa La Grafica Nuova.
  • 4 settembre 2016 - Santa messa presso il parco agricolo "Salvatore Buglione" celebrato da don Tonino Palmese. Iniziativa del Comune di Napoli, della Municipalità 5 Vomero – Arenella e della Fondazione Polis della Regione Campania. Durante la celebrazione, all'interno del parco sono state allocate delle targhe commemorative e piantato un albero dedicato a Salvatore e a tutte le vittime innocenti della criminalità.
  • NR - Intitolazione del Centro Buglione: uno sportello informativo per i migranti in via Pavia, a Napoli, gestito dall'associazione "LESS Onlus".
 
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Teresa Buonocore

Teresa Buonocore, 51 anni

La mattina del 20 settembre 2010, pressapoco le 9:00, Teresa Buonocore fu assassinata con 4 colpi di pistola mentre andava a lavoro. L'agguato avvenne in corsa, in via Ponte dei Francesi, a Napoli, nei pressi del ponte delle arterie di accesso alle autostrade e la rampa nella zona portuale di Napoli. Due sicari a bordo di uno scooter affiancarono la vettura e inveirono contro Teresa dalla distanza ravvicinata colpendola mortalmente. La donna morì all'istante perdendo il controllo dell'auto che impattò contro un muretto di delimitazione della strada.

Teresa Buonocore fu barbaramente uccisa per vendetta. La donna aveva testimoniato nel processo per abusi sessuali sulla figlia minore contro Enrico Perillo, vicino di casa ritenuto un amico di famiglia in quanto le figlie di entrambi giocavano insieme. Proprio per quell'amicizia la ragazzina frequentava la casa del vicino. Nel 2008 la bambina trovò il coraggio di raccontare alla madre gli abusi sessuali e le minacce che subiva dall'uomo. Quest'ultimo, condannato a 15 anni di reclusione per violenza sessuale ai danni di due ragazze minorenni, una delle quali la figlia di Teresa, dal carcere riuscì ad architettare la sua vendetta con l'aiuto della moglie armando e promettendo ai sicari la cifra di 15 mila euro.

Storico giuridico

  • 21 settembre 2010 - La polizia ferma i due presunti sicari: Alberto Amendola, tatuatore di 26 anni, e Giuseppe Avolio, pescivendolo 21 enne. I due sono accusati di omicidio, porto illegale di armi e spari in luogo pubblico.
    In breve, i due confessano facendo chiarezza sulla dinamica e ammettendo di aver agito per conto di Perillo. Le indagini sono state dirette dal primo dirigente Pietro Morelli e coordinate dal pm Simona Di Monte
  • Dicembre 2012 - Vengono emesse le seguenti condanne:
    - Giuseppe Avolio condannato a 18 anni di reclusione, ritenuto l'autista dello scooter.
    - Alberto Amendola condannato a 21 anni di reclusione, con l'attenuante della collaborazione.
  • 12 gennaio 2015 - La Corte di Cassazione conferma le condanna all'ergastolo per il pedofilo Enrico Perillo, ritenuto il mandante dell'omicidio. Con la stessa, vengono confermate anche le condanne ai dei due killer.

 

Il ricordo di Pina Buonocore, sorella di Teresa

"All'epoca abitavo a Pomigliano d'Arco quando una mia amica mi telefonò dicendomi che Teresa aveva avuto
un incidente. Provai a contattare ma sorella ma ormai il cellulare era spento. Chiamai mia madre che con
un pacato «aspetta» mi passò al telefono una poliziotta. La donna mi disse che non era vero che Teresa
aveva avuto un 'incidente' e mi chiese di raggiungerle per parlarne di persona. Pensai che per saperne di più
mi sarebbe bastato mettermi in contatto con una mia amica che lavora al 'Loreto Mare' in quanto i soccorsi
l'avrebbero portata lì. Fu proprio quest'ultima a mettermi al corrente. Mi disse che, per il tipo di incidente,
Teresa era stata portata da tutt'altra parte. In effetti, presa dall'impeto di sapere le condizioni di mia sorella
non avevo avuto modo di sentire l'accaduto che ormai impazzava in tutti i TG".

"La notizia fu devastante per la nostra famiglia. Lo è tutt'ora. Quando mi fu detto «è stata uccisa» pensai
fosse impossibile. Perché uccidere Teresa, persona per bene, mai stata coinvolta in ambienti del malaffare?
La sua morte è stata una grande ingiustizia. Da allora le mie nipoti sono diventate la mia priorità. Le
ragazze hanno perso un affetto importante della loro vita al quale non posso e non voglio sostituirmi, ma,
per lo stesso amore che provo per loro e per mia sorella, non le farò mai mancare il mio sostegno".

"In seguito, poco tempo dopo, venimmo contattate dalla Fondazione Polis della Regione Campania. Ci hanno
accolto in questa grande famiglia fatta di persone speciali che avrei tanto preferito conoscere in qualsiasi
altro modo e non perché accomunati da una così forte esperienza drammatica. In questi anni ho sempre
continuato a tutelare le mie nipoti evitando ogni tipo e forma di strumentalizzazione. Insieme contribuiamo
nel fare memoria di Teresa perché è importante farlo nonostante ad ogni commemorazione viene
rievocato quel dolore così forte".

Per essere Brave persone basta poco: essere da esempio anche con piccoli gesti di civiltà quotidiana che, sommate, contribuiscono a rendere la società un posto giusto per tutti.

Intervista ad Alessandra, figlia di Teresa

Articolo: «La figlia di Teresa Buonocore: "Lotto contro la violenza sulle donne nel nome di mia madre"» 
Intervista di Dario Del Porto pubblicata sul "la Repubblica" il 12 gennaio 2020

 

#Memoria: eventi e intitolazioni in ricordo di Teresa Buonocore

  • 2013 - Commemorazione presso Palazzo San Giacomo. Evento patrocinato dal Comune di Napoli e promossa dall'associazione Libera, dal Coordinamento Campano dei familiari delle vittime innocenti di criminalità, dalla Fondazione Pol.i.s. A seguire, una messa presso la parrocchia Immacolata Concezione di Portici celebrata da Don Tonino Palmese.
  • Febbraio 2014 - Intitolato il Presidio Libera di Portici a Teresa Buonocore e Claudio Taglialatela. Il presidio ha sede presso la dependance di Villa Fernandez, a Portici, bene confiscato alla camorra.
  • Luglio 2014 - è stata dedicata a Teresa Buonocore la giornata del Festival dell'impegno civile organizzata dal presidio Libera di Portici.
  • 25 novembre 2014 - Momento alla memoria durante la "Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne" presso l'ex cinema "Capitol" di corso Umberto. L'iniziativa è stata promossa dall'associazione "farmaciste in....sieme".
  • 28 settembre 2015 - La storia di Teresa Buonocore è stata raccontata in una puntata di: "Amore Criminale".
  • 19 settembre 2016 Messa in suffragio presso la Chiesa dei Ferrovieri di Portici (NA).
  • 23 settembre 2016 Concerto del coro "Note Legali" presso Villa Fernandez, bene confiscato a Portici. Evento promosso dal Presidio Libera di Portici, nonché Collegamento campano contro la camorra, dalla Fondazione Polis e dal Coordinamento campano dei familiari. 
  • 20 settembre 2017 - Incontro dibattito presso Villa Fernandez, bene confiscato a Portici (NA). Evento promosso dal Presidio Libera di Portici, nonché Collegamento campano contro la camorra, dalla Fondazione Polis e dal Coordinamento campano dei familiari. 
  • 22 novembre 2017 - Teresa Buonocore riceve la Medaglia d'oro al valore civile alla memoria conferita ai familiari dal Presidente Sergio Mattarella«Nobile esempio di straordinario amore materno e di eccezionali virtù civiche, spinte fino all'estremo sacrificio». La consegna è avvenuta il 2 giugno 2018.
  • 20 settembre 2018 - Inaugurata una stele presso il cimitero cittadino di Portici.
  • 20 settembre 2019 -  Messa in suffragio presso la Parrocchia dell'Immacolata Concezione. Evento organizzato dal Presidio Libera di Portici nonché Collegamento Campano contro la camorra.
  • 20 settembre 2020 Giornata alla memoria con la deposizione dei fiori presso la stele intitolata al cimitero di Portici. Segue un incontro dibattito presso Villa Fernandez. Si conclude con una messa in suffragio presso la Parrocchia dell'Immacolata Concezione celebrata da don Tonino Palmese. Evento organizzato dal Presidio Libera di Portici nonché Collegamento Campano contro la camorra.

Bibliografia in cui è menzionata o raccontata la storia di Teresa Buonocore

 

Resta connesso con Teresa Buonocore

Per essere aggiornato sugli eventi e le manifestazioni in memoria di Teresa, segui la pagina Facebook dedicata a lei: 

Madre coraggio Teresa Buonocore

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Pasquale Cappuccio

Pasquale Cappuccio, 44 anni

Pasquale Cappuccio, avvocato e Consigliere comunale di Ottaviano (NA), venne ucciso il 13 settembre 1978 in un agguato camorristico in auto con sua moglie, Maria Grazia Iannitti. La coppia rientrava a casa, a Posillipo (NA), dopo una serata trascorsa presso il circolo "Scudieri" di Ottaviano. Poco dopo le 22:00, lasciarono il paese a bordo della loro "Honda" quando si videro inseguire da una "128" con tre uomini a bordo. Appena la via fu libera, attraversando un tratto deserto e poco illuminato, quest'ultima li raggiunse mettendo in atto il raid. Pasquale fu raggiunto da molteplici colpi al volto e al petto mentre, e per fortuna, la donna se la cavò con alcune ferite.

Il barbaro omicidio fu subito collegato alle molteplici denunce che il Consigliere fece per bloccare la collusione della politica locale con la malavita. In particolare, Pasquale si oppose a rilasciare permessi che concedessero appalti e speculazioni edilizie in quello che all'epoca era il cuore del business criminale di Raffaele Cutolo. Ispirato dalla battaglia di Pasquale Cappuccio, con il quale condivideva il forte senso civico, appena due anni dopo, il 7 novembre 1980 venne ucciso anche il Consigliere Domenico Beneventano.

Storico giuridico

  • 31 ottobre 1988 - Processati in primo grado:
    - Salvatore La Marca, Sindaco di Ottaviano ritenuto il mandante che, in seguito alle accuse, si è reso latitante dall'83;
    Luigi La Marca, suo parente e socio nel settore degli appalti;
    Pasquale Cutolo, fratello del boss, ritenuto partecipe all'agguato.
  • 1989 - I Giudici della Corte d'Assise assolvono tutti gli imputati per insufficienza di prove. 

 

Il ricordo di Lorena Cappuccio, figlia di Pasquale

"Quella sera io e mia sorella eravamo da nostra nonna materna che aspettavamo mamma e papà che tornassero a prenderci per andare a casa. Per quanto fossimo piccole, io 6 anni e lei 8, percepimmo che era successo qualcosa di grave. Sentivamo l'agitazione in casa che abbinata al non ritorno dei nostri genitori ci fece intuire che gli fosse capitato qualcosa. Purtroppo, in quella confusione, i nostri familiari non ebbero il tempo materiale di darci spiegazioni. La famiglia si divise tra chi andò da mia madre al pronto soccorso e chi in ospedale da mio padre. Così, il giorno seguente, l'unico posto 'sicuro' in cui lasciarci era proprio la scuola. Fu lì che scoprì di aver perso papà quando la maestra disse ai miei compagni di classe di porgermi le condoglianze. Poi, in seguito, ci venne raccontato cosa fosse accaduto".

"Negli anni nostra madre fu brava a tenerci al riparo dalla confusione mediatica che si creò e, pian piano, crescendo ci vennero dette le cose in maniera più matura. Infondo, una bambina che ne può sapere di cosa sia la camorra, soprattutto in un periodo in cui neanche se ne parlava. Con il tempo abbiamo conosciuto papà attraverso i racconti di amici e parenti. Purtroppo, in così poco tempo, erano altrettanto pochi i momenti vissuti insieme che posso ricordare. Infatti, più che i racconti su Pasquale Cappuccio come 'avvocato' adoro sentire quegli aneddoti che lo descrivono come uomo, marito, amico, ed è bello scoprire le cose che abbiamo in comune".

"Crescendo, un po' per curiosità, un po' la voglia di imparare nuove competenze, ho intrapreso gli studi diventando un avvocato penalista. Razionalmente non me lo so spiegare come sia iniziato perché l'ho percepita come un avvenimento del tutto naturale. D'altronde, questa vita mi è capitata, ma sono orgogliosamente arrivata dove sono passo dopo passo, senza la spinta che avrei potuto ricevere dalla storia della mia famiglia. Non perché me ne vergognassi o altro ma, senza dichiarare apertamente chi fossi, ho voluto guadagnarmi il mio posto nel mondo in linea con i valori e gli ideali etici tramandati da mio padre. Ovviamente momenti difficili non sono mancati".

"In questi anni ho sempre preso parte con piacere a momenti in ricordo di mio padre anche quando emotivamente avrei preferito restare nel mio intimo. Mi faccio forza pensando che: «se io per prima non sono disposta ad impegnarmi e fare memoria di mio padre, come posso pensare che lo facciano gli altri?» Giorno dopo giorno mi sostiene nell'andare avanti credere che bisogna accettare che nella vita ci possono capitare sia cose positive sia negative. Bisogna rispettare questi momenti e, quando possibile, condividerli o lasciarli andare. Solo recuperando dentro di te i veri motivi che ti hanno spinto ad agire puoi ritrovare la forza per continuare il tuo percorso o di migliorare il confronto con il prossimo".

Ascolta i tuoi interlocutori. Solo ascoltandoli puoi capire che avendo avuto esperienze diverse hanno un modo diverso di interpretare la vita. A volte le puoi aiutare, tante altre volte, puoi imparare da loro.

#Memoria: eventi, menzioni e intitolazioni in ricordo di Pasquale Cappuccio

  • 13 settembre 1998 - Intitolazione di una lapide con targa in Piazza Municipio, a Ottaviano (NA). Sulla targa l'incisione: "difensore degli umili e degli oppressi"
  • 2003 - Intitolata una strada di Ottaviano.
  • 2010 - Inaugurata l'Associazione forense "Pasquale Cappuccio".
  • 26 agosto 2010 - La storia di Pasquale Cappuccio è raccontata nel libro: "Al di là della notte" di Raffaele Sardo. Edito Pironti, promosso dalla Fondazione Polis.
  • 8 febbraio 2011 - Pasquale Cappuccio riceve il Premio "Altre memorie" consegnando, ai familiari, il "totem della pace". Evento organizzato dalla Fondazione "Mediterraneo" in occasione della Giornata Nazionale della Memoria.
  • 13 settembre 2011 - Manifestazione commemorativa presso il Circolo d’unione “Scudieri” in piazza Municipio, a Ottaviano (NA). Evento organizzato dall'Associazione forense "Pasquale Cappuccio". 
  • 29 febbraio 2012 – La storia di Pasquale Cappuccio è raccontata nello spettacolo teatrale: "Dieci storie proprio così", regia e drammaturgia di Emanuela Giordano.
  • 2 maggio 2013 - La storia di Pasquale Cappuccio è raccontata nel libro"Italia giallo e nera" di Sabrina Ramacci. Edito da Newton Compton.
  • 31 maggio 2013 - La storia di Pasquale Cappuccio è raccontata nel libro: "Dizionario enciclopedico delle Mafie in Italia". Curatore C. Camarca, Edito Castelvecchi.
  • Novembre 2013 - Giornata alla Memoria di Pasquale Cappuccio e Domenico Beneventano. Evento organizzato dal Comune di Ottaviano per commemorare ed omaggiare il sacrificio dei due Consiglieri comunali uccisi dalla camorra.
  • 13 settembre 2014 - Intitolazione dell'Aula Consiliare del Comune di Ottaviano.
  • Marzo 2015 - La storia di Pasquale Cappuccio è raccontata nel libro: "Memoria" pubblicato dall'associazione Libera, a cura di: Marcello Cozzi, Riccardo Christian Falcone, Iolanda Napolitano, Simona Ottaviani, Peppe Ruggiero. Stampato per conto delle Edizioni Gruppo Abele presso Cooperativa La Grafica Nuova.
  • 13 settembre 2015 - Cerimonia commemorativa con deposizione di una corona di fiori dinanzi la lapide in Piazza Municipio, a Ottaviano (NA). Evento promosso dall'Istituzione locale.
  • 18 dicembre 2019 - La storia di Pasquale Cappuccio è raccontata nel libro:"Tributo di toga. Le vittime nell'avvocatura 1948-2018" a cura dell'ordine degli avvocati di Roma. H.E.-Herald Editore.
  • 13 settembre 2020 Messa in suffragio seguita dalla deposizione di fiori presso la lapide intitolata a Ottaviano (NA).

 

L'Associazione forense "Pasquale Cappuccio"

Nel 2010 nasce l'associazione allo scopo di migliorare l'attività professionale di avvocatura sul territorio, per una migliore operatività e funzionalità dei presidi giudiziari mandamentali e circondariali. Non ha scopo di lucro né assistenziale e non si sostituisce agli altri Ordinamenti ma ha lo scopo di tutelare nelle sedi competenti la figura del tecnico del diritto, incentivando l'aggiornamento culturale e professionale, interagendo con il Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Nola nell'attività culturale e professionale nel Circondario. Per partecipare all'Associazione non è richiesta alcuna condizione agli associati se non essere avvocati o praticanti. Gli associati, però, dovranno riconoscere le decisioni prese dagli organi dell'Associazione

L'Associazione ha sede presso i locali dell'Ufficio del Giudice di Pace, in viale Elena, Ottaviano. La vita dell'Associazione è regolata dai patti contenuti nello Statuto ed è gestita dall’Assemblea degli iscritti che elegge i membri del Consiglio Direttivo nel cui seno vengono eletti: Presidente, Segretario, Tesoriere e Delegato al Consiglio dell'Ordine di Nola. (fonte Statuto sul sito ndr.)

Vuoi saperne di più? Visita il sito:
www.avvocatiottaviano.it


 

 

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