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30 agosto 2020 - PAGANI. Un nuovo Centro d'ascolto è stato inaugurato e intitolato ad Antonio Esposito Ferraioli, cuoco e sindacalista ucciso dalla dalla camorra nel 1978. A 42 anni dal tragico omicidio la collettività di Pagani non dimentica un brav'uomo assassinato per aver difeso i diritti e la salute dei suoi colleghi. "Le emozioni di questi giorni sono sempre forti. Anche se passano gli anni non si affievoliscono e ci aiutano a non perdere il cammino". Le parole di Mario E.F., fratello di Antonio. 

Conosci la storia di Antonio Esposito Ferraioli? Approfondisci alla pagina dedicata a lui!

Inaugurazione Centro d'ascolto Tonino Esposito Ferraioli:

42 anni fa moriva Antonio Esposito Ferraioli, oggi la sua memoria è ancora più viva. "Tonino era un giovane che diceva tante cose attraverso il suo modo di vivere. Difendeva i tanti diritti e le tante famiglie attraverso la pratica quotidiana della legalità" dice suo fratello Mario che da anni racconta con orgoglio la storia di Antonio. Da oggi a lui è intitolato un Centro d'ascolto dove le persone potranno ricevere, tramite una consulenza gratuita, ogni tipo di assistenza. Da quella sanitaria a quella psicologica o legale, insomma, un ascolto a 360° per migliorare le vite dei concittadini. La sede è un plesso di sale adiacenti alla parrocchia di San Sisto II nonché promotore dell'evento in collaborazione con il Presidio Libera di Pagani che ha organizzato il tutto. 

L'inaugurazione è stata preceduta da una santa messa tenutasi alle ore 20:00 presso la Chiesetta di Montevergine e celebrata dal parroco don Giuseppe Pironti. A seguire, i presenti si sono ritrovati, nel pieno rispetto delle normative sulla sicurezza sanitaria anti-Covid19, presso la struttura visitata solo dopo la benedizione. Gli stessi ambienti che Antonio frequentava da giovane nei percorsi cristiani e come caposquadriglia degli scout. Le parole a lui dedicate durante la funzione: «Nessun uomo è un’isola, completo in se stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. Se anche solo una zolla venisse lavata via dal mare, l’Europa ne sarebbe diminuita, come se le mancasse un promontorio, come se venisse a mancare una dimora di amici tuoi, o la tua stessa casa. La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell’umanità. E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te» (fonte: pagina Fb del Presidio Libera Pagani).

Il programma continua con la proiezione del corto: "Tonino" e il confronto dei presenti con le diverse testimonianze di familiari delle vittime e referenti delle associazioni. 

Conosci la storia di Antonio Esposito Ferraioli? Approfondisci alla pagina dedicata a lui!

In memoria di Tonino, non solo "ascolto": 

Il Centro d'ascolto non è l'unica attività assistenziale promossa. Ebbene, l'appartamento è strutturato in modo da accogliere un vero e proprio emporio inaugurato lo scorso Natale. Al suo interno le persone che hanno fatto richiesta del pacco alimentare anziché ritirare la spesa preconfezionata dagli operatori possono selezionare i prodotti più adatti alle loro esigenze familiari mediante un punteggio assegnatogli. "Abbiamo tenuto conto che una famiglia con bambini ha abitudini alimentari diverse da una coppia di anziani e in questo modo tutti sono più contenti e si limitano gli sprechi. Io la definisco: una carità intelligente". Lo dichiara sempre Mario Esposito Ferraioli, responsabile e volontario della Caritas con la quale hanno creato questa splendida collaborazione sul territorio.

Le sue concludono la commemorazione con una riflessione nel ricordo del fratello: "la legalità è rischiare x gli altri, è coerenza di cuore, parole e azioni, è una battaglia per coraggiosi. Tonino non si è nascosto dietro ai tanti silenzi ma ha denunciato, non ha chinato la testa o fatto finta di non vedere. Tonino era un giovane coraggioso che c'insegna che: avere paura significa arrendersi. Alla fine del corto, torna all'appuntamento coi suoi assassini dicendo: «non ho paura». Una frase che vuole inspirare il coraggio da mettere in campo nelle scelte che facciamo tutti i giorni".
 
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Gigi & Paolo: 20 anni di memoria

10.08.2020 - PIANURA (NA) - Sono trascorsi 20 anni dalla tragica notte in cui i due giovani amici vennero brutalmente assassinati dalla camorra. Avvenne proprio sotto casa di Gigi pochi giorni alla partenza per le vacanze. È passato il tempo ma non il forte desiderio del riscatto sociale. Vicino alla stele in memoria dei giovani caduti le famiglie Castaldi e Sequino accompagnate da amici, parenti e referenti di Associazioni e Istituzioni. Insieme  per ripercorrere le tappe della memoria. Una marcia silenziosa fino all'"aiuola della legalità" in via S. Donato. "Non siamo qui perché ce lo chiede il calendario - dice don Luigi Ciotti - Troppo facili le celebrazioni commemorative. Abbiamo bisogno di una memoria viva fatta di verità, giustizia e impegno!".

Ti consigliamo di leggere qui per approfondire la memoria di Luigi Sequino e Paolo Castaldi

Gigi e Paolo

Il momento di riflessione diventa maggiormente simbolico liberando in volo due gheppi e un falco pellegrino. Forse un modo per toccare il cielo e porgere ancora un saluto ai due ragazzi la cui vita è stata stroncata troppo prematuramente o, ancora di più, per personificare il valore del riscatto sociale "liberando" animali guariti grazie al sostegno di chi è impegnato nella riqualificazione del territorio.

L'evento è proseguito alla "Casa dei Giovani", bene confiscato alla camorra e intitolato a Paolo e Luigi. Nei locali, con la partecipazione di don Luigi Ciotti e don Tonino Palmese è stata celebrata la messa in suffragio. Tutto nel rispetto delle normative anti-Covid-19. Non sono mancati momenti di dialogo e confronto tra i presenti con i referenti delle associazioni e i familiari delle vittime innocenti che hanno partecipato commossi alla manifestazione. 

Ti consigliamo di leggere qui per approfondire la memoria di Luigi Sequino e Paolo Castaldi

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11.07.2020 - OTTAVIANO (NA) - In occasione del 72° compleanno di Domenico Beneventano, medico e Consigliere di Ottaviano ucciso barbaramente dalla camorra nel 1980, la Fondazione Mimmo Beneventano ha riunito presso le sale del Palazzo Mediceo le testimonianze di chi combatte quotidianamente contro le ingiustizie subite dalle mafie. Un convegno realizzato per celebrare il sacrificio e la memoria di un uomo la cui vita continua attraverso le sue ideologie.

Per approfondire, leggi la storia di Domenico "Mimmo" Beneventano. 

Buon compleanno Mimmo Beneventano. L'evento:

Alle ore 10:30, presso la sala dedicata a Gaetano Montanino, vittima innocente della camorra, è iniziato il convegno nel pieno rispetto delle normative di sicurezza sanitaria anti-covid-19. Molte le rappresentanze presenti, le Istituzioni con una rappresentanza delle forze dell'ordine, i referenti dell'Associazione Libera e del Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità con al seguito i familiari delle vittime innocenti. Modera la giornalista Amalia De Simone

Prende la parola Luca Capasso, Sindaco di Ottaviano, per i consueti saluti istituzionali:"le mafie non sono sconfitte ed è per questo che sono da elogiare le iniziative nelle scuole, come quelle fatte egregiamente dalla Fondazione Mimmo Beneventano, che insegnano ai nostri figli la legalità". Parole importanti alle quali si aggancia Rosalba Beneventano sorella di Domenico e Presidente della Fondazione a lui intitolata. "Oggi Mimmo avrebbe compiuto 72 anni", introduce la donna ricordando il fratello. Un medico buono, generoso e con una forte etica umana. Come Consigliere comunale lottò con coraggio denunciando le figure politiche corrotte e colluse con la camorra locale. "Festeggiare così è un modo per concretizzare la memoria e l'impegno. Oggi le mafie sembrano invisibili nonostante influenzino ancora l'economia territoriale. Sembra non sia più una priorità per le politiche locali". Dopo le sue parole, e i ringraziamenti per le tante persone presenti, l'evento continua con gli interventi di:

  • Avv. Ciro Sesto, Presidente del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Nola. L'uomo, originario di Ottaviano, nel ricordare il riscatto cittadino avvenuto in seguito al "sacrificio" di Beneventano, lancia il suo messaggio: «Noi abbiamo bisogno di eroi, simboli, che ci ispirino nella battaglia contro le mafie e Mimmo Beneventano è uno di questi!»
  • Avv. Rosario Scognamiglio, Presidente dell'Associazione per L'educazione Civica Continua;
  • Prof.ssa Anna Fornaro, Dirigente scolastico dell' I.C. Mimmo Beneventano di Ottaviano;
  • Dott.ssa Mariateresa Imparato, Presidente di Legambiente Campania;
  • Avv. Leandro Limoccia, Presidente del Collegamento Campano contro le camorre per la legalità e la non violenza "G. Franciosi" ONLUS;

Per approfondire, leggi la storia di Domenico "Mimmo" Beneventano. 

Testimoni di giustizia, sull'orma di Beneventano, una vita di denunce e rinunce

La seconda parte degli interventi vede un percorso introspettivo nelle dinamiche politiche-imprenditoriali. Quasi sembra di poter sentire rivivere le angosce del medico ottavianese lasciato solo dallo Stato nella sua lotta alla corruzione. Sono le testimonianze di imprenditori meridionali che hanno avuto il coraggio di denunciare e di non fuggire come prevede il programma di protezione testimoni. Le loro storie, avvenute in luoghi e periodi diversi, sono accomunate dal dolore della rinuncia perché: "lo Stato non è preparato a sostenere gli imprenditori onesti", dice uno di loro. 

L'avvocato Scognamiglio li introduce chiamandoli campioni. Persone che, spinte dal loro forte senso civico, hanno devoluto le loro vite al riscatto della condizione legislativa a favore di chi decide di denunciare. Hanno condiviso la loro esperienza e i loro successi: 

  • On. Piera Aiello, Componente della commissione di Giustizia e della commissione parlamentare antimafia;
  • Pino Masciari, imprenditore calabrese;
  • Ignazio Cutrò, imprenditore siciliano. 

"Ciò di cui ha bisogno un testimone di giustizia è che vengano tutelati i suoi diritti mentre viene accompagnato nell'iter burocratico - dichiara Aiello - invece, le leggi attuali sono tali che ai testimoni viene tolto tutto, dalla libertà di parola all'identità. Nelle scuole dico sempre: «denunciare è un dovere morale e civile ma sappiate che le istituzioni non vi tutelano»". Ancora più dure sono le parole di Masciari che, ricordando la legge 101 della Costituzione italiana, incita i presenti: "Che prezzo dobbiamo pagare per essere cittadini onesti? Non ci sarebbe bisogno di persone che facciano commemorazione delle vittime di mafie se i cittadini unitamente si ribellassero ad esse. Lo Stato siamo noi, svegliamoci!".

Un impegno che si rinnoverà a partire da settembre quando i testimoni di giustizia faranno un tour d'Italia per far sentire le loro voci, le storie, la testimonianza dell'italiano onesto

Il convegno si è concluso con un rinfresco presso la sala "Domenico Beneventano" per poi ridarsi appuntamento nel pomeriggio, a partire dalle 16:00, presso il Centro di Educazione alla Sostenibilità del PNV. 

Per approfondire, leggi la storia di Domenico "Mimmo" Beneventano. 

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SCAMPIA - Questa mattina è stata inaugurata e intitolata a Francesco Delle Corte un'area giochi nei pressi della stazione EAV. Un simbolo di riqualificazione del territorio voluto dall'amministrazione locale e dal Presidente EAV, Umberto De Gregorio, il quale aveva già annunciato un anno prima questo forte desiderio. Difatti l'evento sarebbe dovuto avvenire nei primi mesi del 2020 ma a seguito dello scoppio della pandemia, con le conseguenti restrizioni, la data per celebrare la memoria della vittima innocente della criminalità ha dovuto attendere fino ad oggi. Ti consigliamo di approfondire con la storia di Francesco Della Corte

 

Intitolazione "Area Giochi Francesco Della Corte"

È trascorso all'incirca un anno da quando fu presentato il progetto per la riqualificazione dell'area adiacente la stazione metropolitana di Scampia. Proprio in quei luoghi nel 2018 Francesco Della Corte fu brutalmente assalito da tre minori che, intenzionati ad estorcergli l'arma d'ordinanza, lo ferirono mortalmente. Un impegno che neanche il Covid-19 ha potuto ostacolare se non ritardandone l'inaugurazione. Stamane, vicini alla famiglia della guardia giurata, presenti i referenti delle Istituzioni:

  • Vincenzo De Luca, Presidente della Regione Campania;
  • Apostolos Papais, Presidente dell'8ª Municipalità di Napoli;
  • Umberto De Gregorio, Presidente dell'EAV Srl (Ente Autonomo Volturno).

La notizia dell'evento viene appresa mediante i social in quanto, la cerimonia di svelatura della targa è avvenuta tra pochi intimi, pertinente ai decreti sulla sicurezza sanitaria. Difatti, sulle pagine del governatore De Luca, sono state pubblicate foto dell'evento. Ecco quanto ha dichiarato:"una bella mattinata a Scampia: nella stazione Eav recuperata, la più bella stazione della linea metropolitana, abbiamo inaugurato l'area giochi per bambini dedicata a Francesco Della Corte, il vigilante ucciso due anni fa a pochi metri di distanza. Dopo la piazza, la stazione, oggi l'area giochi: prosegue l'opera di riqualificazione urbana della Regione Campania a Scampia".

"Un'esperienza importante". Dichiara Marta Della Corte, figlia di Francesco. "La targa è a due passi dal cancello dove mio padre ha vissuto gli ultimi momenti della sua vita. Cambiare significato a questo luogo mi rende felice. Da oggi non è più un luogo di morte ma diventa un posto gioioso dedicato ai bambini. Al contempo, la targa serva anche da monito affinché i passanti ricordino quanto accaduto. Di certo mio padre non meritava di morire in quel modo ma, di sicuro, nemmeno avrebbe mai immaginato che il suo nome fosse conosciuto da tutti diventando simbolo di giustizia e riqualificazione!"

Ti consigliamo di approfondire con la storia di Francesco Della Corte

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18 febbraio 2020, ROMA - Le vittime delle mafie, e i loro familiari, possono ottenere giustizia quando gli vengono riconosciuti i diritti che gli spettano e guai a definirli semplicemente "benefici". Per incalzare la richiesta, centinaia di familiari delle vittime della criminalità sono giunti da tutta italia per protestare pacificamente davanti al Parlamento. Non sono serviti slogan, a parlare erano i nomi, foto, maglie delle tante vittime le quali ben il 75% non ha ancora avuto giustizia.

diritti vivi familiari

A Montecitorio, le parole di don Luigi Ciotti, Presidente di "Libera, associazioni, nomi e numeri contro le mafie", sono più che esplicite: «Mentre alla Camera si vota la fiducia al Mille proroghe frutto di faticosi compromessi, noi siamo qui in piazza in silenzio ad esprimere la nostra sfiducia. Non dobbiamo mai dimenticare le cose positive di questi anni, vogliamo continuare a dare fiducia alla politica seria. Però dobbiamo alzare la voce quando qualcuno sceglie il silenzio. Non possiamo stare zitti e inermi. La mafia più pericolosa è la mafia delle parole, è immobilismo, la burocrazia, il promettere e non fare. Non una protesta sterile. Non è elemosina ma diritti. Le vittime non sono un marchio da usare quando fa comodo». 

diritti vivi
Don Luigi Ciotti e i familiari delle vittime innocenti, accolti dal Presidente della Camera, Roberto Fico

Inoltre, una delegazione dei familiari con don Ciotti sono stati accolti dal Presidente della Camera, Roberto Fico. «Le Istituzioni hanno il dovere di ascoltare, mantenere alta l'attenzione e lavorare in modo sinergico al loro fianco, dando risposte concrete» dichiara il leader politico. La promessa è di istituire un tavolo di lavoro per affrontare i temi avanzati dal movimento. «Abbiamo speranza - annuncia soddisfatto il portavoce dei familiari - Tocca a noi essere più vivi. Facciamo parlare quelle foto. Sono il grido del nome dei vostri cari».

Diritti per le vittime di mafie, l'Appello di Libera

diritti vivi locandinaLibera promuove, fin dalla sua nascita, molteplici attività che tutelino le vittime delle mafie. In questi 25 anni in cui l'associazione ha supportato i familiari, ci si è resi conto, dai racconti degli stessi, che spesso la dignità delle vittime veniva calpestata dalla complessità delle normative e dalle tempistiche giudiziarie. È arrivato il momento di porvi maggiore attenzione. Ecco le richieste citate nel manifesto: 

  • Che sia riconosciuto lo status di Vittima di mafia anche alle persone che hanno perso la vita a causa di eventi delittuosi di stampo mafioso in data antecedente al 1 gennaio 1961 e per le quali ricorrano i presupposti per il riconoscimento medesimo;
  • Che l'equiparazione delle vittime del dovere e delle mafie alle vittime del terrorismo, al fine di evitare ulteriori disparità tra le vittime in base alla tipologia dell’evento delittuoso;
  • Che riguardo all'estraneità della vittima e dei suoi familiari fino al 4 grado, così come previsto dalle norme, sia effettuata una valutazione caso per caso, relativamente alle frequentazioni del superstite e dei familiari della vittima e non sul grado di parentela;
  • Che in materia di prescrizioni e decadenze, previste anche da una recente circolare del Ministero dell’Interno, sia fatta un’attenta ed urgente riflessione per evitare interpretazioni ingiustamente restrittive;
  • Un riordino ragionato di tutte le norme che disciplinino i diritti (benefici) previsti a favore delle vittime delle mafie, al fine di rendere effettiva la fruizione che rispetto ad alcuni punti fondamentali resta molto spesso solo sulla carta; così come chiediamo che i tempi della valutazione delle singole istanze non si dilatino a dismisura;
  • Che l’attenzione alla vittima venga posta al centro della riflessione del legislatore, al fine di rendere operative anche in Italia le direttive europee in materia di tutela della vittima e dei suoi familiari, ad essa equiparati, in particolare rispetto alla stessa posizione dei familiari delle vittime nel processo, visibilmente limitata rispetto a quella del reo, data anche la natura reocentrica del nostro sistema processuale penale;
  • Promuoviamo un sostegno alle vittime dei reati intenzionali violenti, cosiddetta criminalità comune, al fine di non lasciare sola nessuna persona resa vittima da gravi episodi di violenza.
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8 febbraio 2020, Casal di Principe - Le porte dello stadio "Angelo Scalzone" si sono aperte per accogliere la manifestazione sportiva "Fai gol per la memoria". Una partita di calcio per ricordare Antonio Petito, vittima innocente della camorra casalese. Una rappresentanza dei familiari delle vittime innocenti della Campania e gli impiegati comunali di Casal di Principe, si sono sfidati per ricordare il ragazzo di 20 anni strappato alla vita dalla mano criminale. Presenti all'evento, per stringersi al dolore della famiglia Petito, le Istituzioni, le associazioni e una rappresentanza scolastica.

locandina Antonio Petito

Dopo i consueti saluti Istituzionali, Mario Petito, papà di Antonio, dà il calcio di inizio. L’iniziativa è stata promossa dalla stretta interazione e collaborazione di: Fondazione Polis, Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti, Comitato don Peppe Diana, Federazione Antiracket, Libera contro le mafie, Comune di Casal di Principe. Nell'intervallo tra i due tempi della partita, in un'area verde dello stadio, è stato piantato un albero di Leccio intitolato al giovane Antonio Petito. "È un albero le cui radici affondano in profondità rendendo l'albero stabile e forte, proprio come la memoria per Antonio" afferma Renato Natale, Sindaco di Casal di Principe, durante la piantumazione. La partita si conclude 7 - 5 per la squadra di casa. Presenti all'evento anche:

  • Valerio Taglione, coordinatore del Comitato don Peppe Diana. "Ricordiamo Antonio Petito, ragazzo di vent'anni ucciso in maniera atroce. In campo ci sono i familiari delle vittime che hanno deciso che il loro dolore va raccontato e vissuto in mezzo alla gente, per costruire qualcosa di diverso in queste terre".
  • Luigi Frunzio, Procuratore della Repubblica aggiunto del Tribunale di Napoli. "Queste iniziative servono a tenere viva la memoria su fatti drammatici. La criminalità è sempre più ridotta in un angolo ma, purtroppo, lo spazio per i criminali c’è sempre. Occorre uno sviluppo civile e sociale di questi territori per prosciugare il terreno di coltura della criminalità".
  • Carmen del Core, Presidentessa del Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti. "Oggi combattiamo tutti per poter fare un unico gol, quella della memoria di Antonio Petito perché la memoria non si cancella. Dobbiamo partire dalle tragedie che hanno segnato le nostre vite per fare memoria, che è anche la forza e la capacità di coniugare il passato con il futuro".

8 febbraio 2002, il ricordo di Mario Petito, papà di Antonio

Antonio era l'ultimo di sette figli e possedeva un’officina meccanica. "Gli avevo comprato un’auto nuova che teneva sempre pulita come uno specchio. Quel giorno con i tergicristalli stava pulendo delle macchie sui vetri". Uno spruzzo d’acqua colpì un ragazzo di 13 anni che iniziò ad inveire contro Antonio. A poco servirono le giustificazioni del giovane Petito che cercò di difendersi a suo modo dalle offese. Purtroppo, quel ragazzino era il figlio del boss Bidognetti che, sentitosi oltraggiato per il gesto fatto in pubblico, minacciò Antonio «Per stasera sarai morto». Verso sera, arrivarono tre killer a bordo di un’Audi A6. Furono inviati dalla mamma del ragazzino per “difendere l’onore del clan”. Antonio Petito fu ucciso con ben 12 colpi, "una morte assurda!". 

Ad oggi, dopo oltre dieci anni e dopo l’archiviazione dell’indagine, i carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta, hanno chiarito il movente dell’omicidio anche grazie alle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia. Per l’omicidio sono state emesse ordinanze di custodia cautelare nei confronti dei tre esecutori materiali.

Leggi la Storia di:  Antonio Petito

 Guarda la gallery dell'evento: "fai gol per la Memoria" - memorial Antonio Petito 2020

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Mercoledì 29 gennaio, presso il centro sportivo Kodokan di Napoli si è svolto il 12° memorial Giuseppe Veropalumbo. L'Associazione Giuseppe Veropalumbo, la FAI antiracket e la Polizia Municipale si sono sfidati in un triangolare di calcio per ricordare il valore della giustizia e della memoria di Giuseppe Veropalumbo e di tutte le vittime innocenti della criminalità.

Prima del calcio di inizio, prende la parola Samuele Ciambriello, garante dei detenuti per la Regione Campania. "Speriamo di avere a breve giustizia e verità affinché si possa sanare questa cicatrice. Ringrazio Carmela e gli altri familiari per il contributo che portano nelle carceri nel raccontare le loro storie. In quei luoghi si parla di un progetto di uguaglianza, di opportunità che va aldilà della giustizia riparatoria".

Intervenuti all'evento anche:

  • Ciro Borriello, assessore allo sport comune di Napoli;
  • Ciro Esposito, comandante della polizia municipale;
  • Gianfranco Wurzburger, presidente dell'associazione "Assogioca";
  • Forcella Antonio Raio, presidente associazione commercianti;
  • Ivo Poggiani, presidente della terza Municipalità;
  • Antonio d'Amore, referente provinciale di Libera;
  • Gino Monteleone del coordinamento Lotta per il lavoro.


Presenti anche una rappresentanza dell'ASD Sanità United, del Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti e della FAI anti-racket, oltre alla partecipazione di una classe della scuola media "Ammaturo – Cacciottoli" di Napoli. Insieme, uniti per gioire della vittoria, simbolica, della squadra della Polizia Municipale, seguita dalle premiazioni e dai ringraziamenti conclusivi di Carmela: "grazie a tutti coloro i quali hanno reso possibile lo svolgersi di questa manifestazione. Gli sponsor, le associazioni, le persone. Ma un ringraziamento speciale ai padroni di casa di Kodokan sport per esserci stati vicini".

31 dicembre 2007, il ricordo di Carmela

"Verso le 23:00 ero in cucina con mia suocera a preparare il caffè. All'improvviso sentimmo il caos. All'inizio pensammo fossero i bambini che ballavano nella stanza di fianco, poi riconoscemmo che stavano spostando sedie e tavoli con forza accompagnate dalle urla di tutti". In cucina entrò la sorella di Carmela con Ludovica in braccio che agitatamente dice alle due donne di non andare dall'altra parte della casa. Il suo volto di terrore è seguito dalle grida degli altri ospiti preoccupandole. Poi si videro arrivare i fratelli delle donne con Giuseppe sottobraccio e stenderlo nel salone principale. "Alla vista di mio marito, mi gettai su di lui per soccorrerlo pensando a un malore. Il suo maglione era sporco di sangue. Accorsero tutti, anche i vicini di casa ma nessuno, nonostante il sangue, aveva capito cosa fosse successo".

La corsa verso l'ospedale di Boscotrecase era monitorata telefonicamente tra chi era rimasto a casa con Carmela e chi aveva seguito Giuseppe. Poi la rivelazione, al telefono una zia esclama: "ma allora l'hanno sparato!". Come una doccia fredda Carmela realizza la notizia. Dal racconto dei familiari: Giuseppe si alzò di colpo mettendosi una mano sul petto per poi accasciarsi sul tavolo. Nel caos dei primi botti, della musica, della confusione, nessuno aveva riconosciuto gli spari. "Così iniziammo a cercare indizi nella stanza dove avevamo cenato per capire di più e, solo allora, ci rendemmo conto che il vetro del balcone aveva un foro". L'infisso a doppio vetro non si crepò quando il proiettile lo attraversò. Un dettaglio che passò inosservato a tutti. Erano circa le 3:00 quando arrivò la notizia definitiva: Giuseppe non ce l'ha fatta.

12 anni di Memoria alla ricerca della giustizia

"Perché hanno ammazzato Giuseppe? Quale colpa ha per meritare questa morte? Cosa abbiamo sbagliato?" Più passa il tempo e più domande si aggiungono. Riflessioni che, fondamentalmente, non hanno una risposta razionale che giustifichi tutto questo. Al contempo la continua ricerca di verità e il desiderio di giustizia hanno dato a Carmela la forza di combattere in tutti questi anni. Le indagini, che più volte sono state chiuse e riaperte, ad oggi cercano di rispondere a queste domande. Inoltre, nonostante la dinamica sia ben chiara grazie alle dichiarazioni dei pentiti, per lo Stato, Giuseppe Veropalumbo ancora non viene riconosciuto come vittima innocente di camorra!. Il 31 dicembre, tre rampolli del clan Gionta decidono di sparare contro il palazzo "infame" perché, grazie alle telecamere piazzate su di esso, si riuscì ad arrestare esponenti del clan, tra cui il padre di uno dei tre.

"Da sola, da dodici anni cerco di far ricordare Peppe, di non far dimenticare la sua morte innocente e sto portando la sua storia anche nelle carceri della Campania. Ai detenuti dico che da un errore si può ripartire, rimediare. Poi c'è la mia battaglia principale: far riconoscere Peppe come vittima innocente di camorra, quale è. Per farlo, è in corso un procedimento contro il ministero dell’Interno che, invece di tutelare i familiari di vittime innocenti, li costringe ad estenuanti cause. Praticamente stanno processando me, mia figlia e mio marito, anziché tutelarci". 

 

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Secondigliano ha omaggiato Gianluca Cimminiello, 31enne vittima innocente della camorra, nella decima ricorrenza del suo assassinio. L'evento si è svolto presso l'Istituto comprensivo "Sauro-Errico-Pascoli" dove, oltre ai consueti interventi, è stato valorizzato il tronco di un albero tagliato nel cortile della scuola. L'opera, realizzata dall'artista Maria Cammarota, ripercorre la memoria di Gianluca la cui vita, spezzata dalla mano criminale, continua nelle sue radici e, con esse, a camminare con i suoi familiari, i suoi affetti, le persone che rappresentano la parte sana della nostra società. 

Oggi, odio e rabbia in Susy non esistono più. "Tutto questo grazie anche a voi presenti che mi siete stati vicino e grazie a persone come Don Luigi Ciotti che mi ha insegnato e indicato la strada giusta" dichiara la donna.
"Ho imparato che la Memoria è importante perché i giovani hanno bisogno di racconto, di chiarezza, di storia documentata. I nostri ragazzi hanno bisogno di sapere da che parte stare per vincere e dove invece si perde sempre, prima o poi.
Ho imparato che un percorso di memoria non è giusto e non serve se non si include nel progetto anche il colpevole.
Le radici siamo noi, i suoi familiari, i suoi amici e attraverso noi Gianluca continua a vivere".

"Essere qui oggi è importante perché non si deve dimenticare la morte innocente di un ragazzo della nostra terra pieno di vita, di passioni che voleva una vita normale - ha dichiarato il sindaco di Napoli Luigi de Magistris - ma siamo qui per stare vicino a Susy che in questi anni si è tanto impegnata per la giustizia e la verità".

2 febbraio 2010, il ricordo di Susy Cimminiello

"Quel giorno ero a casa che facevo li ultimi preparativi del mio matrimonio previsto per l'11 febbraio. Avevo un dolore alla spalla insopportabile così chiamai mia madre per un aiuto. Mi fece recapitare delle medicine che non conoscevo quindi la richiamai per consigli sull'uso. Lei era vaga e agitata e, quando le chiesi cosa avesse, mi disse di far andare mio marito dai carabinieri perché la fidanzata di Gianluca era in caserma". Poco dopo sopraggiunge anche la telefonata della sorella che mette al corrente Susy della notizia, vista dal nipote, di un morto fuori al centro di tatuaggi. "Presa dal panico, decisi di andare fuori all'attività di Gianluca. Il primo pensiero fu per il litigio del giorno prima". Ovvero, degli emissari del clan locale, si diressero da Gianluca per atti intimidatori ma, essendo il ragazzo esperto di arti marziali, furono prevalsi. "Nella folla non capivo nulla! Tra i tanti, incontrai gli amici di mio fratello ma, quando gli chiedevo dove fosse mio fratello, come risposta ottenevo solo pianti. infine la consapevolezza:- ma è Gianluca l'uomo a terra?- uno di loro affermò il mio timore, per me fu' il gelo".

Fin dal primo momento Susy e la famiglia, così come la fidanzata di Gianluca, hanno collaborato con le forze dell'ordine. "Raccontammo tutto quello che era successo nei giorni precedenti, non ci saremmo mai aspettati potessero arrivare a tanto. Avevamo paura è vero, ma per amore ho imparato a gestire la paura e a non farmi frenare. Mio fratello era un bravo ragazzo ucciso dalla camorra e io ero disposta a morire per lui affinché ottenesse giustizia".

La trasformazione del dolore

Si sente fortunata Susy ad aver conosciuto le realtà associative come Libera contro le mafie e altri familiari di vittime innocenti. Nel tempo l'han portata in scuole, manifestazioni, carceri, per raccontare la sua storia. "Questo percorso mi ha aiutato tanto a maturare il dolore. Fin dall'inizio ero piena di rabbia per l'ingiustizia ricevuta, poi, quando a due mesi dall'accaduto fu' arrestato il killer di Gianluca e iniziò il processo, ero lì in aula che lo osservavo. Era un uomo come noi. Nessun segno che potesse far intuire di essere una persona che ammazza per soldi. Così mi chiesi:- cosa mai può essere successo nella sua vita per fargli prendere questa strada?- Le tante ipotesi mi fecero man mano allontanare dalla mia rabbia e avvicinarmi alla voglia di fare qualcosa per il territorio affinché nessun altro abbia quelle mancanze che lo spingano a scegliere la strada della violenza anziché quella del lavoro onesto. Ad oggi, Susy ricopre il ruolo di Assessore della seconda Municipalità e lotta anche per i "carnefici". "Se la nostra società diventa un posto migliore, queste storie non si ripeteranno. Inoltre, il più grande gesto di rivalsa verso chi ti ferisce, è quello di sostituire le parole di odio con parole d'amore. Siamo tutti parte dello stesso mondo, tutti abbiamo fatto scelte che possono sempre cambiare finché si è vivi. Se questo mio messaggio porterà a riflettere queste persone, a capire che esiste anche una giustizia riparativa".

 

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NAPOLI, 11 GEN 2020 - La comunità partenopea si è riunita per festeggiare il 13° anniversario dalla fondazione del Coordinamento Campano dei Familiari delle Vittime innocenti della Criminalità avvenuta il 10 gennaio del 2007. Ad oggi unica associazione in Italia a riunire, in un singolo sodalizio, i familiari di tutte le tipologie di vittime dei reati intenzionali violenti. Voluto fortemente dagli stessi familiari al fine di creare sinergia e forza tra simili. Trasformare "quel dolore" in impegno sociale è diventato il mantra del collettivo portando la propria testimonianza in quella stessa società che ha reso vittima il proprio caro. Per la ricorrenza, sono state organizzate una serie di iniziative promosse e realizzate grazie alla collaborazione con la Fondazione Polis della Regione Campania.

Il primo appuntamento della giornata è avvenuto con una messa presso la Chiesa di Santa Lucia alle 11:30. La celebrazione è stata officiata dal Presidente della Fondazione Polis, don Tonino Palmese, nonché padre spirituale da sempre vicino ai familiari delle vittime. «Oggi, se penso ai familiari delle vittime li considererei come i Magi di questo tempo - dice il vicario episcopale - La vostra regalità è la testimonianza che ognuno di voi racconta parlando dei vostri martiri. Un dono riconosciuto da Dio, ciò per cui i familiari sono stati chiamati in nome del riscatto sociale: Essere Testimoni». In quanto guida spirituale, non mancano i moniti.«Mirate a essere persone credibili, creduti e, qualora vogliate, credenti. State attenti alle tentazioni che ci portano lontano dalla nostra missione. Potere, Avere & Apparire ledono alla nostra credibilità». Il rito si conclude con l'intervento di Peppe Pagano. Una testimonianza sulla redenzione che commuove i presenti e, al contempo, dimostra quanto il potere di una storia possa influenzare positivamente le scelte di un ragazzo.

 A seguire, l'incontro si è spostato presso la Stele della Memoria (via Cesario Console). Un momento di riflessioni avvalorata dalle dichiarazioni delle rappresentanze istituzionali e associative. Modera Geppino Fiorenza, Presidente onorario della Fondazione Giancarlo Siani, che introduce Carmen Del Core, Presidentessa in carica del Coordinamento campano dei familiariOggi è una giornata importantissima che ci permette sia di fare un bilancio di questi anni insieme sia di guardare al futuro». Ringraziando chi l'ha preceduta al ruolo di presidente e tutti i familiari impegnati, ricorda quanto sia encomiabile raccontare la propria storia nelle scuole.«Ai giovani è importante spiegare in che modo il nostro dolore diventa riscatto sociale, un faro per sopravvivere alla nostra sofferenza». L'impegno a far sì che queste morti non siano vanificate si evolverà con i "Venerdì della Memoria". Appuntamenti mensili che si terranno nella Sala della Mehari al PAN (Palazzo delle Arti di Napoli), denominata sala della memoria dove è esposta la mostra "Non Invano".

All'incontro, sono intervenuti anche:

  • Il comandante provinciale dei carabinieri di Napoli Generale Canio Giuseppe La Gala che, rifacendosi all'omelia, elogia i familiari per il dono della testimonianza.«Ciò che fate aiuta anche noi delle istituzioni a svegliare le coscienze della società. Questo nostro connubio è la dimostrazione di quanto insieme possiamo dare un valido contributo a migliorare la società»;
  • Il colonnello della Guardia di Finanza Salvatore Salvo e il commissario regionale anti-racket Franco Malvano
  • I consiglieri regionali Antonio Marciano (firmatario della Legge n°54 del 2018 - per il sostegno formativo e scolastico dei familiari delle vittime) ed Enza Amato (vicepresidente della Commissione anticamorra e beni confiscati);
  • Il presidente dell'Ordine dei Giornalisti della Campania Ottavio Lucarelli;
  • In rappresentanza della Fondazione Polis: la vicepresidente Rosaria Manzo, la presidente del Comitato Scientifico Enrica Amaturo e il segretario generale Enrico Tedesco;
  • L'ex magistrato Bruno D'Urso che evoca la doverosa vicinanza della magistratura a questi ambienti per il mantenimento della memoria.«Io continuerò a stare vicino alle tante forze sane che esistono ed emergono sul territoio e che contribuiscono a contrastare la forza di repressione della criminalità».

Infine, la giornata si conclude presso la sede della Fondazione Polis con un momento di aggregazione con la degustazione dei prodotti del ristorante Nuova Cucina Organizzata, realizzati sui terreni confiscati alle mafie.

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