Visualizza articoli per tag: agosto

30 agosto 2020 - PAGANI. Un nuovo Centro d'ascolto è stato inaugurato e intitolato ad Antonio Esposito Ferraioli, cuoco e sindacalista ucciso dalla dalla camorra nel 1978. A 42 anni dal tragico omicidio la collettività di Pagani non dimentica un brav'uomo assassinato per aver difeso i diritti e la salute dei suoi colleghi. "Le emozioni di questi giorni sono sempre forti. Anche se passano gli anni non si affievoliscono e ci aiutano a non perdere il cammino". Le parole di Mario E.F., fratello di Antonio. 

Conosci la storia di Antonio Esposito Ferraioli? Approfondisci alla pagina dedicata a lui!

Inaugurazione Centro d'ascolto Tonino Esposito Ferraioli:

42 anni fa moriva Antonio Esposito Ferraioli, oggi la sua memoria è ancora più viva. "Tonino era un giovane che diceva tante cose attraverso il suo modo di vivere. Difendeva i tanti diritti e le tante famiglie attraverso la pratica quotidiana della legalità" dice suo fratello Mario che da anni racconta con orgoglio la storia di Antonio. Da oggi a lui è intitolato un Centro d'ascolto dove le persone potranno ricevere, tramite una consulenza gratuita, ogni tipo di assistenza. Da quella sanitaria a quella psicologica o legale, insomma, un ascolto a 360° per migliorare le vite dei concittadini. La sede è un plesso di sale adiacenti alla parrocchia di San Sisto II nonché promotore dell'evento in collaborazione con il Presidio Libera di Pagani che ha organizzato il tutto. 

L'inaugurazione è stata preceduta da una santa messa tenutasi alle ore 20:00 presso la Chiesetta di Montevergine e celebrata dal parroco don Giuseppe Pironti. A seguire, i presenti si sono ritrovati, nel pieno rispetto delle normative sulla sicurezza sanitaria anti-Covid19, presso la struttura visitata solo dopo la benedizione. Gli stessi ambienti che Antonio frequentava da giovane nei percorsi cristiani e come caposquadriglia degli scout. Le parole a lui dedicate durante la funzione: «Nessun uomo è un’isola, completo in se stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. Se anche solo una zolla venisse lavata via dal mare, l’Europa ne sarebbe diminuita, come se le mancasse un promontorio, come se venisse a mancare una dimora di amici tuoi, o la tua stessa casa. La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell’umanità. E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te» (fonte: pagina Fb del Presidio Libera Pagani).

Il programma continua con la proiezione del corto: "Tonino" e il confronto dei presenti con le diverse testimonianze di familiari delle vittime e referenti delle associazioni. 

Conosci la storia di Antonio Esposito Ferraioli? Approfondisci alla pagina dedicata a lui!

In memoria di Tonino, non solo "ascolto": 

Il Centro d'ascolto non è l'unica attività assistenziale promossa. Ebbene, l'appartamento è strutturato in modo da accogliere un vero e proprio emporio inaugurato lo scorso Natale. Al suo interno le persone che hanno fatto richiesta del pacco alimentare anziché ritirare la spesa preconfezionata dagli operatori possono selezionare i prodotti più adatti alle loro esigenze familiari mediante un punteggio assegnatogli. "Abbiamo tenuto conto che una famiglia con bambini ha abitudini alimentari diverse da una coppia di anziani e in questo modo tutti sono più contenti e si limitano gli sprechi. Io la definisco: una carità intelligente". Lo dichiara sempre Mario Esposito Ferraioli, responsabile e volontario della Caritas con la quale hanno creato questa splendida collaborazione sul territorio.

Le sue concludono la commemorazione con una riflessione nel ricordo del fratello: "la legalità è rischiare x gli altri, è coerenza di cuore, parole e azioni, è una battaglia per coraggiosi. Tonino non si è nascosto dietro ai tanti silenzi ma ha denunciato, non ha chinato la testa o fatto finta di non vedere. Tonino era un giovane coraggioso che c'insegna che: avere paura significa arrendersi. Alla fine del corto, torna all'appuntamento coi suoi assassini dicendo: «non ho paura». Una frase che vuole inspirare il coraggio da mettere in campo nelle scelte che facciamo tutti i giorni".
 
Pubblicato in Eventi
%AM, %22 %493 %2020 %10:%Ago

Ennio Petrosino e Rosa Zaza

Ennio Petrosino & Rosa Zaza, 33 e 31 anni

La sera del 25 agosto 1999 Ennio Petrosino e sua moglie Rosa Zaza rientravano dalle vacanze estive appena trascorse in Croazia. Percorrevano l'A16 (Bari-Napoli) in sella alla loro moto, una "Suzuki", quando furono travolti da una "Renault 21" guidata da contrabbandieri di sigarette che, a fari spenti, sbucarono contromano da un'interruzione del guard-rail. Lo scontro avvenne poco dopo le 22:00 nei pressi di Candela (FG). I delinquenti approfittarono dei varchi aperti dell'autostrada sul tratto Candela-Cerignola (FG) per invertire il senso di marcia ed evitare un posto di blocco. Quest'ultimi, dopo l'incidente, si diedero alla fuga scappando a piedi nelle campagne senza soccorrere la giovane coppia che impattò bruscamente sull'asfalto. Fu un'altro automobilista a darne l'allarme e facendo accorrere i soccorsi. Purtroppo, inutile fu la corsa verso l'ospedale di Cerignola. Entrambi gli sposi spirarono i loro ultimi respiri sulle ambulanze. Pochi giorni dopo, Ennio e Rosa avrebbero festeggiato il primo anniversario di matrimonio ritrovandosi con le loro famiglie.
 

Storico giuridico

  • Il sopralluogo fu svolto dalla Guardia di Finanza e dalla polizia stradale che ricostruirono la dinamica dell'incidente rinvenendo, sull'auto del reato, ben 172 kg di sigarette di contrabbando. La "Renault 21" era intestata ad Antonio Allocca, tossicodipendente incensurato di Torre Annunziata (NA) ritenuto un prestanome. L'uomo fu fermato nei giorni successivi all'incidente e fornì i nomi della persona coinvolta.
  • Il sabato seguente, Mario Monaco, 32enne di Torre Annunziata, si costituì agli agenti del commissariato locale confessando la propria responsabilità nell'incidente ma dichiarando di aver viaggiato da solo. L'uomo, già noto alle forze dell'ordine per contrabbando e associazione a delinquere, è affiliato al clan camorristico del territorio dei Gionta. Questa relazione fa sì da ritenere Ennio e Rosa vittime innocenti della criminalità oltre che vittime della strada.
  • In carcere con i primi due anche Salvatore Orofino per intermediazione nella vendita della vettura imputata e, con Allocca, accusato di intestazione fittizia di beni usati per il contrabbando.
  • 2002 - Mario Monaco viene condannato a 4 anni di reclusione per omicidio colposo con ritiro della patente per 12 mesi.

 

Il ricordo di Clara Picariello, madre di Ennio

"Il nostro rientro dalle vacanze fu un susseguirsi di eventi burrascosi. Dapprima l'incidente di Alessandro che per fortuna ne uscì illeso, poi quello di Ennio. La notte di quel mercoledì fui chiamata a casa dalla polizia. Con una scusa  banale mi chiesero il recapito di mio figlio Silvano. Mi dissero che aveva smarrito i documenti ma quando mi misi in contatto con mio figlio mi disse che non era vero e pensai a uno scherzo. Poi, la mattina dopo mentre preparavo le bottiglie di pomodori fatte in casa arrivò Alessandro. Senza troppe spiegazioni mi disse che dovevamo andare a Foggia perché anche Ennio aveva avuto un incidente. Mio figlio era sposato da appena 10 mesi, si pensi che ancora non aveva finito di arredare casa, infatti, ci eravamo sentiti telefonicamente nel week end per organizzare degli aggiusti da fare insieme al loro rientro. Per quanto brusco l'incidente, mai avrei pensato che al nostro arrivo i corpi dei ragazzi fossero già gelidi".

"Per quanto la causa della morte di Ennio e Rosa fosse dovuta al commercio del malaffare, reputo che la responsabilità sia soprattutto del Governo, il quale, avrebbe dovuto prevenire le irregolarità della gestione stradale e del traffico di contrabbando che in quell'anno, il 1999, fece diverse vittime. È assurdo che per attuare delle opere di riqualificazione debbano sempre accadere delle morti innocenti".

"Poco tempo dopo, sentii alla TV parlare di associazioni attive sul territorio come  Libera e decisi di mettermi in contatto con loro. Nello stesso periodo, Alessandro conobbe nella scuola dove lavorava come docente, la moglie di Geppino Fiorenza, Presidente del Comitato Scientifico della Fondazione Polis della Regione Campania, scoprendo addirittura che l'anno precedente gli alunni avevano menzionato Ennio e Rosa nel progetto alla legalità. Così iniziammo a frequentare queste realtà che hanno dato un senso a tutto il nostro dolore anche se, nonostante siano passati diversi anni, il dolore di questa storia è sempre con me. È con me ogni volta che ci sono le ricorrenze, ogni volta che vedo un guard-reil sull'autostrada, ogni volta che sento al TG parlare di incidenti stradali".

Si spera che gli errori che hanno portato alla morte dei nostri familiari possano essere uno stimolo per fare meglio e addirittura salvare altre vite umane!

Il ricordo di Alessandro Petrosino, fratello di Ennio

"Quel giorno ero a casa con mia moglie quando un carabiniere venne da noi per darci la notizia di mio fratello. Non ebbe subito il coraggio di dirci tutta la verità e, mentre parlava, io non capivo anche perché due giorni prima, il 23 agosto, anche noi avemmo un brutto incidente al rientro dalle ferie. In particolare: andammo a un evento nel paese dei miei nonni, nell'avellinese, e al ritorno un tir ci tamponò. Miracolosamente le ferite furono lievi ma l'auto si distrusse. Quindi, quando appena due giorni dopo vidi questo carabiniere alla mia porta pensai fosse per il mio incidente. Mi sembrò tutto così assurdo. Non sapendo cosa dirmi l'ufficiale mi fece telefonare al comando centrale dal quale appesi la sorte dei miei familiari. Subito dopo chiamai i miei genitori. A loro gli dissi solo che Ennio aveva avuto un incidente e «dovevamo andare a vedere», che passavo a prenderli per partire in direzione di Cerignola".

"Arrivati sul posto ci venne spiegata tutta la dinamica. Quell'autostrada era letteralmente piena di varchi aperti ad uso e consumo dei contrabbandieri. Ennio e Rosa non sono stati uccisi solo dalla mano criminale ma anche dall'irregolarità della rete stradale".

"Mio fratello aveva un senso civico molto forte. Sul suo PC ritrovai tantissime segnalazioni che inviava agli assessori locali per sollecitare la riqualificazione del territorio fornendogli anche possibili soluzioni. Su questo esempio ho portato avanti la sua battaglia fondando un'associazione in memoria di Ennio e Rosa e cercando un Ente più grande che mi potesse guidare. Giunsi all'Associazione dei familiari delle vittime di strada. Il mio attivismo crebbe fino a diventare, tutt'ora, il referente di Napoli. Poi, con mia madre entrai in contatto con l'Associazione Libera e il Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità. Con loro partecipammo a molte manifestazioni in memoria delle vittime innocenti delle mafie".

Gli stimoli esterni che ricevono i ragazzi fanno crescere il loro senso di invincibilità. Questo loro entusiasmo non va frenato ma corretto insegnandogli maggiore responsabilità, comprensione del rischio e delle conseguenze.

#Memoria: Eventi e intitolazioni in ricordo di Ennio Petrosino e Rosa Zaza

  • Dal 1999 - Alessandro Petrosino viene nominato referente AIFVS Onlus di Napoli. 
    Vuoi saperne di più? Visita il sito: www.vittimedellastrada.org

  • 12 maggio 2003 - La loro storia è raccontata nel libro: "Plenilunio con pistola" di Francesco Forleo. Edito da Rubbettino.
  • 21 novembre 2005 - Intitolazione dei giardinetti "Ennio e Rosa" adiacente la scuola elementare "M. De Vito Piiscicelli" al quart. Vomero-Arenella di Napoli. Sulla targa la dicitura: "Camminando insieme sulla via dell'amore...".
  • 12 marzo 2009 - La loro storia è raccontata nel libro: "Lotta civile" di Antonella Mascali. Editore Chiarelettere.
  • 7 giugno 2011 - La storia di Rosa Zaza ed Ennio Petrosino è censita nel libro: "Sdisonorate. Le mafie uccidono le donne" a cura dell'Associazione daSud.
Pubblicato in Storie
%PM, %11 %586 %2020 %13:%Ago

Gigi & Paolo: 20 anni di memoria

10.08.2020 - PIANURA (NA) - Sono trascorsi 20 anni dalla tragica notte in cui i due giovani amici vennero brutalmente assassinati dalla camorra. Avvenne proprio sotto casa di Gigi pochi giorni alla partenza per le vacanze. È passato il tempo ma non il forte desiderio del riscatto sociale. Vicino alla stele in memoria dei giovani caduti le famiglie Castaldi e Sequino accompagnate da amici, parenti e referenti di Associazioni e Istituzioni. Insieme  per ripercorrere le tappe della memoria. Una marcia silenziosa fino all'"aiuola della legalità" in via S. Donato. "Non siamo qui perché ce lo chiede il calendario - dice don Luigi Ciotti - Troppo facili le celebrazioni commemorative. Abbiamo bisogno di una memoria viva fatta di verità, giustizia e impegno!".

Ti consigliamo di leggere qui per approfondire la memoria di Luigi Sequino e Paolo Castaldi

Gigi e Paolo

Il momento di riflessione diventa maggiormente simbolico liberando in volo due gheppi e un falco pellegrino. Forse un modo per toccare il cielo e porgere ancora un saluto ai due ragazzi la cui vita è stata stroncata troppo prematuramente o, ancora di più, per personificare il valore del riscatto sociale "liberando" animali guariti grazie al sostegno di chi è impegnato nella riqualificazione del territorio.

L'evento è proseguito alla "Casa dei Giovani", bene confiscato alla camorra e intitolato a Paolo e Luigi. Nei locali, con la partecipazione di don Luigi Ciotti e don Tonino Palmese è stata celebrata la messa in suffragio. Tutto nel rispetto delle normative anti-Covid-19. Non sono mancati momenti di dialogo e confronto tra i presenti con i referenti delle associazioni e i familiari delle vittime innocenti che hanno partecipato commossi alla manifestazione. 

Ti consigliamo di leggere qui per approfondire la memoria di Luigi Sequino e Paolo Castaldi

Pubblicato in Eventi
%PM, %20 %886 %2017 %20:%Feb

Antonio Esposito Ferraioli

Antonio Esposito Ferraioli, 27 anni

Antonio Esposito Ferraioli fu ucciso il 30 agosto 1978, in via Alfonso Zito, a Pagani (SA). Lavorava come cuoco della mensa della "FATME", un'azienda nel settore dell'elettronica e delle telecomunicazioni che chiuse in seguito nel 1994. Nella medesima ricopriva anche il ruolo di sindacalista per il suo forte senso civico battendosi a favore dei diritti dei lavoratori. Proprio dall'unione di questi due ruoli che all'interno degli ambienti del malaffare maturò l'intenzione di eliminarlo. Antonio denunciò l'uso di carne di provenienza sospetta all'interno della mensa, d'altronde in quel periodo i furti di tir avvenivano all'ordine del giorno.

La sera del 30 agosto 1978, Tonino (come lo chiamavano gli amici) era a casa della fidanzata Angela, anche lei operatrice nella mensa FATME, per organizzare il loro matrimonio che si sarebbero celebrato il mese successivo. Verso le 23:30 Antonio uscì per rincasare ma, quando fu vicino alla sua "Citroen", parcheggiata all'angolo di Via Alfonso Zito, gli si affiancò un' Audi 112 blu a fari spenti con due persone a bordo. Venne esplosa una carica di lupara che tramortirono l'uomo a terra. In breve, venne soccorso da dei passanti e trasportato all'ospedale di Nocera Inferiore a bordo della sua stessa auto. Purtroppo le ferite inferte toccarono organi vitali vanificarono i soccorsi. Antonio morì un'ora dopo.

Storico giuridico

  • 14 luglio 1980 - Secondo quanto emerso nel dibattimento alla Camera dei Deputati, il pregiudicato Salvatore Serra e alla sua banda, sarebbero imputabili in quanto noti per aver imposto con minacce e attentati dinamitardi il controllo sulle aziende dell'Agro Nocerino Sarnese.
  • Alcuni anni dopo la morte di Antonio Esposito Ferraioli fu avviato un processo a carico di Giuseppe De Vivo, pregiudicato paganese, e di Aldo Mancino, imprenditore ed ex amministratore comunale DC di Pagani.
    Il processo era a cura del sostituto procuratore Nicola Giacumbi, lo stesso che sarebbe stato ucciso dalle Brigate Rosse.
  • 1990 - Entrambi gli indagati furono prosciolti ed archiviate le indagini.
  • 2002 - Il pm antimafia Vito Di Nicola chiese la riapertura delle indagine.
  • 24 ottobre 2014 - Con la sentenza del Tribunale di Nocera Inferiore, Giudice dott. Carlo Mancuso, Antonino Esposito Ferraioli fu riconosciuto "vittima innocente della criminalità organizzata" su ricorso presentato dalla famiglia.
  • Ad oggi, tuttavia, nessun processo è stato avviato contro i mandanti e gli esecutori dell'omicidio Ferraioli.

 

Il ricordo di Mario Esposito Ferraioli, fratello di Antonio

"Quella notte ero a poche centinaia di metri da mio fratello perché la mia fidanzata, attuale moglie, abitava sulla stessa via della sua fidanzata. Quando scesi in strada vidi gente ammassarsi nell'incrocio dove avvenne l'omicidio e, più per curiosità gli andai in contro per capire cosa fosse accaduto. Mentre mi avvicinavo, vidi l'auto di mio fratello che a gran velocità sfrecciava in direzione opposta sulla strada parallela. Immaginai che Tonino stesse soccorrendo qualcuno che si fosse sentito male, invece, quando chiesi nella folla dell'accaduto, fu lì che mi dissero: «hanno sparato a Tonino». Fermai un automobilista e gli chiesi di portarmi al pronto soccorso di Pagani. Non riuscì nemmeno ad entrare. Fuori alla struttura mi dissero che per la gravità delle ferite era stato trasferito all'ospedale di Nocera, così, presi possesso dell'auto di mio fratello e lo seguì. Mi ritrovai solo con Antonio in una saletta. Con quel poco di voce che gli rimase mi disse che gli mancava l'aria, chiesi aiuto, purtroppo in sala operatoria non poterono fare nulla per salvarlo".

"Mio fratello meritava la fiducia dei suoi colleghi. Non si fece corrompere ed ebbe il coraggio di denunciare gli abusi aziendali che ricadevano sulla stessa salute dei dipendenti. Furono anni difficili, avevo pochi anni di differenza con lui e abitavamo insieme sotto il tetto dei nostri genitori. Per me è sempre stato un esempio da seguire. Mio fratello era un ragazzo onesto, eppure, per le sue ideologie politiche, venne attaccato. Purtroppo nella stessa politica c'è anche chi sfrutta i nomi delle vittime innocenti per un proprio tornaconto".

"Oggi è soprattutto grazie alla fede se riesco a portare avanti la storia di Tonino e ad essere presente nei diversi percorsi in collaborazione con le Associazioni territoriali come il Coordinamento dei familiari delle vittime innocenti e Libera. Tutto grazie ad Annamaria Torre, figlia di Marcello Torre. Lei ha tanto insistito affinché la seguissi nelle manifestazioni aiutandomi a intraprendere un cammino attraverso il quale, raccontando la storia di mio fratello, so di rendere omaggio alla sua Memoria".

Quello che è importante nella vita, che ripaga davvero, sono gli esempi che si danno alle persone e, allo stesso modo, gli esempi che si seguono per diventare persone migliori.

#Memoria: Eventi, menzioni e intitolazioni ad Antonio Esposito Ferraioli

  • 2007 - Intitolata la sede della Camera del Lavoro territoriale di Nocera Inferiore (SA).
  • 12 marzo 2009 - La storia di Antonio è menzionata nel libro: "Lotta civile" di Antonella Mascali. Editore Chiarelettere.
  • 26 agosto 2010 - La storia di Antonio è raccontata nel libro: "Al di là della notte" di Raffaele Sardo. Edito Pironti, promosso dalla Fondazione Polis.
  • 2 maggio 2011 - Intitolazione del tratto di strada a Pagani che costeggia l'ex sede della fabbrica FRATME.
  • 26 maggio 2011 - Intitolazione dell'Istituto Alberghiero di Poggioreale (Napoli), sito in Via Gorizia.
  • Agosto 2012 - Commemorazione durante la manifestazione indetta dal movimento "Impegno per la Città", associazione presente nella vita politica e sociale del comune di Pagani.
  • 2 maggio 2013 - La storia di Antonio è menzionata nel libro: "Italia giallo e nera" di Sabrina Ramacci. Edito da Newton Compton.
  • 31 maggio 2013  - La storia di Antonio è menzionata nel libro:: "Dizionario enciclopedico delle Mafie in Italia". Curatore C. Camarca, Edito Castelvecchi.
  • Ottobre 2013 - La storia di Antonio è menzionata nello spettacolo teatrale: "Prima che si faccia tardi" scritto da Giuseppe Leone e Alfonso Liguori.
  • N.R. - Il comitato "Antonio Esposito Ferraioli" di Pagani promuove annualmente Il Premio all'impegno civile.
  • Maggio 2016 - La 10ª edizione del Premio Tonino Esposito Ferraioli si è svolta presso l'auditorium di Sant'Alfonso con un dialogo con don Luigi Ciotti, i parenti di Tonino e gli studenti degli istituti scolastici coinvolti.
  • 1 marzo 2017 -  Inaugurazione della Masseria Antonio Esposito Ferraioli , un complesso di 10 etari di terreni confiscati alla camorra ad Afragola (NA).
  • Novembre 2017 - Pubblicato un bando per l'assegnazione di 100 orti urbani su 1000 mq di terreni confiscati che fanno parte della Masseria dedicata ad Antonio Esposito Ferraioli, ad Afragola (NA). 
  • 13 maggio 2019 - Proiezione del corto: "Tonino" presso il multisala "La Fenice" di Pagani.
  • 14 maggio 2019 - Intitolazione del Presidio Libera di Pagani con assegnazione di una borsa di studio ad un alunno meritevole dell'Ipsar di Pagani "Marco Pittoni".
  • 30 agosto 2020 - Giornata alla memoria con: una santa messa presso la chiesetta di Montevergine a Pagani. Segue l'inaugurazione del Centro di Ascolto "Antonio Esposito Ferraioli" durante il quale viene proiettato il corto "Tonino". L'evento è organizzato dall'Associazione Libera, la caritas e la parrocchia di San Sisto !! di Pagani.

 

La ricetta di Tonino "Ciottolini della Legalità"

Tra le tante cose di Tonino, ho trovato alcune ricette. Una in particolare mi ha colpito e sono sicuro che era la sua preferita, quella che amava di più. Una ricetta strana, un piatto delizioso che gli riusciva bene perché Tonino possedeva tutti gli ingredienti giusti. (Mario Esposito Ferraioli)

In tutto ciò che fai nella vita:

Metti sempre "Impegno, Serietà e Professionalità"
Condisci il tutto con "Onestà, Coerenza e Trasparenza"
Aggiungi dosi di "Coraggio e Buona Volontà
e alla fine 
dai sapore al tutto con "un pizzico di Amore per la Vita".
Sarai una persona Meravigliosa!

 

 

Pubblicato in Storie
%AM, %19 %044 %2016 %00:%Apr

Antonio Di Bona

Antonio Di Bona, 56 anni

Il 6 agosto 1992 Antonio Di Bona, agricoltore di Casal di Principe (CE), uscì di casa per portare il suo trattore a riparare. Purtroppo, il suo meccanico di fiducia era già in ferie estive, così, chiedendo in giro dove andare giunse ad un'officina a Villa Literno. Al suo arrivo il meccanico non c'era quindi ad Antonio non poté che attendere il ritorno per ricevere assistenza. Passò un po' di tempo, il titolare era tornato e all'agricoltore questa volta restava da aspettare la fine della manutenzione. Di lì a poco, arrivarono nello stabile quattro sicari della camorra con l'obiettivo di uccidere Antonio Diana, titolare dell'attività commerciale. Dopo aver sparato e atterrato il bersaglio i killer decisero di non lasciare testimoni oculari. Esplosero diversi colpi anche contro Antonio Di Bona e Nicola Palumbo, impiegato nell'officina, i quali non ebbero tempo e modi di mettersi al riparo. 

La polizia collegò fin da subito il caso a una vendetta trasversale di camorra ritenendo che l'obiettivo dei sicari fosse il titolare dell'officina, Antonio Diana, imparentato con Raffaele Diana, affiliato al clan Schiavone. Dalle indagini non emerse nulla a carico di Antonio Di Bona considerato un cliente fortuito divenuto un testimone scomodo nella guerra tra clan rivali per il dominio del territorio.

Storico giudiziario

  • Per l'omicidio di Antonio di Bona sono stati condannati:
    - All'ergastolo per Carannante Francesco ritenuto uno dei killer del commando
    - 16 anni di reclusione per Quadrano, ritenuto il mandate, con l'attenuante per esser diventato collaboratore di giustizia.

Il ricordo di Salvatore Di Bona, figlio di Antonio

"Ero a casa con la famiglia e la mia fidanzata, oggi moglie, pronti per festeggiare il mio onomastico. Mancava solo papà che aveva portato a riparare il trattore. Vedendo che tardava mia madre mi chiese di andarlo a cercare. Uscì in auto verso l'indirizzo che mia aveva dato e più mi avvicinavo all'officina meccanica più vedevo un gran numero di persone che affollava la zona. Chiesi ad un passante cosa fosse successo e mi disse che avevano sparato e ucciso tre uomini. Non ci diedi molto peso. In quel periodo la camorra faceva morti tutti i giorni e soprattutto mai avrei pensato che mio padre ne potesse rimanere coinvolto. Spinto dalla curiosità mi avvicinai sempre più per capire, poi, iniziò il dubbio. Mi resi conto che ero sempre più vicino all'officina in cui ero diretto. Quando fui giunto davanti allo stabile avevo paura dei miei sospetti: «può mai essere che?» Chiesi notizie a un carabiniere, gli spiegai che cercavo mio padre e che sapevo fosse passato da lì. Lui mi domandò il nome e alla mia risposta mi abbracciò dandomi le condoglianze. Quel dubbio divenne realtà".

"Mio padre era conosciuto a Casale, tutti conoscevano che persona fosse: una persona onesta, un instancabile lavoratore e con nulla da nascondere. Eppure in questi luoghi, il sol fatto di essere morto sparato vuol dire che sei coinvolto con i criminali. Le malelingue non tardarono a screditarlo. Io, mia madre e le mie sorelle eravamo soli contro tutti. Abbiamo combattuto per ben 17 anni affinché gli venisse riconosciuta giuridicamente l'innocenza. Negli anni ne abbiamo sentite tante ma la cosa che più ci fece soffrire fu che gli stessi amici e parenti si allontanarono da noi mettendo in dubbio l'onestà della mia famiglia".

"Passò del tempo quando, tra il 2006 e il 2007, fui contattato da due attiviste dell'Associazione Libera. A telefono mi dissero che conoscevano la storia di mio padre, mi spiegarono del loro impegno per la legalità e che ci volevano sostenere nel fare memoria. Scoppiai a piangere dalla gioia. Dopo tutti quegli anni finalmente qualcuno si era ricordato di noi e, soprattutto, definendo mio padre una vittima innocente della camorra. Iniziò così il mio impegno nel sociale portando la nostra storia nelle scuole e facendo squadra con altri familiari delle vittime innocenti come noi. Un impegno che porto avanti tuttora nel Direttivo del Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità".

Noi dobbiamo poter essere liberi di vivere. Dobbiamo fare squadra, camminare a testa alta e avere il coraggio di denunciare per liberarci dai soprusi delle mafie.

#Memoria: Luoghi intitolati ad Antonio Di Bona

  • 31 luglio 2009 - Inaugurato il "Centro di agricoltura sociale - Antonio Di Bona" su terreni confiscati a Casal di Principe. Il bene confiscato è gestito dalla cooperativa "Eureka".
  • 12 marzo 2011 - Fiaccolata alla memoria presso la scuola elementare "Alighieri" insediata in un bene confiscato alla camorra a Casal di Principe. L'evento è stato promosso dall'Associazione Libera e dal Comitato Don Diana.
  • 2011 - Premiato con la targa "Don Peppe Diana" il cortometraggio biografico: "Memoria e rinascita". Regia di Giovanni Pirozzi e l'attore Luigi Baldascino nei panni di Antonio Di Bona.
  • 21 maggio 2012 - Ventennale presso il Teatro della Legalità, a Casal di Principe, con l'evento "Antonio Di Bona. Agricoltura fra presente e futuro". Evento promosso dalla società Agrorinasce con il patrocinio della Fondazione Polis e del Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità.
  • 31 maggio 2013 - Menzionato nel libro: "Dizionario enciclopedico delle Mafie in Italia". Curatore C. Camarca, Edito Castelvecchi.
  • 29 aprile 2016 - Intitolazione del piazzale antistante la Chiesa dello Spirito Santo a Casal di Principe. La manifestazione è l'atto conclusivo di due giorni di eventi alla memoria di Di Bona.
  • 30 giugno 2015 - Inaugurazione del Centro di aggregazione giovanile per l'arte e la cultura, bene confiscato dedicato a Pasquale Miele e ad Antonio di Bona e gestito dall'Associazione "Terra Nuova". Sito in via Cagliari, Casapesenna (CE). 

L'Associazione Terra Nuova

L'associazione nasce per volontà dei familiari di Antonio Di Bona e Pasquale Miele. Assegnataria nel 2015 di terreni confiscati alla camorra, si occupa di inserimento sociale e sostegno delle fasce deboli attraverso la professione agricola.

Vuoi saperne di più? Visita la pagina facebook:
Terra Nuova

                                                                                                      

Pubblicato in Storie
%PM, %18 %747 %2016 %16:%Apr

Gaetano Montanino

Gaetano Montanino, 45 anni

Gaetano Montanino fu una guardia giurata particolare che lavorava presso l'istituto "La Vigilante". La sera del 04 agosto 2009 procedeva la sua consueta ronda con un collega, Fabio De Rosa, nei pressi di piazza Mercato, a Napoli. Durante la perlustrazione delle attività commerciali della zona, si fermano davanti ad un negozio di giocattoli in piazza. Erano all'incirca le 2:00 di notte. All'improvviso giunsero 4 ragazzi su due ciclomotori, volti coperti e armi in pugno. Uno dei due scooter si avvicinò alla volante e il passeggero puntò l'arma verso le guardie intimandogli di consegnargli le pistole d'ordinanza. Montanino non cedette alle pressioni dei rapinatori consapevole che, in seguito, le loro armi sarebbero state usate per commettere ulteriori reati. Iniziò un conflitto a fuoco. Gaetano venne colpito da 7 proiettili al torace che gli furono fatali, mentre, i 6 colpi che ferirono De Rosa non raggiunsero parti vitali. 

Nel conflitto a fuoco rimase ferito anche uno dei due rapinatori ma, il complice riuscì a riporlo in sella per portarlo in ospedale. Intanto, De Rosa chiamò i soccorsi tramite la radio di servizio. A breve giunsero l'ambulanza e le auto della polizia. Purtroppo, Gaetano Montanino fu rinvenuto esanime al suo posto di guida mentre Fabio De Rosa fu trasportato all'ospedale "Loreto Mare" dove, contemporaneamente, veniva soccorso anche Davide Cella, il rapinatore ferito.

In seguito, dalle indagini si scoprì che: il proprietario della compagnia di vigilanza era affiliato ad un clan rivale a quello del quartiere Forcella di Napoli. Emerse che le due guardie giurate furono assalite appositamente per dare un messaggio intimidatorio a quest'ultimo. Di conseguenza, la "rapina" fu solo una copertura

Sorico giuridico

  • La notte dell'agguato, grazie alla testimonianza della guardia giurata Fabio De Rosa, Davide Cella fu subito arrestato stesso in ospedale. Il ragazzo decise di confessare fin da subito cosicché la Squadra Mobile poté ricostruire la dinamica e fermare anche Salvatore Panepinto. Decisive anche le dichiarazioni del pentito Vincenzo De Feo, 3° complice, che permise di stabilire ruoli e responsabilità di ognuno e inchiodare tutti e 4 gli imputati, di cui l'ultimo era minorenne all'epoca dei fatti. 
  • Dalla Sentenza della quarta Sezione Penale del Tribunale di Napoli e dalla Sentenza della Corte di Assise di Appello si stabilisce che: l'uccisione di Montanino integra agevolmente il reato associativo ex art.416 bis del codice penale, in quanto si inserisce in un contesto più ampio di attività svolte nell'interesse della criminalità  organizzata di stampo camorristico.
  • Aprile del 2012 - La sentenza di Secondo Grado condanna D.Cella e S.Panepinto a 20 anni di reclusione.

 

Il ricordo di 

#Memoria: Eventi e intitolazioni in ricordo di Gaetano Montanino

  • 9 giugno 2012 - Memorial calcistico. Una partita di calcio tra: magistrati, rappresentanti della DIA, del Comando Provinciale dei Carabinieri di Napoli, della Procura della Repubblica, familiari delle vittime innocenti della criminalità, collaboratori di Libera e Radio Siani. L'evento è stato organizzato da Libera sport e dal coordinamento di Libera Napoli presso lo stadio comunale di Ercolano.
  • 13 marzo 2013 - Gaetano Montanino è riconosciuto "vittima del dovere" con decreto del Capo di Polizia n. 599/c/3/GG/34.
  • 26 aprile 2013 - Piantato "l'Albero Gaetano Montanino" e inaugurata una pietra commemorativa in Piazza Mercato a Napoli. Su quest'ultima è incisa la frase: "Fedele servitore dello Stato, ucciso da mani criminali. La sua umanità vive nella memoria di chi crede nella giustizia". Evento promosso dalla Fondazione Pol.i.s, dalla II Municipalità, dall'associazione Libera, dal Coordinamento Campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità e dall'associazione Gioventù Cattolica.
  • 23 aprile 2014 - Inaugurata, la nuova targa in via nuova Marina.
  • Settembre 2014 - Gaetano Montanino è menzionato nello spettacolo:"Mater Camorra e i suoi figli" realizzato dall'accademia Vesuviana del teatro di Gianni Sallustro, in scena presso il Palazzo Mediceo di Ottaviano, bene confiscato alla camorra. Nel cast di attori presente anche Veronica Montanino, figlia di Gaetano. 
  • 16 luglio 2015 - Intitolato il bene confiscato "100 moggi" a Pignataro Maggiore (CE) nell'ambito del festival dell'Impegno Civile.
  • 29 aprile 2016 - "Marcia della Legalità e della Pace" in memoria di Gaetano Montanino presso Piazza Guglielmo Pepe a Napoli. Evento promosso da: Comune di Napoli, Fondazione Polis, Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità, Libera e dall'Associazione Gioventù Cattolica. Seguita con una santa messa celebrata da Don Tonino Palmese presso il Santuario di Santa Maria del Carmine Maggiore a Napoli.
  • 2016 - Intitolato il Presidio Libera di Ischia (NA).
  • aprile 2017 - Giornata alla Memoria: una marcia partita dal raduno in piazza Guglielmo Pepe, con la deposizione dei fiori sulla targa a lui dedicata ai Giardini in via Marina, e proseguita lungo tutto il quartiere "Mercato" giungendo nel chiostro di Sant'Eligio Maggiore dove si è esibito il coro giovanile del San Carlo.
  • 14 dicembre 2017 - Intitolata una stanza del bene confiscato a Torre Annunziata (NA), in via V.Veneto. L'appartamento è affidato all'Associazione Giuseppe Veropalumbo, vittima innocente della camorra.
  • 4 novembre 2018 - Conferita la medaglia d'oro al merito civile, su decreto del Presidente della Repubblica. "Sacrificando la vita ai più nobili ideali di coraggio e alto senso del dovere".
  • 17 marzo 2019 - Intitolata la sala cerimonia del Palazzo Mediceo di Ottaviano (NA), via Salita San Michele.
  • 3 agosto 2019 Giornata alla Memoria con una serie di appuntamenti:
    - 9:30, deposizione dei fiori presso la lapide a via nuova Marina;
    - 10:30, un incontro con i giovani presso lo spazio comunale Pazzia Forcella, intitolato ad Annalisa Durante;
    - 16:30, un incontro presso la sede "Asso.gio.ca" a Piazza Mercato
    - 18:30, una messa in suffragio celebrata da don Tonino Palmese presso la Basilica del Carmine Maggiore. 

L'impegno sociale di Luciana Di Mauro

  • 2015 - Attestato alla memoria al "Premio Marcello Torre", Pagani (SA).
  • 2017 - Attestato per l'impegno quotidiano al "Premio Pasquale Campanello", Atripalda (AV).
Pubblicato in Storie
%PM, %18 %731 %2016 %16:%Apr

Gigi e Paolo

Luigi Sequino e Paolo Castaldi, 20 e 21 anni

La sera del 10 agosto 2000, gli amici Paolo Castaldi e Luigi Sequino (Gigi) sedevano in auto sotto casa di Gigi, a Pianura, quartiere di Napoli. I due ragazzi passarono buona parte della serata organizzando la partenza, ormai prossima, per le vacanze in Grecia quando si videro avvicinare due ciclomotori. Questi, infilando le canne delle armi dal finestrino, senza che Luigi e Paolo potessero reagire, spararono mettendo fine alle loro giovani vite. 

I ragazzi, totalmente estranei agli ambienti criminali, vennero uccisi perché i loro killer furono insospettiti dalla lunga sosta. Difatti, l'auto era parcheggiata davanti la residenza del capoclan Rosario Marra. Scambiati per i guardaspalle del boss appostati sotto l'appartamento, le "sentinelle" del clan avversario in cerca di vendetta per gli omicidi avvenuti nei giorni precedenti (in quel periodo a Pianura vi era una guerra tra clan che si contendeva il patrocinio dell'area Flegrea), eliminarono Gigi e Paolo senza esitazione. 

Storico giuridico

  • Inizialmente le indagini percorsero la strada del regolamento di conti tra i clan rivali nonostante, fin da subito, la cittadinanza testimoniò sull'innocenza dei ragazzi. Solo con le rivelazioni di due pentiti, Raffaele Bavero ed Eduardo Criscuolo, ex affiliati al clan Marfella, fu fatta luce sulla morte di Paolo e Luigi chiarendone l'estraneità agli ambienti criminali.
  • Novembre 2007 - Condannati all'ergastolo: Pasquale ed Eugenio Pesce, individuati come esecutori materiali del delitto;
    In un secondo processo, svolto con rito abbreviato, fu condannato a 18 anni di reclusione: Luigi Pesce, ritenuto coinvolto nella vicenda. Nel medesimo periodo, venne arrestato Luigi Mele ritenuto il mandante dell'agguato.
  • 2008 - La terza sezione della Corte di Assise d'Appello di Napoli ha confermato la condanna all'ergastolo per i cugini Pasquale ed Eugenio Pesce.

 

Il ricordo di M.Rosaria, mamma di Luigi Sequino

"Quel giorno ero con mia cognata fuori Napoli per lavoro. Mi telefonò mio fratello che dal suo appartamento aveva sentito gli spari e affacciandosi vide quanto accaduto. Appena mi disse che mio figlio Gigi era rimasto ferito mi fu subito chiaro quanto avvenuto. In quel periodo era abituale sentire sparare sotto casa a causa dei nostri dirimpettai e non fu difficile trovare una  giustificazione ai fatti. Ci mettemmo immediatamente in auto e quando arrivai sotto casa non riuscivo a capire il perché di quella folla, delle auto delle forze dell'ordine, per me fu difficilissimo avvicinarmi a casa. Il mio unico pensiero era arrivare quanto prima per poter soccorrere mio figlio ed ero ostacolata perché la via di casa era chiusa. Ci impedirono di avvicinarci e solo lì mi dissero cosa fosse accaduto. Non potevo assolutamente crederci, cercavo indizi che dimostrassero che non fosse lui".

"Nei giorni a seguire, il capo della Polizia volle conoscerci. Gli fu chiaro fin da subito che eravamo brave persone, infatti, non ricevemmo alcuna perquisizione. Nonostante Gigi e Paolo erano stati giustiziati come due criminali, tutti testimoniarono a loro favore per dimostrarne l'estraneità agli ambienti malavitosi. In me la rabbia per l'ingiustizia subita si tramutò nel forte desiderio di urlare e invocare giustizia. Continuai a denunciare tutto ciò che avveniva di illegale nei nostri quartieri.

"In poco tempo la storia di Gigi e Paolo risuonò ovunque. Fummo avvicinati da molte persone desiderose di sostenerci, in particolare, dal parroco del quartiere, don Vittorio Zeccone, all'associazione Libera e altre realtà associative locali. Siamo entrati in un mondo diverso che non ci apparteneva. Con loro il mio grido è uscito da Pianura arrivando nelle scuole e nelle carceri fino a far intitolare il bene confiscato proprio al mandante dell'uccisione dei nostri figli. In questo cammino si unirono anche chi frequentava e conosceva Paolo e Luigi,tra cui mio nipote. Motivati dall'affetto per gli amici perduti decisero di fondare l'Associazione "Le voci di Gigi e Paolo" alla quale aderimmo anche noi familiari".

Se anche solo una parole di ciò che diciamo può aiutare un solo giovane a risvegliare la propria coscienza in questo modo possiamo far rivivere chi non c'è più.

#Memoria: menzioni e luoghi intitolati a Paolo Castaldi e Luigi Sequino

  • 2000 - Intitolata Via Luigi e Paolo a Pianura, la medesima strada dove furono barbaramente uccisi.
  • NR - Intitolato lo sportello antiracket e antiusura a Pianura.   
  • Marzo 2009 - La storia di Paolo e Luigi è raccontata nel libro: "Lotta civile" di Antonella Mascali. edito da Chiarelettere.
  • Maggio 2010 - La storia di Luigi e Paolo è raccontata nel libro: "La Camorra e le sue storie" di Gigi Di Fiore. Pubblicato da UTET.
  • 31 maggio 2013 - Menzionati nel libro: "Dizionario enciclopedico delle Mafie in Italia". Curatore C. Camarca, edito Castelvecchi.
  • N.R. - Intitolata la scuola elementare "Troisi Castaldi Sequino" di Napoli.
  • 9 dicembre 2013 - Inaugurata la "Casa del giovane" nel bene confiscato alla camorra appartenuto a Luigi Pesce nonché luogo dal quale partirono gli assassini. La cerimonia di inaugurazione ha visto la presenza del procuratore antimafia Franco Roberti.
  • 2014  La storia di Gigi e Paolo è menzionata nel docufilm:"VIVI. Le nostre storie", a cura di Aldo Zappalà e il supporto di Village doc&film. Il progetto è stato realizzato e promosso dalla Fondazione Polis in collaborazione con il Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità.
  • Novembre 2014 - Inaugurata "la Casa della Cultura" a Pianura. Ognuna delle 15 sale della struttura è intitolata ad una vittima innocente tra cui Paolo Castaldi e Luigi Sequino.
  • 14 marzo 2016 - Inaugurazione e intitolazione del Presidio Libera delle Valli del Reno, Lavino e Samoggia "Paolo Castaldi e Luigi Sequino".
  • Gennaio 2018 - Inaugurato e intitolato il Presidio Libera di Pianura "Gigi & Paolo e Palma Scamadella" presso la Casa del giovane.
  • 9 luglio 2018 - Dedicato un murales raffigurante i volti dei due ragazzi in via Monte Spaccata, a Pianura.
  • 15 ottobre 2019 - Affissione di una targa alla memoria presso l'Istituto scolastico "Dante Alighieri" di Reggio Emilia. L'evento è stato l'atto conclusivo del progetto sulla legalità con la partecipazione della piccola Katia Esposito figlia di Anna Castaldi, sorella di Paolo.
  • Maggio 2020 - La storia di Paolo e Luigi è raccontata nel libro: "Al posto giusto al momento giusto" a cura di Gigi & Ross e Oreste Ciccariello. Rogiosi Editore. 

Eventi in memoria di Paolo Castaldi e Luigi Sequino

  • 16 aprile 2010 - Dedicato lo spettacolo "Madre luna" del drammaturgo Fortunato Calvino presso il Nuovo Teatro Nuovo di Napoli.
  • 10 agosto 2011 - Messa in suffragio celebrata da don Tonino Palmese presso la Chiesa Vocazionario di Pianura (Cripta di Don Giustino), in via Parroco Russolillo.
  • 10 agosto 2015 Messa in suffragio presso la chiesa del Vocazzionario cripta Don Giustino a Pianura celebrata da don Vittorio Zeccone.
  • 10 agosto 2016 - Santa messa in suffragio celebrata da don Vittorio Zeccone presso la Chiesa Cripta di don Giustino
  • 10 agosto 2017 - Momento di memoria presso "l'aiuola della legalità" con la liberazione in volo di due rapaci ribattezzati Luigi e Paolo. Segue la messa in suffragio presso la chiesa del "Vocazionario" a Pianura concelebrata da don Tonino Palmese e don Vittorio Zeccone.
  • 10 agosto 2018 - Volo di palloncini presso i murales a loro dedicato seguito da una Santa Messa presso la Casa del Giovane in via Pignatiello, officiata da don Vittorio Zeccone.
  • Agosto 2019 - La mattina del 9 è avvenuta la deposizione dei fiori sulle lapidi dei ragazzi. Promosso con la partecipazione del Comune di Napoli. Il 10 è stata celebrata la consueta messa in suffragio.
  • 10 agosto 2020 - Giornata alla memoria con un momento in ricordo presso "l'aiuola alla legalità" a via S.Donato seguita da una messa in suffragio celebrata da don Luigi Ciotti presso la Casa del Giovane, a Pianura.

 

Resta connesso con Luigi e Paolo

Per rimanere informato sui prossimi eventi in memoria di Paolo Castaldi e Luigi Sequino segui la pagina Facebook dell'Associazione dedicata a loro! 

Le voci di Gigi e Paolo 

Pubblicato in Storie