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SCAMPIA - Questa mattina è stata inaugurata e intitolata a Francesco Delle Corte un'area giochi nei pressi della stazione EAV. Un simbolo di riqualificazione del territorio voluto dall'amministrazione locale e dal Presidente EAV, Umberto De Gregorio, il quale aveva già annunciato un anno prima questo forte desiderio. Difatti l'evento sarebbe dovuto avvenire nei primi mesi del 2020 ma a seguito dello scoppio della pandemia, con le conseguenti restrizioni, la data per celebrare la memoria della vittima innocente della criminalità ha dovuto attendere fino ad oggi. Ti consigliamo di approfondire con la storia di Francesco Della Corte

 

Intitolazione "Area Giochi Francesco Della Corte"

È trascorso all'incirca un anno da quando fu presentato il progetto per la riqualificazione dell'area adiacente la stazione metropolitana di Scampia. Proprio in quei luoghi nel 2018 Francesco Della Corte fu brutalmente assalito da tre minori che, intenzionati ad estorcergli l'arma d'ordinanza, lo ferirono mortalmente. Un impegno che neanche il Covid-19 ha potuto ostacolare se non ritardandone l'inaugurazione. Stamane, vicini alla famiglia della guardia giurata, presenti i referenti delle Istituzioni:

  • Vincenzo De Luca, Presidente della Regione Campania;
  • Apostolos Papais, Presidente dell'8ª Municipalità di Napoli;
  • Umberto De Gregorio, Presidente dell'EAV Srl (Ente Autonomo Volturno).

La notizia dell'evento viene appresa mediante i social in quanto, la cerimonia di svelatura della targa è avvenuta tra pochi intimi, pertinente ai decreti sulla sicurezza sanitaria. Difatti, sulle pagine del governatore De Luca, sono state pubblicate foto dell'evento. Ecco quanto ha dichiarato:"una bella mattinata a Scampia: nella stazione Eav recuperata, la più bella stazione della linea metropolitana, abbiamo inaugurato l'area giochi per bambini dedicata a Francesco Della Corte, il vigilante ucciso due anni fa a pochi metri di distanza. Dopo la piazza, la stazione, oggi l'area giochi: prosegue l'opera di riqualificazione urbana della Regione Campania a Scampia".

"Un'esperienza importante". Dichiara Marta Della Corte, figlia di Francesco. "La targa è a due passi dal cancello dove mio padre ha vissuto gli ultimi momenti della sua vita. Cambiare significato a questo luogo mi rende felice. Da oggi non è più un luogo di morte ma diventa un posto gioioso dedicato ai bambini. Al contempo, la targa serva anche da monito affinché i passanti ricordino quanto accaduto. Di certo mio padre non meritava di morire in quel modo ma, di sicuro, nemmeno avrebbe mai immaginato che il suo nome fosse conosciuto da tutti diventando simbolo di giustizia e riqualificazione!"

Ti consigliamo di approfondire con la storia di Francesco Della Corte

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Mario Diana

Mario Diana, 49 anni

La mattina del 26 giugno 1985 Mario Diana si trova fuori al bar "Oreste", a Casapesenna (CE). Due uomini si avvicinarono e, chiamandolo per nome, gli spararono un colpo di fucile al torace. L'uomo si accasciò a terra, a quel punto, uno dei due killer si avvicinò finendolo con un colpo alla tempia. 

Mario Diana era un imprenditore del settore trasporti, proprio nel territorio di Casapesenna. Il suo assassinio viene subito interpretato come l'azione punitiva del clan casalese verso chi rifiutava di sottomettersi all'estorsione. 

Storico giuridico

  • 2005 - Dopo 20 anni si conoscono i nomi dei colpevoli: Giuseppe Quadrano, già in carcere per l'uccisione di don Peppe Diana, Dario de Simone, entrambi divenuti collaboratori di giustizia, e Antonio Iovine.
  • Nel 2008 la Corte di Assise di Santa Maria Capua Vetere ha condannato all'ergastolo Antonio Iovine e a 14 anni i pentiti Dario de Simone e Giuseppe Quadrano, condanna divenuta definitiva per de Simone e Quadrano, a seguito della decisione della Suprema Corte di Cassazione del 13/11/2015.
  • Per Antonio Iovine, che da pentito aveva confessato di aver ucciso Mario Diana, la condanna all'ergastolo era già divenuta definitiva per mancata impugnazione della sentenza di primo grado.  

 

#Memoria: eventi e intitolazioni in ricordo di Mario Diana

  • 1 marzo 2013 - La storia di Mario Diana è raccontata nel libro:"Come Nuvole nere" di Raffaele Sardo. Editore Melampo, promosso dalla Fondazione Polis.
  • Giugno 2013 - Istituita ufficialmente la "Fondazione Mario Diana" per volontà dei familiari.
  • 20 marzo 2014 - Primo Memorial Vittime delle Mafie. Evento organizzato dalla Fondazione Mario Diana in collaborazione alla Nuova Quarto calcio per la legalità, Libera, Diocesi di Pozzuoli e Associazione Focus.
  • Marzo 2015 - Messa celebrata dal Vescovo di Caserta, monsignor Giovanni D'Alise, nella Chiesa Cattedrale, stracolma di gente. A promuovere la giornata in ricordo di Mario Diana, la famiglia, la "Fondazione Mario Diana onlus" la "Fondazione Polis", "Libera" e il "Coordinamento Campano dei Familiari delle Vittime Innocenti della criminalità".
  • 24 giugno 2016 - La Fondazione "Mario Diana" ha promosso il progetto "Prometeo" assegnando 35 borse di studio a studenti casertani. Il progetto è stato presentato all'Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere con un monologo dell'attore Alessandro Preziosi che ha proposto una rilettura, in chiave moderna, del mito greco del titano di Eschilo. L'evento è stato organizzato in collaborazione con la Soprintendenza dei Beni Archeologici di Santa Maria Capua Vetere.
  • Luglio 2017 – Evento musicale "La bellezza esiste…poesie e suoni per l'anima" come chiusura della IX edizione di "Suggestioni all'imbrunire".

 

Fondazione Mario Diana ONLUS

Istituita ufficialmente nel giugno del 2013, dai familiari di Mario Diana, è costantemente orientata allo sviluppo di una convivenza sociale giusta, libera e fondata sui principi della Costituzione italiana con una particolare attenzione alla eco-sostenibilità, alla promozione dell’imprenditorialità sociale, alla diffusione di una cultura della partecipazione, frutto di sinergia e collaborazione tra i singoli. La Fondazione ha orientato il suo impegno verso lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnica, della tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico e con il preciso focus su: Infondere fiducia nei giovani; migliorare la qualità della vita, diffondere la cultura della conoscenza. Attraverso questi obiettivi la Fondazione intende:

  • Promuovere la valorizzazione del patrimonio culturale, storico e artistico (nazionale e locale);
  • Promuovere la ricerca tecnica e scientifica; sviluppare la sensibilità ambientale; incentivare l’innovazione;
  • Favorire l’educazione, l’istruzione e la formazione professionale dei giovani.

Vuoi saperne di più? Visita il sito:
www.fondazionediana.com 

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Silvia Ruotolo

Silvia Ruotolo, 39 anni

L'11 giugno 1997, Silvia percorreva a piedi la salita Arenella, una strada stretta e molto trafficata, dell'omonimo quartire a Napoli. Per mano teneva suo figlio Francesco, di soli 5 anni, che era andato a prendere all'ultimo giorno di scuola prima delle vacanze estive. Erano giunti sotto casa. Al balcone li guardava arrivare la figlia Alessandra, di 10 anni. Improvvisamente il traffico si bloccò. Due uomini scesero dalla loro auto e spararono oltre 40 colpi all'impazzata. Un proiettile vagante colpì mortalmente Silvia Ruotolo al volto. La donna cadde sotto gli occhi dei suoi figli. Con lei fu ferito al dorso Riccardo Valle, studente universitario di 19 anni.

Storico giuridico

  • Poco dopo l'agguato fu fermato Luigi Filippini, appartenente al clan Cimmino, obiettivo del raid in cui rimase ferito. Dopo ore di interrogatorio iniziò a collaborare e accusò Rosario Privato.
  • 24 luglio 1997 - Privato fu arrestato mentre si trovava in vacanza in Calabria. Quest'ultimo si pentì immediatamente iniziando a collaborare. A seguito alle dichiarazioni furono arrestati il boss del clan di Torretta, Giovanni Alfano, ed altri esponenti della camorra: Vincenzo Cacace, Mario Cerbone e Raffaele Rescigno.
  • 11 febbraio 2001 - La Quarta sezione della Corte d’Appello di Napoli, presieduta da Giustino Gatti, emise le seguenti condanne:
    - ergastolo per: Giovanni Alfano, Vincenzo Cacace e Mario Cerbone;
    - 26 anni di reclusione per Rosario Privato, contro i 16 chiesti dalla Procura;
    - 20 anni di reclusione per Raffaele Rescigno, l'autista del commando.
  • Nel 2011 - La Terza sezione della Corte d’Assise d’Appello, presieduta da Omero Ambrogi, condannò all'ergastolo Mario Cerbone, l’ultimo degli imputati per il quale il procedimento era ancora in corso, e confermò  le precedenti condanne, nonostante la Cassazione aveva annullato le sentenze emesse dai giudici di appello disponendo un nuovo processo.

 

Il ricordo di Francesco Clemente, figlio di Silvia

"Tornavo a casa con mamma dall’ultimo giorno di asilo. Eravamo mano nella mano e, arrivati sotto casa, si sentono dei forti rumori. Pensavamo fosse un brusco tamponamento invece erano 40 colpi sparati all’impazzata. Un colpo trafisse lo zigomo di mia mamma ammazzandola. Avevo solo 5 anni e da allora l'intera famiglia visse sotto scorta fino alla conclusione del processo che arrivò, finalmente, nel 2001. Venne fatta giustizia e i responsabili furono condannati all’ergastolo. Nel 2011 vennero confermate le condanne e ci venne riconosciuto un cospicuo risarcimento dallo Stato. Con quei fondi decidemmo di creare una realtà per riqualificare Napoli. Nacque così la fondazione “Silvia Ruotolo ONLUS – Tutto ciò che libera e tutto ciò che unisce".

#Memoria: Luoghi intitolati a Silvia Ruotolo

  • 1 giugno 2009 - Intitolato un bene confiscato in lombardia
  • 13 maggio 2011- Inaugurato il Presidio Libera di Padova "Silvia Ruotolo".
  • 25 settembre 2012 - Intitolata la Salita Arenella, denominata Salita Silvia Ruotolo. Approvato all'unanimità dal Consiglio comunale, presentato dal consigliere Carmine Attanasio.
  • 9 aprile 2014 - Il Comune di Sesto Fiorentino (FI) conferisce la cittadinanza onoraria alla famiglia di Silvia Ruotolo, Lorenzo Clemente, Alessandra e Francesco. "Per il loro impegno nella lotta contro la criminalità organizzata".
  • 8 luglio 2014 - Intitolato l'Istituto per l'infanzia "Amedeo Maiuri" nel quartiere Arenella, Napoli.
  • 30 maggio 2015 - Intitolato la spazio polivalente dell'Istituto comprensivo "Portella della Ginestra", a Vittoria (RG). L'evento è l'atto conclusivo del concorso "Chiamami ancora Amore. Un altro mondo è possibile" nel quale ad ogni scuola partecipante viene chiesto di intitolare un luogo a una donna vittima innocente delle mafie. La cerimonia è stata introdotta dal Dirigente Scolastico Angela Maria Riolo al quale hanno portato i saluti il Vice Sindaco di Vittoria e il Presidente della Commissione Scuola del Consiglio Comunale. Sono intervenuti tra gli altri, ,Alessandra Clemente, Assessore ai Giovani al Comune di Napoli e figlia della Ruotolo, Don Beniamino Sacco, il Vicepresidente nazionale di Avviso Pubblico, Piero Gurrieri.
  • 29 novembre 2015 - Intitolazione dei giardini in Piazza Medaglie D'Oro dati in affidamento alla Fondazione a lei intitolata.
  • 4 novembre 2016 - intitolazione del periodico "Informare". La targa è stata svelata dal maresciallo dei carabinieri che arrestò il suo assassino. Nel corso della cerimonia il direttore del giornale, Fabio Corsaro, ha scoperto un’opera del maestro Nicola Badia, dedicata a tutte le vittime di mafia. Presenti anche il sindaco del Comune di Casandrino e consiglieri comunali del Comune di Castel Volturno.
  • 11 marzo 2018 - Intitolato il piazzale Coop in corso Laghi 84, Comune di Avigliana (TO).
  • 4 marzo 2019 - Intitolata una traversa di via Leopardi, a Muraggio (TA). In occasione della "Giornata internazionale delle donne", l'Amm.ne comunale ha voluto intitolare 18 traverse ad alcune donne speciali tra cui le vittime di mafie.
  • 18 marzo 2019 - Intitolata un aula presso l' I.C. Carafa-Salvemini, a Napoli.
  • 11 giugno 2019 - Intitolazione del bene confiscato sede del Rainbow Center Napoli.
  • 29 luglio 2019 - Musica contro le mafie realizza una canzone a Silvia, una ninna nanna tratta dai ricordi di Francesco.
  • 24 ottobre 2019 - Inaugurato il Centro Polifunzionale in frazione Tuoro, a Caserta. Lo spazio è gestito da "Generazione Libera" di don Rosario Laudato, referente di Libera contro le mafie – Presidio di Caserta e Noi Voci di Donne guidata dalla dott.ssa Pina Farina, responsabile della pubblica istruzione di Libera contro le mafie del Presidio di Caserta.
  • Maggio 2020 - La storia di Silvia Ruotolo è raccontata nel libro: "Al posto giusto al momento giusto" a cura di Gigi & Ross e Oreste Ciccariello. Rogiosi Editore. 

Eventi in memoria di Silvia Ruotolo

  • 11 giugno 2012 - Dalle 9.30 la presentazione delle mostre fotografiche "Vive, nella memoria" di Serena Faraldo e "Il mio sguardo libero" di Fiorenza Stefani. A seguire il ricordoè affidato alle parole di don Luigi Ciotti. Tra i vari momenti della giornata, un picnic a base di prodotti di Coldiretti, Libera Terra e Nuova Cucina Organizzata, rigorosamente provenienti dai terreni confiscati ai clan, una passeggiata antiracket con il Prefetto di Napoli Andrea De Martino accompagnato dal presidente della Municipalità 5 Mario Coppeto, la degustazione dei "Sapori No Pizzo".
  • 11 giugno 2013 - Giornata dedicata al "Noi e alla corresponsabilità". Durante la giornata sono stati presentati i progetti di scuole e associazioni e il Presidio Libera Vomero/Arenella. Nel pomeriggio, una messa nella Chiesa dell'Immacolata al Vomero, celebrata da don Tonino Palmese.
  • 11 giugno 2014 - Commemorazione con una messa celebrata da don Luigi Ciotti, fondatore di Libera.
  • 11 giugno 2015 - Giornata alla memoria dal titolo "Verità illumina la giustizia". La mattinata ha visto la deposizione dei fiori presso la lapide a Piazza Medaglie D'oro seguita da diversi contributi musicali. Nel pomeriggio un messa in suffragio celebrata da don Tonino Palmese.
  • 11 giugno 2016 - Come ogni anno, i saluti istituzionali presso i Giardini Silvia Ruotolo di Piazza Medaglie d'oro. Successivamente viene inaugurata la Fontanella della legalità, resa possibile grazie alla collaborazione con Abc Napoli. Un'iniziativa a cui hanno collaborato non solo la Fondazione Silvia Ruotolo e Comune di Napoli, Ufficio Scolastico Regionale, Libera, Coordinamento Familiari Vittime Innocenti e Fondazione Polis, ma anche le scuole Silvia Ruotolo e Piscicelli, insieme al cantautore Roberto Ormanni e al Coro I Sancarlini.
  • 10 e 11 giugno 2017 - "20 anni di memoria e impegno
    - Sabato 10 - Deposizione dei fiori in Piazza Medaglie D'oro seguita da diversi contributi artistici delle scuole del territorio. Presentato "Caffè Silvia" riualificato da un bene confiscato.
    - Domenica 11 - La mattina ci si è ritrovati presso i giardini Silvia Ruotolo, con un torneo di basket e un aperitivo con i prodotti di "Libera Terra". Nel pomeriggio una messa celebrata da don Luigi Ciotti e don Tonino Palmese. In serata un concerto con la collaborazione del rapper Lucariello.
  • 11 giugno 2018 - L'intera mattinata è stata dedicata ai contributi musicali realizzati dalle scuole territoriali.celebrata da Don Luigi Ciotti, Don Tonino Palmese e Padre Lello.
  • 10 e 11 giugno 2019 - Due giornate dal titolo "Give a Voice":
    - Lunedì 10 - Primo Memorial di tennis presso il Circolo Tennis Petrarca. Nel pomeriggio, alle ore 19.00 c/o la libreria “Io ci sto” ci sarà la presentazione del fumetto “Silvia Ruotolo – tutto ciò che libera tutto ciò che unisce”, edito da BeccoGiallo, insieme all'autore Giacomo Traini.
    - Martedì 11 - Una maratona di spettacoli, interventi e contributi di scuole, istituzioni e associazioni in piazza Medaglie d’Oro per l’intera mattinata. Nel pomeriggio, una Messa in suffragio concelebrata da don Luigi Ciotti e don Tonino Palmese.
  • 13 giugno 2019 - "Passeggiata dell'Impegno e della Memoria". Nel Comune di Avigliana e stata organizzato un percorso di circa 1 ora in cui le diverse tappe sono i luoghi cittadini intitolati alle vittime innocenti delle mafie. Evento promosso dal Presidio Libera di Bassa Val Susa intitolato prorpio a Silvia.
  • 11 giugno 2020 - Deposizione dei fiori presso la lapide in Piazza Medaglie D'oro seguita, nel pomeriggio, da una messa presso la parrocchia della Beata Vergine Immacolata celebrata da don Tonino Palmese.

 

La Fondazione Silvia Ruotolo Onlus "tutto ciò che libera tutto ciò che unisce"

La Fondazione nasce dalla volontà dei figli di Silvia Ruotolo, Francesco e Alessandra e del marito, Lorenzo Clemente di destinare parte del risarcimento economico ottenuto dal Fondo di Solidarietà per le vittime di reato di tipo mafioso (legge 512 del 1999) in virtù della costituzione di parte civile nel processo penale, ad un impegno concreto contro la cultura criminale che ha ucciso Silvia.

La ONLUS persegue esclusivamente scopi di solidarietà, sviluppo culturale ed integrazione sociale quali:

  • Istruzione per contrastare la devianza della sub-cultura mafiosa e delle altre forme di illegalità e il rischio di emarginazione sociale dei giovani con iniziative, attività, pubblicazioni e percorsi didattici rivolti, a scuole carcerarie, a centri di giustizia minorile e servizi sociali connessi, con alunni di scuole di ogni ordine e grado.
  • Sviluppo di una cultura antimafia promuovendo analisi e ricerche per diffondere la conoscenza dei fenomeni mafiosi, criminali e di devianza dalla legalità, in tutte le loro manifestazioni e le azioni di contrasto sviluppate dallo Stato e dalla società.
  • Tutela dei diritti civili anche attraverso la promozione della conoscenza della Costituzione Italiana e di una cultura giuridica di base. A tal fine la Fondazione si impegnerà, in particolare, a favorire iniziative nel mondo della giustizia, della scuola e in ogni altro ambito sensibile a tali tematiche, dirette a favorire la crescita del confronto sociale, civile e culturale e a colmare situazioni di devianza e di emarginazione sociale.

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Fondazione Silvia Ruotolo Onlus

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Salvatore Squillace

Salvatore Squillace, 28 anni

Il 10 giugno 1984 Salvatore Squillace si alzò presto per un appuntamento con gli amici fuori al solito bar in piazza Garibaldi a Marano di Napoli, a poche decine di metri da casa. Passate le 10:00 giunsero tre auto che di lì a poco iniziarono a sparare all'impazzata. Salvatore e i suoi amici erano in disparte al bar completamente estranei alla vicenda. Tutto avvenne così rapidamente che i giovani non fecero a tempo a calarsi. Salvatore, il più alto della comitiva, fu colpito da un proiettile vagante alla tempia. Gli amici lo soccorsero portandolo in auto all'Ospedale "Cardarelli" di Napoli. Purtroppo i medici non poterono fare molto, il ragazzo entrò in coma. Dopo 6 giorni, il 16 giugno, Salvatore si spense.

Il conflitto a fuoco fu la conseguenza di un agguato camorristico al boss Ciro Nuvoletta avvenuto poco prima nella sua stessa dimora. Durante la fuga, il commando di killer venne inseguito dagli uomini di quest'ultimo. Si sparavano a vicenda incuranti delle persone che, essendo pur sempre una domenica, si trovavano in strada. Tra questi Salvatore che solitamente la domenica riposava fino a tarda mattina dopo una settimana lavorativa. Il giovane faceva l'imbianchino insieme al padre Armando. Purtroppo quel giorno, divenne uno delle tante vittime innocenti della camorra.

Storico giuridico

  • Per Salvatore Squillace non ci fu un vero e proprio processo. La famiglia preferì non costituirsi parte civile anche perché, tenendo conto che erano anni di forte tensione tra i clan della camorra, si presupponeva che i killer coinvolti nell'agguato fossero stati uccisi successivamente. 

 

Il ricordo di Concetta Squillace, sorella di Salvatore

"Sono passati anni ma il ricordo di quel giorno è ancora presente nella mia vita. Quando ricevetti la telefonata ero a casa mia. Fu mia sorella, di appena 19 anni, a chiamarmi dicendomi che fosse avvenuta una tragedia. Ero incredula, mio fratello non era solito scendere la domenica mattina. Continuavo a sperare che si fosse sbagliata, invece, arrivata nella piazza del paese, la confusione che vi trovai mi portò nella realtà".

"Provai tanta rabbia, tantissima. Sapere che nei dintorni di casa nostra vi erano quel tipo di gente, i camorristi, e che per colpa loro avevo perso mio fratello, mi provocava una rabbia tremenda. Col tempo, ho imparato a calmare quest'emozione nonostante continui a provare repulsione verso film e fenomeni mediatici che trattano l'argomento".

"Passò del tempo. Verso la fine degli anni '90, quando insegnavo all'Istituto Comprensivo "Ranucci" di Marano di Napoli, conobbi Rosario D'Uonno, direttore del Marano Spot Festival. Mi coinvolse in un percorso sulla legalità. Venni intervistata da alcuni ragazzi della scuola media, raccontai la storia di Salvatore e fu realizzato un video. Quel Cd ebbe un grande riscontro e fece il giro d'Italia. Da allora non ho più smesso e, in collaborazione con le associazioni territoriali e "Libera contro le mafie", io e mia sorella siamo impegnate in diversi di questi percorsi scolastici".

È importante continuare a combattere le mafie, a non rinunciare a una vita libera dalla loro tirannia. Per questo, continuerò a dare speranza ai ragazzi.

Il ricordo di Nunzia Squillace, sorella di Salvatore

"All'epoca abitavo con mio fratello sotto lo stesso tetto. Un rapporto in simbiosi tanto che quella mattina lo aiutai ad asciugarsi i capelli. Ricordo le sue ultime parole prima di scendere «mamma vado a prendere un caffè con gli amici, è tanto che non li vedo». Salvatore scese e poco dopo, alle 10:35, non si capì più nulla. In casa nostra continuavano ad arrivare persone. Tra strilla e pianti non riuscivo a capire cosa fosse successo. Poi, finalmente mi rivolsero la parola: «hanno sparato a Salvatore». Un fulmine a ciel sereno. Corremmo all'ospedale. Lo rividi solo una volta nella sua stanza mentre era in coma, poi ci lasciò per sempre".

"Il dolore fu lancinante. Provavo tanta rabbia contro quel mondo di cui non facevamo parte, la camorra, ma che lo stesso ci ha colpiti così brutalmente. Il primo anno è stato tremendo, per fortuna siamo stati sostenuti dalla famiglia e dagli amici di mio fratello. La nostra famiglia è stata segnata per sempre da quella tragedia. Mamma si chiuse nel suo dolore, mentre, papà fu un vero combattente. Ogni giorno ripeteva che «Salvatore non doveva essere dimenticato» e ci ha trasmesso la voglia di fare memoria quando le ‹associazioni› ancora non esistevano. Le sue energie erano tutte per quel voto e oggi, che i nostri genitori non ci sono più, quel desiderio di mio padre è diventato anche il mio".

"Fare parte del Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti è una grande consolazione. Conoscere persone con le quali parliamo la ‹stessa lingua›, essere guidata in questo percorso e poter condividere le nostre esperienze senza vergogna, mi allevia da quel dolore che abbiamo vissuto per anni in casa. Un cammino iniziato quando mia sorella fu contattata da Rosario D'Uonno. Ne fui felice. All'epoca facevo le supplenze alla scuola statale “G.Siani”, a Marano di Napoli, ed era anche più semplice essere presente. Grazie a lui, abbiamo conosciuto l'Associazione Libera e siamo state coinvolte in diversi percorsi scolastici. Tutt'ora, non è facile trattenere le lacrime ma condividere la storia di Salvatore è l'unica cosa che mi fa stare bene. Da allora, io e mia sorella, non ci siamo più fermate. Parlare di legalità, raccontare di mio fratello, partecipare alle ‹Giornate della Memoria› ci fa sentire forti. Un impegno in cui abbiamo coinvolto anche i nostri figli e ne sono molto fiera".

I giovani devono strillare, farsi sentire! La partecipazione nel sociale deve essere una parte costante nelle loro vite e non solo un breve percorso scolastico.

#Memoria: Eventi e Luoghi in ricordo di Salvatore Squillace

  • NP - Albero intitolato nel "Giardino della Legalità" presso la villa comunale di Marano di Napoli.
  • 1988 - Intitolazione di Via Salvatore Squillace nel Comune di Marano di Napoli. Riconoscimento fortemente voluto dall'amministrazione dell'epoca.
  • 26 agosto 2010 - La storia di Salvatore Squillace è menzionata nel libro: "Al di là della notte. Storie di vittime innocenti di criminalità" di Raffaele Sardo. Tullio Pironti Editore. Edizioni promosse dalla Fondazione Polis.
  • 31 marzo 2016 - La storia di Salvatore Squillace è menzionata nel libro: "Mafia Republic: Cosa Nostra, camorra e 'ndrangheta dal 1946 a oggi" di John Dickie. Editori Laterza, Fabio Galimberti (Traduttore).
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Ciro Colonna

Ciro Colonna, 19 anni

Il 7 giugno 2016, Ciro Colonna giocava a bigliardino con gli amici del quartiere presso il circolo ricreativo del lotto O, a Ponticelli. Nello stesso circoletto, vi era anche il capoclan della banda dei "barbutos", in fuga nella Napoli Est in seguito alla liberazione per scadenza dei termini di custodia cautelare. Passate le 16:00, giunse un gruppo di sicari della camorra con l'intenzione di uccidere quest'ultimo. Partiti gli spari, i ragazzi iniziarono a scappare. Per il caos, a Ciro caddero gli occhiali. Il ragazzo si abbassò per recuperarli e continuare la fuga ma, il suo gesto, lo rese bersaglio dei killer intenzionati a non lasciare testimoni dell'agguato. Fu colpito in petto, vicino al cuore, da uno degli assalitori.

Agonizzante, il ragazzo uscì dal locale tentando di mettersi al riparo, ma la ferita fu tale che si accasciò dopo pochi passi. Riconosciuto da alcuni giovani del posto, venne trasportato, in auto, all'Ospedale “La Betania” di Ponticelli. Purtroppo il giovane perse molto sangue vanificando i soccorsi. Prima di sera, a soli 19 anni, Ciro Colonna morì

 

Storico giuridico

  • Marzo 2018 - Il GIP di Napoli, su richiesta della D.D.A., emette 8 ordinanze di custodia cautelare in carcere per mandanti ed esecutori del raid identificati nelle indagini dei militari del Reparto Operativo di Napoli, coordinati dal PM antimafia Antonella Fratello. I destinatari delle misure sono tutti legati ai gruppi Rinaldi, Minichini, De Luca Bossa e accusati di omicidio aggravato da finalità mafiose e detenzione di armi da guerra.
  • Maggio 2019 - Il PM Antonella Fratello richiede la condanna all'ergastolo per tutti gli imputati con le seguenti accuse:
    - Mandante - il boss Ciro Rinaldi;
    - Esecutori materiali - Michele Minichini e Antonio Rivieccio;
    - Concorso di reato - Giulio Ceglie, Anna De Luca Bossa, Vincenza Maione, Cira Cepollaro e Luisa De Stefano.
    Tutte gli imputati hanno ammesso la propria responsabilità favorendo il processo con il rito abbreviato.
  • Settembre 2019 - Il gup di Napoli, Luana Romano, conferma la condanna all'ergastolo per tutti e 8 gli imputati.

 

Il ricordo di Mary Colonna, sorella di Ciro

"Quel pomeriggio ero a casa con mia madre che mi apprestavo a fare la doccia approfittando che poco prima,  verso le 16:00, Ciro era sceso di casa. Passata poco più di mezz'ora bussarono al citofono. Era una nostra vicina, mamma di una mia cara amica delle elementari. Salì e senza troppe esitazioni, ancora sulla porta, disse a mia madre che avevano portato Ciro in ospedale perché era stato sparato. Mamma venne in bagno ad avvertirmi e scese con l'amica. Corsero sul luogo dell'accaduto preso d'assalto da una gran folla. Lì gli dissero che Ciro era stato portato all'Ospedale La «Betania». Accadde tutto così velocemente. Il tempo di rivestirmi e già mamma e l'amica non c'erano più, così chiesi a un mio vicino di accompagnarmi in ospedale da loro. Attendemmo fino alla sera, vanamente, purtroppo Ciro non c'era più".

"Intanto ci arrivavano notizie di cosa fosse accaduto. Mentre eravamo in sala d'attesa, avevamo ipotizzato di tutto. Qualsiasi cosa tranne che fosse stato sparato intenzionalmente. Ancora oggi mi sembra tutto così assurdo, estraneo alla nostra vita. Ci sono giorni dove realizzo che Ciro è vittima di camorra, ed altri dove non riesco a credere che sia vero e che sia capitato a noi una cosa del genere. Anche perché quando vieni sparato vieni subito etichettato come delinquente. Per fortuna mio fratello era conosciuto nel quartiere e, per quanto fu doloroso sentire e leggere cose del genere sul suo conto, le testimonianze non tardarono a difendere il suo buon nome".

"Repentinamente, in quei giorni di trambusto, venni a conoscenza dell'Associazione Libera. Alessio Viscardi, all'epoca redattore presso una nota testata giornalistica, conosceva bene mio fratello e avvertì Pasquale Leone, referente di Libera Ponticelli. Con loro ho mosso i primi passi e conosciuto altri familiari delle vittime innocenti. Parlare ai ragazzi nelle scuole, o del quartiere, mi aiuta a dare un senso a questa morte. Ho capito quanto sia importante portare speranza attraverso la storia di mio fratello. Far conoscere una Napoli diversa e migliore dove non si decide di impugnare un'arma per affrontare le difficoltà".

A Ciro è stato tolto un futuro ma, ognuno di noi ha ancora la possibilità di scegliere il proprio destino: praticando lo studio che aumenta le proprie opportunità, o praticando la violenza di cui conosciamo il finale.

#Memoria: Eventi e luoghi intitolati per ricordare Ciro Colonna

  • 14 giugno 2016 - Fiaccolata cittadina nel quartiere di Ciro Colonna. Parteciparono più di 500 persone.
  • 9 luglio 2016 - Attivismo dei cittadini del quartiere hanno ripristinato l'area verde e il campetto, al Lotto O, grazie a fondi e donazioni materiali ricevuti in seguito ad un annuncio dei promotori, le associazioni locali: "Un Popolo in Cammino", "TerradiConfine" e il Presidio Libera di Ponticelli.
  • 14 marzo 2017 - Inaugurazione dell'area giochi con campetto Ciro Colonna in via Decio Mure, Lotto O a Ponticelli. Presenti il Sindaco di Napoli Luigi De Magistris e diversi assessorati. L'area è stata consegnata alla cittadina locale a cui è affidata la manutenzione.
  • 7 giugno 2017 - I Giornata alla memoria in cui avviene la riqualificazione dell'area giochi. Promossa da: Fondazione Polis della Regione Campania, #unpopoloincammino, Libera, il Coordinamento dei familiari delle vittime innocenti della criminalità e dalla comunità parrocchiale di S. Francesco e Santa Chiara. Segue la celebrazione della messa in suffragio.
  • 28 settembre 2018 - Eretto un monumento presso l'area giochi "Ciro Colonna": una colonna grezza come simbolo di una vita spezzata troppo presto. La cerimonia di svelatura è stata anticipata dall'attività di riqualificazione dell'area giochi con piantumazione di fiori.
  • 6 e 7 giugno 2019 - III Giornata alla Memoria con:
    - Riqualificazione dell'area giochi e del campetto Ciro Colonna;
    - Torneo di calcio;
    Messa eucaristica presso la parrocchia di S Francesco e S Chiara;
    - Concerto, in serata, con i giovani artisti del territorio.
  • 19 giugno 2019 - Intitolato il Centro Educativo Polifunzionale Ciro Colonna in via Curzio Malaparte, Ponticelli. Il 12 luglio viene consegnato all'Associazione "Maestri di Strada" a cui va la gestione. Il centro accoglie anche l'Associazione "TerradiConfine".
  • 4 agosto 2019 - IV Memorial Ciro Colonna. Una partita di calcetto presso il Camping Poseidon
  • 6 e 7 giugno 2020 - IV Giornata alla Memoria con:
    - Il 6 ore 10:00 - Riqualificazione dell'area giochi Ciro Colonna;
    - Ore 18:00 - Messa in suffragio presso la Chiesa di S.Francesco e S.Chiara;
    - Segue la deposizione di una corono da fiori presso la lapide in memoria di Ciro adiacente la chiesa;
    - Il 7 - Pubblicazione di un video alla memoria realizzato dai Presidi di Libera Ponticelli e Napoli-centro storico. 

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Andrea Nollino

Andrea Nollino, 42anni

Andrea e suo fratello avevano aperto da poco un bar, proprio sotto casa, in largo San Mauro nel centro storico di Casoria (NA). Il 26 giugno 2012 toccò ad Andrea fare il turno di mattino. Erano passate da poco le 8:00. L'uomo era impegnato nel sistemare la fornitura di gelati nel freezer all'ingresso dell'attività. In quel momento un'auto sfrecciò davanti il bar seguita da una moto di grosso calibro. Iniziarono a sparare. Un proiettile colpì la grondaia fissata alla parete dell'edificio e rimbalzò ferendo mortalmente il barista. Inutili i soccorsi, il colpo perforò il braccio di Andrea giungendo dritto al cuore.

I testimoni al bar descrissero la scena in cui il vero obiettivo dei killer in sella alla moto fosse la "Ford Ka", l'auto inseguita. Una delle dichiarazioni asserisce che, quando iniziarono a sparare, Andrea si fosse voltato verso i clienti incitandoli a scappare e in quel momento fu raggiunto dal proiettile. Quella mattina, Andrea lasciò la moglie Antonia e tre figli minori di 17, 16 e 4 anni.

Storico giuridico

  • Dagli esami balistici emerse che tutti i proiettili esplosi erano diretti nei pressi del bar, quindi, l'inseguimento fu solo una messa in scena. Si suppone che, in quel frangente, vicino ad Andrea stesse passano il vero obiettivo dei killer e che un proiettile vagante abbia ucciso l'uomo sbagliato. In mancanza di testimoni non è stata ancora confermata questa versione la cui alternativa è che Andrea sia vittima di uno scambio di persona. Nel dubbio, sulle pratiche è stato scritto:"probabilmente vittima innocente". Un dettaglio invalidante che non permette alla famiglia Nollino di vedersi riconosciuti l'indennizzo del fondo di solidarietà per le vittime della criminalità organizzata.
  • Nel 2015, in assenza di colpevoli o ulteriori dettagli, le indagini sono state archiviate.

 

Il ricordo di Antonia Sica, moglie di Andrea Nollino

"Quel giorno sentii e vissi tutto sulla mia pelle. Mentre ero in casa, proprio sopra il bar, sentii il rombo della moto, poi una frenata busca e l'urto dell'auto. Feci per affacciarmi per vedere cosa fosse accaduto, poi, gli spari. Mi calai velocemente e qualche istante più tardi, presi coraggio e mi affacciai alla finestra. Chiamai mio marito pensando che lui potesse darmi qualche spiegazione. Lo chiamavo insistentemente ma nulla, non usciva. La gente in strada mi fissava, ma nessuno mi rispondeva. Così, mi precipitai nel bar e fu allora che lo vidi a terra, senza vita".

"Come famiglia ci siamo sempre tenuti lontani da certi ambienti. Siamo brave persone rimaste impigliate in un episodio di criminalità. Quando ripenso ai giornali che inizialmente associavano mio marito agli affiliati della camorra, ancora inorridisco. Nonostante avessimo un'attività che ti impone il contatto con la clientela, non avevamo mai familiarizzato con certa gente. Provai tanta rabbia per quelle insinuazioni. Per fortuna le indagini non tardarono a chiarire, quanto meno, l'estraneità di Andrea alla camorra".

"Poco tempo dopo, tramite mio cognato che conosce personalmente Enrico Tedesco, Segretario della Fondazione Polis, venni a conoscenza del mondo delle associazioni. È stata la mia salvezza. In un periodo in cui non mi sentivo tutelata dallo Stato, loro non mi hanno lasciato sola. Come una bambina si attacca alla gamba del genitore, così io mi sono pienamente affidata alla Fondazione Polis. Poi tramite loro ho conosciuto altri familiari delle vittime entrando a far parte del Coordinamento. Una grande famiglia in cui si può condividere il proprio dolore senza imbarazzi. Grazie a tutti loro, ma soprattutto ai miei figli, ho vinto la disperazione. Giorno dopo giorno, dentro di me sentivo ardere il desiderio di poter dare serenità ai miei figli, sostenerli nella crescita almeno tanto quanto loro hanno sostenuto me in questo forte dolore".

Ogni giorno possiamo decidere se cogliere opportunità o sprecarle. L'importante è ricordare che: con le nostre scelte possiamo ferire o sostenere gli altri. La vita va vissuta, scegli in meglio!

Il ricordo di Carmen Nollino, figlia di Andrea

"Ogni giorno, il ricordo di quella mattina è impresso nella mia memoria. Avevo 16 anni, ero affacciata al balcone di casa e vidi e vissi in prima persona tutta la scena. Aspettavo i miei amici, animatori dell'oratorio come me, per il consueto appuntamento giù al bar di papà prima di andare in Parrocchia. Mentre osservavo il via vai in piazza vidi arrivare una motocicletta con due persone a bordo, poi gli spari, 4 o 5 colpi. È avvenuto tutto così rapidamente da non distinguere i boati e soprattutto senza immaginare minimamente che potessero colpire mio padre. L'istinto mi spinse a scendere di casa. Mentre correvo nella mente iniziarono a farsi spazio tante ipotesi, paure che diventarono realtà nel momento in cui vidi il corpo di mio padre riverso a terra".

"Ero stata educata con l'idea di essere estranea a tutte queste faccende. Fino ad allora pensavo addirittura di esserne immune: «a me non può mai capitare», «i criminali si uccidono tra loro». Poi capita proprio a te e non sai con chi te la puoi prendere. Era tutto così irreale che avevo voglia di andare via. Iniziai a pensare a tante cose, a prendermela con tutto e tutti compreso me stessa. Solo il tempo «amico e bastardo» mi aiutò a crescere e capire che vivere con quest'alone che copre tutto ciò che ti circonda non va bene, ti logora dentro. Fu così che arrivò il momento in cui decisi di prendere in mano le redini della mia vita e vivere per me e per chi non c'è più".

"Episodi come questi ti influenzano nella vita. Anche la scelta universitaria, intraprendere infermieristica, è stata voluta da un forte desiderio di aiutare il prossimo. Prendermi cura delle persone, e non della malattia, mi aiuta a dare un riscatto alla cattiveria che ho vissuto. Un modo per redimere il non aver potuto aiutare mio padre in quel momento salvando altre vite. Per me è importante sapere e fare tutto ciò, dare il mio contributo. Adesso guardo in faccia la realtà, mi impegno a migliorare le cose, non mi volto dall'altra parte".

Ogni minuto vissuto è importante, goditi ogni istante, ogni emozione, ogni persona che ti vuole bene. Vivi in quest'ottica e vedrai il dono chiamato VITA.

#Memoria: Eventi e intitolazioni in ricordo di Andrea Nollino

  • 27 giugno 2012 - Fiaccolata anticamorra tenutasi fuori il bar di Andrea promossa dall'Associazione Libera.
  • 7 novembre 2012 - Fiaccolata seguita dalla piantumazione di un albero d'ulivo nella villa comunale di Casoria con l'affissione di una targa commemorativa.
  • 19 novembre 2012 - Torneo di calcio in memoria di Andrea e di tutte le vittime innocenti della città di Casoria. L'evento si è tenuto presso il campetto dell'oratorio della chiesa San Mauro Abate.
  • 10 marzo 2013 - Maratona della legalità dedicata alla memoria di Andrea Nollino, Dario Scherillo, Attilio Romanò e Gianluca Cimminiello. Evento promosso dall'amministrazione comunale di Napoli con la collaborazione delle associazioni sportive di Libera Sport, della Nuova cooperazione organizzata di don Peppe Diana e della Fondazione Pol.i.s. Lungo l'itinerario sono stati allestiti dei gazebo con l'esposizione di foto e materiale informativo sulle vittime innocenti.
  • 26 giugno 2013Messa in suffragio presso la chiesa di San Mauro, a Casoria, concelebrata da don Tonino Palemse e don Mauro Zurro. 
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