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30 agosto 2020 - PAGANI. Un nuovo Centro d'ascolto è stato inaugurato e intitolato ad Antonio Esposito Ferraioli, cuoco e sindacalista ucciso dalla dalla camorra nel 1978. A 42 anni dal tragico omicidio la collettività di Pagani non dimentica un brav'uomo assassinato per aver difeso i diritti e la salute dei suoi colleghi. "Le emozioni di questi giorni sono sempre forti. Anche se passano gli anni non si affievoliscono e ci aiutano a non perdere il cammino". Le parole di Mario E.F., fratello di Antonio. 

Conosci la storia di Antonio Esposito Ferraioli? Approfondisci alla pagina dedicata a lui!

Inaugurazione Centro d'ascolto Tonino Esposito Ferraioli:

42 anni fa moriva Antonio Esposito Ferraioli, oggi la sua memoria è ancora più viva. "Tonino era un giovane che diceva tante cose attraverso il suo modo di vivere. Difendeva i tanti diritti e le tante famiglie attraverso la pratica quotidiana della legalità" dice suo fratello Mario che da anni racconta con orgoglio la storia di Antonio. Da oggi a lui è intitolato un Centro d'ascolto dove le persone potranno ricevere, tramite una consulenza gratuita, ogni tipo di assistenza. Da quella sanitaria a quella psicologica o legale, insomma, un ascolto a 360° per migliorare le vite dei concittadini. La sede è un plesso di sale adiacenti alla parrocchia di San Sisto II nonché promotore dell'evento in collaborazione con il Presidio Libera di Pagani che ha organizzato il tutto. 

L'inaugurazione è stata preceduta da una santa messa tenutasi alle ore 20:00 presso la Chiesetta di Montevergine e celebrata dal parroco don Giuseppe Pironti. A seguire, i presenti si sono ritrovati, nel pieno rispetto delle normative sulla sicurezza sanitaria anti-Covid19, presso la struttura visitata solo dopo la benedizione. Gli stessi ambienti che Antonio frequentava da giovane nei percorsi cristiani e come caposquadriglia degli scout. Le parole a lui dedicate durante la funzione: «Nessun uomo è un’isola, completo in se stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. Se anche solo una zolla venisse lavata via dal mare, l’Europa ne sarebbe diminuita, come se le mancasse un promontorio, come se venisse a mancare una dimora di amici tuoi, o la tua stessa casa. La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell’umanità. E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te» (fonte: pagina Fb del Presidio Libera Pagani).

Il programma continua con la proiezione del corto: "Tonino" e il confronto dei presenti con le diverse testimonianze di familiari delle vittime e referenti delle associazioni. 

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In memoria di Tonino, non solo "ascolto": 

Il Centro d'ascolto non è l'unica attività assistenziale promossa. Ebbene, l'appartamento è strutturato in modo da accogliere un vero e proprio emporio inaugurato lo scorso Natale. Al suo interno le persone che hanno fatto richiesta del pacco alimentare anziché ritirare la spesa preconfezionata dagli operatori possono selezionare i prodotti più adatti alle loro esigenze familiari mediante un punteggio assegnatogli. "Abbiamo tenuto conto che una famiglia con bambini ha abitudini alimentari diverse da una coppia di anziani e in questo modo tutti sono più contenti e si limitano gli sprechi. Io la definisco: una carità intelligente". Lo dichiara sempre Mario Esposito Ferraioli, responsabile e volontario della Caritas con la quale hanno creato questa splendida collaborazione sul territorio.

Le sue concludono la commemorazione con una riflessione nel ricordo del fratello: "la legalità è rischiare x gli altri, è coerenza di cuore, parole e azioni, è una battaglia per coraggiosi. Tonino non si è nascosto dietro ai tanti silenzi ma ha denunciato, non ha chinato la testa o fatto finta di non vedere. Tonino era un giovane coraggioso che c'insegna che: avere paura significa arrendersi. Alla fine del corto, torna all'appuntamento coi suoi assassini dicendo: «non ho paura». Una frase che vuole inspirare il coraggio da mettere in campo nelle scelte che facciamo tutti i giorni".
 
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SCAMPIA - Questa mattina è stata inaugurata e intitolata a Francesco Delle Corte un'area giochi nei pressi della stazione EAV. Un simbolo di riqualificazione del territorio voluto dall'amministrazione locale e dal Presidente EAV, Umberto De Gregorio, il quale aveva già annunciato un anno prima questo forte desiderio. Difatti l'evento sarebbe dovuto avvenire nei primi mesi del 2020 ma a seguito dello scoppio della pandemia, con le conseguenti restrizioni, la data per celebrare la memoria della vittima innocente della criminalità ha dovuto attendere fino ad oggi. Ti consigliamo di approfondire con la storia di Francesco Della Corte

 

Intitolazione "Area Giochi Francesco Della Corte"

È trascorso all'incirca un anno da quando fu presentato il progetto per la riqualificazione dell'area adiacente la stazione metropolitana di Scampia. Proprio in quei luoghi nel 2018 Francesco Della Corte fu brutalmente assalito da tre minori che, intenzionati ad estorcergli l'arma d'ordinanza, lo ferirono mortalmente. Un impegno che neanche il Covid-19 ha potuto ostacolare se non ritardandone l'inaugurazione. Stamane, vicini alla famiglia della guardia giurata, presenti i referenti delle Istituzioni:

  • Vincenzo De Luca, Presidente della Regione Campania;
  • Apostolos Papais, Presidente dell'8ª Municipalità di Napoli;
  • Umberto De Gregorio, Presidente dell'EAV Srl (Ente Autonomo Volturno).

La notizia dell'evento viene appresa mediante i social in quanto, la cerimonia di svelatura della targa è avvenuta tra pochi intimi, pertinente ai decreti sulla sicurezza sanitaria. Difatti, sulle pagine del governatore De Luca, sono state pubblicate foto dell'evento. Ecco quanto ha dichiarato:"una bella mattinata a Scampia: nella stazione Eav recuperata, la più bella stazione della linea metropolitana, abbiamo inaugurato l'area giochi per bambini dedicata a Francesco Della Corte, il vigilante ucciso due anni fa a pochi metri di distanza. Dopo la piazza, la stazione, oggi l'area giochi: prosegue l'opera di riqualificazione urbana della Regione Campania a Scampia".

"Un'esperienza importante". Dichiara Marta Della Corte, figlia di Francesco. "La targa è a due passi dal cancello dove mio padre ha vissuto gli ultimi momenti della sua vita. Cambiare significato a questo luogo mi rende felice. Da oggi non è più un luogo di morte ma diventa un posto gioioso dedicato ai bambini. Al contempo, la targa serva anche da monito affinché i passanti ricordino quanto accaduto. Di certo mio padre non meritava di morire in quel modo ma, di sicuro, nemmeno avrebbe mai immaginato che il suo nome fosse conosciuto da tutti diventando simbolo di giustizia e riqualificazione!"

Ti consigliamo di approfondire con la storia di Francesco Della Corte

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Secondigliano ha omaggiato Gianluca Cimminiello, 31enne vittima innocente della camorra, nella decima ricorrenza del suo assassinio. L'evento si è svolto presso l'Istituto comprensivo "Sauro-Errico-Pascoli" dove, oltre ai consueti interventi, è stato valorizzato il tronco di un albero tagliato nel cortile della scuola. L'opera, realizzata dall'artista Maria Cammarota, ripercorre la memoria di Gianluca la cui vita, spezzata dalla mano criminale, continua nelle sue radici e, con esse, a camminare con i suoi familiari, i suoi affetti, le persone che rappresentano la parte sana della nostra società. 

Oggi, odio e rabbia in Susy non esistono più. "Tutto questo grazie anche a voi presenti che mi siete stati vicino e grazie a persone come Don Luigi Ciotti che mi ha insegnato e indicato la strada giusta" dichiara la donna.
"Ho imparato che la Memoria è importante perché i giovani hanno bisogno di racconto, di chiarezza, di storia documentata. I nostri ragazzi hanno bisogno di sapere da che parte stare per vincere e dove invece si perde sempre, prima o poi.
Ho imparato che un percorso di memoria non è giusto e non serve se non si include nel progetto anche il colpevole.
Le radici siamo noi, i suoi familiari, i suoi amici e attraverso noi Gianluca continua a vivere".

"Essere qui oggi è importante perché non si deve dimenticare la morte innocente di un ragazzo della nostra terra pieno di vita, di passioni che voleva una vita normale - ha dichiarato il sindaco di Napoli Luigi de Magistris - ma siamo qui per stare vicino a Susy che in questi anni si è tanto impegnata per la giustizia e la verità".

2 febbraio 2010, il ricordo di Susy Cimminiello

"Quel giorno ero a casa che facevo li ultimi preparativi del mio matrimonio previsto per l'11 febbraio. Avevo un dolore alla spalla insopportabile così chiamai mia madre per un aiuto. Mi fece recapitare delle medicine che non conoscevo quindi la richiamai per consigli sull'uso. Lei era vaga e agitata e, quando le chiesi cosa avesse, mi disse di far andare mio marito dai carabinieri perché la fidanzata di Gianluca era in caserma". Poco dopo sopraggiunge anche la telefonata della sorella che mette al corrente Susy della notizia, vista dal nipote, di un morto fuori al centro di tatuaggi. "Presa dal panico, decisi di andare fuori all'attività di Gianluca. Il primo pensiero fu per il litigio del giorno prima". Ovvero, degli emissari del clan locale, si diressero da Gianluca per atti intimidatori ma, essendo il ragazzo esperto di arti marziali, furono prevalsi. "Nella folla non capivo nulla! Tra i tanti, incontrai gli amici di mio fratello ma, quando gli chiedevo dove fosse mio fratello, come risposta ottenevo solo pianti. infine la consapevolezza:- ma è Gianluca l'uomo a terra?- uno di loro affermò il mio timore, per me fu' il gelo".

Fin dal primo momento Susy e la famiglia, così come la fidanzata di Gianluca, hanno collaborato con le forze dell'ordine. "Raccontammo tutto quello che era successo nei giorni precedenti, non ci saremmo mai aspettati potessero arrivare a tanto. Avevamo paura è vero, ma per amore ho imparato a gestire la paura e a non farmi frenare. Mio fratello era un bravo ragazzo ucciso dalla camorra e io ero disposta a morire per lui affinché ottenesse giustizia".

La trasformazione del dolore

Si sente fortunata Susy ad aver conosciuto le realtà associative come Libera contro le mafie e altri familiari di vittime innocenti. Nel tempo l'han portata in scuole, manifestazioni, carceri, per raccontare la sua storia. "Questo percorso mi ha aiutato tanto a maturare il dolore. Fin dall'inizio ero piena di rabbia per l'ingiustizia ricevuta, poi, quando a due mesi dall'accaduto fu' arrestato il killer di Gianluca e iniziò il processo, ero lì in aula che lo osservavo. Era un uomo come noi. Nessun segno che potesse far intuire di essere una persona che ammazza per soldi. Così mi chiesi:- cosa mai può essere successo nella sua vita per fargli prendere questa strada?- Le tante ipotesi mi fecero man mano allontanare dalla mia rabbia e avvicinarmi alla voglia di fare qualcosa per il territorio affinché nessun altro abbia quelle mancanze che lo spingano a scegliere la strada della violenza anziché quella del lavoro onesto. Ad oggi, Susy ricopre il ruolo di Assessore della seconda Municipalità e lotta anche per i "carnefici". "Se la nostra società diventa un posto migliore, queste storie non si ripeteranno. Inoltre, il più grande gesto di rivalsa verso chi ti ferisce, è quello di sostituire le parole di odio con parole d'amore. Siamo tutti parte dello stesso mondo, tutti abbiamo fatto scelte che possono sempre cambiare finché si è vivi. Se questo mio messaggio porterà a riflettere queste persone, a capire che esiste anche una giustizia riparativa".

 

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