Visualizza articoli per tag: luglio

%PM, %18 %591 %2020 %13:%Lug

Angelo Riccardo

Angelo Riccardo, 21 anni

Il 21 luglio 1991 Angelo Riccardo era in auto con quattro amici: i fratelli Massimiliano e Bruno Cirillo, Ciro Tettone e Giovanni Alfiero. I giovani erano diretti alla Sala per la funzione religiosa dominicale della congrega dei testimoni di Geova a cui appartengono. Mentre Angelo è alla guida della sua "Renault 9" percorrendo via Roma, a San Cipriano d'Aversa, una seconda auto con almeno tre uomini si accostò ai ragazzi. Sembrò un semplice sorpasso, invece, in pochi attimi i ragazzi si videro trivellare di colpi. Angelo Riccardo venne colpito mortalmente al volto da 3 proiettili. Tra i ragazzi nel veicolo solo uno di loro fu ferito di striscio alla nuca mentre altri due proiettili vaganti colpirono due automobilisti di passaggio.
 
L'agguato ebbe tutte le sembianze di un regolamento di conti ma, come fu rapidamente appurato dai Carabinieri, il commando camorristico commise uno scambio di persona. Angelo Riccardo, semplice muratore incensurato, fu assassinato perché aveva l'auto simile a quella del vero obiettivo. L'episodio ebbe grande risonanza sul territorio spingendo la gente per bene del paesino, uniti a quelli di Casal di Principe (CE), tra cui don Peppe Diana, ad attuare manifestazioni contro la camorra. Nella tarda serata dello stesso giorno, perse la vita anche l'undicenne Fabio De Pandi, ucciso nel Rione Traiano da un proiettile vagante.
 
 

Storico giuridico

  • Per l'omicidio di Angelo Riccardo, è stato condannato all'ergastolo: Luigi Venosa, ritenuto l'esecutore materiale del delitto. 

 

#Memoria: eventi e intitolazioni per Angelo Riccardo

  • NR - Intitolata la biblioteca comunale di Succivo (CE).
  • NR - Intitolata una piazzetta nel Comune di San Cipriano d'Aversa (CE). 
  • 19 aprile 2012 - La storia di Angelo Riccardo è raccontata nel libro :  "L'impero", di Luigi Di Fiore. Editore Rizzoli.
  • 31 maggio 2013  - La storia di Angelo Riccardo è raccontata nel libro: "Dizionario enciclopedico delle Mafie in Italia". Curatore C. Camarca, Edito Castelvecchi.
  • 30 novembre 2018 - La storia di Fabio è raccontata nel libro: "La sedia vuota" di Raffaele Sardo. Edizioni Iod e promosso dalla Fondazione Polis.
Pubblicato in Storie
%PM, %16 %630 %2020 %14:%Lug

Fabio De Pandi

Fabio De Pandi, 11 anni

Il 21 luglio 1991 Fabio De Pandi trascorse la domenica con la famiglia a casa di amici nel Rione Traiano, a Soccavo (quartiere di Napoli). Quando fu ora di rincasare era ormai sera inoltrata. Giunsero alla loro auto, mentre, poco lontano arrivò una "alfa 164" con tre persone a bordo che di lì a poco iniziarono a sparare. Alle spalle della vettura della famiglia De Pandi vi era una bancarella di sigarette di contrabbando verso cui erano rivolte le pallottole esplose. Questi ultimi si diedero alla fuga, mentre, un proiettile vagante colpì il piccolo Fabio trapassandogli il braccio e conficcandosi nel torace. Salendo velocemente in auto per darsi alla fuga, Fabio pronunciò le parole: «mamma, mi fa male il braccio». I genitori videro il sangue sulla camicia e capendone subito la gravita, iniziò la corsa verso l'ospedale. Purtroppo la pallottola aveva leso gli organi vitali interni, Fabio De Pandi si spense prima di poter ricevere soccorsi.
 
Fabio De Pandi è morto a soli 11 perché i clan camorristici erano, e sono, in conflitto sul dominio del business della droga. In seguito alle dichiarazioni del boss del Rione Traiano si saprà che quella sparatoria sarebbe dovuta essere solo una "avvertenza" e non un vero e proprio agguato verso i detentori della bancarella per una partita di droga non ancora pagata. Nello stesso giorno, fu assassinato anche Angelo Riccardo, 21 enne di San Cipriano d'Aversa (CE), vittima di uno scambio di persona.

Storico giuridico

  • A pochi giorni dall'accaduto, la polizia riconosce Amedeo Rey come l'uomo che sedeva di fianco all'autista. In seguito, i mandanti e il commando dell'agguato sono stati tutti condannati. Ad Amedeo Rey, appartenente al clan Puccinelli, è stata riconosciuta la responsabilità per l'omicidio di Fabio.
  • Nel 2003 viene confermata la pena all'ergastolo per Amedeo Rey riconosciuto responsabile della morte del piccolo Fabio De Pandi. L'11 dicembre 2015 l'assassino si è tolto la vita impiccandosi nel carcere di Parma.

 

Il ricordo di Gaetano De Pandi, padre di Fabio

"Quella sera ero con la mia famiglia. Passammo la domenica a casa di un mio caro amico d'infanzia, poi, fatta sera, lo salutammo per rincasare. Era quasi mezzanotte quando passò un'auto nella zona alberata, non ci badai, era molto distante da noi. Poi, spararono nella nostra direzione. Dietro di noi c'era una bancarella di sigarette di contrabbando e noi ci trovammo nel mezzo. Salimmo rapidamente sulla nostra auto. Fabio disse che gli faceva male il braccio, poi vedemmo il sangue. Solo dopo ci accorgemmo che il proiettile gli aveva trapassato il braccio entrando nel torace. Corremmo in ospedale. Durante il tragitto mi accorsi che mio figlio non si lamentava più. Intuì che fosse finito ma non lo accettai e continuai la corsa sperando che si potesse ancora salvare".

"Sono nato e cresciuto nei quartieri spagnoli, conoscevo certe dinamiche e come evitare di restare coinvolto nella guerra tra i clan che vi era in quel periodo. Proteggevo mio figlio rinunciando alle uscite, a passeggiate per il quartiere. Una premura che non è servita".

"In seguito, tramite il mio avvocato conobbi la Fondazione Polis, altri familiari come me e il mondo delle vittime innocenti della criminalità. Con loro iniziai a raccontare la storia di mio figlio nelle scuole anche se, questo episodio ha lasciato un solco profondo dentro di me. Da allora, non amo allontanarmi troppo da casa il ché mi impedisce di essere particolarmente presente a tutte le manifestazioni".

"Ricordo in particolare di quando, con una classe, sorrisi raccontando che l'assassino di mio figlio si fosse suicidato in carcere. Un ragazzino me lo fece notare pensando che ne fossi felice e mi chiese il perché. Fu allora che realizzai che il desiderio di vendetta cambia nel tempo".

All'inizio vorresti dare sfogo alla tua rabbia, poi, capisci che la miglior "vendetta" si chiama giustizia. Cosa che chi ha ucciso mio figlio non è riuscito a sopportare preferendo togliersi la vita.

#Memoria: Eventi e luoghi intitolati a Fabio De Pandi

  • 9 aprile 2011 - intitolato il Premio della "Corrinapoli" riservato alle scuole. Un circuito podistico con partenza-arrivo a Piazze Plebiscito, Napoli.
  • N.R. - Dedicato un laboratorio dell'I.C. D'Aosta-Scura di Napoli.
  • 29 febbraio 2012 - La storia di Fabio è raccontata nello spettacolo teatrale: "Dieci storie proprio così", regia e drammaturgia di Emanuela Giordano.
  • 31 maggio 2013  - La storia di Angelo Riccardo è raccontata nel libro: "Dizionario enciclopedico delle Mafie in Italia". Curatore C. Camarca, Edito Castelvecchi.
  • 30 gennaio 2014 – Presentazione del Presidio Libera a Chiaia presso il PAN (Palazzo delle arti di Napoli) intitolato a Fabio De Pandi e Maurizio Estate.
  • 21 luglio 2015 - Presentato il dossier: "La strage degli innocenti" dedicato a Fabio e a tutti i bambini uccisi dalla criminalità in Campania. Evento promosso dalla Fondazione Polis in occasione del 24° anniversario dell'omicidio di Fabio De Pandi. La commemorazione continua con una Santa Messa, celebrata da don Tonino Palmese, presso la Chiesa di via Santa Lucia.
  • 8 giugno 2018 - Intitolata l'aula "Atelier creativo" dell'istituto "Baracca – Vittorio Emanuele II" ai Quartieri Spagnoli di Napoli. Nella scuola che frequentava Fabio De Pandi ora vi è una targa sui cui è incisa la frase: «Piccolo Principe' senza più sogni».
  • 26 luglio 2018 - La storia di Fabio è menzionata nel libro: "La guerra di Dario. Vivere e morire a Napoli" di Paolo Miggiano. Argot Edizioni.
  • 30 novembre 2018 - La storia di Fabio è raccontata nel libro: "La sedia vuota" di Raffaele Sardo. Edizioni Iod e promosso dalla Fondazione Polis.
 
Pubblicato in Storie

11.07.2020 - OTTAVIANO (NA) - In occasione del 72° compleanno di Domenico Beneventano, medico e Consigliere di Ottaviano ucciso barbaramente dalla camorra nel 1980, la Fondazione Mimmo Beneventano ha riunito presso le sale del Palazzo Mediceo le testimonianze di chi combatte quotidianamente contro le ingiustizie subite dalle mafie. Un convegno realizzato per celebrare il sacrificio e la memoria di un uomo la cui vita continua attraverso le sue ideologie.

Per approfondire, leggi la storia di Domenico "Mimmo" Beneventano. 

Buon compleanno Mimmo Beneventano. L'evento:

Alle ore 10:30, presso la sala dedicata a Gaetano Montanino, vittima innocente della camorra, è iniziato il convegno nel pieno rispetto delle normative di sicurezza sanitaria anti-covid-19. Molte le rappresentanze presenti, le Istituzioni con una rappresentanza delle forze dell'ordine, i referenti dell'Associazione Libera e del Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità con al seguito i familiari delle vittime innocenti. Modera la giornalista Amalia De Simone

Prende la parola Luca Capasso, Sindaco di Ottaviano, per i consueti saluti istituzionali:"le mafie non sono sconfitte ed è per questo che sono da elogiare le iniziative nelle scuole, come quelle fatte egregiamente dalla Fondazione Mimmo Beneventano, che insegnano ai nostri figli la legalità". Parole importanti alle quali si aggancia Rosalba Beneventano sorella di Domenico e Presidente della Fondazione a lui intitolata. "Oggi Mimmo avrebbe compiuto 72 anni", introduce la donna ricordando il fratello. Un medico buono, generoso e con una forte etica umana. Come Consigliere comunale lottò con coraggio denunciando le figure politiche corrotte e colluse con la camorra locale. "Festeggiare così è un modo per concretizzare la memoria e l'impegno. Oggi le mafie sembrano invisibili nonostante influenzino ancora l'economia territoriale. Sembra non sia più una priorità per le politiche locali". Dopo le sue parole, e i ringraziamenti per le tante persone presenti, l'evento continua con gli interventi di:

  • Avv. Ciro Sesto, Presidente del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Nola. L'uomo, originario di Ottaviano, nel ricordare il riscatto cittadino avvenuto in seguito al "sacrificio" di Beneventano, lancia il suo messaggio: «Noi abbiamo bisogno di eroi, simboli, che ci ispirino nella battaglia contro le mafie e Mimmo Beneventano è uno di questi!»
  • Avv. Rosario Scognamiglio, Presidente dell'Associazione per L'educazione Civica Continua;
  • Prof.ssa Anna Fornaro, Dirigente scolastico dell' I.C. Mimmo Beneventano di Ottaviano;
  • Dott.ssa Mariateresa Imparato, Presidente di Legambiente Campania;
  • Avv. Leandro Limoccia, Presidente del Collegamento Campano contro le camorre per la legalità e la non violenza "G. Franciosi" ONLUS;

Per approfondire, leggi la storia di Domenico "Mimmo" Beneventano. 

Testimoni di giustizia, sull'orma di Beneventano, una vita di denunce e rinunce

La seconda parte degli interventi vede un percorso introspettivo nelle dinamiche politiche-imprenditoriali. Quasi sembra di poter sentire rivivere le angosce del medico ottavianese lasciato solo dallo Stato nella sua lotta alla corruzione. Sono le testimonianze di imprenditori meridionali che hanno avuto il coraggio di denunciare e di non fuggire come prevede il programma di protezione testimoni. Le loro storie, avvenute in luoghi e periodi diversi, sono accomunate dal dolore della rinuncia perché: "lo Stato non è preparato a sostenere gli imprenditori onesti", dice uno di loro. 

L'avvocato Scognamiglio li introduce chiamandoli campioni. Persone che, spinte dal loro forte senso civico, hanno devoluto le loro vite al riscatto della condizione legislativa a favore di chi decide di denunciare. Hanno condiviso la loro esperienza e i loro successi: 

  • On. Piera Aiello, Componente della commissione di Giustizia e della commissione parlamentare antimafia;
  • Pino Masciari, imprenditore calabrese;
  • Ignazio Cutrò, imprenditore siciliano. 

"Ciò di cui ha bisogno un testimone di giustizia è che vengano tutelati i suoi diritti mentre viene accompagnato nell'iter burocratico - dichiara Aiello - invece, le leggi attuali sono tali che ai testimoni viene tolto tutto, dalla libertà di parola all'identità. Nelle scuole dico sempre: «denunciare è un dovere morale e civile ma sappiate che le istituzioni non vi tutelano»". Ancora più dure sono le parole di Masciari che, ricordando la legge 101 della Costituzione italiana, incita i presenti: "Che prezzo dobbiamo pagare per essere cittadini onesti? Non ci sarebbe bisogno di persone che facciano commemorazione delle vittime di mafie se i cittadini unitamente si ribellassero ad esse. Lo Stato siamo noi, svegliamoci!".

Un impegno che si rinnoverà a partire da settembre quando i testimoni di giustizia faranno un tour d'Italia per far sentire le loro voci, le storie, la testimonianza dell'italiano onesto

Il convegno si è concluso con un rinfresco presso la sala "Domenico Beneventano" per poi ridarsi appuntamento nel pomeriggio, a partire dalle 16:00, presso il Centro di Educazione alla Sostenibilità del PNV. 

Per approfondire, leggi la storia di Domenico "Mimmo" Beneventano. 

Pubblicato in Eventi
%AM, %08 %477 %2020 %10:%Lug

Raffaele Granata

Raffaele Granata, 70 anni

La mattina dell'11 luglio 2008 Raffaele Granata era nel suo stabilimento balneare "La Fiorente", a Marina di Varcaturo (NA), come tutte le mattine. L'uomo era orgoglioso della sua attività e, nonostante l'età, continuava a prendersene cura. Pressoché le 8:00, arrivarono in moto un commando della camorra casalese. Il vero obiettivo del raid era il figlio di Raffaele, il quale non era ancora arrivato. Così, i killer decisero all'istante di cambiare bersaglio. Riconobbero l'uomo che, nel 1992, denunciò le estorsioni determinando l'arresto dei taglieggiatori. Colsero l'occasione per vendicarsi oltre a dare un messaggio di forza contro quegli imprenditori locali che volevano seguire l'orma di ribellione e di denuncia dell'imprenditore napoletano. Raffaele fu assassinato in una stanzetta adiacente lo stabilimento incuranti della gente che iniziarono ad affollare il lido.

Storico giuridico

  • Nel processo della seconda sezione della Corte di Assise, presieduto da Maria Alaia latere Orazio Rossisono, vede come imputati: Giovanni Letizia e altri componenti della batteria di fuoco dei Setoliani.
  • 22 febbraio 2013 - La Corte d'assise di Santa Maria Capua Vetere conclude il processo emettendo le seguenti condanne:
    - Ergastolo per: Giuseppe Setola, Alessandro Cirillo, Giovanni Letizia e Carlo Di Raffaele.
    - 28 anni di reclusione a Ferdinando Russo;
    - 5 anni a Loran John Perham, ritenuto l'autista del commando;
    - 12 anni a Oreste Spagnuolo, divenuto collaboratore di giustizia le cui dichiarazioni sono state determinanti per smantellare il gruppo Setola.
  • 26 giugno 2014 - La Corte di Assise del Tribunale di Napoli di S. Maria Capua Vetere conferma tutte le condanne tranne che per l'autista del commando, Loran John Perham, al quale attribuiscono 18 anni per concorso nell'omicidio.
  • Quest'ultimo processo d'appello, ai danni di Loran Perham, l'uomo che aprì i cancelli del parcheggio dove trovarono rifugio i killer, è attualmente in attesa.

 

Il ricordo di Giuseppe Granata, figlio di Raffaele

"Quella mattina ricevetti una telefona da mio cognato che, quando avvenne l'attentato, si trovava di fianco allo stabilimento e sentii tutto. Corsi al lido ricongiungendomi alla mia famiglia e trovando davanti a me lo scenario di quanto era successo. In un'ora fummo raggiunti dai carabinieri che ci condussero con loro in caserma. Fin da subito indirizzammo le indagini sul movente dato che, qualche giorno prima, avevamo respinto una richiesta estorsiva".

"Non era la prima volta che il racket bussava alle nostre porte. La camorra è una piaga del nostro territorio e per gli imprenditori. Purtroppo, quest'ultima volta sottovalutammo gli emissari. Pensavamo fossero cani sciolti venuti da fuori e non li andammo a denunciare come facemmo in precedenza. Proprio per questo, i killer non esitarono a punire mio padre per i nostri rifiuti e per vendicarsi di quanto avvenuto anni addietro. Di certo la denuncia fatta nel 1992 fu una concausa a renderlo bersaglio dei casalesi".

"In seguito venni a conoscenza del mondo delle vittime innocenti. Purtroppo ne siamo entrati a far parte per un triste episodio ma sono contento di aver conosciuto così tante brave persone. Nel tempo l'impegno sociale non mi è mancato fino ad entrar a far parte del Comitato Scientifico della Fondazione Polis della Regione Campania. Inoltre, come famiglia svolgiamo attività di memoria nelle scuole del territorio o nelle attività intitolate a mio padre".

La principale dimostrazione di riscatto è l'aver continuato e implementato l'attività di mio padre. Abbiamo dimostrato che lo Stato vince sempre e la camorra non ci ha spezzato.

#Memoria: Eventi e luoghi intitolati a Raffaele Granata

  • Novembre 2008 - La storia di Raffaele Granata è menzionata nel libro: "L'Italia del pizzo e delle mazzette" di Bruno de Stefano. Editore Newton Compton Editori.
  • 19 febbraio 2009 - L'ISIS di Casalnuovo sceglie Raffaele Granata all'interno del progetto "adotta una vittima" promosso dall'Associazione Libera.
  • 10 settembre 2010 - La storia di Raffaele Granata è menzionata nel libro: "L'impero" di Luigi di Fiore. Editore Rizzoli.
  • 12 settembre 2010 - 1° Memorial ciclistico "Raffaele Granata, pedalando per la legalità", a Calvizzano (NA). Circa 60 ciclisti, dai 7 ai 12 anni, hanno gareggiato lungo un circuito cittadino di 900 metri, ripetuto più volte. L'evento è stato organizzato dall’assessore allo sport, Pasquale Napolano, in collaborazione con il team ciclistico Balzano.
  • 5 aprile 2012 - Cerimonia di inaugurazione della strada Raffaele Granata. La strada attraversa il territorio di quattro Comuni congiungendo da via Falcone di Marano di Napoli alla Circumvallazione esterna di Villaricca.
  • 11 luglio 2014 - Giornata commemorativa presso la sala consiliare del Comune di Castel Volturno. Intervenuti all'evento: il Sindaco Dimitri Russo, Luigi Ferrucci, Presidente FAI Castel Volturno, Tano Grasso, Presidente Onorario FAI, Cesare Sirignano, magistrato della DDA di Napoli, Carmela Pagano, Prefetto di Caserta e Santi Giuffé, commissario Straordinario del Governo per il coordinamento antiracket e antiusura.
  • 11 luglio 2015 - Commemorazione presso la sede FAI di Castel Volturno. Presenti i referenti delle associazioni e i familiari delle vittime innocenti.
  • 11 luglio 2016 - Evento di commemorazione organizzato dalla FAI di Castel Volturno. Presenti diversi referenti tra le associazioni e i familiari delle vittime innocenti.
  • 11 Luglio 2017 - Evento alla memoria dal titolo:"Sempre il mare, uomo libero, amerai", presso il lido “La Fiorente” in Marina di Varcaturo. L'evento rientra nella decima edizione del festival dell'impegno civile "Le terre di don Peppe Diana" realizzato sui beni confiscati alla criminalità organizzata.
  • 11 luglio 2018 - Commemorazione presso il Lido "La Fiorente", a Castel Volturno. Evento organizzato dalla FAI, Libera e il Comitato Don Peppe Diana. Intervenuti diversi referenti della FAI.
Pubblicato in Storie
%AM, %08 %407 %2020 %08:%Lug

Nicola Nappo

Nicola Nappo, 23 anni

La sera del 9 luglio 2009, Nicola Nappo era seduto su una panchina in Piazza de Marinis, a Poggiomarino (NA), in compagnia di un'amica. Mentre i due parlavano tranquillamente, si avvicinarono 2 uomini camuffati con delle barbe finte che esplosero 7 colpi di pistola. Tutti diretti al torace e al volto di Nicola. Inutili i soccorsi, il ragazzo muore sotto gli occhi dell'amica, la quale, resta ferita alla gamba da un proiettile rimbalzato che le viene estratto poco dopo presso l'ospedale di Scafati.

Fin da subito fu dichiarata l'estraneità di Nicola al mondo della criminalità. Il giovane lavorava come fabbro ed era incensurato. A breve, la dichiarazione del collaboratore di giustizia, Carmine Amoruso, 27enne del clan Giugliano, confermò la teoria affermando: «Nicola Nappo fu ucciso al posto mio». Lo scambio di persona avvenne perché la ragazza in compagnia con Nicola era la ex fidanzata di Amoruso. In seguito si scoprì che la condanna a morte, nei confronti di quest'ultimo, era per punire una lite avuta tra Amoruso e Sebastiano Sorrentino, figlio del boss.

Storico giuridico

  • 5 novembre 2012 - Il Gup Ludovica Mancini, su richiesta del pm Gianfranco Scarfò, notificarono un'ordinanza di custodia cautelare per Antonio Cesarano, 32 anni, affiliato al clan Sorrentino o dei "Campagnoli", boss nella zona di Scafati. Incastrato dalle dichiarazioni del pentito e per detenzione di armi.
  • 22 gennaio 2014 - Si conclude il processo con rito abbreviato. Il gup Carola condanna all'ergastolo Antonio Cesarano, considerato il mandante dell'omicidio. Assolto, invece, l'imputato Giovanni Battista Matrone.
  • Settembre 2015 - La Corte di Assise d'Appello di Napoli confermato l'ergastolo inflitto a Cesarano, mandante dell'omicidio di Nicola.
  • Dicembre 2016 - la Corte Suprema di Cassazione si pronuncia con annullamento e rinvio. Annulla la sentenza impugnata e rinvia per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte di assise di appello di Napoli.

 

#Memoria: Eventi e luoghi intitolati a Nicola Nappo

  • 2013 - Inaugurato e intitolazione del Presidio Libera di Scafati.
  • 2016 - La storia di Nicola è nel libro:"Napoli - Storie sbagliate" di Tonino Scala. Presentato presso il cineteatro Minerva di Boscoreale.
  • 16 febbraio 2017 - Concorso artistico-letterario dal titolo: “fiori di memoria, colori d’impegno”, in cui gli alunni creano progetti di legalità partendo dalla storia di Nicola.
  • 10 luglio 2017 - apposizione di una targa in ricordo di Nicola Nappo presso l’aiuola di via XXV Aprile, Poggiomarino.
  • 12 luglio 2017 – Triangolare di calcio presso il campetto dalla parrocchia San Francesco di Paola a Scafati, con squadre formate da giovani di Poggiomarino e di Scafat.
  • 6 novembre 2018 - Intitolazione del terre confiscate a Scafati ribattezzate "fondo agricolo Nicola Nappo". 

 

Fondo Agricolo "Nicola Nappo"

Il Fondo Agricolo Nicola Nappo è il bene confiscato a vocazione agricola più grande dell’agro nocerino sarnese. Dall’agosto del 2018 è affidato alla A.T.S. (associazione temporanea di scopo) Terra Vi.Va.
Sito in via Nuova San Marzano, 394, Scafati (NA). 

Si tratta di un esperimento diffuso in molte località europee, non sempre inserite in percorsi di riuso sociale di beni confiscati, e che riguardano porzioni di terreni di proprietà pubblica. Gli orti hanno una serie di funzioni molto importanti per le città in cui vengono realizzati.

  • Sono uno strumento per combattere l’esclusione sociale e favorire pratiche aggregative, riescono ad essere un antidoto alla solitudine agli agglomerati di cemento urbano, senza contare che fanno bene alle tasche dei cittadini perché permettono di spendere meno grazie ad una filiera agroalimentare corta.
  • Tutela della biodiversità agricola, riduzione della produzione di rifiuti, portare a tavola prodotti sani e senza pesticidi sono gli ingredienti per immaginare un futuro più sostenibile e a misura d’uomo.
  • Al Fondo Agricolo Nicola Nappo combattiamo le mafie anche prendendoci cura del pianeta.
  • Gli orti disponibili sono circa 70 al momento, della dimensione di circa 50mq ciascuno.

Vuoi saperne di piu? Visita il sito:
www.fondonappo.it

Pubblicato in Storie
%PM, %02 %696 %2017 %15:%Mar

Alberto Vallefuoco

Alberto Vallefuoco, 24 anni

Nell'estate del '98, Alberto Vallefuoco iniziò un tirocinio presso il pastificio "Russo", a Pomigliano d'Arco (NA). Il 20 luglio, il ragazzo, in compagnia dei suoi due colleghi Salvatore De Falco e Rosario Flaminio, decisero di andarsi a prendere un caffè approfittando della pausa pranzo. Fatte le 14:00 fu ora di rientrare al pastificio. Alberto e Rosario furono i primi a uscire dal bar seguiti da Salvatore. Di lì a poco giunse una "Lancia" con quattro uomini con volti coperti che impugnavano kalashnikov e revolver. Questi si accostarono alla "Y10"grigia di Salvatore sulla quale si apprestavano a salire i ragazzi e, senza scendere dall'auto, sporsero le armi dal finestrino sparando circa 40 colpi all'impazzata. Alberto e Rosario caddero subito. Salvatore provò a mettersi al riparo ma fu rapidamente raggiunto dai proiettili esplosi, uno dei quali ferì di striscio il polpaccio della cassiera del bar "Chalet Manila".
 
I Carabinieri e la Polizia constatarono la completa estraneità dei ragazzi agli ambienti criminali. Non servì molto a capire che i tre giovani furono vittime di uno scambio di persona nonostante la camorra provò in tutti i modi ad infangare i loro nomi. Solo qualche più tardi le dichiarazioni di un pentito chiarirono la sconcertante verità:
-Al pastificio Russo, che fino ad allora pagava il pizzo a un clan, si presentarono esponenti di un clan emergente per riscattare la tangente. I titolari si rivolsero al clan di appartenenza per sistemare la cosa anziché denunciare i suoi estorsori alla polizia. Ai killer fu riferito che la cosca rivale era composta da 3 persone che, a bordo di una Y10 grigia, molestavano gli imprenditori su via "Nazionale delle Puglie"-.
Purtroppo, le coincidenze per la tipologia di auto e l'essersi fermati proprio in un bar sulla via segnalata, decretò la morte dei tre bravi ragazzi.
 

Storico giuridico

  • Le indagini preliminari subirono molti depistaggi. La camorra era intenzionata a coprire il suo errore gettando fango sui tre nomi facendo arrivare segnalazioni fasulle come: i tre avevano violentato una ragazza, erano insospettabili per lavori di spaccio e riciclaggio di partite di droga, uno dei tre era l'amante della moglie di un camorrista, etc. Una dopo l'altra, venivano smentite semplicemente dalla mancanza di prove alimentando sempre più la tesi dello "scambio di persona".
  • Quando Carmine Franzese inizia a collaborare con la giustizia fornì nomi, movente e dinamica sull'esecuzione dei tre ragazzi. Dalle sue dichiarazioni vennero emesse le seguenti sentenze:
    - Condannati all'ergastolo: Modestino Cirella, Giovanni Musone, Pasquale Cirillo, Pasquale Pelliccia e Cuono Piccolo come mandanti ed esecutori.
    - Condanna di 22 anni di reclusione a Carmine Franzese con l'attenuante della collaborazione.

 

Il ricordo di Bruno Vallefuoco, padre di Alberto

"Quando quel pomeriggio arrivarono i poliziotti delle DDA di Napoli a casa nostra, io ero uscito da poco. Una settimana dopo Alberto avrebbe compiuto 24 anni ed ero uscito per andare a comprargli il regalo. Ricevetti una telefonata da mia figlia che mi chiedeva di rientrare perché dei poliziotti mi cercavano per parlare di Alberto. Quando fui da loro mi dissero che c'era stata una sparatoria, che Alberto era ferito e mi avrebbero accompagnato in ospedale. Arrivarono a pomeriggio inoltrato. Ci misero un po' a trovarci perché avevamo cambiato casa da poco e sui documenti di Alberto non era ancora aggiornato l'indirizzo. I carabinieri di Mugnano, che nel frattempo erano stati allertati, conoscevano Alberto e, non solo aiutarono gli ufficiali a rintracciarci ma, furono tra i primi ad affermare l'estraneità di mio figlio e i colleghi agli ambienti criminali".

"Anziché andare in ospedale ci fermammo al commissariato di Acerra. Solo lì capì che era successo qualcosa di grave. Mi dissero di aspettare il Magistrato per essere interrogato anche se ciò non avvenne. Si accorsero subito che doveva trattarsi di uno scambio di persona. Intanto sentii al telefono uno dei miei fratelli, il quale, aveva appreso dai notiziari l'accaduto in cui definivano “pregiudicati” i tre ragazzi coinvolti. Fu un momento di forte tensione. Così, quegli stessi poliziotti iniziarono a spiegarci quanto accaduto. In quel momento si avvicinò il Commissario di Acerra che indelicatamente si rivolse a noi dicendo:«e come l'anne cumbinat 'e figli vostri!». Un'espressione che non dimenticherò mai, mi sentii cadere il mondo addosso".

"Fin da subito ho devoluto le mie energie in cerca della verità e della giustizia per mio figlio e i suoi amici. Poi però, quando finalmente arrivò la sentenza così tanto attesa e desiderata, quel vuoto rimasto dentro tornò. Da ragazzo ho sempre fatto attività sociale pensando che è nostro compito contribuire a migliorare le cose. Così, pensai che aldilà della giustizia bisognasse dare un significato alla morte di Alberto. Non poteva essere senza senso, solo perché qualcuno aveva sbagliato bersaglio. In questo cammino incontrai l'Associazione Libera. Con loro capii che si poteva convivere con il dolore e, soprattutto, trasformare la rabbia in testimonianza e impegno sociale. Testimonianza che ho portato nelle scuole, nelle carceri, da quelle minorili a quelle di massima sicurezza. Un percorso che mi ha fatto consapevolizzare quanto l'ambiente in cui viviamo influenzi le scelte di ognuno di noi. Proprio per questo continuerò ad assumermi la responsabilità di migliorare la società in cui viviamo affinché non sia un terreno fertile per la criminalità".

Come un colibrì contribuisce con una goccia d'acqua a spegnere un incendio, così ognuno di noi può contribuire assumendosi la responsabilità di rendere la società un posto migliore.

#Memoria: Eventi, menzioni & luoghi intitolati ad Alberto Vallefuoco

  • 29 febbraio 2008 – Intitolazione dello stadio comunale di Mugnano (NA). Presenti referenti delle Istituzioni locali, scolastiche e associative. Lo stadio è gestito dalla "Munianum spa" vincitori del bando per la gestione. La cerimonia è stata preceduta da un triangolare di calcio concludendosi con il conferimento di tre targhe una delle quali donata alla famiglia Vallefuoco.
  • 5 gennaio 20121° Memorial Alberto Vallefuoco. Torneo calcistico con 9 squadre del sud Italia della categoria pulcini. I vincitori hanno ricevuto in premio la maglia con lo slogan “la camorra non vale niente”. La manifestazione si è svolta presso lo stadio intitolato ad Alberto ed è stata patrocinata dall'Associazione Libera e dalla Fondazione Polis.
  • 2012 - Nasce la Cooperativa impresa Sociale A.R.S. in seno all'Associazione Libera. Nel 2015 vince il bando per la gestione di una terra confiscata alla camorra nel Comune di Casalnuovo (NA). 
  • 2012 - La storia viene menzionata nel libro: "I bambini osservano le giostre dei grandi" di Giuseppe Marotta. Editore Mauri Spagnol.
  • 29 febbraio 2012 – La storia di Alberto, Salvatore e Rosario è raccontata nello spettacolo teatrale:"Dieci storie proprio così", regia e drammaturgia di Emanuela Giordano.
  • 4 gennaio 2013 - 2° Memorial Alberto Vallefuoco. Manifestazione sportiva presso lo Stadio "Alberto Vallefuoco" di Mugnano. L'evento è organizzato dal Comune di Mugnano di Napoli in collaborazione con l'Associazione Libera e la Fondazione Polis della Regione Campania.
  • 2 maggio 2013 - La storia viene menzionata nel libro: "Italia giallo e nera" di Sabrina Ramacci ed Emanuele Boccianti. Newton Compton Editori.
  • 26 giugno 2014 – La storia viene menzionata nel libro: "I Boss della Camorra" di Bruno de Stefano. Newton Compton Editori.
  • 30 ottobre 2015 - Inaugurazione del Presidio Libera di Castellammare di Stabia (NA) "Alberto Vallefuoco, Salvatore De Falco e Rosario Flaminio".
  • 29 aprile 2016 – Inaugurazione di un murales realizzato su una parete esterna del liceo classico "Publio Virgilio Marone" a Meta di Sorrento (NA). L'opera raffigura, da destra a sinistra: Giancarlo Siani, Antonio Esposito Ferraioli, Alberto Vallefuoco e Peppino Impastato.
  • N.R. - Dedicata ad alberto la sezione dell'anagrafe del Comune di Casalnuovo (NA).
  • N.R. - Intitolata una strada a Pomigliano d'Arco (NA).
  • 4 febbraio 2017 - Giornata in memoria di Alberto, Salvatore e Rosario. Evento organizzato dalla "Lions Club Pomigliano d'Arco" all'interno del progetto di cittadinanza attiva presso la biblioteca dell'ITI "Bersanti".
  • 14 marzo 2018 – Intitolazione della biblioteca dell'infanzia del 2° Circolo didattico "Siani" di Mugnano (NA).
  • 17 aprile 2018 – intitolata la scuola materna I° Circolo didattico "Sequino" di Mugnano (NA). La cerimonia è preceduta da una marcia per la legalità (con oltre 2000 partecipanti) partita dalla sede della scuola media “Cirino”, in via Murelle, fino a giungere in via Colombo dove vengono svelati i murales realizzati dai bambini e la targa in memoria di Alberto Vallefuoco.
  • 23 luglio 2020 - Gara di ciclocross presso il terreno confiscato gestito dalla Cooperativa ARS a loro intitolata.

 

Resta connesso con Alberto Vallefuoco

Vuoi continuare ad essere aggiornato su eventi e manifestazioni in memoria di Alberto Vallefuoco? 
Segui la pagina Facebook dedicata a lui!

In Memoria di Alberto Vallefuoco

 

La Cooperativa Impresa Sociale A.R.S.

La Cooperativa Impresa Sociale A.R.S nasce nel 2012 in seno all'Associazione "Libera. Nomi e numeri contro le mafie" e dedicata alla memoria dei tre ragazzi, da cui l'acronimo della denominazione. Nel 2015 le viene assegnato definitivamente un terreno confiscato sito in Casalnuovo (NA). La cooperativa è una impresa no profit condotta con etica di responsabilità verso la comunità e l’ambiente. Si avvale, inoltre, della rete delle cooperative di Libera già operanti in Regione Campania per la promozione delle campagne di comunicazione e delle diverse attività.
Nello specifico la cooperativa ha partecipato, come soggetto proponente e come partner, all’organizzazione di incontri e seminari sulle pari opportunità.

Le attività prevalentemente svolte sono:

  • “Sportello di genere: reale e virtuale”. Lo sportello eroga una serie di servizi come: informazioni sulla normativa che disciplina le attività lavorative e le varie forme di congedi e permessi; informazioni sui servizi offerti dal territorio (ambito, asl, ecc…)
  • La Ludoteca che ospita i bambini oltre l’orario scolastico. Sono inoltre organizzati laboratori musicali, artistici, educazione ai diritti, alla diversità.
  • Servizio di pulizie presso strutture private, enti pubblici, aziendali, manutenzione aree verdi.
  • Promozione prodotti coltivati su beni confiscati. Orti Sociali e bio fattorie sociali, cc.dd. "a filiera corta", quali occasioni di inserimento lavorativo polifunzionale, distribuzione di prodotti equosolidali e GAS (Gruppi di Acquisto Solidale) e Prodotti a Chilometri Zero.
  • Centro antiviolenza patrocinato con il Comune di Casalnuovo.

Vuoi saperne di più? Visita il sito:
www.arscooperativa.it

Pubblicato in Storie
%PM, %04 %790 %2017 %17:%Feb

Mariano Bottari

Mariano Bottari, 75 anni.

La mattina del 28 luglio 2014, come ogni giorno, Mariano Bottari scese di casa per svolgere le consuete commissioni familiari. Quel giorno c'era confusione in salumeria così, decise di lasciare la comanda e procedere verso la sede INPS, poco più avanti, per poi ritirare la spesa al ritorno. Pressapoco le 11:00, mentre percorreva la strada d’intersezione tra Via Scalea e Via Martiri di via Fani, a Portici, da quest’ultima arrivarono due motorini. In quel momento Mariano attraversò la strada e venne superato dal primo motoveicolo che si fermò poco più avanti. L'uomo in sella si voltò sperando di aver distanziato il suo inseguitore. Si sentirono insulti, volgarità, poi gli spari.

Tutto avvenne velocemente. L’anziano uomo si trovò nel mezzo di una rapina e senza possibilità di mettersi al riparo. Un proiettile impattò con l’asfalto frammentandosi e una di queste schegge colpì Mariano al volto. Inutili i soccorsi. L’uomo morì dissanguato nonostante fosse completamente estraneo alla vicenda.

Storico giuridico

  • Sul posto, ad avviare le indagini, i carabinieri del gruppo di Torre Annunziata, con il capitano Alessandro Amadei. Il fascicolo finisce anche sulla scrivania del pm Claudio Siragusa, della DDA di Napoli, che coordina le indagini insieme al procuratore aggiunto Filippo Beatrice.
  • Due giorni dopo l'accaduto, un imprenditore di San Giovanni a Teduccio, nel settore dei carburanti, espone denuncia per tentata rapina fornendo la dinamica in cui fu coinvolto Mariano Bottari.
  • Dal 2015 al 2017 - Grazie alle intercettazioni telefoniche in cerca dei responsabili della morte di Bottari sono state individuate e sgomberate diverse piazze di spaccio tra Barra-S.Giovanni-Ponticelli.
  • Luglio 2020 - Il Gup fa richiesta di archiviazione per mancanza di indizi rilevanti all'incriminazione degli indiziati.

 

Il ricordo di Ciro Iacone, nipote di Mariano

"Quella mattina rientravo dal volontariato presso un campo estivo a Lauro (AV). Quando presi il telefono e vidi una telefonata di mia madre fu il primo sintomo di qualcosa di strano: lei non mi chiama mai quando sono a lavoro. La richiamai e sentii la sua voce accelerata ma non volle dirmi nulla, poi, arrivato a casa trovai tutto a soqquadro e capì che era successo qualcosa di importante. La richiamai e solo allora mi disse che stavano correndo a Portici perché avevano fatto una rapina al nonno e che mi avrebbero aggiornato una volta sul posto. In quel momento nella mia testa c'erano mille scenari. Impaziente telefonai di nuovo per saper in che ospedale avrei dovuto raggiungerli. Al telefono mi rispose la sorella Silvana: «Ciro, sono zia, hanno sparato al nonno, il nonno è morto». Mi catapultai in auto e partì in direzione di casa dei nonni e inevitabilmente arrivai sul luogo della tragedia. Entrai lentamente nella folla chiedendo stupidamente di mio nonno. Me lo indicarono più volte, ogni volta che lo vedevo a terra non potevo crederci. La sua sagoma era lì, in una pozzanghera di sangue, coperta da un lenzuolo bianco".

"Fino alla sera i TG non parlavano d'altro. Li guardammo tutti in cerca di sapere qualcosa in più, ma sentivamo dire le solite cose. Dalla ‹rapina finita male› a un ‹regolamento di conti›. Poi, nei giorni seguenti, le invasioni dei giornalisti. Dover bloccare ogni attività lavorativa perché ti ritrovavi giornalisti o ufficiali in borghese che indagavano anche su di te per «escludere la pista della ritorsione». Quei giorni sembrarono mesi e io avevo solo voglia di urlare: «Noi siamo brava gente, non c'entriamo nulla con la camorra!»"

"Fin dal primo giorno mi assillava un pensiero:«Non può finire così!» Anche se non sapevo ancora cosa fare nello specifico, l'unico pensiero era quello di trovare un modo affinché mio nonno non venisse dimenticato. La sera prima del funerale mi misi al PC e, in pochi minuti, scrissi il discorso da leggere alla messa. Quando fu il momento di prendere parola andò benissimo nonostante la tensione e il pianto che mi bloccò più volte. Finito il funerale si avvicinarono molta gente, in particolare, familiari di altre vittime innocenti. In quel momento capì di non essere solo! Dopo qualche mese decisi di prendere l'iniziativa. Iniziai a seguire associazioni sul tema, cosa facevano altri familiari, come si crea un associazione, a studiare argomenti di psicologia e sviluppo personale. Un anno dopo la tragedia, fondammo l'associazione in memoria di Mariano Bottari". 

È nostro compito fare qualcosa per migliorare il mondo! Creare valore, lasciare la testimonianza del nostro passaggio, essere da esempio e stimolo per il prossimo, contribuire a rendere il mondo un posto più sano!

Frammenti di ricordi della famiglia Bottari

Rosaria: "Ero con le mie sorelle che facevamo la spesa quando arrivò la telefonata di mio nipote che ci diede la notizia della sparatoria. Corremmo a casa per posare il superfluo e partire per Portici. Intanto continuavano ad arrivare telefonate di amici e parenti che volevano informazioni da noi finché, da una persona arrivata già sul posto ci venne detto:«gli hanno messo il lenzuolo addosso». Mi si gelò il sangue. Precipitati sul luogo della tragedia c'era già la folla e le forze dell'ordine. Ci venne detto che si pensava a una rapina, che forse mio padre non volle consegnare il portafoglio e lo avevano sparato. Quando mi resi conto, pensai a mia madre da sola a casa e mi precipitai da lei. Nei giorni a seguire ci fu una grande confusione. Non si capiva la dinamica, cosa fosse accaduto e, soprattutto, non potevo pensare che ci fosse capitata una cosa simile. Quando sentì dire che mio padre era una vittima innocente della criminalità per me fu assurdo. Nella mia mente spaziavano tanti -perché-. Perché era successo a noi? Perché a mio padre? Eravamo stati catapultati in un mondo che non era il nostro, una situazione più grande di noi e che cambiò per sempre i nostri equilibri".

Purtroppo, il passato non si può cambiare ed è per questo che bisogna guardare avanti e non disperarsi. Trovare sempre un motivo per vivere.

Patrizia: "Quella mattina non la potrò mai dimenticare. Mentre stavo comprando le sigarette mia sorella insisteva a volermi passare il telefono. Mio nipote volle parlare direttamente con me e appena gli chiesi cosa fosse successo, in lacrime mi disse:«zia hanno sparato al nonno». Ero incredula, immaginavo mio padre ferito. Conoscendolo pensai che fosse intervenuto per aiutare qualcuno o che lo avessero sparato perché era il tipo che non avrebbe mai consegnato il portafoglio ai rapinatori. Senza perder altro tempo, con le mie sorelle andammo a casa per svuotare l'auto dalla spesa e fiondarci a Portici con i nostri mariti. Quando arrivammo sul posto per lo shock non ebbi alcuna reazione. Nonostante il caldo e lo spavento, mi sentivo di gelare. Senza accorgermene ci ritrovammo a casa di una signora il cui figlio aveva messo il lenzuolo bianco sul corpo di papà. Ci offrì dell'acqua e un po' di privacy dalla confusione e dai giornalisti arrivati sul posto. Da allora ho ancora tanta rabbia e tanta tristezza. Non è facile accettare una cosa orribile come questa. Tra quelle vie c'erano bambini che giocavano a pallone e donne che facevano la spesa. I rapinatori non hanno badato a nulla di tutto questo e quello che è successo a mio padre poteva accadere anche a loro".

Ai miei figli insegno a non seguire i “facili guadagni” ma a frequentare persone e ambienti che li facciano migliorare. La camorra si approfitta dei giovani, inizia con piccoli piaceri ben pagati ma da lì in poi diventano sempre più atti criminali.

 Silvana: "Ero appena scesa di casa quando ricevetti la telefonata dalla sorella giornalista di una mia amica. Mi disse che c'era stato un conflitto a fuoco in prossimità di casa mia e mi chiese se ne ero a corrente. Lei insisteva chiedendomi addirittura di andare a vedere, quindi, anche un po' infastidita cercai di liquidarla facendole notare che non avevo interessi ad andare a curiosare. Così, prese coraggio e iniziò ad accennarmi qualcosa:«sai, è stato ferito un uomo anziano che fa di cognome Bottari». Appena sentì il nome mi sciolsi. Siamo gli unici Bottari in zona. Chiamai mio padre al cellulare ma ormai era spento. In sella allo scooter, con il mio all'epoca compagno, ci fiondammo sul posto. Vidi il corpo a terra, scesi al volo urlando «papà» e iniziai a correre finché non fui bloccata dai carabinieri. Non potevo credere a quello che vedevo. Rimasi lì con mio fratello finché non giunsero anche le altre sorelle. Fin da subito l'onestà di mio padre non poteva essere messa in dubbio. Tutti conoscevano l'uomo che era e che con certi ambienti della criminalità non aveva nulla a che fare. Così come per noi figli, siamo entrati a far parte di una realtà che non ci appartiene. Siamo una famiglia per bene che questi temi li ha sempre visti solo in televisione e mai, come da allora, toccati con mano. Una morte naturale la si può accettare nel tempo, mentre, una morte per omicidio fa molto più male, fa rabbia, è difficile da comprendere e accettare".

Finché in alcuni contesti la criminalità è paragonata alla “normalità” è difficile far penetrare il messaggio di legalità. Proprio per questo è importante diffondere la cultura di valori e principi che vertano all'onestà.

 

#Memoria: luoghi intitolati a Mariano Bottari

  • 25 maggio 2015 - Intitolazione di un'aiuola sita in via Martiri di via Fani, a pochi metri dal luogo dove fu colpito Mariano.  La cerimonia è l’atto conclusivo del percorso scolastico “adotta un aiuola” effettuato dall'Associazione Libera contro le mafie in alcune scuole sul territorio.
  • 29 settembre 2016 - Inaugurazione e intitolazione di CASA ALZHEIMER, bene confiscato alla camorra a Villaricca.  La struttura è gestita dall'Associazione AMNESIA che presta servizio di assistenza a persone affette da patologia con demenza e ai loro familiari.
  • 30 marzo 2019 - Intitolato il Centro Polifunzionale in via Benedetto Croce, a Portici. Decisione promossa dal Consigliere comunale Antonio Bibiano e approvato all'unanimità con la DCC del 11 giugno 2018. La struttura è gestita da un'associazione culturale locale che svolge attività ludiche per il quartiere.

Eventi e manifestazione per ricordare Mariano Bottari

  • 29 luglio 2014 - Fiaccolata anticamorra organizzata dalla comunità parrocchiale del Sacro Cuore, a Portici. Dopo un'adorazione presso la Chiesa, celebrata da padre Giorgio Antonio Pisano, segue una marcia che ha attraversato la città fino a deporre un cero sul luogo dell’omicidio.
  • 29 luglio 2015 - 1° Memoriale Bottari - Dapprima una Messa in suffragio presso la Chiesa del SS Redentore, a Portici, seguita da una marcia fino al Centro Polifunzionale, in via Benedetto Croce, in cui è stata presentata l'Associazione "WoW Project per Mariano Bottari" fondata dai familiari della vittima.
  • 4 luglio 2016 - Concerto del coro: "Note Legali", direttore Paolo Acunzo, presso Villa Fernandez, bene confiscato alla camorra a Portici. L’evento è stato promosso dal Collegamento Campano contro le camorre per la legalità e la nonviolenza “G. Franciosi” ONLUS e dal Presidio Libera Portici, in collaborazione con la Fondazione Polis, il Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità e la neonascente WoW Project per Mariano Bottari".
  • 28 luglio 20162° Memoriale Bottari - In seguito alla consueta messa in suffragio, una mostra biografica su Mariano è stata allestita nei giardini di Villa Fernandez, a Portici. L'evento ha visto un intrattenimento musicale, momenti di confronto e il lancio del Concorso "Nonno Mariano". La manifestazione si è conclusa con l'estrazione di un premio smartobox.
  • 13 ottobre 2016 - Pizzata di beneficenza in Memoria di Mariano Bottari. Evento promosso da WoW Project per raccogliere fondi e finanziare i premi del 1°Concorso "Nonno Mariano".
  • 18 dicembre 2016 - Aperitivo di beneficenza in Memoria di Mariano. Evento promosso da WoW Project per raccogliere fondi e finanziare i premi del 1°Concorso "Nonno Mariano".
  • 26 aprile 2017 - Spettacolo teatrale in Memoria di Mariano Bottari. Evento promosso in collaborazione con L'Associazione culturale "Tra Palco e Realtà" per raccogliere fondi e finanziare i premi del 1°Concorso "Nonno Mariano".
  • 13 giugno 20173° Memoriale Bottari - Allestita nelle sale di Villa Fenandez la mostra dei progetti partecipanti al concorso "Nonno Mariano" e la raccolta fondi per l'Associazione Nutriafrica. L'evento ha visto molti interventi delle associazioni gemellate tra cui: Nutriafrica, Amnesia, Libera e la premiazione delle prime classificate al concorso. L'evento si conclude con un flash mob "Legalità e Cultura".
  • 13 giugno 2018 4° Memoriale Bottari - Premiazione della vincitrice della 2ª edizione di "Nonno Mariano".
  • 27 settembre 2018 - Una maratona per la memoria a Villaricca. Evento promosso dall'Associazione AMNESIA sostenuta dalla Fondazione Polis. 
  • 6 aprile 2019 - Aggiudicata all'Associazione WoW Project per Mariano Bottari la "Pergamena per la Solidarietà". Premio istituito dall'Associazione A.L.E.C. e dal Comune di Napoli.
  • 12 settembre 2019 - Messa in suffragio per Mariano Bottari e Lucia Polselli (la moglie, venuta a mancare nel mese di agosto precedente)
  • 13 giugno 2020 - 5° Memoriale Bottari - Date le restrizioni per il distanziamento sociale, l'Associazione ha organizzato un social-mob dal titolo: "Un Valore per la Legalità" per diffondere i valori umani sui canali social. 

 

L'Associazione "W.o.W. Project per Mariano Bottari"

l 28 luglio 2015, a 1 anno dalla tragica sorte che ha colpito Mariano Bottari, i familiari decidono di inaugurare ufficialmente l’Associazione "W.o.W. Project per Mariano Bottari". "W.o.W." è l'acronimo di "Whit or Whitout" (ingl. "con o senza") un provocazione verso le Istituzioni, i cittadini indifferenti. Una promessa che -con o senza- il supporto, i familiari avrebbero perseverato nell'impegno della promozione della cultura e della legalità affinché atti criminali, come quello che ha stravolto la loro famiglia, non si ripetano più. Nel 2016 nasce il Concorso "Nonno Mariano" dal desiderio di creare stimoli che facciano emergere gli studenti dal contesto sociale di appartenenza, premiando chi riesce a rappresentare i “Valori Umani” attraverso l’arte grafica, forte stimolo di espressione. 

Le principali finalità dell'Associazione sono:

  • Organizzare e divulgare la cultura della legalità attraverso la Memoria di Mariano Bottari e di tutte le vittime innocenti delle criminalità.
  • Promuovere eventi e attività socio-umanitari e socio-culturali per la difesa e l’assistenza dei più deboli.
  • Organizzare eventi ludici per la promozione, o la raccolta di fondi, per: il sostegno del prossimo, delle attività sociali, la riqualificazione del territorio.
  • Essere di stimolo per la crescita personale delle persone.

 Vuoi saperne di più? Visita il sito:
wowprojectbottari.altervista.org

Resta connesso con Mariano Bottari e la sua Associazione

Per rimanere informato sui prossimi eventi in memoria di Mariano Bottari o delle attività dell'Associazione, segui i canali social di WoW Project Bottari: #wowprojectbottari @wowprojectbottari 

Facebook_page - Instagram - Youtube

Pubblicato in Storie
%PM, %18 %750 %2016 %17:%Apr

Salvatore Nuvoletta

Salvatore Nuvoletta, 20 anni

Il 2 luglio 1982 il giovane si trovava nel suo paese natale, Marano (NA), proprio dinanzi all'ingresso del negozio di famiglia. Giocava con un bambino, Bruno D'aria (7 anni), che teneva sulle proprie gambe. In breve tempo arrivò un commando di 5 uomini. Quando si sentì chiamare per nome, Salvatore capì il rischio e repentinamente si scostò dal ragazzino permettendogli di scappare e ponendosi a scudo affinché non venisse colpito da pallottole vaganti. Pochi istanti e Salvatore Nuvoletta fu crivellato di colpi. Il giovane cadde sotto gli occhi del ragazzino che poté mettersi in salvo grazie ai riflessi del suo amico.

Il movente del delitto venne alla luce solo nel 1993. Le confessioni del pentito Carmine Schiavone attribuirono la vicenda come vendetta per la morte del latitante Mario Schiavone avvenuta il 22 giugno dello stesso anno. Il cugino del boss perse la vita in un conflitto a fuoco con i carabinieri sfociato a seguito di un posto di blocco. I casalesi pretesero un nome e fu consegnato proprio quello di Salvatore Nuvoletta, totalmente estraneo ai fatti e che, addirittura, quel giorno era di riposo. Salvatore, divenuto carabiniere a soli 17 anni e assegnato alla caserma di Casal di Principe (CE), fu sacrificato perché divenne una figura scomoda sul territorio. Il giovane cercava di contrastare le scorribande e la mentalità delle giovani leve della camorra. Mentre, la decisione sul luogo della morte fu un capriccio della madre del latitante ucciso. La donna desiderava che l'obiettivo venisse ucciso al suo paese affinché la madre potesse soffrire come lei.

Nei giorni precedenti al suo assassinio, la mamma di Salvatore intuì la tensione del figlio. Quando gli chiese cosa pensasse del rischio, il giovane Nuvoletta gli rispose:
«So di dover morire, me lo hanno detto ma non ho paura, io sono un Carabiniere!» 
(Questa fu l'ultima conversazione tra Salvatore e sua madre)

Storico giuridico

  • La morte di Salvatore Nuvoletta fu uno scandalo per l'epoca. La vicenda sollevò molti interrogativi portando alla luce le interazioni dei casalesi con ufficiali corrotti o collusi. Tra questi: il Maresciallo Rotondi e l'appuntato Trinchillo arrestati nei mesi successivi.
  • Dal 1998 al 2010 - Il Maresciallo Gennaro Nuvoletta, fratello di Salvatore, prese parte al processo Spartacus. Un processo penale condotto principalmente a carico dei membri del clan Casalesi dove furono processate oltre 115 persone fra cui il boss Francesco Schiavone soprannominato "Sandokan". In questo Processo, Gennaro Nuvoletta mise a verbale diverse rivelazioni fattegli dal fratello e da un sotto ufficiale, il quale, durante l'udienza negò tutto.  
  • 1993 - Il pentito Carmine Schiavone inizia a collaborare con la giustizia fornendo movente, dinamica e nomi.
  • 2003 - Il giudice delle indagini preliminari emette una sentenza di condanna a 12 anni di reclusione per Abbate Antonio ritenuto l'esecutore materiale del delitto in concorso con Raffaele Prestieri e Domenico Silvestri, nel frattempo deceduti.
  • A distanza di tempo è risalito il dettaglio che: la mafia siciliana, su richiesta del clan Nuvoletta, si era incaricata della responsabilità di eseguire l'omicidio per conto del clan dei casalesi. Imposero a tutti omertà assoluta sull'omicidio.

 

Il ricordo di Gennaro Nuvoletta, fratello di Salvatore

"Fu il mio Colonnello, essendo anche io un carabiniere, a mettermi al corrente dell'omicidio di mio fratello. Quando viene ammazzato un Carabiniere, viene ucciso due volte: la prima fisicamente, la seconda dalle infamie. Forse il cognome ci ha un po' penalizzato ma, di sicuro, la camorra ha lo scopo di giustificare i suoi omicidi gettando fango sulle vittime per attirarsi le simpatie del popolino".

"Tranne che per la scorta dei primi tre mesi, a noi familiari vennero a mancare i sostegni. Ci fu un mutismo totalitario da parte del Comune e dall'arma dei Carabinieri che addirittura non si costituirono parte civile ai processi, mentre, a noi famiglia arrivavano minacce dagli stessi casalesi. Partecipai in prima persona a tutti i processi. Prima di morire, mio fratello mi rivelò diverse cose che aveva scoperto e per onorare la sua memoria e la divisa, non esitai a depositare quelle dichiarazioni. Furono anni bui durante i quali ci si supportava tra familiari, gli uni con gli altri, senza aiuti dall'esterno".

"Sembra contraddittorio, eppure, solo grazie a Carmine Schiavone, che dopo oltre 10 anni iniziò a collaborare con la giustizia, fu fatta chiarezza sul perché mio fratello fu ucciso. Quando finalmente tutto finì per il meglio ho portato avanti la sua memoria. Ero molto legato a Salvatore e, spinto dal desiderio che il suo atto eroico venisse ricordato, con le mie sole forze iniziai a realizzare opere e progetti in suo nome".

Che valore vogliamo dare ad un ragazzo che a soli 20 anni si è opposto alla camorra?
È importante ricordarlo affinché il suo sacrificio non sia vanificato!

#Memoria: menzioni e luoghi intitolati a Salvatore Nuvoletta

  • 31 dicembre 1981 - Già Medaglia commemorativa operazioni di soccorso terremoto in Campania e Basilicata (1980).
  • 2003 - Medaglia d'oro al Merito Civile alla "Memoria": «Fulgido esempio di attaccamento al dovere, coraggio e eccezionale abnegazione, posta al servizio della collettività».
  • 12 settembre 2009 - inaugurazione Centro Sportivo Polivalente,
  • 26 agosto 2010 - La storia di Salvatore Nuvoletta è menzionata nel libro: "Al di là della notte. Storie di vittime innocenti di criminalità" di Raffaele Sardo. Tullio Pironti Editore. Edizioni promosse dalla Fondazione Polis.
  • NR - Riferimento alla sua storia nel libro: "Don Peppe Diana e la caduta di Gomorra" di Luigi Ferraiolo, edizione San Paolo.
  • NR -  Intitolazione di una strada a Marano di Napoli.
  • 7 maggio 2011 - Intitolazione dello Stadio di Marano di Napoli (NA).
  • 21 gennaio 2010 - Intitolata la Caserma dei Carabinieri di Villaricca (NA).
  • 22 ottobre 2012 - Intitolazione della sede dell'Associazione Naz. Carabinieri di Trezzano sul Naviglio (MI), la quale si è gemellata con la omonima sede di Marano di Napoli.
  • 24 aprile 2013 - Intitolata la Caserma sede del Comando Compagnia Carabinieri di Casal di Principe (CE).
  • 28 settembre 2013 - Intitolazione della sede dell'Associazione Naz. Carabinieri di Cimitile.
  • 4 maggio 2015 - Presentata l'Associazione Nazionale ONLUS "Vittime del Dovere" nel Comune di Casapesenna (CE).
  • 27 febbraio 2016 - Cerimonia di intitolazione della Sezione della Associazione Naz. Carabinieri di Giugliano in Campania. Presenti le autorità militari, civili e religiose, tra le quali il Generale del corpo d'armata Franco Mottola. 
  • 2 dicembre 2016 - Intitolata la Caserma sede del Comando Tenenza Carabinieri di Marano di Napoli e, in seguito al distaccamento, anche quella di Qualiano (NA).
  • Febbraio 2018 - Inaugurate le attività del progetto "Fattoria Sociale" realizzata nel bene confiscato alla camorra ed assegnato alla associazione "Nuvoletta per Salvatore Società Cooperativa Sociale". Nel corso della manifestazione è stato presentato il primo prodotto frutto del progetto: un vino "falanghina dei campi flegrei doc" dedicato ad Attilio Romanò, vittima innocente della camorra.
  • 24 Novembre 2018 - Intitolazione Piazza "Salvatore Nuvoletta" antistante la Caserma Comando Stazione dei carabinieri di Trezzano sul Naviglio (Mi) già precedentemente intitolata a Salvatore. Luogo simbolico dove è situato il monumento agli Eroi di Pace.
  • 11 ottobre 2019 - Inaugurazione di una scuola dell'infanzia "Salvatore Nuvoletta", a Casal di principe (CE), come già da delibera nel 2014. Il plesso è sito su via Toscana, nonché edificato su un terreno confiscato alla camorra.

Eventi in memoria di Salvatore Nuvoletta

  • 2 luglio 2012 - 1° Memorial "Salvatore Nuvoletta". Alle ore 10 la S. Messa e la deposizione della corona d’alloro all’interno del cimitero cittadino sulla lapide con l'intervento della legione Carabinieri di Napoli unitamente alla tenenza Carabinieri di Marano (NA). Alle ore 17, presso lo stadio comunale di Marano, un triangolare di calcio.
  • 11 giugno 2013 - "Un calcio alla camorra" 2° Memorial "Salvatore Nuvoletta" svolta presso il calcetto "Il Principe", a Casal di Principe (CE).
  • 27 settembre 2014 - Intitolata la 5ª Edizione del Premio Nazionale Legalità. Il Premio è organizzato dall'Associazione S.O.S Sostegno solidale retta dalla dr.ssa Angela Palma Esposito.
  • 16 dicembre 2015 5° Memorial presso lo stadio di Casal di Principe
  • 6 marzo 2016 - 5° Trofeo "Fiamme Argento" dedicato a Salvatore Nuvoletta. Durante l'evento, a Capua (CE), si è esibita la Fanfara del 10° Rgt. CC "Campania".
  • 22 giugno 2017 - Momento alla memoria nell'ambito del Festival dell'Impegno civile, organizzato dal Comitato don Peppe Diana. Presenti una rappresentanza dall'Arma dei Carabinieri, della Polizia di Stato, della Guardia di Finanza e dei familiari di Salvatore.
  • 10 marzo 2019 Lancio dei paracadutisti presso l'aeroporto di Reggio Emilia. Gli uomini, tra cui Domenico Gagliardi, cugino e organizzatore dell'evento, sono scesi dal cielo portando uno stendardo con l’immagine di Salvatore Nuvoletta.
  • 14 dicembre 2019 - 1° Memorial di Rugby "Salvatore Nuvoletta". Torneo di Rugby femminile Under 18 organizzato al "Campo Moccia", di Afragola (NA), dagli amici dell’US Afragola Rugby.
  • 2 luglio 2020 - Commemorazione con una messa in suffragio presso la Chiesa Maria SS della Cintura, a Marano, seguita dalla deposizione di una corona  di fiori vicino la lapide di Salvatore.

 

La Società Cooperativa Sociale "Nuvoletta per Salvatore"

Fondata nel 2014 dalla volontà dei familiari di perseguire l'interesse generale della comunità alla promozione umana e all'integrazione sociale. Per realizzare le finalità la SCS si pone scopi come: 

  • La creazione di una fattoria sociale nella quale produrre ortaggi da agricoltura biologica legati al territorio, sosterrà e realizzerà l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate.
  • L’istituzione di laboratori che si occuperanno di spiegare i metodi di coltivazione e vendemmia, come si allevano gli animali da cortile; coinvolgendo i bambini in attività ludiche.
  • Realizzazioni di corsi “Impara un Mestiere”.
  • Sensibilizzare i giovani e adulti ad uno stile di vita in armonia con la natura; luogo ideale per far conoscere come nascono i prodotti alimentari, seguendo tutta la filiera, dal seme al prodotto; come vivono gli animali e quali sono i mestieri della campagna.
  • L’orto servirà a raccontare le storie e le tradizioni del nostro paese.
  • La fattoria offrirà anche percorsi educativi rivolti alle scuole e famiglie.
  • Verranno organizzati campi, rivolti a bambini con disabilità psicomotorie (in collaborazione con istituti riabilitativi).Avranno la possibilità di entrare in relazione con l’asino di piccola taglia, quest’animale molto docile è sicuramente molto vicino ai ragazzi disabili, che nell’asino scopriranno un amico.

Vuoi saperne di più? Visita la pagina Facebook:
nuvolettapersalvatore

Pubblicato in Storie