Le Storie

Domenico Beneventano

Domenico "Mimmo" Beneventano, 32 anni

Domenico Beneventano è un chirurgo in servizio presso l'ospedale San Gennaro di Napoli e medico di base ad Ottaviano dove svolgeva anche l'attività di consigliere comunale. Il suo impegno politico lo conduce presto a confrontarsi con i progetti di cementificazione speculativa e sversamento illegale di rifiuti, sui quali si fondano le principali attività economiche del crimine organizzato in quell'area della Campania. Domenico si oppone apertamente alla Nuova Camorra Organizzata di Cutolo, cercando di impedire che le mafie penetrino nel tessuto della politica e dell'economia sana. All'alba del 7 novembre 1980, mentre sale in auto per recarsi al lavoro, Domenico paga il suo impegno e viene ucciso dai sicari di Cutolo.

Storico giuridico

Per Domenico Beneventano non ci sarà mai vera giustizia. Raffaele Cutolo, in un primo momento riconosciuto come mandante dell'agguato, è stato in seguito prosciolto dalle accuse. Appena due anni prima, nel 1978, e sempre ad Ottaviano, i sicari della nuova Camorra avevano già colpito a morte l'avvocato e dirigente socialista Pasquale Cappuccio. 

Il ricordo di Rosalba Beneventano, sorella di Domenico

Erano circa le sette del mattino quando fui svegliata dalle urla strazianti di mia madre“. Così iniziano i ricordi di Rosalba Beneventano. “Quando capii che provenivano dalla strada, uscii e vidi il corpo di mio fratello riverso a terra. Gli vidi fare un gesto come a indicare la cravatta, corsi a slacciargliela. Ero convintissima che fosse ancora vivo ma, quando gli fui vicina, capii che mio fratello si era spento“. Rosalba confessa che non vorrebbe raccontare tutto questo quando porta la sua testimonianza tra la gente. Però si rende conto che, nonostante sia un racconto violento, è utile per risvegliare le coscienze. È parte della storia del territorio, serve a capire come la camorra ti uccide un fratello, il dolore, l’omertà.

Prima di allora, noi familiari non avevamo capito in che clima vivessimo. Invece mio fratello si, lui era pienamente consapevole dei rischi a cui si era esposto. A volte, vorrei rimproverarlo di non essersi fermato, chiedergli di non arrivare a sacrificare la propria vita“. Anche se lo avesse fatto, Rosalba sa bene che suo fratello non le avrebbe dato ascolto. Aveva già ricevuto delle minacce. Nonostante ciò scelse di perseverare. Avrebbe potuto rinunciare alla battaglia politica e continuare a fare del bene come medico, ma Mimmo Beneventano era il tipo di uomo che non si arrende.

Fondazione Mimmo Beneventano

La Fondazione nasce nel 2012 affinché gli ideali di Mimmo Beneventano non morissero con lui. Ambiente e giustizia sono le linee guida dei percorsi associativi. La difesa e la tutela dell’ambiente trovano la massima espressione nella manifestazione del 21 novembre (ex Festa degli Alberi). In un terreno confiscato alla camorra a Ottaviano, da trent’anni, viene piantato un albero, intitolato a una vittima innocente della criminalità. “Io amo definire mio fratello come il primo ambientalista” dice Rosalba. Mimmo fu il primo a impegnarsi per salvaguardare l’attuale Parco Nazionale del Vesuvio dal malaffare della camorra.

Inoltre, ogni anno la fondazione assegna il premio Mimmo Beneventano agli alunni di Ottaviano. Una borsa di studio che premia chi, aldilà dei risultati scolastici, si è distinto per la sua sensibilità verso il sociale e la cultura. “Vedere come dei bambini di 7 anni lavorano su queste tematiche è davvero importante e molto incoraggiante” cit. Rosalba.

Vuoi saperne di più? Visita il sito:
www.mimmobeneventano.it

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