Le Storie

Andrea Nollino

Andrea Nollino, 42anni

Andrea e suo fratello avevano aperto da poco un bar, proprio sotto casa, in largo San Mauro nel centro storico di Casoria (NA). Il 26 giugno 2012 toccò ad Andrea fare il turno di mattino. Erano passate da poco le 8:00. L'uomo era impegnato nel sistemare la fornitura di gelati nel freezer all'ingresso dell'attività. In quel momento un'auto sfrecciò davanti il bar seguita da una moto di grosso calibro. Iniziarono a sparare. Un proiettile colpì la grondaia fissata alla parete dell'edificio e rimbalzò ferendo mortalmente il barista. Inutili i soccorsi, il colpo perforò il braccio di Andrea giungendo dritto al cuore.

I testimoni al bar descrissero la scena in cui il vero obiettivo dei killer in sella alla moto fosse la "Ford Ka", l'auto inseguita. Una delle dichiarazioni asserisce che, quando iniziarono a sparare, Andrea si fosse voltato verso i clienti incitandoli a scappare e in quel momento fu raggiunto dal proiettile. Quella mattina, Andrea lasciò la moglie Antonia e tre figli minori di 17, 16 e 4 anni.

Storico giuridico

  • Dagli esami balistici emerse che tutti i proiettili esplosi erano diretti nei pressi del bar, quindi, l'inseguimento fu solo una messa in scena. Si suppone che, in quel frangente, vicino ad Andrea stesse passano il vero obiettivo dei killer e che un proiettile vagante abbia ucciso l'uomo sbagliato. In mancanza di testimoni non è stata ancora confermata questa versione la cui alternativa è che Andrea sia vittima di uno scambio di persona. Nel dubbio, sulle pratiche è stato scritto:"probabilmente vittima innocente". Un dettaglio invalidante che non permette alla famiglia Nollino di vedersi riconosciuti l'indennizzo del fondo di solidarietà per le vittime della criminalità organizzata.
  • Nel 2015, in assenza di colpevoli o ulteriori dettagli, le indagini sono state archiviate.

 

Il ricordo di Antonia Sica, moglie di Andrea Nollino

"Quel giorno sentii e vissi tutto sulla mia pelle. Mentre ero in casa, proprio sopra il bar, sentii il rombo della moto, poi una frenata busca e l'urto dell'auto. Feci per affacciarmi per vedere cosa fosse accaduto, poi, gli spari. Mi calai velocemente e qualche istante più tardi, presi coraggio e mi affacciai alla finestra. Chiamai mio marito pensando che lui potesse darmi qualche spiegazione. Lo chiamai insistentemente ma nulla, non usciva. La gente in strada mi fissava, ma nessuno mi rispondeva. Così, mi precipitai nel bar e fu allora che lo vidi a terra, senza vita".

"Come famiglia ci siamo sempre tenuti lontani da certi ambienti. Siamo brave persone rimaste impigliate in un episodio di criminalità. Quando ripenso ai giornali che inizialmente associavano mio marito agli affiliati della camorra, ancora inorridisco. Nonostante avessimo un'attività che ti impone il contatto con la clientela, non avevamo mai familiarizzato con certa gente. Provai tanta rabbia per quelle insinuazioni. Per fortuna le indagini non tardarono a chiarire, quanto meno, l'estraneità di Andrea alla camorra".

"Poco tempo dopo, tramite mio cognato che conosce personalmente Enrico Tedesco, Segretario della Fondazione Polis, venni a conoscenza del mondo delle associazioni. È stata la mia salvezza. In un periodo in cui non mi sentivo tutelata dallo Stato, loro non mi hanno lasciato sola. Come una bambina si attacca alla gamba del genitore, così io mi sono pienamente affidata alla Fondazione Polis. Poi tramite loro ho conosciuto altri familiari delle vittime entrando a far parte del Coordinamento. Una grande famiglia in cui si può condividere il proprio dolore senza imbarazzi. Grazie a tutti loro, ma soprattutto ai miei figli, ho vinto la disperazione. Giorno dopo giorno, dentro di me sentivo ardere il desiderio di poter dare serenità ai miei figli, sostenerli nella crescita almeno tanto quanto loro hanno sostenuto me in questo forte dolore".

Ogni giorno possiamo decidere se cogliere opportunità o sprecarle. L'importante è ricordare che: con le nostre scelte possiamo ferire o sostenere gli altri. La vita va vissuta, scegli in meglio!

Il ricordo di Carmen Nollino, figlia di Andrea

"Ogni giorno, il ricordo di quella mattina è impresso nella mia memoria. Avevo 16 anni, ero affacciata al balcone di casa e vidi e vissi in prima persona tutta la scena. Aspettavo i miei amici, animatori dell'oratorio come me, per il consueto appuntamento giù al bar di papà prima di andare in Parrocchia. Mentre osservavo il via vai in piazza vidi arrivare una motocicletta con due persone a bordo, poi gli spari, 4 o 5 colpi. È avvenuto tutto così rapidamente da non distinguere i boati e soprattutto senza immaginare minimamente che potessero colpire mio padre. L'istinto mi spinse a scendere di casa. Mentre correvo nella mente iniziarono a farsi spazio tante ipotesi, paure che diventarono realtà nel momento in cui vidi il corpo di mio padre riverso a terra".

"Ero stata educata con l'idea di essere estranea a tutte queste faccende. Fino ad allora pensavo addirittura di esserne immune: «a me non può mai capitare», «i criminali si uccidono tra loro». Poi capita proprio a te e non sai con chi te la puoi prendere. Era tutto così irreale che avevo voglia di andare via. Iniziai a pensare a tante cose, a prendermela con tutto e tutti compreso me stessa. Solo il tempo «amico e bastardo» mi aiutò a crescere e capire che vivere con quest'alone che copre tutto ciò che ti circonda non va bene, ti logora dentro. Fu così che arrivò il momento in cui decisi di prendere in mano le redini della mia vita e vivere per me e per chi non c'è più".

"Episodi come questi ti influenzano nella vita. Anche la scelta universitaria, intraprendere infermieristica, è stata voluta da un forte desiderio di aiutare il prossimo. Prendermi cura delle persone, e non della malattia, mi aiuta a dare un riscatto alla cattiveria che ho vissuto. Un modo per redimere il non aver potuto aiutare mio padre in quel momento salvando altre vite. Per me è importante sapere e fare tutto ciò, dare il mio contributo. Adesso guardo in faccia la realtà, mi impegno a migliorare le cose, non mi volto dall'altra parte".

Ogni minuto vissuto è importante, goditi ogni istante, ogni emozione, ogni persona che ti vuole bene. Vivi in quest'ottica e vedrai il dono chiamato VITA.

#Memoria: Eventi e intitolazioni in ricordo di Andrea Nollino

  • 27 giugno 2012 - Fiaccolata anticamorra tenutasi fuori il bar di Andrea promossa dall'Associazione Libera.
  • 7 novembre 2012 - Fiaccolata seguita dalla piantumazione di un albero d'ulivo nella villa comunale di Casoria con l'affissione di una targa commemorativa.
  • 19 novembre 2012 - Torneo di calcio in memoria di Andrea e di tutte le vittime innocenti della città di Casoria. L'evento si è tenuto presso il campetto dell'oratorio della chiesa San Mauro Abate.
  • 10 marzo 2013 - Maratona della legalità dedicata alla memoria di Andrea Nollino, Dario Scherillo, Attilio Romanò e Gianluca Cimminiello. Evento promosso dall'amministrazione comunale di Napoli con la collaborazione delle associazioni sportive di Libera Sport, della Nuova cooperazione organizzata di don Peppe Diana e della Fondazione Pol.i.s. Lungo l'itinerario sono stati allestiti dei gazebo con l'esposizione di foto e materiale informativo sulle vittime innocenti.
  • 26 giugno 2013Messa in suffragio presso la chiesa di San Mauro, a Casoria, concelebrata da don Tonino Palemse e don Mauro Zurro. 
  • 22-23 giugno 2019 - Torneo di calcetto presso l'oratorio di S.Mauro, a Casoria (NA). Evento intitolato ad Andrea Nollino, Stefano Ciaramella, Antonio Coppola.
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