Le Storie

Pasquale Feliciello

Pasquale Feliciello, 60 anni

Erano da poco passate le 18:00 del 5 maggio 1990. Pasquale Feliciello, padre di nove figli e impiegato presso la ASL di Napoli, aspettava un nipote ai piedi del circolo ricreativo "Rinascita" di Casalnuovo. Quel giorno, anziché fermarsi a giocare a carte come ogni pomeriggio, aveva un impegno con un amico per aiutarlo nella propaganda elettorale del periodo. Ebbene, di lì a poco giunse una motocicletta con due killer. Al momento di estrarre l'arma la moto scivolò finendo proprio ai piedi del povero Pasquale. Dietro di lui vi era Gennaro Raimondi, pregiudicato e vero obiettivo del raid. Il killer iniziò a sparare nonostante avesse l'uomo davanti. Colpito in volto e alla nuca, Pasquale perse la vita mentre il criminale si diede alla fuga.

Anche per lui non ci fu scampo. I delinquenti lo inseguirono uccidendolo poco più avanti, in un parco, per poi darsi alla fuga rubando una Panda ad una donna incinta, moglie di un negoziante locale. Inoltre, nella corsa i due rischiarono di investire Filomena Feliciello, figlia di Pasquale, che, presa dal momento, non riuscì a identificare le persone in auto.

Storico giuridico

  • Nel 2003 - in seguito a delle dichiarazioni dei pentiti, la prima sezione della Corte d'Assise di Napoli stabilisce le seguenti condanne:
    - Ergastolo per Iorio Raccioppoli Pasquale ritenuto mandante dell'agguato;
    - 12 anni di reclusione per D'Avino Fiore, anch'egli ritenuto mandante dell'agguato;
    - 11 anni di reclusione per Marchesi Antonio ritenuto l'esecutore materiale del delitto;
    - Decadute le condanne per Tanzillo Luigi e Pelliccia Giovanni, per concorso e appartenenza al gruppo criminale, in quanto deceduti prima del processo.

  • Nel 2015 Pasquale Feliciello viene riconosciuto dal Ministero dell'Interno vittima innocente di criminalità organizzata.

 

Il ricordo di Carmela Feliciello, figlia di Pasquale

"Quel giorno ero appena rientrata dal cimitero e incrociai mio padre che usciva. Avevamo perso mamma da un anno e mezzo e da sorella maggiore gestivo io la casa. Mi chiese di passargli la giacca e mi salutò. Poi, passate le 18:00 iniziarono una serie di circostanze 'strane' alle quali non avevo neanche il tempo di reagire perché ne seguiva un'altra: Iniziò con un vociferare forte per strada. Mi affacciai e notai che la gente mi fissava. Non gli diedi peso e rientrai. Di lì a poco bussò alla porta l'avvocato De Simone, amico e collega di mio fratello Giovanni. Per la prima volta, anziché aspettare che lo chiamassi, mi chiese di entrare e andò in camera sua. Un atteggiamento inconsueto ma, non ebbi il tempo di interpretarlo che squillò il telefono. Era una mia cugina di Castellammare. Sembrava una semplice telefonata di cortesia, eppure, continuava a chiedermi se fossi «sicura che fosse tutto a posto» e mentre cercavo di capire perché insisteva, contemporaneamente, sentivo urlare dalla stanza di mio fratello".

"Così, in mezzo a tutte queste stranezze decisi di prendere l'iniziativa. Entrai in camera di Giovanni e chiesi a tutti e due di darmi delle spiegazioni. Mi dissero che papà aveva avuto un malore e che lo avevano soccorso, poi scesero. La casa iniziò a riempirsi di gente che non voleva seguissi mio fratello. Forse era il loro modo di proteggermi evitando che, andando in strada, vedessi il corpo di mio padre. Poi arrivarono i carabinieri. Nonostante un fratello avvocato e l'altro dottore che ci spiegavano come progrediva la vicenda, l'aver subito una perquisizione coatta in casa e l'aver avuto i telefoni sotto controllo per molto tempo, fu per tutta la mia famiglia una forte pressione emotiva".

"Passarono molti anni. Ero in fila al collocamento per degli incartamenti. Mentre ero al bancone, di fianco a me sentii parlare una persona che, tramite un'associazione, rientrava in una categoria di 'familiari di vittime' perché gli avevano ucciso il fratello. Incuriosita e nella maniera più spontanea chiesi alla dipendente di che si trattasse accennandogli la mia storia. Fu così che entrai in contatto con la Fondazione PolisLibera contro le mafie dando inizio al mio impegno nel sociale".

Sono convinta che solo quando il Governo riuscirà a garantire un lavoro a chi non ne ha, le persone non cercheranno altri modi, spesso illegali, di fare soldi. Solo allora la camorra non avrà più la manovalanza.

Frammenti di ricordi della famiglia Feliciello

Giovanni:"Quando quel pomeriggio l'Avv. De Simone entrò in camera mia, non avrei mai immaginato il motivo della sua urgenza. Mi disse che mio padre aveva avuto un infarto. Non potevo crederci. Dopo aver detto due parole anche a Carmela che era entrata in camera uscimmo rapidamente. Ricordo Casalnuovo bloccata dal traffico, così, decisi di proseguire a piedi fino al circolo ricreativo. Più mi avvicinavo e più la folla di persone diventava sempre più fitta. Mi feci largo nella mischia finché, arrivato sul posto dell'accaduto, incontrai mio fratello Alessandro arrivato poco prima di me. Solo lì, mi resi conto che la verità era ben altra".

Pietro:"Vivevo a Torino da un po' per lavoro. Quel pomeriggio mi telefonò un mio cugino dicendomi: «lo zio non si è sentito bene». Pensavo parlasse del padre, lo rassicurai con una battuta ma, con un tono che non faceva presagire nulla di buono, mi ripeté che mio padre era stato portato in ospedale. Contattai mio zio, un fratello di papà che lavorava anche lui a Torino per organizzarci e scendere a Napoli. In viaggio, decisi di chiamare un mio amico di Calsanuovo per farmi spiegare cosa fosse accaduto. Lì fu' il vero shock! Mi rispose la madre che mi scambiò per un'altra persona e, pensando di parlare con -Brunetto- mi disse: «Lo sai? Hanno sparato a Pasquale Feliciello. L'hanno ucciso, è su tutti i telegiornali». Di quel viaggio ricordo solo il -vai piano- dello zio e il rammarico di non poter più stare vicino a mio padre".

Patrizia:"All'epoca abitavo a Pomigliano d'Arco con la mia famiglia, fui avvisata telefonicamente. Quando mi dissero che papà ci stesse lasciando, non potevo crederci. Ho dovuto vederlo coi miei occhi. Da quel momento ebbi la sensazione che tutto non avrebbe avuto più senso. Non potevo smettere di pensare che, dopo mia madre, arrivò anche il suo turno in un modo davvero inaspettato. Una morte assurda, proprio a lui: un uomo colmo di valori, adorato da chiunque lo conoscesse o ne sentisse parlare. Amato dalla sua famiglia e in particolar modo da sua moglie. Quell'uomo non c'era più. Strappato alla vita quando non era neanche il suo momento perché altrimenti non sarebbe mai accaduto così. Tuttora, posso consolarmi solo pensando che mio padre mi protegga dall'alto e che Dio, anche se prematuramente, ha preso con sé uno degli angeli più belli che ha lasciato ricordi indimenticabili ad ognuno di noi". 

Lella:"Quel pomeriggio ero con il mio fidanzato, attuale marito, che assistevamo ad una partita di calcio tra amici. Mentre eravamo seduti a fare il tifo si avvicinò un amico che bisbigliò qualcosa al suo orecchio. Lui si girò verso di me dicendomi: «Lella dobbiamo andare, tuo padre non si è sentito bene». Corremmo a casa, ad attenderci c'era una folla di persone. Notai che tutti mi fissavano e parlavano tra di loro. Solo allora, per evitare che lo scoprissi da terzi, mio marito mi disse la verità. «Lella, tuo padre è finito» Da queste parole iniziò il nostro incubo. Oltre a dover combattere per ottenere giustizia, dovevamo fronteggiare le dicerie del popolino. Lo stesso che aveva affollato la nostra casa. Questa è stata la cosa più ingiusta! Dover difendere la memoria di mio padre, un uomo umile e amorevole, dai pregiudizi e dalle malelingue di un quartiere, in cui, lui stesso aveva aiutato tante persone".

#Memoria: eventi in ricordo di Pasquale Feliciello

  • Giugno 2016 -  Inaugurazione dell'Associazione "Pasquale Feliciello" all'interno dell'incontro: "Legalità attraverso azioni di inclusione sociale. Quali strategie possibili?" tenutasi presso il Centro polifunzionale Pierpaolo Pasolini, a Casalnuovo di Napoli. L'iniziativa è stata realizzata in collaborazione con l'associazione Libera, la Fondazione Polis, il Coordinamento campano dei familiari delle vittime di criminalità, con il patrocinio morale dell'ordine degli Avvocati di Nola, del Comune di Casalnuovo di Napoli, della Regione Campania e dell'Eurispes.
  • Giugno 2017 - Percorsi di legalità ed inclusione presso l'istituto comprensivo "Milani-Elia-Aliperti". L'incontro è stato organizzato dall'associazione "Il piccolo principe" e patrocinata dalla Commissione Anticamorra della Regione Campania.
  • 26 maggio 2018 3° memorial Pasquale Feliciello con un quadrangolare di calcio presso il campo sportivo "D.Iorio" di Casalnuovo (NA).
  • 4 maggio 2019 - Messa eucaristica presso la Chiesa S.S dell'Arcora di Casalnuovo di Napoli. A seguire una marcia per la legalità per tutto il corso Umberto I, sempre Casalnuovo. 
  • 8 giugno 2019 - 4° memorial di calcio giovanile, presso il centro sportivo Holly & Benji sito di Tavernanova (NA). Organizzato dall'Associazione in collaborazione con il centro sportivo.

 

L'Associazione "Pasquale Feliciello"

Nel 2016, da una forte volontà dei figli, nasce ufficialmente l'Associazione "Pasquale Feliciello", Presidente il primogenito Alessandro.

La principale finalità associativa è la promozione della legalità attraverso azioni di inclusione sociale e sociosanitaria in favore di cittadini svantaggiati anche attivando interventi di valorizzazione e assistenza professionale.

Vuoi saperne di più? Visita il sito:
www.aspasqualefeliciello.altervista.org

Resta connesso con Pasquale Feliciello e la sua associazione

Per rimanere informato sui prossimi eventi in memoria di Pasquale Feliciello o delle attività dell'associazioni, segui la pagina Facebook dedicata a lui!

@Associazione Pasquale Feliciello Vittima Innocente di Camorra 

 

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