Le Storie

Francesco Imposimato

Francesco Imposimato Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti

Francesco Imposimato, 44 anni

Francesco Imposimato fu assassinato in un agguato di camorra nel pomeriggio del'11 ottobre 1983 mentre era in auto con sua moglie Maria Luisa Rossi e il loro barboncino "Puffy". La coppia lavorava presso la fabbrica "Face Standard" (in seguito Alcatel), a Maddaloni (CE). Terminata la giornata lavorativa, pressapoco le 17:00, i due si misero in auto per rincasare quando, a circa 300 metri dalla fabbrica, si videro sbarrare la strada da una "Ritmo 105 TC". Due sicari, appostati sul lato opposto dell'incrocio, si avvicinarono e iniziarono a fare fuoco contro la vettura. Francesco morì colpito da ben 11 proiettili, mentre, Maria Luisa fu ferita gravemente.

Nell'agguato Maria Luisa Rossi fu colpita da due proiettili: il primo le si conficcò nel braccio sinistro mentre il secondo le perforò entrambi i polmoni fuoriuscendo dalla schiena. L'auto si riempì di fumo, così la donna aprì d'istinto lo sportello ma perse coscenza per il dolore e l'emorragia delle ferite. Intanto, così facendo permise la fuga al barboncino che iniziando ad abbaiare fino alla portineria della fabbrica attirò l'attenzione dei passanti.

I primi soccorsi giunsero da una camionetta di militari di passaggio che udendo gli spari accorse sul luogo dell'attentato riuscendo, addirittura, a poter annotare la targa della Ritmo che sfrecciava in direzione opposta. Maria Luisa fu operata d'urgenza per poi essere trasferita, in seguito, all'ospedale "Monaldi" per una lunga degenza prima di potersi stabilizzare.

Le piste seguite per comprendere le cause di tale attentato furono molteplici finché le indagini condussero al movente della "vendetta trasversale" nei confronti del giudice Ferdinando Imposimato, fratello di Francesco, che indagava su Cosa Nostra, la Banda della Magliana e, in particolare, sul rapimento di Aldo Moro. 

Storico giuridico

  • In un primo momento si parlò di terrorismo, eventualmente da ascriversi alle Brigate Rosse o alla pista della vendetta personale: Francesco Imposimato, impiegato della CGIL e ambientalista, denunciò l'abusivismo nelle cave ricavate sui monti Tifatini (Appennino casertano) ad opera di imprese riconducibili al clan Nuvoletta di Marano di Napoli.
  • 12 ottobre 1983 - Alla sede campana dell'ANSA giunse una telefonata anonima in cui venne dichiarato: «è stato ucciso il fratello del giudice boia». Purtroppo, negli anni, sono stati commessi diversi depistaggi.
  • 1993 - Il pentito Carmine Schiavone inizia a collaborare con la giustizia fornendo maggiori indizi, nomi e dinamiche.
  • Dal 1998 al 2000 - Il delitto di Imposimato prese parte al processo Spartacus I. Un processo penale condotto principalmente a carico dei membri del clan Casalesi dove furono processate oltre 115 persone fra cui il boss Francesco Schiavone soprannominato "Sandokan".
  • In aula processuale, Maria Luisa Rossi identificò Antonio Abbate come uno dei due sicari.
  • 2000 - Nel processo Spartacus vennero condannati all'ergastolo per l'omicidio Imposimato:
    Vincenzo Lubrano ritenuto il mandante dell'agguato su richiesta (ufficiosa) di Giuseppe Calò, tesoriere di Cosa Nostra, di cui il giudice Imposimato ne stava scoprendo l'identità.
    Raffaele Ligato e Antonio Abbate ritenuti gli esecutori materiali.
  • 30 maggio 2002 - La Corte di Cassazione confermò le condanne nella sentenza precedente.

 

Il ricordo di Giuseppe e Filiberto Imposimato, figli di Francesco

"All'epoca frequentavamo il Convitto Nazionale di Maddaloni facendo l'orario prolungato. Come ogni giorno, verso le 17:30, i nostri genitori venivano a prenderci usciti da lavoro. Quel pomeriggio li aspettammo fino alle 8 di sera, un'attesa interminabile durante la quale vedevamo andar via tutti gli altri bambini e gli insegnanti. Venne a prenderci un collega della fabbrica nonché amico di famiglia i cui figli venivano a scuola con noi. Come scusa ci disse che i nostri genitori erano dovuti andare urgentemente a Milano per lavoro senza poterci avvisare. Lo credemmo e rimanemmo ospiti a casa sua per tre giorni per poi trasferirci da nostra zia, sorella di papà. Non ci fu detto nulla di loro e quando chiedevamo, anche in lacrime, ci dicevano sempre che erano in trasferta a Milano per lavoro."

"Da quel giorno studiammo a casa per diversi mesi e quando riprendemmo a frequentare la scuola venivamo accompagnati dalla scorta. Nonostante la stranezza della situazione e l'aria tesa che ci circondava furono tutti bravi nel tenerci al riparo dalla cronaca. La verità la scoprimmo molto tempo dopo quando nostra madre uscì dall'ospedale, a dicembre. Fu lei che, nei modi consoni per dei bambini di 7 e 9 anni, ci spiegò l'accaduto e che papà non era più tra noi. Fu un momento durissimo. Dopo mesi che attendevamo il loro ritorno vedemmo tornare solo nostra madre, sola e convalescente."

[Filiberto]: "Ancora oggi mi chiedo dove abbia trovato la forza di non farci pesare quella situazione. La morte violenta di papà è stato un pensiero fisso per molto tempo. Pensare che ci siano persone capaci di commettere simili gesti mi ha condizionato nel rapportarmi con gli sconosciuti. Nell'infanzia provavo tanta rabbia per questa gente, fantasticavo sul poterli eliminare tutti ma ero solo un bambino di 7 anni. Chiuderci in noi stessi fu quasi automatico, all'epoca non esistevano neanche realtà associative che ci dessero qualsiasi tipo di sostegno umano."

[Giuseppe]: "Il primo periodo dell'adolescenza fu davvero difficile a causa del clima di incertezza e tensione che vivevamo. La comprensione e la verità è arrivata man mano con il proseguire delle indagini che hanno messo a tacere tante insinuazioni e diffamazioni sulla mia famiglia. Crescendo ho iniziato anche a capire il perché di alcuni fenomeni e situazioni a cui eravamo esposti, di certo, ad oggi affronto l'argomento con una maturità diversa."

"Finalmente nel nuovo millennio si concluse la parte processuale e qualche anno dopo, nel 2009, conoscemmo l'associazione Libera che ci rese partecipi alle diverse manifestazioni sul tema. Fu emozionante quando visitammo per la prima volta un bene confiscato alla camorra. Grazie a loro è diventato più facile raccontare la nostra storia. Farlo non è piacevole, risvegliare i sentimenti di allora rivangando quegli anni duri è sempre doloroso, nonostante ciò, accettiamo sempre ben volentieri di intervenire nelle scuole per dare ai ragazzi un punto di vista diverso da quello che viene spesso raccontato."

Il nostro scopo è far sì che attraverso la nostra storia i ragazzi possano capire quale sia la scelta più giusta da prendere. 

#Memoria: eventi, menzioni e luoghi intitolati a Francesco Imposimato

  • NR - Intitolato il Gruppo Archeologico Calatino "Francesco Imposimato". Associazione per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale di cui faceva parte anche Francesco.  
  • 11 ottobre 1984 - Inaugurazione di un busto raffigurante Francesco Imposimato deposto nella villa comunale di Maddaloni (CE). L'evento si è arricchito con una manifestazione anticamorra in cui sono intervenuti: Francesco Cossiga, l'allora presidente del Senato, il giudice Ferdinando Imposimato, di don Riboldi e un seguito tra parlamentari, senatori e organizzazioni sindacali.
  • 13 settembre 2010 - Il delitto Imposimato è raccontato nel libro: "Segreto criminale" di Raffaella Notariale. Newton Compton Editori.
  • 20 marzo 2012 - Intitolazione della biblioteca del Liceo "Cortese" di Maddaloni (CE) come atto conclusivo di una manifestazione con fiaccolata in ricordo di Francesco Imposimato e Ciro Rossetti. Evento organizzato da Libera, dall'amministrazione locale e dalle associazioni sindacaliste.
  • 31 maggio 2013 - La storia di Francesco è menzionata nel libro: "Dizionario enciclopedico delle Mafie in Italia". Curatore C. Camarca, Edito Castelvecchi.
  • 12 ottobre 2013 - Giornata alla memoria con cerimonia del Premio artistico-letterario "Franco Imposimato" presso la sala Teatro Settembrini del Convitto Nazionale. Evento organizzato dal Presidio Libera di Maddaloni, dall'amministrazione comunale e dalle associazioni "Actam" e "Anmig". Successivamente, la mostra con le opere di Francesco e di tutti gli alunni che hanno vinto nelle diverse sezioni del concorso, sono state esposte nelle sale del Museo Civico di Maddaloni.
  • 27 maggio 2017 - Intitolazione di Villa Imposimato, bene confiscato prorpio ad Abbate, a Pignataro Maggiore (CE). La struttura è gestita dalla Cooperativa sociale "Apeiron". Guarda il video di presentazione.
  • 2017 - Dedicato alla memoria di Francesco Imposimato il Presidio Libera di Maddaloni - CE.
  • dicembre 2017 - Intitolazione della biblioteca dell'I.P. "Aldo Moro" di Montesarchio, a Napoli.
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