Le Storie

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Paolo Coviello

Paolo Coviello, 63 anni

La sera del 26 febbraio 1992 Paolo Coviello, operatore scolastico di Casapesenna (CE), uscì in auto con suo nipote, Pasquale Pagano, per una commissione personale. Mentre Paolo a Pasquale viaggiavano a bordo della Renault Clio grigio chiaro, furono raggiunti da un gruppo d'assalto che prese di bersaglio i due uomini che non sopravvissero all'agguato di camorra.
Purtroppo, l'auto di Pagano era dello stesso tipo e dello stesso colore di quella di un affiliato al clan dei casalesi, obiettivo del clan rivale per vendicarsi di un torto ricevuto. Paolo e Pasquale furono brutalmente assassinati per uno scambio di persona. 
 

Storico giuridico

  • Nonostante fosse chiaro fin da subito lo scambio di persona, le indagini non poterono continuare per mancanza di testimoni.
  • 2015 - coordinati dal PM Giovanni Conzo, i carabinieri arrestarono i responsabili grazie alle dichiarazioni dei boss pentiti. 
  • Dicembre 2015 - il Tribunale di Napoli ha condannato a 20 di carcere gli esponenti della fazione del clan che aveva architettato l'agguato e all'ergastolo l'esecutore materiale.
  • Marzo 2017 - La Corte d'Assise d'Appello di Napoli (quarta sezione) condanna in primo grado per il duplice omicidio:
    - a 20 anni di reclusione: Umberto Venosa e i parenti SalvatorePietropaolo e Raffaele; con l'attenuante di essersi pentiti ed aver emesso dichiarazioni auto-accusatorie;
    - ergastolo per Francesco Carannante.
  • In seguito, la Corte riduce le condanne per i 4 familiari Venosa a 13 e 14 anni di reclusione e 20 anni per Carannante che in seguito alla prima condanna inviò alla Corte una lettera in cui ammette le proprie responsabilità per il delitto e le scuse. 

 

Il racconto di Giuseppe Coviello, figlio di Paolo

"Quel giorno venimmo contattati dai carabinieri che ci avvisarono di -un incidente-. Ci dissero che mio padre era in ospedale ma non aggiunsero altro. Quando arrivammo sul posto scoprimmo che in realtà era già morto in ambulanza durante il tragitto. Papà era un impiegato statale, lavorava in una scuola e gli mancava davvero pochi anni alla pensione. Lui era il classico lavoratore il cui principale pensiero era quello di prendersi cura della famiglia. Ricordo che mi raccomandava sempre di frequentare ambienti tranquilli, di evitare certe zone e persone rischiose. Scoprire che fosse morto in un agguato di camorra fu davvero assurdo".

"Solo a inizio 2015 i carabinieri ci informarono di aver arrestato gli esecutori materiali dell'agguato di mio padre. Con le dichiarazioni dei pentiti finalmente avemmo la conferma che, purtroppo, mio padre Paolo e Pasquale Romano furono vittime di uno scambio di persona. Poco dopo, venimmo a conoscenza del Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti e di Libera. Per fortuna ci sono loro a farci sentire il sostegno della parte buona della società".

I tempi della giustizia e la burocrazia sono così lunghi e contorti che lo Stato risulta assente. Proprio per questo, In questi episodi è molto importante la risposta unita e rivoluzionaria della società.

#Memoria: Eventi e intitolazioni per ricordare Paolo Coviello

  • Ogni anno, i familiari organizzano una messa, intima, in suffragio di Paolo Coviello
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Pasquale Pagano

Pasquale Pagano, 36 anni

La sera del 26 febbraio 1992 Pasquale Pagano, commerciante di Casapesenna (CE), uscì in auto con suo zio, Paolo Coviello, per una commissione personale. Mentre Paolo a Pasquale viaggiavano a bordo della sua Renault Clio grigio chiaro, furono raggiunti da un gruppo d'assalto che prese di bersaglio i due uomini che non sopravvissero all'agguato di camorra.
Purtroppo, l'auto era dello stesso tipo e dello stesso colore di quella di un affiliato al clan dei casalesi, obiettivo del clan rivale per vendicarsi di un torto ricevuto. Pasquale e Paolo furono brutalmente assassinati per uno scambio di persona. 
 

Storico giuridico

  • Nonostante fosse chiaro fin da subito lo scambio di persona, le indagini non poterono continuare per mancanza di testimoni.
  • 2015 - coordinati dal PM Giovanni Conzo, i carabinieri arrestarono i responsabili grazie alle dichiarazioni dei boss pentiti. 
  • Dicembre 2015 - il Tribunale di Napoli ha condannato a 20 di carcere gli esponenti della fazione del clan che aveva architettato l'agguato e all'ergastolo l'esecutore materiale.
  • Marzo 2017 - La Corte d'Assise d'Appello di Napoli (quarta sezione) condanna in primo grado per il duplice omicidio:
    - a 20 anni di reclusione: Umberto Venosa e i parenti Salvatore, Pietropaolo e Raffaele; con l'attenuante di essersi pentiti ed aver emesso dichiarazioni auto-accusatorie;
    - ergastolo per Francesco Carannante.
  • In seguito, la Corte riduce le condanne per i 4 familiari Venosa a 13 e 14 anni di reclusione e 20 anni per Carannante che in seguito alla prima condanna inviò alla Corte una lettera in cui ammette le proprie responsabilità per il delitto e le scuse. 

 

Il Racconto di Rosa Pagano, figlia di Pasquale

"Erano circa le 19:30, avevo 9 anni e mentre giocavo in cortile con mia sorella minore, lo vedemmo uscire. Dopo poco, un signore venne a bussare al portone, si affacciò mio nonno al quale l'uomo disse: «Mario tuo figlio ha avuto un incidente». In meno di un ora casa mia fu colma di persone e carabinieri. Capimmo che era accaduto qualcosa di veramente grave".

"Nonostante noi tutti sapevamo fossero brave persone, che fossero vittime di un scambio di persona ci sono voluti ben 23 anni per toglierci di dosso il pregiudizio della gente che additavano mio padre come un delinquente solo perché ucciso in una sparatoria. Poco dopo conobbi Salvatore di Bona, figlio di Antonio di Bona e referente del Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti. Grazie a lui ho conosciuto i familiari di vittime innocenti, le realtà associative che nascono da queste brutte esperienze e a raccontare la mia storia nelle scuole".

Parlatene, spiegatelo anche ai bambini. Trovate il modo e le parole giuste per spiegargli la verità perché tenerli all'oscuro, li spaventa più del non sapere le cose!

#Memoria: Event e intitolazioni per ricordare Pasquale Pagano

  • Ogni anno, la famiglia organizza una messa, intima, in suffragio di Pasquale Pagano

 

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Antonio Di Bona

Antonio Di Bona, 56 anni

Il 6 agosto 1992 Antonio Di Bona, agricoltore di Casal di Principe (CE), uscì di casa per portare il suo trattore a riparare. Purtroppo, il suo meccanico di fiducia era già in ferie estive, così, chiedendo in giro dove andare giunse ad un'officina a Villa Literno. Al suo arrivo il meccanico non c'era quindi Antonio non poté che attendere il ritorno per ricevere assistenza. Passò un po' di tempo, il titolare era tornato e all'agricoltore questa volta restava da aspettare la fine della manutenzione. Di lì a poco, arrivarono nello stabile quattro sicari della camorra con l'obiettivo di uccidere Antonio Diana, titolare dell'attività commerciale. Dopo aver sparato e atterrato il bersaglio i killer decisero di non lasciare testimoni oculari. Esplosero diversi colpi anche contro Antonio Di Bona e Nicola Palumbo, impiegato nell'officina, i quali non ebbero tempo e modi di mettersi al riparo. 

La polizia collegò fin da subito il caso a una vendetta trasversale di camorra ritenendo che l'obiettivo dei sicari fosse il titolare dell'officina, Antonio Diana, imparentato con Raffaele Diana, affiliato al clan Schiavone. Dalle indagini non emerse nulla a carico di Antonio Di Bona considerato un cliente fortuito divenuto un testimone scomodo nella guerra tra clan rivali per il dominio del territorio.

Storico giudiziario

  • Per l'omicidio di Antonio di Bona sono stati condannati:
    - All'ergastolo per Carannante Francesco ritenuto uno dei killer del commando
    - 16 anni di reclusione per Quadrano, ritenuto il mandate, con l'attenuante per esser diventato collaboratore di giustizia.

 

Il ricordo di Salvatore Di Bona, figlio di Antonio

"Ero a casa con la famiglia e la mia fidanzata, oggi moglie, pronti per festeggiare il mio onomastico. Mancava solo papà che aveva portato a riparare il trattore. Vedendo che tardava mia madre mi chiese di andarlo a cercare. Uscì in auto verso l'indirizzo che mia aveva dato e più mi avvicinavo all'officina meccanica più vedevo un gran numero di persone che affollava la zona. Chiesi ad un passante cosa fosse successo e mi disse che avevano sparato e ucciso tre uomini. Non ci diedi molto peso. In quel periodo la camorra faceva morti tutti i giorni e soprattutto mai avrei pensato che mio padre ne potesse rimanere coinvolto. Spinto dalla curiosità mi avvicinai sempre più per capire, poi, iniziò il dubbio. Mi resi conto che ero sempre più vicino all'officina in cui ero diretto. Quando fui giunto davanti allo stabile avevo paura dei miei sospetti: «può mai essere che?» Chiesi notizie a un carabiniere, gli spiegai che cercavo mio padre e che sapevo fosse passato da lì. Lui mi domandò il nome e alla mia risposta mi abbracciò dandomi le condoglianze. Quel dubbio divenne realtà".

"Mio padre era conosciuto a Casale, tutti conoscevano che persona fosse: una persona onesta, un instancabile lavoratore e con nulla da nascondere. Eppure in questi luoghi, il sol fatto di essere morto sparato vuol dire che sei coinvolto con i criminali. Le malelingue non tardarono a screditarlo. Io, mia madre e le mie sorelle eravamo soli contro tutti. Abbiamo combattuto per ben 17 anni affinché gli venisse riconosciuta giuridicamente l'innocenza. Negli anni ne abbiamo sentite tante ma la cosa che più ci fece soffrire fu che gli stessi amici e parenti si allontanarono da noi mettendo in dubbio l'onestà della mia famiglia".

"Passò del tempo quando, tra il 2006 e il 2007, fui contattato da due attiviste dell'Associazione Libera. A telefono mi dissero che conoscevano la storia di mio padre, mi spiegarono del loro impegno per la legalità e che ci volevano sostenere nel fare memoria. Scoppiai a piangere dalla gioia. Dopo tutti quegli anni finalmente qualcuno si era ricordato di noi e, soprattutto, definendo mio padre una vittima innocente della camorra. Iniziò così il mio impegno nel sociale portando la nostra storia nelle scuole e facendo squadra con altri familiari delle vittime innocenti come noi. Un impegno che porto avanti tuttora nel Direttivo del Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità".

Noi dobbiamo poter essere liberi di vivere. Dobbiamo fare squadra, camminare a testa alta e avere il coraggio di denunciare per liberarci dai soprusi delle mafie.

#Memoria: Luoghi intitolati ad Antonio Di Bona

  • 31 luglio 2009 - Inaugurato il "Centro di agricoltura sociale - Antonio Di Bona" su terreni confiscati a Casal di Principe. Il bene confiscato è gestito dalla cooperativa "Eureka".
  • 12 marzo 2011 - Fiaccolata alla memoria presso la scuola elementare "Alighieri" insediata in un bene confiscato alla camorra a Casal di Principe. L'evento è stato promosso dall'Associazione Libera e dal Comitato Don Diana.
  • 2011 - Premiato con la targa "Don Peppe Diana" il cortometraggio biografico: "Memoria e rinascita". Regia di Giovanni Pirozzi e l'attore Luigi Baldascino nei panni di Antonio Di Bona.
  • 21 maggio 2012 - Ventennale presso il Teatro della Legalità, a Casal di Principe, con l'evento "Antonio Di Bona. Agricoltura fra presente e futuro". Evento promosso dalla società Agrorinasce con il patrocinio della Fondazione Polis e del Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità.
  • 31 maggio 2013 - Menzionato nel libro: "Dizionario enciclopedico delle Mafie in Italia". Curatore C. Camarca, Edito Castelvecchi.
  • 29 aprile 2016 - Intitolazione del piazzale antistante la Chiesa dello Spirito Santo a Casal di Principe. La manifestazione è l'atto conclusivo di due giorni di eventi alla memoria di Di Bona.
  • 30 giugno 2015 - Inaugurazione del Centro di aggregazione giovanile per l'arte e la cultura, bene confiscato dedicato a Pasquale Miele e ad Antonio di Bona e gestito dall'Associazione "Terra Nuova". Sito in via Cagliari, Casapesenna (CE). 

L'Associazione Terra Nuova

L'associazione nasce per volontà dei familiari di Antonio Di Bona e Pasquale Miele. Assegnataria nel 2015 di terreni confiscati alla camorra, si occupa di inserimento sociale e sostegno delle fasce deboli attraverso la professione agricola.

Vuoi saperne di più? Visita la pagina facebook:
Terra Nuova

                                                                                                      

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