Le Storie

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Michele Landa

Michele Landa, 62 anni

Nel primo mattino del 6 settembre 2006 Michele Landa fu ucciso a Pescopagano(CE), davanti al ripetitore della Vodafone che aveva il compito di sorvegliare. Michele ricopriva il ruolo di guardia giurata particolare presso la cooperativa "Lavoro e Giustizia" presente sul territorio. Per essersi opposto al tentativo di furto, dopo averlo assassinato, i suoi killer bruciarono il suo corpo nelle campagne limitrofe. Il suo corpo venne ritrovato carbonizzato nella sua "Fiat 600" circa una settimana dopo la sua scomparsa.
 
In quel periodo i clan della camorra avevano scoperto il redditizio "cavallo di ritorno" delle apparecchiature telefoniche. I componenti dei ripetitori sono attrezzature costose e i proprietari sono disposti a pagare somme ingenti per riaverle. Mancavano solo un paio di mesi e Michele sarebbe andato finalmente in pensione dopo una vita di lavoro come contadino.
 

Storico giuridico

  •  Le indagini non portarono ad alcun processo. Vennero archiviate in poco tempo.

 

Il ricordo di Angela Landa, figlia di Michele

"Ricordo il momento in cui stendevo i panni quando ricevetti la telefonata da mia madre che, con il tono preoccupato, mi disse: «papà non è tornato a casa». Lasciai tutto e andai da lei per tranquillizzarla. Provammo a chiamarlo a telefono ma era staccato. Avvisammo i miei fratelli e quando anche loro non ebbero notizie dall'Istituto di vigilanza, sapendo i rischi del mestiere di papà, iniziammo ad allarmarci. Feci personalmente il giro del paese passando per i luoghi che mio padre frequentava di più. Nessun segno. Né al solito bar né amici e conoscenti lo avevano visto e cosa ancora più insolita: il collega che diede il cambio turno mi disse di non averlo trovato al suo arrivo. Mio padre era una persona precisa, meticolosa, anche se avesse avuto un'emergenza avrebbe avvisato dell'allontanamento. Così, decisi di andare a sporgere denuncia ai carabinieri. Solo dopo tre giorni di vane ricerche fu ritrovata l'auto grazie alla segnalazione di un contadino".

"La prima cosa che ci dissero in caserma fu: «questo è un agguato di camorra». Una frase che venne riportata anche sui giornali etichettando mio padre come una persona che frequentava certi ambienti. Ero spaventata da quest'associazione ma di certo non ho mai dubitato sull'onesta di mio padre. Sostenevo l'ipotesi che fosse stato eliminato perché diventato un testimone o qualcosa del genere. Intanto sui giornali uscivano ogni tipo di insinuazione che alimentavano le malelingue del popolino. D'un tratto non ero più -Angela la maestra- ma -la figlia del metronotte ucciso dalla camorra-. Alla violenta perdita di un padre e per quello che ne seguì (si pensi che i resti di mio padre li raccogliemmo in una scatola di scarpe) si aggiunse anche l'essere infangati".

"Il Natale successivo lessi il libro di Sergio Nazzaro (rif.). A mia insaputa vi trovai delle pagine dedicate alla storia di mio padre. Per la prima volta piansi di gioia! Finalmente qualcuno aveva parlato di Michele Landa ricordandolo come una persona onesta senza ricami e insinuazioni. Cercai il numero dello scrittore per ringraziarlo personalmente e ne seguì un incontro da cui nacque un'amicizia e non solo. Ci presentò Alessandra Tommasino, Presidente del Presidio Libera territoriale, con la quale iniziò la collaborazione nel mondo sociale. Il suo supporto, e incontrare altri familiari delle vittime innocenti, fu un passo fondamentale per prendere coscienza della nuova realtà in cui eravamo entrati a far parte. L'illusione che non parlarne fosse una forma di protezione fu sostituita dalla credenza che raccontare la storia di papà fosse un vanto utile soprattutto a sensibilizzare la comunità".

Essere indifferenti non ci protegge dal mondo mafioso. Purtroppo loro esistono ed è per questo che è importante fare memoria. Conoscere le storie delle vittime innocenti è un modo per imparare a tutelarsi dai loro soprusi.

 

Il ricordo di Antonio Landa, figlio di Michele

"Quando la mattina seguente mia madre non si ritrovò papà a casa si allarmò. Io e mio fratello, essendo del posto, lo andammo a cercare finché, stanchi per le ricerche a vuoto, decidemmo di andare a sporgere denuncia. I carabinieri ovviamente ci dissero che la prassi prevedeva un tempo maggiore. (Tralasciamo il poco tatto nella caserma nei confronti di mia madre). Non ci restò che attendere che si attivassero. Passarono circa 4 giorni e quando finalmente trovarono mio padre, ucciso e oltraggiato in quel modo, per il paese si sentiva vociferare cose poco onorevoli sulla nostra famiglia. Non fu facile realizzare il tutto. Passarono diversi giorni prima che il risultato del test del DNA ci confermasse che quei resti appartenessero a mio padre. Fino ad allora, forse per dare forza a mia madre o per altro, speravamo ancora che papà fosse vivo".

"«Qualcosa doveva aver fatto per morire così» diventò una frase che sentivamo e leggevano spesso sui giornali. Frasi alle quali non sai cosa rispondere e se ne vale la pena farlo. Mio padre era stato ucciso come un boss della camorra, prima sparato e poi bruciato e questo era un dato di fatto. Eppure, lui era un uomo semplice, una persona che per aiutare la famiglia faceva due lavori, poteva mai essere che fingesse così bene? Le indagini non portarono a nulla ma almeno le forze dell'ordine ci rincuorarono dicendo che il modus operandi era un modo per depistarli e non l'esecuzione a un capo clan".

"Grazie a mia sorella, che è la portavoce della famiglia, abbiamo conosciuto altre realtà come la nostra. Conoscere altri familiari, sentire le loro storie mi ha dato forza non facendoci sentire ‹soli›. Per quanto non amo toccare l'argomento sono molto felice che la memoria di papà venga portata avanti e che, addirittura, sia stata menzionata in alcuni libri. Oggi faccio lo stesso lavoro di mio padre, ho la mia famiglia e con orgoglio porto avanti i valori che mi ha insegnato papà".

Il desiderio che alla propria famiglia non manchi nulla non deve portare i giovani ad inseguire facili guadagni. Il lavoro onesto è la via affinché non gli manchino le cose più importanti: i valori e l'amore di una famiglia serena.

#Memoria: eventi e intitolazioni in ricordo di Michele Landa

  • N.R. - A Casapesenna/ Cancello Arnone un bene confiscato è dedicato alla memoria di Michele Landa. Nella terra ci lavorano i ragazzi de "La Buona Terra".
  • 22 novembre 2007 - La storia di Michele è raccontata nel libro: "Io, per fortuna c'ho la Camorra" di Sergio Nazzaro. Fazi Editore.
  • 31 maggio 2013 - La storia di Michele è raccontata nel libro: "Dizionario enciclopedico delle Mafie in Italia". Curatore C. Camarca, Edito Castelvecchi.
  • Marzo 2015 - La storia di Michele Landa è raccontata nel libro:"Memoria" pubblicato dall'associazione Libera, a cura di: Marcello Cozzi, Riccardo Christian Falcone, Iolanda Napolitano, Simona Ottaviani, Peppe Ruggiero. Stampato per conto delle Edizioni Gruppo Abele presso Cooperativa La Grafica Nuova.
  • 17 settembre 2015 - La storia di Michele è inoltre raccontata nel libro: "Mio padre in una scatola di scarpe" di Giulio Cavalli. Edito da Rizzoli. Nel 2016 è stato presentato al "Trame - festival dei libri sulle mafie" e realizzato un audiolibro. 
  • 2018 - Angelina Landa, figlia di Michele, assume la rappresentanza dei familiari delle vittime innocenti della criminalità organizzata per la provincia di Caserta.
  • 30 aprile 2019 - Svelata una targa presso il bene confiscato a Cancello Arnone in seguito all'evento "I beni confiscati. Riscatto di un territorio" avvenuto presso la Sala Consiliare del medesimo Comune. Evento promosso dalla Fondazione Poli e da Libera.
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Salvatore Buglione

Salvatore Buglione, 51 anni

Ogni sera, Salvatore Buglione al termine della giornata di lavoro come dipendente comunale nella squadra del dipartimento di patrimonio e logistica, raggiungeva la moglie presso l'edicola di famiglia per aiutarla nelle ultime faccende prima dell'orario di chiusura. La sera del 4 settembre 2006 Salvatore rimase da solo in edicola perché la moglie si era fatta male al piede e, per non farla affaticare, le concesse di anticiparsi a casa per poi raggiungerla una volta chiusa la bottega. Quando fu orario di chiusura, l'uomo prese con sé l'incasso della giornata per poi procedere a chiudere dell'attività. In quei frangenti giunsero quattro criminali che, aggredendolo, gli intimarono di consegnargli il danaro. Il titolare provò a fare resistenza ma quest'ultimi reagirono in malo modo, così, il brav'uomo cedette. Fece il gesto di aprire un cassetto del bancone ma, probabilmente perché sotto effetto di stupefacenti, il rapinatore s'impressionò e aggredì con un coltello l'edicolante. Gli infierì una coltellata dritta al cuore che uccise Salvatore Buglione sul colpo. Inutili i soccorsi presso l'ospedale Cardarelli di Napoli. 
 

Storico giuridico

  • 6 febbraio 2008 - dal Gup di Napoli vennero emesse le condanne per gli autori dell'omicidio:
    - Ergastolo per Domenico D'Andrea;
    - 23 anni di reclusione per Antonio Palmai,
    - 10 anni di reclusione per Diego Palma, all'epoca minorenne, fratello di Antonio.
  • 4 novembre 2009 - La seconda sezione della Corte di Assise di appello ridefinisce le condanne per Antonio Palma ridimensionando la reclusione a 18 anni.

 

Il ricordo di Anna Buglione, figlia di Salvatore

"Quel giorno ero a casa di mia nonna a farle compagnia dopo aver perso, da appena 20 giorni, anche mio nonno. All'improvviso bussarono insistentemente alla porta. Una vicina di casa ci allarmò del fatto che papà avesse avuto un malore. Mia madre e mio zio si precipitarono in edicola a vedere. Il tempo di rassicurare la nonna e li seguì anche io. Ricordo che appena misi piede fuori dal portone vidi una marea di persone che affollavano l'edicola. Avvicinandomi mi accorsi che l'attività di papà era chiusa dalle fasce bianco-rosse della polizia e che per terra c'era del sangue. Iniziai a capire ma non volevo crederci. Per la confusione mi sentivo spaesata finché una donna che mi riconobbe mi disse che papà era stato portato al Cardarelli. C'era un traffico assurdo così rifiutai i passaggi con l'auto e iniziai a correre verso l'ospedale non molto distante da noi. Giunti sul posto venimmo raggiunti da altri parenti a cui arrivò la notizia. Attendemmo finché le speranze di tutti vennero spente dall'infermiere che uscito dalla sala operatoria ci disse il fatidico: «non ce l'ha fatta»".

"I primi anni non accettavo l'accaduto. Il mio inconscio mi anestetizzava pur di non farmi affrontare il dolore. Addirittura provavo un po' di rabbia verso mio padre per essersi difeso anziché cedere subito i soldi e non rischiare la vita. Passò del tempo. Su internet iniziai a informarmi sulla nostra situazione finché giunsi sul sito della Fondazione Poli che fornisce supporto e assistenza ai familiari delle vittime. Li contattai e, iniziando a frequentare l'ambiente, conobbi altri familiari delle vittime. Da lì ho iniziato a reagire diventando partecipe agli incontri, raccontando la nostra testimonianza nelle scuole o alle manifestazioni o facendo ogni azione utile a mantenere viva la memoria di mio padre".

"Col tempo mi sono accorta che il dolore non è mai andato via ma, al contempo, prendendone consapevolezza la rabbia è svanita. Una crescita graduale grazie sia alla fede sia ad un percorso durante il quale ho approfondito diversi aspetti sia legali che burocratici sul tema. Ad oggi, infatti, ho riversato la mia energia a sostegno di tutti i familiari delle vittime innocenti affinché vengano riconosciuti eguali diritti indifferentemente dalla mano criminale che ha assassinato il proprio caro".

Nei momenti di difficoltà possiamo attingere da una forza che è nel profondo di ognuno di noi. Se ci lasciamo guidare da quest'amore, di sicuro, prenderemo le scelte giuste!

#Memoria: eventi, menzioni e intitolazione in ricordo di Salvatore Buglione

  • 1 maggio 2008 - La storia di Salvatore è raccontata nel libro: "Forcella tra inclusione ed esclusione sociale" di don Luigi Merola. Edizione Guida.
  • 20 maggio 2008 - La storia di Salvatore è menzionata nel libro: "Non rubate la speranza" del cardinale Crescenzio Sepe. Edito Mondadori.
  • 2008 - Intitolazione di un Centro di Coordinamento dei servizi per i senza fissa dimora. Il centro è ospitato in un appartamento confiscato alla camorra in via Pavia 129, a Napoli, e gestito dall'associazione "Less Onlus" in unione con "Il Camper Onlus".
  • 25 novembre 2008 - La storia di Salvatore è menzionata nel libro: "Napoli, la Città il Palazzo" di Raffaele Carotenuto. Editore La città del Sole.
  • 22 maggio 2010 - Intitolato un parco -agricolo didattico nel suo quartiere di residenza, in via Domenico Fontana- Rione Alto.. Evento promosso e presieduto dal Sindaco Rosa Russo Jervolino, l'assessore all'ambiente Rino Nasti, il Presidente, il consiglio e la giunta della Municipalità 5 Arenella-Vomero.
  • Marzo 2015 - La storia di Salvatore è raccontata nel libro:"Memoria" pubblicato dall'associazione Libera, a cura di: Marcello Cozzi, Riccardo Christian Falcone, Iolanda Napolitano, Simona Ottaviani, Peppe Ruggiero. Stampato per conto delle Edizioni Gruppo Abele presso Cooperativa La Grafica Nuova.
  • 4 settembre 2016 - Santa messa presso il parco agricolo "Salvatore Buglione" celebrato da don Tonino Palmese. Iniziativa del Comune di Napoli, della Municipalità 5 Vomero – Arenella e della Fondazione Polis della Regione Campania. Durante la celebrazione, all'interno del parco sono state allocate delle targhe commemorative e piantato un albero dedicato a Salvatore e a tutte le vittime innocenti della criminalità.
  • NR - Intitolazione del Centro Buglione: uno sportello informativo per i migranti in via Pavia, a Napoli, gestito dall'associazione "LESS Onlus".
 
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Daniele Del Core

Daniele Del Core, 18 anni

La sera del 28 ottobre 2006 Daniele Del Core era con il suo amico del cuore Loris Di Roberto nel solito centro abbronzante, a Pozzuoli (NA). Per loro era una tappa tipica del sabato pomeriggio che precedeva la serata del week end. Di lì a poco entrò un altro ragazzo che iniziò a litigare violentemente con Loris. Daniele non esitò a frapporsi tra i due per sedare la lite e difendere l'amico. Accadde tutto molto rapidamente: l'ultimo arrivato, armato con un fendente iniziò a sferrare colpi ai due giovani amici per poi darsi alla fuga. Le coltellate inferte a Daniele furono mortali. Il ragazzo si accasciò morente mentre Loris perse la vita il 5 novembre, in ospedale, a seguito delle gravi ferite.

A generare la rissa fu la gelosia dell'assassino, Salvatore d'Orta, il quale frequentava la ex fidanzatina di Loris. La relazione era terminata nell'estate precedente, eppure, la ragazza continuava a cercare Di Roberto tramite SMS così, il ragazzo decise di eliminare il suo rivale in amore. L'assassino aveva all'epoca dei fatti 16 anni.

Storico giuridico 

  • 28 ottobre 2006 - In serata è stato identificato e rapidamente arrestato il colpevole, Salvatore d'Orta, poco dopo aver tentato di nascondere gli indumenti sporchi di sangue. 
  • Novembre 2006 - Salvatore d'Orta viene portato nel carcere minorile di Airola in attesa di essere processato.
  • 2007 - Il Tribunale per i minorenni di Napoli emette la sentenza con una condanna a 20 anni di reclusione in seguito ridotta a 18 anni dalla Corte d’Appello di Napoli, Sez. Minorenni.
  • 2009 - La Corte di Cassazione riduce la condanna a 16 anni di reclusione confermata dall'ultima decisione in appello rigettando i ricorsi prodotti da entrambe le parti. Effettivamente, d'Orta ha scontato solo 7 anni di reclusione presso il carcere minorile di Airola.

 

 

#Memoria: menzioni e luoghi intitolati a Daniele Del Core

  • 10 novembre 2010 - Nasce l'Associazione "L'amico del cuore" fortemente voluta dai familiari e dagli amici di Daniele e Loris.
  • 27 ottobre 2013 - Pubblicazione del cortometraggio in cui viene menzionata la vicenda di Daniele e Loris dal titolo: "I figli del Bognar" prodotto da: "DiversaMenteGiovani".
  • N.R. - Dedicato il Presidio Libera di Pozzuoli/area Flegrea.
  • 2 luglio 2015 - Intitolazione di un bene confiscato alla camorra a Casalnuovo (NA), in via Virnicchi 154.
  • 17 aprile 2018 - La vicenda di Daniele è raccontata nella "Pillola NON INVANO" prodotto dalla Fondazione Polis della Regione Campania.

Eventi e manifestazioni in ricordo di Daniele Del Core

  • 23 settembre 2007 - 1° Memorial di calcio realizzata dagli amici di Daniele e Loris presso il campetto Bognar di Pozzuoli (NA). L'evento si è ripetuto negli anni successivi limitandone la partecipazione "solo" agli amici e conoscenti di Daniele e Loris.
  • 29 settembre 2007 - Manifestazione in memoria organizzata dalla "Real-Lions" presso il Centro "Pianeta Sports".
  • 15 luglio 2012 - Finale del 5° Memorial calcistico presso il campetto del parco Bognar di Pozzuoli (NA). Evento promosso dall'associazione "L'amico del cuore".
  • 7 luglio 2013 - Finale del 6° Memorial calcistico presso il campetto del parco Bognar, a Pozzuoli (NA). L'evento è stato promosso dagli amici di Daniele e Loris in collaborazione all'associazione "DiversaMenteGiovani".
  • 13 luglio 2014 - Finale del 7° Memorial calcistico. Al torneo hanno partecipato ben 16 squadre locali.
  • 8 maggio 2015 - Triangolare Italo-Argentino di calcio presso lo stadio “Domenico Conte” di Pozzuoli (NA). Evento promosso dall'amministrazione locale, il Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti, Libera, la Fondazione Poli. Alla competizione ha partecipato la squadra argentina Tierrita y Pavimento (iscritta al campionato amatoriale del Club Universitario di Buenos Aires, nato nel 1918). La squadra argentina è in tour a Barcellona e a Napoli per ripercorrere alcune tappe della carriera di Diego Armando Maradona.
  • 29 novembre 2015 - Festa dell’Albero in memoria delle vittime innocenti della criminalità. L’evento si è tenuto al Monte Barbaro con la piantumazione di alberi per compensare i danni dovuti agli incendi.
  • 21 ottobre 2016 - 9° Memorial con una Partita di calcio presso il Campo Sportivo "Domenico Conte" di Arco Felice (NA).
  • 26 luglio 2017 - Finale del 10° Memorial calcistico realizzato dagli amici di Daniele e Loris presso il campetto del parco Bognar a Pozzuoli (NA).
  • Luglio 2018 - 11° Memorial "Trofeo Loris e Daniele". Torneo di calcio realizzato dagli amici di Daniele e Loris presso il campetto del parco Bognar a Pozzuoli (NA).
  • 28 ottobe 2019 12° Memorial "Daniele Del Core e Loris Di Roberto" con una partita di calcetto presso il campetto del parco Bognar, a Pozzuoli (NA).

Resta connesso con Daniele Del Core

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"Trofeo Loris e Daniele"

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