Le Storie

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Giuseppe Veropalumbo

Giuseppe Veropalumbo, 30 anni

Il 31 dicembre 2007, in casa di Carmela e Giuseppe Veropalumbo, nella zona storica di Torre Annunziata (NA), si radunò tutta la famiglia. Finita la cena, i familiari s'intrattenevano con i giochi natalizi aspettando i festeggiamenti della mezzanotte. Tra chi sparecchiava e chi giocava a carte, Giuseppe da bravo papà continuava a prendersi cura della figlia Ludovica. Pressapoco le 23:00 un proiettile entrò in casa conficcandosi nel costato dell'uomo. Dal racconto dei presenti: Giuseppe si alzò di colpo mettendosi una mano sul petto per poi accasciarsi sul tavolo. L'infisso a doppio vetro non si crepò quando il proiettile lo attraversò. Un dettaglio che passò inosservato a tutti e, nel caos dei primi botti, della musica, della confusione, nessuno aveva riconosciuto gli spari. I soccorsi furono praticamente inutili. Il proiettile deviò sulla quinta costola colpendo la vena aorta. Giuseppe spirò prima di arrivare all'ospedale di Boscotrecase (NA).

Fin da subito Giuseppe venne ritenuto un'altra sfortunata vittima dell'usanza criminale di sparare con le pistole la notte di San Silvestro, infatti, furono ritrovati oltre 300 bossoli in tutta la zona. Nel 2007 ci fu una faida tra i due clan predominanti in città. Si spacciava alla luce del sole e, spesso, le sentinelle o gli stessi pusher erano bersagli facili. "Un'abitudine" che, a parere dei familiari, non ha richiamato la giusta attenzione sulle indagini. Solo dopo 13 anni nuovi reperti balistici portarono a ipotesi valide sulla dinamica dei fatti: Sul palazzo in cui abitavano i Veropalumbo furono installate delle telecamere che permisero l'arresto di diversi spacciatori territoriali. Ragion per cui, l'edificio fu il bersaglio di una sorte di pseudo-vendetta delle giovani leve contro "'o palazz infame". Ulteriore ipotesi è che l'omicidio sia stato preterintenzionale contro Giuseppe Veropalumbo il quale avrebbe consegnato le chiavi del terrazzo alla polizia per far installare le suddette apparecchiature.

Storico giuridico

  • 23 gennaio 2013 - Il Procuratore Marmo, nonostante annoveri l'episodio come fatto di camorra, archivia le indagini per mancanza di imputati.
  • 2014 - Le dichiarazioni di due collaboratori aprono nuovi scenari di indagini.
  • Settembre 2016 - Il gip A.Fiorentino, riapre le indagini includendo l'omicidio Veropalumbo sulle dichiarazioni del pentito M.Palumbo, ritenuto il "killer" del clan Gionta. Le prove raccolte non portano a nessun imputato in quanto non ritenute attendibili.
  • Gennaio 2018 - La Polizia di Stato riapre il fascicolo delle indagini grazie a nuove perizie ed esami balistici della scientifica e l'utilizzo delle nuove tecnologie.
  • Aprile 2019 - Dalle indagini si giunge a tre nomi, all'epoca minorenni, tutti appartenenti al clan Gionta, uno dei quali il nipote del boss. 
  • Ottobre 2020 - La Procura richiede l'archiviazione del caso per prove insufficienti all'incriminazione degli imputati.

 

Il ricordo di Carmela Sermino, moglie di Giuseppe

"Mentre ero in cucina con mia suocera a fare il caffè e mettere un po' d'ordine sentimmo il caos. All'inizio pensammo fossero i bambini che ballavano nella stanza adiacente. Subito dopo riconoscemmo che sedie e tavoli venivano spostati con forza accompagnate dalle urla di tutti. Poi entrò in cucina mia sorella con Ludovica in braccio che agitatamente ci ordinò di non andare dall'altra parte della casa. Ricordo Il suo volto di terrore e dietro la porta le grida degli altri. La preoccupazione aumentò finché vidi arrivare i miei fratelli con Giuseppe sottobraccio e stenderlo nel salone principale. Alla vista di mio marito mi gettai su di lui per soccorrerlo pensando a un malore. Il suo maglione era sporco di sangue. Accorsero tutti, anche i vicini di casa ma nessuno nonostante il sangue aveva capito cosa fosse successo. Mentre alcuni corsero in ospedale, io rimasi a casa con mia figlia ed altri familiari che provavano a tranquillizzarmi. Poi la rivelazione, al telefono una zia esclamò: «ma allora l'hanno sparato!». Fu una doccia fredda. Iniziammo a cercare indizi nella stanza dove avevamo cenato per capirne di più e, solo allora, ci rendemmo conto che il vetro del balcone aveva un foro. Non mi restava che attendere e sperare. Solo verso le 3:00 mio fratello Salvatore si fece coraggio e mi telefonò per dirmi che Giuseppe era già morto."

"In paese tutti lo conoscevano. Era ben voluto anche dai colleghi di altre officine per la sua professionalità e soprattutto per la disponibilità nell'aiutare il prossimo. Infatti, i due appuntati che vennero a casa per i controlli, gli dedicarono davvero poco tempo. Gli bastò vedere una foto della vittima. Anche loro conoscevano Giuseppe, che persona era, non c'era bisogno di una perquisizione. Cresciuto tra l'officina meccanica e il campo di calcio dei Salesiani nessuno voleva che morisse. Eppure, il giorno dopo sembrava che fosse tornata la pace nel quartiere. Non un corteo, una fiaccolata, un gesto di vicinanza per la nostra famiglia. Ironia della sorte: Nel 2006 trascorremmo il cenone dal mia madre e una signora nel palazzo venne colpita alle gambe da proiettili vaganti durante i festeggiamenti. Così, Giuseppe propose che quell'anno sarebbe stato più sicuro festeggiarlo a casa nostra. Disse: «cosa vuoi che ci possa succedere al nono piano?»"

"«Perché hanno ammazzato Giuseppe? Quale colpa ha per meritare questa morte? Cosa abbiamo sbagliato?» Continuavo a ripetermi tutti i giorni. Riflessioni che non trovavano risposte ma che in compenso alimentavano il mio desiderio di giustizia. Nel 2008 entrai in contatto coi membri del Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti di criminalità. Con loro mi sono sentita rincuorata, mi hanno dato speranza, ascoltando le loro storie non mi sono sentita sola. Passo dopo passo diventai parte integrante e attiva del gruppo. L’attivismo sociale è diventato una vera filosofia di vita. Infatti, sono impegnata anche in altre realtà come: Libera contro le mafie, Un popolo in cammino e in tante altre associazioni. Ho sempre pensato che quello che realmente 'ci ammazza' è l'indifferenza della gente. Inizia dalle piccole cose come gettare la carta a terra fino al rinunciare ai propri diritti lasciando che i delinquenti spaccino in pieno giorno. Questa irresponsabilità conduce a delegare agli altre le scelte non sentendosi parte del territorio."

Siate Rivoluzionari! La società è sana quando ognuno di noi si sente realmente parte del territorio, ritrovando se stesso nella società.

#Memoria: menzioni e luoghi intitolati a Giuseppe Veropalumbo

  • 31 maggio 2013 - La storia di Giuseppe è menzionata nel libro:"Dizionario enciclopedico delle Mafie in Italia". Curatore C. Camarca, Edito Castelvecchi.
  • N.R. - Intitolazione de Largo Giuseppe Veropalumbo nei pressi del casello autostradale (A3) Torre Annunziata Sud.
    - 29 luglio 2014 - Giornata di riqualificazione delle aiuole nella rotatoria organizzata dall'Associazione "Torresi nel mondo".
    - 19 agosto 2015 - Giornata di riqualificazione delle aiuole nella rotatoria organizzata dall'Associazione "Torresi nel mondo".
  • N.R. - Dedicata una statua a "tutte le vittime innocenti di Torre Annunziata" istallata a piazza S.Alfonso.
  • 20 maggio 2014 - La storia di Giuseppe è raccontata nel libro:"Tra due giorni è già Natale" a cura di Tonino Scala. Il quaderno Edizioni.
  • 9 dicembre 2014 - Intitolato il Presidio Libera di Acerra (NA). La presentazione è avvenuta presso il liceo "Alfonso Maria de' Liguori".
  • Marzo 2015 - La storia di Giuseppe è menzionata nel libro:"Memoria" pubblicato dall'associazione Libera, a cura di: Marcello Cozzi, Riccardo Christian Falcone, Iolanda Napolitano, Simona Ottaviani, Peppe Ruggiero. Stampato per conto delle Edizioni Gruppo Abele presso Cooperativa La Grafica Nuova.
  • 2015 - Carmela Sermino viene nominata Presidente dell'Osservatorio sulla legalità dal Comune di Torre Annunziata.
  • Maggio 2015
  • 1 settembre 2016 - Consegnata la casa, bene confiscato alla camorra, a Torre Annunziata (NA). L'appartamento è divenuto la sede ufficiale dell'Associazione "Giuseppe Veropalumbo".
  • 16 dicembre 2017 - Nasce l'Associazione "Giuseppe Veropalumbo".

Eventi in ricordo di Giuseppe Veropalumbo

  • 20 dicembre 2008 - 1° Memorial Veropalumbo con un torneo di calcio presso lo stadio Giraud di Torre Annunziata (NA). Oltre 200 ragazzi provenienti dalle ASD di tutta la provincia.
  • 29 dicembre 2009 - 2° Memorial Veropalumbo con un torneo di calcio presso lo stadio Giraud di Torre Annunziata (NA).
  • 31 dicembre 2010 - 3° Memorial Veropalumbo con un torneo di calcio "categoria 2001 2002" presso lo stadio "Giraud" di Torre Annunziata (NA).
  • 31 dicembre 2011 - 4° Memorial Veropalumbo con un torneo di calcio "categoria 2001/2002" presso lo stadio Giraud di Torre Annunziata (NA).
  • 31 dicembre 2012 - 5° Memorial Veropalumbo con una partita di calcio tra "consiglieri comunali vs degli amici e parenti di Giuseppe" presso lo stadio Giraud di Torre Annunziata (NA).
  • 29 e 31 dicembre 2013 - 6° Memorial Veropalumbo con un torneo di calcio presso lo stadio Giraud di Torre Annunziata (NA).
  • 29 dicembre 2014 - 7° Memorial Veropalumbo con un torneo di boxer. Le esibizioni sono avvenute su ring attrezzati sul prato dello stadio Giraud di Torre Annunziata (NA). Segue una messa in suffragio presso la Basilica di Maria SS. della Neve.
  • 11 maggio 2015 - Momento commemorativo durante la cerimonia di svelatura della targa della strada intitolata alle "vittime innocenti della camorra", ex via Castello a Torre Annunziata (NA).
  • 30 dicembre 2015 -  Memorial Veropalumbo con un dibattito presso Palazzo Criscuolo a Torre Annunziata (NA).
  • 26 novembre 2016 -Dedicato l'evento "LiberaMente" presso l'associazione "Art Tre" a Salerno. Evento promosso in collaborazione con la Fondazione Polis.
  • 29 ottobre 2016 - Carmela Carotenuto, mamma di Giuseppe, ha marciato con lo stendardo della "Maria madre addolorata" durante il Giubileo della Misericordia per la morte di un figlio presso l’Arcidiocesi di Napoli.
  • 30 dicembre 2016 9° Memorial Veropalumbo con una una manifestazione dal titolo: "Identità e memoria di Torre Annunziata" tenutasi presso la sala giunta del Comune di Torre Annunziata (NA).
  • 19 dicembre 2017 - 10° Memorial Veropalumbo con un triangolare di calcio presso lo stadio "Giraud" di Torre Annunziata (NA).
  • 17 luglio 2018 - 11° Memorial Veropalumbo e a tutte le vittime innocenti, con un quadrangolare di calcio presso ASC Materdei.
  • 31 dicembre 2018 Santa Messa celebrata presso la sede del Comando di Polizia Municipale di Torre Annunziata (NA), seguita dalla deposizione dei fiori vicino alla targa in Largo G.Veropalumbo.
  • 29 gennaio 2020 - 12° Memorial Veropalumbo con un triangolare di calcio presso il Kodocan di Napoli. [articolo del coordinamento]

 

L'Associazione Giuseppe Veropalumbo

Nel 2017 nasce l'Associazione "Giuseppe Veropalumbo" in concomitanza con l'assegnazione di un bene confiscato alla camorra che ne diventa la sede. È il primo bene confiscato a essere concesso, in comodato d'uso, a un familiare di vittima innocente. Un traguardo raggiunto grazie alla dimostrazione di riscatto sociale messa in pratica in tutti questi anni con impegno e dedizione da Carmela Sermino. Le stanze della casa sono utilizzare per ospitare eventi socio-culturali, incontri con altre realtà associative e attività sociali.

Resta connesso con Giuseppe Veropalumbo e la sua associazione

Per rimanere informato sugli eventi promossi dall'associazione e/o in ricordo di Giuseppe Veropalumbo, segui la pagina facebook dedicata a lui: @assoveropalumbo

oppure entra nel gruppo facebook: Giuseppe Veropalumbo vittima innocente della camorra

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Pasquale "Lino" Romano

Pasquale "Lino" Romano, 30 anni

La sera del 15 ottobre 2012 Lino Romano, operaio, originario di Cardito (NA), fu brutalmente assassinato dalla camorra per uno scambio di persona. Quel giorno Lino andò a prendere la fidanzata Rosanna alla stazione di Napoli e la accompagnò a casa, a Marianella, quartiere di Napoli. Passò del tempo con lei e la sua famiglia, poi, passate le 21:00, scese di casa per andare a giocare una partita di calcetto con gli amici. In tutta tranquillità Pasquale uscì dal palazzo e si diresse verso la sua auto, ma, aperto lo sportello, venne colpito con 14 proiettili esplosi a distanza ravvicinata. Inutile i soccorsi, il ragazzo si accasciò esanime.

Pasquale Romano perse la vita da innocente per un atroce scambio di persona nella guerra tra i clan locali. L'obiettivo dell'agguato sarebbe dovuto essere Domenico Gargiulo, uomo vicino ai "Girati" in guerra con gli "Scissionisti" che quella sera cenava a casa della fidanzata proprio nello stesso palazzo di Rosanna. Gli assassini, appostati fuori lo stabile, attendevano un SMS come segnale di una 'specchiettista' che li avvisasse che quest'ultimo stesse uscendo. Invece, quando videro uscire un ragazzo fisicamente simile al loro bersaglio si accanirono su di lui senza né attendere il messaggio né accertarsene l'identità. 

Storico giuridico

  • 18 novembre 2013 - Durante la sentenza con rito abbreviato, il gup Francesco Cananzi emette le seguenti condanne:
    - Ergastolo per Salvatore Baldassarre ritenuto l'esecutore materiale dell'omicidio di Lino Romano;
    - 18 anni e 8 mesi per Giovanni Marino ritenuto l'autista del commando omicida;
    - 14 anni per Anna Altamura, la donna che ricopriva il ruolo di specchiettista alla quale è stata concessa l'attenuante della confessione spontanea e collaborazione;
    - 16 anni di reclusione a Carmine Annunziate e 14 anni per suo fratello Gaetano, figli di Altamura ritenuti complici. 
  • 11 febbraio 2014 - L'udienza alla V Corte di Assise presieduta dal giudice Adriana Pangia, il PM Enrica Parascandolo, viene chiesto la condanna all'ergastolo per Giuseppe Montanera, ritenuto il mandante, e Giovanni Vitale, come organizzatore dell'agguato.
  • 1 aprile 2014 -  La Corte emette la sentenza di condanna: ergastolo ed isolamento diurno per 18 mesi, interruzione della patria potestà, interdizione dai pubblici uffici e la condanna a risarcire il danno alle parti civili, a carico di Montanera e Vitale, rispettivamente mandante e organizzatore dell'omicidio di Lino Romano.
  • 22 aprile 2015 - la Corte d'Assise d'Appello di Napoli ha riduce le pene inflitte per tre dei condannati. Da 16 a 13 anni di reclusione per Carmine Annunziata, mentre, a Gaetano Annunziata e ad Anna Altamura da 13 a 12 anni di reclusione. Confermata, invece, la sentenza di primo grado a 18 anni ed 8 mesi per Giovanni Marino, autista del commando.

 

Il ricordo di Lucia Romano, sorella di Lino

"Quella sera per me è un ricordo indelebile. Ero a casa con i miei figli e una zia. Squillò il telefono. Mio padre mi mise al corrente sull'accaduto. Non potevo crederci. Corsi da loro. Ricordo ancora le parole di mia madre che guardandomi mi disse: «ora come farò senza Lino?» Quella stessa sera promisi a mio fratello che avrei fatto di tutto perché non venisse dimenticato e affinché ottenesse giustizia."

"Iniziò così il calvario delle udienze alle quali, spesso, presenziavo da sola. Mi spingeva il desiderio che quando 'loro' avrebbero incrociato i miei occhi, non solo si ricordassero di mio fratello ma che comprendessero che non gli avrei reso vita facile! Ricordo ancora la giornata della sentenza del rito abbreviato quando vennero condannati quasi tutti i colpevoli coinvolti. Aspettavo che uscissero dall'aula ma, nonostante il giudice li chiamasse da più di mezz'ora, loro non hanno avuto il coraggio di incontrarci. Questo mi ha dato la dimostrazione che 'queste persone', fuori dal loro contesto e senza un’arma, non sono niente e non sono nessuno!"

"Intanto, siamo entrati in contatto con le associazioni rivolte alle vittime innocenti. Con loro riesco a portare avanti la memoria di mio fratello Lino, anche se, per tutta la famiglia è ancora difficile raccontare e convivere con la sua assenza. Mi sostiene il ricordo del sorriso e della gentilezza che lo contraddistinguevano. Solo pensandoci trovo la forza per affrontare il dolore e portare la sua storia nelle scuole. Sono sicura che i ragazzi possano imparare da questi racconti e capire la realtà di questi contesti."

È più importante raggiungere un obiettivo per merito e con sacrificio anziché ottenerlo con arroganza, prevalendo sul prossimo o, addirittura, arrivando a stroncare la vita di qualcuno.

 

#Memoria: eventi e luoghi intitolati a Lino Romano

  • 18 ottobre 2012 - Pubblicazione della lettera scritta dai genitori di Pasquale al Ministro dell'Interno sul "Il Mattino".
  • 19 ottobre 2012 - Funerali solenni. Per l'occasione, il Sindaco di Cardito (NA).
  • 28 ottobre 2012Minuto di silenzio durante la partita di calcio Napoli-Chievo. A bordo campo viene aperto lo striscione del Coordinamento Campano dei familiari delle vittime innocenti di criminalità.
  • 30 ottobre 2012 - Fiaccolata commemorativa percorre per le strade di Cardito (NA).
  • 21 novembre 2012 - Piantumato un albero all'interno del Parco della memoria e dell'impegno civile, a Ottaviano (NA). Evento svoltosi durante la Festa dell'Albero promosso dall'Osservatorio Ambiente e Legalità del Parco Nazionale del Vesuvio.
  • 2013 - La storia di Lino Romano è racontata nel monologo di Roberto Saviano in una puntata di "Che tempo che fa'".
  • 9 maggio 2013 - Inaugurato e intitolato il centro giovanile del convento francescano 'S. Antonio' di Afragola (NA). Cerimonia avvenuta alla presenza del cardinale Crescenzio Sepe e don Tonino Palmese.
  • 31 maggio 2013 - La storia di Lino Romano è menzionata nel libro: "Dizionario enciclopedico delle Mafie in Italia". Curatore C. Camarca, Edito Castelvecchi.
  • 15 ottobre 2013 - La storia di Lino ha ispirato lo spettacolo teatrale"La guerra di tutti". Evento nato da un'idea di Francesco Amato, collega ed amico di Lino. L'evento è stato promosso per tre edizioni annuali.
  • 15 ottobre 2014 Giornata alla memoria iniziata con la deposizione dei fiori sulla lapide presso il cimitero comunale di Cardito. Segue un momento musicale presso Piazza Marianella in cui viene presentato il bando per le borse di studio "Lino uno di Noi". Evento organizzato da Fondazione Polis, Libera, il Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti.
  • 14 maggio 2015 - Intitolata l'area sportiva all'interno del Parco Taglia di Cardito (NA). 
  • Marzo 2016 - Momento commemorativo in conclusione della mostra "In viaggio con la Mehari" nella sede del "Teatro Area Nord". Evento promosso dall'assessorato ai Giovani del Comune di Napoli. 
  • 19 dicembre 2017 - Approvata la proposta di intitolazione del parco comunale di Marianella rinominato: "Parco Lino Romano".
  • 17 aprile 2018 - La storia di Lino Romano è raccontata nella raccolta video della mostra NON INVANO realizzata e promossa dalla Fondazione Polis della Regione Campania.
  • 15 ottobre 2018 - Dedicata alla memoria il corso di formazione "Come cambia la narrazione dei fenomeni criminali. Deontologia e riflessioni degli ultimi 10 anni". Evento svoltosi presso l'Hotel Alabardieri di Napoli, promosso dall'Ordine dei Giornalisti della Campania e dalla Fondazione Polis.
  • 15 ottobre 2019 Giornata alla memoria con un convegno presso la Sala Consiliare di Palazzo Mastrilli, a Cardito (NA) seguita dalla deposizione di una corona di fiori sul sepolcro al cimitero comunale.
  • 11 settembre 2020 - Inaugurate una scultura e dei murales presso il parco Taglia di Cardito. Le opere sono state realizzate dagli alunni del Liceo Artistico di Cardito nate dal progetto triennale:"Piantiamo i semi della legalità".
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Ennio Petrosino e Rosa Zaza

Ennio Petrosino & Rosa Zaza, 33 e 31 anni

La sera del 25 agosto 1999 Ennio Petrosino e sua moglie Rosa Zaza rientravano dalle vacanze estive appena trascorse in Croazia. Percorrevano l'A16 (Bari-Napoli) in sella alla loro moto, una "Suzuki", quando furono travolti da una "Renault 21" guidata da contrabbandieri di sigarette che, a fari spenti, sbucarono contromano da un'interruzione del guard-rail. Lo scontro avvenne poco dopo le 22:00 nei pressi di Candela (FG). I delinquenti approfittarono dei varchi aperti dell'autostrada sul tratto Candela-Cerignola (FG) per invertire il senso di marcia ed evitare un posto di blocco. Quest'ultimi, dopo l'incidente, si diedero alla fuga scappando a piedi nelle campagne senza soccorrere la giovane coppia che impattò bruscamente sull'asfalto. Fu un'altro automobilista a darne l'allarme e facendo accorrere i soccorsi. Purtroppo, inutile fu la corsa verso l'ospedale di Cerignola. Entrambi gli sposi spirarono i loro ultimi respiri sulle ambulanze. Pochi giorni dopo, Ennio e Rosa avrebbero festeggiato il primo anniversario di matrimonio ritrovandosi con le loro famiglie.
 

Storico giuridico

  • Il sopralluogo fu svolto dalla Guardia di Finanza e dalla polizia stradale che ricostruirono la dinamica dell'incidente rinvenendo, sull'auto del reato, ben 172 kg di sigarette di contrabbando. La "Renault 21" era intestata ad Antonio Allocca, tossicodipendente incensurato di Torre Annunziata (NA) ritenuto un prestanome. L'uomo fu fermato nei giorni successivi all'incidente e fornì i nomi della persona coinvolta.
  • Il sabato seguente, Mario Monaco, 32enne di Torre Annunziata, si costituì agli agenti del commissariato locale confessando la propria responsabilità nell'incidente ma dichiarando di aver viaggiato da solo. L'uomo, già noto alle forze dell'ordine per contrabbando e associazione a delinquere, è affiliato al clan camorristico del territorio dei Gionta. Questa relazione fa sì da ritenere Ennio e Rosa vittime innocenti della criminalità oltre che vittime della strada.
  • In carcere con i primi due anche Salvatore Orofino per intermediazione nella vendita della vettura imputata e, con Allocca, accusato di intestazione fittizia di beni usati per il contrabbando.
  • 2002 - Mario Monaco viene condannato a 4 anni di reclusione per omicidio colposo con ritiro della patente per 12 mesi.

 

Il ricordo di Clara Picariello, madre di Ennio

"Il nostro rientro dalle vacanze fu un susseguirsi di eventi burrascosi. Dapprima l'incidente di Alessandro che per fortuna ne uscì illeso, poi quello di Ennio. La notte di quel mercoledì fui chiamata a casa dalla polizia. Con una scusa  banale mi chiesero il recapito di mio figlio Silvano. Mi dissero che aveva smarrito i documenti ma quando mi misi in contatto con mio figlio mi disse che non era vero e pensai a uno scherzo. Poi, la mattina dopo mentre preparavo le bottiglie di pomodori fatte in casa arrivò Alessandro. Senza troppe spiegazioni mi disse che dovevamo andare a Foggia perché anche Ennio aveva avuto un incidente. Mio figlio era sposato da appena 10 mesi, si pensi che ancora non aveva finito di arredare casa, infatti, ci eravamo sentiti telefonicamente nel week end per organizzare degli aggiusti da fare insieme al loro rientro. Per quanto brusco l'incidente, mai avrei pensato che al nostro arrivo i corpi dei ragazzi fossero già gelidi".

"Per quanto la causa della morte di Ennio e Rosa fosse dovuta al commercio del malaffare, reputo che la responsabilità sia soprattutto del Governo, il quale, avrebbe dovuto prevenire le irregolarità della gestione stradale e del traffico di contrabbando che in quell'anno, il 1999, fece diverse vittime. È assurdo che per attuare delle opere di riqualificazione debbano sempre accadere delle morti innocenti".

"Poco tempo dopo, sentii alla TV parlare di associazioni attive sul territorio come  Libera e decisi di mettermi in contatto con loro. Nello stesso periodo, Alessandro conobbe nella scuola dove lavorava come docente, la moglie di Geppino Fiorenza, Presidente del Comitato Scientifico della Fondazione Polis della Regione Campania, scoprendo addirittura che l'anno precedente gli alunni avevano menzionato Ennio e Rosa nel progetto alla legalità. Così iniziammo a frequentare queste realtà che hanno dato un senso a tutto il nostro dolore anche se, nonostante siano passati diversi anni, il dolore di questa storia è sempre con me. È con me ogni volta che ci sono le ricorrenze, ogni volta che vedo un guard-reil sull'autostrada, ogni volta che sento al TG parlare di incidenti stradali".

Si spera che gli errori che hanno portato alla morte dei nostri familiari possano essere uno stimolo per fare meglio e addirittura salvare altre vite umane!

Il ricordo di Alessandro Petrosino, fratello di Ennio

"Quel giorno ero a casa con mia moglie quando un carabiniere venne da noi per darci la notizia di mio fratello. Non ebbe subito il coraggio di dirci tutta la verità e, mentre parlava, io non capivo anche perché due giorni prima, il 23 agosto, anche noi avemmo un brutto incidente al rientro dalle ferie. In particolare: andammo a un evento nel paese dei miei nonni, nell'avellinese, e al ritorno un tir ci tamponò. Miracolosamente le ferite furono lievi ma l'auto si distrusse. Quindi, quando appena due giorni dopo vidi questo carabiniere alla mia porta pensai fosse per il mio incidente. Mi sembrò tutto così assurdo. Non sapendo cosa dirmi l'ufficiale mi fece telefonare al comando centrale dal quale appesi la sorte dei miei familiari. Subito dopo chiamai i miei genitori. A loro gli dissi solo che Ennio aveva avuto un incidente e «dovevamo andare a vedere», che passavo a prenderli per partire in direzione di Cerignola".

"Arrivati sul posto ci venne spiegata tutta la dinamica. Quell'autostrada era letteralmente piena di varchi aperti ad uso e consumo dei contrabbandieri. Ennio e Rosa non sono stati uccisi solo dalla mano criminale ma anche dall'irregolarità della rete stradale".

"Mio fratello aveva un senso civico molto forte. Sul suo PC ritrovai tantissime segnalazioni che inviava agli assessori locali per sollecitare la riqualificazione del territorio fornendogli anche possibili soluzioni. Su questo esempio ho portato avanti la sua battaglia fondando un'associazione in memoria di Ennio e Rosa e cercando un Ente più grande che mi potesse guidare. Giunsi all'Associazione dei familiari delle vittime di strada. Il mio attivismo crebbe fino a diventare, tutt'ora, il referente di Napoli. Poi, con mia madre entrai in contatto con l'Associazione Libera e il Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità. Con loro partecipammo a molte manifestazioni in memoria delle vittime innocenti delle mafie".

Gli stimoli esterni che ricevono i ragazzi fanno crescere il loro senso di invincibilità. Questo loro entusiasmo non va frenato ma corretto insegnandogli maggiore responsabilità, comprensione del rischio e delle conseguenze.

#Memoria: Eventi e intitolazioni in ricordo di Ennio Petrosino e Rosa Zaza

  • Dal 1999 - Alessandro Petrosino viene nominato referente AIFVS Onlus di Napoli. 
    Vuoi saperne di più? Visita il sito: www.vittimedellastrada.org

  • 12 maggio 2003 - La loro storia è raccontata nel libro: "Plenilunio con pistola" di Francesco Forleo. Edito da Rubbettino.
  • 21 novembre 2005 - Intitolazione dei giardinetti "Ennio e Rosa" adiacente la scuola elementare "M. De Vito Piiscicelli" al quart. Vomero-Arenella di Napoli. Sulla targa la dicitura: "Camminando insieme sulla via dell'amore...".
  • 12 marzo 2009 - La loro storia è raccontata nel libro: "Lotta civile" di Antonella Mascali. Editore Chiarelettere.
  • 7 giugno 2011 - La storia di Rosa Zaza ed Ennio Petrosino è censita nel libro: "Sdisonorate. Le mafie uccidono le donne" a cura dell'Associazione daSud.
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Silvia Ruotolo

Silvia Ruotolo, 39 anni

L'11 giugno 1997, Silvia percorreva a piedi la salita Arenella, una strada stretta e molto trafficata dell'omonimo quartiere di Napoli. Per mano teneva suo figlio Francesco, di soli 5 anni, che era andato a prendere all'ultimo giorno di scuola prima delle vacanze estive. Erano giunti sotto casa. Al balcone li guardava arrivare la figlia Alessandra, di 10 anni. Improvvisamente il traffico si bloccò. Due uomini scesero dalla loro auto e spararono oltre 40 colpi all'impazzata. Un proiettile vagante colpì mortalmente Silvia Ruotolo al volto. La donna cadde sotto gli occhi dei suoi figli. 

Con lei fu ferito al dorso Riccardo Valle, studente universitario di 19 anni.

Storico giuridico

  • Poco dopo l'agguato fu fermato Luigi Filippini, appartenente al clan Cimmino, obiettivo del raid in cui rimase ferito. Dopo ore di interrogatorio iniziò a collaborare e accusò Rosario Privato.
  • 24 luglio 1997 - Privato fu arrestato mentre si trovava in vacanza in Calabria. Quest'ultimo si pentì immediatamente iniziando a collaborare. A seguito alle dichiarazioni furono arrestati il boss del clan di Torretta, Giovanni Alfano, ed altri esponenti della camorra: Vincenzo Cacace, Mario Cerbone e Raffaele Rescigno.
  • 11 febbraio 2001 - La Quarta sezione della Corte d’Appello di Napoli, presieduta da Giustino Gatti, emise le seguenti condanne:
    - ergastolo per: Giovanni Alfano, Vincenzo Cacace e Mario Cerbone;
    - 26 anni di reclusione per Rosario Privato, contro i 16 chiesti dalla Procura;
    - 20 anni di reclusione per Raffaele Rescigno, l'autista del commando.
  • Nel 2011 - La Terza sezione della Corte d’Assise d’Appello, presieduta da Omero Ambrogi, condannò all'ergastolo Mario Cerbone, l’ultimo degli imputati per il quale il procedimento era ancora in corso, e confermò  le precedenti condanne, nonostante la Cassazione aveva annullato le sentenze emesse dai giudici di appello disponendo un nuovo processo.

 

Il ricordo di Francesco Clemente, figlio di Silvia

"Tornavo a casa con mamma dall’ultimo giorno di asilo. Eravamo mano nella mano e, arrivati sotto casa, si sentono dei forti rumori. Pensavamo fosse un brusco tamponamento invece erano 40 colpi sparati all’impazzata. Un colpo trafisse lo zigomo di mia mamma ammazzandola. Avevo solo 5 anni e da allora l'intera famiglia visse sotto scorta fino alla conclusione del processo che arrivò, finalmente, nel 2001. Venne fatta giustizia e i responsabili furono condannati all’ergastolo. Nel 2011 vennero confermate le condanne e ci venne riconosciuto un cospicuo risarcimento dallo Stato. Con quei fondi decidemmo di creare una realtà per riqualificare Napoli. Nacque così la fondazione “Silvia Ruotolo ONLUS – Tutto ciò che libera e tutto ciò che unisce".

#Memoria: Luoghi intitolati a Silvia Ruotolo

  • 1 giugno 2009 - Intitolato un bene confiscato in lombardia
  • 13 maggio 2011- Inaugurato il Presidio Libera di Padova "Silvia Ruotolo".
  • 25 settembre 2012 - Intitolata la Salita Arenella, denominata Salita Silvia Ruotolo. Approvato all'unanimità dal Consiglio comunale, presentato dal consigliere Carmine Attanasio.
  • 9 aprile 2014 - Il Comune di Sesto Fiorentino (FI) conferisce la cittadinanza onoraria alla famiglia di Silvia Ruotolo, Lorenzo Clemente, Alessandra e Francesco. "Per il loro impegno nella lotta contro la criminalità organizzata".
  • 8 luglio 2014 - Intitolato l'Istituto per l'infanzia "Amedeo Maiuri" nel quartiere Arenella, Napoli.
  • 30 maggio 2015 - Intitolato la spazio polivalente dell'Istituto comprensivo "Portella della Ginestra", a Vittoria (RG). L'evento è l'atto conclusivo del concorso "Chiamami ancora Amore. Un altro mondo è possibile" nel quale ad ogni scuola partecipante viene chiesto di intitolare un luogo a una donna vittima innocente delle mafie. La cerimonia è stata introdotta dal Dirigente Scolastico Angela Maria Riolo al quale hanno portato i saluti il Vice Sindaco di Vittoria e il Presidente della Commissione Scuola del Consiglio Comunale. Sono intervenuti tra gli altri, ,Alessandra Clemente, Assessore ai Giovani al Comune di Napoli e figlia della Ruotolo, Don Beniamino Sacco, il Vicepresidente nazionale di Avviso Pubblico, Piero Gurrieri.
  • 29 novembre 2015 - Intitolazione dei giardini in Piazza Medaglie D'Oro dati in affidamento alla Fondazione a lei intitolata.
  • 4 novembre 2016 - intitolazione del periodico "Informare". La targa è stata svelata dal maresciallo dei carabinieri che arrestò il suo assassino. Nel corso della cerimonia il direttore del giornale, Fabio Corsaro, ha scoperto un’opera del maestro Nicola Badia, dedicata a tutte le vittime di mafia. Presenti anche il sindaco del Comune di Casandrino e consiglieri comunali del Comune di Castel Volturno.
  • 11 marzo 2018 - Intitolato il piazzale Coop in corso Laghi 84, Comune di Avigliana (TO).
  • 4 marzo 2019 - Intitolata una traversa di via Leopardi, a Muraggio (TA). In occasione della "Giornata internazionale delle donne", l'Amm.ne comunale ha voluto intitolare 18 traverse ad alcune donne speciali tra cui le vittime di mafie.
  • 18 marzo 2019 - Intitolata un aula presso l' I.C. Carafa-Salvemini, a Napoli.
  • 11 giugno 2019 - Intitolazione del bene confiscato sede del Rainbow Center Napoli.
  • 29 luglio 2019 - Musica contro le mafie realizza una canzone a Silvia, una ninna nanna tratta dai ricordi di Francesco.
  • 24 ottobre 2019 - Inaugurato il Centro Polifunzionale in frazione Tuoro, a Caserta. Lo spazio è gestito da "Generazione Libera" di don Rosario Laudato, referente di Libera contro le mafie – Presidio di Caserta e Noi Voci di Donne guidata dalla dott.ssa Pina Farina, responsabile della pubblica istruzione di Libera contro le mafie del Presidio di Caserta.
  • Maggio 2020 - La storia di Silvia Ruotolo è raccontata nel libro: "Al posto giusto al momento giusto" a cura di Gigi & Ross e Oreste Ciccariello. Rogiosi Editore. 

Eventi in memoria di Silvia Ruotolo

  • 11 giugno 2012 - Dalle 9.30 la presentazione delle mostre fotografiche "Vive, nella memoria" di Serena Faraldo e "Il mio sguardo libero" di Fiorenza Stefani. A seguire il ricordoè affidato alle parole di don Luigi Ciotti. Tra i vari momenti della giornata, un picnic a base di prodotti di Coldiretti, Libera Terra e Nuova Cucina Organizzata, rigorosamente provenienti dai terreni confiscati ai clan, una passeggiata antiracket con il Prefetto di Napoli Andrea De Martino accompagnato dal presidente della Municipalità 5 Mario Coppeto, la degustazione dei "Sapori No Pizzo".
  • 11 giugno 2013 - Giornata dedicata al "Noi e alla corresponsabilità". Durante la giornata sono stati presentati i progetti di scuole e associazioni e il Presidio Libera Vomero/Arenella. Nel pomeriggio, una messa nella Chiesa dell'Immacolata al Vomero, celebrata da don Tonino Palmese.
  • 11 giugno 2014 - Commemorazione con una messa celebrata da don Luigi Ciotti, fondatore di Libera.
  • 11 giugno 2015 - Giornata alla memoria dal titolo "Verità illumina la giustizia". La mattinata ha visto la deposizione dei fiori presso la lapide a Piazza Medaglie D'oro seguita da diversi contributi musicali. Nel pomeriggio un messa in suffragio celebrata da don Tonino Palmese.
  • 11 giugno 2016 - Come ogni anno, i saluti istituzionali presso i Giardini Silvia Ruotolo di Piazza Medaglie d'oro. Successivamente viene inaugurata la Fontanella della legalità, resa possibile grazie alla collaborazione con Abc Napoli. Un'iniziativa a cui hanno collaborato non solo la Fondazione Silvia Ruotolo e Comune di Napoli, Ufficio Scolastico Regionale, Libera, Coordinamento Familiari Vittime Innocenti e Fondazione Polis, ma anche le scuole Silvia Ruotolo e Piscicelli, insieme al cantautore Roberto Ormanni e al Coro I Sancarlini.
  • 10 e 11 giugno 2017 - "20 anni di memoria e impegno
    - Sabato 10 - Deposizione dei fiori in Piazza Medaglie D'oro seguita da diversi contributi artistici delle scuole del territorio. Presentato "Caffè Silvia" riualificato da un bene confiscato.
    - Domenica 11 - La mattina ci si è ritrovati presso i giardini Silvia Ruotolo, con un torneo di basket e un aperitivo con i prodotti di "Libera Terra". Nel pomeriggio una messa celebrata da don Luigi Ciotti e don Tonino Palmese. In serata un concerto con la collaborazione del rapper Lucariello.
  • 11 giugno 2018 - L'intera mattinata è stata dedicata ai contributi musicali realizzati dalle scuole territoriali.celebrata da Don Luigi Ciotti, Don Tonino Palmese e Padre Lello.
  • 10 e 11 giugno 2019 - Due giornate dal titolo "Give a Voice":
    - Lunedì 10 - Primo Memorial di tennis presso il Circolo Tennis Petrarca. Nel pomeriggio, alle ore 19.00 c/o la libreria “Io ci sto” ci sarà la presentazione del fumetto “Silvia Ruotolo – tutto ciò che libera tutto ciò che unisce”, edito da BeccoGiallo, insieme all'autore Giacomo Traini.
    - Martedì 11 - Una maratona di spettacoli, interventi e contributi di scuole, istituzioni e associazioni in piazza Medaglie d’Oro per l’intera mattinata. Nel pomeriggio, una Messa in suffragio concelebrata da don Luigi Ciotti e don Tonino Palmese.
  • 13 giugno 2019 - "Passeggiata dell'Impegno e della Memoria". Nel Comune di Avigliana e stata organizzato un percorso di circa 1 ora in cui le diverse tappe sono i luoghi cittadini intitolati alle vittime innocenti delle mafie. Evento promosso dal Presidio Libera di Bassa Val Susa intitolato prorpio a Silvia.
  • 11 giugno 2020 - Deposizione dei fiori presso la lapide in Piazza Medaglie D'oro seguita, nel pomeriggio, da una messa presso la parrocchia della Beata Vergine Immacolata celebrata da don Tonino Palmese.
  • 28 gennaio 2021 - Intitolazione della Scuola Primaria di Basilicanova, fraz. di Montechiarugolo (PR). Con delibera del Comune n° 22 del 13.01.2020. 
  • 30 aprile 2021 - Intitolazione di una strada nel Comune di Muraggio (TA). 

 

La Fondazione Silvia Ruotolo Onlus "tutto ciò che libera tutto ciò che unisce"

La Fondazione nasce dalla volontà dei figli di Silvia Ruotolo, Francesco e Alessandra e del marito, Lorenzo Clemente di destinare parte del risarcimento economico ottenuto dal Fondo di Solidarietà per le vittime di reato di tipo mafioso (legge 512 del 1999) in virtù della costituzione di parte civile nel processo penale, ad un impegno concreto contro la cultura criminale che ha ucciso Silvia.

La ONLUS persegue esclusivamente scopi di solidarietà, sviluppo culturale ed integrazione sociale quali:

  • Istruzione per contrastare la devianza della sub-cultura mafiosa e delle altre forme di illegalità e il rischio di emarginazione sociale dei giovani con iniziative, attività, pubblicazioni e percorsi didattici rivolti, a scuole carcerarie, a centri di giustizia minorile e servizi sociali connessi, con alunni di scuole di ogni ordine e grado.
  • Sviluppo di una cultura antimafia promuovendo analisi e ricerche per diffondere la conoscenza dei fenomeni mafiosi, criminali e di devianza dalla legalità, in tutte le loro manifestazioni e le azioni di contrasto sviluppate dallo Stato e dalla società.
  • Tutela dei diritti civili anche attraverso la promozione della conoscenza della Costituzione Italiana e di una cultura giuridica di base. A tal fine la Fondazione si impegnerà, in particolare, a favorire iniziative nel mondo della giustizia, della scuola e in ogni altro ambito sensibile a tali tematiche, dirette a favorire la crescita del confronto sociale, civile e culturale e a colmare situazioni di devianza e di emarginazione sociale.

Vuoi saperne di più? Visita il sito:
www.fondazionesilviaruotolo.it


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Fondazione Silvia Ruotolo Onlus

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Giuseppe Salvia

Giuseppe Salvia, 38 anni

Il 14 aprile del 1981 Giuseppe Salvia fu ucciso in un agguato sulla tangenziale di Napoli, avvenuto all'altezza dello svincolo Arenella.

Giuseppe Salvia nacque a Capri nel 1943 per poi trasferirsi a Napoli a soli 13 anni per frequentare il convitto Bianchi dove terminò gli studi classici. Conseguì l'abilitazione all'esercizio della professione di avvocato e, superato il concorso, il suo primo incarico (1973) fu' quello di vicedirettore del carcere di Poggioreale.

Nel 1980 si scontrò direttamente con Raffaele Cutolo. Quest'ultimo, determinò la sua condanna a seguito di una perquisizione fatta personalmente dal vicedirettore al boss camorristico, al rientro da un'udienza, in quanto gli agenti penitenziari, temendo ripercussioni, cedettero al rifiuto di Cutolo di essere perquisito. Erano gli anni in cui la Nuova Camorra Organizzata reclutava manovalanza all'interno del carcere stesso. Giuseppe Salvia lo sapeva e nonostante ciò non volle concedere privilegi. Il boss, trattato come tutti gli altri carcerati, reagì tentando di schiaffeggiarlo.

Storico giuridico

  • 30 gennaio 1986 - inizia il processo davanti alla prima sezione della Corte di Assise. Secondo l’accusa i mandanti sono Raffaele Cutolo e sua sorella Rosetta (all’epoca latitante); Roberto Cutolo, figlio del boss, Mario Iafulli, Carmine Argentato, mentre Mario Incarnato e Salvatore Imperatrice sono indicati come gli esecutori dell’imboscata sulla Tangenziale.
  • 23 febbraio 1987 - Durante l'udienza, Incarnato ricostruisce la dinamica dell’agguato stabilendone ruoli e responsabilità.
  • 6 marzo 1987 -  Il pm Claudio Rodà, con la sua requisitoria, rende ancora più chiare le ragioni che hanno portato alla morte il giovane vicedirettore del carcere.
  • 16 marzo del 1987 - Dopo una riunione di consiglio di cinque ore, i giudici emettono le seguenti pene:
    - Ergastolo per Raffaele e Rosetta Cutolo, riconosciuti colpevoli di essere i mandanti dell’omicidio Salvia, e per Carmine Argentato e Mario Iafulli come componenti del commando d'assalto.
    - 24 anni di reclusione a Mario Incarnato per aver collaborato con la giustizia.
    - 14 anni per Roberto Cutolo.
  • In seguito, per i giudici di secondo grado la ricostruzione del pentito Incarnato non è tutta la verità. Confermano a Raffaele Cutolo l’ergastolo ma assolvono per insufficienza di prove: Rosetta Cutolo, Roberto Cutolo e Carmine Argentato. Inutile il processo per Mario Iafulli, il quale, venne ammazzato il 21 marzo del 1987 mentre era in libertà vigilata.
  • Dicembre del 1988 - La prima sezione penale della Cassazione, presieduta da Corrado Carnevale, conferma l’ergastolo a Raffaele Cutolo e scagiona per sempre gli altri imputati. Anche per la Suprema Corte, quindi, Rosetta Cutolo non ha mai ordinato di uccidere Salvia, e Roberto Cutolo e Carmine Argentato non hanno mai preso parte all’omicidio.

 

Il ricordo di Claudio Salvia, figlio di Giuseppe

"All'epoca ero un bambino, avevo solo 3 anni e mio fratello Antonino 5. Non capivamo e non sapevamo nulla di quanto fosse accaduto e questo fu merito di nostra madre che seppe proteggerci da quei momenti di forte tensione. Ovviamente chiedevamo di papà. Mamma non ci ha mai nascosto che fosse morto ma ebbe la delicatezza di dircelo a piccole pillole rapportate alla maturità dell'età del momento. La verità su chi fosse mio padre, ovvero il suo ruolo presso il carcere e il motivo del perché fu ucciso, arrivò piano piano dopo i 10 anni."

"I primi anni furono complicati tra le sentenze e il contesto storico in cui vivevamo. La mentalità camorristica, l'omertà, era molto forte e presente. Nonostante tutto, il ruolo della famiglia, da ambo i lati, fu determinante affinché crescessimo senza il timore di ritorsioni. Dalla nonna agli zii, non venivamo mai lasciati soli. Sapere tutta la verità mi rese orgoglioso di mio padre. Anche se in un modo barbaro, la sua morte fu per me il più grande insegnamento che un genitore potesse dare al proprio figlio: pagare con la vita la realizzazione di un ideale!"

"Oramai più adulti, e con il sostegno di tante persone che ci erano vicine, volevamo trasformare in qualcosa di buono quanto ci fosse capitato. Così con la compartecipazione di tante realtà associative che trattano la tematica della legalità e la sensibilità delle Istituzioni, noi familiari abbiamo iniziato a portare la nostra testimonianza nelle scuole. Inoltre, a seguito dell'intitolazione della scuola a Capri, decidemmo di fondare una associazione in memoria di papà con la quale, solo con le nostre risorse, consegniamo dei premi agli alunni che si sono contraddistinti per meriti morali. A loro dico sempre:.."

Avremmo potuto farci invadere dall'odio, invece, noi abbiamo fatto di quella sciagura un insegnamento, per noi e per gli altri, che ci guidi verso una strada di giustizia.

#Memoria: eventi, menzioni e intitolazioni a Giuseppe Salvia

  • Aprile 2010 - Intitolazione della scuola elementare e materna di Tiberio, a Capri, approvato all'unanimità dal Consiglio comunale caprese. "Affinché il sacrificio della sua vita, immolata per la difesa dei valori umani, sia di esempio per le nuove generazioni".
  • 2011 - Inaugurazione della scuola con la svelatura di una targa commemorativa apposta sulla facciata della scuola elementare di Tiberio. Evento promosso dall'amministrazione comunale dell'isola in occasione del trentennale.
  • 15 settembre 1984 - Giuseppe Salvia è stato insignito della medaglia d'oro al merito della redenzione sociale dal Ministero di Grazia e Giustizia.
  • 1985 - 1° Torneo di calcio "SALBAT" in memoria di Giuseppe Salvia. 
  • 1987 - Conferita la medaglia d'oro al valore civile dall'amministrazione di Capri (NA).
  • 28 ottobre 2010 - La storia Giuseppe Salvia è citata nel libro "101 storie di camorra che non ti hanno mai raccontato" di Bruno de Stefano. Editore Newton Compton Editori.
  • 29 gennaio 2012Targa alla memoria conferita dalla comunità del "BIANCHI".
  • 2013 - L'associazione "Giuseppe Salvia" consegna borse di studio agli alunni dell'istituto comprensivo "Ippolito Nievo" di Capri perché distintisi "nel rispetto delle regole, nella solidarietà e nell'altruismo".
  • 22 giugno 2013 - Intitolazione del carcere di Poggioreale di Napoli.
  • Settembre 2013 - Intitolazione Sala conferenze del Centro Diurno Time Out, a Somma Vesuviana (NA). Iniziativa promossa dall'Associazione Pioppo Onlus che aderisce alla Federazione Internazionale Città Sociale di Napoli.
  • Marzo 2015 - La storia di Giuseppe p menzionata nel libro: "Memoria" pubblicato dall'associazione Libera, a cura di: Marcello Cozzi, Riccardo Christian Falcone, Iolanda Napolitano, Simona Ottaviani, Peppe Ruggiero. Stampato per conto delle Edizioni Gruppo Abele presso Cooperativa La Grafica Nuova.
  • 5 novembre 2015 - La storia Giuseppe Salvia è citata nel libro "Napoli Criminale" di Bruno de Stefano. Editore Newton Compton Editori.
  • Maggio 2016 - Inaugurazione di una scultura di ferro all'interno della scuola Tiberio. L'opera è stata realizzata e donata dallo scultore avellinese Alfonso Cavaiuolo. L'inaugurazione ha previsto una cerimonia ufficiale alla presenza delle istituzioni locali e dei familiari di Salvia.
  • 11 dicembre 2016 - 27° Natale del Budo, Galà internazionale Arti Marziali in memoria delle vittime innocenti della criminalità. Evento promosso dalla ACSI
  • 4 ottobre 2019 - La storia Giuseppe Salvia è citata nel libro "I grandi delitti che hanno cambiato la storia d'Italia" di Bruno de Stefano. Edizione Newton Compton Editori.
  • 11 dicembre 2019 - Attestato alla Memoria conferito durante il Premio Nazionale per l'Impegno Civile "Marcello Torre".
  • 8 aprile 2021 - La storia di Giuseppe Salvia è romanzata nel libro:"La vendetta del boss. L'omicidio di Giuseppe Salvia" di Antonio Mattone. Guida Editori.
  • 13 aprile 2021 - In occasione del 40° anniversario, evento commemorativo presso il carcere di Poggioreale a lui intitolato. 

 

L'associazione "Giuseppe Salvia. Il coraggio della legalità"

L’Associazione nasce nel 2010 per trasmettere il testamento morale lasciato da Giuseppe Salvia.
Obiettivo generale è quello di rispondere all'esigenza di solidarietà sociale che si concretizza nella diffusione della cultura della legalità, nel recare sostegno alle persone vittime della criminalità organizzata ed ai loro familiari superstiti ed alle persone svantaggiate in ragione di condizioni fisiche, psichiche, economiche, sociali e familiari.

Tutte le attività dell’Associazione sono realizzate esclusivamente mediante autofinanziamento della famiglia Salvia, senza alcun utilizzo di sovvenzioni pubbliche o di altri soggetti terzi.

Attività:

Iniziative socio-culturali per approfondire, informare e denunciare il fenomeno della criminalità organizzata nazionale. Questi eventi sono promossi sia per essere da stimolo, nei confronti delle istituzioni nazionali di lotta e prevenzione dei fenomeni di criminalità organizzata, sia favorire la cultura della legalità mediante corsi e attività di formazione su tutti gli argomenti affini.

Realizzazione di progetti, iniziative e programmi volti al recupero dei minori a rischio o all'assistenza di familiari vittime delle criminalità.

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Giuseppe Salvia...un brav'uomo diventato Eroe

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Pasquale Pagano

Pasquale Pagano, 36 anni

La sera del 26 febbraio 1992 Pasquale Pagano, commerciante di Casapesenna (CE), uscì in auto con suo zio, Paolo Coviello, per una commissione personale. Mentre Paolo a Pasquale viaggiavano a bordo della sua Renault Clio grigio chiaro, furono raggiunti da un gruppo d'assalto che prese di bersaglio i due uomini che non sopravvissero all'agguato di camorra.
Purtroppo, l'auto era dello stesso tipo e dello stesso colore di quella di un affiliato al clan dei casalesi, obiettivo del clan rivale per vendicarsi di un torto ricevuto. Pasquale e Paolo furono brutalmente assassinati per uno scambio di persona. 
 

Storico giuridico

  • Nonostante fosse chiaro fin da subito lo scambio di persona, le indagini non poterono continuare per mancanza di testimoni.
  • 2015 - coordinati dal PM Giovanni Conzo, i carabinieri arrestarono i responsabili grazie alle dichiarazioni dei boss pentiti. 
  • Dicembre 2015 - il Tribunale di Napoli ha condannato a 20 di carcere gli esponenti della fazione del clan che aveva architettato l'agguato e all'ergastolo l'esecutore materiale.
  • Marzo 2017 - La Corte d'Assise d'Appello di Napoli (quarta sezione) condanna in primo grado per il duplice omicidio:
    - a 20 anni di reclusione: Umberto Venosa e i parenti Salvatore, Pietropaolo e Raffaele; con l'attenuante di essersi pentiti ed aver emesso dichiarazioni auto-accusatorie;
    - ergastolo per Francesco Carannante.
  • In seguito, la Corte riduce le condanne per i 4 familiari Venosa a 13 e 14 anni di reclusione e 20 anni per Carannante che in seguito alla prima condanna inviò alla Corte una lettera in cui ammette le proprie responsabilità per il delitto e le scuse. 

 

Il Racconto di Rosa Pagano, figlia di Pasquale

"Erano circa le 19:30, avevo 9 anni e mentre giocavo in cortile con mia sorella minore, lo vedemmo uscire. Dopo poco, un signore venne a bussare al portone, si affacciò mio nonno al quale l'uomo disse: «Mario tuo figlio ha avuto un incidente». In meno di un ora casa mia fu colma di persone e carabinieri. Capimmo che era accaduto qualcosa di veramente grave".

"Nonostante noi tutti sapevamo fossero brave persone, che fossero vittime di un scambio di persona ci sono voluti ben 23 anni per toglierci di dosso il pregiudizio della gente che additavano mio padre come un delinquente solo perché ucciso in una sparatoria. Poco dopo conobbi Salvatore di Bona, figlio di Antonio di Bona e referente del Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti. Grazie a lui ho conosciuto i familiari di vittime innocenti, le realtà associative che nascono da queste brutte esperienze e a raccontare la mia storia nelle scuole".

Parlatene, spiegatelo anche ai bambini. Trovate il modo e le parole giuste per spiegargli la verità perché tenerli all'oscuro, li spaventa più del non sapere le cose!

#Memoria: Event e intitolazioni per ricordare Pasquale Pagano

  • Ogni anno, la famiglia organizza una messa, intima, in suffragio di Pasquale Pagano

 

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Ciro Rossetti

Ciro Rossetti, 31 anni.

L'11 ottobre del 1980 veniva trasmessa in TV la partita di qualificazione ai mondiali Italia-Lussemburgo. Quel sabato sera, Ciro Rossetti si recò a casa della madre, a San Giovanni a Teduccio (NA), per godersi l'evento sportivo in compagnia della famiglia dopo una settimana di lavoro come operaio presso l'"Alfasud". Poco dopo il primo gol al 32' si sentirono dei forti rumori. Ciro decise di affacciarsi incuriosito di sapere chi stesse festeggiando. Nel momento in cui si sporse verso l'esterno dell'abitazione posta al piano terra dell'edificio, si vide un "Alfasud" sfrecciare con tre uomini a bordo. L'uomo seduto al lato passeggero protese il braccio dal finestrino e, armato di pistola, innescò una sparatoria con esponenti del clan rivale che si aggiravano su quei marciapiedi. Uno dei proiettili vagante ferirono Ciro all'occhio sinistro. Il fratello Alberto, che era dietro di lui, dopo lo shock iniziale di tutta la famiglia, lo soccorse portandolo al "Loreto Mare" di Napoli. Inutile la corsa in ospedale. Il colpo fu fatale e Ciro Rossetti fu dichiarato morto di lì a poco lasciando moglie e 2 figli piccolissimi. 

In quegli anni si combatteva una vera e propria guerra tra clan di camorra per il controllo del contrabbando di sigarette. Approfittando delle strade deserte per l'evento sportivo, i banditi pensarono di mettere in atto un'agguato al boss locale Ciro Sorrentino il quale, però, venne solo ferito all'anca.

Storico giuridico

  • 1 ora dopo - Ciro Sorrentino fu arrestato all'ospedale "Loreto Mare" dove fu portato dall'ambulanza per la ferita d'arma da fuoco.
  • Fine ottobre 1980 - Le forze dell'ordine ricostruirono la dinamica della sparatoria e fermando quasi tutti i responsabili:
    - Nell'auto: Carmine Orso; Gennaro Limatola; Salvatore Piccolo;
    - In Strada: Ciro Sorrentino e Luigi D'Alessandro. Si ritiene ce ne sia stato un terzo non identificato
    Inoltre: si ritiene che il colpo ad aver ucciso Ciro Rossetti sia stato esploso da gruppo di fuoco di Sorrentino accusato di omicidio pluriaggravato.
  • 2001 - Il Ministero degli Interni riconosce Ciro Rossetti "vittima innocente della camorra".

 

#Memoria: menzioni in ricordo di Ciro Rossetti

  • 26 agosto 2010 - La storia di Ciro è raccontata nel libro: "Al di là della notte" di Raffaele Sardo. Edito Pironti, promosso dalla Fondazione Polis.
  • 31 maggio 2013 - La storia di Ciro è menzionata nel libro: "Dizionario enciclopedico delle Mafie in Italia". Curatore C. Camarca, Edito Castelvecchi.
  • Marzo 2015 - La storia di Ciro è menzionata nel libro"Memoria" pubblicato dall'associazione Libera, a cura di: Marcello Cozzi, Riccardo Christian Falcone, Iolanda Napolitano, Simona Ottaviani, Peppe Ruggiero. Stampato per conto delle Edizioni Gruppo Abele presso Cooperativa La Grafica Nuova.
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Don Peppe Diana

Don Peppe Diana, 36 anni

Alle 7.30 del 19 marzo del 1994, don Peppe Diana venne assassinato con quattro proiettili, nella sacrestia della chiesa di San Nicola di Bari, a Casal di Principe, mentre si preparava a celebrare la Santa Messa. Assassinato dalla camorra per il suo impegno civile nel voler liberare la sua terra dal dominio camorristico che costringeva i casalesi a vivere in un'ambiente di perenne tensioni.

Dal 1989, anno in cui divenne il parroco della parrocchia di San Nicola di Bari, accoglieva le giovani leve per mostrargli un percorso migliore e, soprattutto, denunciando le infiltrazioni criminali negli enti comunali.La forma di denuncia più eclatante fu' la lettera «Per amore del mio popolo», diffuso a Natale del 1991 in tutte le chiese di Casal di Principe e della zona aversana. Un manifesto dell'impegno contro il sistema criminale che riscosse molti consensi e portò alla decisione, da parte del clan locale, di ammazzarlo prima che crescesse.

Storico giuridico

  • 27 marzo 2003, la sentenza della Corte di Assise d’Appello di Napoli che confermava la condanna all'ergastolo per gli imputati Piacenti e Santoro.
  • 11 dicembre 2003, i carabinieri del reparto operativo di Caserta arrestano Maurizio Clemente, editore occulto del Corriere di Caserta, testata giornalistica sulla quale venivano pubblicati gli articoli che infamavano don Peppe Diana affermando scandali sessuali, camorristici e corruzione che ne giustificassero l'omicidio.
  • 4 marzo 2004, la Corte di Cassazione condanna all'ergastolo Mario Santoro e Francesco Piacenti come coautori dell'omicidio, e riconosce come autore materiale il boss Giuseppe Quadrano, divenuto collaboratore di giustizia, condannandolo a 14 anni di reclusione; decisiva, per le indagini, la testimonianza di Augusto Di Meo, fotografo, amico di Don Diana, che si trovava in chiesa la mattina dell'omicidio. 

 

Il ricordo di Marisa Diana, sorella di don Peppe

"Erano da poco passate le 8 del mattino quando ci bussarono sotto casa dicendoci «Peppe si è fatto male». Ho pensato di tutto, ma mai che fosse stato sparato. Quando arrivai da lui e capì la gravità di quello che era successo, sentii come la morte nel cuore. Il mio primo pensiero fu di correre da mia madre. Quando arrivai da lei già aveva saputo la notizia. Le sue grida, il suo invocare il nome di mio fratello, è un momento che non dimenticherò mai".

"Vidi Peppe la sera prima, ero a casa con mia madre che mi accudiva. Avevo partorito da 20 giorni e mio fratello mi era venuto a trovare. Ci eravamo dati appuntamento per il giorno dopo, a casa sua, per festeggiare il suo onomastico. Noi tutti eravamo ben consapevoli che, all'epoca, il nostro paese aveva uno stampo camorristico e che quello che diceva Peppe durante le sue omelie era troppo controcorrente. Eppure, il fatto che lui non facesse nomi, che si prendeva cura dei giovani del territorio, non mi faceva temere il peggio".

"Fu uno shock per tutti! Il giorno dopo il suo assassinio, gli amici di Peppe e le associazioni del territorio si riunirono e fondarono il -comitato don Peppe Diana- affinché tutto quello che mio fratello aveva creato, gli ideali, il sogno di liberare Casale dalla camorra, non si perdesse e la sua morte non fosse vanificata. I primi anni sono stati durissimi. La stampa ha provato a massacrare la memoria di mio fratello infamandolo in ogni modo ma, nonostante tutto, siamo riusciti a far vincere la verità".

"Intanto, il comitato cresceva e raccoglieva consensi, con loro i miei genitori affrontavano il dolore, in particolare, mio padre non perdeva un solo evento. Poi, quando la sua salute peggiorò impedendogli di partecipare assiduamente, sentii in me quella forza di farmi avanti".

Avevo capito che tutti potevano parlare di don Peppe Diana, ma solo un familiare poteva trasmettere quelle emozioni che possono risvegliare la coscienza collettiva

#Memoria: menzioni e luoghi intitolati a don Peppe Diana

  • 26 marzo 1994 - Papa Giovanni Paolo II, durante l'Angelus, ricorda la lotta contro la criminalità ed il sacrificio di don Peppe e invita tutti i fedeli a pregare affinché la sua morte non sia vana.
  • 2004 - aula consiliare del Comune di Orta di Atella (CE)
  • 23 novembre 2005 - Inaugurazione di "Casa don Diana" a Casale, bene confiscato alla famiglia Coppola (CE)
  • 19 marzo 2009 - La "giornata della memoria e dell’impegno" marcia a Casal di principe
  • 2010 -  intitolazione dell'Istituto di Istruzione Superiore di Morcone (BN)
  • 6 marzo 2013 - festa di intitolazione dell'istituto comprensivo «Don Peppe Diana» a Portici (NA)
  • 13 luglio 2013 - aula consiliare del Comune di Casal di Principe (CE)
  • settembre 2013 - intitolazione largo di viale Borsellino, Caserta.
  • 22 dicembre 2013 - inaugurato lo "Sportello informativo e di segretariato sociale per gli immigrati don Peppe Diana" a Casal di Principe (CE)
  • 7 marzo 2014 - Intitolazione della biblioteca ISISS di Santa Maria A Vico (CE)
  • 17 marzo 2014 - presentazione, in anteprima alla Camera, della fiction "Per Amore del mio Popolo"
  • 8 novembre 2014 - inaugurazione della "Scuola di Legalità" a Termoli (CB)
  • gennaio 2015 - appello a Papa Francesco affinché don Peppe Diana sia annoverato tra i martiri della giustizia, lasciato dall'ex magistrato Michele Del Gaudio
  • 11 aprile 2015 - intitolazione della Villa Comunale di Piazza Sparavigna a Atripalda (AV)
  • 12 marzo 2016 - cerimonia di intitolazione del 4° circolo didattico a Giugliano in Campania (NA)
  • 21 marzo 2016 - intitolazione dell'Istituto Comprensivo a Casal di Principe (CE)
  • 18 maggio 2018 - intitolazione del 2° circolo didattico "Don Peppe Diana" a Acerra (NA)
  • 24 ottobre 2019 - inaugurazione Presidio scolastico di Libera Liceo Guacci «Don Peppe Diana» , Benevento
  • 15 dicembre 2019 -  intitolazione del bosco di cerri del Real Sito di Carditello (NA)

Eventi in memoria di don Peppe Diana

  • 2013 - Dedicata la 23° tappa del festival dell'Impegno civile. Nell'occasione viene consegnata la laurea in Teologia biblica riconosciuta "post mortem" dalla facoltà teologica dell'Italia meridionale.
  • 2014 - La Diocesi di Aversa ha avviato una ricostruzione della vita per sostenere la proposta di beatificazione.
  • 6 marzo 2014 - Marcia con circa 6mila persone, tra cui 5mila scout, hanno sfilato per le strade di Casal di Principe 
  • 19 marzo 2014 - Giornata alla commemorazione a Casal di Principe.
  • Da aprile a ottobre 2015 - Mostra d'arte "La luce che vince l'ombra. Gli Uffizi a Casal di Principe" organizzata nella casa che fu di Don Peppe Diana. Esposti otto capolavori della Galleria Nazionale degli Uffizi, nell'ambito del progetto R_Rinascita, nella quale hanno svolto il ruolo di guide d'eccezione ragazzi e ragazze di Casal di Principe, quali ambasciatori della Rinascita.
  • 19 marzo 2016 - Inaugurazione della mostra #Noninvano presso "Casa don Diana", con Dol Luigi Ciotti. Promosso dalla Fondazione Polis della Regione Campania, dedicata alle vittime innocenti della criminalità.
  • 21 novembre - presentazione di "FUMETTI ANTIMAFIE – Tre eroi del nostro tempo: Giovanni Falcone, Peppino Impastato, don Peppe Diana" presso il Teatro Politeama di Poggibonsi (SI),  promosso dalla Provincia di Siena, con il contributo della Fondazione del Monte dei Paschi, Napoli COMICON e il Comune di Poggibonsi, nell’ambito del festival "Leggere è Volare"
  • 19 marzo 2020 - alle 7:30 messa eucaristica (in streaming) seguita dalla "Marcia Social 19-21 MARZO VENTI VENTI". 
    Una raccolta di foto, video, performance artistiche, che ricordino don Peppe Diana.
    (Evento organizzato per far fronte alla quarantena per l'emergenza Covid-19)

Tutti i libri su don Peppe Diana:

L'Associazione: "Comitato Don Peppe Diana" 

logo comitato don Peppe Diana

L'APS "Comitato don Peppe Diana" è nata ufficialmente il 25 aprile 2006, come frutto di un percorso di diversi anni, che ha coinvolto persone e organizzazioni unite dal desiderio di non dimenticare il martirio di un sacerdote morto per amore del suo popolo. Il comitato don Peppe Diana fu costituito nel 2003 da sette organizzazioni attive nel sociale, le quali decisero che il messaggio, l'impegno e il sacrificio di don Giuseppe Diana non dovessero essere dimenticati.

Principali attività: 

Casa Don Diana: Centro polivalente per la promozione sociale dedicato a giovani e adulti. È meta, durante tutto l’anno, di gruppi scout, parrocchiali, di turisti responsabili ma anche di cittadini di passaggio, studenti di ogni ordine e grado.

Dal 2007 - Festival dell’Impegno Civile “Le Terre di Don Diana”, promosso dal Comitato Don Peppe Diana e dal coordinamento provinciale di LIBERA Caserta. È la prima manifestazione italiana ad essere realizzata sui beni confiscati alla criminalità organizzata e sui beni comuni riportati in luce grazie all'impegno e al lavoro di associazioni, cooperative e reti che fanno dell’impegno civile la loro azione quotidiana. Il Festival sostiene lo sviluppo di nuove realtà, interessate a proporre e realizzare singoli eventi culturali, sempre ad ingresso gratuito, all'interno dei beni confiscati territoriali, da inserire nel programma complessivo dell’iniziativa.

Progetto FU.C.I.NA. : Il progetto prevede la realizzazione di un FabLab territoriale come incubatore di innovazione sociale nel bene confiscato alla camorra "Casa Don Diana". Gli studenti costituiscono delle mini-imprese sociali a scopo formativo e ne curano la gestione, dalla ideazione al lancio sul territorio su quattro aree tematiche: alimentazione sana, casa intelligente, comunicazione sociale per l’inclusione e i beni comuni, energia pulita. Il percorso sostiene lo sviluppo di un set di competenze sociali, tecniche e trasversali, fondamentali per tutti i giovani, indipendentemente dai loro interessi lavorativi futuri. 

scopri di più! Visita il sito: APS Comitato Don Peppe Diana

Resta connesso con don Peppe Diana 

Per rimanere informato sui prossimi eventi e manifestazioni in memoria di don Peppe Diana,
segui la pagina Facebook dedicata a lui!

comitato don Peppe Diana

 

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Antonio Esposito Ferraioli

Antonio Esposito Ferraioli, 27 anni

Antonio Esposito Ferraioli fu ucciso il 30 agosto 1978, in via Alfonso Zito, a Pagani (SA). Lavorava come cuoco della mensa della "FATME", un'azienda nel settore dell'elettronica e delle telecomunicazioni che chiuse in seguito nel 1994. Nella medesima ricopriva anche il ruolo di sindacalista per il suo forte senso civico battendosi a favore dei diritti dei lavoratori. Proprio dall'unione di questi due ruoli che all'interno degli ambienti del malaffare maturò l'intenzione di eliminarlo. Antonio denunciò l'uso di carne di provenienza sospetta all'interno della mensa, d'altronde in quel periodo i furti di tir avvenivano all'ordine del giorno.

La sera del 30 agosto 1978, Tonino (come lo chiamavano gli amici) era a casa della fidanzata Angela, anche lei operatrice nella mensa FATME, per organizzare il loro matrimonio che si sarebbero celebrato il mese successivo. Verso le 23:30 Antonio uscì per rincasare ma, quando fu vicino alla sua "Citroen", parcheggiata all'angolo di Via Alfonso Zito, gli si affiancò un' Audi 112 blu a fari spenti con due persone a bordo. Venne esplosa una carica di lupara che tramortirono l'uomo a terra. In breve, venne soccorso da dei passanti e trasportato all'ospedale di Nocera Inferiore a bordo della sua stessa auto. Purtroppo le ferite inferte toccarono organi vitali vanificarono i soccorsi. Antonio morì un'ora dopo.

Storico giuridico

  • 14 luglio 1980 - Secondo quanto emerso nel dibattimento alla Camera dei Deputati, il pregiudicato Salvatore Serra e alla sua banda, sarebbero imputabili in quanto noti per aver imposto con minacce e attentati dinamitardi il controllo sulle aziende dell'Agro Nocerino Sarnese.
  • Alcuni anni dopo la morte di Antonio Esposito Ferraioli fu avviato un processo a carico di Giuseppe De Vivo, pregiudicato paganese, e di Aldo Mancino, imprenditore ed ex amministratore comunale DC di Pagani.
    Il processo era a cura del sostituto procuratore Nicola Giacumbi, lo stesso che sarebbe stato ucciso dalle Brigate Rosse.
  • 1990 - Entrambi gli indagati furono prosciolti ed archiviate le indagini.
  • 2002 - Il pm antimafia Vito Di Nicola chiese la riapertura delle indagine.
  • 24 ottobre 2014 - Con la sentenza del Tribunale di Nocera Inferiore, Giudice dott. Carlo Mancuso, Antonino Esposito Ferraioli fu riconosciuto "vittima innocente della criminalità organizzata" su ricorso presentato dalla famiglia.
  • Ad oggi, tuttavia, nessun processo è stato avviato contro i mandanti e gli esecutori dell'omicidio Ferraioli.

 

Il ricordo di Mario Esposito Ferraioli, fratello di Antonio

"Quella notte ero a poche centinaia di metri da mio fratello perché la mia fidanzata, attuale moglie, abitava sulla stessa via della sua fidanzata. Quando scesi in strada vidi gente ammassarsi nell'incrocio dove avvenne l'omicidio e, più per curiosità gli andai in contro per capire cosa fosse accaduto. Mentre mi avvicinavo, vidi l'auto di mio fratello che a gran velocità sfrecciava in direzione opposta sulla strada parallela. Immaginai che Tonino stesse soccorrendo qualcuno che si fosse sentito male, invece, quando chiesi nella folla dell'accaduto, fu lì che mi dissero: «hanno sparato a Tonino». Fermai un automobilista e gli chiesi di portarmi al pronto soccorso di Pagani. Non riuscì nemmeno ad entrare. Fuori alla struttura mi dissero che per la gravità delle ferite era stato trasferito all'ospedale di Nocera, così, presi possesso dell'auto di mio fratello e lo seguì. Mi ritrovai solo con Antonio in una saletta. Con quel poco di voce che gli rimase mi disse che gli mancava l'aria, chiesi aiuto, purtroppo in sala operatoria non poterono fare nulla per salvarlo".

"Mio fratello meritava la fiducia dei suoi colleghi. Non si fece corrompere ed ebbe il coraggio di denunciare gli abusi aziendali che ricadevano sulla stessa salute dei dipendenti. Furono anni difficili, avevo pochi anni di differenza con lui e abitavamo insieme sotto il tetto dei nostri genitori. Per me è sempre stato un esempio da seguire. Mio fratello era un ragazzo onesto, eppure, per le sue ideologie politiche, venne attaccato. Purtroppo nella stessa politica c'è anche chi sfrutta i nomi delle vittime innocenti per un proprio tornaconto".

"Oggi è soprattutto grazie alla fede se riesco a portare avanti la storia di Tonino e ad essere presente nei diversi percorsi in collaborazione con le Associazioni territoriali come il Coordinamento dei familiari delle vittime innocenti e Libera. Tutto grazie ad Annamaria Torre, figlia di Marcello Torre. Lei ha tanto insistito affinché la seguissi nelle manifestazioni aiutandomi a intraprendere un cammino attraverso il quale, raccontando la storia di mio fratello, so di rendere omaggio alla sua Memoria".

Quello che è importante nella vita, che ripaga davvero, sono gli esempi che si danno alle persone e, allo stesso modo, gli esempi che si seguono per diventare persone migliori.

#Memoria: Eventi, menzioni e intitolazioni ad Antonio Esposito Ferraioli

  • 2007 - Intitolata la sede della Camera del Lavoro territoriale di Nocera Inferiore (SA).
  • 12 marzo 2009 - La storia di Antonio è menzionata nel libro: "Lotta civile" di Antonella Mascali. Editore Chiarelettere.
  • 26 agosto 2010 - La storia di Antonio è raccontata nel libro: "Al di là della notte" di Raffaele Sardo. Edito Pironti, promosso dalla Fondazione Polis.
  • 2 maggio 2011 - Intitolazione del tratto di strada a Pagani che costeggia l'ex sede della fabbrica FRATME.
  • 26 maggio 2011 - Intitolazione dell'Istituto Alberghiero di Poggioreale (Napoli), sito in Via Gorizia.
  • Agosto 2012 - Commemorazione durante la manifestazione indetta dal movimento "Impegno per la Città", associazione presente nella vita politica e sociale del comune di Pagani.
  • 2 maggio 2013 - La storia di Antonio è menzionata nel libro: "Italia giallo e nera" di Sabrina Ramacci. Edito da Newton Compton.
  • 31 maggio 2013  - La storia di Antonio è menzionata nel libro:: "Dizionario enciclopedico delle Mafie in Italia". Curatore C. Camarca, Edito Castelvecchi.
  • Ottobre 2013 - La storia di Antonio è menzionata nello spettacolo teatrale: "Prima che si faccia tardi" scritto da Giuseppe Leone e Alfonso Liguori.
  • N.R. - Il comitato "Antonio Esposito Ferraioli" di Pagani promuove annualmente Il Premio all'impegno civile.
  • Maggio 2016 - La 10ª edizione del Premio Tonino Esposito Ferraioli si è svolta presso l'auditorium di Sant'Alfonso con un dialogo con don Luigi Ciotti, i parenti di Tonino e gli studenti degli istituti scolastici coinvolti.
  • 1 marzo 2017 -  Inaugurazione della Masseria Antonio Esposito Ferraioli , un complesso di 10 etari di terreni confiscati alla camorra ad Afragola (NA).
  • Novembre 2017 - Pubblicato un bando per l'assegnazione di 100 orti urbani su 1000 mq di terreni confiscati che fanno parte della Masseria dedicata ad Antonio Esposito Ferraioli, ad Afragola (NA). 
  • 13 maggio 2019 - Proiezione del corto: "Tonino" presso il multisala "La Fenice" di Pagani.
  • 14 maggio 2019 - Intitolazione del Presidio Libera di Pagani con assegnazione di una borsa di studio ad un alunno meritevole dell'Ipsar di Pagani "Marco Pittoni".
  • 30 agosto 2020 - Giornata alla memoria con: una santa messa presso la chiesetta di Montevergine a Pagani. Segue l'inaugurazione del Centro di Ascolto "Antonio Esposito Ferraioli" durante il quale viene proiettato il corto "Tonino". L'evento è organizzato dall'Associazione Libera, la caritas e la parrocchia di San Sisto !! di Pagani.

 

La ricetta di Tonino "Ciottolini della Legalità"

Tra le tante cose di Tonino, ho trovato alcune ricette. Una in particolare mi ha colpito e sono sicuro che era la sua preferita, quella che amava di più. Una ricetta strana, un piatto delizioso che gli riusciva bene perché Tonino possedeva tutti gli ingredienti giusti. (Mario Esposito Ferraioli)

In tutto ciò che fai nella vita:

Metti sempre "Impegno, Serietà e Professionalità"
Condisci il tutto con "Onestà, Coerenza e Trasparenza"
Aggiungi dosi di "Coraggio e Buona Volontà
e alla fine 
dai sapore al tutto con "un pizzico di Amore per la Vita".
Sarai una persona Meravigliosa!

 

 

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Gennaro De Angelis

Gennaro De Angelis, 37 anni

Il 15 ottobre 1982 Gennaro De Angelis, agente penitenziario presso il carcere di Poggioreale (NA), venne assassinato dalla camorra per essersi rifiutato di fare favori alla NCO. Quel giorno, nel tardo pomeriggio, s'intratteneva a giocare a carte nel consueto circolo ricreativo 'Madonna dell'Arco' nel centro di Cesa (CE). Alle 20:15 entrarono tre uomini a volto coperto e a mano armata che minacciarono i presenti. Si pensò ad una rapina, invece, i due riconobbero Gennaro ad uno dei tavoli e senza troppe esitazioni si avvicinarono a lui, gli spararono alla testa e al torace e si diedero alla fuga. Gennaro De Angelis morì sul colpo riversandosi dal tavolo. Nell'esecuzione venne ferito anche Pasquale Marino, pensionato di 70 anni, che morirà 4 giorni dopo al Cardarelli di Napoli.

Fu chiaro fin da subito che si trattasse di un'esecuzione di stampo camorristico. L'agente penitenziario era assegnato alla ricezione dei pacchi per i detenuti, mezzo attraverso il quale avvenivano scambi di messaggi o regalie. Gennaro De Angelis fu giustiziato per: la sua onestà e dedizione al lavoro, per non aver ceduto a favori o tangenti, per ogni rifiuto alle richieste della Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo.

A soli 37 anni Gennaro lascia una giovane moglie, Adele, e tre figli piccoli rispettivamente di: nove, cinque e due anni. Il Ministero dell'Interno ha riconosciuto Gennaro De Angelis  "vittima del dovere" ai sensi della legge 466/1980 e successivamente "vittima della criminalità organizzata" ai sensi della 407/1998.

Storico giuridico

  • 1985 - I carabinieri di Aversa(CE) hanno individuato 4 persone appartenenti alla NCO come autori del delitto. Tutti già in carcere per altri motivi.

 

#Memoria: eventi e intitolazioni in ricordo di Gennaro De Angelis

  • 26 agosto 2010 - La storia di Gennaro De Angelis è menzionata nel libro: "Al di là della notte" di Raffaele Sardo. Edito Pironti, promosso dalla Fondazione Polis.
  • 12 maggio 2013 - Intitolazione della sezione Anppe (Associazione Nazionale Polizia Penitenziaria) di Aversa (CE). L'evento si è svolto presso il Centro culturale "Caianiello" su iniziativa dell'amministrazione locale. 
  • 31 maggio 2013 - La storia di Gennaro De Angeli è raccontata nel libro: "Dizionario enciclopedico delle Mafie in Italia". Curatore C. Camarca, Edito Castelvecchi.
  • 13 ottobre 2013 - Convegno alla memoria sui temi della legalità presso la scuola media "F. Bagno" di Aversa (CE). All'incontro hanno partecipato diverse autorità del territorio casertano, tra cui: il magistrato Cesare Sirignano, don Luigi Ciotti e una delegazione del sindacato di Polizia COISP.
  • 19 novembre 2014 - Messa per tutte le vittime di camorra dell'agro-aversano e dell'area nord di Napoli celebrata a Casal di Principe (CE). L'iniziativa è stata sostenuta dalle associazioni tra cui: Comitato Don Peppe Diana, Associazione di volontariato "Jerry Essan Masslo", Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti di camorra.
  • 11 settembre 2020 - Intitolazione del carcere  di Arienzo (CE). 
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