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Francesco Imposimato

Francesco Imposimato, 44 anni

Francesco Imposimato fu assassinato in un agguato di camorra nel pomeriggio del'11 ottobre 1983 mentre era in auto con sua moglie Maria Luisa Rossi e il loro barboncino "Puffy". La coppia lavorava presso la fabbrica "Face Standard" (in seguito Alcatel), a Maddaloni (CE). Terminata la giornata lavorativa, pressapoco le 17:00, i due si misero in auto per rincasare quando, a circa 300 metri dalla fabbrica, si videro sbarrare la strada da una "Ritmo 105 TC". Due sicari, appostati sul lato opposto dell'incrocio, si avvicinarono e iniziarono a fare fuoco contro la vettura. Francesco morì colpito da ben 11 proiettili, mentre, Maria Luisa fu ferita gravemente.

Nell'agguato Maria Luisa Rossi fu colpita da due proiettili: il primo le si conficcò nel braccio sinistro mentre il secondo le perforò entrambi i polmoni fuoriuscendo dalla schiena. L'auto si riempì di fumo, così la donna aprì d'istinto lo sportello ma perse coscenza per il dolore e l'emorragia delle ferite. Intanto, così facendo permise la fuga al barboncino che iniziando ad abbaiare fino alla portineria della fabbrica attirò l'attenzione dei passanti.

I primi soccorsi giunsero da una camionetta di militari di passaggio che udendo gli spari accorse sul luogo dell'attentato riuscendo, addirittura, a poter annotare la targa della Ritmo che sfrecciava in direzione opposta. Maria Luisa fu operata d'urgenza per poi essere trasferita, in seguito, all'ospedale "Monaldi" per una lunga degenza prima di potersi stabilizzare.

Le piste seguite per comprendere le cause di tale attentato furono molteplici finché le indagini condussero al movente della "vendetta trasversale" nei confronti del giudice Ferdinando Imposimato, fratello di Francesco, che indagava su Cosa Nostra, la Banda della Magliana e, in particolare, sul rapimento di Aldo Moro. 

Storico giuridico

  • In un primo momento si parlò di terrorismo, eventualmente da ascriversi alle Brigate Rosse o alla pista della vendetta personale: Francesco Imposimato, impiegato della CGIL e ambientalista, denunciò l'abusivismo nelle cave ricavate sui monti Tifatini (Appennino casertano) ad opera di imprese riconducibili al clan Nuvoletta di Marano di Napoli.
  • 12 ottobre 1983 - Alla sede campana dell'ANSA giunse una telefonata anonima in cui venne dichiarato: «è stato ucciso il fratello del giudice boia». Purtroppo, negli anni, sono stati commessi diversi depistaggi.
  • 1993 - Il pentito Carmine Schiavone inizia a collaborare con la giustizia fornendo maggiori indizi, nomi e dinamiche.
  • Dal 1998 al 2000 - Il delitto di Imposimato prese parte al processo Spartacus I. Un processo penale condotto principalmente a carico dei membri del clan Casalesi dove furono processate oltre 115 persone fra cui il boss Francesco Schiavone soprannominato "Sandokan".
  • In aula processuale, Maria Luisa Rossi identificò Antonio Abbate come uno dei due sicari.
  • 2000 - Nel processo Spartacus vennero condannati all'ergastolo per l'omicidio Imposimato:
    Vincenzo Lubrano ritenuto il mandante dell'agguato su richiesta (ufficiosa) di Giuseppe Calò, tesoriere di Cosa Nostra, di cui il giudice Imposimato ne stava scoprendo l'identità.
    Raffaele Ligato e Antonio Abbate ritenuti gli esecutori materiali.
  • 30 maggio 2002 - La Corte di Cassazione confermò le condanne nella sentenza precedente.

 

Il ricordo di Giuseppe e Filiberto Imposimato, figli di Francesco

"All'epoca frequentavamo il Convitto Nazionale di Maddaloni facendo l'orario prolungato. Come ogni giorno, verso le 17:30, i nostri genitori venivano a prenderci usciti da lavoro. Quel pomeriggio li aspettammo fino alle 8 di sera, un'attesa interminabile durante la quale vedevamo andar via tutti gli altri bambini e gli insegnanti. Venne a prenderci un collega della fabbrica nonché amico di famiglia i cui figli venivano a scuola con noi. Come scusa ci disse che i nostri genitori erano dovuti andare urgentemente a Milano per lavoro senza poterci avvisare. Lo credemmo e rimanemmo ospiti a casa sua per tre giorni per poi trasferirci da nostra zia, sorella di papà. Non ci fu detto nulla di loro e quando chiedevamo, anche in lacrime, ci dicevano sempre che erano in trasferta a Milano per lavoro."

"Da quel giorno studiammo a casa per diversi mesi e quando riprendemmo a frequentare la scuola venivamo accompagnati dalla scorta. Nonostante la stranezza della situazione e l'aria tesa che ci circondava furono tutti bravi nel tenerci al riparo dalla cronaca. La verità la scoprimmo molto tempo dopo quando nostra madre uscì dall'ospedale, a dicembre. Fu lei che, nei modi consoni per dei bambini di 7 e 9 anni, ci spiegò l'accaduto e che papà non era più tra noi. Fu un momento durissimo. Dopo mesi che attendevamo il loro ritorno vedemmo tornare solo nostra madre, sola e convalescente."

[Filiberto]: "Ancora oggi mi chiedo dove abbia trovato la forza di non farci pesare quella situazione. La morte violenta di papà è stato un pensiero fisso per molto tempo. Pensare che ci siano persone capaci di commettere simili gesti mi ha condizionato nel rapportarmi con gli sconosciuti. Nell'infanzia provavo tanta rabbia per questa gente, fantasticavo sul poterli eliminare tutti ma ero solo un bambino di 7 anni. Chiuderci in noi stessi fu quasi automatico, all'epoca non esistevano neanche realtà associative che ci dessero qualsiasi tipo di sostegno umano."

[Giuseppe]: "Il primo periodo dell'adolescenza fu davvero difficile a causa del clima di incertezza e tensione che vivevamo. La comprensione e la verità è arrivata man mano con il proseguire delle indagini che hanno messo a tacere tante insinuazioni e diffamazioni sulla mia famiglia. Crescendo ho iniziato anche a capire il perché di alcuni fenomeni e situazioni a cui eravamo esposti, di certo, ad oggi affronto l'argomento con una maturità diversa."

"Finalmente nel nuovo millennio si concluse la parte processuale e qualche anno dopo, nel 2009, conoscemmo l'associazione Libera che ci rese partecipi alle diverse manifestazioni sul tema. Fu emozionante quando visitammo per la prima volta un bene confiscato alla camorra. Grazie a loro è diventato più facile raccontare la nostra storia. Farlo non è piacevole, risvegliare i sentimenti di allora rivangando quegli anni duri è sempre doloroso, nonostante ciò, accettiamo sempre ben volentieri di intervenire nelle scuole per dare ai ragazzi un punto di vista diverso da quello che viene spesso raccontato."

Il nostro scopo è far sì che attraverso la nostra storia i ragazzi possano capire quale sia la scelta più giusta da prendere. 

#Memoria: eventi, menzioni e luoghi intitolati a Francesco Imposimato

  • NR - Intitolato il Gruppo Archeologico Calatino "Francesco Imposimato". Associazione per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale di cui faceva parte anche Francesco.  
  • 11 ottobre 1984 - Inaugurazione di un busto raffigurante Francesco Imposimato deposto nella villa comunale di Maddaloni (CE). L'evento si è arricchito con una manifestazione anticamorra in cui sono intervenuti: Francesco Cossiga, l'allora presidente del Senato, il giudice Ferdinando Imposimato, di don Riboldi e un seguito tra parlamentari, senatori e organizzazioni sindacali.
  • 13 settembre 2010 - Il delitto Imposimato è raccontato nel libro: "Segreto criminale" di Raffaella Notariale. Newton Compton Editori.
  • 20 marzo 2012 - Intitolazione della biblioteca del Liceo "Cortese" di Maddaloni (CE) come atto conclusivo di una manifestazione con fiaccolata in ricordo di Francesco Imposimato e Ciro Rossetti. Evento organizzato da Libera, dall'amministrazione locale e dalle associazioni sindacaliste.
  • 31 maggio 2013 - La storia di Francesco è menzionata nel libro: "Dizionario enciclopedico delle Mafie in Italia". Curatore C. Camarca, Edito Castelvecchi.
  • 12 ottobre 2013 - Giornata alla memoria con cerimonia del Premio artistico-letterario "Franco Imposimato" presso la sala Teatro Settembrini del Convitto Nazionale. Evento organizzato dal Presidio Libera di Maddaloni, dall'amministrazione comunale e dalle associazioni "Actam" e "Anmig". Successivamente, la mostra con le opere di Francesco e di tutti gli alunni che hanno vinto nelle diverse sezioni del concorso, sono state esposte nelle sale del Museo Civico di Maddaloni.
  • 27 maggio 2017 - Intitolazione di Villa Imposimato, bene confiscato prorpio ad Abbate, a Pignataro Maggiore (CE). La struttura è gestita dalla Cooperativa sociale "Apeiron". Guarda il video di presentazione.
  • 2017 - Dedicato alla memoria di Francesco Imposimato il Presidio Libera di Maddaloni - CE.
  • dicembre 2017 - Intitolazione della biblioteca dell'I.P. "Aldo Moro" di Montesarchio, a Napoli.
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Mario Diana

Mario Diana, 49 anni

La mattina del 26 giugno 1985 Mario Diana si trova fuori al bar "Oreste", a Casapesenna (CE). Due uomini si avvicinarono e, chiamandolo per nome, gli spararono un colpo di fucile al torace. L'uomo si accasciò a terra, a quel punto, uno dei due killer si avvicinò finendolo con un colpo alla tempia. 

Mario Diana era un imprenditore del settore trasporti, proprio nel territorio di Casapesenna. Il suo assassinio viene subito interpretato come l'azione punitiva del clan casalese verso chi rifiutava di sottomettersi all'estorsione. 

Storico giuridico

  • 2005 - Dopo 20 anni si conoscono i nomi dei colpevoli: Giuseppe Quadrano, già in carcere per l'uccisione di don Peppe Diana, Dario de Simone, entrambi divenuti collaboratori di giustizia, e Antonio Iovine.
  • Nel 2008 la Corte di Assise di Santa Maria Capua Vetere ha condannato all'ergastolo Antonio Iovine e a 14 anni i pentiti Dario de Simone e Giuseppe Quadrano, condanna divenuta definitiva per de Simone e Quadrano, a seguito della decisione della Suprema Corte di Cassazione del 13/11/2015.
  • Per Antonio Iovine, che da pentito aveva confessato di aver ucciso Mario Diana, la condanna all'ergastolo era già divenuta definitiva per mancata impugnazione della sentenza di primo grado.  

 

#Memoria: eventi e intitolazioni in ricordo di Mario Diana

  • 1 marzo 2013 - La storia di Mario Diana è raccontata nel libro:"Come Nuvole nere" di Raffaele Sardo. Editore Melampo, promosso dalla Fondazione Polis.
  • Giugno 2013 - Istituita ufficialmente la "Fondazione Mario Diana" per volontà dei familiari.
  • 20 marzo 2014 - Primo Memorial Vittime delle Mafie. Evento organizzato dalla Fondazione Mario Diana in collaborazione alla Nuova Quarto calcio per la legalità, Libera, Diocesi di Pozzuoli e Associazione Focus.
  • Marzo 2015 - Messa celebrata dal Vescovo di Caserta, monsignor Giovanni D'Alise, nella Chiesa Cattedrale, stracolma di gente. A promuovere la giornata in ricordo di Mario Diana, la famiglia, la "Fondazione Mario Diana onlus" la "Fondazione Polis", "Libera" e il "Coordinamento Campano dei Familiari delle Vittime Innocenti della criminalità".
  • 24 giugno 2016 - La Fondazione "Mario Diana" ha promosso il progetto "Prometeo" assegnando 35 borse di studio a studenti casertani. Il progetto è stato presentato all'Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere con un monologo dell'attore Alessandro Preziosi che ha proposto una rilettura, in chiave moderna, del mito greco del titano di Eschilo. L'evento è stato organizzato in collaborazione con la Soprintendenza dei Beni Archeologici di Santa Maria Capua Vetere.
  • Luglio 2017 – Evento musicale "La bellezza esiste…poesie e suoni per l'anima" come chiusura della IX edizione di "Suggestioni all'imbrunire".

 

Fondazione Mario Diana ONLUS

Istituita ufficialmente nel giugno del 2013, dai familiari di Mario Diana, è costantemente orientata allo sviluppo di una convivenza sociale giusta, libera e fondata sui principi della Costituzione italiana con una particolare attenzione alla eco-sostenibilità, alla promozione dell’imprenditorialità sociale, alla diffusione di una cultura della partecipazione, frutto di sinergia e collaborazione tra i singoli. La Fondazione ha orientato il suo impegno verso lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnica, della tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico e con il preciso focus su: Infondere fiducia nei giovani; migliorare la qualità della vita, diffondere la cultura della conoscenza. Attraverso questi obiettivi la Fondazione intende:

  • Promuovere la valorizzazione del patrimonio culturale, storico e artistico (nazionale e locale);
  • Promuovere la ricerca tecnica e scientifica; sviluppare la sensibilità ambientale; incentivare l’innovazione;
  • Favorire l’educazione, l’istruzione e la formazione professionale dei giovani.

Vuoi saperne di più? Visita il sito:
www.fondazionediana.com 

 Resta connesso con la Fondazione Mario Diana ONLUS

Per non perdere eventi in memoria di Mario Diana o le attività della Fondazione a lui intitolata, segui la pagina facebook: 

@fondazionediana

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Bernardo Salvato

Bernardo Salvato, 44 anni

Il 24 maggio 2007 Bernardo Salvato era nel suo bar, da poco inaugurato, "La Plaza" in piazzetta San Maurizio, al centro del paese di Frattaminore (NA). Impegnato nelle sue mansioni lavorative nell'accogliere i primi clienti, s'intratteneva con Vincenzo Castiello, cliente abitudinario che abitava nei pressi. Di lì a poco giunsero quattro uomini con caschi integrali a bordo di due motociclette. Esplosero ben 8 colpi tutti andati a segno uccidendo i due uomini sull'uscio del bar.

L'obiettivo del raid di camorra era Vincenzo Castiello, candidato politico, trivellato al volto dai colpi, mentre, Bernardo fu giustiziato con un solo proiettile al cuore.

 

Storico Giuridico

  • Dalle indagini emerse che l'agguato era una vendetta trasversale rivolta al carabiniere Maurizio Castiello, fratello di Vincenzo, il quale partecipò all'arresto del boss latitante Paolo Di Lauro. In mancanza di altri moventi, si ritiene che Bernardo Salvato sia stato ammazzato come testimone o da uno proiettile vagante vista la poca distanza tra i due uomini.
  • In mancanza di prove il caso fu archiviato in breve tempo.

 

Il ricordo di Rosa, moglie di Bernardo Salvato

"Alle 8 avevo appuntamento con mio marito per dargli il cambio al bar. Continuavo a telefonarlo ma senza risposta. Così, contattai mia madre che, avendo anche lei un negozio in piazza, poteva farmi da tramite. Quando le chiesi di farmi sapere perché mio marito non mi rispondesse lei era già in lacrime. Mi disse in maniera allarmata: «La cosa è grossa» senza darmi altre spiegazioni. Agitata per la risposta corsi in piazza. Al mio arrivo trovai la zona già recintata, a stento riuscivo a passare tra la gente. Fui fermata dai carabinieri che mi dissero dell'accaduto e che Bernardo era morto. Da quel giorno non vidi più il volto di mio marito".

"La situazione nei primi anni fu un qualcosa di davvero indescrivibile. All'epoca tutti i miei figli erano ancora minorenni e frequentavano le scuole. Quando andavo a prenderli sentivo ogni giorno i soliti 'luoghi comuni' vociferati dalle persone incuranti che li sentissimo. Mi sentivo perennemente osservata e giudicata da chi, nei miei confronti, provava pietà o chissà cosa perché pensava fossi la moglie di un delinquente. Assurdo quanto le persone siano vittime dei loro pregiudizi!". 

"Qualche anno più tardi fui contattata da Salvatore Di Bona, figlio di Antonio di Bona, che in qualità di referente del Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti, venne a farci visita e a parlarci del mondo del Coordinamento e della Fondazione Polis. Da lì provai a impegnarmi per mantenere viva la memoria di mio marito ma senza mai ottenere consensi né dalle Istituzioni locali né tanto meno dalla popolazione di Frattaminore. Nonostante tutto mi sono rimboccata le maniche. Decisi di chiudere il bar e ripartire da zero per garantire un futuro ai miei figli, gli unici a darmi forza in questi anni".

Non ascoltare i pregiudizi del popolino. Se ti arrendi a loro, ti arrendi alle opportunità e ti sentirai abbandonato. Sii sempre pronta a rimboccarti le maniche!

 

#Memoria: Eventi in ricordo di Bernardo Salvato

  • 31 maggio 2007 - Fiaccolata cittadina come protesta
  • Dal 24 maggio 2008 - Ogni anno viene celebrata una messa eucaristica in suffragio.
  • 25 maggio 2020 - Messa Eucaristica presso la Chiesa S.Maurizio Martire di Frattaminore.
  • Marzo 2015 - La storia di Salvato è menzionata nel libro:"Memoria" pubblicato dall'associazione Libera, a cura di: Marcello Cozzi, Riccardo Christian Falcone, Iolanda Napolitano, Simona Ottaviani, Peppe Ruggiero. Stampato per conto delle Edizioni Gruppo Abele presso Cooperativa La Grafica Nuova.
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Federico Del Prete

Federico Del Prete, 44 anni

Federico Del Prete venne ucciso il 18 febbraio 2002 nel suo ufficio a Casal di Principe. Il movente dell'agguato camorristico è strettamente collegato al suo ruolo di Rappresentante Provinciale e Presidente Nazionale del "Sindacato Nazionale Autonomo Ambulanti". In quanto tale, denunciò gli abusi e le irregolarità amministrative riscontrate nelle fiere settimanali finché fece luce sul mondo delle estorsioni di cui erano sistematicamente vittime i venditori ambulanti. In particolare, sulla vendita con metodo mafioso delle buste di plastica nei mercati rionali. Da quella denuncia, ne scaturì l'arresto di Mattia Sorrentino, vigile urbano di Mondragone, per il reato di estorsione. Federico Del Prete fu assassinato per impedirgli di testimoniare al processo, della seconda sezione penale del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, fissata per il giorno seguente.

Storico giuridico

  • 2007 - Federico Del Prete viene riconosciuto vittima innocente della criminalità organizzata.
  • 2009 - Il pentito di camorra Antonio Corvino, reo confesso dell'omicidio di Del Prete, viene condannato a 14 anni di reclusione. Nella sua deposizione, dichiara di aver coperto il ruolo di autista e accusa il cugino, Romolo Corvino, di essere l'esecutore materiale.
    - Nei confronti di quest'ultimo non è stata emessa sentenza di condanna per un complicato meccanismo giuridico.
  • Ancora ignote le responsabilità dei mandanti. 

Il racconto di Gennaro Del Prete, figlio di Federico

"All'epoca avevo 22 anni ed ero in servizio a Bari come militare. Ricevetti una telefonata il 19 mattina da mia nonna che mi disse esplicitamente:«corri a casa, hanno ucciso tuo padre». Prima di allora non potevo dire di conoscerlo bene. I miei genitori divorziarono quando ero piccolo e solo negli ultimi anni decisi di mettere da parte il passato e instaurare un rapporto con lui. Sapevo della sua attività da sindacalista ma, vivendo prettamente in Puglia, lo vedevo di rado e non sapevo dei rischi a cui era esposto. Sentire che fosse stato ucciso dalla camorra fu un duro colpo. Pensi che, anche se cresci in un territorio dove sai che c'è e quali siano le dinamiche criminali, basti rimanerne estraneo per non esserne coinvolto."

"Nel 2007 la seconda ferita. Io e mio fratello, figli del primo matrimonio, venimmo esclusi dai benefici dovuti ai familiari delle vittime innocenti in quanto ritenuti -non fiscalmente a carico-. Mi sentii ancora una volta strappare il diritto di essere figlio di mio padre. Così decisi di ribellarmi portando la mia denuncia anche sulle reti mediatiche fino a incatenarmi al cancello di una caserma come forma di protesta. Diversi mesi dopo, il decreto venne modificato con l'attuale integrazione. Finalmente fui riconosciuto come il figlio di Federico Del Prete."

"Intanto, venni avvicinato dai referenti dell'associazione Libera, i quali, iniziarono ad includermi negli incontri scolastici. Nel raccontare la storia di mio padre sentivo ricostruire il mio legame con lui e imparavo a conoscerlo sempre di più. Mi iscrissi all'Università. I miei studi vertevano sempre sui temi sociali con un focus sulla criminalità organizzata. Un percorso di vita che mi ha aiutato a costruire la mia identità fino a ricoprire l'attuale ruolo di Funzionario di Servizio Sociale presso il Ministero della Giustizia".

"In questi anni ho guardato negli occhi tanti ragazzi che hanno commesso atti illeciti anche gravi. Ho capito che anche loro, come me, avevano la rabbia nel cuore per le difficoltà della vita. La differenza tra noi era solo il come abbiamo utilizzato quella rabbia. Mentre io l'ho trasformata in impegno per riscattarmi e creare nuove opportunità, loro l'hanno espressa sotto forma di violenza. Lavoro con loro per costruire un mondo nuovo".

La legalità non è da intendersi come un atto di straordinarietà, bensì bisogna ritenerla come la normalità. Tutti noi possiamo costruire una società sana semplicemente compiendo quotidianamente gesti di normalità.

#Memoria: riconoscimenti e intitolazioni a Federico Del Prete

  • 17 marzo 2009, Casal di Principe (CE) - Medaglia d'Oro al Valor Civile «Per aver combattuto battaglie di legalità da sindacalista per gli operatori del settore del commercio ambulante e per aver efficacemente collaborato con le forze di polizia, veniva barbaramente assassinato in un vile agguato camorristico. Altissimo esempio di impegno civile e di rigore morale, spinti fino all'estremo sacrificio».
  • 30 giugno 2009 - Inaugurazione del Presidio Libera Mondragone (CE) "Federico Del Prete".
  • Ottobre 2009 - Inaugurazione dell'Area mercato Federico Del Prete su un terreno confiscato a Santa Maria la Fossa.
  • NP data - Intitolato il Presidio Libera Frattamaggiore (NA)"Federico Del Prete"
  • Gennaio 2012 - Pubblicazione del libro:"A testa alta. Federico Del Prete: una storia di resistenza alla camorra", di Paolo Miggiano grazie al contributo di Gennaro del Prete, figlio del sindacalista.
    2012 - il libro ha ottenuto la "menzione speciale" da parte della giuria del "Premio Giancarlo Siani".
    2014 - il libro si aggiudica il "Premio Tulliola".
  • 18 marzo 2013 - Inaugurata una targa nel "Giardino della Legalità-Falcone e Borsellino" presso l'Ateneo di Salerno.
  • 31 maggio 2013 - La storia di Vincenzo è menzionata nel libro:"Dizionario enciclopedico delle Mafie in Italia". Curatore C. Camarca, Edito Castelvecchi.
  • febbraio 2014 - Intitolazione Piazza Federico Del Prete a Casal di Principe. La piazza è proprio di fronte l'ufficio dove fu ucciso il sindacalista.
  • Marzo 2015 - La storia di Vincenzo è menzionata nel libro:"Memoria" pubblicato dall'associazione Libera, a cura di: Marcello Cozzi, Riccardo Christian Falcone, Iolanda Napolitano, Simona Ottaviani, Peppe Ruggiero. Stampato per conto delle Edizioni Gruppo Abele presso Cooperativa La Grafica Nuova.
  • 18 febbraio 2016 - Intitolazione de Largo Federico Del Prete a Casal di Principe. Iniziativa promossa, oltre dal Comune, anche da: Federazione Antiracket Italiana,  il Comitato don Peppe Diana, Libera Caserta, il Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti e il consorzio Agrorinasce.
  • NP data - Intitolazione della strada Via Federico Del Prete a Frattamaggiore, nei pressi della caserma dei carabinieri. 
  • NP data - Intitolazione della strada Via Federico Del Prete ad Orta di Atella, nei pressi del cimitero.

Eventi dedicati a Federico Del Prete

  • 18 febbraio 2012 - In mattinata, l'incontro con le scuole: “Mafie, corruzione e lavoro: dieci anni dopo l’omicidio di Federico Del Prete”, presso la sede del Presidio di Libera Mondragone;
    Nel pomeriggio, convegno: “Lavoro: giustizia e dignità. Un percorso di emancipazione dalla camorra”, presso la chiesa di San Nicola.
  • 21 febbraio 2014 - Momento di riflessione e presentazione del libro "A testa alta" nella sede del Teatro per la legalità, a Casal di Principe.
  • Febbraio 2015 - In occasione del 13° anniversario dell'uccisione, giornata di riflessione presso la Tenda di Abramo, a Caserta, organizzata da Agrorinasce e dal Forum del Terzo Settore della Provincia di Caserta.
  • 19 febbraio 2019 - Presso la sede di "Sottoterra Movimento Antimafie" gli studenti dell'ISIS "Gaetano Filangieri", nell'ambito del progetto Scuola e Volontariato del CSV Napoli, hanno realizzato buste ecosolidali utilizzate poi per una raccolta alimentare sul territorio da donare a persone in difficoltà segnalate dalla Caritas. 
  • 21 marzo 2019 - Corso per docenti presso la sala del Comprensivo Cimarosa di Aversa, promosso da Libera Scuola insieme al Comitato don Peppe Diana con il patrocinio dell’Università Suor Orsola Benincasa.
  • 19 febbraio 2020 - Convegno: “Legalità e tutela delle vittime. Il ricordo di Federico Del Prete” presso la Sala delle Conferenze al Palazzo Theodori Bianchelli – Camera dei Deputati. Durante l'evento è stata presentata la nuova associazione Memoriae e la borsa di studio/lavoro per i minori in area penale.

L'impegno sociale di Gennaro Del Prete:

Fin da subito l'impegno di Gennaro è stato encomiabile. Tra la tante attività svolte in collaborazione, ricordiamo le principali da lui fondate:

Il 29 ottobre 2011, Gennaro Del Prete riceve il premio nazionale "Paolo Borsellino 2011" per la categoria: "Impegno sociale e civile".

Nel 2012 incarica di scrivere il libro "A testa alta - Federico Del Prete una storia di Resistenza alla Camorra". Di Paolo Miggiano con il contributo di Gennaro Del Prete, edizione Di Girolamo.

Nel 2013, fonda l'associazione di promozione sociale: "Un Mondo Nuovo Federico Del Prete". Con la medesima edita la canzone "Non Mollare" insieme al gruppo Rap "i riscatto Crew"

Il 24 aprile 2015 nasce la Cooperativa Ventuno. Una start-up che propone prodotti ecologici e compostabili, dai bioshopper ai prodotti per l’agricoltura a quelli usa e getta per la ristorazione. Ispirata dal sacrificio di Federico Del Prete, è stata ideata da Gennaro Del Prete e Massimiliano Noviello, figlio di Domenico Noviello

Il 20 dicembre 2019, con la poesia "Febbraio", Gennaro vince il 1° premio della sezione "Poesie in vernacolo" alla XXII Edizione del: “Concorso Internazionale Artistico - Letterario Antonio de Curtis: (Totò), Principe, Maschera, Poeta” organizzata dall'Associazione Amici di Totò … a prescindere! Onlus

Il 2 febbraio 2020 nasce l'Associazione Memoriae con la quale promuovere la memoria delle vittime innocenti della criminalità e abilitare percorsi di reinserimento dei minori in area penitenziaria.

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Andrea Nollino

Andrea Nollino, 42anni

Andrea e suo fratello avevano aperto da poco un bar, proprio sotto casa, in largo San Mauro nel centro storico di Casoria (NA). Il 26 giugno 2012 toccò ad Andrea fare il turno di mattino. Erano passate da poco le 8:00. L'uomo era impegnato nel sistemare la fornitura di gelati nel freezer all'ingresso dell'attività. In quel momento un'auto sfrecciò davanti il bar seguita da una moto di grosso calibro. Iniziarono a sparare. Un proiettile colpì la grondaia fissata alla parete dell'edificio e rimbalzò ferendo mortalmente il barista. Inutili i soccorsi, il colpo perforò il braccio di Andrea giungendo dritto al cuore.

I testimoni al bar descrissero la scena in cui il vero obiettivo dei killer in sella alla moto fosse la "Ford Ka", l'auto inseguita. Una delle dichiarazioni asserisce che, quando iniziarono a sparare, Andrea si fosse voltato verso i clienti incitandoli a scappare e in quel momento fu raggiunto dal proiettile. Quella mattina, Andrea lasciò la moglie Antonia e tre figli minori di 17, 16 e 4 anni.

Storico giuridico

  • Dagli esami balistici emerse che tutti i proiettili esplosi erano diretti nei pressi del bar, quindi, l'inseguimento fu solo una messa in scena. Si suppone che, in quel frangente, vicino ad Andrea stesse passano il vero obiettivo dei killer e che un proiettile vagante abbia ucciso l'uomo sbagliato. In mancanza di testimoni non è stata ancora confermata questa versione la cui alternativa è che Andrea sia vittima di uno scambio di persona. Nel dubbio, sulle pratiche è stato scritto:"probabilmente vittima innocente". Un dettaglio invalidante che non permette alla famiglia Nollino di vedersi riconosciuti l'indennizzo del fondo di solidarietà per le vittime della criminalità organizzata.
  • Nel 2015, in assenza di colpevoli o ulteriori dettagli, le indagini sono state archiviate.

 

Il ricordo di Antonia Sica, moglie di Andrea Nollino

"Quel giorno sentii e vissi tutto sulla mia pelle. Mentre ero in casa, proprio sopra il bar, sentii il rombo della moto, poi una frenata busca e l'urto dell'auto. Feci per affacciarmi per vedere cosa fosse accaduto, poi, gli spari. Mi calai velocemente e qualche istante più tardi, presi coraggio e mi affacciai alla finestra. Chiamai mio marito pensando che lui potesse darmi qualche spiegazione. Lo chiamai insistentemente ma nulla, non usciva. La gente in strada mi fissava, ma nessuno mi rispondeva. Così, mi precipitai nel bar e fu allora che lo vidi a terra, senza vita".

"Come famiglia ci siamo sempre tenuti lontani da certi ambienti. Siamo brave persone rimaste impigliate in un episodio di criminalità. Quando ripenso ai giornali che inizialmente associavano mio marito agli affiliati della camorra, ancora inorridisco. Nonostante avessimo un'attività che ti impone il contatto con la clientela, non avevamo mai familiarizzato con certa gente. Provai tanta rabbia per quelle insinuazioni. Per fortuna le indagini non tardarono a chiarire, quanto meno, l'estraneità di Andrea alla camorra".

"Poco tempo dopo, tramite mio cognato che conosce personalmente Enrico Tedesco, Segretario della Fondazione Polis, venni a conoscenza del mondo delle associazioni. È stata la mia salvezza. In un periodo in cui non mi sentivo tutelata dallo Stato, loro non mi hanno lasciato sola. Come una bambina si attacca alla gamba del genitore, così io mi sono pienamente affidata alla Fondazione Polis. Poi tramite loro ho conosciuto altri familiari delle vittime entrando a far parte del Coordinamento. Una grande famiglia in cui si può condividere il proprio dolore senza imbarazzi. Grazie a tutti loro, ma soprattutto ai miei figli, ho vinto la disperazione. Giorno dopo giorno, dentro di me sentivo ardere il desiderio di poter dare serenità ai miei figli, sostenerli nella crescita almeno tanto quanto loro hanno sostenuto me in questo forte dolore".

Ogni giorno possiamo decidere se cogliere opportunità o sprecarle. L'importante è ricordare che: con le nostre scelte possiamo ferire o sostenere gli altri. La vita va vissuta, scegli in meglio!

Il ricordo di Carmen Nollino, figlia di Andrea

"Ogni giorno, il ricordo di quella mattina è impresso nella mia memoria. Avevo 16 anni, ero affacciata al balcone di casa e vidi e vissi in prima persona tutta la scena. Aspettavo i miei amici, animatori dell'oratorio come me, per il consueto appuntamento giù al bar di papà prima di andare in Parrocchia. Mentre osservavo il via vai in piazza vidi arrivare una motocicletta con due persone a bordo, poi gli spari, 4 o 5 colpi. È avvenuto tutto così rapidamente da non distinguere i boati e soprattutto senza immaginare minimamente che potessero colpire mio padre. L'istinto mi spinse a scendere di casa. Mentre correvo nella mente iniziarono a farsi spazio tante ipotesi, paure che diventarono realtà nel momento in cui vidi il corpo di mio padre riverso a terra".

"Ero stata educata con l'idea di essere estranea a tutte queste faccende. Fino ad allora pensavo addirittura di esserne immune: «a me non può mai capitare», «i criminali si uccidono tra loro». Poi capita proprio a te e non sai con chi te la puoi prendere. Era tutto così irreale che avevo voglia di andare via. Iniziai a pensare a tante cose, a prendermela con tutto e tutti compreso me stessa. Solo il tempo «amico e bastardo» mi aiutò a crescere e capire che vivere con quest'alone che copre tutto ciò che ti circonda non va bene, ti logora dentro. Fu così che arrivò il momento in cui decisi di prendere in mano le redini della mia vita e vivere per me e per chi non c'è più".

"Episodi come questi ti influenzano nella vita. Anche la scelta universitaria, intraprendere infermieristica, è stata voluta da un forte desiderio di aiutare il prossimo. Prendermi cura delle persone, e non della malattia, mi aiuta a dare un riscatto alla cattiveria che ho vissuto. Un modo per redimere il non aver potuto aiutare mio padre in quel momento salvando altre vite. Per me è importante sapere e fare tutto ciò, dare il mio contributo. Adesso guardo in faccia la realtà, mi impegno a migliorare le cose, non mi volto dall'altra parte".

Ogni minuto vissuto è importante, goditi ogni istante, ogni emozione, ogni persona che ti vuole bene. Vivi in quest'ottica e vedrai il dono chiamato VITA.

#Memoria: Eventi e intitolazioni in ricordo di Andrea Nollino

  • 27 giugno 2012 - Fiaccolata anticamorra tenutasi fuori il bar di Andrea promossa dall'Associazione Libera.
  • 7 novembre 2012 - Fiaccolata seguita dalla piantumazione di un albero d'ulivo nella villa comunale di Casoria con l'affissione di una targa commemorativa.
  • 19 novembre 2012 - Torneo di calcio in memoria di Andrea e di tutte le vittime innocenti della città di Casoria. L'evento si è tenuto presso il campetto dell'oratorio della chiesa San Mauro Abate.
  • 10 marzo 2013 - Maratona della legalità dedicata alla memoria di Andrea Nollino, Dario Scherillo, Attilio Romanò e Gianluca Cimminiello. Evento promosso dall'amministrazione comunale di Napoli con la collaborazione delle associazioni sportive di Libera Sport, della Nuova cooperazione organizzata di don Peppe Diana e della Fondazione Pol.i.s. Lungo l'itinerario sono stati allestiti dei gazebo con l'esposizione di foto e materiale informativo sulle vittime innocenti.
  • 26 giugno 2013Messa in suffragio presso la chiesa di San Mauro, a Casoria, concelebrata da don Tonino Palemse e don Mauro Zurro. 
  • 22-23 giugno 2019 - Torneo di calcetto presso l'oratorio di S.Mauro, a Casoria (NA). Evento intitolato ad Andrea Nollino, Stefano Ciaramella, Antonio Coppola.
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Gaetano Montanino

Gaetano Montanino, 45 anni

Gaetano Montanino lavorava come guardia giurata particolare presso l'istituto "La Vigilante". La sera del 04 agosto 2009 procedeva la sua consueta ronda con un collega, Fabio De Rosa, nei pressi di piazza Mercato, a Napoli. Durante la perlustrazione delle attività commerciali della zona, si fermarono davanti ad un negozio di giocattoli in piazza. Erano all'incirca le 2:00 di notte. Improvvisamente, giunsero 4 ragazzi su due ciclomotori, volti coperti e armi in pugno. Uno dei due scooter si avvicinò alla volante e il passeggero puntò l'arma verso le guardie intimandogli di consegnargli le pistole d'ordinanza. Montanino non cedette alle pressioni dei rapinatori consapevole che, in seguito, le loro armi sarebbero state usate per commettere ulteriori reati. Iniziò un conflitto a fuoco. Gaetano venne colpito da 7 proiettili al torace che gli furono fatali, mentre, i 6 colpi che ferirono De Rosa non raggiunsero parti vitali. 

Nel conflitto a fuoco rimase ferito anche uno dei due rapinatori ma, il complice riuscì a riporlo in sella per portarlo in ospedale. Intanto, De Rosa chiamò i soccorsi tramite la radio di servizio. A breve giunsero l'ambulanza e le auto della polizia. Purtroppo, Gaetano Montanino fu rinvenuto esanime al suo posto di guida mentre Fabio De Rosa fu trasportato all'ospedale "Loreto Mare" dove, contemporaneamente, veniva soccorso anche Davide Cella, il rapinatore ferito.

In seguito, dalle indagini si scoprì che: il proprietario della compagnia di vigilanza era affiliato ad un clan rivale a quello del quartiere Forcella di Napoli. Emerse che le due guardie giurate furono assalite appositamente per dare un messaggio intimidatorio a quest'ultimo. Di conseguenza, la "rapina" fu solo una copertura

Sorico giuridico

  • La notte dell'agguato, grazie alla testimonianza della guardia giurata Fabio De Rosa, Davide Cella fu subito arrestato stesso in ospedale. Il ragazzo decise di confessare fin da subito cosicché la Squadra Mobile poté ricostruire la dinamica e fermare anche Salvatore Panepinto. Decisive anche le dichiarazioni del pentito Vincenzo De Feo, 3° complice, che permise di stabilire ruoli e responsabilità di ognuno e inchiodare tutti e 4 gli imputati, di cui l'ultimo era minorenne all'epoca dei fatti. 
  • Dalla Sentenza della quarta Sezione Penale del Tribunale di Napoli e dalla Sentenza della Corte di Assise di Appello si stabilisce che: l'uccisione di Montanino integra agevolmente il reato associativo ex art.416 bis del codice penale, in quanto si inserisce in un contesto più ampio di attività svolte nell'interesse della criminalità  organizzata di stampo camorristico.
  • Aprile del 2012 - La sentenza di Secondo Grado condanna D.Cella e S.Panepinto a 20 anni di reclusione.

 

#Memoria: Eventi e intitolazioni in ricordo di Gaetano Montanino

  • 9 giugno 2012 - Memorial calcistico. Una partita di calcio tra: magistrati, rappresentanti della DIA, del Comando Provinciale dei Carabinieri di Napoli, della Procura della Repubblica, familiari delle vittime innocenti della criminalità, collaboratori di Libera e Radio Siani. L'evento è stato organizzato da Libera sport e dal coordinamento di Libera Napoli presso lo stadio comunale di Ercolano.
  • 13 marzo 2013 - Gaetano Montanino è riconosciuto "vittima del dovere" con decreto del Capo di Polizia n. 599/c/3/GG/34.
  • 26 aprile 2013 - Piantato "l'Albero Gaetano Montanino" e inaugurata una pietra commemorativa in Piazza Mercato a Napoli. Su quest'ultima è incisa la frase: "Fedele servitore dello Stato, ucciso da mani criminali. La sua umanità vive nella memoria di chi crede nella giustizia". Evento promosso dalla Fondazione Pol.i.s, dalla II Municipalità, dall'associazione Libera, dal Coordinamento Campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità e dall'associazione Gioventù Cattolica.
  • 23 aprile 2014 - Inaugurata, la nuova targa in via nuova Marina.
  • Settembre 2014 - Gaetano Montanino è menzionato nello spettacolo:"Mater Camorra e i suoi figli" realizzato dall'accademia Vesuviana del teatro di Gianni Sallustro, in scena presso il Palazzo Mediceo di Ottaviano, bene confiscato alla camorra. Nel cast di attori presente anche Veronica Montanino, figlia di Gaetano. 
  • 16 luglio 2015 - Intitolato il bene confiscato "100 moggi" a Pignataro Maggiore (CE) nell'ambito del festival dell'Impegno Civile.
  • 29 aprile 2016 - "Marcia della Legalità e della Pace" in memoria di Gaetano Montanino presso Piazza Guglielmo Pepe a Napoli. Evento promosso da: Comune di Napoli, Fondazione Polis, Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità, Libera e dall'Associazione Gioventù Cattolica. Seguita con una santa messa celebrata da Don Tonino Palmese presso il Santuario di Santa Maria del Carmine Maggiore a Napoli.
  • 2016 - Intitolato il Presidio Libera di Ischia (NA).
  • aprile 2017 - Giornata alla Memoria: una marcia partita dal raduno in piazza Guglielmo Pepe, con la deposizione dei fiori sulla targa a lui dedicata ai Giardini in via Marina, e proseguita lungo tutto il quartiere "Mercato" giungendo nel chiostro di Sant'Eligio Maggiore dove si è esibito il coro giovanile del San Carlo.
  • 14 dicembre 2017 - Intitolata una stanza del bene confiscato a Torre Annunziata (NA), in via V.Veneto. L'appartamento è affidato all'Associazione Giuseppe Veropalumbo, vittima innocente della camorra.
  • 4 novembre 2018 - Conferita la medaglia d'oro al merito civile, su decreto del Presidente della Repubblica. "Sacrificando la vita ai più nobili ideali di coraggio e alto senso del dovere".
  • 17 marzo 2019 - Intitolata la sala cerimonia del Palazzo Mediceo di Ottaviano (NA), via Salita San Michele.
  • 3 agosto 2019 Giornata alla Memoria con una serie di appuntamenti:
    - 9:30, deposizione dei fiori presso la lapide a via nuova Marina;
    - 10:30, un incontro con i giovani presso lo spazio comunale Pazzia Forcella, intitolato ad Annalisa Durante;
    - 16:30, un incontro presso la sede "Asso.gio.ca" a Piazza Mercato
    - 18:30, una messa in suffragio celebrata da don Tonino Palmese presso la Basilica del Carmine Maggiore. 

L'impegno sociale di Luciana Di Mauro

  • 2015 - Attestato alla memoria al "Premio Marcello Torre", Pagani (SA).
  • 2017 - Attestato per l'impegno quotidiano al "Premio Pasquale Campanello", Atripalda (AV).
  • 2121 - Premio "Il Gattopardo della Legalità", Santa Maria di Belice (AG).
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Pasquale Cappuccio

Pasquale Cappuccio, 44 anni

Pasquale Cappuccio, avvocato e Consigliere comunale di Ottaviano (NA), venne ucciso il 13 settembre 1978 in un agguato camorristico in auto con sua moglie, Maria Grazia Iannitti. La coppia rientrava a casa, a Posillipo (NA), dopo una serata trascorsa presso il circolo "Scudieri" di Ottaviano. Poco dopo le 22:00, lasciarono il paese a bordo della loro "Honda" quando si videro inseguire da una "128" con tre uomini a bordo. Appena la via fu libera, attraversando un tratto deserto e poco illuminato, quest'ultima li raggiunse mettendo in atto il raid. Pasquale fu raggiunto da molteplici colpi al volto e al petto mentre, e per fortuna, la donna se la cavò con alcune ferite.

Il barbaro omicidio fu subito collegato alle molteplici denunce che il Consigliere fece per bloccare la collusione della politica locale con la malavita. In particolare, Pasquale si oppose a rilasciare permessi che concedessero appalti e speculazioni edilizie in quello che all'epoca era il cuore del business criminale di Raffaele Cutolo. Ispirato dalla battaglia di Pasquale Cappuccio, con il quale condivideva il forte senso civico, appena due anni dopo, il 7 novembre 1980 venne ucciso anche il Consigliere Domenico Beneventano.

Storico giuridico

  • 31 ottobre 1988 - Processati in primo grado:
    - Salvatore La Marca, Sindaco di Ottaviano ritenuto il mandante che, in seguito alle accuse, si è reso latitante dall'83;
    Luigi La Marca, suo parente e socio nel settore degli appalti;
    Pasquale Cutolo, fratello del boss, ritenuto partecipe all'agguato.
  • 1989 - I Giudici della Corte d'Assise assolvono tutti gli imputati per insufficienza di prove. 

 

Il ricordo di Lorena Cappuccio, figlia di Pasquale

"Quella sera io e mia sorella eravamo da nostra nonna materna che aspettavamo mamma e papà che tornassero a prenderci per andare a casa. Per quanto fossimo piccole, io 6 anni e lei 8, percepimmo che era successo qualcosa di grave. Sentivamo l'agitazione in casa che abbinata al non ritorno dei nostri genitori ci fece intuire che gli fosse capitato qualcosa. Purtroppo, in quella confusione, i nostri familiari non ebbero il tempo materiale di darci spiegazioni. La famiglia si divise tra chi andò da mia madre al pronto soccorso e chi in ospedale da mio padre. Così, il giorno seguente, l'unico posto 'sicuro' in cui lasciarci era proprio la scuola. Fu lì che scoprì di aver perso papà quando la maestra disse ai miei compagni di classe di porgermi le condoglianze. Poi, in seguito, ci venne raccontato cosa fosse accaduto".

"Negli anni nostra madre fu brava a tenerci al riparo dalla confusione mediatica che si creò e, pian piano, crescendo ci vennero dette le cose in maniera più matura. Infondo, una bambina che ne può sapere di cosa sia la camorra, soprattutto in un periodo in cui neanche se ne parlava. Con il tempo abbiamo conosciuto papà attraverso i racconti di amici e parenti. Purtroppo, in così poco tempo, erano altrettanto pochi i momenti vissuti insieme che posso ricordare. Infatti, più che i racconti su Pasquale Cappuccio come 'avvocato' adoro sentire quegli aneddoti che lo descrivono come uomo, marito, amico, ed è bello scoprire le cose che abbiamo in comune".

"Crescendo, un po' per curiosità, un po' la voglia di imparare nuove competenze, ho intrapreso gli studi diventando un avvocato penalista. Razionalmente non me lo so spiegare come sia iniziato perché l'ho percepita come un avvenimento del tutto naturale. D'altronde, questa vita mi è capitata, ma sono orgogliosamente arrivata dove sono passo dopo passo, senza la spinta che avrei potuto ricevere dalla storia della mia famiglia. Non perché me ne vergognassi o altro ma, senza dichiarare apertamente chi fossi, ho voluto guadagnarmi il mio posto nel mondo in linea con i valori e gli ideali etici tramandati da mio padre. Ovviamente momenti difficili non sono mancati".

"In questi anni ho sempre preso parte con piacere a momenti in ricordo di mio padre anche quando emotivamente avrei preferito restare nel mio intimo. Mi faccio forza pensando che: «se io per prima non sono disposta ad impegnarmi e fare memoria di mio padre, come posso pensare che lo facciano gli altri?» Giorno dopo giorno mi sostiene nell'andare avanti credere che bisogna accettare che nella vita ci possono capitare sia cose positive sia negative. Bisogna rispettare questi momenti e, quando possibile, condividerli o lasciarli andare. Solo recuperando dentro di te i veri motivi che ti hanno spinto ad agire puoi ritrovare la forza per continuare il tuo percorso o di migliorare il confronto con il prossimo".

Ascolta i tuoi interlocutori. Solo ascoltandoli puoi capire che avendo avuto esperienze diverse hanno un modo diverso di interpretare la vita. A volte le puoi aiutare, tante altre volte, puoi imparare da loro.

#Memoria: eventi, menzioni e intitolazioni in ricordo di Pasquale Cappuccio

  • 13 settembre 1998 - Intitolazione di una lapide con targa in Piazza Municipio, a Ottaviano (NA). Sulla targa l'incisione: "difensore degli umili e degli oppressi"
  • 2003 - Intitolata una strada di Ottaviano.
  • 2010 - Inaugurata l'Associazione forense "Pasquale Cappuccio".
  • 26 agosto 2010 - La storia di Pasquale Cappuccio è raccontata nel libro: "Al di là della notte" di Raffaele Sardo. Edito Pironti, promosso dalla Fondazione Polis.
  • 8 febbraio 2011 - Pasquale Cappuccio riceve il Premio "Altre memorie" consegnando, ai familiari, il "totem della pace". Evento organizzato dalla Fondazione "Mediterraneo" in occasione della Giornata Nazionale della Memoria.
  • 13 settembre 2011 - Manifestazione commemorativa presso il Circolo d’unione “Scudieri” in piazza Municipio, a Ottaviano (NA). Evento organizzato dall'Associazione forense "Pasquale Cappuccio". 
  • 29 febbraio 2012 – La storia di Pasquale Cappuccio è raccontata nello spettacolo teatrale: "Dieci storie proprio così", regia e drammaturgia di Emanuela Giordano.
  • 2 maggio 2013 - La storia di Pasquale Cappuccio è raccontata nel libro"Italia giallo e nera" di Sabrina Ramacci. Edito da Newton Compton.
  • 31 maggio 2013 - La storia di Pasquale Cappuccio è raccontata nel libro: "Dizionario enciclopedico delle Mafie in Italia". Curatore C. Camarca, Edito Castelvecchi.
  • Novembre 2013 - Giornata alla Memoria di Pasquale Cappuccio e Domenico Beneventano. Evento organizzato dal Comune di Ottaviano per commemorare ed omaggiare il sacrificio dei due Consiglieri comunali uccisi dalla camorra.
  • 13 settembre 2014 - Intitolazione dell'Aula Consiliare del Comune di Ottaviano.
  • Marzo 2015 - La storia di Pasquale Cappuccio è raccontata nel libro: "Memoria" pubblicato dall'associazione Libera, a cura di: Marcello Cozzi, Riccardo Christian Falcone, Iolanda Napolitano, Simona Ottaviani, Peppe Ruggiero. Stampato per conto delle Edizioni Gruppo Abele presso Cooperativa La Grafica Nuova.
  • 13 settembre 2015 - Cerimonia commemorativa con deposizione di una corona di fiori dinanzi la lapide in Piazza Municipio, a Ottaviano (NA). Evento promosso dall'Istituzione locale.
  • 18 dicembre 2019 - La storia di Pasquale Cappuccio è raccontata nel libro:"Tributo di toga. Le vittime nell'avvocatura 1948-2018" a cura dell'ordine degli avvocati di Roma. H.E.-Herald Editore.
  • 13 settembre 2020 Messa in suffragio seguita dalla deposizione di fiori presso la lapide intitolata a Ottaviano (NA).

 

L'Associazione forense "Pasquale Cappuccio"

Nel 2010 nasce l'associazione allo scopo di migliorare l'attività professionale di avvocatura sul territorio, per una migliore operatività e funzionalità dei presidi giudiziari mandamentali e circondariali. Non ha scopo di lucro né assistenziale e non si sostituisce agli altri Ordinamenti ma ha lo scopo di tutelare nelle sedi competenti la figura del tecnico del diritto, incentivando l'aggiornamento culturale e professionale, interagendo con il Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Nola nell'attività culturale e professionale nel Circondario. Per partecipare all'Associazione non è richiesta alcuna condizione agli associati se non essere avvocati o praticanti. Gli associati, però, dovranno riconoscere le decisioni prese dagli organi dell'Associazione

L'Associazione ha sede presso i locali dell'Ufficio del Giudice di Pace, in viale Elena, Ottaviano. La vita dell'Associazione è regolata dai patti contenuti nello Statuto ed è gestita dall’Assemblea degli iscritti che elegge i membri del Consiglio Direttivo nel cui seno vengono eletti: Presidente, Segretario, Tesoriere e Delegato al Consiglio dell'Ordine di Nola. (fonte Statuto sul sito ndr.)

Vuoi saperne di più? Visita il sito:
www.avvocatiottaviano.it


 

 

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