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Antonio Ciardullo

Antonio Ciardullo, 51 anni

Nel pomeriggio del 12 settembre 2008 Antonio Ciardullo fu ucciso a colpi di pistola assieme al suo dipendente Ernesto Fabozzi, di 43 anni. I due uomini erano intenti a riparare un furgone nell'autorimessa di proprietà di Antonio, a San Marcellino (CE). Quel giorno erano da soli impegnati nella manutenzione dei camion quando i sicari della camorra giunsero sul posto e li uccisero seduta stante. I due brav'uomini vennero colpiti con ben 20 colpi di pistola senza neanche il tempo di comprendere quanto stesse accadendo. Vennero ritrovati esanimi a seguito di una segnalazione alla questura di Aversa.

L'omicidio venne subito ritenuto come una vendetta di camorra dovuta a questioni di racket. Antonio Ciardullo ha sempre rifiutato di pagare il pizzo e non solo. 10 anni prima, il titolare dell'impresa denunciò il clan Guerra per le richieste estorsive portando a degli arresti. Lo stesso Giuseppe Guerra emise la condanna a morte per Antonio sia per vendicarsi del torto subito sia per mandare un segnale agli imprenditori locali. Purtroppo, quel giorno, con lui perse la vita anche Ernesto ritenuto un testimone scomodo da lasciare in vita. 

Storico giuridico

  • Marzo 2013 - Il pm Cesare Sirignano emette le seguenti condanne:
    - Ergastolo per Giuseppe Setola e Giovanni Letizia ritenuti gli esecutori dell'omicidio.
    - 13 anni di reclusione a Giuseppe Guerra individuato quale mandante della spedizione punitiva.
  • Nello stesso mese, venne fermato Salvatore Santoro, 25 anni, ritenuto lo "specchiettista" dell'operazione, ovvero, colui che pedinò la vittima segnalando ai sicari il suo arrivo nel luogo stabilito.

 

Il ricordo di Nunzia Tamburrino, moglie di Antonio

"Quel pomeriggio rientravo dalla spesa quando ricevetti la telefonata di mio fratello. Mi domandò dove fosse Antonio ed io gli risposi, anche un po' perplessa, che era al deposito dei camion come sempre. Senza troppi giri di parole mi disse: «un amico mi ha detto che ci sono due persone a terra». Inizialmente pensai che mio marito avesse avuto un incidente per strada. Poi, mio fratello continuò a descrivermi l'accaduto e capì che il luogo era proprio il deposito. Mi si fermò il cuore. Iniziai a correre verso casa, presi la mia auto e mi diressi all'autorimessa. Al mio arrivo la polizia era già sul posto e mi trattenne impedendomi di passare oltre e vedere Antonio".

"Sapevo che mio marito aveva ricevuto delle richieste estorsive e che si era sempre rifiutato di pagarle ma non pensavo, davvero, che potessero arrivare a tanto. Quel giorno sono morta con lui. Credevo che avendo fatto già una denuncia in passato 'quella gente' non si sarebbe più avvicinata. Invece hanno ucciso due uomini, due brave persone, umili lavoratori, togliendoli alle loro famiglie. Non meritano di vivere".

"Un po' di tempo dopo, un amico mi accompagnò alla Fondazione Polis della Regione Campania, in particolare nelle persone di Tiziana Apicella e Paolo Miggiano. Non sapevo bene cosa potessero fare per me ma gli raccontai ugualmente la mia storia, le mie difficoltà. Successivamente fui condotta alla FAI di Tano Grasso. Mi presentarono l'avv. Giovanni Zara, una persona squisita e molto professionale che fin da subito si è reso disponibile, al punto da diventare un amico di famiglia e che ringrazio infinitamente. Tutte queste persone furono, e sono, meravigliose nel modo in cui mi sono state vicine anche più dei nostri familiari. Poi, in seguito conobbi Alessandra Tommasini, all'epoca Presidente del Presidio Libera territoriale. Compresi cosa significa fare memoria, che la storia di Antonio può essere di esempio per i ragazzi e questa è l'unica gioia di questa brutta storia. Ad oggi, che sono diventata nonna, è importante sapere che ci sono realtà associative che danno dei sani riferimenti ai giovani".

Bisogna percorrere la retta via evitando di frequentare persone poco raccomandabili. Questi sono gli ingredienti di una vita onesta, un valore che va insegnato in ogni famiglia!

#Memoria: eventi, intitolazioni e menzioni in ricordi di Antonio Ciardullo

  • 9 novembre 2010 - La storia di Antonio Ciardullo è menzionata nel libro"La bellezza e l'inferno" di Roberto Saviano. Edizione Mondadori.
  • 31 maggio 2013 - La storia di Antonio Ciardullo è riportata nel libro: "Dizionario enciclopedico delle Mafie in Italia". Curatore C. Camarca, Edito Castelvecchi.
  • 12 settembre 2014  - Posta una lapide in memoria di Antonio ed Ernesto a pochi passi dal luogo dell'omicidio. Evento promosso dalla UCA di Trentola Ducenta (CE) e da FAI Campania. Sulla targa è incisa la frase: "instancabili lavoratori e appassionati padri di famiglia, rappresentano un punto di riferimento oggi come domani".
  • Marzo 2015 - La storia di Antonio è raccontata nel libro:"Memoria" pubblicato dall'associazione Libera, a cura di: Marcello Cozzi, Riccardo Christian Falcone, Iolanda Napolitano, Simona Ottaviani, Peppe Ruggiero. Stampato per conto delle Edizioni Gruppo Abele presso Cooperativa La Grafica Nuova.
  • 12 settembre del 2016 - Manifestazione in memoria presso la Sala Consiliare della scuola media "Leonardo da Vinci" di San Marcellino. Evento organizzato dallo sportello FAI territoriale.
  • 12 settembre 2018 - Momento di commemorazione nel luogo in cui furono uccisi Antonio Ciardullo ed Ernesto Fabozzi, nei pressi del cimitero di San Marcellino. A seguire, presso il Palazzo Ducale di Parete (CE), si è tenuto un dibattito. Intervenuti all'evento: Domenico Cuttaia, Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura, Raffaele Ruberto, e il Prefetto di Caserta, Tano Grasso, Presidente nazionale della FAI.
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Francesco Della Corte

Francesco Della Corte, 51 anni

Francesco della Corte lavorava come guardia particolare giurata per la "Security Service" prestando sevizio presso la metro di Piscinola. La notte del 3 marzo 2018, svolgeva il suo regolare turno e, mentre procedeva alla chiusura dei cancelli, venne aggredito alle spalle da tre ragazzi, tutti minorenni. I tre, armati di spranghe, inveiscono contro il vigilante per estorcergli la pistola d'ordinanza provocandogli molteplici ferite. Passarono ben 30 minuti prima che Della Corte venisse soccorso e trasportato all'ospedale "Cardarelli". Purtroppo, perse molto sangue e Francesco fu' messo in coma farmacologico. Alle 3:30 del 16 marzo 2018 la triste notizia, Francesco Della Corte non supera la notte.

Storico giuridico

  • Dalle indagini si arriva rapidamente, grazie alle telecamere della stazione, all'arresto di tutti e tre gli aggressori, minorenni, con l'accusa di omicidio volontario con le aggravanti di crudeltà e premeditazione.
  • A coordinare gli interrogatori il P.M. Ettore La Ragione e a svolgere le indagini i poliziotti del commissariato di Scampia guidati dal dirigente Bruno Mandato.
  • I tre ragazzi responsabili dell'omicidio sono:
    1) L.C., 15enne, già con con precedenti (a 12 anni viene segnalato per un episodio di bullismo). Durante l'interrogatorio spiegò come hanno organizzato l'aggressione spinti dalla noia e dall'ultimo spinello;
    2) K.A., 16 anni compiuti il giorno prima l'arresto, incensurato figlio di un parcheggiatore abusivo e di una domestica;
    3) C.U., 17 enne, incensurato, figlio di un operaio edile. Promessa della squadra di calcio Chiaiano Brothers dichiara di non aver preso parte all'aggressione ma di essere rimasto indietro alcuni metri ad osservare.
    I primi due sono nel Penitenziario di Nisida, il terzo è stato trasferito nell'Istituto di Airola.
  • Il 16 gennaio 2019 vengono stabilite le condanne a 16 anni e 6 mesi di reclusione pro-capite. Il processo si è svolto con la modalità del rito abbreviato (formula che prevede lo sconto di un terzo della pena). Il giudice ha concesso ai tre minorenni le attenuanti generiche perché incensurati, ragion per cui la pena disposta è stata di poco inferiore ai 18 anni che erano stati sollecitati dal pubblico ministero in sede di requisitoria.
  • Ottobre 2020 La Corte d'Appello per i minorenni riduce ulteriormente la pena a 14 anni e 6 mesi di reclusione pro-capite avendo escluso l'aggravante della crudeltà.

 

Il racconto di Marta Della Corte, figlia di Francesco

"Era notte fonda, quasi le 4:00, quando ricevemmo la telefonata. Il fratello di mio padre, anche lui guardia giurata, ci avvisò che papà era stato aggredito e portato in ospedale. Mamma decise di andare da sola sapendo che l'indomani ci saremmo dovuti svegliare presto ma, quando arrivata al pronto soccorso non trovò papà e fu scortata da una guardia al reparto rianimazione, capì che la situazione fosse grave. Mi richiamò dicendomi di svegliare mio fratello e raggiungerla in ospedale «papà è grave, deve essere operato»."

"Solo il 16 marzo, mentre eravamo all'obitorio, dei poliziotti vennero a raccontarci tutto sull'accaduto. Solo allora sapemmo della dinamica dell'aggressione e che le forze dell'ordine avevano individuato e arrestato i 3 responsabili. Ritornare a casa dopo tutti quei giorni in ospedale fu difficile. Avevamo avuto fiducia, papà ci dava modo di pensare che stesse reagendo bene e, soprattutto, non potevamo pensare che la sua vita potesse finire così."

"Nei giorni a seguire, da mia nonna ci venne a trovare Alessandra Clemente, assessore del Comune di Napoli e figlia di Silvia Ruotolo. Grazie a lei venimmo a conoscenza della Fondazione Polis, di Libera, del Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocentiAncora oggi non è semplice parlare di tutto ciò. Non avrei mai pensato potesse diventare la mia -normalità-. Eppure, man mano ho imparato a superare la tristezza, a trasformarla nella forza che mi spinge a raccontare questa storia. Lo faccio sia per mio padre sia per la comunità."

Nonostante i pericoli del suo lavoro, mio padre non si aspettava questa morte, ma di sicuro, nemmeno che il suo nome fosse conosciuto da tutti diventando simbolo di giustizia!

#Memoria: intitolazioni a Francesco Della Corte

  • 5 ottobre 2018 - Una Lapide commemorativa nei pressi dello scalo ferroviario di Piscinola, promossa dal Comune di Napoli in collaborazione con l'Associazione Libera, il Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti, la Fondazione Polis, l'ANM, l'EAV e le scuole del territorio.
  • 23 dicembre 2018Albero di Ulivo piantato presso L'Istituto Statale Magistrale "Carlo Levi" di Marano di Napoli.
  • 23 maggio 2019Albero di Ulivo piantato presso l'Istituto comprensivo "San Gaetano" di Piscinola.
  • 22 giugno 2020 - Intitolata un'area giochi presso la stazione EAV di Piscinola-Scampia.

Eventi per ricordare Francesco Della Corte

  • 20 marzo 2018 - Giorno dei funerali, i treni e i bus si sono fermati per ricordare "Ciccio" con uno squillo di tromba all'orario della messa. Tutti i lavoratori dei trasporti di Napoli hanno portato in segno di lutto un nastro nero sui bus, sui treni, sulle divise, nei luoghi di lavoro.
  • 31 marzo 2018 - Una marcia, partita da Piazza Tafuri, ha percorso buona parte del quartiere Piscinola, dove risiedevano i tre minorenni, e si è concluso alla stazione della metropolitana. Ad aprire il corteo uno striscione con la scritta: "Siamo tutti Franco".
  • 26 dicembre 2018 - 1° Memorial "Francesco Della Corte" con la 2a Corsa di S.Stefano.
  • da 14 al 16 marzo 2019 "Non ti scordar di me..L'amore è per sempre" per Francesco Della Corte.
    14 - 1a tappa - Spettacolo teatrale omonimo presso il teatro "Vittorio Alfieri" a Marano di Napoli;
    15 - 2a tappa - Quadrangolare di calcio presso "Recca Sporting Club" di Marano di Napoli
    16 - 3a tappa - Celebrazione eucaristica in suffragio presso la chiesa "Spirito Santo Nuovo" a Marano di Napoli.
  • 6 dicembre 2019 - Spettacolo teatrale "Non ti scordar di me... L'amore è per sempre". Presso il teatro TAN
  • 26 dicembre 2019 - 2° Memorial "Francesco Della Corte" con la 3a Corsa di S.Stefano
  • 28 febbraio 2020 - Torneo di "Burraco solidale". Organizzato dall'Associazione "Progetto Franco" presso la scuola di danza "New Stella Nascente" di Marano di Napoli.

 L'Associazione "Progetto Franco" 

logo Progetto Franco
A seguito di questo tragico evento, la famiglia Della Corte ha deciso di percorrere quel cammino che Franco ha tracciato in vita, ovvero, quello della legalità, della solidarietà e del bene comune. Per questo motivo, in sua memoria nasce l’Associazione "Progetto Franco". «Franco, come il suo nome, franco, schietto e sincero come era lui».

Le Finalità:

  • Promuovere la cultura della legalità, della giustizia, e della non violenza;
  • Favorire la tutela dei diritti dei minori e indirizzare le giovani generazioni con incontri, dibattiti, manifestazioni, corsi formativi, seminari e gruppi di studio;
  • Mantenere viva la memoria delle persone vittime innocenti della violenza criminale e promuovere diritti e misure di solidarietà in favore dei familiari.

Attività svolte dall'associazione:

  • Favorire la formazione extra scolastica;
  • Promuovere le attività formative e laboratori all'interno di scuole, parrocchie, case famiglia,
    e altri centri di aggregazioni e socializzazione;
  • Assistere le famiglie e i minori attraverso i servizi di consulenza

Vuoi continuare ad essere aggiornato su eventi e manifestazioni in memoria di Francesco Della Corte? 
Segui la pagina Facebook dedicata a lui! 

Associazione Progetto Franco

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Vincenzo Liguori

Vincenzo Liguori, 57 anni.

Il 13 gennaio 2011 Vincenzo Liguori era, come tutti i giorni, nella sua officina meccanica in via S.Giorgio Vecchio, a San Giorgio a Cremano (NA). Pressapoco le 19:00 giunsero davanti alla sua attività due killer in sella a una moto e con caschi integrali. Il loro obiettivo era Luigi Formicola, pregiudicato titolare del circolo ricreativo adiacente l'officina che in quel momento era uscito dal locale. Quando si vide arrivare la moto, l'uomo provò a mettersi al riparo entrando nell'officina meccanica ma i due killer lo trucidarono sparando a raffica. In quegli istanti, Vincenzo era impegnato nel cambio d'olio di una moto. Quando sentii gli spari si alzò di getto per capire cosa stesse accadendo. Un riflesso che gli fu fatale: fu colpito al torace da uno dei proiettili perdendo immediatamente la vita. 

Storico giuridico

  • Dicembre 2012 - I carabinieri di Torre Annunziata, coordinati dalla DDA di Napoli, arrestano 3 individui accusati di 4 omicidi a stampo camorristico compreso quello in cui è stato coinvolto Vincenzo Liguori. Imputati: Vincenzo Troia, Andrea e Giuseppe Attanasio, mentre al fermo Giovanni Gallo.
  • 2 ottobre 2014- Il pubblico ministero Claudio Siragusa richiede le condanne di:
    - Ergastolo per Vincenzo Troia, ritenuto il mandante dell'agguato;
    - Ergastoli per Andrea e Giuseppe Attanasio, ritenuti gli esecutori materiali;
    - 15 anni di reclusione per Giovanni Gallo, auto-accusato di avere fatto da specchiettista nel duplice omicidio.
  • La Corte di Assise conferma le condanne in primo grado per gli ergastoli, mentre riduce a 12 anni la pena per Giovanni Gallo con l'attenuante della collaborazione.
  • 2 febbraio 2016 - La Corte di Assise d'Appello di Napoli, Quarta Sezione, assolve Vincenzo Troia annullando l'ergastolo e i reati contestati in primo grado, escludendo l'aggravante del metodo mafioso. Conferma, invece, le altre pene.
  • Febbraio 2017 - La Cassazione conferma le sentenze emesse dalla Corte d'Assiste.

 

Il ricordo di Teresa Pirozzi, moglie di Vincenzo

"Quando mia figlia arrivò sul posto come inviata de “Il Mattino”, gli amici la fermarono prima che vedesse il corpo del padre. Fu la prima della famiglia a sapere dell'accaduto e ad avere poi il compito di avvisare tutti noi. Provai tanta rabbia per il modo ingiusto in cui ho perso mio marito. Da ambo le famiglie, siamo persone per bene che si sono costruite con le proprie forze."

"Quando ti colpiscono queste tragedie è difficile riuscire ad immaginare un futuro felice. I primi periodi mi sono abbattuta tanto ma grazie alle persone che mi sono state vicine e, soprattutto, per i miei figli ho trovato la forza di andare avanti. Vincenzo aveva un carattere meraviglioso e sono convinta che sia merito suo se la nostra famiglia è sempre stata molto unita."

"Poco dopo l'accaduto vennero a casa dei membri del Coordinamento dei familiari, in particolare Alfredo Avella, padre di Paolino che frequentava la stessa scuola con mio figlio. Persone speciali che sono entrate a far parte della mia famiglia e che, in questi anni, mi hanno dato forza e speranza per superare quel dolore che non ci abbandona mai. Grazie a loro, col tempo si è placata anche la rabbia. L'unica cosa che ancora mi infastidisce è il nostro sistema giudiziario con pene, a volte, poco severe contro chi ci ha fatto del male. Capisco il voler comprendere le situazioni disagiate che portano i giovani a commettere atti illegali, ma allora si puniscano i genitori."

Se i genitori educassero i figli al rispetto delle regole e della responsabilità, i ragazzi fuori casa non commetterebbero atti violenti

#Memoria: menzioni e luoghi intitolati a Vincenzo Liguori

  • 21 marzo 2013 - Intitolazione del foyer del teatro "Giancarlo Siani" a San Giorgio a Crem. (NA), approvata all'unanimità l'11 marzo dalla Giunta comunale.
  • Marzo 2015 - La storia di Vincenzo è menzionata nel libro:"Memoria" pubblicato dall'associazione Libera, a cura di: Marcello Cozzi, Riccardo Christian Falcone, Iolanda Napolitano, Simona Ottaviani, Peppe Ruggiero. Stampato per conto delle Edizioni Gruppo Abele presso Cooperativa La Grafica Nuova.
  • 6 maggio 2016 - Intitolazione del parco urbano "Vincenzo Liguori" in via Aldo Moro, a S.Giorgio a Crem.(NA).
  • 24 maggio 2018 - Intitolata una piazza nel rione Micillo a Pollena Trocchia (NA).

Eventi in ricordo di Vincenzo Liguori

  • 12 febbraio 2011 - Una marcia con oltre 3 mila persone hanno percorso le strade partendo da piazza Donizetti fino a piazza Amodio a  Pollena Trocchia (NA).
  • 25 settembre 2011 - 1° Memorial Motoraduno "Vincenzo Liguori" con una sfilata partita per le vie di Pollena Trocchia (NA), da piazza Amodio fino al Castello Santa Caterina. Evento organizzato dall'associazione "Liberi Pensieri".
  • 30 settembre 2012 -  Memorial Motoraduno "Vincenzo Liguori" presso l'area mercato di Pollena Trocchia (NA), introdotto da un minuto di "rombo di motori". Evento organizzato dall'associazione "Liberi Pensieri".
  • 22 settembre 2013 -  Memorial Motoraduno "Vincenzo Liguori" presso l'area mercato di Pollena Trocchia (NA), introdotto da un minuto di "rombo di motori". Evento organizzato dall'associazione "Liberi Pensieri".
  • 5 ottobre 2014 - Memorial Motoraduno d'epoca "Vincenzo Liguori" con una sfilata per le strade di Pollena Trocchia (NA), seguita da contest presso l'area mercato. Evento organizzato dall'associazione "Liberi Pensieri".
  • 4 ottobre 2015 - 5° Memorial Motoraduno "Vincenzo Liguori" presso l'area mercato di Pollena Trocchia (NA). Evento organizzato dall'associazione "Liberi Pensieri".
  • 9 ottobre 2016 - 6° Memorial Motoraduno "Vincenzo Liguori" presso l'area mercato di Pollena Trocchia (NA). Evento organizzato dall'associazione "Liberi Pensieri".
  • 24 maggio 2018 - Manifestazione con un corteo di scolaresche e referenti delle istituzioni partito dal'area mercatale di via Esperanto fino a raggiungere il Rione Micillo a Pollena Trocchia (NA). Segue la cerimonia d'intitolazione della piazza.
  • 7 ottobre 2018 - 7° Memorial Motoraduno "Vincenzo Liguori" presso l'area mercato di Pollena Trocchia (NA). Evento organizzato dall'associazione "Liberi Pensieri".

 Per rimanere aggiornato sui prossimi motoraduni, segui la pagina facebook: Motoraduno Memorial Vincenzo Liguori

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Salvatore Buglione

Salvatore Buglione, 51 anni

Ogni sera, Salvatore Buglione al termine della giornata di lavoro come dipendente comunale nella squadra del dipartimento di patrimonio e logistica, raggiungeva la moglie presso l'edicola di famiglia per aiutarla nelle ultime faccende prima dell'orario di chiusura. La sera del 4 settembre 2006 Salvatore rimase da solo in edicola perché la moglie si era fatta male al piede e, per non farla affaticare, le concesse di anticiparsi a casa per poi raggiungerla una volta chiusa la bottega. Quando fu orario di chiusura, l'uomo prese con sé l'incasso della giornata per poi procedere a chiudere dell'attività. In quei frangenti giunsero quattro criminali che, aggredendolo, gli intimarono di consegnargli il danaro. Il titolare provò a fare resistenza ma quest'ultimi reagirono in malo modo, così, il brav'uomo cedette. Fece il gesto di aprire un cassetto del bancone ma, probabilmente perché sotto effetto di stupefacenti, il rapinatore s'impressionò e aggredì con un coltello l'edicolante. Gli infierì una coltellata dritta al cuore che uccise Salvatore Buglione sul colpo. Inutili i soccorsi presso l'ospedale Cardarelli di Napoli. 
 

Storico giuridico

  • 6 febbraio 2008 - dal Gup di Napoli vennero emesse le condanne per gli autori dell'omicidio:
    - Ergastolo per Domenico D'Andrea;
    - 23 anni di reclusione per Antonio Palmai,
    - 10 anni di reclusione per Diego Palma, all'epoca minorenne, fratello di Antonio.
  • 4 novembre 2009 - La seconda sezione della Corte di Assise di appello ridefinisce le condanne per Antonio Palma ridimensionando la reclusione a 18 anni.

 

Il ricordo di Anna Buglione, figlia di Salvatore

"Quel giorno ero a casa di mia nonna a farle compagnia dopo aver perso, da appena 20 giorni, anche mio nonno. All'improvviso bussarono insistentemente alla porta. Una vicina di casa ci allarmò del fatto che papà avesse avuto un malore. Mia madre e mio zio si precipitarono in edicola a vedere. Il tempo di rassicurare la nonna e li seguì anche io. Ricordo che appena misi piede fuori dal portone vidi una marea di persone che affollavano l'edicola. Avvicinandomi mi accorsi che l'attività di papà era chiusa dalle fasce bianco-rosse della polizia e che per terra c'era del sangue. Iniziai a capire ma non volevo crederci. Per la confusione mi sentivo spaesata finché una donna che mi riconobbe mi disse che papà era stato portato al Cardarelli. C'era un traffico assurdo così rifiutai i passaggi con l'auto e iniziai a correre verso l'ospedale non molto distante da noi. Giunti sul posto venimmo raggiunti da altri parenti a cui arrivò la notizia. Attendemmo finché le speranze di tutti vennero spente dall'infermiere che uscito dalla sala operatoria ci disse il fatidico: «non ce l'ha fatta»".

"I primi anni non accettavo l'accaduto. Il mio inconscio mi anestetizzava pur di non farmi affrontare il dolore. Addirittura provavo un po' di rabbia verso mio padre per essersi difeso anziché cedere subito i soldi e non rischiare la vita. Passò del tempo. Su internet iniziai a informarmi sulla nostra situazione finché giunsi sul sito della Fondazione Poli che fornisce supporto e assistenza ai familiari delle vittime. Li contattai e, iniziando a frequentare l'ambiente, conobbi altri familiari delle vittime. Da lì ho iniziato a reagire diventando partecipe agli incontri, raccontando la nostra testimonianza nelle scuole o alle manifestazioni o facendo ogni azione utile a mantenere viva la memoria di mio padre".

"Col tempo mi sono accorta che il dolore non è mai andato via ma, al contempo, prendendone consapevolezza la rabbia è svanita. Una crescita graduale grazie sia alla fede sia ad un percorso durante il quale ho approfondito diversi aspetti sia legali che burocratici sul tema. Ad oggi, infatti, ho riversato la mia energia a sostegno di tutti i familiari delle vittime innocenti affinché vengano riconosciuti eguali diritti indifferentemente dalla mano criminale che ha assassinato il proprio caro".

Nei momenti di difficoltà possiamo attingere da una forza che è nel profondo di ognuno di noi. Se ci lasciamo guidare da quest'amore, di sicuro, prenderemo le scelte giuste!

#Memoria: eventi, menzioni e intitolazione in ricordo di Salvatore Buglione

  • 1 maggio 2008 - La storia di Salvatore è raccontata nel libro: "Forcella tra inclusione ed esclusione sociale" di don Luigi Merola. Edizione Guida.
  • 20 maggio 2008 - La storia di Salvatore è menzionata nel libro: "Non rubate la speranza" del cardinale Crescenzio Sepe. Edito Mondadori.
  • 2008 - Intitolazione di un Centro di Coordinamento dei servizi per i senza fissa dimora. Il centro è ospitato in un appartamento confiscato alla camorra in via Pavia 129, a Napoli, e gestito dall'associazione "Less Onlus" in unione con "Il Camper Onlus".
  • 25 novembre 2008 - La storia di Salvatore è menzionata nel libro: "Napoli, la Città il Palazzo" di Raffaele Carotenuto. Editore La città del Sole.
  • 22 maggio 2010 - Intitolato un parco -agricolo didattico nel suo quartiere di residenza, in via Domenico Fontana- Rione Alto.. Evento promosso e presieduto dal Sindaco Rosa Russo Jervolino, l'assessore all'ambiente Rino Nasti, il Presidente, il consiglio e la giunta della Municipalità 5 Arenella-Vomero.
  • Marzo 2015 - La storia di Salvatore è raccontata nel libro:"Memoria" pubblicato dall'associazione Libera, a cura di: Marcello Cozzi, Riccardo Christian Falcone, Iolanda Napolitano, Simona Ottaviani, Peppe Ruggiero. Stampato per conto delle Edizioni Gruppo Abele presso Cooperativa La Grafica Nuova.
  • 4 settembre 2016 - Santa messa presso il parco agricolo "Salvatore Buglione" celebrato da don Tonino Palmese. Iniziativa del Comune di Napoli, della Municipalità 5 Vomero – Arenella e della Fondazione Polis della Regione Campania. Durante la celebrazione, all'interno del parco sono state allocate delle targhe commemorative e piantato un albero dedicato a Salvatore e a tutte le vittime innocenti della criminalità.
  • NR - Intitolazione del Centro Buglione: uno sportello informativo per i migranti in via Pavia, a Napoli, gestito dall'associazione "LESS Onlus".
 
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Antonio Di Bona

Antonio Di Bona, 56 anni

Il 6 agosto 1992 Antonio Di Bona, agricoltore di Casal di Principe (CE), uscì di casa per portare il suo trattore a riparare. Purtroppo, il suo meccanico di fiducia era già in ferie estive, così, chiedendo in giro dove andare giunse ad un'officina a Villa Literno. Al suo arrivo il meccanico non c'era quindi Antonio non poté che attendere il ritorno per ricevere assistenza. Passò un po' di tempo, il titolare era tornato e all'agricoltore questa volta restava da aspettare la fine della manutenzione. Di lì a poco, arrivarono nello stabile quattro sicari della camorra con l'obiettivo di uccidere Antonio Diana, titolare dell'attività commerciale. Dopo aver sparato e atterrato il bersaglio i killer decisero di non lasciare testimoni oculari. Esplosero diversi colpi anche contro Antonio Di Bona e Nicola Palumbo, impiegato nell'officina, i quali non ebbero tempo e modi di mettersi al riparo. 

La polizia collegò fin da subito il caso a una vendetta trasversale di camorra ritenendo che l'obiettivo dei sicari fosse il titolare dell'officina, Antonio Diana, imparentato con Raffaele Diana, affiliato al clan Schiavone. Dalle indagini non emerse nulla a carico di Antonio Di Bona considerato un cliente fortuito divenuto un testimone scomodo nella guerra tra clan rivali per il dominio del territorio.

Storico giudiziario

  • Per l'omicidio di Antonio di Bona sono stati condannati:
    - All'ergastolo per Carannante Francesco ritenuto uno dei killer del commando
    - 16 anni di reclusione per Quadrano, ritenuto il mandate, con l'attenuante per esser diventato collaboratore di giustizia.

 

Il ricordo di Salvatore Di Bona, figlio di Antonio

"Ero a casa con la famiglia e la mia fidanzata, oggi moglie, pronti per festeggiare il mio onomastico. Mancava solo papà che aveva portato a riparare il trattore. Vedendo che tardava mia madre mi chiese di andarlo a cercare. Uscì in auto verso l'indirizzo che mia aveva dato e più mi avvicinavo all'officina meccanica più vedevo un gran numero di persone che affollava la zona. Chiesi ad un passante cosa fosse successo e mi disse che avevano sparato e ucciso tre uomini. Non ci diedi molto peso. In quel periodo la camorra faceva morti tutti i giorni e soprattutto mai avrei pensato che mio padre ne potesse rimanere coinvolto. Spinto dalla curiosità mi avvicinai sempre più per capire, poi, iniziò il dubbio. Mi resi conto che ero sempre più vicino all'officina in cui ero diretto. Quando fui giunto davanti allo stabile avevo paura dei miei sospetti: «può mai essere che?» Chiesi notizie a un carabiniere, gli spiegai che cercavo mio padre e che sapevo fosse passato da lì. Lui mi domandò il nome e alla mia risposta mi abbracciò dandomi le condoglianze. Quel dubbio divenne realtà".

"Mio padre era conosciuto a Casale, tutti conoscevano che persona fosse: una persona onesta, un instancabile lavoratore e con nulla da nascondere. Eppure in questi luoghi, il sol fatto di essere morto sparato vuol dire che sei coinvolto con i criminali. Le malelingue non tardarono a screditarlo. Io, mia madre e le mie sorelle eravamo soli contro tutti. Abbiamo combattuto per ben 17 anni affinché gli venisse riconosciuta giuridicamente l'innocenza. Negli anni ne abbiamo sentite tante ma la cosa che più ci fece soffrire fu che gli stessi amici e parenti si allontanarono da noi mettendo in dubbio l'onestà della mia famiglia".

"Passò del tempo quando, tra il 2006 e il 2007, fui contattato da due attiviste dell'Associazione Libera. A telefono mi dissero che conoscevano la storia di mio padre, mi spiegarono del loro impegno per la legalità e che ci volevano sostenere nel fare memoria. Scoppiai a piangere dalla gioia. Dopo tutti quegli anni finalmente qualcuno si era ricordato di noi e, soprattutto, definendo mio padre una vittima innocente della camorra. Iniziò così il mio impegno nel sociale portando la nostra storia nelle scuole e facendo squadra con altri familiari delle vittime innocenti come noi. Un impegno che porto avanti tuttora nel Direttivo del Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità".

Noi dobbiamo poter essere liberi di vivere. Dobbiamo fare squadra, camminare a testa alta e avere il coraggio di denunciare per liberarci dai soprusi delle mafie.

#Memoria: Luoghi intitolati ad Antonio Di Bona

  • 31 luglio 2009 - Inaugurato il "Centro di agricoltura sociale - Antonio Di Bona" su terreni confiscati a Casal di Principe. Il bene confiscato è gestito dalla cooperativa "Eureka".
  • 12 marzo 2011 - Fiaccolata alla memoria presso la scuola elementare "Alighieri" insediata in un bene confiscato alla camorra a Casal di Principe. L'evento è stato promosso dall'Associazione Libera e dal Comitato Don Diana.
  • 2011 - Premiato con la targa "Don Peppe Diana" il cortometraggio biografico: "Memoria e rinascita". Regia di Giovanni Pirozzi e l'attore Luigi Baldascino nei panni di Antonio Di Bona.
  • 21 maggio 2012 - Ventennale presso il Teatro della Legalità, a Casal di Principe, con l'evento "Antonio Di Bona. Agricoltura fra presente e futuro". Evento promosso dalla società Agrorinasce con il patrocinio della Fondazione Polis e del Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità.
  • 31 maggio 2013 - Menzionato nel libro: "Dizionario enciclopedico delle Mafie in Italia". Curatore C. Camarca, Edito Castelvecchi.
  • 29 aprile 2016 - Intitolazione del piazzale antistante la Chiesa dello Spirito Santo a Casal di Principe. La manifestazione è l'atto conclusivo di due giorni di eventi alla memoria di Di Bona.
  • 30 giugno 2015 - Inaugurazione del Centro di aggregazione giovanile per l'arte e la cultura, bene confiscato dedicato a Pasquale Miele e ad Antonio di Bona e gestito dall'Associazione "Terra Nuova". Sito in via Cagliari, Casapesenna (CE). 

L'Associazione Terra Nuova

L'associazione nasce per volontà dei familiari di Antonio Di Bona e Pasquale Miele. Assegnataria nel 2015 di terreni confiscati alla camorra, si occupa di inserimento sociale e sostegno delle fasce deboli attraverso la professione agricola.

Vuoi saperne di più? Visita la pagina facebook:
Terra Nuova

                                                                                                      

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Teresa Buonocore

Teresa Buonocore, 51 anni

La mattina del 20 settembre 2010, pressapoco le 9:00, Teresa Buonocore fu assassinata con 4 colpi di pistola mentre andava a lavoro. L'agguato avvenne in corsa, in via Ponte dei Francesi, a Napoli, nei pressi del ponte delle arterie di accesso alle autostrade e la rampa nella zona portuale di Napoli. Due sicari a bordo di uno scooter affiancarono la vettura e inveirono contro Teresa dalla distanza ravvicinata colpendola mortalmente. La donna morì all'istante perdendo il controllo dell'auto che impattò contro un muretto di delimitazione della strada.

Teresa Buonocore fu barbaramente uccisa per vendetta. La donna aveva testimoniato nel processo per abusi sessuali sulla figlia minore contro Enrico Perillo, vicino di casa ritenuto un amico di famiglia in quanto le figlie di entrambi giocavano insieme. Proprio per quell'amicizia la ragazzina frequentava la casa del vicino. Nel 2008 la bambina trovò il coraggio di raccontare alla madre gli abusi sessuali e le minacce che subiva dall'uomo. Quest'ultimo, condannato a 15 anni di reclusione per violenza sessuale ai danni di due ragazze minorenni, una delle quali la figlia di Teresa, dal carcere riuscì ad architettare la sua vendetta con l'aiuto della moglie armando e promettendo ai sicari la cifra di 15 mila euro.

Storico giuridico

  • 21 settembre 2010 - La polizia ferma i due presunti sicari: Alberto Amendola, tatuatore di 26 anni, e Giuseppe Avolio, pescivendolo 21 enne. I due sono accusati di omicidio, porto illegale di armi e spari in luogo pubblico.
    In breve, i due confessano facendo chiarezza sulla dinamica e ammettendo di aver agito per conto di Perillo. Le indagini sono state dirette dal primo dirigente Pietro Morelli e coordinate dal pm Simona Di Monte
  • Dicembre 2012 - Vengono emesse le seguenti condanne:
    - Giuseppe Avolio condannato a 18 anni di reclusione, ritenuto l'autista dello scooter.
    - Alberto Amendola condannato a 21 anni di reclusione, con l'attenuante della collaborazione.
  • 12 gennaio 2015 - La Corte di Cassazione conferma le condanna all'ergastolo per il pedofilo Enrico Perillo, ritenuto il mandante dell'omicidio. Con la stessa, vengono confermate anche le condanne ai dei due killer.

 

Il ricordo di Pina Buonocore, sorella di Teresa

"All'epoca abitavo a Pomigliano d'Arco quando una mia amica mi telefonò dicendomi che Teresa aveva avuto
un incidente. Provai a contattare ma sorella ma ormai il cellulare era spento. Chiamai mia madre che con
un pacato «aspetta» mi passò al telefono una poliziotta. La donna mi disse che non era vero che Teresa
aveva avuto un 'incidente' e mi chiese di raggiungerle per parlarne di persona. Pensai che per saperne di più
mi sarebbe bastato mettermi in contatto con una mia amica che lavora al 'Loreto Mare' in quanto i soccorsi
l'avrebbero portata lì. Fu proprio quest'ultima a mettermi al corrente. Mi disse che, per il tipo di incidente,
Teresa era stata portata da tutt'altra parte. In effetti, presa dall'impeto di sapere le condizioni di mia sorella
non avevo avuto modo di sentire l'accaduto che ormai impazzava in tutti i TG".

"La notizia fu devastante per la nostra famiglia. Lo è tutt'ora. Quando mi fu detto «è stata uccisa» pensai
fosse impossibile. Perché uccidere Teresa, persona per bene, mai stata coinvolta in ambienti del malaffare?
La sua morte è stata una grande ingiustizia. Da allora le mie nipoti sono diventate la mia priorità. Le
ragazze hanno perso un affetto importante della loro vita al quale non posso e non voglio sostituirmi, ma,
per lo stesso amore che provo per loro e per mia sorella, non le farò mai mancare il mio sostegno".

"In seguito, poco tempo dopo, venimmo contattate dalla Fondazione Polis della Regione Campania. Ci hanno
accolto in questa grande famiglia fatta di persone speciali che avrei tanto preferito conoscere in qualsiasi
altro modo e non perché accomunati da una così forte esperienza drammatica. In questi anni ho sempre
continuato a tutelare le mie nipoti evitando ogni tipo e forma di strumentalizzazione. Insieme contribuiamo
nel fare memoria di Teresa perché è importante farlo nonostante ad ogni commemorazione viene
rievocato quel dolore così forte".

Per essere Brave persone basta poco: essere da esempio anche con piccoli gesti di civiltà quotidiana che, sommate, contribuiscono a rendere la società un posto giusto per tutti.

Intervista ad Alessandra, figlia di Teresa

Articolo: «La figlia di Teresa Buonocore: "Lotto contro la violenza sulle donne nel nome di mia madre"» 
Intervista di Dario Del Porto pubblicata sul "la Repubblica" il 12 gennaio 2020

 

#Memoria: eventi e intitolazioni in ricordo di Teresa Buonocore

  • 2013 - Commemorazione presso Palazzo San Giacomo. Evento patrocinato dal Comune di Napoli e promossa dall'associazione Libera, dal Coordinamento Campano dei familiari delle vittime innocenti di criminalità, dalla Fondazione Pol.i.s. A seguire, una messa presso la parrocchia Immacolata Concezione di Portici celebrata da Don Tonino Palmese.
  • Febbraio 2014 - Intitolato il Presidio Libera di Portici a Teresa Buonocore e Claudio Taglialatela. Il presidio ha sede presso la dependance di Villa Fernandez, a Portici, bene confiscato alla camorra.
  • Luglio 2014 - è stata dedicata a Teresa Buonocore la giornata del Festival dell'impegno civile organizzata dal presidio Libera di Portici.
  • 25 novembre 2014 - Momento alla memoria durante la "Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne" presso l'ex cinema "Capitol" di corso Umberto. L'iniziativa è stata promossa dall'associazione "farmaciste in....sieme".
  • 28 settembre 2015 - La storia di Teresa Buonocore è stata raccontata in una puntata di: "Amore Criminale".
  • 19 settembre 2016 Messa in suffragio presso la Chiesa dei Ferrovieri di Portici (NA).
  • 23 settembre 2016 Concerto del coro "Note Legali" presso Villa Fernandez, bene confiscato a Portici. Evento promosso dal Presidio Libera di Portici, nonché Collegamento campano contro la camorra, dalla Fondazione Polis e dal Coordinamento campano dei familiari. 
  • 20 settembre 2017 - Incontro dibattito presso Villa Fernandez, bene confiscato a Portici (NA). Evento promosso dal Presidio Libera di Portici, nonché Collegamento campano contro la camorra, dalla Fondazione Polis e dal Coordinamento campano dei familiari. 
  • 22 novembre 2017 - Teresa Buonocore riceve la Medaglia d'oro al valore civile alla memoria conferita ai familiari dal Presidente Sergio Mattarella«Nobile esempio di straordinario amore materno e di eccezionali virtù civiche, spinte fino all'estremo sacrificio». La consegna è avvenuta il 2 giugno 2018.
  • 20 settembre 2018 - Inaugurata una stele presso il cimitero cittadino di Portici.
  • 20 settembre 2019 -  Messa in suffragio presso la Parrocchia dell'Immacolata Concezione. Evento organizzato dal Presidio Libera di Portici nonché Collegamento Campano contro la camorra.
  • 20 settembre 2020 Giornata alla memoria con la deposizione dei fiori presso la stele intitolata al cimitero di Portici. Segue un incontro dibattito presso Villa Fernandez. Si conclude con una messa in suffragio presso la Parrocchia dell'Immacolata Concezione celebrata da don Tonino Palmese. Evento organizzato dal Presidio Libera di Portici nonché Collegamento Campano contro la camorra.

Bibliografia in cui è menzionata o raccontata la storia di Teresa Buonocore

 

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