Le Storie

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Ennio Petrosino e Rosa Zaza

Ennio Petrosino & Rosa Zaza, 33 e 31 anni

La sera del 25 agosto 1999 Ennio Petrosino e sua moglie Rosa Zaza rientravano dalle vacanze estive appena trascorse in Croazia. Percorrevano l'A16 (Bari-Napoli) in sella alla loro moto, una "Suzuki", quando furono travolti da una "Renault 21" guidata da contrabbandieri di sigarette che, a fari spenti, sbucarono contromano da un'interruzione del guard-rail. Lo scontro avvenne poco dopo le 22:00 nei pressi di Candela (FG). I delinquenti approfittarono dei varchi aperti dell'autostrada sul tratto Candela-Cerignola (FG) per invertire il senso di marcia ed evitare un posto di blocco. Quest'ultimi, dopo l'incidente, si diedero alla fuga scappando a piedi nelle campagne senza soccorrere la giovane coppia che impattò bruscamente sull'asfalto. Fu un'altro automobilista a darne l'allarme e facendo accorrere i soccorsi. Purtroppo, inutile fu la corsa verso l'ospedale di Cerignola. Entrambi gli sposi spirarono i loro ultimi respiri sulle ambulanze. Pochi giorni dopo, Ennio e Rosa avrebbero festeggiato il primo anniversario di matrimonio ritrovandosi con le loro famiglie.
 

Storico giuridico

  • Il sopralluogo fu svolto dalla Guardia di Finanza e dalla polizia stradale che ricostruirono la dinamica dell'incidente rinvenendo, sull'auto del reato, ben 172 kg di sigarette di contrabbando. La "Renault 21" era intestata ad Antonio Allocca, tossicodipendente incensurato di Torre Annunziata (NA) ritenuto un prestanome. L'uomo fu fermato nei giorni successivi all'incidente e fornì i nomi della persona coinvolta.
  • Il sabato seguente, Mario Monaco, 32enne di Torre Annunziata, si costituì agli agenti del commissariato locale confessando la propria responsabilità nell'incidente ma dichiarando di aver viaggiato da solo. L'uomo, già noto alle forze dell'ordine per contrabbando e associazione a delinquere, è affiliato al clan camorristico del territorio dei Gionta. Questa relazione fa sì da ritenere Ennio e Rosa vittime innocenti della criminalità oltre che vittime della strada.
  • In carcere con i primi due anche Salvatore Orofino per intermediazione nella vendita della vettura imputata e, con Allocca, accusato di intestazione fittizia di beni usati per il contrabbando.
  • 2002 - Mario Monaco viene condannato a 4 anni di reclusione per omicidio colposo con ritiro della patente per 12 mesi.

 

Il ricordo di Clara Picariello, madre di Ennio

"Il nostro rientro dalle vacanze fu un susseguirsi di eventi burrascosi. Dapprima l'incidente di Alessandro che per fortuna ne uscì illeso, poi quello di Ennio. La notte di quel mercoledì fui chiamata a casa dalla polizia. Con una scusa  banale mi chiesero il recapito di mio figlio Silvano. Mi dissero che aveva smarrito i documenti ma quando mi misi in contatto con mio figlio mi disse che non era vero e pensai a uno scherzo. Poi, la mattina dopo mentre preparavo le bottiglie di pomodori fatte in casa arrivò Alessandro. Senza troppe spiegazioni mi disse che dovevamo andare a Foggia perché anche Ennio aveva avuto un incidente. Mio figlio era sposato da appena 10 mesi, si pensi che ancora non aveva finito di arredare casa, infatti, ci eravamo sentiti telefonicamente nel week end per organizzare degli aggiusti da fare insieme al loro rientro. Per quanto brusco l'incidente, mai avrei pensato che al nostro arrivo i corpi dei ragazzi fossero già gelidi".

"Per quanto la causa della morte di Ennio e Rosa fosse dovuta al commercio del malaffare, reputo che la responsabilità sia soprattutto del Governo, il quale, avrebbe dovuto prevenire le irregolarità della gestione stradale e del traffico di contrabbando che in quell'anno, il 1999, fece diverse vittime. È assurdo che per attuare delle opere di riqualificazione debbano sempre accadere delle morti innocenti".

"Poco tempo dopo, sentii alla TV parlare di associazioni attive sul territorio come  Libera e decisi di mettermi in contatto con loro. Nello stesso periodo, Alessandro conobbe nella scuola dove lavorava come docente, la moglie di Geppino Fiorenza, Presidente del Comitato Scientifico della Fondazione Polis della Regione Campania, scoprendo addirittura che l'anno precedente gli alunni avevano menzionato Ennio e Rosa nel progetto alla legalità. Così iniziammo a frequentare queste realtà che hanno dato un senso a tutto il nostro dolore anche se, nonostante siano passati diversi anni, il dolore di questa storia è sempre con me. È con me ogni volta che ci sono le ricorrenze, ogni volta che vedo un guard-reil sull'autostrada, ogni volta che sento al TG parlare di incidenti stradali".

Si spera che gli errori che hanno portato alla morte dei nostri familiari possano essere uno stimolo per fare meglio e addirittura salvare altre vite umane!

Il ricordo di Alessandro Petrosino, fratello di Ennio

"Quel giorno ero a casa con mia moglie quando un carabiniere venne da noi per darci la notizia di mio fratello. Non ebbe subito il coraggio di dirci tutta la verità e, mentre parlava, io non capivo anche perché due giorni prima, il 23 agosto, anche noi avemmo un brutto incidente al rientro dalle ferie. In particolare: andammo a un evento nel paese dei miei nonni, nell'avellinese, e al ritorno un tir ci tamponò. Miracolosamente le ferite furono lievi ma l'auto si distrusse. Quindi, quando appena due giorni dopo vidi questo carabiniere alla mia porta pensai fosse per il mio incidente. Mi sembrò tutto così assurdo. Non sapendo cosa dirmi l'ufficiale mi fece telefonare al comando centrale dal quale appesi la sorte dei miei familiari. Subito dopo chiamai i miei genitori. A loro gli dissi solo che Ennio aveva avuto un incidente e «dovevamo andare a vedere», che passavo a prenderli per partire in direzione di Cerignola".

"Arrivati sul posto ci venne spiegata tutta la dinamica. Quell'autostrada era letteralmente piena di varchi aperti ad uso e consumo dei contrabbandieri. Ennio e Rosa non sono stati uccisi solo dalla mano criminale ma anche dall'irregolarità della rete stradale".

"Mio fratello aveva un senso civico molto forte. Sul suo PC ritrovai tantissime segnalazioni che inviava agli assessori locali per sollecitare la riqualificazione del territorio fornendogli anche possibili soluzioni. Su questo esempio ho portato avanti la sua battaglia fondando un'associazione in memoria di Ennio e Rosa e cercando un Ente più grande che mi potesse guidare. Giunsi all'Associazione dei familiari delle vittime di strada. Il mio attivismo crebbe fino a diventare, tutt'ora, il referente di Napoli. Poi, con mia madre entrai in contatto con l'Associazione Libera e il Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità. Con loro partecipammo a molte manifestazioni in memoria delle vittime innocenti delle mafie".

Gli stimoli esterni che ricevono i ragazzi fanno crescere il loro senso di invincibilità. Questo loro entusiasmo non va frenato ma corretto insegnandogli maggiore responsabilità, comprensione del rischio e delle conseguenze.

#Memoria: Eventi e intitolazioni in ricordo di Ennio Petrosino e Rosa Zaza

  • Dal 1999 - Alessandro Petrosino viene nominato referente AIFVS Onlus di Napoli. 
    Vuoi saperne di più? Visita il sito: www.vittimedellastrada.org

  • 12 maggio 2003 - La loro storia è raccontata nel libro: "Plenilunio con pistola" di Francesco Forleo. Edito da Rubbettino.
  • 21 novembre 2005 - Intitolazione dei giardinetti "Ennio e Rosa" adiacente la scuola elementare "M. De Vito Piiscicelli" al quart. Vomero-Arenella di Napoli. Sulla targa la dicitura: "Camminando insieme sulla via dell'amore...".
  • 12 marzo 2009 - La loro storia è raccontata nel libro: "Lotta civile" di Antonella Mascali. Editore Chiarelettere.
  • 7 giugno 2011 - La storia di Rosa Zaza ed Ennio Petrosino è censita nel libro: "Sdisonorate. Le mafie uccidono le donne" a cura dell'Associazione daSud.
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