Le Storie

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Carlo Cannavacciuolo

Carlo Cannavacciuolo, 27 anni

*I fatti avvennero passate le h 24:00, per cui, Carlo Cannavacciuolo viene ricordato il 5 novembre

La sera del 4 novembre 2011, Carlo Cannavacciuolo, studente in veterinaria, uscì con la fidanzata e gli amici per festeggiare il suo onomastico in un locale a Santa Maria della Carità (NA). Fattasi quasi la mezzanotte fu ora di congedarsi dai festeggiamenti. Giunti nella propria "Fiat Panda" parcheggiata in via Ponticelli, i giovani si concessero ancora una piccola pausa, probabilmente, per aprire il regalo della fidanzata o per continuare a parlare prima di rincasare. Di lì a poco si avvicinarono due banditi a volto coperto e armati con pistole. Uno di questi ruppe il finestrino dell'auto con il gomito, così, Carlo inserì istintivamente la retromarcia per scampare all'aggressione. A quella reazione il rapinatore rispose esplodendo due colpi di pistola. Carlo fu colpito da entrambi i proiettili: uno al braccio e l'altro alla gola che gli fu fatale. Inutili i soccorsi, il ragazzo perse la vita sotto gli occhi increduli della fidanzata.

Storico giuridico

  • Grazie alle testimonianze della fidanzata di Carlo e di un uomo che abitava nei pressi dell'omicidio, le indagini portarono al fermo di due indagati: Violante Petrucci, muratore di 27 anni, e Ciro Afeltra, 30 anni. Entrambi di Pimonte (NA). I due, inchiodati dalle prove raccolte dai carabinieri, confessano l'accaduto. In particolare, viene riconosciuto a Petrucci la responsabilità dell'omicidio per aver esploso i due colpi di pistola.
  • 2 ottobre 2012 - L'udienza preliminare del processo di primo grado si è chiuso, su richiesta del PM Raffaele Marino della Procura della Repubblica di Torre Annunziata, con la condanna all'ergastolo per entrambi i responsabili.
  • 14 gennaio 2015 - La Corte d'Appello conferma la condanna all'ergastolo ad entrambi gli assassini.
  • 9 marzo 2016 - La Corte di Cassazione rende definitivo le pene di ergastolo per i due killer.

 

#Memoria: eventi e intitolazioni in ricordo di Carlo Cannavacciuolo

  • 7 novembre 2011 Fiaccolata con un corteo partito dalla piazza cittadina di S.M.d. Carità e giunta sino al piazzale antistante l'abitazione della famiglia Cannavacciuolo. Alla marcia hanno partecipato oltre 2 mila persone.
  • 17 marzo 2012 - la Facoltà di Veterinaria dell'Università Federico II di Napoli, in occasione dell'apertura della Scuola di specializzazione in Ispezione degli alimenti di origine animale, ha deciso di dedicare l'inaugurazione delle attività di ricerca a Carlo. Nell'occasione, il papà Giovanni ha letto pubblicamente una commossa dedica al figlio.
  • Novembre del 2012 - Assegnata la medaglia d'argento al valore civile alla memoria. Decisione voluta dal Comune di Santa Maria la Carità.
  • 2 giugno 2013 - Cerimonia di consegnata ai familiari di Carlo della medaglia d'oro al valor civile alla memoria.
  • 22 luglio 2016 - Intitolata una strada di Santa Maria la Carità (NA). Evento voluto fortemente dall'amministrazione locale , all'inaugurazione la targa è stata scoperta dai genitori di Carlo.
  • 13 ottobre 2018 - Inaugurata e dedicata la "Casa dell'Ambiente e dell'Impegno Civile", sede Legambiente Woodwardia, in via Panoramica 39 a Castellammare di Stabia (NA).
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Raffaele Iorio

Raffaele Iorio, 63 anni

Nella serata del 13 settembre 2000 Raffaele Iorio fu ferito gravemente in seguito al furto della "Jaguar" che un amico imprenditore gli aveva affidato. L'uomo, ormai in pensione, svolgeva saltuariamente il ruolo di chauffeur per pochi conoscenti. Quella sera, mentre transitava in via Gianturco, a Napoli, si fermò vicino ad una cabina telefonica. Tra Raffaele e la vettura c'erano appena 2 metri, così, trattandosi di una chiamata veloce, l'uomo di buonafede lasciò l'auto incustodita. Di lì a poco dei malviventi adocchiarono il bene di lusso e, uno di loro, favorito dalla portiera non chiusa a chiave, s'intrufolò nella Jaguar. Appena Raffaele si accorse di quanto stesse accadendo corse verso di loro. Si aggrappò con forza alla portiera dell'auto nel tentativo di impedirne il furto. L'uomo venne trascinato sull'asfalto per circa 700 metri per poi essere scaraventato contro un palo della luce. Fu soccorso e trasportato presso l'ospedale "Loreto Mare" di Napoli. Purtroppo, le ferite e i traumi subiti furono molteplici. Il 14 settembre 2000, dopo ore di agonia, Raffaele si spense.

Storico giuridico

  • Maggio 2007 - Il pm Gloria Sanseverino emette la condanna di 20 anni di reclusione per Salvatore Romano Massimo Incarnato, ritenuti i responsabili del rapina con aggravante di omicidio volontario.
    - Condannati in primo grado anche altri due imputati ritenuti coinvolti nella rapina.

Il ricordo di Salvatore Iorio, figlio di Raffaele

"Fu mio cognato, marito di mia sorella, a telefonarmi per mettermi al corrente dell'accaduto. Per non farmi spaventare mi disse semplicemente: «papà ha avuto un incidente, sta bene, vieni al Loreto Mare». Quel giorno ero a lavoro presso il Centro Direzionale di Napoli, quindi, non ci misi molto a raggiungerli. Ovviamente, mai avrei pensato che la dinamica fosse molto più complessa di un 'normale' incidente stradale".

"Pochi giorni dopo i funerali di mio padre venni contattato da Vincenzo Sequino, papà di Gigi Sequino. Mi fece semplicemente le condoglianze, ne rimasi molto sorpreso. Avevo seguito la storia di Gigi e Paolo ai TG e quel gesto mi commosse. Da quella telefonata iniziai a conoscere anche altri familiari delle vittime innocenti e il loro impegno sociale. Un mondo fatto di tante belle persone con sani principi, di associazioni, di attivismo civico. In cuor mio provai vergogna a non saperne nulla e soprattutto che il desiderio di riscatto sociale lo abbia sentito solo dopo aver vissuto sulla mia pelle un'esperienza del genere".

"Da allora il mio impegno nel sociale diventò più presente. Il rapporto con i familiari delle vittime innocenti della criminalità si fortificò fino a decidere di fondare il Coordinamento campano con l'obiettivo di sostenerci come una grande famiglia e sensibilizzare anche le persone esterne. In me c'è ancora quel senso di vergogna per aver atteso a diventare un cittadino attivo per la società ed è per questo che non esito a dirlo quando tocchiamo l'argomento dentro e fuori le scuole".

Sii partecipe, sii impegnato! Non aspettare che ti capiti un'esperienza brutta come la mia per commuoverti, per sensibilizzarti alla causa legalità o per diventare un cittadino attivo nel sociale. 

#Memoria: eventi e intitolazioni in ricordo di Raffaele Iorio

  • Marzo 2015 - La storia di Salvatore Iorio è menzionata nel libro:"Memoria" pubblicato dall'associazione Libera, a cura di: Marcello Cozzi, Riccardo Christian Falcone, Iolanda Napolitano, Simona Ottaviani e Peppe Ruggiero. Stampato per conto delle Edizioni Gruppo Abele presso Cooperativa La Grafica Nuova.
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Stefano Ciaramella

Stefano Ciaramella, 16 anni

Il 2 settembre 2001 era una domenica sera come le altre. Stefano Ciaramella s'intratteneva con la fidanzatina accanto allo scooter del fratello, un Piaggio "Hexagon", in una stradina laterale del centro di Casoria (NA) a 500 m da casa sua. I due parlavano tra loro nell'intimità adolescenziale. Pressapoco le 23:20 giunsero quattro ragazzi a bordo di due scooter, giovanissimi anche loro. A viso scoperto e senza armi intimarono la giovane coppia con l'intento di rapinarli di tutto ciò che avesse valore. Stefano e la fidanzatina cedettero alle minacce consegnando: motorino, cellulari e soldi. La banda fece per allontanarsi ma uno dei quattro rapinatori puntò alla ragazza. Le fece delle avance anche allungando le mani fino a strattonarla strappandole la camicia. A quel gesto Stefano reagì per bloccare l'aggressore. Ci fu una breve colluttazione finché un secondo rapinatore s'intromise per spalleggiare il collega. Quest'ultimo colpì Stefano con una coltellata dritta al cuore. Il giovane cadde a terra tra le braccia della ragazza che chiese aiuto a gran voce. Li soccorsero una coppia di passanti ma Stefano perse troppo sangue vanificando la corsa in ospedale.
 

Ironia della sorte, Stefano non ha mai avuto un motorino. Lo scooter rubato era del fratello appena sposato che, dovendo partire per il viaggio di nozze, concesse al fratellino il permesso di poterlo usare per quella sera. Stefano era un ragazzo presente, allegro e sempre attento alle persone della sua vita. Con ironia e un sorriso aiutava il prossimo anche nel piccolo. Dimostrava il suo essere responsabile facendo lavoretti stagionali tra cui il meccanico. Con la prima paga si comprò una bicicletta per andare a lavorare, la stessa che, per una sera, fece a cambio con il motorino per uscire con gli amici.

 

Storico giuridico

  • Grazie alla testimonianza di D. (la ragazza) i carabinieri individuarono velocemente il gruppo criminale, di cui, solo due erano maggiorenni all'epoca dei fatti: Pietro Amadori, militare di leva, e Giuseppe D'Ascillo. Oltre all'accusa di omicidio, la banda era responsabile di ben quattro rapine (prevalentemente motorini) avvenute nelle ore precedenti sempre a Casoria.
  • Al processo, Giuseppe D'Ascillo venne condannato in primo grado a 30 anni di reclusione. La pena verrà ridotta a 15 anni in secondo grado. 

 

Il ricordo di Antonella Ciaramella, sorella di Stefano

"Il giorno prima avevamo celebrato il matrimonio di nostro fratello e i festeggiamenti si sono tenuti in una dimora in campagna. La domenica, il 2 settembre, io, Stefano e altri familiari tornammo a casa nel pomeriggio mentre i nostri genitori con mia sorella s'intrattennero ancora con gli sposi. Avvenuta l'aggressione a Stefano, dei carabinieri rintracciarono i miei genitori ancora in campagna dandogli la notizia. Con un passaparola l'accaduto arrivò ai miei zii e di seguito a me che ero a casa con mia nonna. Fu uno shock per l'intera famiglia".

"Un dolore assurdo che come una scarnificazione ha fatto emergere e conoscere ogni singolo sentimento che si possa provare nel profondo più intimo di ognuno di noi. Nonostante tutto, a casa nostra non c'è mai stato un sentimento di odio. Intanto sui giornali inventavano diverse informazioni su mio fratello, così, io e mio padre contattammo i media per rilasciare un'unica e sola intervista unicamente al fine di fare chiarezza sui fatti evitando qualsiasi forma di spettacolarizzazione o strumentalizzazione".

"Iniziò così un tour nei quartieri limitrofi accompagnati da un mio amico cronista. Da allora abbiamo e ho imparato che la ‹gente per bene› e la ‹criminalità› sono più vicine di quanto percepito e mai bisogna abbassare l'attenzione anzi, oggi è peggio di 19 anni fa'! In quei quartieri ho visto la trincea di chi vorrebbe cambiare vita e l'aberrazione di chi considera la morte più compagna della vita stessa. La vera tragedia è che ci rendiamo conto di tutto questo solo quando avviene uno ‹terremoto› come quello capitato a noi. L'amore per Stefano è stata la fiamma che in tutti questi anni ci ha permesso di non impazzire e di non trasformarci. Siamo diversi da chi odia e uccide ed è nostro compito rimanere e dimostrare che l'amore salva davvero. Non ho mai parlato di mio fratello prima di diventare Consigliere regionale per l'intimità del mio sentimento e la paura di essere messa in vetrina con quella che per alcuni è un etichetta, mentre, per me è una profonda ferita. Essere impegnata per riqualificare il territorio è il mio modo di non darla vinta agli assassini e a gridare che ci siamo anche noi: tutti quelli che non cedono. Un percorso che mi portata a far parte della Commissione Legalità della Regione Campania con la consapevolezza che la legalità si pratica non si enuncia".

"Ricordo le parole di mia madre quando, poco tempo dopo i funerali, disse ad una persona: «loro non vedranno mai la vita, l'amore e la bellezza che ha visto mio figlio in 16 anni». L'insegnamento dei nostri genitori è sempre stato un modello da seguire, infondo, il loro compito è quello di dare l'esempio e i miei non hanno mai dimenticato di farlo. Hanno continuato ad essere i nostri genitori, titolari d'impresa, parte della comunità e a credere, più che nella giustizia, negli ‹esseri umani›".

La paura di essere esclusi e il desiderio di apparire hanno creato una grande confusione nei giorni nostri. Il vero valore sta nel riconoscere e mai confondere una «persona per bene» da una «persona arricchita».

#Memoria: menzioni ed eventi in ricordo di Stefano Ciaramella

  • 5 settembre 2001 - I funerali si sono tenuti nel primo pomeriggio presso la Basilica di San Mauro a Casoria.
  • 6 settembre 2001 - Una fiaccolata commemorativa ha attraversato la cittadina di Casoria.
  • 28 marzo 2002 - Elargite 13 Borse di studio in memoria di Stefano Ciaramella e di tutte le altre giovani vittime delle violenze in Campania. Il bando è stato approvato dalla Giunta Regionale della Campania con la DLB n° 1243 per volontà del Presidente Bassolino.
  • 12 marzo 2009 - La storia di Stefano è menzionata nel libro: "Lotta civile" di Antonella Mascali. Editore Chiarelettere.
  • 21 luglio 2015 - Presentato il dossier: "La strage degli innocenti" dedicato a Stefano e a tutti i bambini uccisi dalla criminalità in Campania. Evento promosso dalla Fondazione Polis in occasione del 24° anniversario dell'omicidio di Fabio De Pandi. La commemorazione continua con una Santa Messa, celebrata da don Tonino Palmese, presso la Chiesa di via Santa Lucia.
  • 2 settembre 2016 - In occasione del 15º anniversario è stata celebrata una messa in sua memoria presso la Parrocchia di San Mauro, a Casoria. Evento organizzato e promosso dalla parrocchia stessa e dall'associazione Libera.
  • 22-23 giugno 2019 - Torneo di calcetto presso l'oratorio di S.Mauro, a Casoria (NA). Evento intitolato ad Andrea Nollino, Stefano Ciaramella, Antonio Coppola.
  • 5 maggio 2020 - La storia di Stefano è menzionata nel libro: "Assenti. Senza giustificazione" di Rosario Esposito La Rossa. Edizione Einaudi Ragazzi. Made in Scampia.
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Ennio Petrosino e Rosa Zaza

Ennio Petrosino & Rosa Zaza, 33 e 31 anni

La sera del 25 agosto 1999 Ennio Petrosino e sua moglie Rosa Zaza rientravano dalle vacanze estive appena trascorse in Croazia. Percorrevano l'A16 (Bari-Napoli) in sella alla loro moto, una "Suzuki", quando furono travolti da una "Renault 21" guidata da contrabbandieri di sigarette che, a fari spenti, sbucarono contromano da un'interruzione del guard-rail. Lo scontro avvenne poco dopo le 22:00 nei pressi di Candela (FG). I delinquenti approfittarono dei varchi aperti dell'autostrada sul tratto Candela-Cerignola (FG) per invertire il senso di marcia ed evitare un posto di blocco. Quest'ultimi, dopo l'incidente, si diedero alla fuga scappando a piedi nelle campagne senza soccorrere la giovane coppia che impattò bruscamente sull'asfalto. Fu un'altro automobilista a darne l'allarme e facendo accorrere i soccorsi. Purtroppo, inutile fu la corsa verso l'ospedale di Cerignola. Entrambi gli sposi spirarono i loro ultimi respiri sulle ambulanze. Pochi giorni dopo, Ennio e Rosa avrebbero festeggiato il primo anniversario di matrimonio ritrovandosi con le loro famiglie.
 

Storico giuridico

  • Il sopralluogo fu svolto dalla Guardia di Finanza e dalla polizia stradale che ricostruirono la dinamica dell'incidente rinvenendo, sull'auto del reato, ben 172 kg di sigarette di contrabbando. La "Renault 21" era intestata ad Antonio Allocca, tossicodipendente incensurato di Torre Annunziata (NA) ritenuto un prestanome. L'uomo fu fermato nei giorni successivi all'incidente e fornì i nomi della persona coinvolta.
  • Il sabato seguente, Mario Monaco, 32enne di Torre Annunziata, si costituì agli agenti del commissariato locale confessando la propria responsabilità nell'incidente ma dichiarando di aver viaggiato da solo. L'uomo, già noto alle forze dell'ordine per contrabbando e associazione a delinquere, è affiliato al clan camorristico del territorio dei Gionta. Questa relazione fa sì da ritenere Ennio e Rosa vittime innocenti della criminalità oltre che vittime della strada.
  • In carcere con i primi due anche Salvatore Orofino per intermediazione nella vendita della vettura imputata e, con Allocca, accusato di intestazione fittizia di beni usati per il contrabbando.
  • 2002 - Mario Monaco viene condannato a 4 anni di reclusione per omicidio colposo con ritiro della patente per 12 mesi.

 

Il ricordo di Clara Picariello, madre di Ennio

"Il nostro rientro dalle vacanze fu un susseguirsi di eventi burrascosi. Dapprima l'incidente di Alessandro che per fortuna ne uscì illeso, poi quello di Ennio. La notte di quel mercoledì fui chiamata a casa dalla polizia. Con una scusa  banale mi chiesero il recapito di mio figlio Silvano. Mi dissero che aveva smarrito i documenti ma quando mi misi in contatto con mio figlio mi disse che non era vero e pensai a uno scherzo. Poi, la mattina dopo mentre preparavo le bottiglie di pomodori fatte in casa arrivò Alessandro. Senza troppe spiegazioni mi disse che dovevamo andare a Foggia perché anche Ennio aveva avuto un incidente. Mio figlio era sposato da appena 10 mesi, si pensi che ancora non aveva finito di arredare casa, infatti, ci eravamo sentiti telefonicamente nel week end per organizzare degli aggiusti da fare insieme al loro rientro. Per quanto brusco l'incidente, mai avrei pensato che al nostro arrivo i corpi dei ragazzi fossero già gelidi".

"Per quanto la causa della morte di Ennio e Rosa fosse dovuta al commercio del malaffare, reputo che la responsabilità sia soprattutto del Governo, il quale, avrebbe dovuto prevenire le irregolarità della gestione stradale e del traffico di contrabbando che in quell'anno, il 1999, fece diverse vittime. È assurdo che per attuare delle opere di riqualificazione debbano sempre accadere delle morti innocenti".

"Poco tempo dopo, sentii alla TV parlare di associazioni attive sul territorio come  Libera e decisi di mettermi in contatto con loro. Nello stesso periodo, Alessandro conobbe nella scuola dove lavorava come docente, la moglie di Geppino Fiorenza, Presidente del Comitato Scientifico della Fondazione Polis della Regione Campania, scoprendo addirittura che l'anno precedente gli alunni avevano menzionato Ennio e Rosa nel progetto alla legalità. Così iniziammo a frequentare queste realtà che hanno dato un senso a tutto il nostro dolore anche se, nonostante siano passati diversi anni, il dolore di questa storia è sempre con me. È con me ogni volta che ci sono le ricorrenze, ogni volta che vedo un guard-reil sull'autostrada, ogni volta che sento al TG parlare di incidenti stradali".

Si spera che gli errori che hanno portato alla morte dei nostri familiari possano essere uno stimolo per fare meglio e addirittura salvare altre vite umane!

Il ricordo di Alessandro Petrosino, fratello di Ennio

"Quel giorno ero a casa con mia moglie quando un carabiniere venne da noi per darci la notizia di mio fratello. Non ebbe subito il coraggio di dirci tutta la verità e, mentre parlava, io non capivo anche perché due giorni prima, il 23 agosto, anche noi avemmo un brutto incidente al rientro dalle ferie. In particolare: andammo a un evento nel paese dei miei nonni, nell'avellinese, e al ritorno un tir ci tamponò. Miracolosamente le ferite furono lievi ma l'auto si distrusse. Quindi, quando appena due giorni dopo vidi questo carabiniere alla mia porta pensai fosse per il mio incidente. Mi sembrò tutto così assurdo. Non sapendo cosa dirmi l'ufficiale mi fece telefonare al comando centrale dal quale appesi la sorte dei miei familiari. Subito dopo chiamai i miei genitori. A loro gli dissi solo che Ennio aveva avuto un incidente e «dovevamo andare a vedere», che passavo a prenderli per partire in direzione di Cerignola".

"Arrivati sul posto ci venne spiegata tutta la dinamica. Quell'autostrada era letteralmente piena di varchi aperti ad uso e consumo dei contrabbandieri. Ennio e Rosa non sono stati uccisi solo dalla mano criminale ma anche dall'irregolarità della rete stradale".

"Mio fratello aveva un senso civico molto forte. Sul suo PC ritrovai tantissime segnalazioni che inviava agli assessori locali per sollecitare la riqualificazione del territorio fornendogli anche possibili soluzioni. Su questo esempio ho portato avanti la sua battaglia fondando un'associazione in memoria di Ennio e Rosa e cercando un Ente più grande che mi potesse guidare. Giunsi all'Associazione dei familiari delle vittime di strada. Il mio attivismo crebbe fino a diventare, tutt'ora, il referente di Napoli. Poi, con mia madre entrai in contatto con l'Associazione Libera e il Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità. Con loro partecipammo a molte manifestazioni in memoria delle vittime innocenti delle mafie".

Gli stimoli esterni che ricevono i ragazzi fanno crescere il loro senso di invincibilità. Questo loro entusiasmo non va frenato ma corretto insegnandogli maggiore responsabilità, comprensione del rischio e delle conseguenze.

#Memoria: Eventi e intitolazioni in ricordo di Ennio Petrosino e Rosa Zaza

  • Dal 1999 - Alessandro Petrosino viene nominato referente AIFVS Onlus di Napoli. 
    Vuoi saperne di più? Visita il sito: www.vittimedellastrada.org

  • 12 maggio 2003 - La loro storia è raccontata nel libro: "Plenilunio con pistola" di Francesco Forleo. Edito da Rubbettino.
  • 21 novembre 2005 - Intitolazione dei giardinetti "Ennio e Rosa" adiacente la scuola elementare "M. De Vito Piiscicelli" al quart. Vomero-Arenella di Napoli. Sulla targa la dicitura: "Camminando insieme sulla via dell'amore...".
  • 12 marzo 2009 - La loro storia è raccontata nel libro: "Lotta civile" di Antonella Mascali. Editore Chiarelettere.
  • 7 giugno 2011 - La storia di Rosa Zaza ed Ennio Petrosino è censita nel libro: "Sdisonorate. Le mafie uccidono le donne" a cura dell'Associazione daSud.
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Bernardo Salvato

Bernardo Salvato, 44 anni

Il 24 maggio 2007 Bernardo Salvato era nel suo bar, da poco inaugurato, "La Plaza" in piazzetta San Maurizio, al centro del paese di Frattaminore (NA). Impegnato nelle sue mansioni lavorative nell'accogliere i primi clienti, s'intratteneva con Vincenzo Castiello, cliente abitudinario che abitava nei pressi. Di lì a poco giunsero quattro uomini con caschi integrali a bordo di due motociclette. Esplosero ben 8 colpi tutti andati a segno uccidendo i due uomini sull'uscio del bar.

L'obiettivo del raid di camorra era Vincenzo Castiello, candidato politico, trivellato al volto dai colpi, mentre, Bernardo fu giustiziato con un solo proiettile al cuore.

 

Storico Giuridico

  • Dalle indagini emerse che l'agguato era una vendetta trasversale rivolta al carabiniere Maurizio Castiello, fratello di Vincenzo, il quale partecipò all'arresto del boss latitante Paolo Di Lauro. In mancanza di altri moventi, si ritiene che Bernardo Salvato sia stato ammazzato come testimone o da uno proiettile vagante vista la poca distanza tra i due uomini.
  • In mancanza di prove il caso fu archiviato in breve tempo.

 

Il ricordo di Rosa, moglie di Bernardo Salvato

"Alle 8 avevo appuntamento con mio marito per dargli il cambio al bar. Continuavo a telefonarlo ma senza risposta. Così, contattai mia madre che, avendo anche lei un negozio in piazza, poteva farmi da tramite. Quando le chiesi di farmi sapere perché mio marito non mi rispondesse lei era già in lacrime. Mi disse in maniera allarmata: «La cosa è grossa» senza darmi altre spiegazioni. Agitata per la risposta corsi in piazza. Al mio arrivo trovai la zona già recintata, a stento riuscivo a passare tra la gente. Fui fermata dai carabinieri che mi dissero dell'accaduto e che Bernardo era morto. Da quel giorno non vidi più il volto di mio marito".

"La situazione nei primi anni fu un qualcosa di davvero indescrivibile. All'epoca tutti i miei figli erano ancora minorenni e frequentavano le scuole. Quando andavo a prenderli sentivo ogni giorno i soliti 'luoghi comuni' vociferati dalle persone incuranti che li sentissimo. Mi sentivo perennemente osservata e giudicata da chi, nei miei confronti, provava pietà o chissà cosa perché pensava fossi la moglie di un delinquente. Assurdo quanto le persone siano vittime dei loro pregiudizi!". 

"Qualche anno più tardi fui contattata da Salvatore Di Bona, figlio di Antonio di Bona, che in qualità di referente del Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti, venne a farci visita e a parlarci del mondo del Coordinamento e della Fondazione Polis. Da lì provai a impegnarmi per mantenere viva la memoria di mio marito ma senza mai ottenere consensi né dalle Istituzioni locali né tanto meno dalla popolazione di Frattaminore. Nonostante tutto mi sono rimboccata le maniche. Decisi di chiudere il bar e ripartire da zero per garantire un futuro ai miei figli, gli unici a darmi forza in questi anni".

Non ascoltare i pregiudizi del popolino. Se ti arrendi a loro, ti arrendi alle opportunità e ti sentirai abbandonato. Sii sempre pronta a rimboccarti le maniche!

 

#Memoria: Eventi in ricordo di Bernardo Salvato

  • 31 maggio 2007 - Fiaccolata cittadina come protesta
  • Dal 24 maggio 2008 - Ogni anno viene celebrata una messa eucaristica in suffragio.
  • 25 maggio 2020 - Messa Eucaristica presso la Chiesa S.Maurizio Martire di Frattaminore.
  • Marzo 2015 - La storia di Salvato è menzionata nel libro:"Memoria" pubblicato dall'associazione Libera, a cura di: Marcello Cozzi, Riccardo Christian Falcone, Iolanda Napolitano, Simona Ottaviani, Peppe Ruggiero. Stampato per conto delle Edizioni Gruppo Abele presso Cooperativa La Grafica Nuova.
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Francesco Della Corte

Francesco Della Corte, 51 anni

Francesco della Corte lavorava come guardia particolare giurata per la "Security Service" prestando sevizio presso la metro di Piscinola. La notte del 3 marzo 2018, svolgeva il suo regolare turno e, mentre procedeva alla chiusura dei cancelli, venne aggredito alle spalle da tre ragazzi, tutti minorenni. I tre, armati di spranghe, inveiscono contro il vigilante per estorcergli la pistola d'ordinanza provocandogli molteplici ferite. Passarono ben 30 minuti prima che Della Corte venisse soccorso e trasportato all'ospedale "Cardarelli". Purtroppo, perse molto sangue e Francesco fu' messo in coma farmacologico. Alle 3:30 del 16 marzo 2018 la triste notizia, Francesco Della Corte non supera la notte.

Storico giuridico

  • Dalle indagini si arriva rapidamente, grazie alle telecamere della stazione, all'arresto di tutti e tre gli aggressori, minorenni, con l'accusa di omicidio volontario con le aggravanti di crudeltà e premeditazione.
  • A coordinare gli interrogatori il P.M. Ettore La Ragione e a svolgere le indagini i poliziotti del commissariato di Scampia guidati dal dirigente Bruno Mandato.
  • I tre ragazzi responsabili dell'omicidio sono:
    1) L.C., 15enne, già con con precedenti (a 12 anni viene segnalato per un episodio di bullismo). Durante l'interrogatorio spiegò come hanno organizzato l'aggressione spinti dalla noia e dall'ultimo spinello;
    2) K.A., 16 anni compiuti il giorno prima l'arresto, incensurato figlio di un parcheggiatore abusivo e di una domestica;
    3) C.U., 17 enne, incensurato, figlio di un operaio edile. Promessa della squadra di calcio Chiaiano Brothers dichiara di non aver preso parte all'aggressione ma di essere rimasto indietro alcuni metri ad osservare.
    I primi due sono nel Penitenziario di Nisida, il terzo è stato trasferito nell'Istituto di Airola.
  • Il 16 gennaio 2019 vengono stabilite le condanne a 16 anni e 6 mesi di reclusione pro-capite. Il processo si è svolto con la modalità del rito abbreviato (formula che prevede lo sconto di un terzo della pena). Il giudice ha concesso ai tre minorenni le attenuanti generiche perché incensurati, ragion per cui la pena disposta è stata di poco inferiore ai 18 anni che erano stati sollecitati dal pubblico ministero in sede di requisitoria.
  • Ottobre 2020 La Corte d'Appello per i minorenni riduce ulteriormente la pena a 14 anni e 6 mesi di reclusione pro-capite avendo escluso l'aggravante della crudeltà.

 

Il racconto di Marta Della Corte, figlia di Francesco

"Era notte fonda, quasi le 4:00, quando ricevemmo la telefonata. Il fratello di mio padre, anche lui guardia giurata, ci avvisò che papà era stato aggredito e portato in ospedale. Mamma decise di andare da sola sapendo che l'indomani ci saremmo dovuti svegliare presto ma, quando arrivata al pronto soccorso non trovò papà e fu scortata da una guardia al reparto rianimazione, capì che la situazione fosse grave. Mi richiamò dicendomi di svegliare mio fratello e raggiungerla in ospedale «papà è grave, deve essere operato»."

"Solo il 16 marzo, mentre eravamo all'obitorio, dei poliziotti vennero a raccontarci tutto sull'accaduto. Solo allora sapemmo della dinamica dell'aggressione e che le forze dell'ordine avevano individuato e arrestato i 3 responsabili. Ritornare a casa dopo tutti quei giorni in ospedale fu difficile. Avevamo avuto fiducia, papà ci dava modo di pensare che stesse reagendo bene e, soprattutto, non potevamo pensare che la sua vita potesse finire così."

"Nei giorni a seguire, da mia nonna ci venne a trovare Alessandra Clemente, assessore del Comune di Napoli e figlia di Silvia Ruotolo. Grazie a lei venimmo a conoscenza della Fondazione Polis, di Libera, del Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocentiAncora oggi non è semplice parlare di tutto ciò. Non avrei mai pensato potesse diventare la mia -normalità-. Eppure, man mano ho imparato a superare la tristezza, a trasformarla nella forza che mi spinge a raccontare questa storia. Lo faccio sia per mio padre sia per la comunità."

Nonostante i pericoli del suo lavoro, mio padre non si aspettava questa morte, ma di sicuro, nemmeno che il suo nome fosse conosciuto da tutti diventando simbolo di giustizia!

#Memoria: intitolazioni a Francesco Della Corte

  • 5 ottobre 2018 - Una Lapide commemorativa nei pressi dello scalo ferroviario di Piscinola, promossa dal Comune di Napoli in collaborazione con l'Associazione Libera, il Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti, la Fondazione Polis, l'ANM, l'EAV e le scuole del territorio.
  • 23 dicembre 2018Albero di Ulivo piantato presso L'Istituto Statale Magistrale "Carlo Levi" di Marano di Napoli.
  • 23 maggio 2019Albero di Ulivo piantato presso l'Istituto comprensivo "San Gaetano" di Piscinola.
  • 22 giugno 2020 - Intitolata un'area giochi presso la stazione EAV di Piscinola-Scampia.

Eventi per ricordare Francesco Della Corte

  • 20 marzo 2018 - Giorno dei funerali, i treni e i bus si sono fermati per ricordare "Ciccio" con uno squillo di tromba all'orario della messa. Tutti i lavoratori dei trasporti di Napoli hanno portato in segno di lutto un nastro nero sui bus, sui treni, sulle divise, nei luoghi di lavoro.
  • 31 marzo 2018 - Una marcia, partita da Piazza Tafuri, ha percorso buona parte del quartiere Piscinola, dove risiedevano i tre minorenni, e si è concluso alla stazione della metropolitana. Ad aprire il corteo uno striscione con la scritta: "Siamo tutti Franco".
  • 26 dicembre 2018 - 1° Memorial "Francesco Della Corte" con la 2a Corsa di S.Stefano.
  • da 14 al 16 marzo 2019 "Non ti scordar di me..L'amore è per sempre" per Francesco Della Corte.
    14 - 1a tappa - Spettacolo teatrale omonimo presso il teatro "Vittorio Alfieri" a Marano di Napoli;
    15 - 2a tappa - Quadrangolare di calcio presso "Recca Sporting Club" di Marano di Napoli
    16 - 3a tappa - Celebrazione eucaristica in suffragio presso la chiesa "Spirito Santo Nuovo" a Marano di Napoli.
  • 6 dicembre 2019 - Spettacolo teatrale "Non ti scordar di me... L'amore è per sempre". Presso il teatro TAN
  • 26 dicembre 2019 - 2° Memorial "Francesco Della Corte" con la 3a Corsa di S.Stefano
  • 28 febbraio 2020 - Torneo di "Burraco solidale". Organizzato dall'Associazione "Progetto Franco" presso la scuola di danza "New Stella Nascente" di Marano di Napoli.

 L'Associazione "Progetto Franco" 

logo Progetto Franco
A seguito di questo tragico evento, la famiglia Della Corte ha deciso di percorrere quel cammino che Franco ha tracciato in vita, ovvero, quello della legalità, della solidarietà e del bene comune. Per questo motivo, in sua memoria nasce l’Associazione "Progetto Franco". «Franco, come il suo nome, franco, schietto e sincero come era lui».

Le Finalità:

  • Promuovere la cultura della legalità, della giustizia, e della non violenza;
  • Favorire la tutela dei diritti dei minori e indirizzare le giovani generazioni con incontri, dibattiti, manifestazioni, corsi formativi, seminari e gruppi di studio;
  • Mantenere viva la memoria delle persone vittime innocenti della violenza criminale e promuovere diritti e misure di solidarietà in favore dei familiari.

Attività svolte dall'associazione:

  • Favorire la formazione extra scolastica;
  • Promuovere le attività formative e laboratori all'interno di scuole, parrocchie, case famiglia,
    e altri centri di aggregazioni e socializzazione;
  • Assistere le famiglie e i minori attraverso i servizi di consulenza

Vuoi continuare ad essere aggiornato su eventi e manifestazioni in memoria di Francesco Della Corte? 
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Associazione Progetto Franco

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Luigi Sica

Luigi Sica, 16 anni.

Finiti gli allenamenti nel campetto di Secondigliano, Luigi Sica, soprannominato "Maradona" per la sua passione per il calcio, la sera del 16 gennaio 2007 raggiunse gli amici in via Santa Teresa degli Scalzi, punto di ritrovo dei ragazzi del quartiere Sanità, a Napoli. Luigi e la sua comitiva si radunarono in prossimità di un distributore di benzina. Poco distante la sua comitiva, vi era un altro gruppetto di ragazzi, tra cui un quindicenne, Ciro. Con quest'ultimo iniziò uno scambio di battute che deteriorò finché Luigi diede un ceffone a Ciro. Il quindicenne si allontanò in compagnia dell'amico Mariano, quattordicenne, minacciando Luigi con un esplicito:«Io ti uccido». I due percorsero pochi passi. Il tempo per Mariano di consegnare un coltello a serramanico acquistato sulle bancarelle dei cinesi all'amico incitandolo a vendicarsi dell'offesa.

Così, alle 22:00 circa, Ciro tornò sul posto per un secondo round. Impugnando l'arma, sferrò diversi colpi ferendo gravemente Luigi con tre coltellate, in particolare: alle spalle, al collo e, quella mortale, alla pericardio. Dal racconto degli amici: quando Ciro si allontanò, Luigi avrebbe preso il suo cappello da terra e, indossandolo, dopo qualche secondo lo videro svenire. Solo allora si accorsero che aveva perso molto sangue. Purtroppo, i soccorsi furono vani, il giovane perse la vita poco dopo all'ospedale "San Gennaro" di Napoli. 

Storico giuridico

  • Quando la polizia si reca a casa dell'assassino, Ciro si era rifugiato presso l'abitazione di alcuni amici. Il padre, a seguito di una telefonata, accompagnò il figlio in questura per farlo costituire. Qualche giorno dopo, anche Mariano, il complice, si costituisce.
  • 2007 - Il tribunale per i Minorenni di Napoli richiede la condanna di:
    - 15 anni di reclusione per Ciro, in quanto esecutore materiale;
    - 10 anni di reclusione per Mariano, in quanto complice.
  • 2008 - La Corte d'Appello, sezione minori, riduce le pene a 14 anni per Ciro e 9 anni e 6 mesi per Mariano essendosi avvalsi del rito abbreviato.
  • Tra sconti di pena e attenuanti, nel 2008 i due ragazzi sono già fuori dal carcere

 

Il ricordi di Anna, mamma di Luigi Sica

"Appena rientrato dalla scuola calcio mio figlio si sedette a tavola con noi per la cena finché non ricevette una telefonata. «Mamma scendo un po'» mi disse. Provai a fargli cambiare idea visto l'orario ma i miei figli sono cresciuti nel quartiere e conoscevo gli amici della zona, quindi, per non insistere lo salutai con il solito:«statt, accort e nun fa' tardi!». Poco prima delle 22:00, mio marito portò il cane fuori per i bisogni. Tardava a salire e in me sentii una sensazione come un brutto presentimento. Aprii il balcone e proprio in quel momento vidi arrivare un ragazzo sul motorino che a voce alta disse a mio marito: «Ciro corri! C'è Luigi a terra pieno di sangue!». Mi sentii gelare il sangue."

"Uscimmo tutti da casa. Nella corsa pensai di tutto: che Luigi fosse stato investito, rapinato o altro ma mai che lo avessero ucciso in quel modo. Quando arrivai sul posto c'era una grande confusione di gente. Gli amici di mio figlio mi bloccarono per impedirmi di vederlo a terra. Poi ci ritrovammo tutti in ospedale dove cercavo di sentire ogni cosa che gli amici dicessero. Volevo capire cosa fosse realmente accaduto. La mia rabbia è solo per non aver avuto la giustizia che meritavamo. Qualsiasi sia l'attenuante, i responsabili non hanno trascorso nemmeno 1 anno in carcere."

"Per 9 anni non sono uscita di casa. Non solo per il dolore ma anche perché il quartiere non ha salvato mio figlio. Molte persone, anche adulte, sono rimaste a guardare la lite come si guarda uno spettacolo invece di fermarlo. C'è voluto del tempo per dare un nuovo significato a quello che ci è accaduto. In particolare, da quando ho conosciuto la Fondazione Polis e il mondo delle associazioni. Fu la giornalista e autrice, Giovanna Covella che ce ne parlò organizzando un appuntamento. Con loro ho imparato a superare il dolore realizzando opere in nome di mio figlio. Il mio sogno è quello di poter raccogliere fondi in memoria di Luigi per aiutare i bambini in ospedale."

Gli errori dei figli sono responsabilità dei genitori, non solo quando sono minorenni. Perché quando sono soli, in strada, mettono in pratica gli insegnamenti e l'educazione ricevuta in casa.

Memoria: eventi, menzioni e luoghi intitolati a Luigi Sica

  • 2007 - Ciro Sica, papà di Luigi, costruisce una piccola cappella votiva come monito antiviolenza per i tanti giovani della zona.
    - Febbraio 2012 - il piccolo monumento è stato divelto dai vigili del Comune perché abusivo.
  • 3 giugno 2010 - La storia di Luigi è raccontata nel libro:"Otto centimetri di morte. La fine del sogno di Luigi Sica" di Giuliana Covella. Guida editori.
  • 4 >12 giugno 2011 - Messa in scena del musical:"Otto centimetri dall’anima" presso il Teatro Bolivar di Materdei. L'opera è inspirato dal libro scritto da Covella. Una rivisitazione di Annalisa Corporente, regia di Vincenzo Pirozzi.
  • 29 ottobre 2011 - Evento di beneficenza con un Triangolare di calcio: "Un goal per Luigi Sica: la legalità parte dallo sport", tra gli attori di "Un posto al Sole", "La squadra", i cantanti e giornalisti presso il campetto S.Gennaro, a Napoli. L’iniziativa, promossa dall'associazione "Prendiamoci per mano" per finanziare l'acquisto di un loculo alla Sanità.
  • 16 gennaio 2013 - Piantato un albero di mandorlo sul luogo del delitto, a Napoli, in via Santa Teresa degli Scalzi. Segue una messa in suffragio presso il Convento di San Francesco (Salita Stella). Iniziativa promossa dal Comune di Napoli e dalla Fondazione Polis.
  • 5 febbraio 2013 - Installata una lapide sotto il mandorlo a lui dedicato. 
    - 6 settembre 2013 - Una nuova lapide sostituisce la precedente vandalizzata qualche giorno prima.
  • Marzo 2015 - La storia di Luigi è menzionata nel libro:"Memoria" pubblicato dall'associazione Libera, a cura di: Marcello Cozzi, Riccardo Christian Falcone, Iolanda Napolitano, Simona Ottaviani, Peppe Ruggiero. Stampato per conto delle Edizioni Gruppo Abele presso Cooperativa La Grafica Nuova.
  • 21 luglio 2015 - La storia di Luigi è raccontata nel dossier: "La strage degli innocenti" dedicato a tutti i minorenni uccisi dalla criminalità in Campania. Evento promosso dalla Fondazione Polis in occasione del 24° anniversario dell'omicidio di Fabio De Pandi. La commemorazione continua con una Santa Messa, celebrata da don Tonino Palmese, presso la Chiesa di via Santa Lucia.
  • 17 aprile 2018 - La storia di Luigi è raccontata nella "Pillola NON INVANO" prodotto dalla Fondazione Polis della Regione Campania.
  • 16 gennaio 2019 - Inaugurata una targa in Via Santa Teresa degli Scalzi, all'altezza del civico 143, a Napoli. La cerimonia è stata organizzata dal Comune di Napoli, dalla Fondazione Polis.
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Salvatore Buglione

Salvatore Buglione, 51 anni

Ogni sera, Salvatore Buglione al termine della giornata di lavoro come dipendente comunale nella squadra del dipartimento di patrimonio e logistica, raggiungeva la moglie presso l'edicola di famiglia per aiutarla nelle ultime faccende prima dell'orario di chiusura. La sera del 4 settembre 2006 Salvatore rimase da solo in edicola perché la moglie si era fatta male al piede e, per non farla affaticare, le concesse di anticiparsi a casa per poi raggiungerla una volta chiusa la bottega. Quando fu orario di chiusura, l'uomo prese con sé l'incasso della giornata per poi procedere a chiudere dell'attività. In quei frangenti giunsero quattro criminali che, aggredendolo, gli intimarono di consegnargli il danaro. Il titolare provò a fare resistenza ma quest'ultimi reagirono in malo modo, così, il brav'uomo cedette. Fece il gesto di aprire un cassetto del bancone ma, probabilmente perché sotto effetto di stupefacenti, il rapinatore s'impressionò e aggredì con un coltello l'edicolante. Gli infierì una coltellata dritta al cuore che uccise Salvatore Buglione sul colpo. Inutili i soccorsi presso l'ospedale Cardarelli di Napoli. 
 

Storico giuridico

  • 6 febbraio 2008 - dal Gup di Napoli vennero emesse le condanne per gli autori dell'omicidio:
    - Ergastolo per Domenico D'Andrea;
    - 23 anni di reclusione per Antonio Palmai,
    - 10 anni di reclusione per Diego Palma, all'epoca minorenne, fratello di Antonio.
  • 4 novembre 2009 - La seconda sezione della Corte di Assise di appello ridefinisce le condanne per Antonio Palma ridimensionando la reclusione a 18 anni.

 

Il ricordo di Anna Buglione, figlia di Salvatore

"Quel giorno ero a casa di mia nonna a farle compagnia dopo aver perso, da appena 20 giorni, anche mio nonno. All'improvviso bussarono insistentemente alla porta. Una vicina di casa ci allarmò del fatto che papà avesse avuto un malore. Mia madre e mio zio si precipitarono in edicola a vedere. Il tempo di rassicurare la nonna e li seguì anche io. Ricordo che appena misi piede fuori dal portone vidi una marea di persone che affollavano l'edicola. Avvicinandomi mi accorsi che l'attività di papà era chiusa dalle fasce bianco-rosse della polizia e che per terra c'era del sangue. Iniziai a capire ma non volevo crederci. Per la confusione mi sentivo spaesata finché una donna che mi riconobbe mi disse che papà era stato portato al Cardarelli. C'era un traffico assurdo così rifiutai i passaggi con l'auto e iniziai a correre verso l'ospedale non molto distante da noi. Giunti sul posto venimmo raggiunti da altri parenti a cui arrivò la notizia. Attendemmo finché le speranze di tutti vennero spente dall'infermiere che uscito dalla sala operatoria ci disse il fatidico: «non ce l'ha fatta»".

"I primi anni non accettavo l'accaduto. Il mio inconscio mi anestetizzava pur di non farmi affrontare il dolore. Addirittura provavo un po' di rabbia verso mio padre per essersi difeso anziché cedere subito i soldi e non rischiare la vita. Passò del tempo. Su internet iniziai a informarmi sulla nostra situazione finché giunsi sul sito della Fondazione Poli che fornisce supporto e assistenza ai familiari delle vittime. Li contattai e, iniziando a frequentare l'ambiente, conobbi altri familiari delle vittime. Da lì ho iniziato a reagire diventando partecipe agli incontri, raccontando la nostra testimonianza nelle scuole o alle manifestazioni o facendo ogni azione utile a mantenere viva la memoria di mio padre".

"Col tempo mi sono accorta che il dolore non è mai andato via ma, al contempo, prendendone consapevolezza la rabbia è svanita. Una crescita graduale grazie sia alla fede sia ad un percorso durante il quale ho approfondito diversi aspetti sia legali che burocratici sul tema. Ad oggi, infatti, ho riversato la mia energia a sostegno di tutti i familiari delle vittime innocenti affinché vengano riconosciuti eguali diritti indifferentemente dalla mano criminale che ha assassinato il proprio caro".

Nei momenti di difficoltà possiamo attingere da una forza che è nel profondo di ognuno di noi. Se ci lasciamo guidare da quest'amore, di sicuro, prenderemo le scelte giuste!

#Memoria: eventi, menzioni e intitolazione in ricordo di Salvatore Buglione

  • 1 maggio 2008 - La storia di Salvatore è raccontata nel libro: "Forcella tra inclusione ed esclusione sociale" di don Luigi Merola. Edizione Guida.
  • 20 maggio 2008 - La storia di Salvatore è menzionata nel libro: "Non rubate la speranza" del cardinale Crescenzio Sepe. Edito Mondadori.
  • 2008 - Intitolazione di un Centro di Coordinamento dei servizi per i senza fissa dimora. Il centro è ospitato in un appartamento confiscato alla camorra in via Pavia 129, a Napoli, e gestito dall'associazione "Less Onlus" in unione con "Il Camper Onlus".
  • 25 novembre 2008 - La storia di Salvatore è menzionata nel libro: "Napoli, la Città il Palazzo" di Raffaele Carotenuto. Editore La città del Sole.
  • 22 maggio 2010 - Intitolato un parco -agricolo didattico nel suo quartiere di residenza, in via Domenico Fontana- Rione Alto.. Evento promosso e presieduto dal Sindaco Rosa Russo Jervolino, l'assessore all'ambiente Rino Nasti, il Presidente, il consiglio e la giunta della Municipalità 5 Arenella-Vomero.
  • Marzo 2015 - La storia di Salvatore è raccontata nel libro:"Memoria" pubblicato dall'associazione Libera, a cura di: Marcello Cozzi, Riccardo Christian Falcone, Iolanda Napolitano, Simona Ottaviani, Peppe Ruggiero. Stampato per conto delle Edizioni Gruppo Abele presso Cooperativa La Grafica Nuova.
  • 4 settembre 2016 - Santa messa presso il parco agricolo "Salvatore Buglione" celebrato da don Tonino Palmese. Iniziativa del Comune di Napoli, della Municipalità 5 Vomero – Arenella e della Fondazione Polis della Regione Campania. Durante la celebrazione, all'interno del parco sono state allocate delle targhe commemorative e piantato un albero dedicato a Salvatore e a tutte le vittime innocenti della criminalità.
  • NR - Intitolazione del Centro Buglione: uno sportello informativo per i migranti in via Pavia, a Napoli, gestito dall'associazione "LESS Onlus".
 
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Daniele Del Core

Daniele Del Core, 18 anni

La sera del 28 ottobre 2006 Daniele Del Core era con il suo amico del cuore Loris Di Roberto nel solito centro abbronzante, a Pozzuoli (NA). Per loro era una tappa tipica del sabato pomeriggio che precedeva la serata del week end. Di lì a poco entrò un altro ragazzo che iniziò a litigare violentemente con Loris. Daniele non esitò a frapporsi tra i due per sedare la lite e difendere l'amico. Accadde tutto molto rapidamente: l'ultimo arrivato, armato con un fendente iniziò a sferrare colpi ai due giovani amici per poi darsi alla fuga. Le coltellate inferte a Daniele furono mortali. Il ragazzo si accasciò morente mentre Loris perse la vita il 5 novembre, in ospedale, a seguito delle gravi ferite.

A generare la rissa fu la gelosia dell'assassino, Salvatore d'Orta, il quale frequentava la ex fidanzatina di Loris. La relazione era terminata nell'estate precedente, eppure, la ragazza continuava a cercare Di Roberto tramite SMS così, il ragazzo decise di eliminare il suo rivale in amore. L'assassino aveva all'epoca dei fatti 16 anni.

Storico giuridico 

  • 28 ottobre 2006 - In serata è stato identificato e rapidamente arrestato il colpevole, Salvatore d'Orta, poco dopo aver tentato di nascondere gli indumenti sporchi di sangue. 
  • Novembre 2006 - Salvatore d'Orta viene portato nel carcere minorile di Airola in attesa di essere processato.
  • 2007 - Il Tribunale per i minorenni di Napoli emette la sentenza con una condanna a 20 anni di reclusione in seguito ridotta a 18 anni dalla Corte d’Appello di Napoli, Sez. Minorenni.
  • 2009 - La Corte di Cassazione riduce la condanna a 16 anni di reclusione confermata dall'ultima decisione in appello rigettando i ricorsi prodotti da entrambe le parti. Effettivamente, d'Orta ha scontato solo 7 anni di reclusione presso il carcere minorile di Airola.

 

 

#Memoria: menzioni e luoghi intitolati a Daniele Del Core

  • 10 novembre 2010 - Nasce l'Associazione "L'amico del cuore" fortemente voluta dai familiari e dagli amici di Daniele e Loris.
  • 27 ottobre 2013 - Pubblicazione del cortometraggio in cui viene menzionata la vicenda di Daniele e Loris dal titolo: "I figli del Bognar" prodotto da: "DiversaMenteGiovani".
  • N.R. - Dedicato il Presidio Libera di Pozzuoli/area Flegrea.
  • 2 luglio 2015 - Intitolazione di un bene confiscato alla camorra a Casalnuovo (NA), in via Virnicchi 154.
  • 17 aprile 2018 - La vicenda di Daniele è raccontata nella "Pillola NON INVANO" prodotto dalla Fondazione Polis della Regione Campania.

Eventi e manifestazioni in ricordo di Daniele Del Core

  • 23 settembre 2007 - 1° Memorial di calcio realizzata dagli amici di Daniele e Loris presso il campetto Bognar di Pozzuoli (NA). L'evento si è ripetuto negli anni successivi limitandone la partecipazione "solo" agli amici e conoscenti di Daniele e Loris.
  • 29 settembre 2007 - Manifestazione in memoria organizzata dalla "Real-Lions" presso il Centro "Pianeta Sports".
  • 15 luglio 2012 - Finale del 5° Memorial calcistico presso il campetto del parco Bognar di Pozzuoli (NA). Evento promosso dall'associazione "L'amico del cuore".
  • 7 luglio 2013 - Finale del 6° Memorial calcistico presso il campetto del parco Bognar, a Pozzuoli (NA). L'evento è stato promosso dagli amici di Daniele e Loris in collaborazione all'associazione "DiversaMenteGiovani".
  • 13 luglio 2014 - Finale del 7° Memorial calcistico. Al torneo hanno partecipato ben 16 squadre locali.
  • 8 maggio 2015 - Triangolare Italo-Argentino di calcio presso lo stadio “Domenico Conte” di Pozzuoli (NA). Evento promosso dall'amministrazione locale, il Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti, Libera, la Fondazione Poli. Alla competizione ha partecipato la squadra argentina Tierrita y Pavimento (iscritta al campionato amatoriale del Club Universitario di Buenos Aires, nato nel 1918). La squadra argentina è in tour a Barcellona e a Napoli per ripercorrere alcune tappe della carriera di Diego Armando Maradona.
  • 29 novembre 2015 - Festa dell’Albero in memoria delle vittime innocenti della criminalità. L’evento si è tenuto al Monte Barbaro con la piantumazione di alberi per compensare i danni dovuti agli incendi.
  • 21 ottobre 2016 - 9° Memorial con una Partita di calcio presso il Campo Sportivo "Domenico Conte" di Arco Felice (NA).
  • 26 luglio 2017 - Finale del 10° Memorial calcistico realizzato dagli amici di Daniele e Loris presso il campetto del parco Bognar a Pozzuoli (NA).
  • Luglio 2018 - 11° Memorial "Trofeo Loris e Daniele". Torneo di calcio realizzato dagli amici di Daniele e Loris presso il campetto del parco Bognar a Pozzuoli (NA).
  • 28 ottobe 2019 12° Memorial "Daniele Del Core e Loris Di Roberto" con una partita di calcetto presso il campetto del parco Bognar, a Pozzuoli (NA).

Resta connesso con Daniele Del Core

Per non perdere aggiornamenti sui prossimi eventi in memoria di Daniele Del Core o per partecipare al prossimo torneo calcistico, segui la pagina Facebook dedicata al:

"Trofeo Loris e Daniele"

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Paolino Avella

Paolino Avella, 17 anni

Il 5 aprile del 2003 il giovane Paolino Avella uscì di scuola, il Liceo Scientifico "Salvatore Di Giacomo", a San Sebastiano al Vesuvio (NA). In sella al suo motorino con un compagno fu avvicinato da due criminali intenti a volerglielo sottrarre. Nel tentativo di sfuggire al furto Paolino accelerò cercando di allontanarsi in direzione della stazione dei Carabinieri. Iniziò un vero e proprio inseguimento. I due malviventi, avendo una moto più potente, raggiunsero facilmente i giovani e, con un calcio, li speronarono. Paolino perse il controllo del motociclo e batté contro un albero posto sul marciapiede.

Illeso il passeggero, l'amico Andrea Commodo, mentre, per Paolino Avella l'impatto fu letale. Morì all'età di 17, a pochi giorni dal festeggiare il 18° compleanno. Quando il suo Liceo venne ristrutturato, l'aula della III D non fu toccata. Le pareti custodivano i pensieri dei compagni di classe per l'amico perduto e rimasero tali fino al conseguimento della loro maturità.

Storico giuridico

  • La Corte di Assise stabilisce in primo grado l'assoluzione di Luigi Minichini, uno dei due malviventi autori dell'aggressione. Il giudice decide per l'assoluzione per l'impossibilità di utilizzare nel processo le dichiarazioni di ammissione di colpevolezza rese dal coimputato al Tribunale per i minorenni, dichiarazioni non confermate in aula nel corso del processo al complice maggiorenne. Il complice che all'epoca non aveva ancora compiuto diciotto anni era già stato condannato in via definitiva dal Tribunale per i minorenni.
  • La prima sezione della Corte d'Assise d'Appello di Napoli, invece, ribalta il giudizio d'assoluzione di primo grado, condannando a 12 anni Luigi Minichini. Con questa sentenza si stabilisce che la morte del ragazzo non fu un incidente stradale, ma la conseguenza di una tragica aggressione.
  • Il 13 novembre 2012 la 3° Sezione della Corte di Assise di Appello del Tribunale di Napoli (secondo livello) dichiara Luigi Minichini colpevole per l'omicidio di Paolino Avella, condannando l'uomo a 9 anni di reclusione, alla rifusione delle spese legali ed al risarcimento dei danni provocati alle parti civili, oltre all'interdizione dai pubblici uffici.
  • Nel giugno 2014 Minichini si rende irreperibile dandosi alla latitanza.
  • Agosto 2014 - I carabinieri arrestano il fuggitivo presso la sua abitazione  a Barra.

 

Il ricordo di Alfredo Avella, papà di Paolino

"Mi telefonò un'amica di classe di Paolino. Piangeva disperatamente. Fu lei a darmi la brutta notizia rispondendo a quel ragionamento che si faceva dentro casa: «come mai Paolino ancora non torna da scuola?» Ci disse che erano tutti al Loreto Mare, che mio figlio aveva avuto un incidente. Mi precipitai all'ospedale e, facendomi spazio tra i tantissimi ragazzi, cercavo di capire cosa fosse accaduto nello specifico. Speravo che mio figlio fosse solo ferito, che non fosse finito così, non ero ancora a conoscenza della gravità e del'atto criminale che aveva subito".

"Dopo qualche giorno la mente continuava a elaborare quello che avevo sentito vociferare tra i ragazzi in ospedale ma che al momento non avevo messo a fuoco. Iniziai a fare qualche domanda, ad indagare sulla dinamica dell'incidente. Tra le voci di popolo e qualche compagno di classe, finalmente venni a sapere che ‹volevano fargli una rapina, che gli avevano dato un calcio e che quel gesto gli fece perdere il controllo per poi cadere›. Passarono circa due settimane prima che entrassi in contatto con la procura di Nola incaricata delle indagini. Da lì iniziò il calvario per trovare i testimoni. Nonostante la grande risposta dell'Istituto e degli alunni nelle manifestazioni per quanto accaduto, fu davvero difficile trovare qualcuno che si esponesse aiutandomi per fare giustizia".

"In seguito, ricevetti l'invito dell'allora Presidente della Provincia, il prof. Amato Lamberti, sociologo di grande spessore. Grazie a lui feci la mia prima uscita. Mi parlò della pagina web «il muro» sulla quale lessi che molti studenti avevano lasciato pensieri d'affetto e di giustizia per mio figlio. Si accese in me una speranza. Da lì conobbi altri familiari delle vittime innocenti, ci frequentavamo, ci davamo supporto, andavamo insieme a conoscere nuovi familiari quando ricapitavano situazioni analoghe. Così, dopo qualche anno, decidemmo di fondare l'Associazione ‹Coordinamento campano delle vittime innocenti della criminalità›.

Siate partecipi, vincete l'indifferenza verso la criminalità. Non servono grandi gesti ma una piccola fetta di responsabilità in ognuno di noi!

#Memoria: menzioni e intitolazione per Paolino Avella

  • Marzo 2009 - Intitolato il Centro Polivalente di Pollena Trocchia, divenuto Asilo Comunale, in via Cavour.
  • 29 febbraio 2012 - La storia di Paolino è raccontata dallo spettacolo teatrale: "Dieci storie proprio così" regia e drammaturgia di Emanuela Giordano. 
  • 2013 - Inaugurazione della Tendostruttura all'interno del Liceo Scientifico "Salvatore Di Giacomo", San Sebastiano al Vesuvio (NA).
  • 7 aprile 2013 - Inaugurazione del Presidio di Libera S.Giorgio - S.Sebastiano "Paolino Avella".
  • 23 maggio 2013 - Inaugurato il "Parco Pubblico Paolino Avella" in memoria di Paolino e di tutte le vittime innocenti della criminalità all'interno del boschetto del rione Gescal di Nola, la Villa comunale in via dei Mille.
  • 21 marzo 2014 - Nascita di "Radio Paolino". Promosso dall'assessore alle politiche giovanili del comune di San Giorgio a Cremano Michele Carbone in collaborazione con Radio Siani.
  • Una Stele alla memoria in via Matteotti, luogo della tragedia, posta dal Comune di San Sebastiano al Vesuvio.
  • Marzo 2015 - La storia di Paolino è menzionata nel libro: "Memoria" pubblicato dall'associazione Libera, a cura di: Marcello Cozzi, Riccardo Christian Falcone, Iolanda Napolitano, Simona Ottaviani, Peppe Ruggiero. Stampato per conto delle Edizioni Gruppo Abele presso Cooperativa La Grafica Nuova.
  • 21 luglio 2015 - Presentato il dossier: "La strage degli innocenti"  dedicato a tutti i minorenni uccisi dalla criminalità in Campania. Evento promosso dalla Fondazione Polis in occasione del 24° anniversario dell'omicidio di Fabio De Pandi. La commemorazione continua con una Santa Messa, celebrata da don Tonino Palmese, presso la Chiesa di via Santa Lucia.

Eventi per ricordare Paolino Avella

  • Ogni anno Alfredo Avella organizza un premio dedicato alla memoria del figlio.
  • 6 marzo 2009 - 2° Memorial "Paolino Avella" con una gara podistica femminile sulla distanza di 7,5 Km sul territorio di San Sebastiano a Vesuvio.
  • Dal 2005 al 2010 - L'Associazione Paolino Avella Onlus ha assegnato borse di studio agli studenti di ogni grado nelle sezioni: poesia, scrittura creativa, fotografia, cortometraggi.
  • 5-12 aprile 2014 - Settimana della legalità con diversi eventi, tra cui una partita tra Familiari Delle Vittime vs Liceo "Carlo Urbani" (7 aprile 2014).
  • 12 aprile 2015 - Per il 12° anniversario, a differenza degli altri anni, per ricordare Paolino la santa messa fu celebrata nella tendostruttura del liceo scientifico “Salvatore di Giacomo” di San Sebastiano al Vesuvio.
  • 11 giugno 2016 - Memoriale Paolino Avella presso il parco pubblico "Paolino Avella", a Nola, insieme al Presidio nolano dell'associazione Libera ed alle istituzioni.
  • 17 dicembre 2016  - L'Associazione Paolino Avella presenta:"CARAVAGGIO. LE SETTE OPERE DELLA MISERICORDIA", con Ugo Pagliai e Vincenzo De Luca, docente di storia dell'arte. Presso il Museo Filangieri (Napoli)
  • 6 aprile 2018 - Dedicato il convegno sul tema dell’attività dei “Giornalisti Giornalisti” (cit. film “Fortapasc”) impegnati quotidianamente nella lotta per la verità e la legalità. Presso l’auditorium del liceo scientifico di San Sebastiano al Vesuvio “Salvatore Di Giacomo”.

L'Associazione Paolino Avella Onlus

Paolino Avella Onlus

Dopo le manifestazioni dettate dall'emozione del momento, gli amici, i docenti ed i genitori di Paolino, ritennero di non far disperdere l'ondata di solidarietà e l'insegnamento che la tragica vicenda aveva dettato in ognuno di loro, e nella popolazione intera dei Comuni interessati.

Così nel 2009, nasce così l'Associazione Onlus Paolino Avella che, insieme agli studenti ed ai docenti dei due Istituti frequentati dal ragazzo (Scuola Media Statale "R. Viviani" di Pollena Trocchia e Liceo Scientifico Statale "S. Di Giacomo" di San Sebastiano al Vesuvio), si propone di sviluppare percorsi di legalità capaci di incidere sulla popolazione in generale dell'area di interesse, ed in particolare sulle fasce pre-adolescenziali ed adolescenziali.

Attività:

Creare percorsi didattici che, attraverso: dibattiti, attività di ricerca, borse di studio e produzione di elaborati, conduca i giovani alla ricerca di un linguaggio comune, per educare alla legalità i propri coetanei ed il mondo degli adulti.

Scopri di più! Visita il sito:
Associazione Paolino Avella Onlus

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 Associazione Paolino Avella Onlus

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