Le Storie

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Pasquale "Lino" Romano

Pasquale "Lino" Romano, 30 anni

La sera del 15 ottobre 2012 Lino Romano, operaio, originario di Cardito (NA), fu brutalmente assassinato dalla camorra per uno scambio di persona. Quel giorno Lino andò a prendere la fidanzata Rosanna alla stazione di Napoli e la accompagnò a casa, a Marianella, quartiere di Napoli. Passò del tempo con lei e la sua famiglia, poi, passate le 21:00, scese di casa per andare a giocare una partita di calcetto con gli amici. In tutta tranquillità Pasquale uscì dal palazzo e si diresse verso la sua auto, ma, aperto lo sportello, venne colpito con 14 proiettili esplosi a distanza ravvicinata. Inutile i soccorsi, il ragazzo si accasciò esanime.

Pasquale Romano perse la vita da innocente per un atroce scambio di persona nella guerra tra i clan locali. L'obiettivo dell'agguato sarebbe dovuto essere Domenico Gargiulo, uomo vicino ai "Girati" in guerra con gli "Scissionisti" che quella sera cenava a casa della fidanzata proprio nello stesso palazzo di Rosanna. Gli assassini, appostati fuori lo stabile, attendevano un SMS come segnale di una 'specchiettista' che li avvisasse che quest'ultimo stesse uscendo. Invece, quando videro uscire un ragazzo fisicamente simile al loro bersaglio si accanirono su di lui senza né attendere il messaggio né accertarsene l'identità. 

Storico giuridico

  • 18 novembre 2013 - Durante la sentenza con rito abbreviato, il gup Francesco Cananzi emette le seguenti condanne:
    - Ergastolo per Salvatore Baldassarre ritenuto l'esecutore materiale dell'omicidio di Lino Romano;
    - 18 anni e 8 mesi per Giovanni Marino ritenuto l'autista del commando omicida;
    - 14 anni per Anna Altamura, la donna che ricopriva il ruolo di specchiettista alla quale è stata concessa l'attenuante della confessione spontanea e collaborazione;
    - 16 anni di reclusione a Carmine Annunziate e 14 anni per suo fratello Gaetano, figli di Altamura ritenuti complici. 
  • 11 febbraio 2014 - L'udienza alla V Corte di Assise presieduta dal giudice Adriana Pangia, il PM Enrica Parascandolo, viene chiesto la condanna all'ergastolo per Giuseppe Montanera, ritenuto il mandante, e Giovanni Vitale, come organizzatore dell'agguato.
  • 1 aprile 2014 -  La Corte emette la sentenza di condanna: ergastolo ed isolamento diurno per 18 mesi, interruzione della patria potestà, interdizione dai pubblici uffici e la condanna a risarcire il danno alle parti civili, a carico di Montanera e Vitale, rispettivamente mandante e organizzatore dell'omicidio di Lino Romano.
  • 22 aprile 2015 - la Corte d'Assise d'Appello di Napoli ha riduce le pene inflitte per tre dei condannati. Da 16 a 13 anni di reclusione per Carmine Annunziata, mentre, a Gaetano Annunziata e ad Anna Altamura da 13 a 12 anni di reclusione. Confermata, invece, la sentenza di primo grado a 18 anni ed 8 mesi per Giovanni Marino, autista del commando.

 

Il ricordo di Lucia Romano, sorella di Lino

"Quella sera per me è un ricordo indelebile. Ero a casa con i miei figli e una zia. Squillò il telefono. Mio padre mi mise al corrente sull'accaduto. Non potevo crederci. Corsi da loro. Ricordo ancora le parole di mia madre che guardandomi mi disse: «ora come farò senza Lino?» Quella stessa sera promisi a mio fratello che avrei fatto di tutto perché non venisse dimenticato e affinché ottenesse giustizia."

"Iniziò così il calvario delle udienze alle quali, spesso, presenziavo da sola. Mi spingeva il desiderio che quando 'loro' avrebbero incrociato i miei occhi, non solo si ricordassero di mio fratello ma che comprendessero che non gli avrei reso vita facile! Ricordo ancora la giornata della sentenza del rito abbreviato quando vennero condannati quasi tutti i colpevoli coinvolti. Aspettavo che uscissero dall'aula ma, nonostante il giudice li chiamasse da più di mezz'ora, loro non hanno avuto il coraggio di incontrarci. Questo mi ha dato la dimostrazione che 'queste persone', fuori dal loro contesto e senza un’arma, non sono niente e non sono nessuno!"

"Intanto, siamo entrati in contatto con le associazioni rivolte alle vittime innocenti. Con loro riesco a portare avanti la memoria di mio fratello Lino, anche se, per tutta la famiglia è ancora difficile raccontare e convivere con la sua assenza. Mi sostiene il ricordo del sorriso e della gentilezza che lo contraddistinguevano. Solo pensandoci trovo la forza per affrontare il dolore e portare la sua storia nelle scuole. Sono sicura che i ragazzi possano imparare da questi racconti e capire la realtà di questi contesti."

È più importante raggiungere un obiettivo per merito e con sacrificio anziché ottenerlo con arroganza, prevalendo sul prossimo o, addirittura, arrivando a stroncare la vita di qualcuno.

 

#Memoria: eventi e luoghi intitolati a Lino Romano

  • 18 ottobre 2012 - Pubblicazione della lettera scritta dai genitori di Pasquale al Ministro dell'Interno sul "Il Mattino".
  • 19 ottobre 2012 - Funerali solenni. Per l'occasione, il Sindaco di Cardito (NA).
  • 28 ottobre 2012Minuto di silenzio durante la partita di calcio Napoli-Chievo. A bordo campo viene aperto lo striscione del Coordinamento Campano dei familiari delle vittime innocenti di criminalità.
  • 30 ottobre 2012 - Fiaccolata commemorativa percorre per le strade di Cardito (NA).
  • 21 novembre 2012 - Piantumato un albero all'interno del Parco della memoria e dell'impegno civile, a Ottaviano (NA). Evento svoltosi durante la Festa dell'Albero promosso dall'Osservatorio Ambiente e Legalità del Parco Nazionale del Vesuvio.
  • 2013 - La storia di Lino Romano è racontata nel monologo di Roberto Saviano in una puntata di "Che tempo che fa'".
  • 9 maggio 2013 - Inaugurato e intitolato il centro giovanile del convento francescano 'S. Antonio' di Afragola (NA). Cerimonia avvenuta alla presenza del cardinale Crescenzio Sepe e don Tonino Palmese.
  • 31 maggio 2013 - La storia di Lino Romano è menzionata nel libro: "Dizionario enciclopedico delle Mafie in Italia". Curatore C. Camarca, Edito Castelvecchi.
  • 15 ottobre 2013 - La storia di Lino ha ispirato lo spettacolo teatrale"La guerra di tutti". Evento nato da un'idea di Francesco Amato, collega ed amico di Lino. L'evento è stato promosso per tre edizioni annuali.
  • 15 ottobre 2014 Giornata alla memoria iniziata con la deposizione dei fiori sulla lapide presso il cimitero comunale di Cardito. Segue un momento musicale presso Piazza Marianella in cui viene presentato il bando per le borse di studio "Lino uno di Noi". Evento organizzato da Fondazione Polis, Libera, il Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti.
  • 14 maggio 2015 - Intitolata l'area sportiva all'interno del Parco Taglia di Cardito (NA). 
  • Marzo 2016 - Momento commemorativo in conclusione della mostra "In viaggio con la Mehari" nella sede del "Teatro Area Nord". Evento promosso dall'assessorato ai Giovani del Comune di Napoli. 
  • 19 dicembre 2017 - Approvata la proposta di intitolazione del parco comunale di Marianella rinominato: "Parco Lino Romano".
  • 17 aprile 2018 - La storia di Lino Romano è raccontata nella raccolta video della mostra NON INVANO realizzata e promossa dalla Fondazione Polis della Regione Campania.
  • 15 ottobre 2018 - Dedicata alla memoria il corso di formazione "Come cambia la narrazione dei fenomeni criminali. Deontologia e riflessioni degli ultimi 10 anni". Evento svoltosi presso l'Hotel Alabardieri di Napoli, promosso dall'Ordine dei Giornalisti della Campania e dalla Fondazione Polis.
  • 15 ottobre 2019 Giornata alla memoria con un convegno presso la Sala Consiliare di Palazzo Mastrilli, a Cardito (NA) seguita dalla deposizione di una corona di fiori sul sepolcro al cimitero comunale.
  • 11 settembre 2020 - Inaugurate una scultura e dei murales presso il parco Taglia di Cardito. Le opere sono state realizzate dagli alunni del Liceo Artistico di Cardito nate dal progetto triennale:"Piantiamo i semi della legalità".
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Francesco Imposimato

Francesco Imposimato, 44 anni

Francesco Imposimato fu assassinato in un agguato di camorra nel pomeriggio del'11 ottobre 1983 mentre era in auto con sua moglie Maria Luisa Rossi e il loro barboncino "Puffy". La coppia lavorava presso la fabbrica "Face Standard" (in seguito Alcatel), a Maddaloni (CE). Terminata la giornata lavorativa, pressapoco le 17:00, i due si misero in auto per rincasare quando, a circa 300 metri dalla fabbrica, si videro sbarrare la strada da una "Ritmo 105 TC". Due sicari, appostati sul lato opposto dell'incrocio, si avvicinarono e iniziarono a fare fuoco contro la vettura. Francesco morì colpito da ben 11 proiettili, mentre, Maria Luisa fu ferita gravemente.

Nell'agguato Maria Luisa Rossi fu colpita da due proiettili: il primo le si conficcò nel braccio sinistro mentre il secondo le perforò entrambi i polmoni fuoriuscendo dalla schiena. L'auto si riempì di fumo, così la donna aprì d'istinto lo sportello ma perse coscenza per il dolore e l'emorragia delle ferite. Intanto, così facendo permise la fuga al barboncino che iniziando ad abbaiare fino alla portineria della fabbrica attirò l'attenzione dei passanti.

I primi soccorsi giunsero da una camionetta di militari di passaggio che udendo gli spari accorse sul luogo dell'attentato riuscendo, addirittura, a poter annotare la targa della Ritmo che sfrecciava in direzione opposta. Maria Luisa fu operata d'urgenza per poi essere trasferita, in seguito, all'ospedale "Monaldi" per una lunga degenza prima di potersi stabilizzare.

Le piste seguite per comprendere le cause di tale attentato furono molteplici finché le indagini condussero al movente della "vendetta trasversale" nei confronti del giudice Ferdinando Imposimato, fratello di Francesco, che indagava su Cosa Nostra, la Banda della Magliana e, in particolare, sul rapimento di Aldo Moro. 

Storico giuridico

  • In un primo momento si parlò di terrorismo, eventualmente da ascriversi alle Brigate Rosse o alla pista della vendetta personale: Francesco Imposimato, impiegato della CGIL e ambientalista, denunciò l'abusivismo nelle cave ricavate sui monti Tifatini (Appennino casertano) ad opera di imprese riconducibili al clan Nuvoletta di Marano di Napoli.
  • 12 ottobre 1983 - Alla sede campana dell'ANSA giunse una telefonata anonima in cui venne dichiarato: «è stato ucciso il fratello del giudice boia». Purtroppo, negli anni, sono stati commessi diversi depistaggi.
  • 1993 - Il pentito Carmine Schiavone inizia a collaborare con la giustizia fornendo maggiori indizi, nomi e dinamiche.
  • Dal 1998 al 2000 - Il delitto di Imposimato prese parte al processo Spartacus I. Un processo penale condotto principalmente a carico dei membri del clan Casalesi dove furono processate oltre 115 persone fra cui il boss Francesco Schiavone soprannominato "Sandokan".
  • In aula processuale, Maria Luisa Rossi identificò Antonio Abbate come uno dei due sicari.
  • 2000 - Nel processo Spartacus vennero condannati all'ergastolo per l'omicidio Imposimato:
    Vincenzo Lubrano ritenuto il mandante dell'agguato su richiesta (ufficiosa) di Giuseppe Calò, tesoriere di Cosa Nostra, di cui il giudice Imposimato ne stava scoprendo l'identità.
    Raffaele Ligato e Antonio Abbate ritenuti gli esecutori materiali.
  • 30 maggio 2002 - La Corte di Cassazione confermò le condanne nella sentenza precedente.

 

Il ricordo di Giuseppe e Filiberto Imposimato, figli di Francesco

"All'epoca frequentavamo il Convitto Nazionale di Maddaloni facendo l'orario prolungato. Come ogni giorno, verso le 17:30, i nostri genitori venivano a prenderci usciti da lavoro. Quel pomeriggio li aspettammo fino alle 8 di sera, un'attesa interminabile durante la quale vedevamo andar via tutti gli altri bambini e gli insegnanti. Venne a prenderci un collega della fabbrica nonché amico di famiglia i cui figli venivano a scuola con noi. Come scusa ci disse che i nostri genitori erano dovuti andare urgentemente a Milano per lavoro senza poterci avvisare. Lo credemmo e rimanemmo ospiti a casa sua per tre giorni per poi trasferirci da nostra zia, sorella di papà. Non ci fu detto nulla di loro e quando chiedevamo, anche in lacrime, ci dicevano sempre che erano in trasferta a Milano per lavoro."

"Da quel giorno studiammo a casa per diversi mesi e quando riprendemmo a frequentare la scuola venivamo accompagnati dalla scorta. Nonostante la stranezza della situazione e l'aria tesa che ci circondava furono tutti bravi nel tenerci al riparo dalla cronaca. La verità la scoprimmo molto tempo dopo quando nostra madre uscì dall'ospedale, a dicembre. Fu lei che, nei modi consoni per dei bambini di 7 e 9 anni, ci spiegò l'accaduto e che papà non era più tra noi. Fu un momento durissimo. Dopo mesi che attendevamo il loro ritorno vedemmo tornare solo nostra madre, sola e convalescente."

[Filiberto]: "Ancora oggi mi chiedo dove abbia trovato la forza di non farci pesare quella situazione. La morte violenta di papà è stato un pensiero fisso per molto tempo. Pensare che ci siano persone capaci di commettere simili gesti mi ha condizionato nel rapportarmi con gli sconosciuti. Nell'infanzia provavo tanta rabbia per questa gente, fantasticavo sul poterli eliminare tutti ma ero solo un bambino di 7 anni. Chiuderci in noi stessi fu quasi automatico, all'epoca non esistevano neanche realtà associative che ci dessero qualsiasi tipo di sostegno umano."

[Giuseppe]: "Il primo periodo dell'adolescenza fu davvero difficile a causa del clima di incertezza e tensione che vivevamo. La comprensione e la verità è arrivata man mano con il proseguire delle indagini che hanno messo a tacere tante insinuazioni e diffamazioni sulla mia famiglia. Crescendo ho iniziato anche a capire il perché di alcuni fenomeni e situazioni a cui eravamo esposti, di certo, ad oggi affronto l'argomento con una maturità diversa."

"Finalmente nel nuovo millennio si concluse la parte processuale e qualche anno dopo, nel 2009, conoscemmo l'associazione Libera che ci rese partecipi alle diverse manifestazioni sul tema. Fu emozionante quando visitammo per la prima volta un bene confiscato alla camorra. Grazie a loro è diventato più facile raccontare la nostra storia. Farlo non è piacevole, risvegliare i sentimenti di allora rivangando quegli anni duri è sempre doloroso, nonostante ciò, accettiamo sempre ben volentieri di intervenire nelle scuole per dare ai ragazzi un punto di vista diverso da quello che viene spesso raccontato."

Il nostro scopo è far sì che attraverso la nostra storia i ragazzi possano capire quale sia la scelta più giusta da prendere. 

#Memoria: eventi, menzioni e luoghi intitolati a Francesco Imposimato

  • NR - Intitolato il Gruppo Archeologico Calatino "Francesco Imposimato". Associazione per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale di cui faceva parte anche Francesco.  
  • 11 ottobre 1984 - Inaugurazione di un busto raffigurante Francesco Imposimato deposto nella villa comunale di Maddaloni (CE). L'evento si è arricchito con una manifestazione anticamorra in cui sono intervenuti: Francesco Cossiga, l'allora presidente del Senato, il giudice Ferdinando Imposimato, di don Riboldi e un seguito tra parlamentari, senatori e organizzazioni sindacali.
  • 13 settembre 2010 - Il delitto Imposimato è raccontato nel libro: "Segreto criminale" di Raffaella Notariale. Newton Compton Editori.
  • 20 marzo 2012 - Intitolazione della biblioteca del Liceo "Cortese" di Maddaloni (CE) come atto conclusivo di una manifestazione con fiaccolata in ricordo di Francesco Imposimato e Ciro Rossetti. Evento organizzato da Libera, dall'amministrazione locale e dalle associazioni sindacaliste.
  • 31 maggio 2013 - La storia di Francesco è menzionata nel libro: "Dizionario enciclopedico delle Mafie in Italia". Curatore C. Camarca, Edito Castelvecchi.
  • 12 ottobre 2013 - Giornata alla memoria con cerimonia del Premio artistico-letterario "Franco Imposimato" presso la sala Teatro Settembrini del Convitto Nazionale. Evento organizzato dal Presidio Libera di Maddaloni, dall'amministrazione comunale e dalle associazioni "Actam" e "Anmig". Successivamente, la mostra con le opere di Francesco e di tutti gli alunni che hanno vinto nelle diverse sezioni del concorso, sono state esposte nelle sale del Museo Civico di Maddaloni.
  • 27 maggio 2017 - Intitolazione di Villa Imposimato, bene confiscato prorpio ad Abbate, a Pignataro Maggiore (CE). La struttura è gestita dalla Cooperativa sociale "Apeiron". Guarda il video di presentazione.
  • 2017 - Dedicato alla memoria di Francesco Imposimato il Presidio Libera di Maddaloni - CE.
  • dicembre 2017 - Intitolazione della biblioteca dell'I.P. "Aldo Moro" di Montesarchio, a Napoli.
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Ciro Rossetti

Ciro Rossetti, 31 anni.

L'11 ottobre del 1980 veniva trasmessa in TV la partita di qualificazione ai mondiali Italia-Lussemburgo. Quel sabato sera, Ciro Rossetti si recò a casa della madre, a San Giovanni a Teduccio (NA), per godersi l'evento sportivo in compagnia della famiglia dopo una settimana di lavoro come operaio presso l'"Alfasud". Poco dopo il primo gol al 32' si sentirono dei forti rumori. Ciro decise di affacciarsi incuriosito di sapere chi stesse festeggiando. Nel momento in cui si sporse verso l'esterno dell'abitazione posta al piano terra dell'edificio, si vide un "Alfasud" sfrecciare con tre uomini a bordo. L'uomo seduto al lato passeggero protese il braccio dal finestrino e, armato di pistola, innescò una sparatoria con esponenti del clan rivale che si aggiravano su quei marciapiedi. Uno dei proiettili vagante ferirono Ciro all'occhio sinistro. Il fratello Alberto, che era dietro di lui, dopo lo shock iniziale di tutta la famiglia, lo soccorse portandolo al "Loreto Mare" di Napoli. Inutile la corsa in ospedale. Il colpo fu fatale e Ciro Rossetti fu dichiarato morto di lì a poco lasciando moglie e 2 figli piccolissimi. 

In quegli anni si combatteva una vera e propria guerra tra clan di camorra per il controllo del contrabbando di sigarette. Approfittando delle strade deserte per l'evento sportivo, i banditi pensarono di mettere in atto un'agguato al boss locale Ciro Sorrentino il quale, però, venne solo ferito all'anca.

Storico giuridico

  • 1 ora dopo - Ciro Sorrentino fu arrestato all'ospedale "Loreto Mare" dove fu portato dall'ambulanza per la ferita d'arma da fuoco.
  • Fine ottobre 1980 - Le forze dell'ordine ricostruirono la dinamica della sparatoria e fermando quasi tutti i responsabili:
    - Nell'auto: Carmine Orso; Gennaro Limatola; Salvatore Piccolo;
    - In Strada: Ciro Sorrentino e Luigi D'Alessandro. Si ritiene ce ne sia stato un terzo non identificato
    Inoltre: si ritiene che il colpo ad aver ucciso Ciro Rossetti sia stato esploso da gruppo di fuoco di Sorrentino accusato di omicidio pluriaggravato.
  • 2001 - Il Ministero degli Interni riconosce Ciro Rossetti "vittima innocente della camorra".

 

#Memoria: menzioni in ricordo di Ciro Rossetti

  • 26 agosto 2010 - La storia di Ciro è raccontata nel libro: "Al di là della notte" di Raffaele Sardo. Edito Pironti, promosso dalla Fondazione Polis.
  • 31 maggio 2013 - La storia di Ciro è menzionata nel libro: "Dizionario enciclopedico delle Mafie in Italia". Curatore C. Camarca, Edito Castelvecchi.
  • Marzo 2015 - La storia di Ciro è menzionata nel libro"Memoria" pubblicato dall'associazione Libera, a cura di: Marcello Cozzi, Riccardo Christian Falcone, Iolanda Napolitano, Simona Ottaviani, Peppe Ruggiero. Stampato per conto delle Edizioni Gruppo Abele presso Cooperativa La Grafica Nuova.
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Gennaro De Angelis

Gennaro De Angelis, 37 anni

Il 15 ottobre 1982 Gennaro De Angelis, agente penitenziario presso il carcere di Poggioreale (NA), venne assassinato dalla camorra per essersi rifiutato di fare favori alla NCO. Quel giorno, nel tardo pomeriggio, s'intratteneva a giocare a carte nel consueto circolo ricreativo 'Madonna dell'Arco' nel centro di Cesa (CE). Alle 20:15 entrarono tre uomini a volto coperto e a mano armata che minacciarono i presenti. Si pensò ad una rapina, invece, i due riconobbero Gennaro ad uno dei tavoli e senza troppe esitazioni si avvicinarono a lui, gli spararono alla testa e al torace e si diedero alla fuga. Gennaro De Angelis morì sul colpo riversandosi dal tavolo. Nell'esecuzione venne ferito anche Pasquale Marino, pensionato di 70 anni, che morirà 4 giorni dopo al Cardarelli di Napoli.

Fu chiaro fin da subito che si trattasse di un'esecuzione di stampo camorristico. L'agente penitenziario era assegnato alla ricezione dei pacchi per i detenuti, mezzo attraverso il quale avvenivano scambi di messaggi o regalie. Gennaro De Angelis fu giustiziato per: la sua onestà e dedizione al lavoro, per non aver ceduto a favori o tangenti, per ogni rifiuto alle richieste della Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo.

A soli 37 anni Gennaro lascia una giovane moglie, Adele, e tre figli piccoli rispettivamente di: nove, cinque e due anni. Il Ministero dell'Interno ha riconosciuto Gennaro De Angelis  "vittima del dovere" ai sensi della legge 466/1980 e successivamente "vittima della criminalità organizzata" ai sensi della 407/1998.

Storico giuridico

  • 1985 - I carabinieri di Aversa(CE) hanno individuato 4 persone appartenenti alla NCO come autori del delitto. Tutti già in carcere per altri motivi.

 

#Memoria: eventi e intitolazioni in ricordo di Gennaro De Angelis

  • 26 agosto 2010 - La storia di Gennaro De Angelis è menzionata nel libro: "Al di là della notte" di Raffaele Sardo. Edito Pironti, promosso dalla Fondazione Polis.
  • 12 maggio 2013 - Intitolazione della sezione Anppe (Associazione Nazionale Polizia Penitenziaria) di Aversa (CE). L'evento si è svolto presso il Centro culturale "Caianiello" su iniziativa dell'amministrazione locale. 
  • 31 maggio 2013 - La storia di Gennaro De Angeli è raccontata nel libro: "Dizionario enciclopedico delle Mafie in Italia". Curatore C. Camarca, Edito Castelvecchi.
  • 13 ottobre 2013 - Convegno alla memoria sui temi della legalità presso la scuola media "F. Bagno" di Aversa (CE). All'incontro hanno partecipato diverse autorità del territorio casertano, tra cui: il magistrato Cesare Sirignano, don Luigi Ciotti e una delegazione del sindacato di Polizia COISP.
  • 19 novembre 2014 - Messa per tutte le vittime di camorra dell'agro-aversano e dell'area nord di Napoli celebrata a Casal di Principe (CE). L'iniziativa è stata sostenuta dalle associazioni tra cui: Comitato Don Peppe Diana, Associazione di volontariato "Jerry Essan Masslo", Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti di camorra.
  • 11 settembre 2020 - Intitolazione del carcere  di Arienzo (CE). 
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Daniele Del Core

Daniele Del Core, 18 anni

La sera del 28 ottobre 2006 Daniele Del Core era con il suo amico del cuore Loris Di Roberto nel solito centro abbronzante, a Pozzuoli (NA). Per loro era una tappa tipica del sabato pomeriggio che precedeva la serata del week end. Di lì a poco entrò un altro ragazzo che iniziò a litigare violentemente con Loris. Daniele non esitò a frapporsi tra i due per sedare la lite e difendere l'amico. Accadde tutto molto rapidamente: l'ultimo arrivato, armato con un fendente iniziò a sferrare colpi ai due giovani amici per poi darsi alla fuga. Le coltellate inferte a Daniele furono mortali. Il ragazzo si accasciò morente mentre Loris perse la vita il 5 novembre, in ospedale, a seguito delle gravi ferite.

A generare la rissa fu la gelosia dell'assassino, Salvatore d'Orta, il quale frequentava la ex fidanzatina di Loris. La relazione era terminata nell'estate precedente, eppure, la ragazza continuava a cercare Di Roberto tramite SMS così, il ragazzo decise di eliminare il suo rivale in amore. L'assassino aveva all'epoca dei fatti 16 anni.

Storico giuridico 

  • 28 ottobre 2006 - In serata è stato identificato e rapidamente arrestato il colpevole, Salvatore d'Orta, poco dopo aver tentato di nascondere gli indumenti sporchi di sangue. 
  • Novembre 2006 - Salvatore d'Orta viene portato nel carcere minorile di Airola in attesa di essere processato.
  • 2007 - Il Tribunale per i minorenni di Napoli emette la sentenza con una condanna a 20 anni di reclusione in seguito ridotta a 18 anni dalla Corte d’Appello di Napoli, Sez. Minorenni.
  • 2009 - La Corte di Cassazione riduce la condanna a 16 anni di reclusione confermata dall'ultima decisione in appello rigettando i ricorsi prodotti da entrambe le parti. Effettivamente, d'Orta ha scontato solo 7 anni di reclusione presso il carcere minorile di Airola.

 

 

#Memoria: menzioni e luoghi intitolati a Daniele Del Core

  • 10 novembre 2010 - Nasce l'Associazione "L'amico del cuore" fortemente voluta dai familiari e dagli amici di Daniele e Loris.
  • 27 ottobre 2013 - Pubblicazione del cortometraggio in cui viene menzionata la vicenda di Daniele e Loris dal titolo: "I figli del Bognar" prodotto da: "DiversaMenteGiovani".
  • N.R. - Dedicato il Presidio Libera di Pozzuoli/area Flegrea.
  • 2 luglio 2015 - Intitolazione di un bene confiscato alla camorra a Casalnuovo (NA), in via Virnicchi 154.
  • 17 aprile 2018 - La vicenda di Daniele è raccontata nella "Pillola NON INVANO" prodotto dalla Fondazione Polis della Regione Campania.

Eventi e manifestazioni in ricordo di Daniele Del Core

  • 23 settembre 2007 - 1° Memorial di calcio realizzata dagli amici di Daniele e Loris presso il campetto Bognar di Pozzuoli (NA). L'evento si è ripetuto negli anni successivi limitandone la partecipazione "solo" agli amici e conoscenti di Daniele e Loris.
  • 29 settembre 2007 - Manifestazione in memoria organizzata dalla "Real-Lions" presso il Centro "Pianeta Sports".
  • 15 luglio 2012 - Finale del 5° Memorial calcistico presso il campetto del parco Bognar di Pozzuoli (NA). Evento promosso dall'associazione "L'amico del cuore".
  • 7 luglio 2013 - Finale del 6° Memorial calcistico presso il campetto del parco Bognar, a Pozzuoli (NA). L'evento è stato promosso dagli amici di Daniele e Loris in collaborazione all'associazione "DiversaMenteGiovani".
  • 13 luglio 2014 - Finale del 7° Memorial calcistico. Al torneo hanno partecipato ben 16 squadre locali.
  • 8 maggio 2015 - Triangolare Italo-Argentino di calcio presso lo stadio “Domenico Conte” di Pozzuoli (NA). Evento promosso dall'amministrazione locale, il Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti, Libera, la Fondazione Poli. Alla competizione ha partecipato la squadra argentina Tierrita y Pavimento (iscritta al campionato amatoriale del Club Universitario di Buenos Aires, nato nel 1918). La squadra argentina è in tour a Barcellona e a Napoli per ripercorrere alcune tappe della carriera di Diego Armando Maradona.
  • 29 novembre 2015 - Festa dell’Albero in memoria delle vittime innocenti della criminalità. L’evento si è tenuto al Monte Barbaro con la piantumazione di alberi per compensare i danni dovuti agli incendi.
  • 21 ottobre 2016 - 9° Memorial con una Partita di calcio presso il Campo Sportivo "Domenico Conte" di Arco Felice (NA).
  • 26 luglio 2017 - Finale del 10° Memorial calcistico realizzato dagli amici di Daniele e Loris presso il campetto del parco Bognar a Pozzuoli (NA).
  • Luglio 2018 - 11° Memorial "Trofeo Loris e Daniele". Torneo di calcio realizzato dagli amici di Daniele e Loris presso il campetto del parco Bognar a Pozzuoli (NA).
  • 28 ottobe 2019 12° Memorial "Daniele Del Core e Loris Di Roberto" con una partita di calcetto presso il campetto del parco Bognar, a Pozzuoli (NA).

Resta connesso con Daniele Del Core

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"Trofeo Loris e Daniele"

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