Le Storie

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Carlo Cannavacciuolo

Carlo Cannavacciuolo, 27 anni

*I fatti avvennero passate le h 24:00, per cui, Carlo Cannavacciuolo viene ricordato il 5 novembre

La sera del 4 novembre 2011, Carlo Cannavacciuolo, studente in veterinaria, uscì con la fidanzata e gli amici per festeggiare il suo onomastico in un locale a Santa Maria della Carità (NA). Fattasi quasi la mezzanotte fu ora di congedarsi dai festeggiamenti. Giunti nella propria "Fiat Panda" parcheggiata in via Ponticelli, i giovani si concessero ancora una piccola pausa, probabilmente, per aprire il regalo della fidanzata o per continuare a parlare prima di rincasare. Di lì a poco si avvicinarono due banditi a volto coperto e armati con pistole. Uno di questi ruppe il finestrino dell'auto con il gomito, così, Carlo inserì istintivamente la retromarcia per scampare all'aggressione. A quella reazione il rapinatore rispose esplodendo due colpi di pistola. Carlo fu colpito da entrambi i proiettili: uno al braccio e l'altro alla gola che gli fu fatale. Inutili i soccorsi, il ragazzo perse la vita sotto gli occhi increduli della fidanzata.

Storico giuridico

  • Grazie alle testimonianze della fidanzata di Carlo e di un uomo che abitava nei pressi dell'omicidio, le indagini portarono al fermo di due indagati: Violante Petrucci, muratore di 27 anni, e Ciro Afeltra, 30 anni. Entrambi di Pimonte (NA). I due, inchiodati dalle prove raccolte dai carabinieri, confessano l'accaduto. In particolare, viene riconosciuto a Petrucci la responsabilità dell'omicidio per aver esploso i due colpi di pistola.
  • 2 ottobre 2012 - L'udienza preliminare del processo di primo grado si è chiuso, su richiesta del PM Raffaele Marino della Procura della Repubblica di Torre Annunziata, con la condanna all'ergastolo per entrambi i responsabili.
  • 14 gennaio 2015 - La Corte d'Appello conferma la condanna all'ergastolo ad entrambi gli assassini.
  • 9 marzo 2016 - La Corte di Cassazione rende definitivo le pene di ergastolo per i due killer.

 

#Memoria: eventi e intitolazioni in ricordo di Carlo Cannavacciuolo

  • 7 novembre 2011 Fiaccolata con un corteo partito dalla piazza cittadina di S.M.d. Carità e giunta sino al piazzale antistante l'abitazione della famiglia Cannavacciuolo. Alla marcia hanno partecipato oltre 2 mila persone.
  • 17 marzo 2012 - la Facoltà di Veterinaria dell'Università Federico II di Napoli, in occasione dell'apertura della Scuola di specializzazione in Ispezione degli alimenti di origine animale, ha deciso di dedicare l'inaugurazione delle attività di ricerca a Carlo. Nell'occasione, il papà Giovanni ha letto pubblicamente una commossa dedica al figlio.
  • Novembre del 2012 - Assegnata la medaglia d'argento al valore civile alla memoria. Decisione voluta dal Comune di Santa Maria la Carità.
  • 2 giugno 2013 - Cerimonia di consegnata ai familiari di Carlo della medaglia d'oro al valor civile alla memoria.
  • 22 luglio 2016 - Intitolata una strada di Santa Maria la Carità (NA). Evento voluto fortemente dall'amministrazione locale , all'inaugurazione la targa è stata scoperta dai genitori di Carlo.
  • 13 ottobre 2018 - Inaugurata e dedicata la "Casa dell'Ambiente e dell'Impegno Civile", sede Legambiente Woodwardia, in via Panoramica 39 a Castellammare di Stabia (NA).
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Raffaele Iorio

Raffaele Iorio, 63 anni

Nella serata del 13 settembre 2000 Raffaele Iorio fu ferito gravemente in seguito al furto della "Jaguar" che un amico imprenditore gli aveva affidato. L'uomo, ormai in pensione, svolgeva saltuariamente il ruolo di chauffeur per pochi conoscenti. Quella sera, mentre transitava in via Gianturco, a Napoli, si fermò vicino ad una cabina telefonica. Tra Raffaele e la vettura c'erano appena 2 metri, così, trattandosi di una chiamata veloce, l'uomo di buonafede lasciò l'auto incustodita. Di lì a poco dei malviventi adocchiarono il bene di lusso e, uno di loro, favorito dalla portiera non chiusa a chiave, s'intrufolò nella Jaguar. Appena Raffaele si accorse di quanto stesse accadendo corse verso di loro. Si aggrappò con forza alla portiera dell'auto nel tentativo di impedirne il furto. L'uomo venne trascinato sull'asfalto per circa 700 metri per poi essere scaraventato contro un palo della luce. Fu soccorso e trasportato presso l'ospedale "Loreto Mare" di Napoli. Purtroppo, le ferite e i traumi subiti furono molteplici. Il 14 settembre 2000, dopo ore di agonia, Raffaele si spense.

Storico giuridico

  • Maggio 2007 - Il pm Gloria Sanseverino emette la condanna di 20 anni di reclusione per Salvatore Romano Massimo Incarnato, ritenuti i responsabili del rapina con aggravante di omicidio volontario.
    - Condannati in primo grado anche altri due imputati ritenuti coinvolti nella rapina.

Il ricordo di Salvatore Iorio, figlio di Raffaele

"Fu mio cognato, marito di mia sorella, a telefonarmi per mettermi al corrente dell'accaduto. Per non farmi spaventare mi disse semplicemente: «papà ha avuto un incidente, sta bene, vieni al Loreto Mare». Quel giorno ero a lavoro presso il Centro Direzionale di Napoli, quindi, non ci misi molto a raggiungerli. Ovviamente, mai avrei pensato che la dinamica fosse molto più complessa di un 'normale' incidente stradale".

"Pochi giorni dopo i funerali di mio padre venni contattato da Vincenzo Sequino, papà di Gigi Sequino. Mi fece semplicemente le condoglianze, ne rimasi molto sorpreso. Avevo seguito la storia di Gigi e Paolo ai TG e quel gesto mi commosse. Da quella telefonata iniziai a conoscere anche altri familiari delle vittime innocenti e il loro impegno sociale. Un mondo fatto di tante belle persone con sani principi, di associazioni, di attivismo civico. In cuor mio provai vergogna a non saperne nulla e soprattutto che il desiderio di riscatto sociale lo abbia sentito solo dopo aver vissuto sulla mia pelle un'esperienza del genere".

"Da allora il mio impegno nel sociale diventò più presente. Il rapporto con i familiari delle vittime innocenti della criminalità si fortificò fino a decidere di fondare il Coordinamento campano con l'obiettivo di sostenerci come una grande famiglia e sensibilizzare anche le persone esterne. In me c'è ancora quel senso di vergogna per aver atteso a diventare un cittadino attivo per la società ed è per questo che non esito a dirlo quando tocchiamo l'argomento dentro e fuori le scuole".

Sii partecipe, sii impegnato! Non aspettare che ti capiti un'esperienza brutta come la mia per commuoverti, per sensibilizzarti alla causa legalità o per diventare un cittadino attivo nel sociale. 

#Memoria: eventi e intitolazioni in ricordo di Raffaele Iorio

  • Marzo 2015 - La storia di Salvatore Iorio è menzionata nel libro:"Memoria" pubblicato dall'associazione Libera, a cura di: Marcello Cozzi, Riccardo Christian Falcone, Iolanda Napolitano, Simona Ottaviani e Peppe Ruggiero. Stampato per conto delle Edizioni Gruppo Abele presso Cooperativa La Grafica Nuova.
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Michele Landa

Michele Landa, 62 anni

Nel primo mattino del 6 settembre 2006 Michele Landa fu ucciso a Pescopagano(CE), davanti al ripetitore della Vodafone che aveva il compito di sorvegliare. Michele ricopriva il ruolo di guardia giurata particolare presso la cooperativa "Lavoro e Giustizia" presente sul territorio. Per essersi opposto al tentativo di furto, dopo averlo assassinato, i suoi killer bruciarono il suo corpo nelle campagne limitrofe. Il suo corpo venne ritrovato carbonizzato nella sua "Fiat 600" circa una settimana dopo la sua scomparsa.
 
In quel periodo i clan della camorra avevano scoperto il redditizio "cavallo di ritorno" delle apparecchiature telefoniche. I componenti dei ripetitori sono attrezzature costose e i proprietari sono disposti a pagare somme ingenti per riaverle. Mancavano solo un paio di mesi e Michele sarebbe andato finalmente in pensione dopo una vita di lavoro come contadino.
 

Storico giuridico

  •  Le indagini non portarono ad alcun processo. Vennero archiviate in poco tempo.

 

Il ricordo di Angela Landa, figlia di Michele

"Ricordo il momento in cui stendevo i panni quando ricevetti la telefonata da mia madre che, con il tono preoccupato, mi disse: «papà non è tornato a casa». Lasciai tutto e andai da lei per tranquillizzarla. Provammo a chiamarlo a telefono ma era staccato. Avvisammo i miei fratelli e quando anche loro non ebbero notizie dall'Istituto di vigilanza, sapendo i rischi del mestiere di papà, iniziammo ad allarmarci. Feci personalmente il giro del paese passando per i luoghi che mio padre frequentava di più. Nessun segno. Né al solito bar né amici e conoscenti lo avevano visto e cosa ancora più insolita: il collega che diede il cambio turno mi disse di non averlo trovato al suo arrivo. Mio padre era una persona precisa, meticolosa, anche se avesse avuto un'emergenza avrebbe avvisato dell'allontanamento. Così, decisi di andare a sporgere denuncia ai carabinieri. Solo dopo tre giorni di vane ricerche fu ritrovata l'auto grazie alla segnalazione di un contadino".

"La prima cosa che ci dissero in caserma fu: «questo è un agguato di camorra». Una frase che venne riportata anche sui giornali etichettando mio padre come una persona che frequentava certi ambienti. Ero spaventata da quest'associazione ma di certo non ho mai dubitato sull'onesta di mio padre. Sostenevo l'ipotesi che fosse stato eliminato perché diventato un testimone o qualcosa del genere. Intanto sui giornali uscivano ogni tipo di insinuazione che alimentavano le malelingue del popolino. D'un tratto non ero più -Angela la maestra- ma -la figlia del metronotte ucciso dalla camorra-. Alla violenta perdita di un padre e per quello che ne seguì (si pensi che i resti di mio padre li raccogliemmo in una scatola di scarpe) si aggiunse anche l'essere infangati".

"Il Natale successivo lessi il libro di Sergio Nazzaro (rif.). A mia insaputa vi trovai delle pagine dedicate alla storia di mio padre. Per la prima volta piansi di gioia! Finalmente qualcuno aveva parlato di Michele Landa ricordandolo come una persona onesta senza ricami e insinuazioni. Cercai il numero dello scrittore per ringraziarlo personalmente e ne seguì un incontro da cui nacque un'amicizia e non solo. Ci presentò Alessandra Tommasino, Presidente del Presidio Libera territoriale, con la quale iniziò la collaborazione nel mondo sociale. Il suo supporto, e incontrare altri familiari delle vittime innocenti, fu un passo fondamentale per prendere coscienza della nuova realtà in cui eravamo entrati a far parte. L'illusione che non parlarne fosse una forma di protezione fu sostituita dalla credenza che raccontare la storia di papà fosse un vanto utile soprattutto a sensibilizzare la comunità".

Essere indifferenti non ci protegge dal mondo mafioso. Purtroppo loro esistono ed è per questo che è importante fare memoria. Conoscere le storie delle vittime innocenti è un modo per imparare a tutelarsi dai loro soprusi.

 

Il ricordo di Antonio Landa, figlio di Michele

"Quando la mattina seguente mia madre non si ritrovò papà a casa si allarmò. Io e mio fratello, essendo del posto, lo andammo a cercare finché, stanchi per le ricerche a vuoto, decidemmo di andare a sporgere denuncia. I carabinieri ovviamente ci dissero che la prassi prevedeva un tempo maggiore. (Tralasciamo il poco tatto nella caserma nei confronti di mia madre). Non ci restò che attendere che si attivassero. Passarono circa 4 giorni e quando finalmente trovarono mio padre, ucciso e oltraggiato in quel modo, per il paese si sentiva vociferare cose poco onorevoli sulla nostra famiglia. Non fu facile realizzare il tutto. Passarono diversi giorni prima che il risultato del test del DNA ci confermasse che quei resti appartenessero a mio padre. Fino ad allora, forse per dare forza a mia madre o per altro, speravamo ancora che papà fosse vivo".

"«Qualcosa doveva aver fatto per morire così» diventò una frase che sentivamo e leggevano spesso sui giornali. Frasi alle quali non sai cosa rispondere e se ne vale la pena farlo. Mio padre era stato ucciso come un boss della camorra, prima sparato e poi bruciato e questo era un dato di fatto. Eppure, lui era un uomo semplice, una persona che per aiutare la famiglia faceva due lavori, poteva mai essere che fingesse così bene? Le indagini non portarono a nulla ma almeno le forze dell'ordine ci rincuorarono dicendo che il modus operandi era un modo per depistarli e non l'esecuzione a un capo clan".

"Grazie a mia sorella, che è la portavoce della famiglia, abbiamo conosciuto altre realtà come la nostra. Conoscere altri familiari, sentire le loro storie mi ha dato forza non facendoci sentire ‹soli›. Per quanto non amo toccare l'argomento sono molto felice che la memoria di papà venga portata avanti e che, addirittura, sia stata menzionata in alcuni libri. Oggi faccio lo stesso lavoro di mio padre, ho la mia famiglia e con orgoglio porto avanti i valori che mi ha insegnato papà".

Il desiderio che alla propria famiglia non manchi nulla non deve portare i giovani ad inseguire facili guadagni. Il lavoro onesto è la via affinché non gli manchino le cose più importanti: i valori e l'amore di una famiglia serena.

#Memoria: eventi e intitolazioni in ricordo di Michele Landa

  • N.R. - A Casapesenna/ Cancello Arnone un bene confiscato è dedicato alla memoria di Michele Landa. Nella terra ci lavorano i ragazzi de "La Buona Terra".
  • 22 novembre 2007 - La storia di Michele è raccontata nel libro: "Io, per fortuna c'ho la Camorra" di Sergio Nazzaro. Fazi Editore.
  • 31 maggio 2013 - La storia di Michele è raccontata nel libro: "Dizionario enciclopedico delle Mafie in Italia". Curatore C. Camarca, Edito Castelvecchi.
  • Marzo 2015 - La storia di Michele Landa è raccontata nel libro:"Memoria" pubblicato dall'associazione Libera, a cura di: Marcello Cozzi, Riccardo Christian Falcone, Iolanda Napolitano, Simona Ottaviani, Peppe Ruggiero. Stampato per conto delle Edizioni Gruppo Abele presso Cooperativa La Grafica Nuova.
  • 17 settembre 2015 - La storia di Michele è inoltre raccontata nel libro: "Mio padre in una scatola di scarpe" di Giulio Cavalli. Edito da Rizzoli. Nel 2016 è stato presentato al "Trame - festival dei libri sulle mafie" e realizzato un audiolibro. 
  • 2018 - Angelina Landa, figlia di Michele, assume la rappresentanza dei familiari delle vittime innocenti della criminalità organizzata per la provincia di Caserta.
  • 30 aprile 2019 - Svelata una targa presso il bene confiscato a Cancello Arnone in seguito all'evento "I beni confiscati. Riscatto di un territorio" avvenuto presso la Sala Consiliare del medesimo Comune. Evento promosso dalla Fondazione Poli e da Libera.
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Stefano Ciaramella

Stefano Ciaramella, 16 anni

Il 2 settembre 2001 era una domenica sera come le altre. Stefano Ciaramella s'intratteneva con la fidanzatina accanto allo scooter del fratello, un Piaggio "Hexagon", in una stradina laterale del centro di Casoria (NA) a 500 m da casa sua. I due parlavano tra loro nell'intimità adolescenziale. Pressapoco le 23:20 giunsero quattro ragazzi a bordo di due scooter, giovanissimi anche loro. A viso scoperto e senza armi intimarono la giovane coppia con l'intento di rapinarli di tutto ciò che avesse valore. Stefano e la fidanzatina cedettero alle minacce consegnando: motorino, cellulari e soldi. La banda fece per allontanarsi ma uno dei quattro rapinatori puntò alla ragazza. Le fece delle avance anche allungando le mani fino a strattonarla strappandole la camicia. A quel gesto Stefano reagì per bloccare l'aggressore. Ci fu una breve colluttazione finché un secondo rapinatore s'intromise per spalleggiare il collega. Quest'ultimo colpì Stefano con una coltellata dritta al cuore. Il giovane cadde a terra tra le braccia della ragazza che chiese aiuto a gran voce. Li soccorsero una coppia di passanti ma Stefano perse troppo sangue vanificando la corsa in ospedale.
 

Ironia della sorte, Stefano non ha mai avuto un motorino. Lo scooter rubato era del fratello appena sposato che, dovendo partire per il viaggio di nozze, concesse al fratellino il permesso di poterlo usare per quella sera. Stefano era un ragazzo presente, allegro e sempre attento alle persone della sua vita. Con ironia e un sorriso aiutava il prossimo anche nel piccolo. Dimostrava il suo essere responsabile facendo lavoretti stagionali tra cui il meccanico. Con la prima paga si comprò una bicicletta per andare a lavorare, la stessa che, per una sera, fece a cambio con il motorino per uscire con gli amici.

 

Storico giuridico

  • Grazie alla testimonianza di D. (la ragazza) i carabinieri individuarono velocemente il gruppo criminale, di cui, solo due erano maggiorenni all'epoca dei fatti: Pietro Amadori, militare di leva, e Giuseppe D'Ascillo. Oltre all'accusa di omicidio, la banda era responsabile di ben quattro rapine (prevalentemente motorini) avvenute nelle ore precedenti sempre a Casoria.
  • Al processo, Giuseppe D'Ascillo venne condannato in primo grado a 30 anni di reclusione. La pena verrà ridotta a 15 anni in secondo grado. 

 

Il ricordo di Antonella Ciaramella, sorella di Stefano

"Il giorno prima avevamo celebrato il matrimonio di nostro fratello e i festeggiamenti si sono tenuti in una dimora in campagna. La domenica, il 2 settembre, io, Stefano e altri familiari tornammo a casa nel pomeriggio mentre i nostri genitori con mia sorella s'intrattennero ancora con gli sposi. Avvenuta l'aggressione a Stefano, dei carabinieri rintracciarono i miei genitori ancora in campagna dandogli la notizia. Con un passaparola l'accaduto arrivò ai miei zii e di seguito a me che ero a casa con mia nonna. Fu uno shock per l'intera famiglia".

"Un dolore assurdo che come una scarnificazione ha fatto emergere e conoscere ogni singolo sentimento che si possa provare nel profondo più intimo di ognuno di noi. Nonostante tutto, a casa nostra non c'è mai stato un sentimento di odio. Intanto sui giornali inventavano diverse informazioni su mio fratello, così, io e mio padre contattammo i media per rilasciare un'unica e sola intervista unicamente al fine di fare chiarezza sui fatti evitando qualsiasi forma di spettacolarizzazione o strumentalizzazione".

"Iniziò così un tour nei quartieri limitrofi accompagnati da un mio amico cronista. Da allora abbiamo e ho imparato che la ‹gente per bene› e la ‹criminalità› sono più vicine di quanto percepito e mai bisogna abbassare l'attenzione anzi, oggi è peggio di 19 anni fa'! In quei quartieri ho visto la trincea di chi vorrebbe cambiare vita e l'aberrazione di chi considera la morte più compagna della vita stessa. La vera tragedia è che ci rendiamo conto di tutto questo solo quando avviene uno ‹terremoto› come quello capitato a noi. L'amore per Stefano è stata la fiamma che in tutti questi anni ci ha permesso di non impazzire e di non trasformarci. Siamo diversi da chi odia e uccide ed è nostro compito rimanere e dimostrare che l'amore salva davvero. Non ho mai parlato di mio fratello prima di diventare Consigliere regionale per l'intimità del mio sentimento e la paura di essere messa in vetrina con quella che per alcuni è un etichetta, mentre, per me è una profonda ferita. Essere impegnata per riqualificare il territorio è il mio modo di non darla vinta agli assassini e a gridare che ci siamo anche noi: tutti quelli che non cedono. Un percorso che mi portata a far parte della Commissione Legalità della Regione Campania con la consapevolezza che la legalità si pratica non si enuncia".

"Ricordo le parole di mia madre quando, poco tempo dopo i funerali, disse ad una persona: «loro non vedranno mai la vita, l'amore e la bellezza che ha visto mio figlio in 16 anni». L'insegnamento dei nostri genitori è sempre stato un modello da seguire, infondo, il loro compito è quello di dare l'esempio e i miei non hanno mai dimenticato di farlo. Hanno continuato ad essere i nostri genitori, titolari d'impresa, parte della comunità e a credere, più che nella giustizia, negli ‹esseri umani›".

La paura di essere esclusi e il desiderio di apparire hanno creato una grande confusione nei giorni nostri. Il vero valore sta nel riconoscere e mai confondere una «persona per bene» da una «persona arricchita».

#Memoria: menzioni ed eventi in ricordo di Stefano Ciaramella

  • 5 settembre 2001 - I funerali si sono tenuti nel primo pomeriggio presso la Basilica di San Mauro a Casoria.
  • 6 settembre 2001 - Una fiaccolata commemorativa ha attraversato la cittadina di Casoria.
  • 28 marzo 2002 - Elargite 13 Borse di studio in memoria di Stefano Ciaramella e di tutte le altre giovani vittime delle violenze in Campania. Il bando è stato approvato dalla Giunta Regionale della Campania con la DLB n° 1243 per volontà del Presidente Bassolino.
  • 12 marzo 2009 - La storia di Stefano è menzionata nel libro: "Lotta civile" di Antonella Mascali. Editore Chiarelettere.
  • 21 luglio 2015 - Presentato il dossier: "La strage degli innocenti" dedicato a Stefano e a tutti i bambini uccisi dalla criminalità in Campania. Evento promosso dalla Fondazione Polis in occasione del 24° anniversario dell'omicidio di Fabio De Pandi. La commemorazione continua con una Santa Messa, celebrata da don Tonino Palmese, presso la Chiesa di via Santa Lucia.
  • 2 settembre 2016 - In occasione del 15º anniversario è stata celebrata una messa in sua memoria presso la Parrocchia di San Mauro, a Casoria. Evento organizzato e promosso dalla parrocchia stessa e dall'associazione Libera.
  • 22-23 giugno 2019 - Torneo di calcetto presso l'oratorio di S.Mauro, a Casoria (NA). Evento intitolato ad Andrea Nollino, Stefano Ciaramella, Antonio Coppola.
  • 5 maggio 2020 - La storia di Stefano è menzionata nel libro: "Assenti. Senza giustificazione" di Rosario Esposito La Rossa. Edizione Einaudi Ragazzi. Made in Scampia.
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Francesco Della Corte

Francesco Della Corte, 51 anni

Francesco della Corte lavorava come guardia particolare giurata per la "Security Service" prestando sevizio presso la metro di Piscinola. La notte del 3 marzo 2018, svolgeva il suo regolare turno e, mentre procedeva alla chiusura dei cancelli, venne aggredito alle spalle da tre ragazzi, tutti minorenni. I tre, armati di spranghe, inveiscono contro il vigilante per estorcergli la pistola d'ordinanza provocandogli molteplici ferite. Passarono ben 30 minuti prima che Della Corte venisse soccorso e trasportato all'ospedale "Cardarelli". Purtroppo, perse molto sangue e Francesco fu' messo in coma farmacologico. Alle 3:30 del 16 marzo 2018 la triste notizia, Francesco Della Corte non supera la notte.

Storico giuridico

  • Dalle indagini si arriva rapidamente, grazie alle telecamere della stazione, all'arresto di tutti e tre gli aggressori, minorenni, con l'accusa di omicidio volontario con le aggravanti di crudeltà e premeditazione.
  • A coordinare gli interrogatori il P.M. Ettore La Ragione e a svolgere le indagini i poliziotti del commissariato di Scampia guidati dal dirigente Bruno Mandato.
  • I tre ragazzi responsabili dell'omicidio sono:
    1) L.C., 15enne, già con con precedenti (a 12 anni viene segnalato per un episodio di bullismo). Durante l'interrogatorio spiegò come hanno organizzato l'aggressione spinti dalla noia e dall'ultimo spinello;
    2) K.A., 16 anni compiuti il giorno prima l'arresto, incensurato figlio di un parcheggiatore abusivo e di una domestica;
    3) C.U., 17 enne, incensurato, figlio di un operaio edile. Promessa della squadra di calcio Chiaiano Brothers dichiara di non aver preso parte all'aggressione ma di essere rimasto indietro alcuni metri ad osservare.
    I primi due sono nel Penitenziario di Nisida, il terzo è stato trasferito nell'Istituto di Airola.
  • Il 16 gennaio 2019 vengono stabilite le condanne a 16 anni e 6 mesi di reclusione pro-capite. Il processo si è svolto con la modalità del rito abbreviato (formula che prevede lo sconto di un terzo della pena). Il giudice ha concesso ai tre minorenni le attenuanti generiche perché incensurati, ragion per cui la pena disposta è stata di poco inferiore ai 18 anni che erano stati sollecitati dal pubblico ministero in sede di requisitoria.
  • Ottobre 2020 La Corte d'Appello per i minorenni riduce ulteriormente la pena a 14 anni e 6 mesi di reclusione pro-capite avendo escluso l'aggravante della crudeltà.

 

Il racconto di Marta Della Corte, figlia di Francesco

"Era notte fonda, quasi le 4:00, quando ricevemmo la telefonata. Il fratello di mio padre, anche lui guardia giurata, ci avvisò che papà era stato aggredito e portato in ospedale. Mamma decise di andare da sola sapendo che l'indomani ci saremmo dovuti svegliare presto ma, quando arrivata al pronto soccorso non trovò papà e fu scortata da una guardia al reparto rianimazione, capì che la situazione fosse grave. Mi richiamò dicendomi di svegliare mio fratello e raggiungerla in ospedale «papà è grave, deve essere operato»."

"Solo il 16 marzo, mentre eravamo all'obitorio, dei poliziotti vennero a raccontarci tutto sull'accaduto. Solo allora sapemmo della dinamica dell'aggressione e che le forze dell'ordine avevano individuato e arrestato i 3 responsabili. Ritornare a casa dopo tutti quei giorni in ospedale fu difficile. Avevamo avuto fiducia, papà ci dava modo di pensare che stesse reagendo bene e, soprattutto, non potevamo pensare che la sua vita potesse finire così."

"Nei giorni a seguire, da mia nonna ci venne a trovare Alessandra Clemente, assessore del Comune di Napoli e figlia di Silvia Ruotolo. Grazie a lei venimmo a conoscenza della Fondazione Polis, di Libera, del Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocentiAncora oggi non è semplice parlare di tutto ciò. Non avrei mai pensato potesse diventare la mia -normalità-. Eppure, man mano ho imparato a superare la tristezza, a trasformarla nella forza che mi spinge a raccontare questa storia. Lo faccio sia per mio padre sia per la comunità."

Nonostante i pericoli del suo lavoro, mio padre non si aspettava questa morte, ma di sicuro, nemmeno che il suo nome fosse conosciuto da tutti diventando simbolo di giustizia!

#Memoria: intitolazioni a Francesco Della Corte

  • 5 ottobre 2018 - Una Lapide commemorativa nei pressi dello scalo ferroviario di Piscinola, promossa dal Comune di Napoli in collaborazione con l'Associazione Libera, il Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti, la Fondazione Polis, l'ANM, l'EAV e le scuole del territorio.
  • 23 dicembre 2018Albero di Ulivo piantato presso L'Istituto Statale Magistrale "Carlo Levi" di Marano di Napoli.
  • 23 maggio 2019Albero di Ulivo piantato presso l'Istituto comprensivo "San Gaetano" di Piscinola.
  • 22 giugno 2020 - Intitolata un'area giochi presso la stazione EAV di Piscinola-Scampia.

Eventi per ricordare Francesco Della Corte

  • 20 marzo 2018 - Giorno dei funerali, i treni e i bus si sono fermati per ricordare "Ciccio" con uno squillo di tromba all'orario della messa. Tutti i lavoratori dei trasporti di Napoli hanno portato in segno di lutto un nastro nero sui bus, sui treni, sulle divise, nei luoghi di lavoro.
  • 31 marzo 2018 - Una marcia, partita da Piazza Tafuri, ha percorso buona parte del quartiere Piscinola, dove risiedevano i tre minorenni, e si è concluso alla stazione della metropolitana. Ad aprire il corteo uno striscione con la scritta: "Siamo tutti Franco".
  • 26 dicembre 2018 - 1° Memorial "Francesco Della Corte" con la 2a Corsa di S.Stefano.
  • da 14 al 16 marzo 2019 "Non ti scordar di me..L'amore è per sempre" per Francesco Della Corte.
    14 - 1a tappa - Spettacolo teatrale omonimo presso il teatro "Vittorio Alfieri" a Marano di Napoli;
    15 - 2a tappa - Quadrangolare di calcio presso "Recca Sporting Club" di Marano di Napoli
    16 - 3a tappa - Celebrazione eucaristica in suffragio presso la chiesa "Spirito Santo Nuovo" a Marano di Napoli.
  • 6 dicembre 2019 - Spettacolo teatrale "Non ti scordar di me... L'amore è per sempre". Presso il teatro TAN
  • 26 dicembre 2019 - 2° Memorial "Francesco Della Corte" con la 3a Corsa di S.Stefano
  • 28 febbraio 2020 - Torneo di "Burraco solidale". Organizzato dall'Associazione "Progetto Franco" presso la scuola di danza "New Stella Nascente" di Marano di Napoli.

 L'Associazione "Progetto Franco" 

logo Progetto Franco
A seguito di questo tragico evento, la famiglia Della Corte ha deciso di percorrere quel cammino che Franco ha tracciato in vita, ovvero, quello della legalità, della solidarietà e del bene comune. Per questo motivo, in sua memoria nasce l’Associazione "Progetto Franco". «Franco, come il suo nome, franco, schietto e sincero come era lui».

Le Finalità:

  • Promuovere la cultura della legalità, della giustizia, e della non violenza;
  • Favorire la tutela dei diritti dei minori e indirizzare le giovani generazioni con incontri, dibattiti, manifestazioni, corsi formativi, seminari e gruppi di studio;
  • Mantenere viva la memoria delle persone vittime innocenti della violenza criminale e promuovere diritti e misure di solidarietà in favore dei familiari.

Attività svolte dall'associazione:

  • Favorire la formazione extra scolastica;
  • Promuovere le attività formative e laboratori all'interno di scuole, parrocchie, case famiglia,
    e altri centri di aggregazioni e socializzazione;
  • Assistere le famiglie e i minori attraverso i servizi di consulenza

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Associazione Progetto Franco

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Salvatore Buglione

Salvatore Buglione, 51 anni

Ogni sera, Salvatore Buglione al termine della giornata di lavoro come dipendente comunale nella squadra del dipartimento di patrimonio e logistica, raggiungeva la moglie presso l'edicola di famiglia per aiutarla nelle ultime faccende prima dell'orario di chiusura. La sera del 4 settembre 2006 Salvatore rimase da solo in edicola perché la moglie si era fatta male al piede e, per non farla affaticare, le concesse di anticiparsi a casa per poi raggiungerla una volta chiusa la bottega. Quando fu orario di chiusura, l'uomo prese con sé l'incasso della giornata per poi procedere a chiudere dell'attività. In quei frangenti giunsero quattro criminali che, aggredendolo, gli intimarono di consegnargli il danaro. Il titolare provò a fare resistenza ma quest'ultimi reagirono in malo modo, così, il brav'uomo cedette. Fece il gesto di aprire un cassetto del bancone ma, probabilmente perché sotto effetto di stupefacenti, il rapinatore s'impressionò e aggredì con un coltello l'edicolante. Gli infierì una coltellata dritta al cuore che uccise Salvatore Buglione sul colpo. Inutili i soccorsi presso l'ospedale Cardarelli di Napoli. 
 

Storico giuridico

  • 6 febbraio 2008 - dal Gup di Napoli vennero emesse le condanne per gli autori dell'omicidio:
    - Ergastolo per Domenico D'Andrea;
    - 23 anni di reclusione per Antonio Palmai,
    - 10 anni di reclusione per Diego Palma, all'epoca minorenne, fratello di Antonio.
  • 4 novembre 2009 - La seconda sezione della Corte di Assise di appello ridefinisce le condanne per Antonio Palma ridimensionando la reclusione a 18 anni.

 

Il ricordo di Anna Buglione, figlia di Salvatore

"Quel giorno ero a casa di mia nonna a farle compagnia dopo aver perso, da appena 20 giorni, anche mio nonno. All'improvviso bussarono insistentemente alla porta. Una vicina di casa ci allarmò del fatto che papà avesse avuto un malore. Mia madre e mio zio si precipitarono in edicola a vedere. Il tempo di rassicurare la nonna e li seguì anche io. Ricordo che appena misi piede fuori dal portone vidi una marea di persone che affollavano l'edicola. Avvicinandomi mi accorsi che l'attività di papà era chiusa dalle fasce bianco-rosse della polizia e che per terra c'era del sangue. Iniziai a capire ma non volevo crederci. Per la confusione mi sentivo spaesata finché una donna che mi riconobbe mi disse che papà era stato portato al Cardarelli. C'era un traffico assurdo così rifiutai i passaggi con l'auto e iniziai a correre verso l'ospedale non molto distante da noi. Giunti sul posto venimmo raggiunti da altri parenti a cui arrivò la notizia. Attendemmo finché le speranze di tutti vennero spente dall'infermiere che uscito dalla sala operatoria ci disse il fatidico: «non ce l'ha fatta»".

"I primi anni non accettavo l'accaduto. Il mio inconscio mi anestetizzava pur di non farmi affrontare il dolore. Addirittura provavo un po' di rabbia verso mio padre per essersi difeso anziché cedere subito i soldi e non rischiare la vita. Passò del tempo. Su internet iniziai a informarmi sulla nostra situazione finché giunsi sul sito della Fondazione Poli che fornisce supporto e assistenza ai familiari delle vittime. Li contattai e, iniziando a frequentare l'ambiente, conobbi altri familiari delle vittime. Da lì ho iniziato a reagire diventando partecipe agli incontri, raccontando la nostra testimonianza nelle scuole o alle manifestazioni o facendo ogni azione utile a mantenere viva la memoria di mio padre".

"Col tempo mi sono accorta che il dolore non è mai andato via ma, al contempo, prendendone consapevolezza la rabbia è svanita. Una crescita graduale grazie sia alla fede sia ad un percorso durante il quale ho approfondito diversi aspetti sia legali che burocratici sul tema. Ad oggi, infatti, ho riversato la mia energia a sostegno di tutti i familiari delle vittime innocenti affinché vengano riconosciuti eguali diritti indifferentemente dalla mano criminale che ha assassinato il proprio caro".

Nei momenti di difficoltà possiamo attingere da una forza che è nel profondo di ognuno di noi. Se ci lasciamo guidare da quest'amore, di sicuro, prenderemo le scelte giuste!

#Memoria: eventi, menzioni e intitolazione in ricordo di Salvatore Buglione

  • 1 maggio 2008 - La storia di Salvatore è raccontata nel libro: "Forcella tra inclusione ed esclusione sociale" di don Luigi Merola. Edizione Guida.
  • 20 maggio 2008 - La storia di Salvatore è menzionata nel libro: "Non rubate la speranza" del cardinale Crescenzio Sepe. Edito Mondadori.
  • 2008 - Intitolazione di un Centro di Coordinamento dei servizi per i senza fissa dimora. Il centro è ospitato in un appartamento confiscato alla camorra in via Pavia 129, a Napoli, e gestito dall'associazione "Less Onlus" in unione con "Il Camper Onlus".
  • 25 novembre 2008 - La storia di Salvatore è menzionata nel libro: "Napoli, la Città il Palazzo" di Raffaele Carotenuto. Editore La città del Sole.
  • 22 maggio 2010 - Intitolato un parco -agricolo didattico nel suo quartiere di residenza, in via Domenico Fontana- Rione Alto.. Evento promosso e presieduto dal Sindaco Rosa Russo Jervolino, l'assessore all'ambiente Rino Nasti, il Presidente, il consiglio e la giunta della Municipalità 5 Arenella-Vomero.
  • Marzo 2015 - La storia di Salvatore è raccontata nel libro:"Memoria" pubblicato dall'associazione Libera, a cura di: Marcello Cozzi, Riccardo Christian Falcone, Iolanda Napolitano, Simona Ottaviani, Peppe Ruggiero. Stampato per conto delle Edizioni Gruppo Abele presso Cooperativa La Grafica Nuova.
  • 4 settembre 2016 - Santa messa presso il parco agricolo "Salvatore Buglione" celebrato da don Tonino Palmese. Iniziativa del Comune di Napoli, della Municipalità 5 Vomero – Arenella e della Fondazione Polis della Regione Campania. Durante la celebrazione, all'interno del parco sono state allocate delle targhe commemorative e piantato un albero dedicato a Salvatore e a tutte le vittime innocenti della criminalità.
  • NR - Intitolazione del Centro Buglione: uno sportello informativo per i migranti in via Pavia, a Napoli, gestito dall'associazione "LESS Onlus".
 
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Claudio Taglialatela

Claudio Taglialatela, 22 anni

La sera del 9 dicembre 2003 Claudio Taglialatela, studente universitario di Portici (NA) tornato da poco dal periodo di leva militare come ausiliare dei carabinieri, passò a prendere un amico per una serata insieme. Mentre lo attendeva in auto sotto casa, in via Seggio del Popolo a Napoli, si accorse di due persone poco raccomandabili che lo fissavano da un po'. Così, visto che l'amico tardava ad uscire, decise di prender tempo facendo il giro dell'isolato. Avvertì il compagno con un messaggio su cellulare e mise in moto l'auto ma la sua scelta indusse i criminali ad agire. In sella al loro scooter, i rapinatori aprirono il fuoco con un solo colpo sparato in direzione dell'auto. Il proiettile colpì Claudio al torace. Il ragazzo si accasciò esanime sul sediolino mentre l'auto si fermò poco più avanti contro un semaforo.

La dinamica fu ricostruita proprio grazie agli SMS che Claudio inviò all'amico pochi attimi prima di essere ucciso: «Ci sono due tipi in motorino che non mi piacciono. Mi sembra che guardino male proprio verso di me. Faccio il giro dell'isolato e torno». Meno chiaro resta il movente. La scelta ricadeva tra due ipotesi: lo scambio di persona (i killer si sarebbero insospettiti dalla lunga sosta di un forestiero che, peraltro, smanettava col telefonino scambiandolo per uno specchiettista del clan avversario); la rapina per estorcerci soldi, oggetti valori o l'auto, ragion per cui avrebbero sparato un colpo per intimidirlo e impedirgli di scappare. Quest'ultima è la versione ritenuta più congrua con la ricostruzione dei fatti e alle intercettazioni telefoniche durante le indagini. 

Storico giuridico

  • Dicembre 2003 - I carabinieri fermano il presunto killer di Claudio Taglialatela, Arturo Raia, di 28 anni, già conosciuto negli ambienti.
  • 8 gennaio 2004 - Arturo Raia viene arrestato con l'accusa di essere il responsabile dell'omicidio, colui che ha premuto il grilletto.
  • 10 gennaio 2004 - Il pregiudicato si suicida in carcere impiccandosi con le lenzuola nella sua cella. In assenza di altri fattori, resta sconosciuto e impunito il complice.

 

#Memoria: menzioni e luoghi intitolati a Claudio Taglialatela

  • 15 maggio 2007 - Intitolata una targa sul luogo dell'omicidio in piazza Nicola Amore, a Napoli. L'opera è stata totalmente finanziata dalla famiglia Taglialatela e affisa con le autorizzazioni del Comune.
  • Febbraio 2014 - Intitolato il Presidio Libera di Portici a Teresa Buonocore e Claudio Taglialatela. Il presidio ha sede presso la dependance del bene confiscato alla camorra "Villa Fernandez", in via A.Diaz a Portici (NA). I complesso è gestito dall'associazione Collegamento Campano per la legalità e la non violenza"G.Franciosi".
  • Marzo 2015 - La storia di Claudio è menzionata nel libro:"Memoria" pubblicato dall'associazione Libera, a cura di: Marcello Cozzi, Riccardo Christian Falcone, Iolanda Napolitano, Simona Ottaviani, Peppe Ruggiero. Stampato per conto delle Edizioni Gruppo Abele presso Cooperativa La Grafica Nuova.
  • 17 aprile 2018 - La vicenda di Claudio è raccontata nella "Pillola NON INVANO" prodotto dalla Fondazione Polis della Regione Campania.
  • Giugno 2018 - Intitolato il Palazzetto dello sport di Portici (NA). Decisione promossa dal Consigliere comunale Antonio Bibiano e approvato all'unanimità con la DCC del 11 giugno 2018. 

Eventi in ricordo di Claudio Taglialatela

  • 7 giugno 2011 - Trofeo Taglialatela con un torneo di pallavolo presso il Liceo "Flacco" di Portici (NA), preceduto da un momento alla memoria.
  • 19 maggio 2012 - Premiazione del Trofeo Taglialatela con un torneo di pallavolo presso il Liceo "Flacco" di Portici (NA), seguita da un dibattito con gli studenti.
  • 9 dicembre 2013 - Messa in suffragio presso la Chiesa Maria SS. della Salute di Portici (NA) celebrata da don Tonino Palmese.
  • 9 dicembre 2014 - Messa in suffragio presso la Parrocchia di S.Maria della Speranza, a Portici (NA), celebrata da don Tonino Palmese.
  • 16 maggio 2014 - Finale del Trofeo Taglialatela con un torneo di pallavolo presso il Liceo "Flacco" di Portici (NA) in occasione del workshop sul tema: "I Giovani e la violenza".
  • 22 maggio 2015 - Trofeo Taglialatela con un torneo di pallavolo presso il Liceo "Q. Flacco" di Portici (NA).
  • 11 dicembre 2015 Concerto del coro "Note Legali" diretto dal maestro Paolo Acunzo. Evento promosso da Libera Portici
  • 15 maggio 2016 - Consegna del Premio "Claudio Taglialatela" presso l'I.C. "Adelaide Ristori", a Napoli. La cerimonia è continuata con la deposizione di fiori presso la targa intitolata in Piazza Amore.
  • 4 dicembre 2016 - Concerto dei "Euphoria Gospel Choir" diretto dal maestro Emanuele Giovanni Aprile presso Villa Fernandez, a Portici (NA). Evento promosso da Libera Portici.
  • 19 maggio 2017 - Premiazione del Trofeo Taglialatela con un torneo di pallavolo presso il Liceo "Flacco" di Portici (NA), seguita da un dibattito con gli studenti.
  • 20 dicembre 2017 - Incontro con esibizioni artistiche della Scuola di teatro del Presidio Libera Portici diretta dal maestro Mario Aterrano. Evento svoltosi a Villa Fernandez, Portici (NA).
  • 28 maggio 2018  -  Premiazione del Trofeo Taglialatela con un torneo di pallavolo presso il Liceo "Q. Flacco" di Portici (NA).
  • 18 dicembre 2018 - Incontro dibattito presso Villa Fernandez, a Portici (NA). Evento promosso dal Presidio Libera di Portici.
  • 18 maggio 2019 Torneo di calcio presso il Liceo "Flacco" di Portici (NA). L'evento è stato allietato anche con momenti musicali.
  • 9 dicembre 2019 Messa in suffragio presso la Parrocchia del Sacro cUore, a Portici (NA).
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Gaetano Montanino

Gaetano Montanino, 45 anni

Gaetano Montanino lavorava come guardia giurata particolare presso l'istituto "La Vigilante". La sera del 04 agosto 2009 procedeva la sua consueta ronda con un collega, Fabio De Rosa, nei pressi di piazza Mercato, a Napoli. Durante la perlustrazione delle attività commerciali della zona, si fermarono davanti ad un negozio di giocattoli in piazza. Erano all'incirca le 2:00 di notte. Improvvisamente, giunsero 4 ragazzi su due ciclomotori, volti coperti e armi in pugno. Uno dei due scooter si avvicinò alla volante e il passeggero puntò l'arma verso le guardie intimandogli di consegnargli le pistole d'ordinanza. Montanino non cedette alle pressioni dei rapinatori consapevole che, in seguito, le loro armi sarebbero state usate per commettere ulteriori reati. Iniziò un conflitto a fuoco. Gaetano venne colpito da 7 proiettili al torace che gli furono fatali, mentre, i 6 colpi che ferirono De Rosa non raggiunsero parti vitali. 

Nel conflitto a fuoco rimase ferito anche uno dei due rapinatori ma, il complice riuscì a riporlo in sella per portarlo in ospedale. Intanto, De Rosa chiamò i soccorsi tramite la radio di servizio. A breve giunsero l'ambulanza e le auto della polizia. Purtroppo, Gaetano Montanino fu rinvenuto esanime al suo posto di guida mentre Fabio De Rosa fu trasportato all'ospedale "Loreto Mare" dove, contemporaneamente, veniva soccorso anche Davide Cella, il rapinatore ferito.

In seguito, dalle indagini si scoprì che: il proprietario della compagnia di vigilanza era affiliato ad un clan rivale a quello del quartiere Forcella di Napoli. Emerse che le due guardie giurate furono assalite appositamente per dare un messaggio intimidatorio a quest'ultimo. Di conseguenza, la "rapina" fu solo una copertura

Sorico giuridico

  • La notte dell'agguato, grazie alla testimonianza della guardia giurata Fabio De Rosa, Davide Cella fu subito arrestato stesso in ospedale. Il ragazzo decise di confessare fin da subito cosicché la Squadra Mobile poté ricostruire la dinamica e fermare anche Salvatore Panepinto. Decisive anche le dichiarazioni del pentito Vincenzo De Feo, 3° complice, che permise di stabilire ruoli e responsabilità di ognuno e inchiodare tutti e 4 gli imputati, di cui l'ultimo era minorenne all'epoca dei fatti. 
  • Dalla Sentenza della quarta Sezione Penale del Tribunale di Napoli e dalla Sentenza della Corte di Assise di Appello si stabilisce che: l'uccisione di Montanino integra agevolmente il reato associativo ex art.416 bis del codice penale, in quanto si inserisce in un contesto più ampio di attività svolte nell'interesse della criminalità  organizzata di stampo camorristico.
  • Aprile del 2012 - La sentenza di Secondo Grado condanna D.Cella e S.Panepinto a 20 anni di reclusione.

 

#Memoria: Eventi e intitolazioni in ricordo di Gaetano Montanino

  • 9 giugno 2012 - Memorial calcistico. Una partita di calcio tra: magistrati, rappresentanti della DIA, del Comando Provinciale dei Carabinieri di Napoli, della Procura della Repubblica, familiari delle vittime innocenti della criminalità, collaboratori di Libera e Radio Siani. L'evento è stato organizzato da Libera sport e dal coordinamento di Libera Napoli presso lo stadio comunale di Ercolano.
  • 13 marzo 2013 - Gaetano Montanino è riconosciuto "vittima del dovere" con decreto del Capo di Polizia n. 599/c/3/GG/34.
  • 26 aprile 2013 - Piantato "l'Albero Gaetano Montanino" e inaugurata una pietra commemorativa in Piazza Mercato a Napoli. Su quest'ultima è incisa la frase: "Fedele servitore dello Stato, ucciso da mani criminali. La sua umanità vive nella memoria di chi crede nella giustizia". Evento promosso dalla Fondazione Pol.i.s, dalla II Municipalità, dall'associazione Libera, dal Coordinamento Campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità e dall'associazione Gioventù Cattolica.
  • 23 aprile 2014 - Inaugurata, la nuova targa in via nuova Marina.
  • Settembre 2014 - Gaetano Montanino è menzionato nello spettacolo:"Mater Camorra e i suoi figli" realizzato dall'accademia Vesuviana del teatro di Gianni Sallustro, in scena presso il Palazzo Mediceo di Ottaviano, bene confiscato alla camorra. Nel cast di attori presente anche Veronica Montanino, figlia di Gaetano. 
  • 16 luglio 2015 - Intitolato il bene confiscato "100 moggi" a Pignataro Maggiore (CE) nell'ambito del festival dell'Impegno Civile.
  • 29 aprile 2016 - "Marcia della Legalità e della Pace" in memoria di Gaetano Montanino presso Piazza Guglielmo Pepe a Napoli. Evento promosso da: Comune di Napoli, Fondazione Polis, Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità, Libera e dall'Associazione Gioventù Cattolica. Seguita con una santa messa celebrata da Don Tonino Palmese presso il Santuario di Santa Maria del Carmine Maggiore a Napoli.
  • 2016 - Intitolato il Presidio Libera di Ischia (NA).
  • aprile 2017 - Giornata alla Memoria: una marcia partita dal raduno in piazza Guglielmo Pepe, con la deposizione dei fiori sulla targa a lui dedicata ai Giardini in via Marina, e proseguita lungo tutto il quartiere "Mercato" giungendo nel chiostro di Sant'Eligio Maggiore dove si è esibito il coro giovanile del San Carlo.
  • 14 dicembre 2017 - Intitolata una stanza del bene confiscato a Torre Annunziata (NA), in via V.Veneto. L'appartamento è affidato all'Associazione Giuseppe Veropalumbo, vittima innocente della camorra.
  • 4 novembre 2018 - Conferita la medaglia d'oro al merito civile, su decreto del Presidente della Repubblica. "Sacrificando la vita ai più nobili ideali di coraggio e alto senso del dovere".
  • 17 marzo 2019 - Intitolata la sala cerimonia del Palazzo Mediceo di Ottaviano (NA), via Salita San Michele.
  • 3 agosto 2019 Giornata alla Memoria con una serie di appuntamenti:
    - 9:30, deposizione dei fiori presso la lapide a via nuova Marina;
    - 10:30, un incontro con i giovani presso lo spazio comunale Pazzia Forcella, intitolato ad Annalisa Durante;
    - 16:30, un incontro presso la sede "Asso.gio.ca" a Piazza Mercato
    - 18:30, una messa in suffragio celebrata da don Tonino Palmese presso la Basilica del Carmine Maggiore. 

L'impegno sociale di Luciana Di Mauro

  • 2015 - Attestato alla memoria al "Premio Marcello Torre", Pagani (SA).
  • 2017 - Attestato per l'impegno quotidiano al "Premio Pasquale Campanello", Atripalda (AV).
  • 2121 - Premio "Il Gattopardo della Legalità", Santa Maria di Belice (AG).
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Maurizio Estate

Maurizio Estate, 23 anni

Il 17 maggio 1993 Maurizio Estate, 23enne di Napoli, lavorava nell'autolavaggio di famiglia in via Vetreria, a Chiaia. Nella quotidianità della giornata lavorativa, due malviventi tentarono una rapina ai danni di un cliente che attendeva la fine del lavaggio dell'auto. Accortosi di quanto stesse accadendo il padre di Maurizio allarmò tutti iniziando a urlare. Seguì l'intervento del giovane ragazzo che prese le difese del cliente e inseguì gli assalitori sventando la rapina.

Sfuggiti e costretti alla ritirata, i rapinatori decisero di ritornare per vendicarsi per il mancato furto. Così, circa mezz'ora dopo, si presentarono nuovamente. Il più giovane dei due scese dal motociclo e iniziò a sparare a raffica. Un proiettile colpì Maurizio al petto. Inutile la corsa all'ospedale, il giovane morì tra le braccia del genitore.

Storico giuridico

  • Dopo una notte di latitanza, Luigi Ragosta, all'epoca 17enne, si costituisce per l'omicidio del giovane Maurizio Estate
  • Maggio 1994 - Ragosta viene condannato a 21 anni di reclusione.

 

Il ricordo di Davide Estate, nipote di Maurizio

"Nei minuti successivi all'accaduto, mio nonno iniziò a telefonare i vari familiari per avvisare che stavano portando zio Maurizio in ospedale. Non riuscendo a reperire mio padre a lavoro, telefonò me. All'epoca avevo 13 anni ed ero a casa con mio fratello di 8 anni. Provai a mantenere la calma per non fargli capire nulla, non volevo spaventarlo, sapevo di quanto fosse legato a Maurizio. Anche io lo ero, con lui avevo appena 10 anni di differenza e per me è sempre stato un fratello maggiore oltre che mio zio. Ovviamente la verità non tardò ad arrivare. Bastò accendere la televisione. Tutti i TG ne parlavano e non servì chiedere alla mia famiglia per apprendere la fine di mio zio".

"Nei giorni a seguire cercavo di capire come fossero andate le cose. Cercavo di spiegarmi perché Maurizio, che fino a pochi giorni prima era semplicemente un meccanico, potesse essere ucciso dalla criminalità. Compresi che: esisteva una realtà violenta, che questa era organizzata, che agiva in determinati modi, che poteva uccidere anche le persone per bene. Sentivo dire dalla gente il solito «ma chi gliel'ha fatto fare» e frasi simili. Ci ho messo un po' per capire che in realtà, intervenire per difendere il prossimo è l'unica cosa ovvia da fare e che, se fosse considerata la normalità Maurizio non avrebbe agito da solo e, forse, adesso non sarebbe morto".

"Passarono anni. All'inizio dell'età universitaria sentivo una certa insoddisfazione in casa e chiesi a mio padre di spiegarmi i loro malumori. Il motivo era legato principalmente ai ritardi burocratici dell'amministrazione comunale per intitolare il luogo dell'omicidio allo zio. L'evento sarebbe dovuto avvenire anni addietro (come da delibera) ma, passati gli anni 2000, ancora non era avvenuto. Da quel giorno iniziai a far sentire la nostra voce spinto dal desiderio che mio zio Maurizio Estate non venisse dimenticato. Un percorso decisamente lungo finalmente realizzato nel 2018. Durante questo percorso sono stati realizzati tanti altri traguardi, tra cui: la nascita di realtà associative, luoghi alla memoria, collaborazioni con altre associazioni locali e di un instancabile impegno sociale promuovendo la legalità e portando la storia di Maurizio Estate ovunque possa essere da esempio".

Il gesto eroico del singolo è importante ma per vincere le mafie è altrettanto importante che ognuno di noi faccia squadra intervenendo difronte all'ingiustizia

#Memoria: Eventi e intitolazioni in nome di Maurizio Estate

  • 11 novembre 1993 – Conferimento alla memoria con la Medaglia d'Oro al Valor Civile, dal Presidente Scalfaro, con la motivazione:
    «Nonostante la giovane età ed incurante della propria incolumità, riusciva a sventare una rapina ai danni di un imprenditore, ma veniva poi barbaramente assassinato, per vendetta, da uno dei malviventi. Splendido esempio di umana solidarietà ed elette virtù civiche, spinte sino all'estremo sacrificio».
  • 2005 - Intitolazione di Piazza Maurizio Estate nel quartiere Scampia (NA)
  • 1 gennaio 2011 - La storia di Maurizio Estate è raccontata nel libro: "La giusta parte; testimoni e storie dell'antimafia" edito Caracò. 
  • 30 gennaio 2014 - Presentazione del Presidio Libera di Chiaia "Fabio De Pandi" e "Maurizio Estate" presso il PAN (Palazzo delle Arti di Napoli.
  • 10 aprile 2014 - Inaugurata l'Associazione Antiracket Vomero Arenella Maurizio Estate.
  • 17 giugno 2014 - Intitolata l'aula Consiliare dell'Auditorium di Scampia.
  • Novembre 2014 - Inaugurata "la Casa della Cultura" a Pianura. Ognuna delle 15 sale della struttura è intitolata ad una vittima innocente tra cui Maurizio Estate.
  • 15 gennaio 2018 - Intitolazione Largo "Maurizio Estate", ex Largo Vetriera del quartiere Chiaia, a Napoli.
  • 20 maggio 2019 - Istituito il Premio "Maurizio Estate" su iniziativa della 1 Municipalità e della famiglia Estate. Ogni anno viene premiato il miglior elaborato sui temi della legalità sviluppato tra gli studenti delle scuole di Chiaia.
  • Maggio 2020 - La storia di Maurizio è raccontata nel libro: "Al posto giusto al momento giusto" a cura di Gigi & Ross e Oreste Ciccariello. Rogiosi Editore. 

L'Associazione FAI Maurizio Estate Vomero-Arenella

In aprile del 2014, in seguito alla conoscenza con Tano Grasso, viene inaugurata l'associazione Antiracket "Maurizio Estate", di cui Presidente Davide Estate. Diventa così, il punto di riferimento per il quartiere Vomero-Arenella. 

Lo scopo principale è quello di non lasciare da solo l'imprenditore che denuncia.
Al fine del suo raggiungimento, i soci si prodigano a:
- tutelare chi ha denunciato;
- invitare anche altri operatori commerciali a fare lo stesso;
- accompagnare le vittime di estorsione in tutte le fasi del processo. In tal senso, fornendo: assistenza legale e psicologica gratuita, costituendosi parte civile nei processi;
- promuovere e monitorare il progetto "Consumo Critico" [PAGO CHI NON PAGA IL PIZZO]
- diffondere la cultura della legalità nelle scuole, organizzando eventi, collaborando con altre associazioni territoriali.

Vuoi Saperne di più? Visita il sito:
www.antiracket.info

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Paolino Avella

Paolino Avella, 17 anni

Il 5 aprile del 2003 il giovane Paolino Avella uscì di scuola, il Liceo Scientifico "Salvatore Di Giacomo", a San Sebastiano al Vesuvio (NA). In sella al suo motorino con un compagno fu avvicinato da due criminali intenti a volerglielo sottrarre. Nel tentativo di sfuggire al furto Paolino accelerò cercando di allontanarsi in direzione della stazione dei Carabinieri. Iniziò un vero e proprio inseguimento. I due malviventi, avendo una moto più potente, raggiunsero facilmente i giovani e, con un calcio, li speronarono. Paolino perse il controllo del motociclo e batté contro un albero posto sul marciapiede.

Illeso il passeggero, l'amico Andrea Commodo, mentre, per Paolino Avella l'impatto fu letale. Morì all'età di 17, a pochi giorni dal festeggiare il 18° compleanno. Quando il suo Liceo venne ristrutturato, l'aula della III D non fu toccata. Le pareti custodivano i pensieri dei compagni di classe per l'amico perduto e rimasero tali fino al conseguimento della loro maturità.

Storico giuridico

  • La Corte di Assise stabilisce in primo grado l'assoluzione di Luigi Minichini, uno dei due malviventi autori dell'aggressione. Il giudice decide per l'assoluzione per l'impossibilità di utilizzare nel processo le dichiarazioni di ammissione di colpevolezza rese dal coimputato al Tribunale per i minorenni, dichiarazioni non confermate in aula nel corso del processo al complice maggiorenne. Il complice che all'epoca non aveva ancora compiuto diciotto anni era già stato condannato in via definitiva dal Tribunale per i minorenni.
  • La prima sezione della Corte d'Assise d'Appello di Napoli, invece, ribalta il giudizio d'assoluzione di primo grado, condannando a 12 anni Luigi Minichini. Con questa sentenza si stabilisce che la morte del ragazzo non fu un incidente stradale, ma la conseguenza di una tragica aggressione.
  • Il 13 novembre 2012 la 3° Sezione della Corte di Assise di Appello del Tribunale di Napoli (secondo livello) dichiara Luigi Minichini colpevole per l'omicidio di Paolino Avella, condannando l'uomo a 9 anni di reclusione, alla rifusione delle spese legali ed al risarcimento dei danni provocati alle parti civili, oltre all'interdizione dai pubblici uffici.
  • Nel giugno 2014 Minichini si rende irreperibile dandosi alla latitanza.
  • Agosto 2014 - I carabinieri arrestano il fuggitivo presso la sua abitazione  a Barra.

 

Il ricordo di Alfredo Avella, papà di Paolino

"Mi telefonò un'amica di classe di Paolino. Piangeva disperatamente. Fu lei a darmi la brutta notizia rispondendo a quel ragionamento che si faceva dentro casa: «come mai Paolino ancora non torna da scuola?» Ci disse che erano tutti al Loreto Mare, che mio figlio aveva avuto un incidente. Mi precipitai all'ospedale e, facendomi spazio tra i tantissimi ragazzi, cercavo di capire cosa fosse accaduto nello specifico. Speravo che mio figlio fosse solo ferito, che non fosse finito così, non ero ancora a conoscenza della gravità e del'atto criminale che aveva subito".

"Dopo qualche giorno la mente continuava a elaborare quello che avevo sentito vociferare tra i ragazzi in ospedale ma che al momento non avevo messo a fuoco. Iniziai a fare qualche domanda, ad indagare sulla dinamica dell'incidente. Tra le voci di popolo e qualche compagno di classe, finalmente venni a sapere che ‹volevano fargli una rapina, che gli avevano dato un calcio e che quel gesto gli fece perdere il controllo per poi cadere›. Passarono circa due settimane prima che entrassi in contatto con la procura di Nola incaricata delle indagini. Da lì iniziò il calvario per trovare i testimoni. Nonostante la grande risposta dell'Istituto e degli alunni nelle manifestazioni per quanto accaduto, fu davvero difficile trovare qualcuno che si esponesse aiutandomi per fare giustizia".

"In seguito, ricevetti l'invito dell'allora Presidente della Provincia, il prof. Amato Lamberti, sociologo di grande spessore. Grazie a lui feci la mia prima uscita. Mi parlò della pagina web «il muro» sulla quale lessi che molti studenti avevano lasciato pensieri d'affetto e di giustizia per mio figlio. Si accese in me una speranza. Da lì conobbi altri familiari delle vittime innocenti, ci frequentavamo, ci davamo supporto, andavamo insieme a conoscere nuovi familiari quando ricapitavano situazioni analoghe. Così, dopo qualche anno, decidemmo di fondare l'Associazione ‹Coordinamento campano delle vittime innocenti della criminalità›.

Siate partecipi, vincete l'indifferenza verso la criminalità. Non servono grandi gesti ma una piccola fetta di responsabilità in ognuno di noi!

#Memoria: menzioni e intitolazione per Paolino Avella

  • Marzo 2009 - Intitolato il Centro Polivalente di Pollena Trocchia, divenuto Asilo Comunale, in via Cavour.
  • 29 febbraio 2012 - La storia di Paolino è raccontata dallo spettacolo teatrale: "Dieci storie proprio così" regia e drammaturgia di Emanuela Giordano. 
  • 2013 - Inaugurazione della Tendostruttura all'interno del Liceo Scientifico "Salvatore Di Giacomo", San Sebastiano al Vesuvio (NA).
  • 7 aprile 2013 - Inaugurazione del Presidio di Libera S.Giorgio - S.Sebastiano "Paolino Avella".
  • 23 maggio 2013 - Inaugurato il "Parco Pubblico Paolino Avella" in memoria di Paolino e di tutte le vittime innocenti della criminalità all'interno del boschetto del rione Gescal di Nola, la Villa comunale in via dei Mille.
  • 21 marzo 2014 - Nascita di "Radio Paolino". Promosso dall'assessore alle politiche giovanili del comune di San Giorgio a Cremano Michele Carbone in collaborazione con Radio Siani.
  • Una Stele alla memoria in via Matteotti, luogo della tragedia, posta dal Comune di San Sebastiano al Vesuvio.
  • Marzo 2015 - La storia di Paolino è menzionata nel libro: "Memoria" pubblicato dall'associazione Libera, a cura di: Marcello Cozzi, Riccardo Christian Falcone, Iolanda Napolitano, Simona Ottaviani, Peppe Ruggiero. Stampato per conto delle Edizioni Gruppo Abele presso Cooperativa La Grafica Nuova.
  • 21 luglio 2015 - Presentato il dossier: "La strage degli innocenti"  dedicato a tutti i minorenni uccisi dalla criminalità in Campania. Evento promosso dalla Fondazione Polis in occasione del 24° anniversario dell'omicidio di Fabio De Pandi. La commemorazione continua con una Santa Messa, celebrata da don Tonino Palmese, presso la Chiesa di via Santa Lucia.

Eventi per ricordare Paolino Avella

  • Ogni anno Alfredo Avella organizza un premio dedicato alla memoria del figlio.
  • 6 marzo 2009 - 2° Memorial "Paolino Avella" con una gara podistica femminile sulla distanza di 7,5 Km sul territorio di San Sebastiano a Vesuvio.
  • Dal 2005 al 2010 - L'Associazione Paolino Avella Onlus ha assegnato borse di studio agli studenti di ogni grado nelle sezioni: poesia, scrittura creativa, fotografia, cortometraggi.
  • 5-12 aprile 2014 - Settimana della legalità con diversi eventi, tra cui una partita tra Familiari Delle Vittime vs Liceo "Carlo Urbani" (7 aprile 2014).
  • 12 aprile 2015 - Per il 12° anniversario, a differenza degli altri anni, per ricordare Paolino la santa messa fu celebrata nella tendostruttura del liceo scientifico “Salvatore di Giacomo” di San Sebastiano al Vesuvio.
  • 11 giugno 2016 - Memoriale Paolino Avella presso il parco pubblico "Paolino Avella", a Nola, insieme al Presidio nolano dell'associazione Libera ed alle istituzioni.
  • 17 dicembre 2016  - L'Associazione Paolino Avella presenta:"CARAVAGGIO. LE SETTE OPERE DELLA MISERICORDIA", con Ugo Pagliai e Vincenzo De Luca, docente di storia dell'arte. Presso il Museo Filangieri (Napoli)
  • 6 aprile 2018 - Dedicato il convegno sul tema dell’attività dei “Giornalisti Giornalisti” (cit. film “Fortapasc”) impegnati quotidianamente nella lotta per la verità e la legalità. Presso l’auditorium del liceo scientifico di San Sebastiano al Vesuvio “Salvatore Di Giacomo”.

L'Associazione Paolino Avella Onlus

Paolino Avella Onlus

Dopo le manifestazioni dettate dall'emozione del momento, gli amici, i docenti ed i genitori di Paolino, ritennero di non far disperdere l'ondata di solidarietà e l'insegnamento che la tragica vicenda aveva dettato in ognuno di loro, e nella popolazione intera dei Comuni interessati.

Così nel 2009, nasce così l'Associazione Onlus Paolino Avella che, insieme agli studenti ed ai docenti dei due Istituti frequentati dal ragazzo (Scuola Media Statale "R. Viviani" di Pollena Trocchia e Liceo Scientifico Statale "S. Di Giacomo" di San Sebastiano al Vesuvio), si propone di sviluppare percorsi di legalità capaci di incidere sulla popolazione in generale dell'area di interesse, ed in particolare sulle fasce pre-adolescenziali ed adolescenziali.

Attività:

Creare percorsi didattici che, attraverso: dibattiti, attività di ricerca, borse di studio e produzione di elaborati, conduca i giovani alla ricerca di un linguaggio comune, per educare alla legalità i propri coetanei ed il mondo degli adulti.

Scopri di più! Visita il sito:
Associazione Paolino Avella Onlus

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 Associazione Paolino Avella Onlus

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