Le Storie

Visualizza articoli per tag: scambio di persona

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Adriano Della Corte

Adriano Della Corte, 18 anni

Il 15 luglio 1984, Adriano Della Corte, dopo il pranzo domenicale, si dirigeva a Castel Volturno (CE) per una passeggiata al mare con gli amici. Lungo il tragitto, in località "Lago Piatto", una "Lancia Prisma" affiancò la loro auto e, un uomo iniziò a sparare contro Adriano posto alla guida. Il ragazzo venne colpito mortalmente al volto mentre, gli amici rimasero feriti. 

Adriano Della Corte, come gli amici, era uno studente incensurato. L'unica ipotesi è che la nuova "Fiat Punto" nera, comprata da qualche mese grazie ad una vincita al Totocalcio, fosse lo stesso modello e colore del nipote del boss Bardellino, il quale fu ucciso tempo dopo sempre in un agguato. Questa ipotesi fu sollevata dagli stessi familiari di Adriano, in quanto, a distanza di qualche settimana dall'omicidio, il padre ricevette una telefonata anonima in cui gli si ordinava di "lasciar perdere" perché la morte del figlio "era stato un errore".

Storico giuridico

  • Negli anni '90 la magistratura ha archiviato le indagini per mancanza di prove e di dichiarazioni di collaboratori di giustizia.
  • 1993 - Carmine Schiavone inizia a collaborare con la giustizia accennando anche all'omicidio di Della Corte, riconducendolo allo scambio di persona e fornendo nomi sui presunti responsabili. Nonostante le dichiarazioni del pentito, le indagini non sono mai state riaperte.

 

 

 

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Salvatore Barbaro

Salvatore Barbaro, 29 anni

Il 13 novembre 2009, Salvatore Barbaro, cantante neomelodico napoletano, fu brutalmente assassinato dalla camorra per un atroce scambio di persona. Quel giorno, mentre percorreva con la sua auto "Suzuky Swift" via Mare, a Ercolano (NA), venne affiancato da una moto con due uomini in sella. Il ragazzo non ebbe il tempo di reagire quando si vide scaricare addosso ben 11 colpi di pistola. Gravemente ferito perse il controllo dell'auto impattando contro un muro e un palo della corrente elettrica. Purtroppo inutili i soccorsi. Le ferite, in particolare alla gola, gli furono fatali.

Orfano di padre, Salvatore aiutava la famiglia come meglio poteva. Quando non era impegnato come cantante in cerimonie o manifestazioni, arrotondava facendo il garzone per una salumeria o l'imbianchino. Infatti nel cofano furono ritrovati tutti gli attrezzi del mestiere. La sua unica colpa fu quella di avere l'auto dello stesso modello e dello colore del vero obiettivo.

Storico giuridico

  • 8 dicembre 2016 - Il Gip del Tribunale di Napoli, Rosa De Ruggiero, con rito abbreviato, condanna a 30 anni di reclusione Vincenzo Spagnuolo, ritenuto l'esecutore materiale nell'agguato. Con rito ordinario, invece, vengono accusati per il delitto:
    - Natale Dantese, il ras. detenuto al 41bis;
    - Antonio Sannino, ritenuto l'esecutore dell'agguato;
    Pasquale Spronello, ritenuto il mandante dell'omicidio.
  • 21 dicembre 2017 - La quarta sezione della Corte d'Assise di Napoli ha condannato all'ergastolo in primo grado i tre presunti mandanti ed esecutori.
  • 10 febbraio 2020 - Salvatore Barbaro viene riconosciuto vittima innocente della criminalità organizzata.
  • 16 dicembre 2020 - La Cassazione conferma le pene all'ergastolo inflitte dalla Corte D'Assise.

 

#Memoria: eventi, menzioni e luoghi intitolati a Salvatore Barbaro

  • 5 marzo 2016 - Apposta una targa in memoria di Salvatore nel luogo dell'accaduto, in via Mare a Ercolano (NA). Segue una fiaccolata fino alla Parrocchia di Santa Maria della Consolazione di Ercolano (NA) per la funzione religiosa. 
  • 19 luglio 2017 - Dedicato a Salvatore la manifestazione:"Napoli e Borsellino. La cultura della legalità" presso il cortile del Maschio Angioino, a Napoli, avvenuto all'interno della rassegna "Estate a Napoli 2017" in memoria di Paolo Borsellino.
  • 15 ottobre 2017 - La storia di Salvatore viene raccontata in una puntata de "Le Iene" su mediaset.
  • 13 novembre 2019 - Manifestazione del decennale presso il Museo Archeologico Virtuale di Ercolano (NA), con un incontro tra le rappresentanze istituzionali, associazioni, familiari e scolaresche. Segue un corteo fino a piazzale Salvatore Barbaro per un momento commemorativo con deposizione di fiori sotto la targa intitolata.
  • 4 dicembre 2019 - Intitolato il Largo di via Mare, a Ercolano, dove avvenne l'agguato.
  • 13 novembre 2020 - Momento commemorativo con deposizione di fiori sotto la targa intitolata in via Mare, a Ercolano.
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Pasquale "Lino" Romano

Pasquale "Lino" Romano, 30 anni

La sera del 15 ottobre 2012 Lino Romano, operaio, originario di Cardito (NA), fu brutalmente assassinato dalla camorra per uno scambio di persona. Quel giorno Lino andò a prendere la fidanzata Rosanna alla stazione di Napoli e la accompagnò a casa, a Marianella, quartiere di Napoli. Passò del tempo con lei e la sua famiglia, poi, passate le 21:00, scese di casa per andare a giocare una partita di calcetto con gli amici. In tutta tranquillità Pasquale uscì dal palazzo e si diresse verso la sua auto, ma, aperto lo sportello, venne colpito con 14 proiettili esplosi a distanza ravvicinata. Inutile i soccorsi, il ragazzo si accasciò esanime.

Pasquale Romano perse la vita da innocente per un atroce scambio di persona nella guerra tra i clan locali. L'obiettivo dell'agguato sarebbe dovuto essere Domenico Gargiulo, uomo vicino ai "Girati" in guerra con gli "Scissionisti" che quella sera cenava a casa della fidanzata proprio nello stesso palazzo di Rosanna. Gli assassini, appostati fuori lo stabile, attendevano un SMS come segnale di una 'specchiettista' che li avvisasse che quest'ultimo stesse uscendo. Invece, quando videro uscire un ragazzo fisicamente simile al loro bersaglio si accanirono su di lui senza né attendere il messaggio né accertarsene l'identità. 

Storico giuridico

  • 18 novembre 2013 - Durante la sentenza con rito abbreviato, il gup Francesco Cananzi emette le seguenti condanne:
    - Ergastolo per Salvatore Baldassarre ritenuto l'esecutore materiale dell'omicidio di Lino Romano;
    - 18 anni e 8 mesi per Giovanni Marino ritenuto l'autista del commando omicida;
    - 14 anni per Anna Altamura, la donna che ricopriva il ruolo di specchiettista alla quale è stata concessa l'attenuante della confessione spontanea e collaborazione;
    - 16 anni di reclusione a Carmine Annunziate e 14 anni per suo fratello Gaetano, figli di Altamura ritenuti complici. 
  • 11 febbraio 2014 - L'udienza alla V Corte di Assise presieduta dal giudice Adriana Pangia, il PM Enrica Parascandolo, viene chiesto la condanna all'ergastolo per Giuseppe Montanera, ritenuto il mandante, e Giovanni Vitale, come organizzatore dell'agguato.
  • 1 aprile 2014 -  La Corte emette la sentenza di condanna: ergastolo ed isolamento diurno per 18 mesi, interruzione della patria potestà, interdizione dai pubblici uffici e la condanna a risarcire il danno alle parti civili, a carico di Montanera e Vitale, rispettivamente mandante e organizzatore dell'omicidio di Lino Romano.
  • 22 aprile 2015 - la Corte d'Assise d'Appello di Napoli ha riduce le pene inflitte per tre dei condannati. Da 16 a 13 anni di reclusione per Carmine Annunziata, mentre, a Gaetano Annunziata e ad Anna Altamura da 13 a 12 anni di reclusione. Confermata, invece, la sentenza di primo grado a 18 anni ed 8 mesi per Giovanni Marino, autista del commando.

 

Il ricordo di Lucia Romano, sorella di Lino

"Quella sera per me è un ricordo indelebile. Ero a casa con i miei figli e una zia. Squillò il telefono. Mio padre mi mise al corrente sull'accaduto. Non potevo crederci. Corsi da loro. Ricordo ancora le parole di mia madre che guardandomi mi disse: «ora come farò senza Lino?» Quella stessa sera promisi a mio fratello che avrei fatto di tutto perché non venisse dimenticato e affinché ottenesse giustizia."

"Iniziò così il calvario delle udienze alle quali, spesso, presenziavo da sola. Mi spingeva il desiderio che quando 'loro' avrebbero incrociato i miei occhi, non solo si ricordassero di mio fratello ma che comprendessero che non gli avrei reso vita facile! Ricordo ancora la giornata della sentenza del rito abbreviato quando vennero condannati quasi tutti i colpevoli coinvolti. Aspettavo che uscissero dall'aula ma, nonostante il giudice li chiamasse da più di mezz'ora, loro non hanno avuto il coraggio di incontrarci. Questo mi ha dato la dimostrazione che 'queste persone', fuori dal loro contesto e senza un’arma, non sono niente e non sono nessuno!"

"Intanto, siamo entrati in contatto con le associazioni rivolte alle vittime innocenti. Con loro riesco a portare avanti la memoria di mio fratello Lino, anche se, per tutta la famiglia è ancora difficile raccontare e convivere con la sua assenza. Mi sostiene il ricordo del sorriso e della gentilezza che lo contraddistinguevano. Solo pensandoci trovo la forza per affrontare il dolore e portare la sua storia nelle scuole. Sono sicura che i ragazzi possano imparare da questi racconti e capire la realtà di questi contesti."

È più importante raggiungere un obiettivo per merito e con sacrificio anziché ottenerlo con arroganza, prevalendo sul prossimo o, addirittura, arrivando a stroncare la vita di qualcuno.

 

#Memoria: eventi e luoghi intitolati a Lino Romano

  • 18 ottobre 2012 - Pubblicazione della lettera scritta dai genitori di Pasquale al Ministro dell'Interno sul "Il Mattino".
  • 19 ottobre 2012 - Funerali solenni. Per l'occasione, il Sindaco di Cardito (NA).
  • 28 ottobre 2012Minuto di silenzio durante la partita di calcio Napoli-Chievo. A bordo campo viene aperto lo striscione del Coordinamento Campano dei familiari delle vittime innocenti di criminalità.
  • 30 ottobre 2012 - Fiaccolata commemorativa percorre per le strade di Cardito (NA).
  • 21 novembre 2012 - Piantumato un albero all'interno del Parco della memoria e dell'impegno civile, a Ottaviano (NA). Evento svoltosi durante la Festa dell'Albero promosso dall'Osservatorio Ambiente e Legalità del Parco Nazionale del Vesuvio.
  • 2013 - La storia di Lino Romano è racontata nel monologo di Roberto Saviano in una puntata di "Che tempo che fa'".
  • 9 maggio 2013 - Inaugurato e intitolato il centro giovanile del convento francescano 'S. Antonio' di Afragola (NA). Cerimonia avvenuta alla presenza del cardinale Crescenzio Sepe e don Tonino Palmese.
  • 31 maggio 2013 - La storia di Lino Romano è menzionata nel libro: "Dizionario enciclopedico delle Mafie in Italia". Curatore C. Camarca, Edito Castelvecchi.
  • 15 ottobre 2013 - La storia di Lino ha ispirato lo spettacolo teatrale"La guerra di tutti". Evento nato da un'idea di Francesco Amato, collega ed amico di Lino. L'evento è stato promosso per tre edizioni annuali.
  • 15 ottobre 2014 Giornata alla memoria iniziata con la deposizione dei fiori sulla lapide presso il cimitero comunale di Cardito. Segue un momento musicale presso Piazza Marianella in cui viene presentato il bando per le borse di studio "Lino uno di Noi". Evento organizzato da Fondazione Polis, Libera, il Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti.
  • 14 maggio 2015 - Intitolata l'area sportiva all'interno del Parco Taglia di Cardito (NA). 
  • Marzo 2016 - Momento commemorativo in conclusione della mostra "In viaggio con la Mehari" nella sede del "Teatro Area Nord". Evento promosso dall'assessorato ai Giovani del Comune di Napoli. 
  • 19 dicembre 2017 - Approvata la proposta di intitolazione del parco comunale di Marianella rinominato: "Parco Lino Romano".
  • 17 aprile 2018 - La storia di Lino Romano è raccontata nella raccolta video della mostra NON INVANO realizzata e promossa dalla Fondazione Polis della Regione Campania.
  • 15 ottobre 2018 - Dedicata alla memoria il corso di formazione "Come cambia la narrazione dei fenomeni criminali. Deontologia e riflessioni degli ultimi 10 anni". Evento svoltosi presso l'Hotel Alabardieri di Napoli, promosso dall'Ordine dei Giornalisti della Campania e dalla Fondazione Polis.
  • 15 ottobre 2019 Giornata alla memoria con un convegno presso la Sala Consiliare di Palazzo Mastrilli, a Cardito (NA) seguita dalla deposizione di una corona di fiori sul sepolcro al cimitero comunale.
  • 11 settembre 2020 - Inaugurate una scultura e dei murales presso il parco Taglia di Cardito. Le opere sono state realizzate dagli alunni del Liceo Artistico di Cardito nate dal progetto triennale:"Piantiamo i semi della legalità".
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Angelo Riccardo

Angelo Riccardo, 21 anni

Il 21 luglio 1991 Angelo Riccardo era in auto con quattro amici: i fratelli Massimiliano e Bruno Cirillo, Ciro Tettone e Giovanni Alfiero. I giovani erano diretti alla Sala per la funzione religiosa dominicale della congrega dei testimoni di Geova a cui appartengono. Mentre Angelo è alla guida della sua "Renault 9" percorrendo via Roma, a San Cipriano d'Aversa, una seconda auto con almeno tre uomini si accostò ai ragazzi. Sembrò un semplice sorpasso, invece, in pochi attimi i ragazzi si videro trivellare di colpi. Angelo Riccardo venne colpito mortalmente al volto da 3 proiettili. Tra i ragazzi nel veicolo solo uno di loro fu ferito di striscio alla nuca mentre altri due proiettili vaganti colpirono due automobilisti di passaggio.
 
L'agguato ebbe tutte le sembianze di un regolamento di conti ma, come fu rapidamente appurato dai Carabinieri, il commando camorristico commise uno scambio di persona. Angelo Riccardo, semplice muratore incensurato, fu assassinato perché aveva l'auto simile a quella del vero obiettivo. L'episodio ebbe grande risonanza sul territorio spingendo la gente per bene del paesino, uniti a quelli di Casal di Principe (CE), tra cui don Peppe Diana, ad attuare manifestazioni contro la camorra. Nella tarda serata dello stesso giorno, perse la vita anche l'undicenne Fabio De Pandi, ucciso nel Rione Traiano da un proiettile vagante.
 
 

Storico giuridico

  • Per l'omicidio di Angelo Riccardo, è stato condannato all'ergastolo: Luigi Venosa, ritenuto l'esecutore materiale del delitto. 

 

#Memoria: eventi e intitolazioni per Angelo Riccardo

  • NR - Intitolata la biblioteca comunale di Succivo (CE).
  • NR - Intitolata una piazzetta nel Comune di San Cipriano d'Aversa (CE). 
  • 19 aprile 2012 - La storia di Angelo Riccardo è raccontata nel libro :  "L'impero", di Luigi Di Fiore. Editore Rizzoli.
  • 31 maggio 2013  - La storia di Angelo Riccardo è raccontata nel libro: "Dizionario enciclopedico delle Mafie in Italia". Curatore C. Camarca, Edito Castelvecchi.
  • 30 novembre 2018 - La storia di Fabio è raccontata nel libro: "La sedia vuota" di Raffaele Sardo. Edizioni Iod e promosso dalla Fondazione Polis.
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Nicola Nappo

Nicola Nappo, 23 anni

La sera del 9 luglio 2009, Nicola Nappo era seduto su una panchina in Piazza de Marinis, a Poggiomarino (NA), in compagnia di un'amica. Mentre i due parlavano tranquillamente, si avvicinarono 2 uomini camuffati con delle barbe finte che esplosero 7 colpi di pistola. Tutti diretti al torace e al volto di Nicola. Inutili i soccorsi, il ragazzo muore sotto gli occhi dell'amica, la quale, resta ferita alla gamba da un proiettile rimbalzato che le viene estratto poco dopo presso l'ospedale di Scafati.

Fin da subito fu dichiarata l'estraneità di Nicola al mondo della criminalità. Il giovane lavorava come fabbro ed era incensurato. A breve, la dichiarazione del collaboratore di giustizia, Carmine Amoruso, 27enne del clan Giugliano, confermò la teoria affermando: «Nicola Nappo fu ucciso al posto mio». Lo scambio di persona avvenne perché la ragazza in compagnia con Nicola era la ex fidanzata di Amoruso. In seguito si scoprì che la condanna a morte, nei confronti di quest'ultimo, era per punire una lite avuta tra Amoruso e Sebastiano Sorrentino, figlio del boss.

Storico giuridico

  • 5 novembre 2012 - Il Gup Ludovica Mancini, su richiesta del pm Gianfranco Scarfò, notificarono un'ordinanza di custodia cautelare per Antonio Cesarano, 32 anni, affiliato al clan Sorrentino o dei "Campagnoli", boss nella zona di Scafati. Incastrato dalle dichiarazioni del pentito e per detenzione di armi.
  • 22 gennaio 2014 - Si conclude il processo con rito abbreviato. Il gup Carola condanna all'ergastolo Antonio Cesarano, considerato il mandante dell'omicidio. Assolto, invece, l'imputato Giovanni Battista Matrone.
  • Settembre 2015 - La Corte di Assise d'Appello di Napoli confermato l'ergastolo inflitto a Cesarano, mandante dell'omicidio di Nicola.
  • Dicembre 2016 - la Corte Suprema di Cassazione si pronuncia con annullamento e rinvio. Annulla la sentenza impugnata e rinvia per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte di assise di appello di Napoli.

 

#Memoria: Eventi e luoghi intitolati a Nicola Nappo

  • 2013 - Inaugurato e intitolazione del Presidio Libera di Scafati.
  • 2016 - La storia di Nicola è nel libro:"Napoli - Storie sbagliate" di Tonino Scala. Presentato presso il cineteatro Minerva di Boscoreale.
  • 16 febbraio 2017 - Concorso artistico-letterario dal titolo: “fiori di memoria, colori d’impegno”, in cui gli alunni creano progetti di legalità partendo dalla storia di Nicola.
  • 10 luglio 2017 - apposizione di una targa in ricordo di Nicola Nappo presso l’aiuola di via XXV Aprile, Poggiomarino.
  • 12 luglio 2017 – Triangolare di calcio presso il campetto dalla parrocchia San Francesco di Paola a Scafati, con squadre formate da giovani di Poggiomarino e di Scafat.
  • 6 novembre 2018 - Intitolazione del terre confiscate a Scafati ribattezzate "fondo agricolo Nicola Nappo". 

 

Fondo Agricolo "Nicola Nappo"

Il Fondo Agricolo Nicola Nappo è il bene confiscato a vocazione agricola più grande dell’agro nocerino sarnese. Dall’agosto del 2018 è affidato alla A.T.S. (associazione temporanea di scopo) Terra Vi.Va.
Sito in via Nuova San Marzano, 394, Scafati (NA). 

Si tratta di un esperimento diffuso in molte località europee, non sempre inserite in percorsi di riuso sociale di beni confiscati, e che riguardano porzioni di terreni di proprietà pubblica. Gli orti hanno una serie di funzioni molto importanti per le città in cui vengono realizzati.

  • Sono uno strumento per combattere l’esclusione sociale e favorire pratiche aggregative, riescono ad essere un antidoto alla solitudine agli agglomerati di cemento urbano, senza contare che fanno bene alle tasche dei cittadini perché permettono di spendere meno grazie ad una filiera agroalimentare corta.
  • Tutela della biodiversità agricola, riduzione della produzione di rifiuti, portare a tavola prodotti sani e senza pesticidi sono gli ingredienti per immaginare un futuro più sostenibile e a misura d’uomo.
  • Al Fondo Agricolo Nicola Nappo combattiamo le mafie anche prendendoci cura del pianeta.
  • Gli orti disponibili sono circa 70 al momento, della dimensione di circa 50mq ciascuno.

Vuoi saperne di piu? Visita il sito:
www.fondonappo.it

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Pasquale Feliciello

Pasquale Feliciello, 60 anni

Erano da poco passate le 18:00 del 5 maggio 1990. Pasquale Feliciello, padre di nove figli e impiegato presso la ASL di Napoli, aspettava un nipote ai piedi del circolo ricreativo "Rinascita" di Casalnuovo. Quel giorno, anziché fermarsi a giocare a carte come ogni pomeriggio, aveva un impegno con un amico per aiutarlo nella propaganda elettorale del periodo. Ebbene, di lì a poco giunse una motocicletta con due killer. Al momento di estrarre l'arma la moto scivolò finendo proprio ai piedi del povero Pasquale. Dietro di lui vi era Gennaro Raimondi, pregiudicato e vero obiettivo del raid. Il killer iniziò a sparare nonostante avesse l'uomo davanti. Colpito in volto e alla nuca, Pasquale perse la vita mentre il criminale si diede alla fuga.

Anche per lui non ci fu scampo. I delinquenti lo inseguirono uccidendolo poco più avanti, in un parco, per poi darsi alla fuga rubando una Panda ad una donna incinta, moglie di un negoziante locale. Inoltre, nella corsa i due rischiarono di investire Filomena Feliciello, figlia di Pasquale, che, presa dal momento, non riuscì a identificare le persone in auto.

Storico giuridico

  • Nel 2003 - in seguito a delle dichiarazioni dei pentiti, la prima sezione della Corte d'Assise di Napoli stabilisce le seguenti condanne:
    - Ergastolo per Iorio Raccioppoli Pasquale ritenuto mandante dell'agguato;
    - 12 anni di reclusione per D'Avino Fiore, anch'egli ritenuto mandante dell'agguato;
    - 11 anni di reclusione per Marchesi Antonio ritenuto l'esecutore materiale del delitto;
    - Decadute le condanne per Tanzillo Luigi e Pelliccia Giovanni, per concorso e appartenenza al gruppo criminale, in quanto deceduti prima del processo.

  • Nel 2015 Pasquale Feliciello viene riconosciuto dal Ministero dell'Interno vittima innocente di criminalità organizzata.

 

Il ricordo di Carmela Feliciello, figlia di Pasquale

"Quel giorno ero appena rientrata dal cimitero e incrociai mio padre che usciva. Avevamo perso mamma da un anno e mezzo e da sorella maggiore gestivo io la casa. Mi chiese di passargli la giacca e mi salutò. Poi, passate le 18:00 iniziarono una serie di circostanze 'strane' alle quali non avevo neanche il tempo di reagire perché ne seguiva un'altra: Iniziò con un vociferare forte per strada. Mi affacciai e notai che la gente mi fissava. Non gli diedi peso e rientrai. Di lì a poco bussò alla porta l'avvocato De Simone, amico e collega di mio fratello Giovanni. Per la prima volta, anziché aspettare che lo chiamassi, mi chiese di entrare e andò in camera sua. Un atteggiamento inconsueto ma, non ebbi il tempo di interpretarlo che squillò il telefono. Era una mia cugina di Castellammare. Sembrava una semplice telefonata di cortesia, eppure, continuava a chiedermi se fossi «sicura che fosse tutto a posto» e mentre cercavo di capire perché insisteva, contemporaneamente, sentivo urlare dalla stanza di mio fratello".

"Così, in mezzo a tutte queste stranezze decisi di prendere l'iniziativa. Entrai in camera di Giovanni e chiesi a tutti e due di darmi delle spiegazioni. Mi dissero che papà aveva avuto un malore e che lo avevano soccorso, poi scesero. La casa iniziò a riempirsi di gente che non voleva seguissi mio fratello. Forse era il loro modo di proteggermi evitando che, andando in strada, vedessi il corpo di mio padre. Poi arrivarono i carabinieri. Nonostante un fratello avvocato e l'altro dottore che ci spiegavano come progrediva la vicenda, l'aver subito una perquisizione coatta in casa e l'aver avuto i telefoni sotto controllo per molto tempo, fu per tutta la mia famiglia una forte pressione emotiva".

"Passarono molti anni. Ero in fila al collocamento per degli incartamenti. Mentre ero al bancone, di fianco a me sentii parlare una persona che, tramite un'associazione, rientrava in una categoria di 'familiari di vittime' perché gli avevano ucciso il fratello. Incuriosita e nella maniera più spontanea chiesi alla dipendente di che si trattasse accennandogli la mia storia. Fu così che entrai in contatto con la Fondazione PolisLibera contro le mafie dando inizio al mio impegno nel sociale".

Sono convinta che solo quando il Governo riuscirà a garantire un lavoro a chi non ne ha, le persone non cercheranno altri modi, spesso illegali, di fare soldi. Solo allora la camorra non avrà più la manovalanza.

Frammenti di ricordi della famiglia Feliciello

Giovanni:"Quando quel pomeriggio l'Avv. De Simone entrò in camera mia, non avrei mai immaginato il motivo della sua urgenza. Mi disse che mio padre aveva avuto un infarto. Non potevo crederci. Dopo aver detto due parole anche a Carmela che era entrata in camera uscimmo rapidamente. Ricordo Casalnuovo bloccata dal traffico, così, decisi di proseguire a piedi fino al circolo ricreativo. Più mi avvicinavo e più la folla di persone diventava sempre più fitta. Mi feci largo nella mischia finché, arrivato sul posto dell'accaduto, incontrai mio fratello Alessandro arrivato poco prima di me. Solo lì, mi resi conto che la verità era ben altra".

Pietro:"Vivevo a Torino da un po' per lavoro. Quel pomeriggio mi telefonò un mio cugino dicendomi: «lo zio non si è sentito bene». Pensavo parlasse del padre, lo rassicurai con una battuta ma, con un tono che non faceva presagire nulla di buono, mi ripeté che mio padre era stato portato in ospedale. Contattai mio zio, un fratello di papà che lavorava anche lui a Torino per organizzarci e scendere a Napoli. In viaggio, decisi di chiamare un mio amico di Calsanuovo per farmi spiegare cosa fosse accaduto. Lì fu' il vero shock! Mi rispose la madre che mi scambiò per un'altra persona e, pensando di parlare con -Brunetto- mi disse: «Lo sai? Hanno sparato a Pasquale Feliciello. L'hanno ucciso, è su tutti i telegiornali». Di quel viaggio ricordo solo il -vai piano- dello zio e il rammarico di non poter più stare vicino a mio padre".

Patrizia:"All'epoca abitavo a Pomigliano d'Arco con la mia famiglia, fui avvisata telefonicamente. Quando mi dissero che papà ci stesse lasciando, non potevo crederci. Ho dovuto vederlo coi miei occhi. Da quel momento ebbi la sensazione che tutto non avrebbe avuto più senso. Non potevo smettere di pensare che, dopo mia madre, arrivò anche il suo turno in un modo davvero inaspettato. Una morte assurda, proprio a lui: un uomo colmo di valori, adorato da chiunque lo conoscesse o ne sentisse parlare. Amato dalla sua famiglia e in particolar modo da sua moglie. Quell'uomo non c'era più. Strappato alla vita quando non era neanche il suo momento perché altrimenti non sarebbe mai accaduto così. Tuttora, posso consolarmi solo pensando che mio padre mi protegga dall'alto e che Dio, anche se prematuramente, ha preso con sé uno degli angeli più belli che ha lasciato ricordi indimenticabili ad ognuno di noi". 

Lella:"Quel pomeriggio ero con il mio fidanzato, attuale marito, che assistevamo ad una partita di calcio tra amici. Mentre eravamo seduti a fare il tifo si avvicinò un amico che bisbigliò qualcosa al suo orecchio. Lui si girò verso di me dicendomi: «Lella dobbiamo andare, tuo padre non si è sentito bene». Corremmo a casa, ad attenderci c'era una folla di persone. Notai che tutti mi fissavano e parlavano tra di loro. Solo allora, per evitare che lo scoprissi da terzi, mio marito mi disse la verità. «Lella, tuo padre è finito» Da queste parole iniziò il nostro incubo. Oltre a dover combattere per ottenere giustizia, dovevamo fronteggiare le dicerie del popolino. Lo stesso che aveva affollato la nostra casa. Questa è stata la cosa più ingiusta! Dover difendere la memoria di mio padre, un uomo umile e amorevole, dai pregiudizi e dalle malelingue di un quartiere, in cui, lui stesso aveva aiutato tante persone".

#Memoria: eventi in ricordo di Pasquale Feliciello

  • Giugno 2016 -  Inaugurazione dell'Associazione "Pasquale Feliciello" all'interno dell'incontro: "Legalità attraverso azioni di inclusione sociale. Quali strategie possibili?" tenutasi presso il Centro polifunzionale Pierpaolo Pasolini, a Casalnuovo di Napoli. L'iniziativa è stata realizzata in collaborazione con l'associazione Libera, la Fondazione Polis, il Coordinamento campano dei familiari delle vittime di criminalità, con il patrocinio morale dell'ordine degli Avvocati di Nola, del Comune di Casalnuovo di Napoli, della Regione Campania e dell'Eurispes.
  • Giugno 2017 - Percorsi di legalità ed inclusione presso l'istituto comprensivo "Milani-Elia-Aliperti". L'incontro è stato organizzato dall'associazione "Il piccolo principe" e patrocinata dalla Commissione Anticamorra della Regione Campania.
  • 26 maggio 2018 3° memorial Pasquale Feliciello con un quadrangolare di calcio presso il campo sportivo "D.Iorio" di Casalnuovo (NA).
  • 4 maggio 2019 - Messa eucaristica presso la Chiesa S.S dell'Arcora di Casalnuovo di Napoli. A seguire una marcia per la legalità per tutto il corso Umberto I, sempre Casalnuovo. 
  • 8 giugno 2019 - 4° memorial di calcio giovanile, presso il centro sportivo Holly & Benji sito di Tavernanova (NA). Organizzato dall'Associazione in collaborazione con il centro sportivo.

 

L'Associazione "Pasquale Feliciello"

Nel 2016, da una forte volontà dei figli, nasce ufficialmente l'Associazione "Pasquale Feliciello", Presidente il primogenito Alessandro.

La principale finalità associativa è la promozione della legalità attraverso azioni di inclusione sociale e sociosanitaria in favore di cittadini svantaggiati anche attivando interventi di valorizzazione e assistenza professionale.

Vuoi saperne di più? Visita il sito:
www.aspasqualefeliciello.altervista.org

Resta connesso con Pasquale Feliciello e la sua associazione

Per rimanere informato sui prossimi eventi in memoria di Pasquale Feliciello o delle attività dell'associazioni, segui la pagina Facebook dedicata a lui!

@Associazione Pasquale Feliciello Vittima Innocente di Camorra 

 

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Paolo Coviello

Paolo Coviello, 63 anni

La sera del 26 febbraio 1992 Paolo Coviello, operatore scolastico di Casapesenna (CE), uscì in auto con suo nipote, Pasquale Pagano, per una commissione personale. Mentre Paolo a Pasquale viaggiavano a bordo della Renault Clio grigio chiaro, furono raggiunti da un gruppo d'assalto che prese di bersaglio i due uomini che non sopravvissero all'agguato di camorra.
Purtroppo, l'auto di Pagano era dello stesso tipo e dello stesso colore di quella di un affiliato al clan dei casalesi, obiettivo del clan rivale per vendicarsi di un torto ricevuto. Paolo e Pasquale furono brutalmente assassinati per uno scambio di persona. 
 

Storico giuridico

  • Nonostante fosse chiaro fin da subito lo scambio di persona, le indagini non poterono continuare per mancanza di testimoni.
  • 2015 - coordinati dal PM Giovanni Conzo, i carabinieri arrestarono i responsabili grazie alle dichiarazioni dei boss pentiti. 
  • Dicembre 2015 - il Tribunale di Napoli ha condannato a 20 di carcere gli esponenti della fazione del clan che aveva architettato l'agguato e all'ergastolo l'esecutore materiale.
  • Marzo 2017 - La Corte d'Assise d'Appello di Napoli (quarta sezione) condanna in primo grado per il duplice omicidio:
    - a 20 anni di reclusione: Umberto Venosa e i parenti SalvatorePietropaolo e Raffaele; con l'attenuante di essersi pentiti ed aver emesso dichiarazioni auto-accusatorie;
    - ergastolo per Francesco Carannante.
  • In seguito, la Corte riduce le condanne per i 4 familiari Venosa a 13 e 14 anni di reclusione e 20 anni per Carannante che in seguito alla prima condanna inviò alla Corte una lettera in cui ammette le proprie responsabilità per il delitto e le scuse. 

 

Il racconto di Giuseppe Coviello, figlio di Paolo

"Quel giorno venimmo contattati dai carabinieri che ci avvisarono di -un incidente-. Ci dissero che mio padre era in ospedale ma non aggiunsero altro. Quando arrivammo sul posto scoprimmo che in realtà era già morto in ambulanza durante il tragitto. Papà era un impiegato statale, lavorava in una scuola e gli mancava davvero pochi anni alla pensione. Lui era il classico lavoratore il cui principale pensiero era quello di prendersi cura della famiglia. Ricordo che mi raccomandava sempre di frequentare ambienti tranquilli, di evitare certe zone e persone rischiose. Scoprire che fosse morto in un agguato di camorra fu davvero assurdo".

"Solo a inizio 2015 i carabinieri ci informarono di aver arrestato gli esecutori materiali dell'agguato di mio padre. Con le dichiarazioni dei pentiti finalmente avemmo la conferma che, purtroppo, mio padre Paolo e Pasquale Romano furono vittime di uno scambio di persona. Poco dopo, venimmo a conoscenza del Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti e di Libera. Per fortuna ci sono loro a farci sentire il sostegno della parte buona della società".

I tempi della giustizia e la burocrazia sono così lunghi e contorti che lo Stato risulta assente. Proprio per questo, In questi episodi è molto importante la risposta unita e rivoluzionaria della società.

#Memoria: Eventi e intitolazioni per ricordare Paolo Coviello

  • Ogni anno, i familiari organizzano una messa, intima, in suffragio di Paolo Coviello
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Pasquale Pagano

Pasquale Pagano, 36 anni

La sera del 26 febbraio 1992 Pasquale Pagano, commerciante di Casapesenna (CE), uscì in auto con suo zio, Paolo Coviello, per una commissione personale. Mentre Paolo a Pasquale viaggiavano a bordo della sua Renault Clio grigio chiaro, furono raggiunti da un gruppo d'assalto che prese di bersaglio i due uomini che non sopravvissero all'agguato di camorra.
Purtroppo, l'auto era dello stesso tipo e dello stesso colore di quella di un affiliato al clan dei casalesi, obiettivo del clan rivale per vendicarsi di un torto ricevuto. Pasquale e Paolo furono brutalmente assassinati per uno scambio di persona. 
 

Storico giuridico

  • Nonostante fosse chiaro fin da subito lo scambio di persona, le indagini non poterono continuare per mancanza di testimoni.
  • 2015 - coordinati dal PM Giovanni Conzo, i carabinieri arrestarono i responsabili grazie alle dichiarazioni dei boss pentiti. 
  • Dicembre 2015 - il Tribunale di Napoli ha condannato a 20 di carcere gli esponenti della fazione del clan che aveva architettato l'agguato e all'ergastolo l'esecutore materiale.
  • Marzo 2017 - La Corte d'Assise d'Appello di Napoli (quarta sezione) condanna in primo grado per il duplice omicidio:
    - a 20 anni di reclusione: Umberto Venosa e i parenti Salvatore, Pietropaolo e Raffaele; con l'attenuante di essersi pentiti ed aver emesso dichiarazioni auto-accusatorie;
    - ergastolo per Francesco Carannante.
  • In seguito, la Corte riduce le condanne per i 4 familiari Venosa a 13 e 14 anni di reclusione e 20 anni per Carannante che in seguito alla prima condanna inviò alla Corte una lettera in cui ammette le proprie responsabilità per il delitto e le scuse. 

 

Il Racconto di Rosa Pagano, figlia di Pasquale

"Erano circa le 19:30, avevo 9 anni e mentre giocavo in cortile con mia sorella minore, lo vedemmo uscire. Dopo poco, un signore venne a bussare al portone, si affacciò mio nonno al quale l'uomo disse: «Mario tuo figlio ha avuto un incidente». In meno di un ora casa mia fu colma di persone e carabinieri. Capimmo che era accaduto qualcosa di veramente grave".

"Nonostante noi tutti sapevamo fossero brave persone, che fossero vittime di un scambio di persona ci sono voluti ben 23 anni per toglierci di dosso il pregiudizio della gente che additavano mio padre come un delinquente solo perché ucciso in una sparatoria. Poco dopo conobbi Salvatore di Bona, figlio di Antonio di Bona e referente del Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti. Grazie a lui ho conosciuto i familiari di vittime innocenti, le realtà associative che nascono da queste brutte esperienze e a raccontare la mia storia nelle scuole".

Parlatene, spiegatelo anche ai bambini. Trovate il modo e le parole giuste per spiegargli la verità perché tenerli all'oscuro, li spaventa più del non sapere le cose!

#Memoria: Event e intitolazioni per ricordare Pasquale Pagano

  • Ogni anno, la famiglia organizza una messa, intima, in suffragio di Pasquale Pagano

 

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Attilio Romanó

Attilio Romanó, 29 anni

24 gennaio 2005, Attilio venne ucciso nel negozio di telefonia a Capodimonte, Napoli, in cui lavorava come commesso. Accadde tutto in maniera repentina. I sicari della camorra entrarono nell'attività e senza dar modo ad Attilio di mettersi al riparo, aprirono il fuoco uccidendolo all'istante. 

In un primo momento si ipotizzò ad una rapina ma per la rapidità dell'esecuzione e l'efferata violenza. In seguito, venne fuori che il vero obiettivo dell'agguato era il co-gestore del negozio, Salvatore Luise, nipote del boss Salvatore Pariante, legato agli scissionisti. Quindi Attilio fu vittima di uno scambio di persona in quanto gli assassini aprirono il fuoco senza accettarsi dell'identità del giovane.

Storico giudiziario

  • In mancanza di testimoni, il caso viene archiviato come rapina.
  • 2012 - Le indagini riprendono grazie alle dichiarazioni di collaboratori di giustizia. L'episodio viene collocato nell'ambito delle vendette trasversali durante gli scontri tra il clan Di Lauro e gli scissionisti.
  • giugno del 2010 - Le indagini portano a tre arresti: Cosimo e Marco Di Lauro quali mandanti dell'agguato e Mario Buono come esecutore materiale.
  • Febbraio del 2011 - Inizia il processo contro i tre imputati con la richiesta della massima pena dal PM Stefania Castaldi.
  • 2 maggio 2012 - La Terza Corte d'Assise, presidente Carlo Spagna, condanna;
    - ergastolo per Mario Buono ritenuto uno degli esecutori materiali del delitto;
    - ergastolo per Marco Di Lauro, latitante, figlio del capoclan Paolo Di Lauro, ritenutone il mandante;
    - Assolto per insufficienza di prove Cosimo Di Lauro.
    La sentenza dispone il rinvio del risarcimento danni in sede civile, prevedendo una provvisionale di 100 mila euro per i familiari della vittima e di 20 mila euro per la Regione Campania.
  • 26 febbraio 2014 - La Corte d'Assise di Appello del Tribunale di Napoli conferma l'ergastolo per il mandante Marco di Lauro, e per Mario Buono, che uccise Attilio Romanó.
  • 18 giugno 2015 - La Corte di Cassazione, presso la prima sezione penale del Tribunale di Roma, conferma la condanna all'ergastolo per Mario Buono ma dispone il rinvio in giudizio in Corte d'Appello per il boss super latitante Marco di Lauro.
  • 11 settembre 2019 - La Corte d’Assise d’Appello di Napoli condanna alla pena dell’ergastolo Marco Di Lauro, arrestato a marzo, come mandante dell'esecuzione.

Il ricordo di Maria Romanó, sorella di Attilio

"Parlare di mio fratello Attilio per me non è mai semplice. Mi sembra di sentire la voce di mia madre quando mi telefonò. Aveva sentito al TG che nella strada in cui lavorava Attilio c'era stata una sparatoria. Poi la corsa all'ospedale Caldarelli. Nessuno volle dirmi nulla, furono due poliziotti ad accennarmi qualcosa: una rapina al negozio di telefonia dove lavorava, forse, ma per la conferma avremmo dovuto attendere le indagini. Il sangue mi si gel all'istante. Assurdo solo pensarlo! Ho temuto per i miei figli al pensiero di dover vivere in un luogo dove dei balordi possano decidere di mettere fine alla tua vita!

"La fragilità, il dolore e la ferita che porto come un bagaglio pesante sempre con me sono diventate una forza quando si è aperta la condivisione con altri familiari delle vittime innocenti. Ascoltarli e condividere con loro il dolore mi ha dato conforto". Conosciuti grazie all'Associazione Libera di don Luigi Ciotti. "Tutto è cambiato dopo aver partecipato mio primo corteo del 21 marzo per la Giornata della Memoria organizzato dall'Associazione Libera a Roma. Insieme a mia cognata Natalina decidemmo di ascoltarli e di accettare l'invito. Era il 2005 e da allora continuo a fare memoria di Attilio e delle vittime innocenti".

#Memoria: menzioni e luoghi intitolati ad Attilio Romanó

  • 2008 - Intitolazione del Presidio di Libera in Piemonte.
  • 17 settembre 2012 - Intitolata l'Aula magna della scuola 'IC Russo-Montale di Napoli.
  • Marzo 2015 - La storia di Attilio è menzionata nel libro:"Memoria" pubblicato dall'associazione Libera, a cura di: Marcello Cozzi, Riccardo Christian Falcone, Iolanda Napolitano, Simona Ottaviani, Peppe Ruggiero. Stampato per conto delle Edizioni Gruppo Abele presso Cooperativa La Grafica Nuova.
  • 17 dicembre 2015 - La storia di Attilio è raccontata nel libro:"L'Albero della Buona Idea" di Valeria Verolino e illustrazioni di Violante Varriale. IOD Edizioni. Promosso dalla Fondazione Polis.
  • 24 gennaio 2016 - Intitolazione dell'ISIS di Miano (NA).

Eventi in ricordo di Attilio Romanó

  • 23 aprile 2010 - Cerimonia del Premio Attilio Romanò presso la località Masseria Luce, a San Pietro a Patierno.
  • 26 e 27 giugno 2010 - Dedicato lo spettacolo teatrale  "Attimi unici" della compagnia teatrale "Gli eclettici" presso la sala teatro della parrocchia "S.Maria Assunta in Cielo e Beato Ludovico" di Arzano (NA).
  • 29 marzo 2011 - Cerimonia del Premio Attilio Romanò presso la sede della VII Municipalità del Comune di Napoli.
  • 24 gennaio 2012 -  Messa in suffragio presso la Parrocchia di Maria Santissima dell'Arco a Miano.
  • 30 marzo 2012 Messa in suffragio per Dario ScherilloAttilio Romanò in occasione del loro compleanno. Il rito è stato celebrato presso il Convento di Santa Caterina a Grumo Nevano (NA)
  • 24 gennaio 2013 -  Messa in suffragio presso la parrocchia S. Maria della Provvidenza, a Napoli.
  • 10 marzo 2013maratona della legalità - dedicata alla memoria delle vittime: Attilio Romanò, Dario Scherillo, Andrea Nollino e Gianluca Cimminiello. Promossa dall'amministrazione comunale di Napoli in collaborazione con le associazioni sportive di Libera Sport, della Nuova cooperazione organizzata di don Peppe Diana e della Fondazione Polis. Durante l'itinerario sono stati allestiti, in ricordo delle quattro vittime, quattro gazebo della memoria, nei quali sono stati esposti foto e materiale informativo anti-clan.
  • 24 aprile 2013 - Cerimonia Premio Attilio Romanó presso l'auditorium dell'Ipsia di Miano. Gli studenti di diverse scuole hanno partecipato al concorso scrivendo elaborati sul tema: "Le mafie temono la cultura, divulgatrice di legalità e di giustizia".
  • 24 gennaio 2014  - Messa in suffragio presso la Parrocchia Maria Santissima dell'Arco,a Miano (NA).
  • 23 settembre e 4 ottobre 2014 - Attilio Romanó è tra le vittime innocenti presenti nello spettacolo "VIVI". Progetto realizzato dalla Fondazione Polis, in collaborazione con il Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità, con il supporto tecnico e scientifico di Aldo Zappalà di Village doc&film.
  • 24 gennaio 2015 - Manifestazione scolastica in memoria presso l'ISIS a Miano. Nel pomeriggio, una messa in suffragio presso la Parrocchia Maria Santissima dell'Arco.
  • 26 ottobre 2015 - Cerimonia del Premio Attilio Romanó presso il palazzo San Giacomo a Napoli.
  • 1 giugno 2017 - Partita di palla rilanciata giocata dagli alunni del'I.C."De Curtis" presso la nuova struttura del plesso "Matilde Serao", a Casavatore (NA). Evento in memoria di Dario ScherilloAntonio LandieriDaniele Del CoreAttilio Romanò.
  • 24 gennaio 2021 Social Mob postando un selfie con la scritta "Voglio essere un napoletano per bene come Attilio Romanò". Nel pomeriggio, un webinair promosso dai presidi di Libera.
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Alberto Vallefuoco

Alberto Vallefuoco, 24 anni

Il 20 luglio 1998, Alberto in compagnia dei suoi due colleghi, Salvatore De Falco e Rosario Flaminio, decisero di andarsi a prendere un caffè approfittando della pausa pranzo. Fatte le 14:00 fu ora di rientrare al pastificio "Russo", a Pomigliano d'Arco (NA), in cui aveva iniziato il tirocinio proprio in quell'estate. Alberto e Rosario furono i primi a uscire dal bar seguiti da Salvatore. Di lì a poco giunse una "Lancia" con quattro uomini con volti coperti che impugnavano kalashnikov e revolver. Questi si accostarono alla "Y10" grigia di Salvatore sulla quale si apprestavano a salire i ragazzi e, senza scendere dall'auto, sporsero le armi dal finestrino sparando circa 40 colpi all'impazzata. Alberto e Rosario caddero subito. Salvatore provò a mettersi al riparo ma fu rapidamente raggiunto dai proiettili esplosi, uno dei quali ferì di striscio il polpaccio della cassiera del bar "Chalet Manila".
 
I Carabinieri e la Polizia constatarono la completa estraneità dei ragazzi agli ambienti criminali. Non servì molto a capire che i tre giovani furono vittime di uno scambio di persona nonostante la camorra provò in tutti i modi ad infangare i loro nomi. Solo qualche più tardi le dichiarazioni di un pentito chiarirono la sconcertante verità:
-Al pastificio Russo, che fino ad allora pagava il pizzo a un clan, si presentarono esponenti di un clan emergente per riscattare la tangente. I titolari si rivolsero al clan di appartenenza per sistemare la cosa anziché denunciare i suoi estorsori alla polizia. Ai killer fu riferito che la cosca rivale era composta da 3 persone che, a bordo di una Y10 grigia, molestavano gli imprenditori su via "Nazionale delle Puglie"-.
Purtroppo, le coincidenze per la tipologia di auto e l'essersi fermati proprio in un bar sulla via segnalata, decretò la morte dei tre bravi ragazzi.
 

Storico giuridico

  • Le indagini preliminari subirono molti depistaggi. La camorra era intenzionata a coprire il suo errore gettando fango sui tre nomi facendo arrivare segnalazioni fasulle come: i tre avevano violentato una ragazza, erano insospettabili per lavori di spaccio e riciclaggio di partite di droga, uno dei tre era l'amante della moglie di un camorrista, etc. Una dopo l'altra, venivano smentite semplicemente dalla mancanza di prove alimentando sempre più la tesi dello "scambio di persona".
  • Quando Carmine Franzese inizia a collaborare con la giustizia fornì nomi, movente e dinamica sull'esecuzione dei tre ragazzi. Dalle sue dichiarazioni vennero emesse le seguenti sentenze:
    - Condannati all'ergastolo: Modestino Cirella, Giovanni Musone, Pasquale Cirillo, Pasquale Pelliccia e Cuono Piccolo come mandanti ed esecutori.
    - Condanna di 22 anni di reclusione a Carmine Franzese con l'attenuante della collaborazione.

 

Il ricordo di Bruno Vallefuoco, padre di Alberto

"Quando quel pomeriggio arrivarono i poliziotti delle DDA di Napoli a casa nostra, io ero uscito da poco. Una settimana dopo Alberto avrebbe compiuto 24 anni ed ero uscito per andare a comprargli il regalo. Ricevetti una telefonata da mia figlia che mi chiedeva di rientrare perché dei poliziotti mi cercavano per parlare di Alberto. Quando fui da loro mi dissero che c'era stata una sparatoria, che Alberto era ferito e mi avrebbero accompagnato in ospedale. Arrivarono a pomeriggio inoltrato. Ci misero un po' a trovarci perché avevamo cambiato casa da poco e sui documenti di Alberto non era ancora aggiornato l'indirizzo. I carabinieri di Mugnano, che nel frattempo erano stati allertati, conoscevano Alberto e, non solo aiutarono gli ufficiali a rintracciarci ma, furono tra i primi ad affermare l'estraneità di mio figlio e i colleghi agli ambienti criminali".

"Anziché andare in ospedale ci fermammo al commissariato di Acerra. Solo lì capì che era successo qualcosa di grave. Mi dissero di aspettare il Magistrato per essere interrogato anche se ciò non avvenne. Si accorsero subito che doveva trattarsi di uno scambio di persona. Intanto sentii al telefono uno dei miei fratelli, il quale, aveva appreso dai notiziari l'accaduto in cui definivano “pregiudicati” i tre ragazzi coinvolti. Fu un momento di forte tensione. Così, quegli stessi poliziotti iniziarono a spiegarci quanto accaduto. In quel momento si avvicinò il Commissario di Acerra che indelicatamente si rivolse a noi dicendo:«e come l'anne cumbinat 'e figli vostri!». Un'espressione che non dimenticherò mai, mi sentii cadere il mondo addosso".

"Fin da subito ho devoluto le mie energie in cerca della verità e della giustizia per mio figlio e i suoi amici. Poi però, quando finalmente arrivò la sentenza così tanto attesa e desiderata, quel vuoto rimasto dentro tornò. Da ragazzo ho sempre fatto attività sociale pensando che è nostro compito contribuire a migliorare le cose. Così, pensai che aldilà della giustizia bisognasse dare un significato alla morte di Alberto. Non poteva essere senza senso, solo perché qualcuno aveva sbagliato bersaglio. In questo cammino incontrai l'Associazione Libera. Con loro capii che si poteva convivere con il dolore e, soprattutto, trasformare la rabbia in testimonianza e impegno sociale. Testimonianza che ho portato nelle scuole, nelle carceri, da quelle minorili a quelle di massima sicurezza. Un percorso che mi ha fatto consapevolizzare quanto l'ambiente in cui viviamo influenzi le scelte di ognuno di noi. Proprio per questo continuerò ad assumermi la responsabilità di migliorare la società in cui viviamo affinché non sia un terreno fertile per la criminalità".

Come un colibrì contribuisce con una goccia d'acqua a spegnere un incendio, così ognuno di noi può contribuire assumendosi la responsabilità di rendere la società un posto migliore.

#Memoria: Eventi, menzioni & luoghi intitolati ad Alberto Vallefuoco

  • 29 febbraio 2008 – Intitolazione dello stadio comunale di Mugnano (NA). Presenti referenti delle Istituzioni locali, scolastiche e associative. Lo stadio è gestito dalla "Munianum spa" vincitori del bando per la gestione. La cerimonia è stata preceduta da un triangolare di calcio concludendosi con il conferimento di tre targhe una delle quali donata alla famiglia Vallefuoco.
  • 5 gennaio 20121° Memorial Alberto Vallefuoco. Torneo calcistico con 9 squadre del sud Italia della categoria pulcini. I vincitori hanno ricevuto in premio la maglia con lo slogan “la camorra non vale niente”. La manifestazione si è svolta presso lo stadio intitolato ad Alberto ed è stata patrocinata dall'Associazione Libera e dalla Fondazione Polis.
  • 2012 - Nasce la Cooperativa impresa Sociale A.R.S. in seno all'Associazione Libera. Nel 2015 vince il bando per la gestione di una terra confiscata alla camorra nel Comune di Casalnuovo (NA). 
  • 2012 - La storia viene menzionata nel libro: "I bambini osservano le giostre dei grandi" di Giuseppe Marotta. Editore Mauri Spagnol.
  • 29 febbraio 2012 – La storia di Alberto, Salvatore e Rosario è raccontata nello spettacolo teatrale:"Dieci storie proprio così", regia e drammaturgia di Emanuela Giordano.
  • 4 gennaio 2013 - 2° Memorial Alberto Vallefuoco. Manifestazione sportiva presso lo Stadio "Alberto Vallefuoco" di Mugnano. L'evento è organizzato dal Comune di Mugnano di Napoli in collaborazione con l'Associazione Libera e la Fondazione Polis della Regione Campania.
  • 2 maggio 2013 - La storia viene menzionata nel libro: "Italia giallo e nera" di Sabrina Ramacci ed Emanuele Boccianti. Newton Compton Editori.
  • 26 giugno 2014 – La storia viene menzionata nel libro: "I Boss della Camorra" di Bruno de Stefano. Newton Compton Editori.
  • 30 ottobre 2015 - Inaugurazione del Presidio Libera di Castellammare di Stabia (NA) "Alberto Vallefuoco, Salvatore De Falco e Rosario Flaminio".
  • 29 aprile 2016 – Inaugurazione di un murales realizzato su una parete esterna del liceo classico "Publio Virgilio Marone" a Meta di Sorrento (NA). L'opera raffigura, da destra a sinistra: Giancarlo Siani, Antonio Esposito Ferraioli, Alberto Vallefuoco e Peppino Impastato.
  • N.R. - Dedicata ad alberto la sezione dell'anagrafe del Comune di Casalnuovo (NA).
  • N.R. - Intitolata una strada a Pomigliano d'Arco (NA).
  • 4 febbraio 2017 - Giornata in memoria di Alberto, Salvatore e Rosario. Evento organizzato dalla "Lions Club Pomigliano d'Arco" all'interno del progetto di cittadinanza attiva presso la biblioteca dell'ITI "Bersanti".
  • 14 marzo 2018 – Intitolazione della biblioteca dell'infanzia del 2° Circolo didattico "Siani" di Mugnano (NA).
  • 17 aprile 2018 – intitolata la scuola materna I° Circolo didattico "Sequino" di Mugnano (NA). La cerimonia è preceduta da una marcia per la legalità (con oltre 2000 partecipanti) partita dalla sede della scuola media “Cirino”, in via Murelle, fino a giungere in via Colombo dove vengono svelati i murales realizzati dai bambini e la targa in memoria di Alberto Vallefuoco.
  • 23 luglio 2020 - Gara di ciclocross presso il terreno confiscato gestito dalla Cooperativa ARS a loro intitolata.

 

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In Memoria di Alberto Vallefuoco

 

La Cooperativa Impresa Sociale A.R.S.

La Cooperativa Impresa Sociale A.R.S nasce nel 2012 in seno all'Associazione "Libera. Nomi e numeri contro le mafie" e dedicata alla memoria dei tre ragazzi, da cui l'acronimo della denominazione. Nel 2015 le viene assegnato definitivamente un terreno confiscato sito in Casalnuovo (NA). La cooperativa è una impresa no profit condotta con etica di responsabilità verso la comunità e l’ambiente. Si avvale, inoltre, della rete delle cooperative di Libera già operanti in Regione Campania per la promozione delle campagne di comunicazione e delle diverse attività.
Nello specifico la cooperativa ha partecipato, come soggetto proponente e come partner, all’organizzazione di incontri e seminari sulle pari opportunità.

Le attività prevalentemente svolte sono:

  • “Sportello di genere: reale e virtuale”. Lo sportello eroga una serie di servizi come: informazioni sulla normativa che disciplina le attività lavorative e le varie forme di congedi e permessi; informazioni sui servizi offerti dal territorio (ambito, asl, ecc…)
  • La Ludoteca che ospita i bambini oltre l’orario scolastico. Sono inoltre organizzati laboratori musicali, artistici, educazione ai diritti, alla diversità.
  • Servizio di pulizie presso strutture private, enti pubblici, aziendali, manutenzione aree verdi.
  • Promozione prodotti coltivati su beni confiscati. Orti Sociali e bio fattorie sociali, cc.dd. "a filiera corta", quali occasioni di inserimento lavorativo polifunzionale, distribuzione di prodotti equosolidali e GAS (Gruppi di Acquisto Solidale) e Prodotti a Chilometri Zero.
  • Centro antiviolenza patrocinato con il Comune di Casalnuovo.

Vuoi saperne di più? Visita il sito:
www.arscooperativa.it

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