Le Storie

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Genovese Pagliuca

Genovese Pagliuca, 24 anni

La sera del 19 gennaio 1995 Genovese Pagliuca venne ucciso in via Roma (incrocio via Campanello),a Teverola (CE), a colpi di pistola e fucile dagli esponenti del clan dei casalesi che aveva affrontato per difendere la fidanzata.

Le disavventure di Genovese e Marianna iniziarono nell'estate del '93. La ragazza faceva la parrucchiera a domicilio e proprio tramite il suo lavoro conobbe Angela Barra, amante del boss Bidognetti. La donna, seppur madre di 5 figli, si invaghì della ragazza e con l'attenuante di chiamare Marianna per la professione riuscì a conquistare la fiducia della giovane ragazza. Diventarono amiche al punto che quando a settembre Marianna ebbe un litigio con la famiglia e decise di andarsene di casa, chiese ospitalità alla nuova amica in attesa di trovare un nuovo alloggio. Inizialmente tutto sembrava normale ma ben presto, però, quell'ospitalità divenne per Angela il pretesto per fare delle avances esplicite che ad ogni rifiuto della giovane divennero sempre più insistenti e violente. Allontanato dalla gelosia della donna, Genovese continuava a cercare un contatto con la fidanzata finché, a dicembre, Angela decise di sequestrare la giovane portandola in un'altra abitazione aiutata dal fratello e da un altro amico. 
 
Per circa un mese Marianna venne imbottita di sedativi e abusata da Angela e dai due complici finché, una mattina del gennaio '94, la ragazza riuscì a fuggire. Tornò a casa dove raccontò tutto al fidanzato e alla famiglia. I due giovani decisero di tenere nascosta la vicenda temendo il disonore e la vendetta della camorra. Pensarono che l'unico modo per venirne fuori fosse allontanare la ragazza da Teverola mentre il fidanzato sarebbe rimasto in paese per non destare sospetti. Da quel momento iniziarono le aggressioni e le minacce ai danni del giovane Pagliuca. Nonostante tutto, Genovese non cedette alle intimidazioni sempre intenzionato a difendere Carla senza rivelare dove alloggiava. Gli scontri continuarono quasi un anno finché ricevette la condanna definitiva da Angela: il giorno che avrebbe aperto la macelleria lui sarebbe morto. Mancavano pochi aggiusti e si avvicinava il giorno all'inaugurazione quando la vita di Genovese fu stroncata dalla camorra. Mentre si intratteneva con gli amici in piazzetta, a Teverola, fu avvicinato per l'ennesima volta dai suoi persecutori ma, questa volta, anziché arrivare alle mani estrassero le armi e inveirono al volto del ragazzo esplodendo diversi colpi di pistola e lupara. Il corpo di Genovese fu ritrovato in auto a pochi metri dalla gelateria di proprietà dei Barra.

Solo quando Marianna apprese la notizia di Genovese decise di rompere il muro dell'omertà confessando tutto alle forze dell'ordine.

Storico giuridico

  • Dalle confessioni della ragazza vengono arrestati: Angela Barra, suo fratello Carmine e il secondo complice, Luigi De Vito.
  • 2009 - La corte d'Appello emette le sentenze di condanna all'ergastolo per Aniello Bidognetti, figlio del capoclan, e Giuseppe Setola, ritenuti gli esecutori materiali dell'omicidio di Genovese Pagliuca.
  • Il Ministero dell'Interno non ha riconosciuto lo status di vittima innocente della criminalità al giovane ragazzo.
    - 2018 - Genovese Pagliuca viene definito "vittima innocente della criminalità organizzata" riconoscendo il vitalizio ai genitori.
    - Marzo 2018 - il Viminale, rappresentato dall'avvocato dello Stato Giuseppe Di Sirio, ricorre avverso tale sentenza, sostenendo che l'omicidio di Pagliuca è maturato dall' "atteggiamento provocatorio" di  Pagliuca nei confronti di Angela Barra, revocando lo status e il vitalizio per le vittime innocenti di criminalità organizzata.

 

Il ricordo di Giovanna Pagliuca, sorella di Genovese

"Quel giorno Genovese trascorse tutta la giornata dai nostri zii coi quali era molto legato e sempre ben voluto per poi venire a casa nel tardo pomeriggio. Trascorremmo dei bei momenti. Mio fratello era particolarmente giocherellone al punto da farmi delle manifestazioni d'affetto che non erano nel suo solito. Dopo un po' ci salutò, disse:«vado a fare un giro in piazzetta e quando torno ceniamo». Nel frattempo decidemmo di andare a fare gli auguri a un amico di famiglia che abitava vicino. Per tutto il tempo provavo una strana agitazione in me finché sentimmo degli spari. Io e mia sorella incrociammo gli sguardi e sentimmo il desiderio di tornare a casa. Come uscimmo dal portone del palazzo vi trovai mio cugino in auto che ci disse: «Genovese ha avuto un incidente». Rappezzava delle scuse insensate e insisteva di voler portare con sé mio padre. Appena se ne andarono, in breve, iniziarono a squillare i telefoni. Ogni parente ci chiedeva cosa fosse successo ma noi non sapevamo cosa rispondere finché, finalmente, uno di loro ci disse: «ma come niente? Dicono che Genovese è stato sparato». Ero combattuta tra il voler andare a vedere cosa fosse accaduto e dare sostegno a mia mamma e mia sorella. Dopo un po' papà fece ritorno, in lacrime, con il volto tra le mani, accompagnato da un carabiniere che esitava ad alzare lo sguardo. Non so quante volte gli avrò chiesto di mio fratello. Poi la conferma: «Genovese non c'è più»."

"Solo quando scoprimmo le vicende che aveva vissuto mio fratello con la fidanzata iniziai a collegare tanti fatti accaduti in precedenza. Come quando, già dal periodo pre-natalizio, incontravo sempre gli stessi quattro uomini fuori dal negozio o fuori casa. Misi a fuoco che era un pedinamento solo dopo quando associai le loro 'battutine' alla morte di mio fratello. Genovese invece lo sapeva. Ricordo che quando il 18 arrivarono i rivestimenti della macelleria, mia cugina, con la quale si era confidato, iniziò a piangere e ripeteva «adesso qualcosa succede». Tante volte lo vidi tornare a casa preoccupato, a volte con segni di scontro e, anche se i suoi silenzi e i 'niente' che ci dava come risposta non erano convincenti, mai avrei pensato che rischiava la vita."

"Ancora oggi mi sembra tutto così assurdo. Assurdo che mio fratello sia stato ucciso per un dispetto, una gelosia insana. Assurdo che gli amici che sapevano tutto non abbiano fatto nulla all'epoca e ancor di meno oggi per ricordarlo. Assurdo che il Governo non lo ritenga una vittima innocente della camorra e tanto altro ancora. La mia forza è alimentata dal desiderio di rendere a Genovese tutto il bene che ha fatto nella sua breve vita. Un affetto che nel momento in cui è venuto a mancare ha tolto la gioia dai volti dei miei genitori che si sono chiusi nel loro dolore. Il riscatto sociale è iniziato dopo tanto tempo quando Alessandra Tommasini, responsabile della memoria per il coordinamento provinciale casertano di Libera, mi fece visita nel mio vecchio negozio di abbigliamento presentandomi Valerio Taglione, del Comitato Don Diana. Grazie ai loro insegnamenti, al sostegno e aiuto di ogni genere, ho capito come far sì che Genovese non venga dimenticato."

Studiando e credendo nei principi morali i ragazzi potranno realizzare ogni loro obiettivo senza cedere all'inganno dei soldi facili.

#Memoria: eventi, menzioni e luoghi intitolati a Genovese Pagliuca

  • 19 gennaio 2014 Fiaccolata vicino alla lapide in villetta, a Teverola (CE). L'evento è promosso dal Comitato Don Peppe Diana, da Libera Caserta e dal Coordinamento campano dei familiari delle vittime innocenti della criminalità.
  • Marzo 2015 - La storia di Genovese è menzionata nel libro:"Memoria" pubblicato dall'associazione Libera, a cura di: Marcello Cozzi, Riccardo Christian Falcone, Iolanda Napolitano, Simona Ottaviani, Peppe Ruggiero. Stampato per conto delle Edizioni Gruppo Abele presso Cooperativa La Grafica Nuova.
  • 28 giugno 2015 - Dedicata la 9ª tappa del Festival della Memoria e dell'Impegno presso il bene confiscato in via II Dietro Corte, a Teverola (CE). Dopo l'incontro un corteo ha raggiunto la piazzetta intitolata a Genovese Pagliuca dove è stato depositato un marmo di Carrara che verrà scolpito sul posto dall'artista Lazzaro Crispino.
    - 16 gennaio 2016 - inaugurazione del megalite su cui è scolpito il volto di Genovese e la frase "una morte che profuma di vita".
  • 20 ottobre 2017 - Intitolazione del Presidio Libera del Comprensorio del Cuoio e della Calzatura, a San Romano (PI), in Via Tosco Romagnola Est 116.
  • 19 gennaio 2018 - In mattinata una manifestazione presso la sala consiliare del Comune di Teverola (CE), al quale hanno partecipato, tra gli altri, l’ex magistrato Carlo Alemi, il giornalista Rai, Geo Nocchetti.
    - In serata, una fiaccolata ha percorso Teverola (CE) da via Cavour fino al monumento in via Rome per un momento commemorativo.
  • 19 gennaio 2019 - Manifestazione in memoria presso la sala consiliare del Comune di Teverola (CE) e seguita da una fiaccolata che ha raggiunto il monumento dedicato in via Roma, per un momento di raccolta.
  • 19 gennaio 2020 - Messa in suffragio seguita da un momento alla memoria presso il monumento in via Roma a Teverola (CE).
  • 19 gennaio 2021 - Social Mob "#unacanzonedivascopergenovese": postando un video musicale di Vasco con l'hastag e una dedica. NEl pomeriggio è stato piantumato un albero di ulivo nell'area verde in via Roma, a Teverola (CE), nei pressi del cippo marmoreo.
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Giuseppe Riccio

Giuseppe Riccio, 26 anni

Il 17 dicembre 2005, pressapoco le 19:00, un gruppo di 8 persone irrompe nella pizzeria "Donna Amalia" di Calata Capodichino, a Napoli, dove Giuseppe Riccio lavorava come pizzaiolo. Armati di spranghe di ferro e mazze da baseball, il branco entra con l'obiettivo di aggredire il proprietario del locale perché, la sera precedente, l'uomo si era rifiutato di servire quel gruppo di "amici". Quest'ultimi avevano ostruito l'ingresso della pizzeria con un'auto e due moto e pretendendo di essere serviti fuori il locale con un comportamento che infastidiva la restante clientela. Il titolare della pizzeria non solo si rifiutò di servirli ma li invitò ad andarsene e liberare il passaggio. Purtroppo, i componenti del gruppo erano affiliati al clan della zona e, offesi, tornarono in 8 per punire il locatore. I criminali non si limitarono a scatenare una rissa e danneggiare il locale ma estrassero le armi da fuoco. Iniziarono a sparare e Giuseppe si frappose tra loro e il suo datore di lavoro. Tre proiettili colpirono mortalmente il giovane Riccio che si riversò a terra esanime. 
 
Giuseppe lascia una giovane moglie e un bambino di 17 mesi.
 

Storico giuridico

  • Le indagini individuano tre pregiudicati come autori del raid: Pietro Girletti, Giovanni di Vaio e Ciro de Vincenzo.
  • 2017 - Nel processo di primo grado, i tre imputati vengono condannati all'ergastolo. La pena viene confermata anche in secondo grado.
  • La Corte di Cassazione riduce a la pena a 28 anni di reclusione con la motivazione della mancanza della premeditazione.

 

Il ricordo di Maria Ferrone, moglie di Giuseppe Riccio

"Poco dopo l'accaduto la notizia fu trasmessa in tutti i TG ma io non la vidi. Fu la mamma di Giuseppe a scoprirlo per prima e, dalla casa vicina, la sentii urlare di disperazione. Inizialmente pensai fosse accaduto qualcosa all'altro figlio, fratello di Giuseppe, poi lei disse il nome di mio marito. Un dolore indescrivibile! Quando ci fu detto cosa era accaduto ho provato tanta rabbia e ne provo ancora! Giuseppe aveva iniziato a lavorare da pochi giorni, tornava tardissimo la sera per soli 200€ a settimana. Una persona per bene non può morire così!"

"Poi iniziarono i processi. Non ne ho perso nemmeno uno. Ritrovarmi in quell'aula con i colpevoli che mi fissavano non mi ha intimorito. Li fissavo a mia volta. Non hanno mai avuto la decenza di chinare lo sguardo in segno di pentimento per aver ucciso un uomo che si è immolato per salvare la vita a un datore di lavoro che conosceva appena. Solo per questo la nostra famiglia può orgogliosamente camminare a testa alta!"

"Dopo qualche giorno dall'accaduto, fui contattata dalla Fondazione Polis e conobbi il mondo del Coordinamento e Libera. Inizialmente non riuscivo ad aprirmi, ritenevo che fosse tutto inutile, che le cose non potessero cambiate. Col tempo ne ho capito l'importanza. Così, piano piano, ho iniziato a essere più partecipe. Parlare ai ragazzi, trasmettergli i valori, raccontargli le nostre storie fa bene al cuore."

Nonostante quello che abbiamo subito ho cresciuto ed educato mio figlio con l'amore cosicché mai provasse odio e rancore contro chi gli ha privato del padre

#Memoria: eventi, menzioni e luoghi intitolati a Giuseppe Riccio

  • 31 maggio 2013 - La storia di Giuseppe è menzionata nel libro: "Dizionario enciclopedico delle Mafie in Italia". Curatore C. Camarca, Edito Castelvecchi.
  • 17 dicembre 2014 - Messa in suffragio presso la Chiesa di S. Anna al Trivio, a Napoli.
  • Marzo 2015 - La storia di Giuseppe è menzionata nel libro:"Memoria" pubblicato dall'associazione Libera, a cura di: Marcello Cozzi, Riccardo Christian Falcone, Iolanda Napolitano, Simona Ottaviani, Peppe Ruggiero. Stampato per conto delle Edizioni Gruppo Abele presso Cooperativa La Grafica Nuova.
  • 16 giugno 2015 - Intitolato il bene confiscato sito in in via Gabriele Manthonè 4 Napoli. La struttura è stata conferita alla Circolo Operatori Polizia di Stato e gli spazi sono stati adibiti come palestra e all'assistenza dei minori disagiati.
  • 17 aprile 2018 - La vicenda di Giuseppe è raccontata nella "Pillola NON INVANO" prodotto dalla Fondazione Polis della Regione Campania.
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Marcello Torre

Marcello Torre, 48 anni

Avvocato penalista e consigliere comunale eletto come indipendente nella lista della Democrazia Cristiana, Marcello Torre fu proclamato Sindaco di Pagani (SA) il 7 luglio del 1980. Il mandato durò poco. La mattina del 11 dicembre 1980, pressapoco le 8:00, Torre fu assassinato in un agguato di camorra proprio fuori casa mentre si recava al Comune in auto con il collaboratore av. Francesco Bonaduce. Due sicari bloccarono l'auto e aprirono il fuoco a colpi di lupara. Il Sindaco perse la vita mentre Bonaduce rimase gravemente ferito alla schiena in cerca di riparo.
 
Torre fu assassinato perché in pochi mesi ostacolò la camorra nelle speculazioni edilizie e negli appalti sui rifiuti, principali business della NCO. In particolare, a seguito del terremoto dell'Irpinia avvenuto il 23 novembre dello stesso anno che recò danni in tutta la Regione. I clan locali erano intenzionati alle sovvenzioni elargite ai Comuni per la rimozione delle macerie e per le ristrutturazioni. Marcello Torre si distinse dapprima come uno fra i più attivi nelle operazioni di soccorso ai concittadini e poi distribuendo personalmente gli appalti escludendo le società compromesse. La N.C.O. di Cutolo cercò di intimorire più volte il Sindaco ma l'onestà e gli ideali professionali e umanitari gli diedero il coraggio di perseguire nonostante i rischi.
 

Storico giuridico 

  • 10 dicembre 2001 - La Corte d'Assise d'appello di Salerno emette le condanne:
    - Ergastolo per Raffaele Cutolo ritenuto il mandante;
    - 17 anni di reclusione per Francesco Petrosino, l'autista del commando omicida. 
  • 4 giugno 2002 - La Cassazione conferma le precedenti condanne.

 

 

#Memoria: riconoscimenti, menzioni e luoghi intitolati a Marcello Torre

Riconoscimenti e associazioni:

  • 1982 - La moglie, Lucia De Palma, fonda l'Associazione "Marcello Torre".
  • 15 novembre 2007 - Insignito, dal P.R. Giorgio Napolitano, della Medaglia d'oro al merito civile alla memoria:«Preclaro esempio di impegno civile e di rigore morale fondato sui più alti valori di cristiana solidarietà, di libertà e di legalità».
  • 26 marzo 2011 - Conferimento dell riconoscimento "Nuovi Resistenti 2011" alla memoria. La cerimonia è avvenuta presso il Teatro del Popolo di Colle Val d'Elsa (SI) in occasione del 67° anniversario dell'eccidio di Montemaggio.
  • 2016 - Rinnovo del periodico "Il Piccolo Giornale" fondato da Marcello Torre nel 1970.

Intitolazioni di luoghi e enti:

  • NR - Intitolazione dello stadio di Pagani (SA) in onore al suo trascorso come Dirigente della "Paganese Calcio".
  • 12 dicembre 2010 - Intitolazione della piazza "Corpo di Cristo" a Pagani seguita dalla svelatura del busto, realizzato dal maestro Stefano Rossi, presso il sepolcro nel cimitero di Pagani (SA).
    - 17 settembre 2011 - il busto è stato collocato nella cappella i cui è sepolto Marcello Torre.
  • 31 marzo 2012 - Intitolazione del Presidio Libera di Roma XI situato presso il Caffé Letterario, Via Ostiense 83/95, Roma.
  • 30 luglio 2012 - Intitolazione del Circolo locale PD di Baronissi (SA).
  • 7 marzo 2013 - Intitolazione della  pista ciclo-pedonale che unisce Colle di Val d'Elsa e Poggibonsi (SI). Promossa dalla Quarta Commissione Consiliare, e approvato all'unanimità con la Delibera del 28 aprile 2011 dei rappresentanti degli altri Comuni dell'area valdelsa-senese-fiorentina.
  • Novembre 2015 - Inaugurazione e intitolazione del Presidio Libera di Castel San Giorgio "Marcello Torre".
  • 15 ottobre 2016 - Intitolazione dell'Aula Magna del Liceo Artistico "G.Carducci" di Volterra (PI).
  • 16 novembre 2016 - Inaugurazione e intitolazione del Presidio Libera di Val d'Elsa a Pongibonsi (SI).
  • 11 dicembre 2017 - Intitolazione del murales a cura degli studenti del PROFAGRI presso il Presidio Libera di Castel San Giorgio (SA).
  • 12 dicembre 2019 - Intitolazione di una piazza nel Centro Direzionale di Napoli, antistante il Palazzo di Giustizia e Largo Porzio.

Libri e media:

  • 12 marzo 2009 - Menzione nel libro:"Lotta civile" di Antonella Mascali. Editore Chiarelettere.
  • 21 maggio 2010 - La vicenda di Marcello Torre è raccontata nello spettacolo teatrale:"A città 'e Pullecamorra" regia di Antonio D'Andretta dalla compagnia teatrale Auriteatro. L'anteprima è stata messa in scena presso il teatro oratorio di S. Caterina di Angri.
  • 17 settembre 2010 - Dedicato lo speciale TV7 in onda su RAI in cui è stata intervistata la figlia Annamaria.
  • 23 novembre 2010 - Pubblicazione del documentario:"Terremoto '80" di Fabrizio Bancale uscito in edicola con "Il Mattino".
    - Il 20 novembre, il documentario è stato proiettato in anteprima presso il PAM di Napoli.
  • Marzo 2015 - Menzione nel libro:"Memoria" pubblicato dall'associazione Libera, a cura di: Marcello Cozzi, Riccardo Christian Falcone, Iolanda Napolitano, Simona Ottaviani, Peppe Ruggiero. Stampato per conto delle Edizioni Gruppo Abele presso Cooperativa La Grafica Nuova.
  • 10 dicembre 2015 - La storia è raccontata nel libro:"Il sindaco gentile. Gli appalti, la camorra e un uomo onesto" di Marcello Ravveduto. Editore Melavoglia.
    - 4 febbraio 2016 il libro è stato presentato alla Sala Stampa della Camera dei Deputati.
  • 10 maggio 2016 - Menzione nel libro:"La camorra e le sue storie: La criminalità organizzata a Napoli dalle origini alle paranze dei bimbi" di Gigi di Fiore. Editore UTET.
  • 1 dicembre 2016 - In qualità del dirigente della squadra di calcio, Marcello Torre è menzionato nel libro:"Storia e storie della Paganese. Novanta anni di emozioni 1926-2016" di Nino RuggieroBarbara Ruggiero e Peppe Nocera. Edizioni Paganese Calcio.
  • Gennaio 2019 Pubblicazione del docufilm:"Seduto su una polveriera"  della serie RAI Cultura "Diario Civile" di Alessandro Chiappetta, regia Alessandra Bruno, introduzione di Franco Roberti, Procuratore Nazionale Antimafia dell'epoca. 

Eventi dedicati al ricordo di Marcello Torre

Ogni anno, dal 1982, la famiglia Torre realizza il memoriale con l'assegnazione del Premio "Marcello Torre". Si riporta a seguire quanto ritrovato sul web dall'anno 2010.

  • 9 > 12 dicembre 2010 Trenttennale dell'anniversario:
    Giorno 9 - Raduno Nazionale dei Giovani di Libera presso il Circolo Unione di Pagani.
    Giorno 10 - Dibattito sui temi della legalità presso il  Circolo Unione di Pagani.
    Giorno 11 - Cerimonia di Conferimento del 28° Premio Nazionale per l'Impegno Civile. Segue la messa in suffragio presso la Basilica Sant’Alfonso Maria de’ Liguori a Pagani (SA).
  • Giorno 12 - Cerimonia di intitolazioni organizzate dal Comune [vedi memoria].
  • 9 e 10 dicembre 2011 - 29° Premio Marcello Torre:
    Giorno 9 - Laboratorio dedicato agli alunni del Liceo scientifico "Magnini" di Pagani dal titolo:"Le belle tasse. Ciò che i bambini ci insegnano sul bene comune", ideato e curato dal Prof. Franco Fichera, docente di Diritto Tributario presso l'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli.
    Giorno 10 -  Cerimonia di conferimento del Premio Marcello Torre. Segue una messa in suffragio presso la Chiesa della Purità a Pagani.
  • 11 dicembre 2012 - 30° PremioNazionale per l'Impegno Civile "Marcello Torre" presso il Liceo Scientifico "Mangino" di Pagani (SA), segue, nel pomeriggio, una messa in suffragio presso la Chiesa della Purità a Pagani.
  • 11 dicembre 2013 - 31° Premio Nazionale per l'Impegno Civile "Marcello Torre" presso il Liceo Scientifico "B.Mangino" di Pagani con la consegna dei Premi e delle borse di studio. La manifestazione si conclude con l'intitolazione alla memoria dell'Aula consiliare del Comune. 
  • 18 ottobre 2014 - Manifestazione dedicata dal titolo:"l'eredità morale di Marcello Torre. Modello etico nella lotta alla corruzione e alla contiguità" presso il Salone delle Armi del Tribunale di Nola.
  • 10 e 11 dicembre 2014 - 32° Premio Marcello Torre:
    Giorno 10 - Proiezione del film "La nostra terra"di Giulio Manfredonia presso il Cinema La Fenice.
    Giorno 11 - Cerimonia di conferimento del Premio Marcello Torre. Segue una messa in suffragio presso la Chiesa della Purità a Pagani.
  • 10 e 11 dicembre 2015 - 33° Premio Marcello Torre:
    Giorno 10 - Dibattito con una tavola rotonda presso la Pinacoteca dell'Auditorium Sant'Alfonso Maria de' Liguori di Pagani con presentazione del libro "il Sindaco Gentile" e della borsa di studio rivolta ai laureandi in giurisprudenza.
    Giorno 11 - Momento di raccoglimento con deposizione dei fiori nel luogo del delitto. Segue la messa in scena dello spettacolo "Uomini Contro" a cura dei detenuti dell'Istituto a Custodia Attenuata - ICATT di Eboli presso l'Auditorium di piazza Sant'Alfonso. Prosegue la Cerimonia di Conferimento del Premio Nazionale per l'Impegno Civile. Nel pomeriggio, la tradizionale messa in suffragio presso la Chiesa della Purità sempre a Pagani.
  • 6 maggio 2016 - Dedicata la manifestazione "Resistenze di oggi" svolta presso lo Spazio Incontri della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, prendendo la storia del Sindaco paganese come soggetto del dibattito.
  • 9 > 12 dicembre 2016 - 34° Premio Marcello Torre:
    Giorno 9 - Presentazione del libro Il Sindaco Gentile presso la Sala Bottiglieri del Palazzo Sant’Agostino, a Salerno.
    Giorno 11 - Messa in suffragio presso la Chiesa della Purità a Pagani (SA) seguita dalla deposizione dei fiori in Loco Delicti. Nel pomeriggio Tavola rotonda sul tema delle Mafie e presentazione del progetto editoriale "Il Nuovo Piccolo Giornale" presso la Pinacoteca dell’Auditorium Sant’Alfonso Maria de’ Liguori a Pagani (SA).
    Giorno 12 - Cerimonia di Conferimento del Premio Nazionale per l’Impegno Civile presso l'Auditorium Sant’Alfonso Maria de’ Liguori di Pagani (SA).
  • 10 e 11 dicembre 2017 - 35° Premio Marcello Torre:
    Giorno 10 - Messa in suffragio presso il Santuario di Santa Maria del Carmelo a Pagani (SA), celebrata da Fra’ Giuseppe Iovino. Segue nel pomeriggio un incontro dibattito tra giornalisti, docenti, Istituzioni e associazioni presso la Pinacoteca dell’Auditorium Sant’Alfonso Maria de’ Liguori.
    Giorno 11 - Cerimonia di Conferimento del Premio Torre, attestati di Merito e Premio Laura presso l'Auditorium Sant’Alfonso Maria de’ Liguori a Pagani (SA). Conclude la mattina la deposizione dei fiori in Loco Delicti. Nel pomeriggio, inaugurazione dei luoghi alla memoria a Castel San Giorgio (SA) [vedi memoria]
  • 10 e 11 dicembre 2018 - 36° Premio Marcello Torre:
  • Giorno 10 - Messa in scena dello spettacolo "Le nostre storie - Viaggio in Italia per conoscere chi lotta contro la criminalità organizzata" presso l’Auditorium Sant’Alfonso Maria de’ Liguori di Pagani. A seguire, un’intervista-dibattito con don Tonino Palmese, Presidente della Fondazione Pol.I.S. della Regione Campania. 
    Giorno 11 - Cerimonia di conferimento del Premio Nazionale per l’Impegno Civile 2018. Segue la deposizione dei fiori sul luogo del delitto in via Perone a Pagani (SA). Infine, nel pomeriggio una messa in suffragio presso il Santuario della Madonna delle Galline.
  • 10 e 11 dicembre 2019 - 37° Premio Marcello Torre:
  • 23 novembre 2020 - Webinar di presentazione del nuovo volume del libro "il sindaco genitile" promosso dalla Fondazione Poli in occasione del 40° anniversario del terremoto d'Irpinia. articolo Coordinamento.
  • 9 dicembre 2020 Webinar con n dibattito sui temi delle mafie in occasione del 40° anniversario.
  • 11 dicembre 2020  - Deposizione di fiori a Pagani (SA). (il consueto Premio è stato rimandato a maggio 2021 in conformità alle DPCM anti-covid).

 

L'Associazione "Marcello Torre"

Fondata a Pagani nel 1982 dalla volontà di Lucia De Palma, moglie di Marcello, con amici, colleghi e familiari. Le attività mirano principalmente a sensibilizzare la cittadinanza e soprattutto i giovani sui temi della legalità e della lotta alle mafie e ovviamente al ricordo di ciò che Marcello ha rappresentato per Pagani e per la lotta alla criminalità. Fiore all'occhiello e l'organizzazione annuale del Premio dedicato alla figura di Marcello, celebrato annualmente l'11 dicembre, ricorrenza della scomparsa. [Fonte:sito Associazione]

Il Premio Nazionale per l'Impegno Civile Marcello Torre

Nasce insieme all'Associazione per stimolare, intorno alla figura di Marcello, una riflessione profonda sul valore dell'impegno civile, sulla testimonianza di tante donne e di tanti uomini che hanno lottato, lottano e coraggiosamente vorranno ancora lottare sognando un'Italia "libera e civile". Il Premio, al quale da diversi anni la Presidenza della Repubblica ha concesso l'onore dell'Alto Patrocinio Morale, si svolge tradizionalmente in occasione del giorno dell'anniversario dell'omicidio di Marcello Torre, coinvolgendo Istituzioni, scolaresche, associazioni e singoli cittadini, tutti chiamati a rinnovare una promessa di impegno e un dovere di memoria.

Vuoi saperne di più? Visita il sito:
www.associazionemarcellotorre.it

 

Il periodico "Il Nuovo Piccolo Giornale"

Fondato il 10 ottobre del 1970, Il Piccolo Giornale era un periodico di approfondimento e discussione politica diretto da Marcello Torre. Dopo quarantasei anni il progetto riprende vita con una nuova veste ma con le stesse intenzioni. Uno spazio di inchiesta, discussione, cronaca e approfondimento sui temi delle camorre e della Politica in provincia di Salerno. Cronisti locali e firme di interesse nazionale si incontrano virtualmente in queste pagine per offrire un racconto non superficiale del territorio italiano per restituire dignità ai territori. Un nuovo progetto editoriale, online, con una redazione diffusa e partecipata che racconta le mafie e l'antimafia partendo dalla memoria di una vittima innocente di camorra.

Il sogno dell'ideatore di questo giornale era rivolto alla sua Pagani, pensata come "civile" e "libera". Il Nuovo Piccolo Giornale prende in consegna questa speranza, la attualizza e la estende a tutto il territorio salernitano. [fonte:sito]

Vuoi saperne di più? Visita il sito:
www.ilnuovopiccologiornale.it

 
Resta connesso con Marcello Torre, l'associazione e il periodico

Per rimanere informato sui prossimi eventi in memoria di Marcello Torre o delle attività dell'Associazione, segui la pagina Facebook dedicata a lui: 

Associazione Marcello Torre @premiomarcellotorre

Oppure, segui le vicende del periodico "Il Nuovo Piccolo Giornale" sui canali social:

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Francesco Imposimato

Francesco Imposimato, 44 anni

Francesco Imposimato fu assassinato in un agguato di camorra nel pomeriggio del'11 ottobre 1983 mentre era in auto con sua moglie Maria Luisa Rossi e il loro barboncino "Puffy". La coppia lavorava presso la fabbrica "Face Standard" (in seguito Alcatel), a Maddaloni (CE). Terminata la giornata lavorativa, pressapoco le 17:00, i due si misero in auto per rincasare quando, a circa 300 metri dalla fabbrica, si videro sbarrare la strada da una "Ritmo 105 TC". Due sicari, appostati sul lato opposto dell'incrocio, si avvicinarono e iniziarono a fare fuoco contro la vettura. Francesco morì colpito da ben 11 proiettili, mentre, Maria Luisa fu ferita gravemente.

Nell'agguato Maria Luisa Rossi fu colpita da due proiettili: il primo le si conficcò nel braccio sinistro mentre il secondo le perforò entrambi i polmoni fuoriuscendo dalla schiena. L'auto si riempì di fumo, così la donna aprì d'istinto lo sportello ma perse coscenza per il dolore e l'emorragia delle ferite. Intanto, così facendo permise la fuga al barboncino che iniziando ad abbaiare fino alla portineria della fabbrica attirò l'attenzione dei passanti.

I primi soccorsi giunsero da una camionetta di militari di passaggio che udendo gli spari accorse sul luogo dell'attentato riuscendo, addirittura, a poter annotare la targa della Ritmo che sfrecciava in direzione opposta. Maria Luisa fu operata d'urgenza per poi essere trasferita, in seguito, all'ospedale "Monaldi" per una lunga degenza prima di potersi stabilizzare.

Le piste seguite per comprendere le cause di tale attentato furono molteplici finché le indagini condussero al movente della "vendetta trasversale" nei confronti del giudice Ferdinando Imposimato, fratello di Francesco, che indagava su Cosa Nostra, la Banda della Magliana e, in particolare, sul rapimento di Aldo Moro. 

Storico giuridico

  • In un primo momento si parlò di terrorismo, eventualmente da ascriversi alle Brigate Rosse o alla pista della vendetta personale: Francesco Imposimato, impiegato della CGIL e ambientalista, denunciò l'abusivismo nelle cave ricavate sui monti Tifatini (Appennino casertano) ad opera di imprese riconducibili al clan Nuvoletta di Marano di Napoli.
  • 12 ottobre 1983 - Alla sede campana dell'ANSA giunse una telefonata anonima in cui venne dichiarato: «è stato ucciso il fratello del giudice boia». Purtroppo, negli anni, sono stati commessi diversi depistaggi.
  • 1993 - Il pentito Carmine Schiavone inizia a collaborare con la giustizia fornendo maggiori indizi, nomi e dinamiche.
  • Dal 1998 al 2000 - Il delitto di Imposimato prese parte al processo Spartacus I. Un processo penale condotto principalmente a carico dei membri del clan Casalesi dove furono processate oltre 115 persone fra cui il boss Francesco Schiavone soprannominato "Sandokan".
  • In aula processuale, Maria Luisa Rossi identificò Antonio Abbate come uno dei due sicari.
  • 2000 - Nel processo Spartacus vennero condannati all'ergastolo per l'omicidio Imposimato:
    Vincenzo Lubrano ritenuto il mandante dell'agguato su richiesta (ufficiosa) di Giuseppe Calò, tesoriere di Cosa Nostra, di cui il giudice Imposimato ne stava scoprendo l'identità.
    Raffaele Ligato e Antonio Abbate ritenuti gli esecutori materiali.
  • 30 maggio 2002 - La Corte di Cassazione confermò le condanne nella sentenza precedente.

 

Il ricordo di Giuseppe e Filiberto Imposimato, figli di Francesco

"All'epoca frequentavamo il Convitto Nazionale di Maddaloni facendo l'orario prolungato. Come ogni giorno, verso le 17:30, i nostri genitori venivano a prenderci usciti da lavoro. Quel pomeriggio li aspettammo fino alle 8 di sera, un'attesa interminabile durante la quale vedevamo andar via tutti gli altri bambini e gli insegnanti. Venne a prenderci un collega della fabbrica nonché amico di famiglia i cui figli venivano a scuola con noi. Come scusa ci disse che i nostri genitori erano dovuti andare urgentemente a Milano per lavoro senza poterci avvisare. Lo credemmo e rimanemmo ospiti a casa sua per tre giorni per poi trasferirci da nostra zia, sorella di papà. Non ci fu detto nulla di loro e quando chiedevamo, anche in lacrime, ci dicevano sempre che erano in trasferta a Milano per lavoro."

"Da quel giorno studiammo a casa per diversi mesi e quando riprendemmo a frequentare la scuola venivamo accompagnati dalla scorta. Nonostante la stranezza della situazione e l'aria tesa che ci circondava furono tutti bravi nel tenerci al riparo dalla cronaca. La verità la scoprimmo molto tempo dopo quando nostra madre uscì dall'ospedale, a dicembre. Fu lei che, nei modi consoni per dei bambini di 7 e 9 anni, ci spiegò l'accaduto e che papà non era più tra noi. Fu un momento durissimo. Dopo mesi che attendevamo il loro ritorno vedemmo tornare solo nostra madre, sola e convalescente."

[Filiberto]: "Ancora oggi mi chiedo dove abbia trovato la forza di non farci pesare quella situazione. La morte violenta di papà è stato un pensiero fisso per molto tempo. Pensare che ci siano persone capaci di commettere simili gesti mi ha condizionato nel rapportarmi con gli sconosciuti. Nell'infanzia provavo tanta rabbia per questa gente, fantasticavo sul poterli eliminare tutti ma ero solo un bambino di 7 anni. Chiuderci in noi stessi fu quasi automatico, all'epoca non esistevano neanche realtà associative che ci dessero qualsiasi tipo di sostegno umano."

[Giuseppe]: "Il primo periodo dell'adolescenza fu davvero difficile a causa del clima di incertezza e tensione che vivevamo. La comprensione e la verità è arrivata man mano con il proseguire delle indagini che hanno messo a tacere tante insinuazioni e diffamazioni sulla mia famiglia. Crescendo ho iniziato anche a capire il perché di alcuni fenomeni e situazioni a cui eravamo esposti, di certo, ad oggi affronto l'argomento con una maturità diversa."

"Finalmente nel nuovo millennio si concluse la parte processuale e qualche anno dopo, nel 2009, conoscemmo l'associazione Libera che ci rese partecipi alle diverse manifestazioni sul tema. Fu emozionante quando visitammo per la prima volta un bene confiscato alla camorra. Grazie a loro è diventato più facile raccontare la nostra storia. Farlo non è piacevole, risvegliare i sentimenti di allora rivangando quegli anni duri è sempre doloroso, nonostante ciò, accettiamo sempre ben volentieri di intervenire nelle scuole per dare ai ragazzi un punto di vista diverso da quello che viene spesso raccontato."

Il nostro scopo è far sì che attraverso la nostra storia i ragazzi possano capire quale sia la scelta più giusta da prendere. 

#Memoria: eventi, menzioni e luoghi intitolati a Francesco Imposimato

  • NR - Intitolato il Gruppo Archeologico Calatino "Francesco Imposimato". Associazione per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale di cui faceva parte anche Francesco.  
  • 11 ottobre 1984 - Inaugurazione di un busto raffigurante Francesco Imposimato deposto nella villa comunale di Maddaloni (CE). L'evento si è arricchito con una manifestazione anticamorra in cui sono intervenuti: Francesco Cossiga, l'allora presidente del Senato, il giudice Ferdinando Imposimato, di don Riboldi e un seguito tra parlamentari, senatori e organizzazioni sindacali.
  • 13 settembre 2010 - Il delitto Imposimato è raccontato nel libro: "Segreto criminale" di Raffaella Notariale. Newton Compton Editori.
  • 20 marzo 2012 - Intitolazione della biblioteca del Liceo "Cortese" di Maddaloni (CE) come atto conclusivo di una manifestazione con fiaccolata in ricordo di Francesco Imposimato e Ciro Rossetti. Evento organizzato da Libera, dall'amministrazione locale e dalle associazioni sindacaliste.
  • 31 maggio 2013 - La storia di Francesco è menzionata nel libro: "Dizionario enciclopedico delle Mafie in Italia". Curatore C. Camarca, Edito Castelvecchi.
  • 12 ottobre 2013 - Giornata alla memoria con cerimonia del Premio artistico-letterario "Franco Imposimato" presso la sala Teatro Settembrini del Convitto Nazionale. Evento organizzato dal Presidio Libera di Maddaloni, dall'amministrazione comunale e dalle associazioni "Actam" e "Anmig". Successivamente, la mostra con le opere di Francesco e di tutti gli alunni che hanno vinto nelle diverse sezioni del concorso, sono state esposte nelle sale del Museo Civico di Maddaloni.
  • 27 maggio 2017 - Intitolazione di Villa Imposimato, bene confiscato prorpio ad Abbate, a Pignataro Maggiore (CE). La struttura è gestita dalla Cooperativa sociale "Apeiron". Guarda il video di presentazione.
  • 2017 - Dedicato alla memoria di Francesco Imposimato il Presidio Libera di Maddaloni - CE.
  • dicembre 2017 - Intitolazione della biblioteca dell'I.P. "Aldo Moro" di Montesarchio, a Napoli.
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Giancarlo Siani

Giancarlo Siani, 26 anni

Il 23 settembre 1985 Giancarlo Siani, giornalista del "Il Mattino", fu assassinato dalla camorra sotto casa, in via V.Romaniello, quartiere Arenella, a Napoli. Pressapoco le 20:50, Giancarlo fece ritorno e, ancora al volante della sua "Méhari" con capote in tela, venne colpito alla testa da 10 colpi di pistola sparati da almeno due sicari a bordo di una moto.

 giorno prima Giancarlo Siani aveva ultimato un volume-dossier dal titolo:"Torre Annunziata un anno dopo la strage" sugli affari camorristici dell'omonimo paese. Il documento, già composto in tipografia, non fu più ritrovato da quel giorno. A rafforzare la tesi che sia stato ammazzato per mettere a tacere le sue inchieste c'è la testimonianza di Amato Lamberti, ex-direttore dell'Osservatorio anticamorra, il quale dichiarò che, in quella giornata, ricevette una telefonata da Giancarlo che gli chiese un incontro per parlare di cose che «è meglio dire a voce». Non si è mai saputo di cosa si trattasse e se il ragazzo iniziasse a temere per la sua incolumità. Dovettero passare ben 11 anni tra indagini e processi giudiziari affinché si conoscessero le cause e i moventi che spinsero la malavita a togliere la vita a un giovane apprendista giornalista.

 

Storico giuridico

  • 15 aprile del 1997 - La seconda sezione della Corte d'Assise di Napoli condannò all'ergastolo:
    - Lorenzo Nuvoletta, suo fratello Angelo Nuvoletta e Luigi Baccante ritenuti i mandanti dell'omicidio.
    - Ciro Cappuccio e Armando Del Core individuati come esecutori materiali.
    In questa stessa condanna appare, tra i mandanti, anche il boss di Torre Annunziata: Valentino Gionta. Per quest'ultimo la Corte di Cassazione dispose il rinvio ad altra Corte di Assise di Appello.
  • 29 settembre del 2003 - Processo di appello per Valentino Gionta condannato all'ergastolo come mandante. L'uomo viene definitivamente scagionato dalla Corte di Cassazione per 'non aver commesso il fatto'.
  • Nel 2014 - Roberto Paolo, giornalista napoletano, edita un libro-inchiesta sollevando dubbi sui reali esecutori dell'omicidio e indicando altri nomi. Sulla base di queste rivelazioni, l'allora coordinatore della Direzione antimafia della Procura di Napoli, Giovanni Melillo, ha riaperto le indagini sull'omicidio Siani: il fascicolo è affidato ai sostituti procuratori Enrica ParascandoloHenry John Woodcock. (fonte wikipedia)

 

Il ricordo di Paolo Siani, fratello di Giancarlo

"Quella sera rientravo a casa dopo la fine del mio turno in ospedale. Fu così che scoprì la drammatica sorte di mio fratello. Fui la prima vettura, dopo quella della polizia, a giungere sul luogo del delitto. L'auto di Giancarlo era inconfondibile e lui lì, ancora alla guida. Lo vidi. Un dolore così cupo, forte, profondo, il vuoto assoluto."

"Solo dopo aver dato sfogo a quella disperazione iniziammo a capire cosa avesse potuto portare alla sua morte. Capimmo che di certo avesse a che fare con il suo lavoro, ne avemmo conferma anche dagli investigatori. Così, noi familiari e amici di Giancarlo iniziammo le nostre battaglie in cerca di giustizia. Un lungo periodo durato ben 11 anni prima di venirne a capo. Eravamo praticamente soli. In quel periodo non esistevano associazioni anti-camorra e il tema non veniva menzionato nemmeno dalla magistratura."

"Poi nacque l'associazione Libera. Con don Tonino Palmese e Geppino Fiorenza fummo tra i primi ad aderivi. Da lì mi sentii parte di una comunità con la quale condividere quell'immenso dolore che è sempre presente con noi familiari. Il gruppo si ingrandii fino a decidere di fondare il Coordinamento campano dei familiari. Insieme abbiamo realizzato dei risultati importanti che hanno dato voce per la prima volta alle vittime innocenti della criminalità e ai loro familiari. Il nostro impegno fu così proficuo che mi fu offerta la presidenza e la gestione della Fondazione Polis della Regione Campania dal primo anno della sua istituzione. Da allora, siamo diventati i portavoce di una parte di storia del nostro paese che non viene raccontata."

È nostro compito divulgare la storia delle vittime innocenti. Il nostro racconto è unico e può toccare le coscienze dei ragazzi in un modo unico, diretto, semplice ma tale da fargli provare ribrezzo e odio verso il mondo della criminalità.

#Memoria: luoghi intitolati a Giancarlo Siani 

"Via Giancarlo Siani" a:

  • Qualiano (NA); Marano di Napoli; Villaricca (NA); Acerra (NA); Casalnuovo di Napoli; Parete (CE);
  • Piazza Giancarlo Siani, Tavernanova, Casalnuovo di Napoli;
  • Rampe Giancarlo Siani, Napoli;
  • Piazzale Giancarlo Siani a Vico Equense (NA). All'ingresso della piazza, antistante al Municipio, una stele che raffigura il volto di Giancarlo con la bocca "cancellata".

Istituti scolastici:

  • IISS Giancarlo Siani, Via Gaudiosi, Casalnuovo di Napoli;
  • Scuola Materna G.Siani, Via Giuseppe di Vittorio, Mugnano di Napoli;
  • Scuola Media Statale, via Giacomo Leopardi, Gragnano (NA);
  • IIS Giancarlo Siani di Napoli Succursale, Corso Chiaiano, Napoli;
  • Scuola Media Statale Giancarlo Siani, Via Giacomo Leopardi, Gragnano (NA);
  • Scuola primaria a Marano di Napoli;
  • 2° Circolo Didattico G.Siani, Via Monsignor Antonio Menna, Mugnano di Napoli;
  • Scuola primaria di Battipaglia (SA) che comprende L'IC "Fiorentini";
  • Liceo Scientifico Giancarlo Siani, Viale Europa, Aversa (NA).

Edifici, opere e presidi:

  • Centro Polifunzianale e del Teatro di San Giorgio a Cremano (NA);
  • Auditorium del Cinema comunale in Via IV Novembre, Marano di Napoli;
  • WebRadio Siani Network - Corso Resina, Ercolano (NA);
  • Atrio del PAN (Palazzo delle Arti di Napoli). In seguito ribattezzata "Sala della Memoria" in cui è custodita la Mehari di Giancarlo.
  • Biblioteca comunale in via nuova caravita a Cercola (NA);
  • Presidio Libera Roma XIII, piazza Agrippa 7h Ostia, Roma;
  • Aula Consiliare della Regione Campania;
  • Murales in via Vincenzo Romaniello. Un'opera lunga 38 metri realizzata dagli "Orticanoodles" proprio davanti all'abitazione di Giancarlo Siani;
  • Murale dell'artista Jorit Agoch raffigurante Giancarlo Siani e Peppino Impastato, a Giugliano in Campania;
  • Presidio Libera Pisa, Ex convento dei Cappuccini in Via dei Cappuccini 2/B, Pisa;
  • La nuova redazione de «Il Mattino» nella sede di Torre Francesco al Centro Direzionale di Napoli.

 

Eventi in ricordo di Giancarlo Siani

  • Dal 2015 al 2016 - "Il viaggio della legalità" con la Mehari che ha fatto un tour di Italia accompagnata in ogni provincia da mostre fotografiche, flash mob, convegni e manifestazioni.
  • 19 settembre 2015 Spettacolo teatrale: "Ladri di sogni" di Peppe Celentano e Vincenzo De Falco, al Teatro Diana.
  • 20 settembre 2015 - Incontro di pallavolo presso il Palavesuvio di Ponticelli (NA). Iniziativa “Un muro contro le mafie” promossa da: Anm, Coni, Fipav e Fipav Campania.
  • 21 settembre 2015 - Evento "Torre Annunziata non dimentica, Giancarlo Siani uno di noi" voluta dall'Amministrazione comunale locale.
  • 22 settembre 2015 - Convegno nazionale e corso di formazione a cura dell’Ordine dei giornalisti della Campania “Giancarlo Siani e il giornalismo di frontiera” presso l'università "Suor Orsola Benincasa" di Napoli.
  • 23 settembre 2015 - Giornata alla memoria con la deposizione di fiori seguita dalla XII edizione del Premio Siani presso la Sala riunioni del Mattino. Continua con una messa in suffragio nella chiesa dei Salesiani al Vomero quart. di NA) celebrata da don Tonino Palmese e don Luigi Ciotti. LA giornata si conclude con l'evento d'intitolazione dell'Atrio del Pan (Palazzo delle Arti di Napoli) a Giancarlo Siani.
  • 23 settembre 2016 - Deposizione dei fiori presso le Rampe Siani, a Napoli, seguita dall'inaugurazione del murales in via Vincenzo Romaniello.
  • 15 settembre 2017 - VI Edizione di "Buon compleanno Giancà" organizzato dall'Associazione Studenti contro la camorra in sincronia con Agisco, a Roma.
  • 22 e 23 settembre 2017 - Inaugurazione e intitolazione dell'Atrio del Pan con la proiezione di diversi filmografie seguita dal Premio Siani.
  • 19 settembre 2018 - VII Edizione di "Buon compleanno Giancà" organizzato dall'Associazione Studenti contro la camorra in collaborazione con Radio Siani e il patrocinio del Il Mattino.
  • 25 settembre 2018 - Manifestazione presso il club Mediterraneo, a Torre Annunziata (NA) organizzata dal'Associazione Libera e dai referenti politici locali.
  • 26 settembre 2018 - Tavola rotonda con dibattito su Giancarlo Siani presso la biblioteca a lui intitolata a Cercola (NA). Tra gli intervenuti: Samuele Ciambriello, garante campano per i detenuti, gli scrittori Pasquale Testa, Paolo Miggiano Alessandro Campaiola.
  • 19 settembre 2019 - VIII Edizione di "Buon compleanno Giancà" organizzato dall'Associazione Studenti contro la camorra in collaborazione con Radio Siani e il patrocinio del Il Mattino.
  • 23 settembre 2019 Giornata con Giancarlo partendo dalla mattina con la deposizione dei fiori alle Rampe Siani. Segue L'inaugurazione della "Sala della Memoria" presso il PAN con diversi interventi Istituzionali e la consegna dei 16° Premio Siani e la presentazione della nuova Fondazione "Giancarlo Siani".
  • 13 dicembre 2019 - Conferimento della Cittadinanza Onoraria  dalla città di Torre Annunziata (NA).
  • 19 settembre 2020 -  IX Edizione di "Buon compleanno Giancà" organizzato dall'Associazione Studenti contro la camorra in collaborazione con Radio Siani e il patrocinio del Il Mattino.
  • 23 settembre 2020 Giornata alla Memoria dalla mattina con la deposizione dei fiori alle Rampe Giancarlo Siani seguita dalla 17ª edizione del Premio Siani con un incontro presso il Cinema Modernissimo. Nel pomeriggio un convegno presso la Fondazione Polis. La giornata si conclude con una messa in suffragio presso la Chiesa dei Salesiani in via Morghen, a Napoli.

 

Bibliografia in cui è menzionata o raccontata la storia di Giancarlo Siani

Filmografia in cui è menzionata o raccontata la storia di Giancarlo Siani

 

La Fondazione "Giancarlo Siani"

Il 23 settembre 2019 nasce la Fondazione Giancarlo Siani ONLUS. Si tratta di una nuova voce che continuerà il lungo percorso tracciato con impegno, manifestazioni e battaglie in cerca di giustizia dall'"Associazione Giancarlo Siani" fondata un anno dopo l'agguato, nel 1986.

Nel 2004 viene istituito il "Premio Giancarlo Siani" riservato agli autori di testi giornalistici, ricerche o tesi di laurea che analizzino il fenomeno mafioso e le eventuali iniziative di contrasto. Inoltre, dal 2005 viene assegnata la "borsa di studio" agli studenti delle scuole di ogni ordine e grado che abbiano prodotto elaborati sulla figura di Giancarlo Siani. (fonte e riferimenti dal sito ndr)

La Fondazione si prefissa gli obiettivi di:
  • onorare la memoria e mantenere vivo il ricordo del giovane giornalista de “II Mattino” Giancarlo Siani, barbaramente ucciso a Napoli dalla camorra il 23 settembre 1985, mentre era un bordo della sua Mehari di colore verde, per le sue coraggiose inchieste giornalistiche;
  • onorare e tenere vivo il ricordo dei giornalisti uccisi dalle mafie;
  • sostenere i giornalisti minacciati dalle mafie per aver semplicemente svolto il proprio mestiere;
  • per difendere la libertà di stampa e di espressione in ogni sua forma;
  • onorare il ricordo di tutte le vittime innocenti della criminalità, perché il loro sacrificio non sia stato vano;
  • promuovere lo sviluppo nella società di una coscienza civile, di una cittadinanza attiva per il rifiuto di qualsiasi forma di violenza e sopraffazione, anche attraverso interventi precoci sull’infanzia, a partire dai primi mille giorni di vita, soprattutto in contesti di marginalità e di disagio sociale. (fonte Statuto della Fondazione)

Vuoi saperne di più? Visita il sito:
www.fondazionegiancarlosiani.it

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Antonio Ciardullo

Antonio Ciardullo, 51 anni

Nel pomeriggio del 12 settembre 2008 Antonio Ciardullo fu ucciso a colpi di pistola assieme al suo dipendente Ernesto Fabozzi, di 43 anni. I due uomini erano intenti a riparare un furgone nell'autorimessa di proprietà di Antonio, a San Marcellino (CE). Quel giorno erano da soli impegnati nella manutenzione dei camion quando i sicari della camorra giunsero sul posto e li uccisero seduta stante. I due brav'uomini vennero colpiti con ben 20 colpi di pistola senza neanche il tempo di comprendere quanto stesse accadendo. Vennero ritrovati esanimi a seguito di una segnalazione alla questura di Aversa.

L'omicidio venne subito ritenuto come una vendetta di camorra dovuta a questioni di racket. Antonio Ciardullo ha sempre rifiutato di pagare il pizzo e non solo. 10 anni prima, il titolare dell'impresa denunciò il clan Guerra per le richieste estorsive portando a degli arresti. Lo stesso Giuseppe Guerra emise la condanna a morte per Antonio sia per vendicarsi del torto subito sia per mandare un segnale agli imprenditori locali. Purtroppo, quel giorno, con lui perse la vita anche Ernesto ritenuto un testimone scomodo da lasciare in vita. 

Storico giuridico

  • Marzo 2013 - Il pm Cesare Sirignano emette le seguenti condanne:
    - Ergastolo per Giuseppe Setola e Giovanni Letizia ritenuti gli esecutori dell'omicidio.
    - 13 anni di reclusione a Giuseppe Guerra individuato quale mandante della spedizione punitiva.
  • Nello stesso mese, venne fermato Salvatore Santoro, 25 anni, ritenuto lo "specchiettista" dell'operazione, ovvero, colui che pedinò la vittima segnalando ai sicari il suo arrivo nel luogo stabilito.

 

Il ricordo di Nunzia Tamburrino, moglie di Antonio

"Quel pomeriggio rientravo dalla spesa quando ricevetti la telefonata di mio fratello. Mi domandò dove fosse Antonio ed io gli risposi, anche un po' perplessa, che era al deposito dei camion come sempre. Senza troppi giri di parole mi disse: «un amico mi ha detto che ci sono due persone a terra». Inizialmente pensai che mio marito avesse avuto un incidente per strada. Poi, mio fratello continuò a descrivermi l'accaduto e capì che il luogo era proprio il deposito. Mi si fermò il cuore. Iniziai a correre verso casa, presi la mia auto e mi diressi all'autorimessa. Al mio arrivo la polizia era già sul posto e mi trattenne impedendomi di passare oltre e vedere Antonio".

"Sapevo che mio marito aveva ricevuto delle richieste estorsive e che si era sempre rifiutato di pagarle ma non pensavo, davvero, che potessero arrivare a tanto. Quel giorno sono morta con lui. Credevo che avendo fatto già una denuncia in passato 'quella gente' non si sarebbe più avvicinata. Invece hanno ucciso due uomini, due brave persone, umili lavoratori, togliendoli alle loro famiglie. Non meritano di vivere".

"Un po' di tempo dopo, un amico mi accompagnò alla Fondazione Polis della Regione Campania, in particolare nelle persone di Tiziana Apicella e Paolo Miggiano. Non sapevo bene cosa potessero fare per me ma gli raccontai ugualmente la mia storia, le mie difficoltà. Successivamente fui condotta alla FAI di Tano Grasso. Mi presentarono l'avv. Giovanni Zara, una persona squisita e molto professionale che fin da subito si è reso disponibile, al punto da diventare un amico di famiglia e che ringrazio infinitamente. Tutte queste persone furono, e sono, meravigliose nel modo in cui mi sono state vicine anche più dei nostri familiari. Poi, in seguito conobbi Alessandra Tommasini, all'epoca Presidente del Presidio Libera territoriale. Compresi cosa significa fare memoria, che la storia di Antonio può essere di esempio per i ragazzi e questa è l'unica gioia di questa brutta storia. Ad oggi, che sono diventata nonna, è importante sapere che ci sono realtà associative che danno dei sani riferimenti ai giovani".

Bisogna percorrere la retta via evitando di frequentare persone poco raccomandabili. Questi sono gli ingredienti di una vita onesta, un valore che va insegnato in ogni famiglia!

#Memoria: eventi, intitolazioni e menzioni in ricordi di Antonio Ciardullo

  • 9 novembre 2010 - La storia di Antonio Ciardullo è menzionata nel libro"La bellezza e l'inferno" di Roberto Saviano. Edizione Mondadori.
  • 31 maggio 2013 - La storia di Antonio Ciardullo è riportata nel libro: "Dizionario enciclopedico delle Mafie in Italia". Curatore C. Camarca, Edito Castelvecchi.
  • 12 settembre 2014  - Posta una lapide in memoria di Antonio ed Ernesto a pochi passi dal luogo dell'omicidio. Evento promosso dalla UCA di Trentola Ducenta (CE) e da FAI Campania. Sulla targa è incisa la frase: "instancabili lavoratori e appassionati padri di famiglia, rappresentano un punto di riferimento oggi come domani".
  • Marzo 2015 - La storia di Antonio è raccontata nel libro:"Memoria" pubblicato dall'associazione Libera, a cura di: Marcello Cozzi, Riccardo Christian Falcone, Iolanda Napolitano, Simona Ottaviani, Peppe Ruggiero. Stampato per conto delle Edizioni Gruppo Abele presso Cooperativa La Grafica Nuova.
  • 12 settembre del 2016 - Manifestazione in memoria presso la Sala Consiliare della scuola media "Leonardo da Vinci" di San Marcellino. Evento organizzato dallo sportello FAI territoriale.
  • 12 settembre 2018 - Momento di commemorazione nel luogo in cui furono uccisi Antonio Ciardullo ed Ernesto Fabozzi, nei pressi del cimitero di San Marcellino. A seguire, presso il Palazzo Ducale di Parete (CE), si è tenuto un dibattito. Intervenuti all'evento: Domenico Cuttaia, Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket e antiusura, Raffaele Ruberto, e il Prefetto di Caserta, Tano Grasso, Presidente nazionale della FAI.
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Giuseppe Salvia

Giuseppe Salvia, 38 anni

Il 14 aprile del 1981 Giuseppe Salvia fu ucciso in un agguato sulla tangenziale di Napoli, avvenuto all'altezza dello svincolo Arenella.

Giuseppe Salvia nacque a Capri nel 1943 per poi trasferirsi a Napoli a soli 13 anni per frequentare il convitto Bianchi dove terminò gli studi classici. Conseguì l'abilitazione all'esercizio della professione di avvocato e, superato il concorso, il suo primo incarico (1973) fu' quello di vicedirettore del carcere di Poggioreale.

Nel 1980 si scontrò direttamente con Raffaele Cutolo. Quest'ultimo, determinò la sua condanna a seguito di una perquisizione fatta personalmente dal vicedirettore al boss camorristico, al rientro da un'udienza, in quanto gli agenti penitenziari, temendo ripercussioni, cedettero al rifiuto di Cutolo di essere perquisito. Erano gli anni in cui la Nuova Camorra Organizzata reclutava manovalanza all'interno del carcere stesso. Giuseppe Salvia lo sapeva e nonostante ciò non volle concedere privilegi. Il boss, trattato come tutti gli altri carcerati, reagì tentando di schiaffeggiarlo.

Storico giuridico

  • 30 gennaio 1986 - inizia il processo davanti alla prima sezione della Corte di Assise. Secondo l’accusa i mandanti sono Raffaele Cutolo e sua sorella Rosetta (all’epoca latitante); Roberto Cutolo, figlio del boss, Mario Iafulli, Carmine Argentato, mentre Mario Incarnato e Salvatore Imperatrice sono indicati come gli esecutori dell’imboscata sulla Tangenziale.
  • 23 febbraio 1987 - Durante l'udienza, Incarnato ricostruisce la dinamica dell’agguato stabilendone ruoli e responsabilità.
  • 6 marzo 1987 -  Il pm Claudio Rodà, con la sua requisitoria, rende ancora più chiare le ragioni che hanno portato alla morte il giovane vicedirettore del carcere.
  • 16 marzo del 1987 - Dopo una riunione di consiglio di cinque ore, i giudici emettono le seguenti pene:
    - Ergastolo per Raffaele e Rosetta Cutolo, riconosciuti colpevoli di essere i mandanti dell’omicidio Salvia, e per Carmine Argentato e Mario Iafulli come componenti del commando d'assalto.
    - 24 anni di reclusione a Mario Incarnato per aver collaborato con la giustizia.
    - 14 anni per Roberto Cutolo.
  • In seguito, per i giudici di secondo grado la ricostruzione del pentito Incarnato non è tutta la verità. Confermano a Raffaele Cutolo l’ergastolo ma assolvono per insufficienza di prove: Rosetta Cutolo, Roberto Cutolo e Carmine Argentato. Inutile il processo per Mario Iafulli, il quale, venne ammazzato il 21 marzo del 1987 mentre era in libertà vigilata.
  • Dicembre del 1988 - La prima sezione penale della Cassazione, presieduta da Corrado Carnevale, conferma l’ergastolo a Raffaele Cutolo e scagiona per sempre gli altri imputati. Anche per la Suprema Corte, quindi, Rosetta Cutolo non ha mai ordinato di uccidere Salvia, e Roberto Cutolo e Carmine Argentato non hanno mai preso parte all’omicidio.

 

Il ricordo di Claudio Salvia, figlio di Giuseppe

"All'epoca ero un bambino, avevo solo 3 anni e mio fratello Antonino 5. Non capivamo e non sapevamo nulla di quanto fosse accaduto e questo fu merito di nostra madre che seppe proteggerci da quei momenti di forte tensione. Ovviamente chiedevamo di papà. Mamma non ci ha mai nascosto che fosse morto ma ebbe la delicatezza di dircelo a piccole pillole rapportate alla maturità dell'età del momento. La verità su chi fosse mio padre, ovvero il suo ruolo presso il carcere e il motivo del perché fu ucciso, arrivò piano piano dopo i 10 anni."

"I primi anni furono complicati tra le sentenze e il contesto storico in cui vivevamo. La mentalità camorristica, l'omertà, era molto forte e presente. Nonostante tutto, il ruolo della famiglia, da ambo i lati, fu determinante affinché crescessimo senza il timore di ritorsioni. Dalla nonna agli zii, non venivamo mai lasciati soli. Sapere tutta la verità mi rese orgoglioso di mio padre. Anche se in un modo barbaro, la sua morte fu per me il più grande insegnamento che un genitore potesse dare al proprio figlio: pagare con la vita la realizzazione di un ideale!"

"Oramai più adulti, e con il sostegno di tante persone che ci erano vicine, volevamo trasformare in qualcosa di buono quanto ci fosse capitato. Così con la compartecipazione di tante realtà associative che trattano la tematica della legalità e la sensibilità delle Istituzioni, noi familiari abbiamo iniziato a portare la nostra testimonianza nelle scuole. Inoltre, a seguito dell'intitolazione della scuola a Capri, decidemmo di fondare una associazione in memoria di papà con la quale, solo con le nostre risorse, consegniamo dei premi agli alunni che si sono contraddistinti per meriti morali. A loro dico sempre:.."

Avremmo potuto farci invadere dall'odio, invece, noi abbiamo fatto di quella sciagura un insegnamento, per noi e per gli altri, che ci guidi verso una strada di giustizia.

#Memoria: eventi, menzioni e intitolazioni a Giuseppe Salvia

  • Aprile 2010 - Intitolazione della scuola elementare e materna di Tiberio, a Capri, approvato all'unanimità dal Consiglio comunale caprese. "Affinché il sacrificio della sua vita, immolata per la difesa dei valori umani, sia di esempio per le nuove generazioni".
  • 2011 - Inaugurazione della scuola con la svelatura di una targa commemorativa apposta sulla facciata della scuola elementare di Tiberio. Evento promosso dall'amministrazione comunale dell'isola in occasione del trentennale.
  • 15 settembre 1984 - Giuseppe Salvia è stato insignito della medaglia d'oro al merito della redenzione sociale dal Ministero di Grazia e Giustizia.
  • 1985 - 1° Torneo di calcio "SALBAT" in memoria di Giuseppe Salvia. 
  • 1987 - Conferita la medaglia d'oro al valore civile dall'amministrazione di Capri (NA).
  • 28 ottobre 2010 - La storia Giuseppe Salvia è citata nel libro "101 storie di camorra che non ti hanno mai raccontato" di Bruno de Stefano. Editore Newton Compton Editori.
  • 29 gennaio 2012Targa alla memoria conferita dalla comunità del "BIANCHI".
  • 2013 - L'associazione "Giuseppe Salvia" consegna borse di studio agli alunni dell'istituto comprensivo "Ippolito Nievo" di Capri perché distintisi "nel rispetto delle regole, nella solidarietà e nell'altruismo".
  • 22 giugno 2013 - Intitolazione del carcere di Poggioreale di Napoli.
  • Settembre 2013 - Intitolazione Sala conferenze del Centro Diurno Time Out, a Somma Vesuviana (NA). Iniziativa promossa dall'Associazione Pioppo Onlus che aderisce alla Federazione Internazionale Città Sociale di Napoli.
  • Marzo 2015 - La storia di Giuseppe p menzionata nel libro: "Memoria" pubblicato dall'associazione Libera, a cura di: Marcello Cozzi, Riccardo Christian Falcone, Iolanda Napolitano, Simona Ottaviani, Peppe Ruggiero. Stampato per conto delle Edizioni Gruppo Abele presso Cooperativa La Grafica Nuova.
  • 5 novembre 2015 - La storia Giuseppe Salvia è citata nel libro "Napoli Criminale" di Bruno de Stefano. Editore Newton Compton Editori.
  • Maggio 2016 - Inaugurazione di una scultura di ferro all'interno della scuola Tiberio. L'opera è stata realizzata e donata dallo scultore avellinese Alfonso Cavaiuolo. L'inaugurazione ha previsto una cerimonia ufficiale alla presenza delle istituzioni locali e dei familiari di Salvia.
  • 11 dicembre 2016 - 27° Natale del Budo, Galà internazionale Arti Marziali in memoria delle vittime innocenti della criminalità. Evento promosso dalla ACSI
  • 4 ottobre 2019 - La storia Giuseppe Salvia è citata nel libro "I grandi delitti che hanno cambiato la storia d'Italia" di Bruno de Stefano. Edizione Newton Compton Editori.
  • 11 dicembre 2019 - Attestato alla Memoria conferito durante il Premio Nazionale per l'Impegno Civile "Marcello Torre".
  • 8 aprile 2021 - La storia di Giuseppe Salvia è romanzata nel libro:"La vendetta del boss. L'omicidio di Giuseppe Salvia" di Antonio Mattone. Guida Editori.
  • 13 aprile 2021 - In occasione del 40° anniversario, evento commemorativo presso il carcere di Poggioreale a lui intitolato. 

 

L'associazione "Giuseppe Salvia. Il coraggio della legalità"

L’Associazione nasce nel 2010 per trasmettere il testamento morale lasciato da Giuseppe Salvia.
Obiettivo generale è quello di rispondere all'esigenza di solidarietà sociale che si concretizza nella diffusione della cultura della legalità, nel recare sostegno alle persone vittime della criminalità organizzata ed ai loro familiari superstiti ed alle persone svantaggiate in ragione di condizioni fisiche, psichiche, economiche, sociali e familiari.

Tutte le attività dell’Associazione sono realizzate esclusivamente mediante autofinanziamento della famiglia Salvia, senza alcun utilizzo di sovvenzioni pubbliche o di altri soggetti terzi.

Attività:

Iniziative socio-culturali per approfondire, informare e denunciare il fenomeno della criminalità organizzata nazionale. Questi eventi sono promossi sia per essere da stimolo, nei confronti delle istituzioni nazionali di lotta e prevenzione dei fenomeni di criminalità organizzata, sia favorire la cultura della legalità mediante corsi e attività di formazione su tutti gli argomenti affini.

Realizzazione di progetti, iniziative e programmi volti al recupero dei minori a rischio o all'assistenza di familiari vittime delle criminalità.

Resta connesso con Giuseppe Salvia

Per rimanere informato sui prossimi eventi e manifestazioni in memoria di Giuseppe Salvia, iscriviti al gruppo Facebook dedicato a lui!

Giuseppe Salvia...un brav'uomo diventato Eroe

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Simonetta Lamberti

Simonetta Lamberti, 11 anni

Il 29 maggio 1982, il giudice Alfonso Lamberti decise di concedersi, dopo pranzo, una gita in spiaggia con sua figlia Simonetta, a Vietri, distante pochi chilometri da casa. Poco più di un'ora e fecero ritorno. Simonetta si addormentò sui sedile accanto al padre. Percorrendo la SS 18 di Cava, all'incirca le 16:00, una Fiat 127 bianca e un’Audi nera affiancarono la vettura. Dalla Fiat partirono una serie di colpi di pistola. Alcuni, ferirono il giudice alla spalla e alla testa mentre, un proiettile colpì Simonetta alla tempia.

Seguì la corsa all'ospedale di Cava de' Tirreni ma, data la criticità, la bambina venne trasferita in elicottero all'ospedale "Caldarelli" di Napoli dove fu operata ed entrò in coma. Non si poté fare molto per salvarla. Verso le 20:00, Simonetta Lamberti si spense.

Il motivo dell'agguato di camorra fu chiaro fin da subito:
Alfonso Lamberti era il procuratore di Sala Consilina, impegnato nel contrasto ai sequestri di persona e, successivamente, nella lotta contro la camorra. In particolare, si occupava degli omicidi di numerosi giuristi salernitani. Per il suo impegno era stato posto sotto protezione da parte degli organi di polizia ma, quel giorno, uscì di casa con la sua automobile.

Storico giuridico:

  • 1987 - Condannati tre uomini: Francesco Apicella, Carmine Di Girolamo e lo stesso Salvatore Di Maio, assolti in appello nel'aprile del 1988.
  • 2011 - Riaperte le indagini per la confessione di Antonio Pignataro il quale dichiarò di aver fatto parte del commando insieme ad altri due sicari, entrambi morti. "Voglio liberarmi di un macigno" avrebbe detto ai magistrati che lo interrogarono.
  • 2015 - Pignataro fu condannato a 30 anni, eppure, il 5 novembre 2019, è stato scarcerato e sottoposto alla misura cautelare dell'obbligo di dimora.

 

Il ricordo di Angela Procaccini, mamma di Simonetta Lamberti

"Avevamo da poco finito di pranzare. Mentre curavo le faccende di casa i miei figli iniziarono a fare i compiti, invece, Alfonso doveva incontrare dei suoi amici a Vietri. Approfittando della bellissima giornata, voleva portare con sé i figli per la passeggiata. Francesco, che era solito seguire il padre, proprio quel giorno declinò la proposta mentre Simonetta, che avrebbe preferito terminare i compiti, per non dispiacere il papà con un secondo rifiuto, acconsentì ad accompagnarlo. Non passò molto tempo, 1 ora e mezza circa, sentii il citofono. Era una mia collega insegnante che mi chiedeva di Francesco. Quando le risposi che era con me in casa continuò: «Mi hanno detto che hanno fatto un attentato ad Alfonso». Mi allarmai, le dissi che con lui c'era Simonetta e così misi le scarpe e scesi per andare a vedere cosa fosse successo. Entrai nella sua auto in direzione dell'ospedale di Cava. La nazionale era bloccata. Nel tragitto passammo per il luogo dell'accaduto. Vidi l'auto ferma in mezzo la strada, era crivellata di colpi. Per passare dicemmo agli ufficiali che ero la moglie del giudice, così, loro mi fecero scendere dall'auto della mia amica per accompagnarmi personalmente in ospedale. Nel cambio, vidi a terra la scarpetta rosa di Simonetta, fu' per me un segno infausto di quanto accaduto".

"Arrivata in ospedale, chiedevo insistentemente di mia figlia. Senza darmi risposte mi accompagnarono da Alfonso che era stato operato. Poi, finalmente si avvicinò il chirurgo informandomi che Simonetta era stata trasferita a Napoli. Dallo sgomento persi la parola. Salii nuovamente sulla volante che mi accompagnò all'ospedale Caldarelli. Arrivata, il primo pensiero fu quello di contattare mio fratello Eugenio, chirurgo dell'Università Vanvitelli, in modo che potesse aiutarmi ad affrontare l'accaduto. Durante l'attesa, fui chiamata da un altro mio fratello, prefetto a Roma, che venuto a conoscenza dell'episodio si mobilitò sul da farsi. Non avrei mai immaginato potesse capitarci qualcosa del genere. Sapevo che Alfonso si impegnava in fenomeni giudiziari alquanto audaci ma al suo lavoro non avevo mai prestato attenzione. Intanto, venne da me Eugenio, mi spiegò la gravità della ferita, provò a rincuorarmi dicendomi che lo staff medico stava facendo il possibile. Purtroppo, da quel giorno non vidi più mia figlia viva".

"Da allora mi sono data al lavoro di insegnate e alla famiglia, ma ben presto mi resi conto che a tutto quell'odio l'unica arma vincente era l'Amore. Rispondere con il perdono e la compassione mi ha aiutato a capire che non tutti avevano avuto la fortuna di crescere in una famiglia come la mia, ricca di valori, in cui mi hanno insegnato l'importanza della cultura e l'amore per il prossimo. Da quel momento iniziai a praticare la compassione, soprattutto professionalmente nelle scuole in cui ero dirigente a Napoli. I ragazzi non venivano da un contesto familiare incoraggiante, alcuni erano figli di delinquenti, abituati a reagire con la violenza. Quel mio modo di fare, di interagire con loro, mi ha permesso di influenzare positivamente le loro coscienze e di ricevere altrettanta gratificazione anche da chi, come i ragazzi di Nisida, aveva commesso errori gravi".

Vorrei che la storia di Simonetta, una vita stroncata così brutalmente, possa far riflettere: nel segno dell'amore, del perdono e della solidarietà si può trovare la forza di vivere anche nelle peggiori delle difficoltà.

 

#Memoria: libri e luoghi intitolati a Simonetta Lamberti

  • 1982 - Eretto un monumento alla memoria, a Cava de' Tirreni. Un "cippo marmoreo spezzato" realizzato grazie ad una sottoscrizione della cittadinanza. In seguito fu rimosso a causa a dei lavori su alcune opere pubbliche e ripristinato dopo dieci anni circa.
    Tutt'oggi è visibile nel parco cittadino che costeggia via Marcello Garzia.
  • 1982 - Pubblicazione del libro: "Breve come sogno" di Angela Procaccini.
  • 2 aprile 1983 - Intitolazione dello Stadio comunale di Cava de’ Tirreni.
  • 1983 - Pubblicazione del libro: "Simonetta: come Farfalla Di Maggio" di Angela Procaccini. Prefazione di Alberto Bevilacqua, Sugarco Se Edizioni.
  • 29 maggio 1984 - Intitolazione della scuola elementare fraz. Pregiato di Cava de' Tirreni. La targa commemorativa, posta fuori la biblioteca scolastica, fu' svelata dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini, in visita a Cava de' Tirreni.
  • 26 agosto 2010 - La storia di Simonetta Lamberti è menzionata nel libro: "Al di là della notte. Storie di vittime innocenti di criminalità" di Raffaele Sardo, promosso dalla Fondazione Pol.is. Tullio Pironti Editore.
  • 1 dicembre 2011 - Intitolata la biblioteca del Museo del Mare di Napoli, a Bagnoli. La cerimonia di intitolazione è avvenuta nell'aula magna dell'istituto nautico "Duca degli Abruzzi" di Bagnoli.
  • NR - Intitolazione di "Piazza Simonetta Lamberti" del Comune di Cautano (BN).
  • 28 maggio 2012 - Intitolazione di una strada a Marano. È una traversa di congiunzione tra via Arafat e via Musella. La svelatura è stata preceduta da un evento commemorativo presso la sala consiliare dell'auditorium della scuola "Socrate".
  • 7 marzo 2014 - Inaugurazione del Presidio Libera di Mercato San Severino "Simonetta Lamberti"(SA).
  • 21 luglio 2015 - Presentato il dossier: "La strage degli innocenti" dedicato a Simonetta e a tutti i bambini uccisi dalla criminalità in Campania. Evento promosso dalla Fondazione Polis in occasione del 24° anniversario dell'omicidio di Fabio De Pandi. La commemorazione continua con una Santa Messa, celebrata da don Tonino Palmese, presso la Chiesa di via Santa Lucia.
  • 21 novembre 2018 - Intitolazione "Largo Simonetta Lamberti". È in Via Maio di Porto vicino l'università e a Piazza Borsa. Seguita dalla piantumazione di un ulivo nell'aiuola del nuovo Largo.
  • 5 maggio 2020 - La storia di Simonetta è menzionata nel libro: "Assenti. Senza giustificazione" di Rosario Esposito La Rossa. Edizione Einaudi Ragazzi. Made in Scampia.
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Luigi Sica

Luigi Sica, 16 anni.

Finiti gli allenamenti nel campetto di Secondigliano, Luigi Sica, soprannominato "Maradona" per la sua passione per il calcio, la sera del 16 gennaio 2007 raggiunse gli amici in via Santa Teresa degli Scalzi, punto di ritrovo dei ragazzi del quartiere Sanità, a Napoli. Luigi e la sua comitiva si radunarono in prossimità di un distributore di benzina. Poco distante la sua comitiva, vi era un altro gruppetto di ragazzi, tra cui un quindicenne, Ciro. Con quest'ultimo iniziò uno scambio di battute che deteriorò finché Luigi diede un ceffone a Ciro. Il quindicenne si allontanò in compagnia dell'amico Mariano, quattordicenne, minacciando Luigi con un esplicito:«Io ti uccido». I due percorsero pochi passi. Il tempo per Mariano di consegnare un coltello a serramanico acquistato sulle bancarelle dei cinesi all'amico incitandolo a vendicarsi dell'offesa.

Così, alle 22:00 circa, Ciro tornò sul posto per un secondo round. Impugnando l'arma, sferrò diversi colpi ferendo gravemente Luigi con tre coltellate, in particolare: alle spalle, al collo e, quella mortale, alla pericardio. Dal racconto degli amici: quando Ciro si allontanò, Luigi avrebbe preso il suo cappello da terra e, indossandolo, dopo qualche secondo lo videro svenire. Solo allora si accorsero che aveva perso molto sangue. Purtroppo, i soccorsi furono vani, il giovane perse la vita poco dopo all'ospedale "San Gennaro" di Napoli. 

Storico giuridico

  • Quando la polizia si reca a casa dell'assassino, Ciro si era rifugiato presso l'abitazione di alcuni amici. Il padre, a seguito di una telefonata, accompagnò il figlio in questura per farlo costituire. Qualche giorno dopo, anche Mariano, il complice, si costituisce.
  • 2007 - Il tribunale per i Minorenni di Napoli richiede la condanna di:
    - 15 anni di reclusione per Ciro, in quanto esecutore materiale;
    - 10 anni di reclusione per Mariano, in quanto complice.
  • 2008 - La Corte d'Appello, sezione minori, riduce le pene a 14 anni per Ciro e 9 anni e 6 mesi per Mariano essendosi avvalsi del rito abbreviato.
  • Tra sconti di pena e attenuanti, nel 2008 i due ragazzi sono già fuori dal carcere

 

Il ricordi di Anna, mamma di Luigi Sica

"Appena rientrato dalla scuola calcio mio figlio si sedette a tavola con noi per la cena finché non ricevette una telefonata. «Mamma scendo un po'» mi disse. Provai a fargli cambiare idea visto l'orario ma i miei figli sono cresciuti nel quartiere e conoscevo gli amici della zona, quindi, per non insistere lo salutai con il solito:«statt, accort e nun fa' tardi!». Poco prima delle 22:00, mio marito portò il cane fuori per i bisogni. Tardava a salire e in me sentii una sensazione come un brutto presentimento. Aprii il balcone e proprio in quel momento vidi arrivare un ragazzo sul motorino che a voce alta disse a mio marito: «Ciro corri! C'è Luigi a terra pieno di sangue!». Mi sentii gelare il sangue."

"Uscimmo tutti da casa. Nella corsa pensai di tutto: che Luigi fosse stato investito, rapinato o altro ma mai che lo avessero ucciso in quel modo. Quando arrivai sul posto c'era una grande confusione di gente. Gli amici di mio figlio mi bloccarono per impedirmi di vederlo a terra. Poi ci ritrovammo tutti in ospedale dove cercavo di sentire ogni cosa che gli amici dicessero. Volevo capire cosa fosse realmente accaduto. La mia rabbia è solo per non aver avuto la giustizia che meritavamo. Qualsiasi sia l'attenuante, i responsabili non hanno trascorso nemmeno 1 anno in carcere."

"Per 9 anni non sono uscita di casa. Non solo per il dolore ma anche perché il quartiere non ha salvato mio figlio. Molte persone, anche adulte, sono rimaste a guardare la lite come si guarda uno spettacolo invece di fermarlo. C'è voluto del tempo per dare un nuovo significato a quello che ci è accaduto. In particolare, da quando ho conosciuto la Fondazione Polis e il mondo delle associazioni. Fu la giornalista e autrice, Giovanna Covella che ce ne parlò organizzando un appuntamento. Con loro ho imparato a superare il dolore realizzando opere in nome di mio figlio. Il mio sogno è quello di poter raccogliere fondi in memoria di Luigi per aiutare i bambini in ospedale."

Gli errori dei figli sono responsabilità dei genitori, non solo quando sono minorenni. Perché quando sono soli, in strada, mettono in pratica gli insegnamenti e l'educazione ricevuta in casa.

Memoria: eventi, menzioni e luoghi intitolati a Luigi Sica

  • 2007 - Ciro Sica, papà di Luigi, costruisce una piccola cappella votiva come monito antiviolenza per i tanti giovani della zona.
    - Febbraio 2012 - il piccolo monumento è stato divelto dai vigili del Comune perché abusivo.
  • 3 giugno 2010 - La storia di Luigi è raccontata nel libro:"Otto centimetri di morte. La fine del sogno di Luigi Sica" di Giuliana Covella. Guida editori.
  • 4 >12 giugno 2011 - Messa in scena del musical:"Otto centimetri dall’anima" presso il Teatro Bolivar di Materdei. L'opera è inspirato dal libro scritto da Covella. Una rivisitazione di Annalisa Corporente, regia di Vincenzo Pirozzi.
  • 29 ottobre 2011 - Evento di beneficenza con un Triangolare di calcio: "Un goal per Luigi Sica: la legalità parte dallo sport", tra gli attori di "Un posto al Sole", "La squadra", i cantanti e giornalisti presso il campetto S.Gennaro, a Napoli. L’iniziativa, promossa dall'associazione "Prendiamoci per mano" per finanziare l'acquisto di un loculo alla Sanità.
  • 16 gennaio 2013 - Piantato un albero di mandorlo sul luogo del delitto, a Napoli, in via Santa Teresa degli Scalzi. Segue una messa in suffragio presso il Convento di San Francesco (Salita Stella). Iniziativa promossa dal Comune di Napoli e dalla Fondazione Polis.
  • 5 febbraio 2013 - Installata una lapide sotto il mandorlo a lui dedicato. 
    - 6 settembre 2013 - Una nuova lapide sostituisce la precedente vandalizzata qualche giorno prima.
  • Marzo 2015 - La storia di Luigi è menzionata nel libro:"Memoria" pubblicato dall'associazione Libera, a cura di: Marcello Cozzi, Riccardo Christian Falcone, Iolanda Napolitano, Simona Ottaviani, Peppe Ruggiero. Stampato per conto delle Edizioni Gruppo Abele presso Cooperativa La Grafica Nuova.
  • 21 luglio 2015 - La storia di Luigi è raccontata nel dossier: "La strage degli innocenti" dedicato a tutti i minorenni uccisi dalla criminalità in Campania. Evento promosso dalla Fondazione Polis in occasione del 24° anniversario dell'omicidio di Fabio De Pandi. La commemorazione continua con una Santa Messa, celebrata da don Tonino Palmese, presso la Chiesa di via Santa Lucia.
  • 17 aprile 2018 - La storia di Luigi è raccontata nella "Pillola NON INVANO" prodotto dalla Fondazione Polis della Regione Campania.
  • 16 gennaio 2019 - Inaugurata una targa in Via Santa Teresa degli Scalzi, all'altezza del civico 143, a Napoli. La cerimonia è stata organizzata dal Comune di Napoli, dalla Fondazione Polis.
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Don Peppe Diana

Don Peppe Diana, 36 anni

Alle 7.30 del 19 marzo del 1994, don Peppe Diana venne assassinato con quattro proiettili, nella sacrestia della chiesa di San Nicola di Bari, a Casal di Principe, mentre si preparava a celebrare la Santa Messa. Assassinato dalla camorra per il suo impegno civile nel voler liberare la sua terra dal dominio camorristico che costringeva i casalesi a vivere in un'ambiente di perenne tensioni.

Dal 1989, anno in cui divenne il parroco della parrocchia di San Nicola di Bari, accoglieva le giovani leve per mostrargli un percorso migliore e, soprattutto, denunciando le infiltrazioni criminali negli enti comunali.La forma di denuncia più eclatante fu' la lettera «Per amore del mio popolo», diffuso a Natale del 1991 in tutte le chiese di Casal di Principe e della zona aversana. Un manifesto dell'impegno contro il sistema criminale che riscosse molti consensi e portò alla decisione, da parte del clan locale, di ammazzarlo prima che crescesse.

Storico giuridico

  • 27 marzo 2003, la sentenza della Corte di Assise d’Appello di Napoli che confermava la condanna all'ergastolo per gli imputati Piacenti e Santoro.
  • 11 dicembre 2003, i carabinieri del reparto operativo di Caserta arrestano Maurizio Clemente, editore occulto del Corriere di Caserta, testata giornalistica sulla quale venivano pubblicati gli articoli che infamavano don Peppe Diana affermando scandali sessuali, camorristici e corruzione che ne giustificassero l'omicidio.
  • 4 marzo 2004, la Corte di Cassazione condanna all'ergastolo Mario Santoro e Francesco Piacenti come coautori dell'omicidio, e riconosce come autore materiale il boss Giuseppe Quadrano, divenuto collaboratore di giustizia, condannandolo a 14 anni di reclusione; decisiva, per le indagini, la testimonianza di Augusto Di Meo, fotografo, amico di Don Diana, che si trovava in chiesa la mattina dell'omicidio. 

 

Il ricordo di Marisa Diana, sorella di don Peppe

"Erano da poco passate le 8 del mattino quando ci bussarono sotto casa dicendoci «Peppe si è fatto male». Ho pensato di tutto, ma mai che fosse stato sparato. Quando arrivai da lui e capì la gravità di quello che era successo, sentii come la morte nel cuore. Il mio primo pensiero fu di correre da mia madre. Quando arrivai da lei già aveva saputo la notizia. Le sue grida, il suo invocare il nome di mio fratello, è un momento che non dimenticherò mai".

"Vidi Peppe la sera prima, ero a casa con mia madre che mi accudiva. Avevo partorito da 20 giorni e mio fratello mi era venuto a trovare. Ci eravamo dati appuntamento per il giorno dopo, a casa sua, per festeggiare il suo onomastico. Noi tutti eravamo ben consapevoli che, all'epoca, il nostro paese aveva uno stampo camorristico e che quello che diceva Peppe durante le sue omelie era troppo controcorrente. Eppure, il fatto che lui non facesse nomi, che si prendeva cura dei giovani del territorio, non mi faceva temere il peggio".

"Fu uno shock per tutti! Il giorno dopo il suo assassinio, gli amici di Peppe e le associazioni del territorio si riunirono e fondarono il -comitato don Peppe Diana- affinché tutto quello che mio fratello aveva creato, gli ideali, il sogno di liberare Casale dalla camorra, non si perdesse e la sua morte non fosse vanificata. I primi anni sono stati durissimi. La stampa ha provato a massacrare la memoria di mio fratello infamandolo in ogni modo ma, nonostante tutto, siamo riusciti a far vincere la verità".

"Intanto, il comitato cresceva e raccoglieva consensi, con loro i miei genitori affrontavano il dolore, in particolare, mio padre non perdeva un solo evento. Poi, quando la sua salute peggiorò impedendogli di partecipare assiduamente, sentii in me quella forza di farmi avanti".

Avevo capito che tutti potevano parlare di don Peppe Diana, ma solo un familiare poteva trasmettere quelle emozioni che possono risvegliare la coscienza collettiva

#Memoria: menzioni e luoghi intitolati a don Peppe Diana

  • 26 marzo 1994 - Papa Giovanni Paolo II, durante l'Angelus, ricorda la lotta contro la criminalità ed il sacrificio di don Peppe e invita tutti i fedeli a pregare affinché la sua morte non sia vana.
  • 2004 - aula consiliare del Comune di Orta di Atella (CE)
  • 23 novembre 2005 - Inaugurazione di "Casa don Diana" a Casale, bene confiscato alla famiglia Coppola (CE)
  • 19 marzo 2009 - La "giornata della memoria e dell’impegno" marcia a Casal di principe
  • 2010 -  intitolazione dell'Istituto di Istruzione Superiore di Morcone (BN)
  • 6 marzo 2013 - festa di intitolazione dell'istituto comprensivo «Don Peppe Diana» a Portici (NA)
  • 13 luglio 2013 - aula consiliare del Comune di Casal di Principe (CE)
  • settembre 2013 - intitolazione largo di viale Borsellino, Caserta.
  • 22 dicembre 2013 - inaugurato lo "Sportello informativo e di segretariato sociale per gli immigrati don Peppe Diana" a Casal di Principe (CE)
  • 7 marzo 2014 - Intitolazione della biblioteca ISISS di Santa Maria A Vico (CE)
  • 17 marzo 2014 - presentazione, in anteprima alla Camera, della fiction "Per Amore del mio Popolo"
  • 8 novembre 2014 - inaugurazione della "Scuola di Legalità" a Termoli (CB)
  • gennaio 2015 - appello a Papa Francesco affinché don Peppe Diana sia annoverato tra i martiri della giustizia, lasciato dall'ex magistrato Michele Del Gaudio
  • 11 aprile 2015 - intitolazione della Villa Comunale di Piazza Sparavigna a Atripalda (AV)
  • 12 marzo 2016 - cerimonia di intitolazione del 4° circolo didattico a Giugliano in Campania (NA)
  • 21 marzo 2016 - intitolazione dell'Istituto Comprensivo a Casal di Principe (CE)
  • 18 maggio 2018 - intitolazione del 2° circolo didattico "Don Peppe Diana" a Acerra (NA)
  • 24 ottobre 2019 - inaugurazione Presidio scolastico di Libera Liceo Guacci «Don Peppe Diana» , Benevento
  • 15 dicembre 2019 -  intitolazione del bosco di cerri del Real Sito di Carditello (NA)

Eventi in memoria di don Peppe Diana

  • 2013 - Dedicata la 23° tappa del festival dell'Impegno civile. Nell'occasione viene consegnata la laurea in Teologia biblica riconosciuta "post mortem" dalla facoltà teologica dell'Italia meridionale.
  • 2014 - La Diocesi di Aversa ha avviato una ricostruzione della vita per sostenere la proposta di beatificazione.
  • 6 marzo 2014 - Marcia con circa 6mila persone, tra cui 5mila scout, hanno sfilato per le strade di Casal di Principe 
  • 19 marzo 2014 - Giornata alla commemorazione a Casal di Principe.
  • Da aprile a ottobre 2015 - Mostra d'arte "La luce che vince l'ombra. Gli Uffizi a Casal di Principe" organizzata nella casa che fu di Don Peppe Diana. Esposti otto capolavori della Galleria Nazionale degli Uffizi, nell'ambito del progetto R_Rinascita, nella quale hanno svolto il ruolo di guide d'eccezione ragazzi e ragazze di Casal di Principe, quali ambasciatori della Rinascita.
  • 19 marzo 2016 - Inaugurazione della mostra #Noninvano presso "Casa don Diana", con Dol Luigi Ciotti. Promosso dalla Fondazione Polis della Regione Campania, dedicata alle vittime innocenti della criminalità.
  • 21 novembre - presentazione di "FUMETTI ANTIMAFIE – Tre eroi del nostro tempo: Giovanni Falcone, Peppino Impastato, don Peppe Diana" presso il Teatro Politeama di Poggibonsi (SI),  promosso dalla Provincia di Siena, con il contributo della Fondazione del Monte dei Paschi, Napoli COMICON e il Comune di Poggibonsi, nell’ambito del festival "Leggere è Volare"
  • 19 marzo 2020 - alle 7:30 messa eucaristica (in streaming) seguita dalla "Marcia Social 19-21 MARZO VENTI VENTI". 
    Una raccolta di foto, video, performance artistiche, che ricordino don Peppe Diana.
    (Evento organizzato per far fronte alla quarantena per l'emergenza Covid-19)

Tutti i libri su don Peppe Diana:

L'Associazione: "Comitato Don Peppe Diana" 

logo comitato don Peppe Diana

L'APS "Comitato don Peppe Diana" è nata ufficialmente il 25 aprile 2006, come frutto di un percorso di diversi anni, che ha coinvolto persone e organizzazioni unite dal desiderio di non dimenticare il martirio di un sacerdote morto per amore del suo popolo. Il comitato don Peppe Diana fu costituito nel 2003 da sette organizzazioni attive nel sociale, le quali decisero che il messaggio, l'impegno e il sacrificio di don Giuseppe Diana non dovessero essere dimenticati.

Principali attività: 

Casa Don Diana: Centro polivalente per la promozione sociale dedicato a giovani e adulti. È meta, durante tutto l’anno, di gruppi scout, parrocchiali, di turisti responsabili ma anche di cittadini di passaggio, studenti di ogni ordine e grado.

Dal 2007 - Festival dell’Impegno Civile “Le Terre di Don Diana”, promosso dal Comitato Don Peppe Diana e dal coordinamento provinciale di LIBERA Caserta. È la prima manifestazione italiana ad essere realizzata sui beni confiscati alla criminalità organizzata e sui beni comuni riportati in luce grazie all'impegno e al lavoro di associazioni, cooperative e reti che fanno dell’impegno civile la loro azione quotidiana. Il Festival sostiene lo sviluppo di nuove realtà, interessate a proporre e realizzare singoli eventi culturali, sempre ad ingresso gratuito, all'interno dei beni confiscati territoriali, da inserire nel programma complessivo dell’iniziativa.

Progetto FU.C.I.NA. : Il progetto prevede la realizzazione di un FabLab territoriale come incubatore di innovazione sociale nel bene confiscato alla camorra "Casa Don Diana". Gli studenti costituiscono delle mini-imprese sociali a scopo formativo e ne curano la gestione, dalla ideazione al lancio sul territorio su quattro aree tematiche: alimentazione sana, casa intelligente, comunicazione sociale per l’inclusione e i beni comuni, energia pulita. Il percorso sostiene lo sviluppo di un set di competenze sociali, tecniche e trasversali, fondamentali per tutti i giovani, indipendentemente dai loro interessi lavorativi futuri. 

scopri di più! Visita il sito: APS Comitato Don Peppe Diana

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